Archivio | dicembre 12, 2010

CASO WIKILEAKS – “Ecco perchè Assange è innocente”

12/12/2010 – IL CASO WIKILEAKS

“Ecco perchè Assange è innocente”

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Martedì prima udienza decisiva. Il legale: le accusatrici mentono «Ho le prove dei loro obiettivi»

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Julian Assange in una conferenza stampa di ottobre

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LONDRA – Chiuso nella cella di Oscar Wilde nel carcere vittoriano di Wandsworth a Londra, Julian Assange aspetta l’udienza di martedì in cui potrebbe essere deciso il suo destino mentre oltreatlantico si lavora al caso legale che potrebbe portare a una sua finale messa in stato di accusa negli Stati Uniti. Intanto però dalla Svezia arriva uno spiraglio di speranza per il Robin Hood della rete: secondo il suo legale svedese Bjorn Hurtig le donne che lo accusano hanno «obiettivi segreti» di cui lui dice di aver trovato le prove.

Secondo Hurtig, le due accusatrici hanno mentito sul fatto di esser state costrette ad avere rapporti sessuali dall’hacker australiano. «Per quel che ho visto nei documenti della polizia svedese – ha detto il legale al Mail on Sunday – le donne hanno mentito e avevano un obiettivo, quando sono andate a denunciare Assange, che non ha niente a che vedere con i reati. Era più gelosia o delusione da parte loro. Posso dimostrare che almeno una di loro aveva grandi aspettative di qualcosa che sarebbe successa con Julian».

Potrebbe essere una buona notizia per Assange, almeno sul fronte delle accuse sessuali. Intanto però gli Stati Uniti stanno esplorando ogni strada possibile per portare Assange davanti alla giustizia americana. Mark Stephens il legale di Assange a Londra, ha detto di aver appreso da fonti svedesi che un gran giurì è stato insediato nei pressi di Washington per indagare segretamente sul conto del capo di Wikileaks. Stephens ha parlato su al-Jazira con David Frost, il celebre intervistatore britannico protagonista di una serie di conversazioni per la Bbc con Richard Nixon sul Watergate immortalate nel lavoro teatrale Frost/Nixon e nel film dallo stesso nome. «Ho saputo dagli svedesi che c’è un gran giurì ad Alexandria, vicino al Pentagono, che sta indagando segretamente sulle accuse ad Assange. Gli svedesi ci hanno detto che se Assange sarà estradato in Svezia, loro deferiranno la materia agli americani», ha detto l’avvocato.

Il gran giurì è una particolare giuria chiamata a stabilire a porte chiuse se le prove raccolte da un pubblico ministero sono sufficienti per iniziare un processo penale nei confronti di una persona. Non è l’unica iniziativa con cui Washington sta cercando di incastrare Assange: secondo il Sunday Times governo americano starebbe cercando di convincere Bradley Manning, il soldato accusato di aver passato a Wikileaks centinaia di migliaia di documenti top secret, a nominare come complice l’hacker australiano che lo ha definito «un eroe senza eguali» così da poterlo incriminare per spionaggio.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/379680/

STRAGE DI PIAZZA FONTATA, DEPISTAGGI E COPERTURE -Luigi Cipriani, , Intervento in Commissione 5 dicembre 1989 (doc 10) / Cristiano De Eccher, oggi senatore Pdl, indicato come il custode dei timer della strage di piazza Fontana

Luigi Cipriani, Intervento in Commissione 5 dicembre 1989 (seduta sulla strage di piazza Fontana)

in Stenografici, vol V

Strage di piazza Fontana, funerali delle vittime

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Non concordo con la storiografia ufficiale, non ho mai creduto che in Italia ci fosse una strategia golpista. In quegli anni definimmo quella strage, strage di stato perché non era pensabile che qualcuno avesse in mente un golpe alla sudamericana usando quello strumento. Erano in atto grandi lotte operaie..

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… Non ho mai pensato che questa riunione potesse essere vista come una stanca cerimonia celebrativa di un ventennale, anche perché sono milanese e questo episodio l’ho vissuto direttamente. Lavoravo in fabbrica alla Pirelli Bicocca, e quando la sera sono uscito ho potuto vedere che clima c’era a Milano e cosa aveva voluto dire quella bomba in piazza Fontana.

Non concordo con Macis (gruppo Pci ndr) e la storiografia ufficiale, non ho mai creduto che in Italia ci fosse una strategia golpista. In un paese dell’Europa occidentale delle dimensioni dell’Italia non è possibile pensare che avrebbe potuto andare in porto un golpe gestito dalla destra, soprattutto con le guardie forestali. Credo invece che qualcuno della destra sia stato utilizzato come manovalanza e sia stato illuso di questo: lo dimostra come è finito il golpe Borghese.

Se vogliamo discutere del contesto di quella strage, ricordo che erano in atto grandi lotte operaie in quegli anni, con una situazione sociale scossa dal conflitto che, diversamente da altri paesi d’Europa, aveva coinvolto molto intensamente le fabbriche (in Francia e in altri paesi d’Europa era stato un movimento studentesco a scuotere la situazione); e dava molto fastidio un conflitto che andava crescendo, stava uscendo dai normali canali sindacali e si stava progressivamente politicizzando. Ricordo al collega Casini (Dc ndr) che allora non esisteva il terrorismo rosso che è nato dopo come una delle conseguenze di questa strategia della strage, non eravamo in vista di quei fatti. Però ricordo che immediatamente il contratto dei metalmeccanici venne chiuso, ci fu una grande mobilitazione e manifestazione. Io sono convinto che non tutta la Dc e non tutti gli apparati di governo fossero coinvolti. Quindi la democrazia è stata difesa perché non era un tentativo golpista e perché non tutti erano d’accordo con questa ipotesi, ma anche perché una grande mobilitazione operaia e popolare si oppose a questa strategia.

