Archivio | dicembre 11, 2010

Assange attaccato dall’ex amico (e co-fondatore): “Wikileaks pilotata dall’intelligence”

Assange attaccato dall’ex amico
“Wikileaks pilotata dall’intelligence”

.

di Roberto Festa

.

John Young co-fondatore del sito che sta mettendo in imbarazzo le diplomazie mondiali, racconta come può evolvere la crisi generata dalla diffusione dei dispacci del Dipartimento di Stato: “Usciranno nuove e più clamorose notizie. Cia e altri servizi di intelligence stanno pilotando il caso”. E intanto fonda Cryptome

John Young, fondatore di Wikileaks con Assange

.

“La Cia e gli altri servizi di intelligence stanno pilotando la crisi di Wikileaks. E nuovi, probabilmente più clamorosi documenti, verranno fuori a breve”. A dirlo è uno che si intende di intelligence e segreti: John Young. Newyorkese, 73 anni, Young è stato con Julian Assange tra i fondatori di Wilikeaks. Presto, però, ha rotto con il gruppo guidato dall’hacker australiano. Non gli piaceva l’idea di fare del sito un’impresa anche commerciale (tra i primi obiettivi di Wikileaks ci fu la raccolta, attraverso gruppi e fondazioni, di 5 milioni di dollari per far partire le operazioni). “Raccogliere denaro, per un sito che si occupa di documenti riservati, è pericoloso. Rischia di snaturare l’assoluta neutralità delle rivelazioni”, spiega. Da solo, ha quindi messo in piedi Cryptome, un’emanazione di Wikileaks. Ha colpito Microsoft, rivelando i suoi legami con la polizia statunitense. Ha imbarazzato il governo inglese, diffondendo i nomi di spie britanniche. Ha fatto arrabbiare il Dipartimento alla Sicurezza Nazionale, aprendo squarci sull’assenza di sicurezza durante la Convention del partito Democratico. Dalla sua casa newyorkese, Young ci spiega come può evolvere la crisi generata dalla diffusione dei dispacci del Dipartimento di Stato.

Julian Assange è stato arrestato. Le accuse di stupro sono un modo per tappargli la bocca?
Non voglio entrare nella questione delle accuse delle due donne. Ma Julian ha fatto bene a trattare la resa e a consegnarsi.

Perché?
Assange deve fare tutto quanto è in suo potere per mantenere viva l’attenzione internazionale sul suo caso. La pubblicità è ciò che garantisce la sopravvivenza di Wikileaks e la sua sicurezza.

Gli Stati Uniti chiederanno l’estradizione di Assange?
Sì, certo. Anche gli Stati Uniti cercheranno di fare qualsiasi cosa è in loro potere per mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

Non sembrerebbe che Washington stia ottenendo granché da questo tipo di pubblicità…
No, è questo l’errore. Questa crisi serve enormemente al governo americano. O meglio, a certi settori del governo americano. Probabilmente non al Dipartimento di Stato, che ci fa una brutta figura. Ma sicuramente serve a chi chiede più fondi per proteggersi dalle cosiddette minacce generate dallo sviluppo di Internet.

Dietro la crisi ci sono motivazioni economiche?
E’ ovvio. Pensi la delizia, in questo momento, di investitori e azionisti dell’industria della cybersecurity. La crisi generata dalle rivelazioni di Wikileaks è in gran parte immaginaria. Nelle rivelazioni non c’è nulla, almeno sino a ora, di davvero esplosivo. Ma la creazione di un clima da guerra genera la richiesta di maggiore sicurezza, e quindi di nuovi servizi. E un po’ quello che è successo con l’incubo terrorismo. La psicosi sicurezza riempie le tasche dell’industria della sicurezza. In questo caso, della cybersicurezza, che è cresciuta enormemente con lo sviluppo di Internet.

Quali sono i settori del governo americano interessati a questo affare?
La Cia, ma non solo. C’è anche la National Security Agency, il National Reconnaisance Office, altre agenzie di spionaggio del governo americano. E non soltanto americano. A un occhio esperto come il mio, non sfugge la natura pilotata di queste rivelazioni. Si sta iniziando dal basso, da rivelazioni non troppo esplosive. Si testa il sistema, si osserva la reazione del pubblico. Si crea eccitazione. Si scatenano i media. Si creano movimenti di opinione. Probabilmente, nelle prossime settimane, vedremo emergere nuove e più clamorose rivelazioni. Quale sarà l’esito? Nuovi finanziamenti per l’intelligence americana. Più potere per la Cia e le altre agenzie.

Dobbiamo aspettarci una riduzione della libertà e della possibilità di espressione in Internet?
E’ quello che cercheranno di fare. Ma non ci riusciranno. La Rete è stata creata per sopravvivere a questo tipo di attacchi. E’ quello che la rende un’impresa economicamente redditizia. I siti come Wikileaks, come il mio, torneranno a fare il loro mestiere. Anzi, diventeranno ancora più popolari.

