Archivio | dicembre 13, 2010

14 DICEMBRE – Studenti, operai, terremotati: Tutti a Roma contro il governo

Studenti, operai, terremotati
Tutti a Roma contro il governo

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Ottanta pullman da tutta Italia per la protesta anti Gelmini, che si unirà ai cortei di metalmeccanici, comitati per L’Aquila, ma anche cittadini di Terzigno e immigrati. Una giornata caldissima per la Capitale nel giorno del voto di fiducia sull’esecutivo

Studenti, operai, terremotati Tutti a Roma contro il governo

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ROMA – Sarà una giornata caldissima, a dispetto del preannunciato arrivo del gelo su tutta la Penisola: mentre a Montecitorio si deciderà sulla sopravvivenza del governo Berlusconi, la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini tornerà a risuonare nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, con epicentro a Roma. E insieme alle migliaia di studenti in arrivo con 80 pullman nella Capitale, sfileranno in altri cortei anche i metalmeccanici Fiom che protestano per i casi Melfi e Pomigliano, i cittadini di Terzigno contro le discariche, le associazioni antirazziste degli immigrati, i comitati dei terremotati dell’Aquila.

Una concentrazione tale da far immaginare un autentico assedio al cuore politico del Paese, diviso tra Montecitorio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli. Un duro lavoro di controllo attende le forze dell’ordine, che dovrebbero mantenere i manifestanti ben lontani dalla cosiddetta “zona rossa”. Con la preoccupazione di garantire “sia il diritto di manifestare che la sicurezza delle sedi istituzionali, degli operatori di polizia, e degli stessi manifestanti, nonché la vivibilità per chi risiede e lavora nelle zone interessate dalle manifestazioni”, spiega una nota della Questura di Roma.

Impossibile determinare con certezza i percorsi dei vari cortei. Oltre ai luoghi prestabiliti per la partenza della protesta, si prevedono anche punti di riunione improvvisati per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione. In altre parole, le strade da seguire saranno decise in base ai partecipanti alla manifestazione. Difficile prevedere le mosse dei manifestanti. Per questo la Questura ha approntato un “dispositivo modulare e flessibile”, che prevede blocchi delle strade dove necessario, ma che potranno poi essere rimossi, spostati o comunque orientati in base alle esigenze del momento. Con conseguenze imprevedibili per il traffico e per il trasporto pubblico.

Il concentramento principale degli studenti, oltre a quelli della Stazione Ostiense e di piazza della Repubblica, avrà luogo a partire dalle 10 in piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza. Gli universitari non nascondono di voler tentare un nuovo assalto al Parlamento, dopo quello che il 30 novembre scorso portò a tensioni e scontri con le forze dell’ordine 1 che sbarrarono le vie d’accesso a piazza Montecitorio.

“Assedieremo tutti i palazzi del potere nel centro storico” confermano gli studenti riuniti nell’Aula VI di Lettere alla Sapienza, dove hanno presentato le mobilitazioni di domani. “Qualsiasi cosa accadrà – dicono – rappresenterà comunque una giornata di democrazia reale. Perché come studenti ci batteremo sempre contro ogni tentativo di dismissione dell’università pubblica e fino a che questo governo non se ne andrà a casa”.

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13 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/13/news/studenti_il_giorno_della_protesta-10156188/?rss

Chi è Moffa, il finiano che ha due ragioni per mediare con Berlusconi

Chi è Moffa, il finiano che ha due ragioni per mediare con Berlusconi

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di Sara Bianchi

13 dicembre 2010

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Rautiano, cattolico, da sempre legato a Gianfranco Fini, Silvano Moffa tenta questa volta una linea differenziata da quella del presidente della Camera. E guida le colombe futuriste verso l’astensione a Palazzo Madama in cambio delle dimissioni del presidente del Consiglio prima del voto alla Camera. Se Berlusconi non compirà questo passo, allora il gruppo Fli voterà compatto la sfiducia a Montecitorio.