Come conseguenza di quell’episodio, qualcuno non lo ricorderà, ci fu una repressione capillare con undicimila operai denunciati. Non si poteva più fare un picchetto, una manifestazione, proseguire quella lotta; si utilizzò l’evento della strage di piazza Fontana per coinvolgere gli anarchici, quindi una formazione di sinistra, per poi passare a una repressione capillare di massa per impedire ogni possibilità di lotta sindacale che si stava rapidamente politicizzando, e questo dava molto fastidio.

In quegli anni definimmo quella strage, strage di stato perché non era pensabile che qualcuno avesse in mente di fare un golpe alla sudamericana utilizzando quello strumento. Lo stragismo diventa in Italia, fino alla strage di Bologna, un modo di governare, un tentativo di condurre su un terreno di stabilizzazione questi strumenti.

Non è vero che oggi non possiamo fare niente per cercare di capire. La magistratura ha un altro compito e non ha potuto accertare responsabilità precise con delle prove. Sono sempre d’accordo quando un magistrato dice che non ha il compito di trovare ad ogni costo il colpevole e di non aver raggiunto le prove materiali. Questa battaglia l’abbiamo fatta per Valpreda e la facciamo anche per i fascisti accusati ingiustamente che a loro volta sono stati strumenti di depistaggio. Dalle carte processuali abbiamo la possibilità di ricostruire perché non si è arrivati al punto di poter individuare i responsabili. Tra le tante cose che ha detto Boato (gruppo Verde ndr) e non sto a ripetere ce n’è una scritta nella sentenza di Catanzaro: il magistrato ha detto che quello che ha sorpreso e mortificato è che persone che hanno avuto responsabilità ai massimi livelli in questo paese abbiano ritenuto di dover coprire ancora una fonte come Giannettini. Se analizziamo onestamente e seriamente quelle carte possiamo capire i depistaggi che furono addirittura precostituiti molto tempo prima. Il sosia di Valpreda che non era facile da trovare, e il taxista Rolandi che fa certe prove di percorso a Milano evidenziano una strage precostituita con depistaggi precostituiti che hanno seguito un iter studiato a tavolino. C’è la distruzione delle prove e una serie di altri elementi a far pensare che questa strage fu progettata.

Così come non credo all’ipotesi golpista non credo neanche a questa definizione dei servizi deviati, forse dovremmo coniare una formula nuova. E’ un dato di fatto che tutti i capi dei servizi hanno svolto azioni di depistaggio, copertura, funzioni ancora non chiare. Che i capi dei servizi siano sempre definiti come appartenenti a settori deviati suscita in me molte perplessità. Posso capire l’esistenza di settori che si possono infiltrare e avere anche collegamenti internazionali, ma il fatto che sempre e comunque i capi dei servizi abbiano svolto questa funzione mi fa pensare che chi li ha nominati lo ha fatto con un certo criterio; mi fa pensare che non fossero deviati loro, ma chi cercava di difendere la democrazia in questo paese.

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fonte: http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/piazza.html

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Booooom! Breve storia di un timer e di un parlamentare

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Foto del Senatore Cristano DE ECCHER

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Cristiano De Eccher e l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana: secondo il giudice Salvini, l’oggi senatore del PdL avrebbe custodito il dispositivo che ha consentito lo scoppio della bomba che ha ammazzato diciassette persone nel dicembre del 1969 a Milano

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di Dario Ferri

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Tic-tac tic-tac tic-tac tic-tac…Boom. A causa della loro brevità, le biografie dei parlamentari non sempre rendono giustizia alle loro molteplici attività. A puro titolo di esempio, basta leggere questa dedicata al senatore del Popolo delle Libertà in quota Alleanza NazionaleCristiano De Eccher. Alla voce “professione” il calepino recita soltanto “insegnante di chimica e scienze naturali”. Eppure il buon De Eccher è stato molto di più, ed è giusto che la storia gliene renda merito. Come l’intensa attività politica dentro Avanguardia Nazionale, “un’organizzazione politica della destra estremista ed eversiva italiana, fondata nel 1960 da Stefano Delle Chiaie e disciolta, legalmente, nel 1976″, di cui è stato responsabile per il Triveneto. Oppure il suo ingresso nell’inchiesta sulla bomba di Piazza Fontana a Milano, che il 12 dicembre 1969 provocò la morte di 17 persone (e il volo da un davanzale della questura di un innocente, Pino Pinelli).

QUEI MERAVIGLIOSI SEVENTIES Ne parla diffusamente e con dovizia di particolari Gianni Barbacetto nell’ultimo numero di Micromega. Il nome di De Eccher entra in gioco nel 1973, quando i carabinieri gli perquisiscono la casa. Il ragazzone promette bene: alto, biondo, nibelungo, diretto discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero, e proprietaria del magnifico castello di Calavino dalle parti di Trento. Ma soprattutto: amicone di Franco Freda, condannato ad anni 15 di reclusione per associazione sovversiva. Le forze dell’ordine trovano il solito florilegio di libercoli, volantini, manifesti e opuscoli; ma anche 78 pile elettriche.  Le pile all’epoca facevano parte dell’armamentario del perfetto stragista: servivano a confezionare esplosivi. Gli chiedono che se ne fa, e lui risponde: “mi servono per i miei hobby”. La madre, alla stessa domanda, replica invece che li usano per far giocare i figli di un amico di famiglia, il colonnello Santoro, ufficiale dei carabinieri e superiore di chi sta effettuando la perquisizione. Uno strano riferimento, e ancora più strano è che un documento del Sid (l’allora servizio segreto) che racconta della perquisizione e del particolare delle pile viene inviato in lettura al famigerato generale Gianadelio Maletti.

image4 Booooom! Breve storia di un timer e di un parlamentare

C’E’ UN GIUDICE A MILANO La perquisizione rimane senza esito, ma negli anni Novanta il giudice Guido Salvini, ritrovando l’appunto del Sid, ricostruisce la storia. Partendo dal presupposto che, secondo alcune fonti “nere”, De Eccher è il custode del timer della bomba di piazza Fontana. Secondo Salvini, la spiegazione della madre per le pile è un messaggio cifrato: Santoro di figlio ne ha uno solo, ma è famoso per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano; e secondo Azzi è anche il “fornitore del tritolo ufficiale” dei neofascisti, in associazione con “Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura”. Insomma, la genitrice del nostro con quella frase forse voleva mandare un messaggio cifrato, dicendogli più o meno che il figlio era “coperto” dai più alti gradi, e che quindi non ci mettessero troppo zelo nell’indagare su di lui, tanto era inutile. In effetti, emerge che la cellula trentina era in effetti sotto l’ala protettiva del centro Cs di Verona.

