Archivio | dicembre 16, 2010

TERZO POLO – Rutelli: «Noi siamo la speranza, il precario è lui» / I nuovi transfughi alla corte del Cavaliere arriveranno soltanto dopo la pausa natalizia

Chissà..

Terzo polo, Casini: «Il premier? Vittoria teorica, il campionato è ancora lungo»

Fini: basta derby perenne “amici o nemici di Berlusconi”. Rutelli: «Noi siamo la speranza, il precario è lui»

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ROMA (16 dicembre) – Chi pensava che dopo la compravendita dei giorni scorsi il terzo Polo si sarebbe disgregato dovrà rendersi conto che «noi siamo la speranza, ed è il destino di Berlusconi di essere precario»: lo ha detto il leader dell’Api, Francesco Rutelli. Il terzo polo formato da Api, Udc e Fli non si chiama “Polo della nazione” ha poi specificato Rutelli: «Il nome non c’‚ ancora, non è stato ancora deciso, lo faremo prossimament». Fini, Casini, Rutelli, Libdem, Mpa, Repubblicani e Liberali hanno annunciato ieri la nascita di un nuovo polo forte di 100 parlamentari. E’ «inesistente», è stato il commento del premier Silvio Berlusconi. Il premier Berlusconi insiste invece nel corteggiamento di singoli parlamentari centristi e finiani delusi dai loro leader, magari per riunirli in un “gruppo di moderati”.

Fini: uscire dal derby perenne amici-nemici di Berlusconi. «Chi è allergico alle critiche ha detto, quella è la porta, perchè nel Pdl non si può. Dobbiamo uscire, dopo 16 anni dal perenne derby amici o nemici di Berlusconi – ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, stasera a Firenze ad una cena di auguri natalizi organizzata da Futuro e libertà – Ci raccorderemo con quelle forze che si sono raccordate alla necessità nazionale».

«A nostro modo di vedere serve una nuova fase, una svolta politica ha detto Fini – Serve aprire una nuova pagina che si sarebbe aperta se fosse stata approvata la mozione di sfiducia che abbiamo presentato nei giorni scorsi. Mozione che era finalizzata innanzitutto a rendere possibile un nuovo centro destra più rispettose degli impegni presi. La mozione è stata battuta, ne prendiamo atto: ma solo chi non vuole vincere non mette in conto una battuta d’arresto». Secondo Fini «serve una nuova fase se vogliamo evitare che l’Italia rimanga divisa e percorsa da tante tensioni, serve una nuova fase perchè siamo in presenza di una promessa non mantenuta, di un fallimento: non c’è alcun tradimento da parte di chi è stato eletto nelle liste del Pdl, ma il dovere civile di reagire all’evidente fallimento di un progetto politico».

Fini: di solito si tradisce per andare al governo. «Non avevamo mai visto qualcuno che con la volontà di tradire lascia i posti al governo: di solito si tradisce per andare al governo – ha detto Gianfranco Fini intervenendo alla cena di auguri natalizi di Fli a Firenze – Non abbiamo mai pensato alla politica come a una possibilità per scalare posizioni di potere. Chi sta con Futuro e libertà oggi lo ha fatto perchè ha una dignità. Non si poteva tacere oltre, dire che tutto andava bene, dire che la colpa era di altri: è arrivato il momento di dire che si può fare di più e meglio». Fini ha concluso dicendo che «noi ci proviamo confidando non sulla gestione del potere, ma sulla volontà di tanti italiani di rimboccarsi le maniche e di unirsi perchè il futuro sia davvero un futuro di libertà».

«Da Futuro e libertà può uscire qualche deputato: Silvio Berlusconi è un grande seduttore, la carne è debole… ma ogni volta che esce qualcuno entrano tante persone che chiedono di respirare un po’ d’aria pulita dando tanto senza chiedere niente e scontando l’imparità di mezzi», ha detto ancora Fini.