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Politico di lungo corso, Moffa ha fatto parte (negli anni Settanta) della direzione e della segreteria nazionale del partito, fino ad assumere l’incarico di capo della segreteria politica. Giornalista, ha ricoperto la carica di vicedirettore de Il Secolo d’Italia. Poi componente dell’assemblea e della direzione nazionale in Allenza Nazionale, è stato presidente della Provincia di Roma (dal 1998 al 2004) e, per due mandati (prima di arrivare in provincia), sindaco di Colleferro (Roma) dove è tornato – con la stessa carica – dopo il 2004. Nel II governo Berlusconi è diventato sottosegretario al ministero per le Infrastrutture e Trasporti con delega alle Aree Urbane e Roma capitale. E nel 2005 Gianfranco Fini ha delegato a lui la responsabilità del programma elettorale di Alleanza Nazionale. Attualmente è presidente della XI commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Si incrina il sodalizio con Fini
Dunque un lungo sodalizio politico con il presidente della Camera che rischia ora di venire incrinato dalle posizioni più concilianti (verso il premier) di Moffa. Ma nessuno, tra chi lo conosce, pensa a strane mire da parte del deputato Fli, considerato sincero nelle sue convinzioni. Ciò che lo allontana da Fini sarebbe soprattutto una diversa convinzione sull’eventualità di un voto nella prossima primavera. Perché Moffa sembra temere che, in caso di elezioni a fine marzo, Futuro e libertà possa risultare penalizzata. Guadagnando un anno, invece, ci sarebbe la possibilità di far emergere le contraddizioni di Silvio Berlusconi, consentendo al movimento finiano di crescere e consolidarsi nel territorio. Ma c’è anche un’altra considerazione che lo differenzia dal presidente della Camera e riguarda il rapporto con l’Udc. Moffa sospetta che i centristi di Casini possano fare il doppio gioco e magari siglare (alla fine) un accordo con Silvio Berlusconi. Insomma è tra coloro che credevano fermamente nel processo che ha portato alla fondazione del Pdl e che, nonostante la delusione per come quelle idee siano state (o non state) portati avanti nel partito, restano fedeli a quel progetto. Come dire: dalla scelta di fondare un partito nuovo (Fli) a quella di togliere la fiducia a Silvio Berlusconi c’è di mezzo un bel po’ di strada. Per alcuni forse troppa.

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fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-13/moffa-finiano-ragioni-mediare-181936.shtml?uuid=AYU8NQrC

MOFFA, FINE DELLA STORIA

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B., COME POTREBBE FINIRE – Fini contro la prassi per fare la storia

Ma è probabile che vinca il partito del “Tengo famiglia”..

mauro

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Fini contro la prassi per fare la storia

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di Peter Gomez e Marco Travaglio

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Domani probabilmente Silvio Berlusconi otterrà la fiducia, per uno o due voti, grazie a una quindicina di deputati comprati a prezzo modico e a tre deputate partorienti. Fiducia a termine, destinata a durare solo finché il governo non lascerà le Camere per tornare ad asserragliarsi nel Palazzo. Poi provvederà Umberto Bossi a staccare la spina, mandandoci alle elezioni anticipate.

L’esecutivo del “miglior premier degli ultimi 150 anni” è infatti morto da un pezzo. E sarebbe già sepolto se Fini non si fosse fatto convincere, per un eccesso di responsabilità istituzionale, dal capo dello Stato che un mese fa gli chiese di rinviare il voto sulla mozione di sfiducia alla Camera al 14 dicembre, dando così il tempo al Presidente del Consiglio di indire l’asta per gli onorevoli mancanti.

Ma forse è meglio così: la tragicomica e corrotta sfiducia di domani è una buona occasione, forse l’ultima, per indurre mezza Italia a riflettere su se stessa.

Come hanno potuto milioni di cittadini votare per uno come Berlusconi, quand’era chiaro fin dall’inizio che lui era sceso in campo solo per farsi gli affari suoi? Come hanno potuto interi plotoni di giornalisti e intellettuali spacciarlo per il campione della “rivoluzione liberale”, mentre lui brigava notte e giorno, nelle ore lasciate libere dalle ragazze a pagamento, per scampare ai suoi processi e arraffare milioni? Come ha potuto l’opposizione, salvo rare eccezioni, glissare sul conflitto d’interessi che, proprio in questi giorni, ha esplicato la sua geometrica potenza con l’intero gruppo Mediaset impegnato a offrire carote ai consenzienti e a minacciare bastoni ai dissenzienti?

Sabato, durante la manifestazione del Pd, nessuno ha osato ricordare la verità: e cioè che il premier è abbarbicato disperatamente non al governo, ma all’annesso legittimo impedimento per sfuggire ai tribunali e alla giustizia. Così, sia pure con sedici anni di ritardo, l’ha dovuto fare Fini.