MA CHE BEL CASTELLO Scrive Salvini, citato da Barbacetto: “Purtroppo l’atto investigativo non era stato esteso al castello di Calavino di proprietà della famiglia De Eccher, dove, probabilmente i timer erano occultati. Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timer utilizzati per gli attentati del 12 dicembre 1969, la perquisizione avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all’interno del Servizio avevano offerto loro copertura”. I timer li aveva comprati Freda a Bologna al costo di 80mila lire, e sono custoditi per essere utilizzati come fonte di ricatto su ordine di Delle Chiaie: così l’editore nero è costretto a starsene buonino in carcere a farsi processare senza parlare di suoi eventuali complici. Freda verrà prima condannato e poi assolto per piazza Fontana, anche se alcune prove emerse dopo il processo indicheranno lui come un esecutore materiale della strage (non più condannabile, in quanto non si può processare qualcuno due volte per strage). Ed Eccher non verrà mai condannato per nulla in relazione a piazza Fontana.

piazza fontana Booooom! Breve storia di un timer e di un parlamentare

CAMERATI ALL’ARMI! Sempre Barbacetto ricorda un’altra circostanza interessante del curriculum di Eccher: secondo un rapporto del Sid lui, insieme ai fratelli Cecchin, ha organizzato “un addestramento alla guerriglia sulle pendici della Maranza”, con 50 chili di tritolo, detonatori e quattro moschetti, mentre secondo Vincenzo Vinciguerra Eccher diede l’ordine di fermare un attentato dimostrativo sulla linea ferroviaria Trento-Verona. Nella sua fedina penale c’è solo un attentato contro l’auto di uno studente di Lotta Continua e una condanna a due anni per attività eversive. Insomma, forse si esagera qui quando si paragona Eccher a D’Elia (riconosciuto comunque colpevole senza ombra di dubbio). Ma certo, questa storia del timer di piazza Fontana dovrebbe far riflettere. Ci sono almeno 17, se non 18 buone ragioni per farlo.

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27 agosto 2008

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/3358/piazza-fontana-de-eccher/

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SEGNALAZIONE

Siamo sicuri che ci sarà qualcuno che dirà che queste sono le solite ‘teorie’ dei ‘soliti comunisti’, quindi ci siamo premurati di ritrovare, per chiunque interessi, un documento ufficiale che attesta la fondatezza del precedente articolo su quel ‘simpaticone’ di De Eccher

ed è questo: http://web.senato.it/documenti/repository/leggi_e_documenti/raccoltenormative/30%20-%20stragi/Leg.%20XII/Resoconti/n.%2033%2024%2010%2095.pdf

ne consigliamo vivamente la lettura, non solo per via del sunnominato ma per il quadro generale che da sulle stragi di quegli anni.

Qui sotto la parte del documento riguardante il poco ‘Cristiano’ individuo..

CAMUSSO, L’INTERVISTA: “Marchionne disprezza l’Italia ma dimentica che qui è monopolista”

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L’INTERVISTA

“Marchionne disprezza l’Italia
ma dimentica che qui è monopolista”

Parla il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “Sul contratto nazionale non può decidere la Fiat”. E accusa: “La mossa del Lingotto indebolisce il sistema di Confindustria, ma nasce dalla loro volontà di destrutturare le regole”

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di ROBERTO MANIA

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"Marchionne disprezza l'Italia  ma dimentica che qui è monopolista" Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

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ROMA – «Marchionne deve smetterla di disprezzare l’Italia. E non per gli aiuti che la Fiat ha ricevuto in tanti anni. Ma perché questo Paese ha permesso alla Fiat di essere monopolista, gli ha garantito un grande mercato interno e un importante portafoglio marchi, tra cui quello dell’Alfa Romeo. Grazie a tutto questo la Fiat di Marchionne ha potuto scalare la Chrysler». Susanna Camusso, segretario generale della Cgil da poco più di un mese, sta tornando a Milano dopo aver partecipato alla manifestazione del Pd. La sfida con Marchionne sarà la sua prova del fuoco da leader della Cgil.

Lei non sarà la “signora del no”, ma su tutto vuole trattare rispettando le regole del gioco e non facendosele imporre dagli altri. Chiama in causa la Confindustria: «Spetta alla Marcegaglia invitare Cgil, Cisl e Uil a un confronto sull’eventuale contratto nazionale dell’auto. Non può essere la Fiat a scriverlo perché è nei fatti un monopolista e nemmeno la Federmeccanica che non rappresenterà più il settore». Non teme l’ennesimo accordo separato, quanto «la balcanizzazione delle relazioni industriali». Definisce «falsa e sbagliata» l’accusa di Marchionne alla Fiom che bloccherebbe lo sviluppo. «La riprova? Il Nuovo Pignone è un’azienda leader mondiale e lì la Fiom è largamente il primo sindacato».