Casini: vittoria teorica, campionato lungo. Certo, Berlusconi ha vinto, «ma per tre voti, una vittoria teorica, perchè il campionato è ancora lungo». Così Pier Ferdinando Casini ospite di Annozero, ribadendo che dopo la scelta del Cavaliere di andare alla conta in Parlamento, l’ipotesi di un governo di responsabilità nazionale è del tutto archiviata. «Guardo alla Germania – ha detto Casini – è vedo che là funziona, qui invece si ritiene di andare avanti con due voti. Berlusconi ha preferito la conta parlamentare? Beh il problema è chiuso, il Parlamento ha scelto per il governo Berlusconi. Auguri e buon lavoro! Berlusconi ritiene di andare avanti con due voti? Auguri!».

Intanto il ministro della Difesa e coordinatore Pdl Ignazio La Russa auspica un allargamento della maggioranza senza ambiguità e in chiarezza. Intervistato dal Corriere della Sera e osserva che un ruolo di riferimento per modificare l’atteggiamento di chi potrebbe scivolare verso le opposizioni potrebbero giocarlo Moffa e Viespoli. Se non si riuscisse ad allargare la base parlamentare, aggiunge, non restano che le elezioni. Dal Fli, intervistato da Repubblica Italo Bocchino afferma che se anche conquistasse altri 5 o 10 deputati, il premier sarebbe costretto sempre a galleggiare, o a ricorrere alle urne. E sottolinea che Fli è unito e sarà costruttivo.

Giornali anglosassoni all’attacco. Berlusconi è «sopravvissuto» al voto sulla fiducia, ma il suo «è un fallimento personale». E l’Italia «ha bisogno con urgenza di nuovi leader, di nuove elezioni e di un approccio più onestoal governare». È quanto scrive oggi il quotidiano statunitense The New York Times che in un editoriale commenta duramente l’attuale situazione politica italiana. E, sempre oggi, l’editoriale del britannico The Financial Times, nota che Berlusconi «deve avere unghie resistenti se, tra la violenza nelle strade di Roma e le risse in Parlamento, è rimasto aggrappato al potere con il minimo scarto».

Negli Usa, il Nyt, in un editoriale non firmato, è secco: «Il governo di Berlusconi è discreditato e non può comandare una maggioranza in grado di funzionare. L’Italia non può tollerare questa situazione a lungo». E gli investitori – ricorda – «sono nervosi riguardo al Paese, affondato da una corruzione pervasiva e da una burocrazia gravosa ad ogni livello di potere». Con un centrosinistra «diviso e ancora incapace di compattarsi e governare, il fallimento di Berlusconi è personale», sottolinea il Nyt, ricordando che il premier «si è alienato anche i suoi più vicini alleati». Il suo restare in carica «ha estenuato l’Italia, abbassato il livello dei discorsi pubblici, indebolito il ruolo della legge». Il Paese, conclude, «necessita di un nuovo governo abbastanza audace e credibile da disfare i danni dell’era Berlusconi».

In Gran Bretagna, il Financial Times definisce quella del premier «una vittoria di Pirro» mentre è l’Italia «la grande sconfitta, come spesso è accaduto durante la farsesca leadership di Berlusconi». Il Paese ha «bisogno di riforme: un giovane su quattro non ha lavoro, la crescita è poco meno che anemica e il debito nazionale ha toccato 1.800 miliardi di euro. Berlusconi senza alcun dubbio ha dimostrato di non essere capace di affrontare queste sfide. La tragedia italiana è che finora non è emerso nessuno più capace che possa farlo sloggiare».