Domani Fini, da presidente della Camera, sarà costretto ad astenersi come vuole la prassi. Ma, se il pannello luminoso di Montecitorio segnasse il pareggio, Fini deve pensare una cosa. Una possibilità ancora ce l’ha. Quella di dimettersi e votare contro il premier. Perderebbe la poltrona, certo. Ma con la sua sfiducia farebbe davvero la storia.

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13 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/13/fini-contro-la-prassi-per-fare-la-storia/81728/

Martedì a Roma centro blindato e “zona rossa”. Gli studenti: la violeremo

Martedì a Roma centro blindato
e “zona rossa”. Gli studenti: la violeremo

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In campo due-tremila uomini per presidiare gli accessi principali e le vie interne. Chiusure e aperture flessibili

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ROMA (13 dicembre) – Non sarà un martedì facile per la Capitale. In occasione delle manifestazioni annunciate in contemporanea al voto di fiducia, il centro della città sarà blindato da 2-3mila uomini delle forze dell’ordine, con l’istituzione di una zona rossa «flessibile», da estendere o ridurre a seconda delle necessità. Zona rossa che, come hanno annunciato questa mattina, gli studenti tenteranno di violare, entrando in corteo in piazza Montecitorio.

Prefetti e questori hanno ricevuto una circolare con la richiesta di monitorare le partenze degli antagonisti che hanno annunciato la loro presenza domani a Roma. L’attenzione è alta soprattutto per gli arrivi dal nord est, da Torino, Milano e Napoli. «Sarà una giornata lunga e pesante» dicono al Dipartimento della Pubblica sicurezza, sottolineando che per le strade di Roma sfileranno realtà diverse ed eterogenee, non escludendo che tra i manifestanti possa infiltrarsi qualcuno intenzionato a cercare lo scontro a tutti i costi, anche se al momento le informazioni arrivate dai servizi segreti non prevedono l’arrivo a Roma di black block.

Il centro di Roma sarà blindato da migliaia di uomini in assetto antisommossa, che presidieranno gli accessi principali e anche le vie interne. Un dispositivo «non rigido ma flessibile» che consentirà a chi domani dovrà gestire l’ordine pubblico di modificare lo schieramento in corso d’opera, a seconda delle necessità. Molta attenzione sarà inoltre dedicata alla vigilanza degli obiettivi sensibili, che potrebbero essere scelti dai manifestanti come alternativa all’assedio ai palazzi del potere.

Gli studenti del cartello Uniti contro la crisi manifesteranno contro il ddl Gelmini e per chiedere la sfiducia del governo. «Non abbiamo ricevuto alcuna convocazione dalla Questura – hanno detto gli studenti – e la nostra manifestazione di domani non è ufficialmente autorizzata. Siamo sicuri quasi al 100 per 100 che l’accesso a piazza Montecitorio sarà vietato così come ci saranno anche altre zone rosse, anche se noi proveremo lo stesso a raggiungerle. Più realtà associative avevano chiesto la piazza per domani e la Questura non ha ancora concesso alcuna autorizzazione». Due cortei principali, uno dalla Sapienza e l’altro dal Colosseo, si uniranno ai Fori Imperiali per dirigersi verso Montecitorio. Altri assembramenti saranno sparsi per tutta la città. Tra questi ci saranno l’Ostiense e piazza della Repubblica.

Saranno circa 1500 gli uomini impiegati dalla questura per la manifestazione degli studenti. Le misure adottate saranno le stesse utilizzate durante la manifestazione del 30 novembre, quando migliaia di studenti scesero in piazza contro la riforma Gelmini. L’accesso a piazza Montecitorio sarà bloccato con i blindati, così come altri palazzi delle istituzioni. Si cercherà di evitare il più possibile il contatto dei manifestanti con gli agenti, per questo a sbarrare l’accesso alle zone vietate saranno le camionette della polizia. Gli universitari potranno sfilare in centro lungo via Cavour, passando per piazza Venezia, corso Vittorio Emanuele e parte del Lungotevere. Il percorso sarà direzionato a seconda dell’evolversi della manifestazione.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130556&sez=HOME_ROMA

ROMA – Parentopoli Atac, denuncia sindacati: mai assunti 139 autisti giudicati idonei

Parentopoli Atac, denuncia sindacati: mai assunti 139 autisti giudicati idonei

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La Procura attende le carte sulle assunzioni. Il Codacnos presenta un esposto: c’è un nesso con gli incidenti dei bus?