Cryptome, il suo sito, è il fratello minore di Wikileaks?
Tutt’altro. E’ molto più criminale e pericoloso, perché non è un’impresa commerciale. Cryptome costa 100 dollari al mese per lo spazio sul server. Questo ci rende, appunto, molto più cattivi.

.

11 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/11/wikileaks-lex-amico-di-assangeun-guadagno-per-la-cybersecurity/81449/

PROFUGHI NEL SINAI – Eritrei, ripresa la mattanza

PROFUGHI NEL SINAI

Eritrei, ripresa la mattanza

.

Eritrean refugee children – source image

.

di Viviana Daloiso

.

Nel più tragico dei modi, è ripresa la mattanza dei 250 eritrei profughi nel Sinai, tenuti in ostaggio da una banda di predoni. Due “diaconi” ortodossi, accusati di aver lanciato l’allarme sulla loro sorte, sono stati uccisi sabato. Altri profughi, secondo le informazioni giunte in Europa, si trovano in fin di vita. Vengono picchiati selvaggiamente e da qualche giorno non hanno più acqua. La situazione, dunque, sembra essere precipitata.
.
Intanto il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit sabato sera si è detto “sorpreso” sulle affermazioni “europee” circa un gruppo di eritrei tenuto in ostaggio in Sinai, chiedendosi se “politici e circoli religiosi europei” che hanno parlato della questione “abbiano dati confermati sui nomi degli ostaggi e sul luogo dove sono detenuti”. Lo riferisce l’agenzia Mena. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Abul Gheit ha spiegato che il ministero dell’Interno è in continuo contatto con quello degli esteri e che “non ha alcuna informazione al riguardo”. Il capo della diplomazia egiziana ha riferito però anche che il ministero dell’interno ha informato che un gruppo di eritrei ha tentato di arrivare in Italia e che, dopo essere stato fermato, è stato rimandato in Libia. Almeno 83 di loro, ha proseguito, si è infiltrato in Egitto ed ha cercato di attraversare il canale di Suez, senza riuscirvi.
.
Abul Gheit ha aggiunto che ci sono tentativi per fare entrare clandestinamente immigrati nel Sinai per arrivare in Israele, ma che il governo egiziano fa del suo meglio per prevenire questo fenomeno.
.
LA VICENDA
Venerdìi mattina i predoni che tengono in catene da un mese i 250 profughi africani nel Sinai hanno fatto irruzione nel covo e se ne sono portati via 100. Chissà dove. Non importa che tutti i governi – primo fra tutti quello egiziano – conoscano quell’indirizzo, non importa che i controlli siano stati intensificati ovunque – assicurano dal Cairo – nella zona, che una pioggia di denunce e informazioni siano arrivate a ogni stazione di polizia dalle associazioni umanitarie. Quei banditi, come drammaticamente anticipato ieri dagli stessi prigionieri, se li sono portati via. Li hanno contati come bestie, divisi, alla fine ne hanno prelevati un centinaio.
.
Cento persone, in catene, uscite da una casa della nota città di Rafah, e trasportate altrove per essere rivendute, mercanteggiate. Eppure nessuno, nemmeno ieri, ha visto nulla nel Sinai. E la drammatica situazione dei prigionieri non si sblocca.
.
Impossibile descrivere la cronaca riportata da chi ogni giorno entra in contatto coi profughi, grazie a quei cellulari lasciati loro dai predoni per implorare soldi dai parenti lontani e dar loro le coordinate bancarie su cui versarli. «Le donne del gruppo vengono quotidianamente sottoposte a ogni genere di violenza davanti agli altri, alcune di quelle incinte sono state fatte abortire. Lo stesso per i bambini», spiega con la voce strozzata il sacerdote cattolico eritreo Mosè Zerai, dall’inizio della vicenda “tramite” dei suoi connazionali. Un dramma indicibile, confermato anche dalle fonti locali del gruppo umanitario EveryOne: «Pensare che queste violenze avvengono sotto gli occhi di una città, e che ieri cento persone sono state portate vie davanti ad altri, forse persino a poliziotti corrotti – aggiunge il co-presidente del gruppo Roberto Malini – è una follia. Eppure questo accade, sta accadendo davvero, in un Paese che ha recepito la Convenzione di Ginevra, che dovrebbe difendere i diritti umani, le donne, i bambini».
.
Quelle donne e quei bambini per cui ora si teme una sorte persino peggiore di quella della violenza sessuale: «La nostra paura – conclude quasi rassegnato Malini – è che quei cento finiscano sul mercato degli organi».
.
Orrore su orrore, mentre sullo sfondo continua a imperare l’ambiguità del governo del Cairo. Che, dopo aver dato per l’ennesima volta giovedì notizia di essere “in trattativa” coi capi tribù beduini del Sinai per il rilascio degli ostaggi (segno di chi detiene davvero il controllo su quelle zone), ieri ha rilasciato dichiarazioni inquietanti per bocca dell’assistente del ministro degli Esteri per l’immigrazione, Mohamed Abdel Hakam.
.
Quest’ultimo ha prima lanciato un appello ai Paesi che hanno respinto i profughi, invitandoli «ad essere obiettivi e ad assumersi la loro responsabilità, determinate dal diritto internazionale» e poi, commentando le informazioni pubblicate dalle agenzie di stampa a proposito della detenzione degli eritrei, ha spiegato candidamente che «le informazioni circolate a questo proposito non sono confermate» e che «malgrado gli sforzi intensi da parte della sicurezza nulla conferma finora la detenzione di questi eritrei o la morte di alcuni di loro». Come se quei 250, ingannati, incatenati, affamati, picchiati e infine anche divisi, fossero un’invenzione dei pochi che ne parlano.
.
«Ieri abbiamo provveduto a inviare nuovamente appelli e lettere a tutte le stazioni di polizia, a tutti i ministri egiziani, alle ambasciate, a ogni singolo parlamentare europeo, all’Onu – spiega ancora Malini –. Stiamo pensando di andare di persona a Rafah, nei prossimi giorni, e presentarci fisicamente in quel luogo. Dobbiamo arrivare a questo, visto che nessun altro si muove». 
.
11 dicembre 2010
.
_____________________________________________________________
.

