Archivio | dicembre 8, 2010

Il sud nell’Italia sabauda. Come nasce la questione meridionale

Il sud nell’Italia sabauda. Come nasce la questione meridionale

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di Carlo Ruta

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La prospettiva unitaria non era solo nelle aspettative del ceto dirigente sabaudo e dell’industria del nord, penalizzata quest’ultima dalle barriere doganali che, lungo la penisola, deprimevano la circolazione delle merci. Veniva reclamata dal mondo intellettuale, che si riconosceva in una lingua comune e in un secolare patrimonio di tradizioni, scientifiche, letterarie e non solo. Correlata a istanze di tipo federalistico, veniva presa in considerazione da sicilianisti come Domenico Scinà, Pietro Lanza di Scordia, Isidoro La Lumia, Michele Amari. Fu tenuta in debito conto da Ruggero Settimo e dagli altri capi rivoluzionari del ‘48 palermitano, prima della inevitabile sconfitta. Su tale prospettiva, rivendicata pure dai locali padroni del vapore, dai Florio agli inglesi Woodhouse e Ingham, convergeva altresì, negli anni cinquanta, il radicalismo democratico che, lungo i tracciati mazziniani e garibaldini, andava diffondendosi fra i ceti medi e popolari dell’isola, sotto l’egida di personalità come Francesco Crispi e Rosolino Pilo. Tutto questo, associato ad alcuni iter in corso nel continente europeo, dovrebbe confortare la tesi di una storia tutto sommato coerente e liberale dell’unità d’Italia. Esistono nondimeno fatti, controversi, che tanto più oggi sollecitano a nuovi impegni interpretativi.

Agli esordi dell’impresa siciliana, Garibaldi e i suoi referenti dell’isola presero in seria considerazione l’argomento della terra. Nel vivo dei combattimenti, il 2 giugno 1860, un decreto firmato da Francesco Crispi ne prometteva infatti l’assegnazione ai contadini, a partire da coloro che si sarebbero battuti “per la patria”. In realtà, i fatti di Bronte, Alcara, e altri centri, che per la loro gravità hanno gettato ombre sul garibaldismo di quei frangenti, testimoniano come andarono le cose. L’anno clou, che aprì realmente la questione meridionale fu comunque il 1862, quando, in un contesto del tutto diverso, sullo sfondo del nuovo regno sabaudo, il radicalismo democratico, che avrebbe potuto sorreggere le istanze civili nel sud, con l’attuazione di una riforma agraria e non solo, venne sbaragliato. La resa dei conti venne quando Garibaldi mosse dalla Sicilia per risolvere militarmente la questione romana, giacché il capo del governo Rattazzi, apparso di primo acchito interlocutorio, non esitò a proclamare nell’isola lo stato d’assedio, conferendo il comando delle truppe a Raffaele Cadorna. Ne seguirono rastrellamenti e repressioni, a Girgenti, Racalmuto, Alcamo, Bagheria, Siculiana, Grotte, Casteltermini, culminanti in autunno con l’eccidio di Fantina. In tutto il Mezzogiorno, attraversato dalla guerriglia legittimista, l’anno si chiudeva d’altronde, come veniva espresso in un rapporto della Camera, con oltre 15 mila fucilazioni e circa mille uccisi in combattimento. Entrava così nel vivo l’offensiva di Cadorna, che avrebbe avuto un momento decisivo nel 1866, quando la rivoluzione detta del Sette e Mezzo sarebbe stata repressa con il cannoneggiamento di Palermo.