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ROMA (13 dicembre) – Il Codacons e l’associazione utenti del trasporto aereo, marittimo e ferroviario hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma chiedendo se le assunzioni clientelari all’Atac hanno inciso sui molti incidenti subiti negli ultimi anni, a Roma, dagli utenti del trasporto pubblico.

La Procura attende l’arrivo del carteggio che i carabinieri stanno acquisendo sulle assunzioni degli ultimi due anni all’Atac e all’Ama (rispettivamente 850 e 1400). Solo quando sarà terminata tale operazione i magistrati coordinati dal Procuratore aggiunto, Alberto Caperna, faranno un primo punto sull’inchiesta. I Pm intendono procedere per gradi. Analizzando anzitutto i libri matricola delle nuove assunzioni al fine di scremare quelle in regola da quelle sospette. A quel punto si procederà con le prime audizioni. A partire dai dirigenti e funzionari delle due aziende chiamati in causa nelle procedure di assunzione. Non è escluso che, se dovessero emergere fattispecie di pertinenza della magistratura, anche per Acea sarà aperto un fascicolo processuale.

Nella denuncia il Codacons chiede di ampliare le indagini sulla vicenda parentopoli, facendo luce sul «nesso tra la qualità del trasporto pubblico capitolino, gli incidenti e i disservizi, e le assunzioni clientelari». Le due associazioni hanno prodotto un dossier su alcuni incidenti gravi avvenuti a Roma negli ultimi anni. «Abbiamo già detto che le assunzioni di impiegati non basate sul merito hanno ripercussioni negative dirette sul servizio reso all’utenza – dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – Vogliamo ora sapere nello specifico se alcuni gravi incidenti che hanno coinvolto negli ultimi anni tram, autobus e metro della capitale, così come i disservizi quotidiani nel trasporto pubblico, possano o meno essere riconducibili all’eventuale presenza all’interno dell’Atac di soggetti assunti in modo clientelare».

Assunzioni bloccate solo per gli autisti, denunciano Usb e Sul. «Atac ha bloccato le assunzioni da un anno e mezzo ma, fatalità, solo per il settore produttivo degli autisti e non per gli amministrativi e i manager. Ad oggi gli organici degli autisti sono sottonumerari in tutti i depositi, stimiamo di mille persone, e i lavoratori sono costretti a turni massacranti per sopperire al fabbisogno dell’azienda: non riescono ad andare in congedo e a prendere ferie». A lanciare l’allarme è il responsabile trasporti dell’Usb Lazio, Roberto D’Agostini, che riferisce: «Le ultime assunzioni di conducenti nell’allora Trambus risalgono al febbraio-marzo 2009. In questa occasione sono rimaste fuori 139 persone ritenute idonee dalla Praxi e che l’azienda non ha mai assunto, nonostante ci fossero state precise rassicurazioni in merito da parte dello stesso Bertucci. Nel novembre 2009, come Usb, facemmo una manifestazione davanti alla sede di Trambus per chiedere l’assunzione di queste 139 persone, Bertucci scese a parlarci e ci rassicurò che l’avrebbe fatto. Ma da allora nulla è avvenuto. Noi non conosciamo questa gente, non sono nostri amici e parenti, ma facciamo un appello affinchè rivendichino i loro diritti. Le assunzioni di personale conducente non sono a chiamata diretta come per gli altri, ma si svolgono tramite selezione. Funziona cosi: l’agenzia esterna Praxi preseleziona per conto dell’Atac il personale e lo inserisce in liste, l’Atac poi procede a fare le prove di guida e le visite mediche al San Giovanni. Queste 139 persone non hanno mai potuto sostenere queste prove di idoneità e sono rimasti in una lista che peraltro è scaduta. Ad oggi solo per dare un po’ di ossigeno all’azienda, servirebbe di assumere subito altri mille autisti, perchè la situazione è insostenibile: difficoltà ad andare in congedo e in ferie e pressioni per fare doppi turni e straordinari».