RIFIUTI Terzigno, riesplode la protesta scontri polizia-manifestanti

RIFIUTI

semprefarabutto | 11 dicembre 2010

Come stanno gridando gli abitanti della zona c’è una giugantesca presa per il culo dato che non vengono rispettati i patti di fara scaricare solo il secco e solo quello dei comuni vesuviani. Come si può difendere la gente dagli imbrogli delle Istituzioni?
Dove sta la vera violenza? In chi triuffa i cigttadini o in chi stanco di subire usa tutti i mezzi possibili, violenza compresa, per far rispettare gli accordi?

Terzigno, riesplode la protesta
scontri polizia-manifestanti

.

Sassaiola contro le forze di polizia alla rotonda di via Panoramica, la strada che conduce alla discarica Sari, nel parco Nazionale del Vesuvio. I momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine si sono verificati quando il corteo si è diretto verso l’ingresso dell’invaso

.

di STELLA CERVASIO

.

Terzigno, riesplode la protesta  scontri polizia-manifestanti

Momenti di tensione e poi scontri. Si vivono situazioni difficili a Terzigno dove è riesplosa la protesta. Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
.
C’è stata anche una fitta sassaiola contro gli agenti alla rotonda di via Panoramica, la strada che conduce alla discarica Sari, nel parco Nazionale del Vesuvio.

I disordini tra manifestanti e forze dell’ordine si sono verificati quando il corteo si è diretto verso l’ingresso dell’invaso. La polizia ha sospinto i dimostranti in direzione della rotonda. Secondo quanto si è appreso le ruote dei mezzi delle forze dell’ordine sarebbero state forate dai dimostranti. Un agente è rimasto ferito a una caviglia per il lancio di una bottiglia.

Il tutto al termine di una serata dove in 7000 erano scesi in strada per dire no, da Boscoreale alla rotonda di Terzigno, teatro di scontri e soglia dell’inferno per gli autocompattatori dei rifiuti della Cava Sari. La manifestazione ha riunito studenti e precari, disoccupati e comitati anti-discarica insieme ad abitanti dell’Aquila.

Hanno sfilato in corteo con striscioni e cartelli dalle 16 alle 19, mentre contemporaneamente manifestavano in Val di Susa circa 7000 cittadini del movimento “No-Tav” (striscioni esposti anche a Terzigno) che da vent’anni si oppongono al collegamento Torino-Lione. Insieme in nome del no alla “shock economy”, le industrie della guerra, i progetti che favoriscono la speculazione sull’emergenza e la privatizzazione delle risorse naturali. Un movimento trasversale che attraversa l’intera penisola, come dimostrano le adesioni al corteo di Terzigno.

C’erano le Mamme vulcaniche e le Mamme in lotta per la vita, le Donne in nero di Napoli e Roma, i comitati di Chiaiano, Alex Zanotelli con lo striscione per l’acqua pubblica, il Presidio permanente di Taverna del Re, i Collettivi universitari e studenteschi, il Comitato di Barra “No inceneritore”, l’associazione Iamm di San Giuseppe Vesuviano, Abitare nella crisi, coordinamento romano per la qualità della vita. Si sono posti come traguardo proprio quell’ingresso di Cava Sari dove solo ventiquattr’ore prima si erano registrate tensioni. Nella notte di venerdì i manifestanti che da quattro mesi presidiano l’ingresso della discarica hanno bloccato quattro carichi di immondizia proveniente dalla provincia. In rete circolano fotografie scattate dai comitati vesuviani con camion che trasportano “tal quale”, anzi, peggio, rifiuti nemmeno passati per gli autocompattatori.