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Un scena del film ‘Bronte, cronaca di un massacro’ di Florestano Vancini, 1970

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Lo statuto, mutuato da quello albertino del 1848, al sud venne violato da allora regolarmente, con un uso metodico della forza. In tutto il Mezzogiorno, proposta dal deputato della Destra Giuseppe Pica, dal 15 agosto 1863 veniva resa operativa, e sarebbe durata oltre due anni, la legge marziale, che prevedeva la sospensione dei diritti costituzionali, la punizione collettiva per i reati dei singoli e la rappresaglia contro i centri abitati. Precisi atteggiamenti culturali, con o senza cautele, intervenivano a legittimare intanto, pure in sedi ufficiali, ogni eccesso repressivo. Il generale Giuseppe Govone, i cui metodi, quando ebbe conferiti in Sicilia i pieni poteri, furono denunciati già allora come criminosi, non esitò a sostenere che i meridionali andavano considerati inferiori per natura. E lo scandalo che ne derivò, pure in Parlamento, non impedì al medesimo di passare di promozione in promozione, fino a ottenere, seppure per poco, sotto il governo Lanza, il prestigioso dicastero della Guerra. Si trattava, evidentemente, di un humus, cui aderivano del resto gran parte dei prefetti del tempo, a partire da quel Guido Fortuzzi, emiliano, che riteneva i siciliani non propriamente umani. Ma quali furono le cause di tale deriva, negli orizzonti di uno Stato che si ispirava al liberalismo?

Come in altre aree del sud, in Sicilia il nocciolo della questione continuava ad essere la terra. Le strutture del latifondo, che avevano retto alle leggi del 1812, con cui il parlamento dell’isola aveva abolito formalmente il feudalesimo, erano rimaste pressoché intatte, mentre le terre confiscate agli ordini religiosi finivano nelle mani del ceto agrario più spregiudicato. In sostanza, con il rifiuto di una riforma della proprietà rurale, che avrebbe potuto rimescolare le carte nelle politiche del Regno, equilibrando le opportunità e le risorse dei diversi territori, abortiva in quei decenni il disegno di una coesistenza equa di nord e sud. Sulla traccia di Cavour, contrario alle autonomie regionali, i governi sabaudi della Destra, da Ricasoli a Minghetti, convennero altresì su una linea centralistica, autoritaria, che, destinata a perpetuarsi pure dopo del 1876, quando il governo passò alla Sinistra, avrebbe annichilito ogni autentica aspirazione democratica. Lo scollamento nell’isola fu avvertito dalle popolazioni a tutti i livelli: anche dal ceto aristocratico-terriero, che pure da decenni aveva perduto il privilegio di un parlamento a propria misura. Ambienti in bilico fra luce e ombra, sullo sfondo dell’emergenza militare, poterono trarre tuttavia guadagno dalla situazione, coinvolgendosi nelle cospirazioni della corte sabauda, che crebbero ancora dal 1862, quando, con l’accoltellamento di tredici persone in diversi punti di Palermo, in simultanea, esordiva nell’isola una sorta di strategia della tensione.

La vicenda, oscura ancora oggi, rimane sintomatica. Identificato uno dei sicari, i sospetti, sin da subito, ricaddero sul principe Raimondo Trigona di Sant’Elia, senatore del regno, e sul reggente dalla questura palermitana Giovanni Bolis, mentre venivano adombrati contatti ancora più in alto, tali da coinvolgere lo stesso governo sabaudo. Il sostituto procuratore del re Guido Giocosa in un rapporto annotava altresì il possibile movente: quello di sconvolgere l’ordine della città e del circondario per giustificare misure repressive. Si corse allora ai ripari. L’inchiesta venne prima ostacolata, poi fermata d’autorità. I conti con le fazioni garibaldine e repubblicane dell’isola venivano saldati comunque, nel medesimo orizzonte strategico, con l’assassinio del generale Giovanni Corrao, avvenuto, ancora a Palermo, il 3 agosto dell’anno successivo. E anche in questo caso le indagini, che minacciavano di lambire il governo e la corte sabauda, vennero chiuse anzitempo.