Lei dice che Marchionne disprezza l’Italia. In realtà chiede solo garanzie per gli investimenti.
Invece dovrebbe essere riconoscente a vita nei confronti dell’Italia?
«Non è una questione di riconoscenza. Dico che è il patrimonio costruito nel tempo che gli può permettere di giocare nel mondo. E dico anche

Le colpe del governo

“Ha ragione nel porre il problema dell’assenza di una politica sull’auto, ma non può scaricare tutto sui lavoratori” che quel patrimonio è stato largamente svalorizzato negli ultimi anni. La Fiat dovrebbe confrontarsi con la Volkswagen che oggi è in condizioni di investire 44 miliardi di euro e programmare 50 mila assunzioni. Se poi Marchionne, con le sue critiche, intende porre il problema della mancanza di una politica per l’auto da parte di questo governo, ha ragione da vendere. Ma è un altro discorso e, allora, non può scaricare tutto sui lavoratori e far saltare il sistema delle garanzie per i lavoratori stessi».

Marchionne ha chiesto alla Marcegaglia di indicargli quali sono le ragioni che rendono conveniente un investimento in Italia. Provi a rispondere anche lei.

«C’è un motivo tra tutti: il mercato europeo. La Fiat non può pensare di diventare un giocatore mondiale andandosene dall’Europa. Così Marchionne contraddirebbe se stesso. I suoi concorrenti americani sono molto presenti nel mercato europeo».

La Fiat potrebbe rafforzarsi in Polonia o in Serbia.

«Ma non aveva spiegato che dovevamo fare come la Germania?».

Comunque la Fiat è pronta a investire 20 miliardi di euro a condizione che i sindacati firmino un accordo per modificare l’organizzazione del lavoro.

«Per ora ci sono i 700 milioni per Pomigliano e un miliardo per Mirafiori. Continuiamo a non vedere il piano “Fabbrica Italia”. È un piano che per ora non esiste. Ha ragione il segretario della Cisl Bonanni: prima gli investimenti e poi le ricadute sul lavoro».

La Confindustria è vittima o “complice” di Marchionne?

«Sono vere entrambe le cose. Per un verso è vittima perché la mossa di Marchionne indebolisce il sistema di rappresentanza della Confindustria. Ma nello stesso tempo questa situazione non è altro che la conseguenza della destrutturazione delle regole avviata con l’accordo separato sul modello contrattuale. Nasce tutto da lì».

L’uscita della Fiat da Confindustria sarà temporanea, come dicono, o definitiva?

«Mi pare che abbia tanta voglia di non tornare indietro. Ma spetta a Confindustria chiamare al tavolo i sindacati per scrivere, eventualmente, il nuovo contratto per l’auto. Seguendo la strada già tracciata all’epoca delle liberalizzazioni: non più il contratto Telecom, per esempio, ma quello nazionale del settore telecomunicazioni. Se non si avvia un confronto di questo tipo c’è il rischio che si metta in discussione il cosiddetto “tavolo per la crescita”. Tra l’altro producendo un danno verso tutte le altre organizzazioni di imprese. La responsabilità sarebbe della Confindustria».

Dunque la Fiom ci sarà al tavolo per il contratto dell’auto?

«Prima si deve stabilire cos’è il contratto dell’auto. Se è un nuovo contratto nazionale serve una discussione aperta, non predeterminata. Servirebbe un po’ di decenza per il rispetto delle regole».

Teme un altro accordo separato?

«Non temo nulla se non la balcanizzazione del sistema contrattuale».

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12 dicembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2010/12/12/news/camusso_intervista-10099065/

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Cassa integrazione, nel 2010 è boom

12/12/2010 (13:13) – IL RAPPORTO DELLA CGIL

Cassa integrazione, nel 2010 è boom

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Da inizio anno 1,2 miliardi di ore. Il record nelle regioni del Nord

L’incremento registrato da gennaio è pari al 37,8%
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ROMA – Più di 1,2 miliardi di ore di Cig autorizzate dall’inizio dell’anno a novembre, con il coivolgimento di 600.000 lavoratori e un conseguente taglio netto del reddito di 4 miliardi di euro, circa 7.516 euro euro per ogni singolo lavoratore. Sono i dati che emergono dalle nuove elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil Nazionale nel rapporto di novembre.

Dall’analisi della Cgil, informa una nota, si evince che, dopo aver registrato ad ottobre il superamento del miliardo di ore, la Cig segna un nuovo record negativo. Cala nel complesso a novembre la richiesta di ore, pari a 90.705.038 per un calo congiunturale del 10%, ma da inizio anno l’incremento sullo stesso periodo del 2010 è del 37,8%. Sul totale delle ore si registra una progressiva diminuzione degli strumenti ordinari mentre la cassa in deroga (Cigd) copre una fetta rilevante del totale monte ore.

La meccanica è il settore in cui si è registrato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga). Secondo il rapporto della Cgil, su 1,2 miliardi di ore di cig autorizzate la meccanica pesa per 479.117.102, coinvolgendo 488.895 lavoratori. Segue il settore del commercio con 101.156.686 di cig autorizzate per 51.611 coinvolti.

E sono ovviamente le regioni del nord quelle dove si registra il ricorso più alto alla cassa integrazione da inizio anno. Dal rapporto dell’osservatorio Cig della Cgil Nazionale si rileva che al primo posto per ore di Cig autorizzate c’è la Lombardia con 296.765.098 ore da inizio anno a novembre scorso che corrispondono a 151.411 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore).

Segue il Piemonte con 173.5050.971 ore per 88.523 lavoratori e il Veneto con 118.456.300 ore di cig autorizzate per 60.437 lavoratori. Prima in questa classifica tra le regioni del sud c’è la Puglia con 67.911.385 ore che coinvolgono 34.649 lavoratori. Mentre per il centro è il Lazio la regione dove si registra il maggiore ricorso alla cig con 59.351.348 ore per 30.281.