Alle Mamme vulcaniche il sindaco di Boscoreale, Langella, ha rivolto pesanti accuse di politicizzazione che le donne non raccolgono: “Se manifestare per la salute pubblica è politica, allora dovrebbero farla tutti. Ma noi resteremo quello che siamo, non fonderemo nessun partito”.

.

11 dicembre 2010

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/11/news/terzigno_protesta_continua_esposto_striscione_no_tav-10088878/?rss

B. – Facciamolo suonatore a vita / E se B. viene riconfermato pronta la campagna per Bersani

Facciamolo suonatore a vita

.

fonte immagine

.

di Salva Torres

.

Si va diffondendo di ora in ora la notizia che Berlusconi possa essere nominato suonatore a vita. La notizia è trapelata a passo di Formica, ma piano piano qualche giornale l’ha raccolta e data in pasto online ai lettori per sondare i loro pareri, le loro opinioni al riguardo.
Ovviamente i pareri sono discordanti, c’è chi non è d’accordo, chi approva e addirittura chi come Giuliano Ferrara è entusiasta. Il bel Pietro, di nome ma non di fatto, si è subito dissociato dalla proposta di Formica e il motivo è evidente. Relegando Berlusconi in un ruolo anonimo ed ininfluente a Palazzo Madama qual è quello del suonatore a vita, si corre il rischio di vederlo prevalentemente sul giornale di famiglia “Chi” attorniato da fighe e fighette durante le sue serate di gala, a scapito del suo giornale “Libero”, di cui lui è direttore, che potrebbe addirittura chiudere per mancanza di argomentazioni valide.

Quelli della sinistra, invece, sarebbero contenti se la notizia arrivasse al Presidente della Repubblica e questi provvedesse alla nomina di Berlusconi a suonatore a vita. In tal modo, la sinistra si toglierebbe dalle scatole la presenza asfissiante di Berlusconi in politica e si procederebbe nella rinascita della vera politica tanto desiderata dagli italiani.

Ma Napolitano non si sognerebbe mai di adottare un provvedimento del genere soprattutto perché l’interessato rifiuterebbe di essere relegato nel settore rottamazione dove vanno a finire tutti coloro che hanno finito di rappresentare qualcosa. Lo stesso Kossiga che era il più loquace di tutti, parlava e parlava, ma nessuno lo stava ad ascoltare anzi lo prendevano per matto. Sarebbe, invece, una buona proposta di legge (costituzionale) quella di abolire la figura dei senatori a vita perché in verità non sono più utili al Paese e alla politica in quanto li paghi, gli metti a disposizione l’auto blu e la scorta di medicinali.
Di tutt’altro parere sono quelli della banda del PdL, la cosiddetta banda “La Cricca”. Loro sarebbero contenti se Berlusconi diventasse suonatore a vita.

Ciò significherebbe dare un riconoscimento al loro maestro d’orchestra e chissà che anche loro non possano un giorno diventare suonatori a vita come il loro maestro. Anzi, proporrei a Giorgio Napolitano di nominare suonatori a vita tutta la banda “La Cricca”, così si mettono l’animo in pace per il loro futuro assicurato e la smettono di continuare ad andare in giro per i paesi a rubare gli s-partiti delle altre bande.

.

11 dicembre 2010

fonte: http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/12/11/facciamolo-suonatore-a-vita/

_____________________________________________________________

E se B. viene riconfermato pronta la campagna per Bersani

.


DOPO LA MANIFESTAZIONE – Pd, l’orgoglio e la paura

Pd, l’orgoglio e la paura

https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/12/11/jpg_2140214.jpg

.

In piazza San Giovanni il popolo democratico si ritrova in massa pensando a martedì. Tutti parlano delle compravendite dei deputati e temono che il governo non cada.  Ma il discorso di Bersani scalda gli animi

.

di Alessandro Gilioli

.

Pier Luigi Bersani Pier Luigi Bersani

.

«Rosi Bindi balla qui con noi, Rosi Bindi balla qui con noi»: il gruppone del Pd padovano arriva da via Merulana e accoglie la vicepresidente del partito cantando e saltando, come se fosse una pop star. Lei ride e allarga le braccia: è una dei pochi big del partito che si è mescolata alla folla, di qua delle transenne. Tutti gli altri stanno nel retropalco, a cui si accede dall’obelisco egizio mezzo chilometro più in là, ben custodito da poliziotti e servizio d’ordine che hanno creato un corridoio largo due metri dove passano le auto blu. Ne abbiamo contate 27, parcheggiate davanti alla basilica.