Su quegli sfondi, che nelle grandi città siciliane ricalcavano, per certi versi, lo Stato di polizia borbonico, esponenti pubblici di varia estrazione ideale si ponevano altresì a disposizione di consorterie vecchie e nuove, le quali, profittando anch’esse del fossato civile che separava le popolazioni dall’autorità pubblica e dalle leggi, tanto più si ergevano nei circondari come potere parallelo. Già adombrato nel 1876 da Raimondo Franchetti, viene ritenuto emblematico il caso del barone Nicolò Turrisi-Colonna, indipendentista nel 1848, capo della guardia nazionale e deputato filo-garibaldino nel 1861, infine, negli anni successivi, senatore del Regno. Il nobiluomo siciliano pare che riuscisse a coniugare senza problemi la difesa teorica dei principi di legalità, con la difesa, sul terreno, di associazioni propriamente criminali, come quella, già allora famigerata, che faceva capo a Antonino Giammona. Lungo gli anni sessanta e settanta, negli orizzonti di una questione meridionale che insisteva tragicamente, magistrati, inquirenti parlamentari, sociologi e cronisti, non soltanto italiani, scoprivano la mafia.

 

Fonte: “Left Avvenimenti-L’Isola possibile”

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inviatoci via e-mail, dal nostro amico Carlo Ruta

GOVERNO – L’Italia nelle mani di Pannella. Voto di sfiducia, inizia la conta dei deputati

Voto di sfiducia, inizia la conta dei deputati
Decisivi i parlamentari di Marco Pannella

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In vista del 14 dicembre, a Roma la compravendita dei politici è già iniziata. E dopo la decisione dell’Idv Scilipoti di votare no, la palla passa in mano ai sei radicali

L’aula di Montecitorio 

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di Davide Vecchi

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Se la Camera è ferma, i deputati sono iperattivi. In particolare i parlamentari del Pdl che domani dovranno consegnare al premier il primo bilancio della caccia ai colleghi in vista del voto di fiducia del 14 dicembre. Al momento, con due deputati dello Svp che promettono di astenersi e il voto a favore del  medico messinese Domenico Scilipoti dell’Idv, all’obiettivo di Silvio Berlusconi mancano ancora tra i sei e i dieci parlamentari per raggiungere la maggioranza. Ma se riesce a incassare il sostegno dei Radicali, il premier avrebbe la strada spianata alla Camera. I sei deputati di Marco Pannella non sono determinanti, sono fondamentali. Matteo Meccacci, Marco Beltrandi, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Antonietta Farina Coscioni e Rita Bernardini.

Durante un incontro tra lo storico segretario di largo Argentina e Ignazio La Russa, Pannella, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha chiesto un intervento del governo “contro la dittatura televisiva di Michele Santoro” e sul fronte delle carceri, anche con una possibile amnistia. Dopo La Russa, ieri Panne ha ricevuto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, impegnandosi a non votare la fiducia. Insomma una linea definita i Radicali ancora non l’hanno individuata. Sembra realistica l’ipotesi dell’astensione al momento del voto. “Al momento non ci sono le condizioni per la fiducia – dice Zamparutti – ma bisogna preoccuparsi dei giorni successivi al 14, cosa accadrà? Che politiche attuerà, se ancora resta in vita, questo governo?”.

Pannella per il 16 dicembre ha già un appuntamento: di nuovo con Ignazio La Russa. Proprio due giorni dopo la fiducia. Sarà un incontro, ha spiegato Pannella, fissato per “marcare che quale che sia la soluzione (Berlusconi bis o tris, Tremonti a, b, c o d), noi dobbiamo lavorare per trovare soluzioni effettivamente riformatrici e democratiche per sostenere la situazione che sarà in quel momento quel che sarà”. La trattativa è tutto fuorché conclusa, tant’è che Berlusconi ha deciso di trascorrere anche il ponte dell’Immacolata a Roma per continuare a tessere la trama in vista del 14 dicembre. Oggi il Cavaliere è rimasto nella sua residenza romana in via del Plebiscito e ha convocato per domani i vertici del partito dopo il pranzo all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Ci saranno i coordinatori nazionali, Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi, i capigruppo a Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche Daniela Santanché, attivissima nella ricerca di voti. Il sottosegretario all’Attuazione del programma ha trascorso gli ultimi giorni al telefono, con chiamate per lo più in uscita. Agenda della Camera alla mano, ha contattato i cosiddetti “indecisi” per vagliare gli animi, avere conferme, ricevere desiderata. In costante contatto con Francesco Pionati, cacciatore di peones nelle retrovie per conto del premier. Che ieri è riuscito a conquistarsi un deputato dell’Idv, il ginecologo agopunturista Domenico Scilipoti che in serata ha confermato: “Voterò la fiducia”.