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Parentopoli, inchiesta anche sul 2004. Alemanno: via chi assunto illegalmente

LO SCANDALO ASSUNZIONI FACILI A ROMA

Parentopoli, inchiesta anche sul 2004
Alemanno: via chi assunto illegalmente

Pressioni Pdl per salvare un assessore a Roma. Anche i contratti Acea di 6 anni nel mirino del procuratore

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L'assessore di Roma all'Urbanistica Marco Corsini: il Pdl non vuole la sua rimozione
L’assessore di Roma all’Urbanistica Marco Corsini: il Pdl non vuole la sua rimozione

ROMA – Alemanno torna sul caso Parentopoli e assicura: chi è stato assunto illegalmente dovrà lasciare il posto di lavoro. Intanto proseguono le prove tecniche di rimpasto. Ma, per mettere mano alla giunta, il sindaco della Capitale dovrà aspettare il voto di fiducia sul governo: gli equilibri nazionali sono delicati, ogni mossa li può alterare. La Procura di Roma si appresterebbe ad estendere le indagini su Parentopoli fino al 2004, acquisendo anche i contratti stipulati da Acea negli ultimi sei anni.
Gli ex Forza Italia fanno muro intorno a Marco Corsini, assessore all’Urbanistica. Sabato mattina Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, ha chiamato il sindaco per blindare l’assessore: se cadesse, per Alemanno si aprirebbe un problema politico. Sergio Marchi, invece, sembra vicino alle dimissioni. Il terzo a ballare è Fabio De Lillo: per lui si aspetterà il passaggio sul voto al governo.

VIA I PARENTI RACCOMANDATI – Chi è stato assunto illegalmente deve lasciare il posto di lavoro, ha detto domenica il sindaco di Roma parlando del ciclone che ha investito le municipalizzate capitoline. «Accettiamo la sfida del cambiamento. Ma chi ha sbagliato dovrà pagare – ha precisato nel corso della manifestazione del Pdl in sostegno del Governo – e se qualcuno è stato assunto illegalmente dovrà lasciare il posto di lavoro».
Acclamato dai suoi sostenitori Alemanno ha «assunto un impegno» a introdurre «regole nuove». «Dobbiamo imporre concorsi in ogni contesto pubblico in cui si assume. Da gennaio per la prima volta avremo norme così ferree – ha aggiunto – che neppure l’ultimo degli assunti potrà avere l’ombra del dubbio sulle sue spalle». Alemanno ha poi attaccato il centro-sinistra: «Ora potremmo dire che queste sono cose che accadono o che la sinistra faceva molto peggio, ma non seguiremo questa strada». E ha ricordato che la sua Giunta «ha stabilizzato 2.000 precari delle Giunte precedenti, gente che non abbiamo assunto noi, ma che da anni aspettava un lavoro stabile».

AMICI DEGLI AMICI NEL PD – Intanto dopo le assunzioni all’Atac degli ultimi due anni, durante la giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno, si comincia ad indagare sui posti di lavoro assegnati agli «amici degli amici» dal 2004 al 2008, quando il governo del Campidoglio era nelle mani del centrosinistra di Walter Veltroni. E dopo l’azienda per i trasporti pubblici locali, tocca all’Ama, la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. La bufera Parentopoli si allarga sempre di più, almeno per quanto riguarda l’inchiesta della magistratura: tanti, troppi i boatos e i bisbigli su «corsie preferenziali» assegnate a questo o a quel congiunto, alla fedele collaboratrice di tante esperienze politiche o ai figli di chi sta vicino al potente di turno, a parenti o «sponsorizzati» di sindacalisti.

La sede di Acea, azienda  per l'energia controllata dal Comune di Roma
La sede di Acea, azienda per l’energia controllata dal Comune di Roma

SEI ANNI DI CHIAMATE DIRETTE – Il procuratore Giovanni Ferrara ha deciso di allargare gli accertamenti agli ultimi sei anni di contratti di Atac e Ama e lo stesso potrebbe accadere, da un momento all’altro, per quelli di Acea: un limite temporale determinato da una linea di confine invalicabile, quella della prescrizione degli eventuali reati commessi in precedenza. L’inchiesta già lunga e difficoltosa — finora ristretta agli 854 dipendenti contrattualizzati dal 2008 in poi dall’azienda che gestisce bus e tram — si preannuncia così ancor più complicata. Sono diventate alcune migliaia le posizioni personali da passare al vaglio per stabilire se siano state regolari le procedure che hanno portato alle assunzioni: un calcolo esatto, almeno allo stato, è impossibile.

L'assessore Sergio Marchi con il sindaco (Eidon)
L’assessore Sergio Marchi con il sindaco (Eidon)

FASCICOLI AI CARABINIERI -Ma certo è che i carabinieri del Reparto operativo della Capitale (che da lunedì dovrebbero cominciare ad acquisire nelle sedi delle società i fascicoli degli impiegati e i regolamenti alla base degli iter amministrativi applicati nelle fasi precedenti alle assunzioni) si troveranno di fronte a un’enorme mole di documenti da passare al setaccio: la scelta del procuratore di procedere a verifiche bipartisan è la conseguenza delle polemiche incrociate e delle accuse reciproche tra centrodestra e centrosinistra negli ultimi giorni.