Anche il settimanale The Economist dedica un articolo – dal titolo «Aggrappandosi» – al voto di fiducia di martedì, «non un gran giorno per la democrazia parlamentare in Italia». Il settimanale analizza le due facce della vittoria del premier, «i tumulti» alla Camera e «le pericolose sommosse» in piazza a Roma. Queste ultime, «sono un isolato attacco degli ultras o una spia delle difficoltà di un Paese che affronta la stagnazione, con un’economia a malapena cresciuta nell’ultima decade e con la politica che resta bloccata?», si chiede il settimanale, che conclude: «A meno che Berlusconi non trovi un improbabile accordo con l’Udc, le elezioni anticipate sembrano ancora probabili».

Berlusconi ne esce «gravemente indebolito» ma il vero «sconfitto» della settimana è Gianfranco Fini, «incapace sia di rovesciare Berlusconi che di tenere il controllo dei suoi seguaci», scrive ancora l’Economist. «Berlusconi – osserva il settimanale britannico – ha detto che il voto (di martedì alla Camera, ndr) ha dimostrato che non c’è una maggioranza alternativa a quella esistente formata da Pdl e Lega. In parte ha ragione. Fini ha giurato di non voler tradire i suoi elettori di destra formando una nuova maggioranza con l’opposizione (anche se è stato felice di votare con gli avversari di Berlusconi per tentare di buttare giù il governo, non ultima delle incongruenze di un uomo che vuole rimanere presidente della Camera mentre guida la sua fazione politica). Ma Berlusconi – avverte l’Economist – ora è a capo di un governo che altro non è che di minoranza».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130915&sez=HOME_INITALIA

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I nuovi transfughi alla corte del Cavaliere arriveranno soltanto dopo la pausa natalizia

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di Celestina Dominelli

16 dicembre 2010

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«Tutti smentiranno tutto fino al minuto prima di cambiare casacca». E basterebbe questo per capire che aria tira dalle parti di Montecitorio dopo l’appello lanciato mercoledì da Berlusconi («allargheremo la maggioranza a singoli deputati delusi di Fli e Udc»). Con il risultato che oggi si è registrata una pioggia di smentite dei possibili transfughi: da Fli ai centristi, fino ai cattolici del Pd. Che hanno bollato come paradossale, in testa il loro leader Beppe Fioroni, l’idea di un eventuale addio al partito. Ma i colloqui e gli ammiccamenti vanno avanti.

Così il Pdl insidia Fli: ecco chi sono i deputati che Berlusconi vuole conquistare (di Celestina Dominelli

Un parlamentare navigato del Pdl la mette giù così. «Non succederà proprio nulla in questi giorni, semmai nuovi passaggi potrebbero arrivare dopo la pausa natalizia». Il perché è presto detto. Chiunque decidesse di passare oggi o domani con il Pdl o di migrare temporaneamente verso il gruppo misto, abbandonando il Fli e l’Udc, verrebbe marchiato come un voltagabbana con la conseguenza di risultare più nocivo che altro. «Durante il Natale – spiega un altro berlusconiano doc – i colloqui e gli incontri sono più facili e comunque all’orizzonte non c’è per ora una scadenza stringente». Insomma, non una mozione di sfiducia contro il governo che imponga un’accelerazione dell’operazione allargamento. Tanto più che anche la mina della mozione anti-Bondi sembrerebbe disinnescata visto che i centristi si mostrano freddi rispetto alla possibilità di votarla. Dunque, gli architetti dediti alle new entry possono pianificare con calma la loro strategia.

Gli obiettivi sensibili restano ovviamente immutati. I primi nel mirino sono i moderati di Fli. Ma più che il pressing, che comunque c’è da parte del Pdl, la fuoriuscita dalla compagine finiana potrebbe essere determinata anche da altri fattori. Primo su tutti l’effetto di riposizionamento legato al nascente Polo della nazione che, per molti moderati di Fli, mal si concilia con il progetto di proporsi come un centro-destra alternativo a Pdl e Lega. «Hanno promesso di parlare con una sola voce – fa notare un parlamentare – ma oggi in aula (dove si esaminava il decreto rifiuti, ndr) finiani e centristi continuavano a muoversi come partiti separati in occasione del voto». Dunque l’amalgama non è semplice e peraltro mal digerito da alcuni. E dal Pdl sono convinti che l’effetto combinato del terzo polo e della linea “falchista” di Fli provocherà nuovi smottamenti nei futuristi. Non subito, ovviamente, ma nuovi passaggi sono nell’aria.