Santanché non ha dubbi: “Il 14 i numeri ci saranno”, ripete. E ne è sempre più certo lo stesso Berlusconi che, racconta chi lo ha visto in questi giorni, appare ottimista e sereno. Nella sola giornata di ieri ha incontrato a Palazzo Grazioli oltre venti esponenti dei partiti più disparati. “Un mercato a cielo aperto”, denunciano da Fli, che però deve fronteggiare in queste ore le polemiche di una presunta cena tra Italo Bocchino e il Cavaliere. Nel pomeriggio di ieri alla presenza del fidatissimo Aldo Brancher sono sfilati per le stanze romane del premier anche Arturo Iannaccone, leader di Noi Sud, e Riccardo Villari.

Stando a quanto denunciato dal deputato Massimo Calearo in un’intervista a Il Riformista, il voto di un deputato vale tra “350 e 500 mila euro” e “la quotazione, nei prossimi giorni, può ancora salire”. Calearo, imprenditore ed ex pd, non fa nomi né cognomi. Qualche numero sì. Ci sono “345 parlamentari che perderebbero la pensione in caso di scioglimento delle Camere. Per non parlare di coloro che non sono sicuri della non ricandidatura. La psicosi – dice – sta alimentando il mercato degli indecisi”.

Ultimo dei quali Domenico Scilipoti, deputato siciliano dell’Idv che ha deciso di fare il salto dall’altra parte della barricata e schierarsi a favore della fiducia. Ed è Pionati a portare la notizia al premier. Il 14 “saranno 316 i voti a favore, compresi anche alcuni parlamentari che stanno aprendo gli occhi anche nelle file dell’opposizione”. Berlusconi si fida. E in giornata ha convocato due cene per domenica 12 e lunedì 13 con, rispettivamente, senatori e deputati del Pdl. Anticiperà alcuni passaggi del messaggio che porterà alle Camere il giorno successivo e rassicurerà i suoi che la fiducia ci sarà. Radicali permettendo, perché, come ha detto lo stesso Pannella: “Noi siamo imprevedibili”.

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08 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/voto-di-sfiducia-inizia-la-conta-dei-deputati-decisivi-i-parlamentari-di-marco-pannella/80884/

FACEBOOK, Renzi zombi nella vignetta bufera sul sindaco di Firenze

FACEBOOK

Renzi zombi nella vignetta
bufera sul sindaco di Firenze

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Sulla bacheca del primo cittadino è apparsa una vignetta che ironizza sul suo colloquio ad Arcore col premier, rappresentato come il conte Dracula. Attacchi sulla rete: “Quando incontrerai anche Putin?”

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Renzi zombi nella vignetta bufera sul sindaco di Firenze

Un fumetto con Silvio Berlusconi che appare come Dracula e Matteo Renzi in versione zombi, e sopra la scritta “La mi porti un bacione da Arcula”. E’ la vignetta postata sulla pagina Facebook del sindaco di Firenze, con un chiaro riferimento all’incontro di lunedì ad Arcore tra Renzi e il premier.

Sotto le due caricature di Renzi e Berlusconi si legge: “Renzi ad Arcore per il bene di Firenze. Ma allora perché è tornato?”. E nel fumetto si attribuisce al sindaco la frase “L’ho fatto per la mia città (come la ragazza che ci lascia perché ci ama troppo)”. Il fumetto fa poi dire a Renzi: “Mi ha promesso che sistema Firenze in 10 giorni, no, 3 giorni, anzi, in 15 giorni'”.