ESTRANEO ALLE ASSUNZIONI – In Campidoglio, se prima a ballare nel rimpasto di giunta messo in moto da Parentopoli erano in tre, ora sono rimasti in due: l’assessore alla Mobilità e quello all’Ambiente. Il terzo nome, quello di Marco Corsini (che, al contrario degli altri due, non è stato sfiorato dalla vicenda delle assunzioni), è stato di fatto «depennato» dalla telefonata di Cicchitto. Un intervento, quello del capogruppo Pdl alla Camera, che è bastato a «blindare» la posizione del titolare dell’Urbanistica.
Letti i giornali, infatti, Cicchitto si è subito attivato. Corsini fa parte del suo «correntone» — quello degli ex Forza Italia, che fa riferimento anche a Gianni Sammarco e Antonio Tajani — e gode della fiducia degli ex azzurri. Nel colloquio con Alemanno, Cicchitto è stato molto chiaro: se salta Corsini, si apre un problema politico per il sindaco. Che, naturalmente, specie in questo momento, non se lo può permettere…

Alemanno con l'assessore all'Ambiente Fabio De Lillo (foto Omniroma)
Alemanno con l’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo (foto Omniroma)

DIMISSIONI SPONTANEE – Di sicuro, la sorte degli altri due assessori — Marchi e De Lillo — sembra segnata. Alemanno dal primo — che fa parte della sua componente e che è stato indicato da Vincenzo Piso, coordinatore regionale e vero regista (insieme a Francesco Aracri) delle politiche sui Trasporti in città — si aspetta adesso un passo indietro. E, in qualche modo, nei colloqui di questi giorni glielo ha fatto capire. Ma per De Lillo, per nulla intenzionato a lasciare l’assessorato all’Ambiente, è diverso. E, anche qui, contano gli interessi nazionali. Il fratello, Stefano, è senatore e per la fiducia al governo Berlusconi serve anche il suo voto. Fino a quella data, anche Fabio è «blindato». Dopo però, Alemanno ne deciderà la sorte.

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Redazione online
articoli di Menicucci e Haver e altri servizi a pagina 20 e, in Cronaca di Roma, alle pagine 2 e 3, sul Corriere della Sera

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12 dicembre 2010

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_dicembre_12/parentopoli-rimpasto-puo-aspettare-roma-18158308683.shtml

TECNOLOGIA, AMBIENTE, SALUTE – Pericolosità delle polveri sottili: Ricerca pugliese ne svela i segreti

Pericolosità delle polveri sottili
ricerca pugliese ne svela i segreti

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Più leggere e nocive per la salute le polveri presenti nell’aria del Nord Italia perché prodotte dal traffico automobilistico, più pesanti e meno dannose le polveri al Sud perché arrivate dal Sahara. Per la prima volta messa a punto una tecnica per l’identificazione della provenienza delle polveri, del peso specifico e della loro pericolosità

Pericolosità delle polveri sottili ricerca pugliese ne svela i segreti

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Anche le polveri sottili hanno un’identità. Una ricerca finanziata dalla Regione Puglia e condotta dalle Università di Bari (Dipartimento di Chimica) e del Salento (Dipartimento di Fisica) con la collaborazione di due imprese (Lenviros srl, società spin off dell’Ateneo barese, e Fai Instruments srl), la svela per la prima volta in Europa con strumenti e metodi completamente innovativi, che segnano un significativo passo avanti nella lotta contro l’inquinamento.

‘La vera identita’ delle polveri sottilì rappresenta l’esito di uno dei 53 progetti strategici finanziati dalla Regione Puglia ed è la quarta tappa della campagna ‘I Doni della Scienza’, il tour dell’Area Politiche per lo Sviluppo economico, il Lavoro e l’Innovazione dell’Ente “a caccia del risultato”. Si tratta di una campagna durante la quale la Regione verifica e mostra ai media i prodotti delle ricerche finanziate. Questo perchè le scoperte o le invenzioni di oggetti innovativi sono stati finanziati grazie a risorse pubbliche.

In particolare i 53 progetti sono sostenuti con 45 milioni di euro totali (disponibili nell’Accordo di programma quadro sulla ricerca). E’ già avvenuto per il tonno rosso, (il progetto grazie al quale per la prima volta al mondo sono nati 20 milioni di larve da tonni tenuti in cattività), la realizzazione del diamante artificiale (capace di intercettare più degli altri prototipi i raggi ultravioletti) e il segreto dell’Acquaporina (scoperta che ha segnato un enorme passo avanti nella ricerca mondiale sulla sclerosi multipla e su una malattia rara come la neuromielite). I risultati sulle polveri sottili sono stati presentati durante il recente Festival dell’Innovazione alla Fiera del Levante di Bari, tra gli altri, dalla vice presidente e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone.

Sono pesanti, a volte pesantissime le polveri sottili, o fini come preferiscono definirle i ricercatori, presenti in Puglia e in tutte le regioni europee del Mediterraneo. Ma spesso non sono pericolose come al Nord perchè generate dal deserto e non dal traffico. E’ una ricerca alla quale sono interessati altri paesi europei poichè ha realizzato strumenti e metodi di misurazione innovativi, che fanno luce per la prima volta sul mistero delle provenienza delle polveri fini e potrebbero risolvere una volta per tutte il problema della multe comminate dall’Unione europea per il superamento del livello massimo di polveri.

La ricerca, durata 48 mesi, è costata in tutto 1 milione e 168 mila euro ed è stata possibile grazie a finanziamenti pubblici pari a 800mila euro erogati dalla Regione Puglia. “Gli esiti di questo progetto -ha detto la vice presidente Capone- rappresentano per la Regione Puglia il ritorno, moltiplicato, di un investimento rilevante per la ricerca, che quota 1 miliardo 762 milioni per la programmazione 2007-2013”.

“Siamo la Regione che ha puntato di più in Italia su un binomio vincente: ricerca e giovani. In questo progetto vediamo all’opera un team di 23 ricercatori, più due docenti, con un’età media di trent’anni, per la maggior parte donne, che volano davvero alto per qualità delle idee e per la carica innovativa del loro approccio alla soluzione dei problemi. A questi giovani cervelli abbiamo fornito gli strumenti per alzare il livello di competitività della Puglia, valorizzando attraverso le loro idee, il nostro stesso territorio. Grazie a loro la Puglia ancora una volta si distingue come un caso internazionale nel mondo della ricerca”.