E ci saranno, ragionano gli strateghi berlusconiani, pure nelle fila del partito di Casini. Anche in questo caso, infatti, l’impatto del terzo polo potrebbe accentuare i mal di pancia di alcuni parlamentari. Che siedono a Montecitorio ma hanno contemporaneamente ruoli di spessore sul territorio. Dove i centristi viaggiano spesso in direzione contraria rispetto all’asse con Fini e Rutelli e sono invece alleati del Pdl. Una contraddizione che rischia di esplodere e che quindi potrebbe spingere altri a migrare verso il Cavaliere. Ma, per assistere a nuovi tarsferimenti, bisognerà aspettare. «Le new entry – spiega uno dei cacciatori di teste – chiederanno precise garanzie e soprattutto dovranno disporre di un percorso che giustifichi il loro passaggio dopo aver votato la sfiducia il governo». Il rischio, diversamente, è di essere additati come dei novelli Razzi o Scilipoti.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-16/nuovi-transfughi-cavaliere-arriveranno-183011.shtml?uuid=AY7nuIsC

LETTERA AL PD. CHE CARISSIMO PINOCCHIO.. – E Bondi rispolvera il «Cari compagni…»

Il capogruppo del Fli annuncia querela: «Dal ministro solo parole false e diffamatorie»

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E Bondi rispolvera il «Cari compagni…»

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Lettera al Pd: «Vi spiego perché non dovete sfiduciarmi». Accuse a Bocchino: mi ha fatto pressioni per la moglie

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Sandro Bondi ai tempi della militanza nel Pci: qui è ad una manifestazione a Roma
Sandro Bondi ai tempi della militanza nel Pci: qui è ad una manifestazione a Roma

MILANO – «Cari compagni…». Avrà sicuramente esordito in questo modo un sacco di volte, Sandro Bondi, iniziando i suoi interventi negli anni in cui militava nel Pci ed era sindaco del comune di Fivizzano. Difficile immaginare che quella locuzione l’avrebbe rispolverata ancora, soprattutto adesso che è coordinatore del Pdl e ministro del governo Berlusconi. Lo ha fatto, invece, in una lettera aperta al Pd in vista del voto di sfiducia individuale nei suoi confronti, nato dalla mozione presentata dopo i crolli di Pompei. Mozione che era stata inizialmente calendarizzata per la fine novembre, che era stata temporaneamente «congelata» per evitare tensioni prima della seduta sulla sfiducia al governo – e in questo ha contribuito anche il break di una settimana nell’attività parlamentare – e che ora rischia di slittare a dopo la pausa natalizia.

«UN’ONTA PER VOI»«Cari compagni vi spiego perché non dovreste sfiduciarmi» scrive Bondi. «Per un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete». Il ministro parla tra l’altro di «clima pregiudizialmente ostile alla mia persona». E ricorda anche i motivi che lo portarono a suo tempo a passare dal fronte comunista al centrodestra (GUARDA le immagini di Bondi com’era e com’è oggi), ovvero «la consapevolezza dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci», spiegando con questa sua scelta un sovrappiù di acredine della sinistra nei suoi confronti. Anche per questo Bondi ritiene la mozione del tutto ingiustificata e immotivata. «I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del ministro pro tempore alla cultura»

MURO DEL PD – All’appello di Bondi il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, risponde picche: «Non credo proprio che ritireremo la mozione di sfiducia». Immediata la controreplica del ministro: «Non avevo alcun dubbio – commenta Bondi – che il cattolico Franceschini fosse a favore della sfiducia nei miei confronti. Infatti ho evitato di rivolgermi a lui e ho preferito fare un appello a quelle persone che ritengo, forse ingenuamente, ancora dotate di serietà e senso della misura».