Dopo la pubblicazione sono apparsi alcuni commenti: in uno si legge. “Che schifo questo post, ma non provi vergogna?”. Intanto il dibattito sull’incontro rimane acceso sul web: centinaia le reazioni arrivate dal popolo di Facebook che, come ieri, si è diviso. Ad un post in cui c’è scritto “Eri, ma non sei più! Niente di meno per costruirti un futuro vai ad Arcore?! E quando incontrerai anche Putin?! Ci hai deluso profondamente!”, Renzi ha risposto con ironia: “Appena incontro anche Putin, ti faccio sapere. Per Gheddafi ci stiamo organizzando. Per il mio futuro faccio da solo. Ho incontrato Berlusconi per chiedere il rispetto degli impegni elettorali che lui ha preso per la mia citta’”.

Poi ad un altro commento, critico sul luogo dell’incontro, Renzi ha spiegato: “Capisco la critica sul luogo simbolo. Ma se il premier mi dà appuntamento ad Arcore, vado ad Arcore. Penso che il Pd dovrebbe lavorare per cambiare il premier, non per cambiare il luogo degli incontri”.

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08 dicembre 2010

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/12/08/news/renzi_vignetta-9976446/?rss

Mastercard blocca le donazioni a WikiLeaks. Hacker affondano il sito. Paypal ammette pressioni del governo degli Stati Uniti

Mastercard blocca le donazioni a WikiLeaks. Hacker affondano il sito. Pronta azione legale contro Visa

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Paypal ammette pressioni del governo degli Stati Uniti

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Mastercard, Visa, Paypal. I grandi circuiti di pagamento finiscono nel ciclone WikiLeaks, il sito di Julian Assange (arrestato ieri) da mesi sotto i riflettori per la pubblicazione di dossier diplomatici internazionali e documenti governativi riservati. Oggi, mercoledì 8 dicembre, Il sito di Mastercard è stato colpito da un attacco di hacker come ritorsione nei confronti di quelle società che hanno bloccato dei servizi a WikiLeaks. Un gruppo anonimo, che dice di sostenere l'”operazione Payback”, ha dichiarato attraverso Twitter di essere dietro all’azione che ha creato problemi al sito della società di carte di credito.

Sotto attacco sono finiti anche i siti internet del tribunale svedese e dell’autorità svizzera che ha bloccato il conto corrente di Julien Assange, il fondatore di WikiLeaks. Inoltre, per oltre 11 ore é stato impossibile effettuare transazioni anche sul sito della banca svizzera PostFinance.ch, dove Assange aveva conti correnti che sono stati congelati.

Mastercard ha reso noto di aver riscontrato un forte traffico sul proprio sito e sta lavorando per ristabilire una situazione di navigabilità normale. «Non c’è stato alcun impatto sulla possibilità da parte dei possessori di carte Mastercard e Maestro di utilizzarle per effettuare delle transazioni in piena sicurezza» ha annunciato la società statunitense.

Azioni legali contro Visa e Mastercard per aver bloccato donazioni a Wikileaks
Nella guerra tra WikiLeaks e le piattaforme sulle quali si regge la vita del sito di Julian Assange – da Amazon a Mastercard e Visa – è entrato anche Datacell, il sito svizzero-islandese incaricato da WikiLeaks di canalizzare le donazioni fatte attraverso carte di credito e bonifici bancari. Datacell ha annunciato in una nota «immediate» azioni legali per fare in modo che sia Visa che Mastercard mettano termine all’embargo nei confronti di WikiLeaks. «I clienti di Visa – si legge, tra l’altro, nella nota- ci hanno ribadito in massa di voler fare le donazioni e non sono affatto contenti che Visa le respinga». DataCell accusa Visa e Mastercard di essersi piegate a «pressioni politiche» invece che occuparsi di ciò per le quali sono state create: «Trasferire denaro». Esse, sottolinea la nota di Andreas Fink amministratore delegato, «non hanno problemi a trasferire denaro a siti di scommesse e di pornografia».

