Lennon? È morto oggi. Cronaca dell’8 dicembre 1980 / ROLLING STONE – John Lennon’s Last Days: Audio clips from Jonathan Cott’s 1980 interview, plus video, photos, playlists and more

Lennon? È morto oggi
Cronaca dell’8 dicembre 1980

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di Roberto Brunelli

tutti gli articoli dell’autore

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John Lennon, questo lo sanno tutti, è morto oggi. La cosa straordinaria è che l’hanno ammazzato all’apice della propria resurrezione, come pare capiti spesso alle figure che attraversano la storia già stracarichi di simboli. Era New York, Central Park, ed era l’8 dicembre 1980 quando una guardia giurata che viveva alle Hawaii, Mark David Chapman, si appostò davanti all’entrata del Dakota Building – casa Lennon – prima per farsi autografare l’ultimo disco dell’uomo che aveva scritto Imagine, poi per sparargli, circa quattro ore dopo. Erano le 22.50.
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Chapman sibilò: «Ehi, mister Lennon, sta per entrare nella storia!». Cinque colpi di pistola, uno di questi attraversò l’aorta, a quel signore con gli occhiali che aveva cambiato, insieme ai Beatles, l’immaginario e la musica di un secolo. John fece ancora un passo o due e mormorò: «Mi hanno sparato». Trasportato dai due poliziotti sulla loro macchina al Roosevelt Hospital, fu dichiarato morto alle 23.09. Il giornalista Alan Weiss era casualmente sul posto. Racconta: «La radio dell’ospedale comiciò a suonare All My Loving. Quando la canzone terminò si sentì qualcuno gridare: era Yoko Ono». John già non c’era più.
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Che strano anno, il 1980. Era tornato ad essere un anno in bianconero, dopo almeno due decadi a colori, l’Inghilterra era tinta di scuro, l’America era depressa. Avevano eletto Reagan, impazzava la disco music, le utopie si erano sbiadite. Eppure per John fu un anno felice. Era dal 1975 che non scriveva una nota di musica perché aveva deciso di fare il papà a tempo pieno, a parte qualche piccolo nastro registrato in casa. Poi, improvvisamente, qualcosa cambiò. L’ha raccontato lui stesso. «Ero alle Bermuda a fare un bagno in mare insieme a mio figlio Sean. Di colpo, mentre ero lì in acqua hanno cominciato a venirmi in mente delle melodie».
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Probabilmente non è un caso, ma sicuramente è una beffa del destino che una di quelle canzoni dal sen fuggito fosse Just Like Starting Over. «È come se entrambi ci innamorassimo di nuovo / sarà come ricominciare di nuovo». Come ricomincare daccapo. È proprio quello che stava facendo Lennon. Si era lasciato alle spalle, dieci anni prima, i Beatles, poi la lotta impari con il governo americano e con l’Fbi, che per molti anni l’aveva perseguitato – gli avevano negato il passaporto, l’avevano espulso e poi riammesso, circolavano dispacci sulla sua pericolosità da sovversivo comunista o giù di lì – si era lasciato alle spalle un bel po’ di musica, pacifismo, lotte d’amore con Yoko Ono ed un’infinità di speculazioni sulle proprie idee, sul suo impegno politico, sulla possibilità – sempre vagheggiata – di una reunion dei Beatles, sul perché conducesse una vita da recluso di lusso.
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L’ORACOLO AFRICANO
D’improvviso, la voglia di ricominciare. Dopo la vacanze alle Bermude (dove, si narra, lui andò per dar retta ad un oracolo africano e dove, peraltro, sopravvisse ad uno spaventoso uragano), nelle sue vene fluivano copiose canzoni piene di malìa beatlesiana, ma senza un grammo di nostalgia: non potresti mai scambiarle per canzoni degli anni sessanta. Roba come Woman, I’m Losing You e Watching the Wheels, oltre alla già citata Just Like Starting Over: oggi sono dei classici. Insieme ai pezzi che aveva composto Yoko, c’era abbastanza materiale per due album. Il primo fu Double Fantasy, uscito nemmeno tre settimane prima delle pistolettate di un «nowhere man» davanti al Dakota. Il secondo avrebbe dovuto essere Milk & Honey.
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Yoko si era messa in contatto con il produttore Jack Douglas, a cui furono fatti ascoltare i demo che si erano iniziati a preparare alle Bermuda. L’idea era di realizzare un album in cui le canzoni di John e Yoko si parlassero l’una all’altra. La casa discografica prescelta per realizzare il disco fu la Geffen, appena fondata: anche quello era un segno di rottura, dopo quasi due decadi passate alla Emi, prima con i Beatles e poi da solista. Tra i musicisti furono reclutati Earl Slick alle chitarre, un’immensa sezione fiati, il batterista Andy Newman e il grande Tony Levin al basso, il virtuoso poi entrato nella storia nella penultima incarnazione dei King Crimson e come fedelissimo bassista di Peter Gabriel.
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«John venne da me il primo giorno e disse: non ti conosco, ma mi dicono che sei bravo. Solo, non suonare troppe note. Io gli risposi: non ti preoccupare, hai l’uomo giusto». Praticamente, Lennon era stato per mesi in sala di registrazione, proprio come ai tempi dei Beatles. Voleva riconquistare un suono diretto, come quello dei Fab Four degli esordi. Si parlava insistentemente di organizzare un tour mondiale. Quel giorno, l’8 dicembre, John aveva lavorato ad una delle canzoni di Milk & Honey , ossia Walking on Thin Ice. « L’ultima volta che vidi John aveva quel suo incredibile sorriso sulla faccia», racconterà Jack Douglas. «Era elettrizzato, e lo era anche Yoko, perché noi tutti sapevamo di aver fatto un buon lavoro sulla canzone. Lo accompagnai fino all’ascensore e lo salutai augurandogli la buonanotte. Circa 40 minuti dopo la mia ragazza mi raggiunse allo studio, pallidissima. L’hanno appena detto alla radio, disse. Hanno sparato a John». Mark David Chapman, il pazzo, era rimasto sulla scena del crimine. Aveva tirato fuori la copia del Giovane Holden che teneva con sé e si era messo a leggere. Non c’era bisogno di agitarsi. La storia si era già spezzata in due.
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08 dicembre 2010
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Il testo integrale pubblicato da Rolling Stone nel trentennale della sua morte