LO SCONTRO CON FLI – Il botta e risposta a distanza con Franceschini non è l’unico grattacapo per il ministro, impegnato nelle ultime 24 ore in una guerra aperta con gli esponenti di Futuro e Libertà. Mercoledì ha scritto al capo dello Stato per lamentare quella che giudica una mancanza di imparzialità da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, proprio in relazione alla annunciata mozione di sfiducia. Adesso nel suo mirino è finito il capogruppo dei futuristi, Italo Bocchino. «Mi ha più volte chiamato nel corso di questi due anni di governo – spiega Bondi in un’intervista al Giornale -, con tono arrogante e minaccioso, per chiedere che il ministero dei Beni culturali finanziasse soggetti cinematografici, alcuni dei quali prodotti da società appartenenti alla sua famiglia e riguardanti sua moglie. Intervenne anche per alcune nomine». Parole, queste, per cui lo stesso Bocchino ha annunciato una querela nei confronti di Bondi: «I contenuti dell’articolo sono falsi e diffamatori e saranno i documenti a provarlo. L’ultimo finanziamento ottenuto da mia moglie dal ministero per i Beni culturali risale al 28 febbraio 2005, epoca in cui Bondi non era ministro». Il titolare dei Beni culturali, dal canto suo, non si lascia intimorire dalla querela: «Ribadirò all’autorità giudiziaria quanto ho già pubblicamente affermato, con maggiori dettagli e con il supporto di incontrovertibili testimonianze».

L’AFFONDO SUL TERZO POLO – Nell’intervista al quotidiano diretto da Vittorio Feltri, Bondi fa anche un’analisi politica della situazione venutasi a creare dopo il voto di fiducia ottenuto dal governo. Dice che «il ruolo di Bocchino è stato nefasto nel Pdl e ritengo che lo sia anche all’interno del gruppo di Fli. Credo che il discorso sguaiato e volgare che ha pronunciato abbia convinto molti a non seguire le indicazioni del suo gruppo. Credo perciò che renda anche un pessimo servizio a Fini». E quanto al nascente Polo della nazione, «trovo che sia quasi una mostruosità politica. Sarà interessante vedere che esiti avrà questo esperimento artificiale, come verrà composto il sì alla riforma dell’università di Fli al no di Casini, e come risolveranno tutte le altre differenze».

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Al. S.
16 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_16/bondi-bocchino_151d9d5c-08ee-11e0-a831-00144f02aabc.shtml

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Il martirio di S. Bondi

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Si, hai ragione Sandro, è disumano. Ma cosa ti aspettavi dai comunisti, i tuoi antichi compagni, dopo averne detto tanto male solo per compiacere il tuo signore?
Va bene va, si farà finta di passar da bischeri. Non ti sfiduciamo. Però prima un po’ di bunga bunga.
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16 dicembre 2010
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CONSIGLIO EUROPEO – Crisi, i 27 trovano l’accordo. Modifiche a trattato e fondo

CONSIGLIO EUROPEO

Crisi, i 27 trovano l’accordo
Modifiche a trattato e fondo

I capi di Stato e di governo dei 27 a Bruxelles. Intesa su una revisione “limitata” da apportare al testo di Lisbona che consenta la creazione di un meccanismo salva-Stati permanente

Crisi, i 27 trovano l'accordo Modifiche a trattato e fondo Berlusconi e Zapatero parlano con lo svedese Rinfeldt e l’irlandese Cowan

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BRUXELLES – I leader europei hanno raggiunto un’intesa sulle modifiche “limitate” da apportare al trattato di Lisbona che consentono la creazione di un fondo salva-Stati permanente. Lo riferiscono fonti europee.