Comunque sia, è stata la giornata del popolo democratico: tanto, sicuramente, quale che sia la consueta controversia dei numeri. Peccato che la festa quasi sicura, a tre giorni dal voto di sfiducia, sia invece diventata una giornata d’incertezza, rovinata dagli ultimi acquisti dei berlusconiani – ii Razzi e gli Scilipoti – di cui quasi tutti finiscono per parlare.

Il più pessimista è l’ex leader della Cgil Sergio Cofferati, secondo il quale «il governo non cadrà», ma anche molti altri scuotono la testa di fronte a una previsione sul voto: cinquanta probabilità su cento per Walter Veltroni («Berlusconi sta muovendo tutti gli strumenti dei quali dispone, quindi l’esito è assolutamente incerto») così come secondo Enrico Letta e Piero Fassino. Un po’ più ottimista il sindaco di Torino Sergio Chiamparino («Se dovessi giudicare sulla base del buon senso direi due terzi, però sa, con tutte queste compravendite Berlusconi potrebbe sfangarla»), ed è solo Dario Franceschini, capogruppo a Montecitorio, che sostiene di «avere qualche buon elemento di certezza che il governo cada». Quanto a Massimo D’Alema, risponde che «era difficile fare una domanda più sgangherata» quindi si rifiuta di dare un parere e se ne va seccato.

Certo è che la campagna acquisti del Cavaliere ha rovinato l’umore di molti: «Ormai si va a Montecitorio come al mercato, il Parlamento è in parte composto da persone che si sono messe in vendita», scuote la testa il presidente della provincia di Roma Zingaretti, e Chiamparino spiega che lui «prove di corruzione non ne ha», ma di sicuro «il Cavaliere ha promesso la rielezione a qualcuno». Tuttavia partono occhiate di fuoco se si prova a ricordare che forse una legge sul conflitto d’interessi, fosse stata fatta quando il centrosinistra era al governo, avrebbe evitato di portare a questa situazione.

Ma sabato 11 dicembre per il Pd non deve essere la giornata dei rimpianti, quindi si cerca di vedere anche il bicchiere mezzo pieno, cioè la crisi del centrodestra: «Non c’è più la maggioranza politica in questo paese, quindi un voto più o in meno è abbastanza ininfluente» (Zingaretti), e «la politica ci dice comunque che la maggioranza ha fallito» (Melandri).

Sul palco il segretario Bersani ripeterà il concetto, rivendicando che il Pd ha fatto bene a non chiedere le dimissioni nei mesi scorsi, come avrebbe voluto qualche oppositore «troppo focoso» del premier, perché il momento giusto doveva arrivare ed è adesso. E poi ancora: «Ce l’abbiamo la patente per fare l’opposizione, perbacco! Non abbiamo bisogno di maestri che ci tirino la giacca tutti i giorni», perché «qui è l’Italia di domani» e se si arrivasse a elezioni anticipate «ce la potremmo giocare».

Segue la parte più delicata del discorso, quella delle alleanze, e allora il segretario del Pd spiega che il partito «avanza le sue proposte politiche a tutte le forze di opposizione, quelle di centrosinistra e quelle di centro perchè si prendano le loro responsabilità in un patto di governo e di riforme e perché non si sottraggano alla sfida per calcoli parziali o per pregiudizi che rischiano di lasciarci nella palude di oggi»: insomma aperti a tutti, da Casini a Vendola, ma «per un patto di governo e di riforme solido, serio e garantito, perché noi non rifaremo l’Unione».

Il finale è un invito all’orgoglio in cui anche il pragmatico segretario emiliano si lascia andare al sogno, «perché anch’io ho il mio: il sogno di un Partito democratico che possa finalmente dire all’Italia, parafrasando una bella canzone e una grande trasmissione televisiva: Vieni via, vieni via di qui, vieni via con me. Vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza. C’è del nuovo davanti, c’è un futuro da afferrare assieme, l’Italia e noi».

Dopo gli applausi e qualche abbraccio, su Piazza San Giovanni scende il buio e inizia a fare freddo, anche se a Roma è stata una bella giornata di sole. Si va a prendere una cioccolata calda al bar Laterano, ci si butta verso il metrò, in mezz’ora la piazza è svuotata. Qualcuno sorride: «Se non avessi visto passare tutte quelle auto blu, mi verrebbe da dire che è stato entusiasmante».

In fondo, solo nove mesi fa, nella stessa piazza, Silvio Berlusconi aveva promesso di «debellare il cancro entro tre anni»: ed è quella Italia della finzione, dell’illusione, della bugia da il popolo del Pd vorrebbe in qualche modo iniziare a uscire, già da martedì prossimo.

.

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pd-lorgoglio-e-la-paura/2140204/24

L’AQUILA – Terremoto, il pm: «Ci sono le prove che molti ragazzi potevano salvarsi»

L’Aquila – Terremoto, il pm: «Ci sono le prove che molti ragazzi potevano salvarsi»

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20101210_terremoto.jpg

Via all’udienza preliminare sulla commissione grandi rischi
Scontro fra i legali e i familiari delle vittime

.