«Più di un anno fa la Praxi fece una selezione per più di un centinaio conducenti e operatori delle manutenzioni per conto di Atac. Molti furono giudicati idonei, ma la loro assunzione in Atac fu fermata per i problemi di bilancio anche se tecnicamente si parla di scadenza dei termini – incalza il segretario del Sindacato unitario lavoratori (Sul), Antoio Pronestì – Di quella selezione non esiste una graduatoria. Ogni candidato era avvisato a voce se risultato idoneo o meno, e questo è assurdo. Di fronte al disastro economico che è sotto gli occhi di tutti, aspettiamo che la magistratura faccia chiarezza, ma nello stesso tempo consideriamo un diritto per i cittadini avere una mobilità soddisfacente». Pronestì ricorda che a Roma gli autisti sono 4.500 «ma ne mancano all’appello più di 300. A parte il disservizio, tutto questo comporta che i conducenti non riescano ad usufruire delle ferie che spettano loro. Il Codice civile dice infatti che non si puòtenere basso il livello del servizio da erogare e quindi le ferie vengono saltate. L’unica garanzia è la legge 66/2003 che impone che almeno una volta all’anno, in estate, le ferie debbano arrivare a 15 giorni continuativi. In realtà si aggira anche questa e a tot giorni di ferie vengono attaccati i giorni di riposo spettanti per arrivare a 15 giorni a casa, anche se in realtà le ferie godute sono meno. Per questi motivi ci sono enormi accumuli di ferie».

Bertucci: i 139 autisti? Assumerli era compito dell’ufficio personale. «Presi un impegno ad attingere a quella graduatoria di potenziali conducenti qualora si ravvisasse la necessità di altri autisti, ma doveva occuparsene l’ufficio del personale. Non so se alla fine furono assunti o no». Lo ha detto l’ex amministratore delegato dell’Atac Adalberto Bertucci interpellato sull’allarme lanciato dai sindacati su 139 conducenti «idonei ma mai assunti per scadenza termini».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130593&sez=HOME_ROMA

SALTA IN ARIA IL BANCO EMILIANO ROMAGNOLO: BLOCCATI TUTTI I CONTI CORRENTI

Nessun risalto alla notizia da parte della stampa nazionale

SALTA IN ARIA IL BANCO EMILIANO ROMAGNOLO

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Segnaliamo che con provvedimento della Banca d’Italia il 6 DICEMBRE 2010 è stata bloccata l’operatività del BANCO EMILIANO ROMAGNOLO. Come da previsioni, nessun organo di stampa nazionale (tutti controllati direttamente o indirettamente da istituti di credito) ha dato risalto alla notizia.

Sono stati bloccati TUTTI I CONTI CORRENTI DELLA CLIENTELA (RID, tasse F24, bollette, pagamenti a fornitori etc etc) ED I RISPARMI DEI PRIVATI. La sorpresa dei clienti è stata grande:

La Banca d’Italia ha bloccato tutti gli strumenti finanziari dei clienti, non solo quelli dove l’emittente sia lo stesso BANCO EMILIANO ROMAGNOLO, ma anche TITOLI DI STATO, AZIONI E DERIVATI. Al momento, nessun cliente ha la possibilità di poter gestire i propri risparmi privati o amministrare le attività aziendali.

Link: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/12/salta-in-aria-il-banco-emiliano.html

12.12.2010


Comunicato della Banca d’Italia

In data 6 dicembre 2010 i Commissari straordinari del Banco Emiliano Romagnolo “BER” (BO), in amministrazione straordinaria, con il parere favorevole del Comitato di Sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, hanno deliberato la sospensione del pagamento delle passività di qualsiasi genere e della restituzione degli strumenti finanziari alla clientela, ai sensi dell’art. 74 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (TUB), per il periodo massimo di un mese, fatte salve eventuali proroghe.

La misura si è resa necessaria stante il ricorso di circostanze eccezionali, che si sostanziano nell’insufficienza delle disponibilità liquide a far fronte alle passività in scadenza e nell’impossibilità di attivare canali alternativi di sostegno finanziario.

Nel corso della procedura gli Organi straordinari hanno esperito numerosi tentativi per portare a soluzione la situazione di grave tensione finanziaria della banca, manifestatasi sin dall’avvio dell’amministrazione straordinaria e, con la supervisione della Banca d’Italia, stanno operando per portare a compimento, quanto prima, un piano di intervento che, con il sostegno del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e delle banche creditrici, realizzi la salvaguardia degli interessi della clientela.