Secondo le fonti, le modifiche al trattato includono la richiesta di Berlino affinchè venga precisato che l’utilizzo del fondo anti-crisi sia considerato “l’ultima ratio” da parte del paese in difficoltà. Ogni decisione sugli aiuti dovrà inoltre essere sempre assunta con decisione unanime e sottoposta a “strette condizioni”.

Le modifiche al trattato sono necessarie perchè il testo attuale non autorizza che un paese della zona dell’euro sull’orlo della bancarotta possa essere salvato dai partner. I leader le hanno però limitate allo stretto necessario (due frasi in tutto) per usare la procedura di modifica semplificata prevista dall’articolo 136 dello stesso trattato. Ciò allo scopo di consentire la nuova ratifica da parte degli stati membri attraverso la via parlamentare ed evitare così la strada troppo rischiosa del referendum popolare.

Secondo una tabella di marcia concordata tra i 27, le modifiche saranno formalizzate nel vertice Ue di marzo, dopo una consultazione – che comincerà già nei prossimi giorni – con la Commissione Ue, il Parlamento Ue e la Banca centrale europea. Dopo il vertice di primavera, potrà cominciare il processo di ratifica del nuovo trattato che dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre 2012, in tempo utile per la trasformazione da temporaneo a permanente del fondo anti-crisi che, nel suo formato attuale, scade nel giugno del 2013.

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16 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/12/16/news/crisi_i_27_trovano_l_accordo_modifiche_a_trattato_e_fondo-10296843/?rss

Pd a Di Pietro, nessun matrimonio

Pd a Di Pietro, nessun matrimonio

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E. Letta, non c’e’ fidanzamento. Bersani, presto nostra proposta

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(ANSA) – ROMA, 16 DIC – ‘Non c’e’ nessun matrimonio in vista perche’ non c’e’ stato nessun fidanzamento’. Il vicesegretario del Pd Enrico Letta replica cosi’ all’ultimatum di Antonio Di Pietro al Pd e Sel perche’ venga formalizzata la coalizione di centrosinistra. Nei prossimi giorni, aggiunge il segretario Bersani, il Pd riunira’ la sua direzione e ‘fara’ una sua proposta per andare oltre questa fase convulsa. Sara’ una proposta di cambiamento e grande unita’.

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fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/12/16/visualizza_new.html_1668902797.html

Roma, liberi i manifestanti. Scontro Alemanno-Anm

Roma, liberi i manifestanti. Scontro Alemanno-Anm

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Manifestanti scarcerati
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L’Anm: no agli insulti ai magistrati
‘Non possiamo che ribadire che e’ legittima la critica ai provvedimenti dei magistrati, ma non lo sono gli insulti nei confronti dei giudici e dell’istituzione  nel suo complesso”. Cosi’ il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha replicato al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che aveva protestato contro le scarcerazioni dei giovani protagonisti degli scontri dei giorni scorsi nella capitale.

Pd: violenza mai, ma garantire diritto a manifestare
”Nessuna concessione ne’ ora ne’ mai all’uso della violenza come forma di contestazione, ma è fondamentale garantire il diritto di manifestare a tutti coloro che percepiscono con grande preoccupazione e rabbia l’incertezza del loro futuro”. Lo afferma Emanuele Fiano del Pd.

L’ex no global Caruso: Ribelllismo spontaneo e più pericoloso
Per Francesco Caruso, ora ricercatore universitario in Calabria, ex deputato di Rifondazione comunista e tra i leader del movimento No Global nel G8 del 2001 a Genova, “i protagonisti degli scontri più duri erano solo una marea di pischelli, pieni di rabbia. E questo ribellissimo spontaneo – ha detto a Raio24 – rende anche più pericoloso e più a rischio le prossime manifestazioni contro il ddl Gelmini, se non cambia l’atteggiamento politico. Noi siamo stati scavalcati da quest’onda spontanea. Nessuno immaginava la rivolta di piazza del Popolo, noi non conosciamo questi giovanissimi: c’è uno scarto generazionale”, ha concluso Caruso.