L’AQUILA (10 dicembre) – «Quando c’è il terremoto, la gente prende la valigia e se ne va da casa, in un prato, in un campo, insomma si allontana. Lo sanno, che questa è una zona sismica. Questi ragazzi se ne sarebbero andati, ne abbiamo le prove specifiche e le porteremo al processo, e non sarebbero morti». Lo ha detto il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, al termine della prima udienza preliminare sulla commissione Grandi rischi, il filone più importante della maxi inchiesta sul terremoto. Per questo caso la procura ha indagato sette persone, tra cui i vertici dell’Ingv e della protezione civile nazionale, con l’ipotesi di reato di disastro colposo.

«Quello che invece sembra sia avvenuto – ha aggiunto parlando della Grandi rischi – è che questi professori che hanno fatto questi studi hanno detto no, no, potete tornare a casa. Queste persone singolarmente sono testimoni nel processo: non è una cosa teorica, abbiamo la prova che sarebbero andati via e non sarebbero morti. Per questo noi procediamo – ha continuato – non perché diciamo che i terremoti sono prevedibili o non prevedibili. Ci sono testimoni, genitori e altri, che deporranno in questo processo, ed è su questa base che li abbiamo rinviati a giudizio».

Nonostante non si sia entrati nel merito, l’udienza preliminare sulla commissione Grandi rischi, ha vissuto momenti di tensione in quanto mentre il giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Grieco, invitava alla serenità i familiari delle vittime hanno contestato il comportamento dei legali degli indagati accusandoli di voler fare «melina». Gli stessi legali si sono poi scontrati con il pubblico ministero Fabio Picuti, sulla data della prossima udienza che alla fine è stata decisa per il 26 febbraio. Il rinvio è stato deciso per la mancata notifica a uno dei sette indagati, Claudio Eva.

Paventato anche l’accorpamento dei diversi mini procedimenti a quello principale. In tal senso, Biondi, ha sottolineato che «il processo è già una pena», citando il giurista Francesco Carnelutti. Ma a quel punto uno dei familiari delle vittime ha sbottato: «Anche per chi è morto, e voi dovete avere rispetto». A quel punto l’avvocato di Enzo Boschi, Marcello Melandri, ha affermato: «Ancora non cominciamo e già ci contestano», mentre il pm Picuti invitava a fare silenzio. L’intervento del Gup Grieco ha riportato la calma.

«Abbiamo sempre detto che entro un anno avremmo portato le persone davanti ai loro processi. In questo dicembre completiamo sostanzialmente l’inchiesta della procura della Repubblica e la portiamo davanti ai giudici e sentiremo le loro decisioni, non è che possiamo condannare noi qualcuno», ha detto ancora il procuratore, nel fare il punto sulla maxi inchiesta sul terremoto.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130250&sez=HOME_INITALIA

VIRUS A, RIPARTE LA ‘CAMPAGNA’ CRIMINALE? – Influenza, torna l’allarme H1N1 “Otto morti in Gran Bretagna” / Dott Mauro Stegagno – Informativa sui rischi e pericoli vaccino influenza suina A N1H1 e prevenzione

VIRUS A

Influenza, torna l’allarme H1N1
“Otto morti in Gran Bretagna”

.

La Health Protection Agency conferma le prime vittime del contagio, ma ricorda che l’infezione è pericolosa solo per i soggetti a rischio. La pandemia di quest’inverno era terminata il 10 agosto

Influenza, torna l'allarme H1N1 "Otto morti in Gran Bretagna" Il virus H1N1

.

LONDRA – Otto persone sono morte in Gran Bretagna per infezione da virus H1N1. Lo ha comunicato la Health Protection Agency britannica, confermando parzialmente alcune notizie rimbalzate sugli organi di stampa.

Complessivamente, i decessi causati dall’influenza sono dieci, ma solo otto delle vittime erano state contagiate dal virus H1N1, che aveva causato un allarme globale per la sua aggressività l’anno scorso. Secondo la Hpa, non è sorprendente che il cosiddetto “virus A” si ripresenti questo inverno.

L’agenzia sottolinea comunque che il virus H1N1 è benigno per la maggior parte delle persone. Le categorie a rischio di complicazioni comprendono le donne incinte, gli anziani, i cardiopatici, gli ammalati di diabete e di patologie renali, epatiche e polmonari.

La Gran Bretagna “sembra essere l’avanguardia” per quanto riguarda la comparsa di casi mortali di influenza, ha dichiarato il professor John Watson, capo della Hpa. “Negli altri paesi europei”, ha aggiunto, “si comincia solo ora a osservare un’attività influenzale del virus H1N1”. La pandemia di influenza A sviluppatasi lo scorso inverno è stata dichiarata ufficialmente finita dall’Organizzazione mondiale della sanità il 10 agosto. Secondo il bilancio finale dell’Oms, la pandemia si è rivelata “moderata” e meno aggressiva di una normale influenza stagionale.