La ricetta vincente di questa scoperta è nell’integrazione di metodiche e macchine non nuove ma usate in modo differente, combinando cioè dati e strumenti, integrando modelli, mettendo insieme misure da satellite e misure al suolo. Così i ricercatori pugliesi sono riusciti a realizzare un nuovo prototipo servendosi di tecnologie innovative ma già esistenti. Questo è un approccio originale applicato per la prima volta in Europa. L’arma vincente è stata mettere insieme un’impresa partner di livello europeo (la Fai Instruments, azienda italiana leader nello sviluppo di strumentazione per il rilevamento e la misura dell’inquinamento atmosferico) con le competenze e gli strumenti delle Università di Bari e Lecce.

Si è raggiunto il risultato di identificare l’origine delle polveri, un dato fondamentale perchè è la provenienza e non il peso a determinare la pericolosità di queste particelle, che i ricercatori chiamano particolato atmosferico (PM). Si scopre così che la pericolosità può essere persino inversamente proporzionale rispetto al peso. Se le polveri fini provengono dal traffico, sono leggerissime ma pericolosissime per la salute; se, invece, sono arrivate fino a noi dal deserto del Sahara sono pesanti ma non nocive.

Una differenza sostanziale, da un lato per la lotta all’inquinamento, dall’altro per i risvolti economici che implica. Le Regioni che superano il livello massimo di polveri fini consentito dalle direttive comunitarie sono soggette infatti ad una multa da parte dell’Ue pari a circa 10 mila euro al giorno. Ma, spiegano i ricercatori, attualmente il parametro che viene preso in considerazione non è la pericolosità delle polveri ma il peso. Per le regioni del basso Mediterraneo, si tratta spesso di un onere notevole, perchè le loro polveri spesso sono pesantissime, proprio come avviene in Puglia.

“Le polveri fini del Tavoliere – spiega Gianluigi De Gennaro, giovane chimico dell’Università di Bari, responsabile scientifico del progetto e coordinatore della ricerca – sono diverse da quelle della Pianura Padana. A Milano le polveri prodotte dal traffico restano lì, come imprigionate in una piccola scatola. Il nostro territorio invece ha capacità disperdenti migliori perchè c’è vento, sole, scambi di calore terra-aria. Ecco perchè in Puglia siamo più soggetti agli eventi transfrontalieri cioè ad apporti di polveri da altre parti del mondo. Noi abbiamo concentrazioni di PM10 molte alte. Provengono dal Sahara e dal Nord Est dell’Europa, però per fortuna non sono così pericolose come quelle prodotte dal traffico”.

Un aspetto, questo, che l’Ue non valuta imponendo comunque multe salatissime. Il problema riguarda tutte le regioni del Mediterraneo. Per questo l’Italia, con Spagna, Portogallo e Cipro, ha chiesto invano una deroga. Unica concessione delle direttive comunitarie è scorporare dal limite fissato la porzione di PM10 dovuta a fonti transfrontaliere, ma i Paesi interessati devono riuscire a provarne la provenienza. E qui entra in gioco la ricerca pugliese.

“Gli strumenti tradizionali – dice De Gennaro – misurano il particolato, cioè le polveri, ma ignorano da dove provenga. Noi invece abbiamo sviluppato strumenti e metodi per capire l’origine delle particelle, se sono locali o se provengono dall’estero. Questo ci permette, tra l’altro, di fornire all’Ue le prove richieste per ridurre le infrazioni”. Pochi fino ad oggi infatti sono i tentativi di individuare tra le particelle quelle provenienti, ad esempio, dall’Africa. Ci ha provato la Spagna, utilizzando un metodo statistico. “Siamo stati noi i primi in Europa”, ribadisce De Gennaro. “Ci siamo serviti di tanti strumenti già esistenti e li abbiamo usati insieme. L’idea vera è stata l’integrazione”. Il prototipo realizzato dai ricercatori adesso si trova a Bari nel Dipartimento di Chimica ed è già richiestissimo da varie regioni italiane per misurare le polveri. Adesso è in partenza per Taranto dove avrà il compito di svelare la provenienza del benzoapirene.

La scoperta dei ricercatori pugliesi con il progetto denominato Simpa (Sistema Integrato per il Monitoraggio del Particolato Atmosferico) ha svariate applicazioni. Serve ad individuare le sabbie sahariane e in generale i trasporti transfrontalieri; intercetta la produzione di benzopirene nelle aree industriali; dimostra che l’Italia è divisa in due per le polveri fini, più leggere e pericolose al Nord, più grosse ma meno pericolose al Sud e che quindi è sbagliato misurare con lo stesso criterio le polveri fini al Nord e al Sud; permette le misurazioni su microaree per pianificare azioni come il blocco del traffico; individua zone più ampie di misurazione attraverso l’uso del satellite.

Tante le ricadute del progetto sul territorio. I laboratori delle Università di Bari e di Lecce oggi sono tra i più importanti in Italia per le strumentazioni implementate, la stessa Puglia è diventata una delle regioni di riferimento per la misurazione delle particelle in atmosfera. Qui infatti sono state organizzate tre scuole nazionali e la prima scuola nazionale della Italian Aerosol Society (Ias), oltre ad essere stato pubblicato il volume ‘Particelle in atmosfera. Conosciamole meglio’, curato dal team di ricerca.