Convalidati tutti i 23 fermi
Convalidati i fermi di tutti e 23 i giovani bloccati dalle forze dell’ordine durante gli scontri.

La protesta di Alemanno
”Sono costretto a protestare a nome della citta’ di Roma contro le decisioni assunte dalle sezioni II e V del Tribunale di Roma di rimettere in liberta’ in attesa di giudizio quasi tutti gli imputati degli incidenti di martedì scorso”. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo la scarcerazione dei 23 fermati per gli scontri nella capitale. ‘C’e’ una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perche’ i danni provocati alla citta’ e la gravita’ degli scontri – spiega Alemanno – richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati. Non è minimizzando la gravita’ di questi fatti che si da’ il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra citta’ mentre e’ evidente che queste persone hanno dimostrato, soprattutto in un momento di grande tensione sociale quale quello che stiamo vivendo, di essere soggetti pericolosi per la collettivita”’.

Scarcerati 11, poi nel pomeriggio altri 11
Tornano in liberta’ anche gli ultimi 11 manifestanti dei arrestati nel corso degli scontri avvenuti nel centro di Roma. In totale il tribunale ha stabilito la rimessione in liberta’ di 22 manifestanti disponendo gli arresti domiciliari per il ventitreesimo. In mattinata erano 11 quelli coinvolti negli scontri di Roma rimessi in liberta’.

Il ragazzo della giacca beige
Identificato e fermato, si troverebbe ancora in Questura il manifestante accusato di aver aggredito e rapinato (di manette e manganello) un finanziere durante gli scontri di martedì scorso a Roma in via del Corso.

Il giovane, rintracciato dalla Digos, è ritratto in molte delle fotografie apparse sui media in questi giorni. Scarpe bianche, jeans, giaccone beige e sciarpa chiara a coprire il volto, il giovane è stato immortalato più volte mentre si scagliava contro uomini e mezzi delle forze dell’ordine.

La sua costante presenza negli scatti che hanno documentato i disordini aveva fatto addirittura pensare che potesse trattarsi di un infiltrato. E invece il manifestante con il giaccone beige, stando a quanto sostengono anche alcuni studenti che dicono di conoscerlo, sarebbe un liceale di 16 anni che, sempre secondo i suoi amici, era già stato fermato nella giornata di martedì e poi lasciato andare perchè minorenne.

Si tratterebbe di un appartenente al collettivo «Senza tregua», già noto alle forze dell’ordine e figlio, tra l’altro, di un ex brigatista rosso.

Il processo per direttissima: leggi qua

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16 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/italia/roma-liberi-i-manifestanti-scontro-alemanno-anm-1.260811

GOVERNO – La stampa straniera contro Berlusconi: “Nonostante la fiducia, ha fallito”

GOVERNO

Il Maria Antonietta de’noantri

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La stampa straniera contro Berlusconi
“Nonostante la fiducia, ha fallito”

New York Times, Economist e Financial Times puntano il dito contro il premier. “Sconfitta personale”. “E’ aggrappato al potere con le unghie”. “Probabili elezioni l’anno prossimo”

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La stampa straniera contro Berlusconi "Nonostante la fiducia, ha fallito"

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ROMA – Non basta la fiducia 1. Perché, nonostante sia ancora in sella il governo, Berlusconi è “scredidato, non ha più una maggioranza in grado di funzionare. Non è una situazione che l’italia può tollerare a lungo. Servono, e servono con urgenza, nuovi leader, nuove elezioni e uno stile di governo più onesto”.  Berlusconi ha fallito e il suo è “un fallimento personale”. Questo il giudizio, sintetico e impietoso dei un editoriale del New York Times sulla situazione italiana.