L’ultima intervista di John Lennon

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John Lennon 30 anni dopoJohn Lennon 30 anni dopo 

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New York, 08-12-2010

Tre giorni prima che venisse ucciso, John Lennon si lamentò dei critici, affermando che erano interessati solo agli “eroi morti”, e si disse ottimista sulla sua famiglia e sul suo futuro, affermando di avere “tanto tempo” per raggiungere alcuni dei suoi obiettivi.

In occasione del trentennale della sua morte, la rivista Rolling Stone ha deciso di pubblicare integralmente l’ultima intervista rilasciata dalla star dei Beatles, in edicola venerdì prossimo, e di farne anticipare alcuni stralci all’Associated Press.

“Questi critici con l’illusione di creare gli artisti, è come adorare un idolo – disse Lennon a Jonathan Cott – quello che vogliono sono eroi morti, come Sid Vicious e James Dean. Non mi interessa essere un eroe morto, per cui lasciali stare”.

L’ex star dei Beatles predisse anche che i critici si sarebbero accaniti contro Bruce Springsteen, allora salutato come il futuro del rock: “E Dio aiuti Bruce Springsteen nel momento in cui decideranno che non è più un Dio. Gli volteranno le spalle, spero sopravviva”.

Lennon parlò quindi dei suoi sforzi per essere un buon padre con il figlio Sean, ammettendo di non essere molto bravo a giocare con lui, e del suo forte legame con la moglie Yoko Ono: “Ho deciso di lavorare con solo due persone: Paul McCartney e Yoko Ono. Non è una cattiva scelta”.

A 40 anni, Lennon rifletteva anche su quanto fatto nella sua vita, dicendosi ancora molto impegnato a sostegno della pace nel mondo: “Non ho mai rivendicato alcuna divinità, nè purezza di anima, nè ho detto di avere le risposte della vita. Ho solo cantato e risposto a domande nel modo più onesto che potevo. Ma credo ancora nella pace, nell’amore e nella comprensione”.

Jonathan Cott intervistò Lennon nel suo appartamento e nel suo studio di registrazione. L’intervista era stata pensata come storia di copertina per l’uscita del nuovo album di Lennon e Ono, ‘Double Fantasy’, ma dopo la sua morte ne vennero pubblicati solo alcuni stralci.

Cott ha precisato di non aver mai riascoltato le tre ore di registrazione, fino a qualche mese fa, quando si è imbattuto nell’intervista svuotando i cassetti: “All’improvviso ho sentito la sua voce, così incredibilmente viva. Mi sono sentito tanto ispirato da decidere di trascriverla tutta”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=148130

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John Lennon’s Last Days

Audio clips from Jonathan Cott’s 1980 interview with Lennon, plus video, photos, playlists and more

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John Lennon photographed in New York on December 8th, 1980, by Annie Leibovitz.

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By  Rolling Stone
Dec 07, 2010 11:40 PM EST

Three days before John Lennon was killed, Jonathan Cott spent hours interviewing him for a planned cover story. The complete Q&A, which is running in the new issue of Rolling Stone — available on stands, as well as in the online archives — has never been published before now. On this page you can find our web-exclusive companion coverage to the piece — everything from audio clips from the interview to a gallery of Lennon and Ono’s years in New York.

..Stories

Audio From Jonathan Cott’s Interview

Playlists

Gallery

Video

The Archives

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JOHN LENNON: “IMAGINE? E’ PRATICAMENTE IL MANIFESTO  COMUNISTA”

Imagine (John Lennon) by Joan Baez

michouberlin | 31 ottobre 2009

Imagine (John Lennon) by Joan Baez

Imagine there’s no Heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace

You may say that I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world

You may say that I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

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