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12 dicembre 2010

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/pericolosit_delle_polveri_sottili_ricerca_pugliese_ne_svela_i_segreti-10109312/?rss

Fini: “Berlusconi vuole solo rimanere a Palazzo Chigi” / Legittimo impedimento, udienza rinviata a gennaio

“Da mercoledì Fli sarà forza di opposizione nel centrodestra”

Fini: “Berlusconi vuole solo rimanere a Palazzo Chigi”

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“Berlusconi non vuole governare, vuole rimanere a palazzo Chigi ed è così finché c’è il legittimo impedimento”, che per lui “è vitale”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione ‘In mezz’ora’, sottolineando che l’obiettivo del Cavaliere è quello di “evitare i processi”. Berlusconi, ha insistito Fini, farà in Parlamento un discorso latte e miele. “Giusta” l’azione della magistratura per verificare se alcuni parlamentari sia stati “comprati” o “corrotti” ed è “gravissimo” dire che si tratta di una “ingerenza della magistratura”

Gianfranco Fini a 'In mezz'ora'Gianfranco Fini a ‘In mezz’ora’ 

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Roma, 12-12-2010

“Berlusconi non vuole governare, vuole rimanere a Palazzo Chigi perché per lui è vitale finchè c’è il legittimo impedimento”. A dirlo è stato Gianfranco Fini a ‘In mezz’ora’. A riprova, ha proseguito, c’è il fatto che la prima legge che intende fare dopo la fiducia “è la riforma della giustizia”.

“Berlusconi farà un discorso latte e miele”
“E’ evidente che in Parlamento Berlusconi farà un discorso al latte e miele, dirà che è pronto a prendere in considerazione tutte le proposte di Futuro e Libertà.Salvo insultarci la mattina, il pomeriggio fa un discorso di apertura e qualche ora prima dice pifferai magici e alleati con la sinistra. Noi siamo stanchi di questa doppia personalità del premier Berlusconi verso Fli, Lo ha detto il leader di Fli Gianfranco Fini parlando ad ‘In 1/2 ora’ di Lucia Annunziata.

Fli sarà forza di opposizione nel centrodestra
“Da mercoledi’ Fli sarà a tutti gli effetti forza di opposizione nell’ambito del centrodestra”. A preannunciarlo è stato Gianfranco Fini a ‘In mezz’ora’.

“Non ci fidiamo più”
Il problema è che “noi non ci fidiamo più delle parole di Berlusconi perché ne ha pronunciate tante in questi anni e ora servono i fatti”. “La leggerezza di alcuni amici” di Futuro e Libertà è di non aver capito che “siamo arrivati al dunque”, ha aggiunto il presidente della Camera, tornando sulla proposta di mediazione di alcune ‘colombe’ del suo partito e di altri parlamentari del Pdl.
Cio’, ha aggiunto il presidente della Camera nel corso del programma ‘In mezz’ora’ di Lucia Annunziata, “rende tardiva la proposta”.

Grave parlare di “ingerenza” della magistratura
Gianfranco Fini ha voluto marcare la differenza tra sé e Silvio Berlusconi anche sulla questione della compravendita dei deputati. “Chi è stato folgorato sulla via di Damasco è giusto che cambi idea”, ha spiegato il presidente della Camera. Ma, ha ricordato, “è la prima volta che la Procura indaga su questo”. E “la cosa che considero gravissima è che gli ambienti più vicini a Berlusconi e forse lo stesso Berlusconi hanno detto che è stata un’ingerenza da parte della magistratura”.
Eppure, ha aggiunto, “la magistratura non ingerisce se Tizio o Caio ha cambiato idea, ma se è stato comprato, corrotto”. Dunque “questa è ingerenza? Secondo me no. E’ un’affermazione di legalità. E già questa è un’enorme differenza tra noi”.

Non esistono governi tecnici
“Non esistono governi tecnici, ma governi che hanno delle maggioranze”. A sottolinearlo è stato Gianfranco Fini a ‘In mezz’ora’. Per il presidente della Camera, il futuro, se si arriverà alla sfiducia, “è un governo di centrodestra”.

“Casini non tornerà sotto l’ombrello di Berlusconi”
“E’ fantasioso ed autoconsolatorio il discorso di chi nella maggioranza dice ‘prendiamo un voto in più” e poi andiamo avanti”, allargando all’Udc.

“Conosco Pier Ferdinando Casini da tanti anni, ho stima della sua intelligenza politica, abbiamo avuto momenti di massima concordia e di divergenza. Lui ha fatto un enorme sforzo e ha vinto un’enorme scommessa quando è tornato in Parlamento contro il Pd e contro il blocco Pdl -Lega, quindi contro di me allora. Ma Casini può svendere mai la sua recente storia politica e tornare sotto l’ombrello politico dal quale è uscito due anni fa prima di altri, soltanto perché il 14 Berlusconi è rimasto appeso ad un voto?”.

“Serve un governo di centrodestra, magari anche Tremonti”
Gianfranco Fini ritiene che dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi serva un nuovo governo di centrodestra. E un esecutivo guidato da Giulio Tremonti lo sarebbe certamente, anche se “non è una questione di nomi”.

Le dimissioni di Silvio Berlusconi dovrebbero portare ad “un altro governo di centrodestra, altro che ribaltone!”, ha detto il presidente della Camera rispondendo a Lucia Annunziata nel corso del programma ‘In mezz’ora’. Quindi lei escluderebbe un governo tecnico? “Ma non esistono i governi tecnici, esistono governi politici: faccio questo mestiere da tanti anni e non esistono governi tecnici”.

Alla domanda se considererebbe quello guidato da Tremonti un governo tecnico o un governo pienamente politico, Fini ha risposto: “Tremonti è il ministro cardine dell’attuale esecutivo ed è chiaro che sarebbe un nuovo governo di centrodestra, ma io non ne faccio una questione relativa al nome ne faccio una questione relativa al programma”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=148250

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Legittimo impedimento, udienza rinviata a gennaio

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De Siervo corte costituzionale
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La Corte Costituzionale rinvierà l’udienza (e quindi non solo la decisione) sul ‘legittimo impedimento’ il prossimo gennaio, in origine fissata il 14 dicembre, per ”giudicare in un clima piu’ tranquillo” vista la concomitanza con il voto di fiducia al governo in Parlamento. Lo ha detto il neopresidente della Consulta, Ugo De Siervo, in conferenza stampa.

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10 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/italia/legittimo-impedimento-br-udienza-rinviata-a-gennaio-1.259454