Paypal ammette pressioni del governo degli Stati Uniti
Mentre nei giorni scorsi PayPal ha annunciato il blocco dei pagamenti verso WikiLeaks. Oggi il vice presidente di PayPal, Osama Bedier, intervenendo alla conferenza Le Web a Parigi ha ammesso che la decisione è stata presa «perché il Dipartimento di Stato ci aveva detto che quel che stavano facendo era illegale».

Domani Assange incontra gli avvocati
L’attacco degli hacker contro il sito di Mastercard è arrivato il giorno dopo l’arresto di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, da parte delle autorità britanniche, su mandato di cattura internazionale per le accuse di stupro e molestie sessuali che gli vengono contestate dagli inquirenti svedesi. Secondo quanto riporta Skynews Assange incontrerà domani la squadra legale che lo assistono nella vicenda dell’estradizione richiesta dalla Svezia per reati sessuali. All’avvocato Mark Stephens che ha preparato la consegna a Scotland Yard del fondatore di Wikileaks si è aggiunto oggi Geoffrey Robertson, un legale australiano esperto di diritti umani.

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08 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-08/mastercard-blocca-donazioni-wikileaks-164319.shtml?uuid=AYnh54pC

COME STA IL GOVERNO? – Governo. Fli: “Sì a Berlusconi bis”, in bilico i “battitori liberi”

Governo. Fli: “Sì a Berlusconi bis”, in bilico i “battitori liberi”

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“Il seguito nessuno è in grado di prevederlo”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita alla Pinacoteca di Brera a Milano, liquida così una domanda sul possibile esito della verifica parlamentare del 14 dicembre. Nessuno è in grado di prevedere come finirà, ha in buona sostanza ammesso il capo dello Stato.

Le parole del presidente della Repubblica rendono bene l’idea dell’incertezza del momento. Prova ne è il fatto che mentre le ‘colombe’ di Fli e Pdl sono impegnate a far sì che si verifichino le condizioni per un Berlusconi bis, a sparigliare le carte ci pensano Massimo Calearo, ex Api, Bruno Cesario, del gruppo misto, e Domenico Scilipoti, dell’Idv. I tre hanno convocato per giovedì una conferenza stampa congiunta, nel corso della quale annunceranno che d’ora in poi “giocheranno insieme” da “battitori liberi”. Calearo, Cesario e Scilipoti non hanno però ancora chiarito come voteranno il 14.

Intanto, guardando a un Berlusconi bis, i finiani moderati al Senato hanno riproposto il documento preparato prima della fiducia del 29 settembre “aggiornato” con garanzie sul fatto che, in caso di un passo avanti del Cavaliere, non ci saranno tranelli. Silvio Berlusconi, da parte sua, non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Nel frattempo la Lega rompe il silenzio con il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, spiegando che “il 14 il Carroccio confermerà il suo voto di fiducia al governo e al premier, rispettando in pieno il mandato degli elettori, a differenza di chi si dice intenzionato a tradire tale patto con inconcepibili manovre di palazzo”.

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08 dicembre 2010

fonte:  http://www.loccidentale.it/articolo/governo.+fli%3A+%22s%C3%AC+a+berlusconi+bis%22,+in+bilico+i+%22battitori+liberi%22.0099701

Banca d’Italia: il 5% delle famiglie non riesce a pagare il mutuo. Ma i dati si riferiscono a prima della crisi economica..

I dati si riferiscono al 2007, prima dell’inizio della crisi economica

Banca d’Italia: il 5% delle famiglie
non riesce a pagare il mutuo

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È il valore più alto dei sette Paesi europei analizzati

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MILANO – Il 5% delle famiglie italiane che hanno sottoscritto un mutuo (il 13,1% sul totale delle famiglie) non riesce a rimborsarlo secondo la scadenza. Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo (pari allo 0,65% di tutte le famiglie italiane), infatti, si è rilevato insolvente. È quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia sui dati raccolti da Eurostat nel 2007, l’anno di avvio della crisi finanziaria. Quello italiano è «il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati». Oltre a Italia e Spagna ci sono Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda.

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Anche i ricchi piangono..