.

11 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/salute/medicina/2010/12/11/news/influenza_torna_l_allarme_h1n1_otto_morti_in_gran_bretagna-10081441/?rss

_____________________________________________________________

Dott Mauro Stegagno – Informativa sui rischi e pericoli vaccino influenza suina A N1H1 e prevenzione

zeeb100 | 05 novembre 2009

Dott. Mauro Stegagno specialista in medicina interna e cardiologia, esperto in medicina non convenzionale, ci spiega l’inefficienza ed il pericolo del vaccino perché all’interno sono presenti sostanze tossiche che provocano gravissimi danni al nostro corpo. Un banale virus si è trasformato nella pandemia del XXI secolo, grazie alle campagne di marketing dei media e delle case farmaceutiche. La prevenzione con sostanze naturali risulta essere l’arma migliore per combattere questa influenza.

____________________________________

Vaccini Assassini 1° di 4 La storia di Giorgio Tremante

BrunoDeDomenico | 24 agosto 2010

Verona, 30 settembre 2009. Udienza per il processo Tremante vs Glaxo, per danni da vaccinazione.

LECCE, LA CIRCOLARE – Il direttore a medici e infermieri “Non sniffate sul lavoro”, è polemica

LA CIRCOLARE

Il direttore a medici e infermieri
“Non sniffate sul lavoro”, è polemica

.

‘Siete pregati di astenervi dall’uso di cocaina durante l’orario di servizio’. Così Giuseppe De Maria direttore sanitario del’ospedale di Galatina, in provincia di Lecce, nella circolare che ha inviato ai suoi dipendenti. Ma il documento ha scatenato le ire del direttore generale: “De Maria ha sbagliato”. Il Pdl chiede l’intervento del ministero della Sanità e della Regione

.

di SONIA GIOIA

.

Il direttore a medici e infermieri "Non sniffate sul lavoro", è polemica

.

“I medici e gli infermieri sono pregati di astenersi dall’uso di cocaina durante gli orari di lavoro”. E’ la singolare disposizione che compare nella circolare che il direttore sanitario del’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina Giuseppe De Maria, ha indirizzato “a tutto il personale di ogni ordine e grado” e per conoscenza anche allo psicologo del lavoro. “Sono pervenute segnalazioni anonime circa l’utilizzo, in dosi tali da alterare le capacità lavorative, di cocaina, si spera non durante l’orario di servizio, da parte di personale dipendente. Questo Ufficio è tenuto a richiamare, ove mai ciò rispondesse al vero, chi eventualmente ne facesse uso ad astenersi durante il lavoro e a intraprendere un idoneo programma di disintossicazione. Stante il tipo di sostanza non dovrebbe essere così difficile. Un periodo di riposo e  l’eventuale supporto dei nostri servizi a ciò dedicati potrebbe giovare”.

Cocaina in ospedale, dunque? E’ il sospetto sollevato fra i dipendenti della struttura dalla lettera di richiamo del direttore, che ha creato allarme fra il personale ma anche tra i vertici della Asl salentina. A monte dell’invito generalizzato ci sarebbe, a quanto pare, una indagine della procura leccese venuta alla luce qualche settimana addietro per presunto spaccio di sostanze stupefacenti a carico di un infermiere in forza allo stesso ospedale galatinese. Parallelamente il direttore generale Guido Scoditti ha disposto la diffusione di un questionario fra i dipendenti di tutte le strutture sanitarie dell’azienda in cui si chiede, in forma anonima, di segnalare eventuali dipendenze da stupefacenti o alcol.

Dopo l’esplosione del caso, sempre Scoditti, ha annunciato oggi di aver inviato alla Procura la circolare diramata da De Maria. L’Asl ha intanto disposto un’indagine interna per chiarire l’intera vicenda, segnalando il  caso ai vertici regionali. Scoditti ha reso noto, in particolare, che sono in corso valutazioni su  eventuali provvedimenti disciplinari a carico del suo dirigente ‘reo’ di aver scelto la strada “meno opportuna” per segnalare il presunto uso di cocaina tra il personale medico e  infermieristico del presidio ospedaliero. “Era necessario che io inviassi gli atti alla Procura – afferma Scoditti – perché un fatto del genere che è di una gravità impensabile se accertato, implica reati rilevanti. Per quanto riguarda De Maria – prosegue Scoditti – certamente ha sbagliato, non avrebbe dovuto fare quella circolare, ma informarmi direttamente. Vedremo che cosa fare in merito alla sua posizione, certo è che il rilievo di un presunto abuso di cocaina in ambiente ospedaliero è tale che non era questo il modo di procedere”.