Il quotidiano ricorda che “gli investitori sono nervosi sull’Italia”. Certo il paese “non  è la Grecia o l’Irlanda e il suo deficit è ancora gestibile” ma “anche prima della crisi finanziaria” la crescita economica era molto indietro rispetto a quella degli altri Stati europei “affondata da una corruzione pervasiva e da una pesantissima burocrazia ad ogni livello di governo”. Berlusconi sinora ha sempre sostenuto di essere una scelta obbligata, cioè di essere l’unico “capace di tenere insieme le varie e disparate fazioni del centro-destra. Ora è incapace di fare persino questo”. Considerato che dall’altra parte resta un centrosinistra “fratturato” al suo interno, “incapace di unirsi e formare un governo”, il “fallimento di Berlusconi è personale”. Dopo una serie di scandali personali o giudiziari, “si è alienato anche i suoi alleati politici più stretti”. Il suo “restare in carica ha estenuato l’italia, indebolito il discorso pubblico, indebolito il governo della legge”.

Duro anche l’affondo del Financial Times. Berlusconi deve avere delle “unghie resistenti”, scrive oggi il quotidiano, riferendo su come il presidente del consiglio italiano sia riuscito, “tra la violenza nelle strade di roma e le risse in parlamento”, a rimanere “aggrappato al potere” con il minimo scarto. Berlusconi può presentarsi come il vincitore, ma la sua “non è altro che una vittoria di pirro – sottolinea il Ft – perchè ha perso la maggioranza assoluta alla Camera e molti suoi ex colleghi sono oggi all’opposizione”. Tuttavia, sebbene il governo sia in difficoltà, i suoi oppositori hanno poco da festeggiare, continua il quotidiano economico: “Il loro fallimento a trarne vantaggio serve solo a illuminare il loro scompiglio”.

E titola “Aggrappato” (sotto un’irridente vignetta che ritrae il Cavaliere nudo attaccato a una colonna mentre sotto infuria la protesta) anche l’editoriale dell’Economist. Che descrive quanto accaduto il 14 dicembre – tra scontri e voto di fiducia una “giornata non bella per la democrazia parlamentare in Italia – per poi delineare un futuro incerto per Berlusconi, leader di “un governo di minoranza”, destinato a barcamenarsi “di crisi in crisi e a racimolare giorno per giorno e legge per legge maggioranze raccogliticce”. La sua unica speranza è di “andare avanti finché non ci siano i segni di una ripresa dell’economia e della sua popolarità personale”. Il vero perdente, conclude il settimanale britannico, è Fini. “Ma anche il premier è stato gravemente indebolito. A meno che non riesca a concludere un accordo con l’Udc, sembra ancora probabile un’elezione l’anno prossimo”.

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16 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/12/16/news/berlusconi_times-10259554/?rss

Unipol, rinvio a giudizio per tutti…tranne Silvio

Unipol, rinvio a giudizio per tutti…tranne Silvio

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http://www.unita.it/polopoly_fs/1.260801.1292489194!/image/1896977923.JPG_gen/derivatives/landscape_640/1896977923.JPG

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La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Silvio Berlusconi che era indagato per ricettazione e concorso in rivelazione di segreto d’ufficio, insieme al fratello Paolo e ad altre persone, nell’inchiesta sul “passaggio di mano” dell’intercettazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Conforte ai tempi delle indagini sul tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol.

La procura di Milano ha chiesto il processo per Paolo Berlusconi e di altre persone tra cui l’ex titolare della Rcs, Roberto Raffaellli e l’imprenditore Fabrizio Favata per la vicenda del passaggio di mano dell’intercettazione telefonica tra l0’ex segretario dei Ds Piero Fassino e Giovanni Consorte ai tempi delle indagini sulla tentata scalata a Bnl. Nell’inchiesta era indagato anche Silvio Berlusconi nei confronti del quale e’ stata chiesta l’archiviazione.

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16 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/italia/unipol-rinvio-a-giudizio-per-tutti-tranne-silvio-1.260861