Di : l’economista mascherato
lunedì 13 Dicembre 2010

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fonte:  http://bellaciao.org/it/spip.php?article28011

SICILIA Taglio netto ai contributi, in pericolo le riserve naturali

SICILIA

Taglio netto ai contributi, in pericolo le riserve naturali

In ginocchio 73 siti naturalistici siciliani.Territori protetti fino a oggi dalla criminalità, dall”abusivismo e dai cacciatori di frodo. In due anni la Regione ha ridotto i fondi del 70%. Novanta lavoratori delle associazioni ambientaliste, che prestano servizio nelle aree, senza stipendio da luglio. Domani la protesta davanti all’Assemblea regionale

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di PAOLO CASICCI

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Taglio netto ai contributi in pericolo le riserve naturali Fenicotteri nell’oasi di Vendicari (Siracusa)
(foto Alfio Consiglio)

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DALLE Saline di Trapani, sottratte al bracconaggio e a ogni genere di speculazione, a Torre Salsa, la spiaggia nell’Agrigentino salvata dal progetto di un villaggio turistico, passando per Monte Pellegrino e Capo Rama, nel Palermitano, e Vendicari, a Siracusa. Rischiano di chiudere i battenti, le riserve naturali siciliane. Un taglio netto ai contributi della Regione per 73 siti naturalistici di rara bellezza mette in ginocchio aree uniche al mondo. E apre al rischio di nuovi assalti a porzioni di territorio che sembravano ormai al riparo dall’abusivismo e dai cacciatori di frodo.

“È il contributo della Sicilia all’anno mondiale della biodiversità” accusano, con sarcasmo, Angelo Dimarca di Legambiente e Giacinto Milazzo, coordinatore dei novanta lavoratori delle riserve che prestano servizio per conto di associazioni ambientaliste. A rischiare di più sono proprio le ventisei riserve gestite per la Regione da sigle storiche come Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Lipu, Cai, Gruppo ricerca ecologica, Rangers… Tutte associazioni che si sono già viste ridurre il contributo regionale del 40% e che, nel 2011, lo vedranno diminuire di un altro 30%.

“Tra un anno – punta il dito Dimarca – saremo passati dai 5 milioni e mezzo di euro del 2009 a un milione e mezzo scarso. Una somma che non basta neanche lontanamente a tenere in vita le riserve, a respingere le azioni ‘di disturbo’ o a fronteggiare il vandalismo”. Ma già oggi l’attività di gestione è alla paralisi: “Le visite guidate come la sorveglianza – spiega Dimarca- le iniziative di sensibilizzazione e di educazione ambientale e la valorizzazione dei territori, la conservazione degli ambienti naturali e la divulgazione naturalistica. Eppure, la Regione potrebbe attingere a 140 milioni di fondi europei previsti per questi scopi, ma nessuno, negli uffici competente, lavora a progetti specifici”.

I primi a fare le spese dei tagli, varati dalla giunta del presidente autonomista Raffaele Lombardo, sono stati i novanta dipendenti delle associazioni, che non percepiscono gli stipendi da luglio. E che domani protesteranno, per la quinta volta nel giro di un mese, davanti alla sede dell’Assemblea regionale, chiedendo una serie di emendamenti per salvare le oasi e i posti di lavoro. Dalla loro parte, una ventina di esperti e accademici di tutte le discipline naturalistiche, autori di un appello alle istituzioni locali: “Le riserve naturali gestite dalle associazioni ambientaliste sono già a un passo dalla chiusura per mancanza di fondi; eppure hanno garantito in questi anni importanti risultati in diversi settori, e costituiscono spesso fondamentali presidi di legalità in contesti difficili”, scrivono.

Nella vicenda non mancano i paradossi. “Per esempio – fa notare il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana – quello della società regionale Biosphera, cui l’assessorato Territorio e ambiente assegna ogni anno 2,5 milioni per effettuare lavori nelle stesse aree protette che rischiano la chiusura. Per salvare le ventisei riserve basterebbero 1,7 milioni, meno del contributo per Biosphera”.

“Quasi sempre, dietro alla nascita di una riserva – aggiunge Anna Giordano del Wwf, Goldman Environmental Prize (il “Nobel” dell’ambiente) nel ’98 – c’è una storia di contrasto alla criminalità. Dalle Saline di Trapani, preda di bracconieri e speculazioni varie, a Capo Rama, dove il riconoscimento regionale ha bloccato lottizzazioni e discariche. Un passo indietro della Regione significherebbe far tornare in pista mafie e abusi”.

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13 dicembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/13/news/riserve_sicilia-10151818/?rss