Immediate le polemiche. Il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, chiede che la magistratura e il ministero della Sanità indaghino sul fatto. “Il ministero della Salute – dice  – dovrebbe inviare i Nas e la Regione Puglia, sempre così solerte nel sollecitare indagini, deve avviare subito una inchiesta amministrativa interna”. “Se il direttore è arrivato addirittura a diramare una circolare, vuol dire – conclude Palese – che non si tratta di casi isolati o episodici, ma la situazione è ben più grave. Chi pensa a tutelare i pazienti? E cosa si aspetta ad intervenire? Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e l’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore prendano subito provvedimenti”.

Ma il fenomeno, vero o presunto, non riguarda solo il Leccese. Risale all’inizio di agosto una retata dei carabinieri di Fasano, coordinati dai pm della procura di Brindisi Alberto Santacatterina e Silvia Nastasia, in cui finì in manette una gang di spacciatori capeggiati dal 37enne di Fasano Giovanni Gallo. Nel blitz finì ai domiciliari con l’ accusa di favoreggiamento anche il medico anestesista dell’ospedale fasanese Leonardo Arnese, 57 anni, ex assessore alla Sanità e ai Servizi sociali del Comune in quota all’ Udc. Secondo l’ordinanza del gip che dispose la misura cautelare, il medico faceva uso di stupefacenti, contando sulla fornitura quotidiana dei Gallo. Secondo i pm lo smercio avveniva anche in municipio e in ospedale. L’ ex assessore, che sempre secondo l’ accusa poteva contare sulla banda anche per il sostegno elettorale, arrivava a ritardare la partenza delle ambulanze o l’ inizio degli interventi chirurgici per incontrare i pusher. Fino all’ arrivo di una lettera anonima indirizzata alla direzione sanitaria, che denunciava la tossicodipendenza del medico, puntualmente sottoposto a controlli.

.

11 dicembre 2010

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/11/news/il_capo_dell_ospedale-10071267/?rss

Mafia, trattativa con lo Stato: i pm ascolteranno Scalfaro e Ciampi

fonte immagine

Mafia, trattativa con lo Stato
i pm ascolteranno Scalfaro e Ciampi

.

L’incontro con i magistrati della procura di Palermo è stato fissato per mercoledì al Senato

.
I magistrati della procura di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia negli anni delle stragi, ascolteranno mercoledì a Roma Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro.Gli interrogatori si terranno al Senato. L’attività istruttoria sarà svolta dal pm della Dda, Nino Di Matteo, dall’aggiunto Antonio Ingroia e dal procuratore Francesco Messineo.

I magistrati saranno impegnati per tutta la settimana in una serie di interrogatori di esponenti delle istituzioni, tra i quali Ciampi e Scalfaro che, nel ’92, periodo in cui la trattativa sarebbe cominciata, erano, rispettivamente, presidente del Consiglio e presidente della Repubblica. Nelle scorse settimane i magistrati hanno interrogato l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso e l’ex capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Nicolò Amato.

.

11 dicembre 2010

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/12/11/news/mafia_trattativa_con_lo_stato_i_pm_ascolteranno_scalfaro_e_ciampi-10073811/?rss

Come si raccoglie la differenziata a Napoli? Tutta nello stesso camion/ Video

Come si raccoglie la differenziata a Napoli? Tutta nello stesso camion/ Video

.

https://i0.wp.com/www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20101211_20101211_colli_aminei.jpg

.

NAPOLI (11 dicembre) – Ecco la raccolta differenziata a Napoli. Ai Colli Aminei, quartiere adiacente alla Zona Ospedaliera e a pochi km in linea d’aria dalla discarica di Chiaiano, da circa due anni è in fase sperimentale la raccolta differenziata porta a porta, fiore all’occhiello contro l’inquinamento e l’emergenza rifiuti. Ma un video amatoriale, peraltro trasmesso da Sky Tg 24 ieri, ma postato su YouTube due mesi fa, illustra come vengono smistati i rifiuti dagli operatori dell’Asia: organico, multimateriale, e indifferenziato nello stesso camioncino, indiscriminatamente. Il video è stato girato con un cellulare da due abitanti del quartiere, increduli, ma non troppo, di fronte alla tristissima scena.

.

fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=130179&sez=NAPOLI

_______________________________

Raccolta differenziata a Napoli, tutto nello stesso contenitore…VERGOGNA!!!

wares00 | 18 settembre 2010

Nel video potete osservare gli operatori dell’ ASIA che gettano i sacchetti di immondizia organica, plastica, carta ed indifferenziata nello stesso contenitore…E’ UNA VERGOGNA PER NOI CITTADINI CIVILI CHE LOTTIAMO OGNI GIORNO PER UNA NAPOLI MIGLIORE!

Il video è stato girato ai Colli Aminei, quartiere di Napoli