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Redazione online
08 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_08/mutuo-famiglie-italia_526bcf3c-02c0-11e0-83ab-00144f02aabc.shtml

MALTEMPO – In arrivo basse temperature e neve. Muore una poliziotta, travolta da un albero

MALTEMPO

In arrivo basse temperature e neve
Muore una poliziotta, travolta da un albero

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Il grave incidente è accaduto in Liguria. Per oggi previste forti piogge, da domani si abbasseranno ancora le temperature. Allarme slavine in Veneto, in Emilia Romagna allerta per la piena dei fiumi Secchia e Parma

In arrivo basse temperature e neve Muore una poliziotta, travolta da un albero

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ROMA – Una sovrintendente della Polstrada della Spezia 1è morta mentre rilevava un incidente, travolta da un albero abbattuto dal maltempo. E’ successo a Fornola (La Spezia) poco dopo le 3 della scorsa notte. La donna si chiamava Teresa Marcocci e aveva 43 anni. La strada dove è avvenuto l’incidente era stata chiusa per via del maltempo e delle frane. In molte zone del Centro-Nord infatti ci sono state frane e allarmi per i fiumi in piena, a causa delle abbondanti piogge. Allarme slavine in Veneto. Da domani è attesa una forte diminuzione delle temperature e un rinforzo dei venti dai quadranti settentrionali. Nevicate, anche a quote molto basse, si verificheranno sulle regioni adriatiche. Venerdì le temperature saranno ancora basse, ma le nevicate sulle regioni centro-meridionali adriatiche saranno meno intense.

Sulla base delle informazioni disponibili, la Protezione Civile prevede anche per oggi rovesci molto forti che si potranno verificare su Liguria di Levante, alta Toscana, Appennino Emiliano e settori alpini e prealpini centro-orientali. Precipitazioni anche sul resto del Nord e della Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Ancora banchi di nebbia sulla Pianura Padana e forte ventilazione da Sud su tutte le regioni centrali e sulla Sicilia occidentale.

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La Spezia, poliziotta muore travolta da un albero Teresa Marcocci (foto tratta dal sito dell’Asaps)

L’incidente mortale in Liguria. La sovrintendente Teresa Marcocci era sul posto per rilevare un incidente capitato a un automobilista la cui auto era stata colpita da un ramo spezzato. Mentre era intenta ai rilievi, un altro albero è caduto, travolgendola. Sul posto sono stati tentati i primi soccorsi. Trasferita d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, la donna è stata sottoposta ad un intervento chirurgico urgente, ma, purtroppo, non ce l’ha fatta. La strada della Ripa era stata riaperta solo ieri, dopo una lunga chiusura dovuta proprio al maltempo e alle frane. Da poche ore le auto avevano ripreso a circolare sull’arteria, molto trafficata.

Chiusi Ponte Alto e Passo dell’Uccellino. Dalle 8 di questa mattina la Protezione civile di Modena ha chiuso ponte Alto e il ponte al Passo dell’Uccellino, ambedue sul fiume Secchia, a causa dell’onda di piena che sta attraversando il territorio comunale. Si tratta di una massa d’acqua consistente proveniente dell’Appennino che ha fatto registrare, poco dopo le 9, un livello di piena di 8,18 metri. Stando ai tecnici la piena passerà lentamente e non dovrebbe raggiungere livelli particolarmente preoccupanti. In Emilia Romagna allerta anche per il fiume Parma.

In Veneto pericolo slavine. Due passi sono stati chiusi stamane in provincia di Belluno a causa del pericolo di slavine. Si tratta del Giau e del Fedaia. A causa delle nevicate delle ultime ore e della presenza di ghiaccio sull’asfalto, tutte le strade che conducono ai passi dolomitici sono percorribili con catene o pneumatici da neve. Nella pianura veneta la pioggia che continua a cadere insistentemente da alcuni giorni è stata accompagnata dal primo mattino da banchi di foschia che hanno ridotto la visibilità, soprattutto in provincia di Venezia.

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08 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/08/news/maltempo_muore_poliziotta-9962592/?rss