Archivio | dicembre 17, 2010

Immigrati/ Turco(Pd): IMMIGRAZIONE – Sentenza Consulta vittoria per dignità umana / L’immigrato Maroni andrebbe espulso perché ‘soggetto violento’

Immigrati/ Turco(Pd): Sentenza Consulta vittoria per dignità umana

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Roma, 17 dic. (Apcom) – “La decisione di oggi della Corte Costituzionale è una vittoria per i diritti umani”. Lo dichiara Livia Turco, responsabile Politiche sociali e immigrazione del PD. “Per la seconda volta – prosegue – la Consulta boccia la politica di questo governo sull’immigrazione. La prima volta quando ha giudicato illegittima l’aggravante di clandestinità e oggi riconoscendo non punibile l’immigrato irregolare che in ‘estremo stato di indigenza’, o comunque per ‘giustificato motivo’, continua a rimanere illegalmente in Italia”.

“E’ una sentenza – aggiunge Turco – che mette al centro la dignità umana, come è scritto nella nostra Costituzione. Una persona povera o inerme non può e non deve essere espulsa, se è a rischio la sua incolumità”.

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fonte:  http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/12_dicembre/17/immigrati_turco_pd_sentenza_consulta_vittoria_per_dignita_umana,27502182.html

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L’immigrato Maroni andrebbe espulso perché ‘soggetto violento’

La brutta faccia della Repubblica

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di Mauro Salvi

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L”immigrato’ Maroni, essendo per sua definizione ‘padano’ e non riconoscendosi cittadino italiano (salvo che per incassare le laute prebende riconosciutegli in quanto ministro della Repubblica), ed essendo egli un ‘pregiudicato’ e ‘condannato’ per atti di violenza dovrebbe essere soggetto ad immediata espulsione. Il problema è che essendo la Padania nazione inesistente, non si sa dove mandarlo (o meglio, si saprebbe..). Con l’aggravante che non è neanche buono da mangiare, con disdetta delle tribù cannibali (con le quali, peraltro, sembra avere una certa parentela dati i tratti somatici).

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Maroni Roberto:

Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in relazione ai tafferugli durante la perquisizione della sede leghista di via Bellerio a Milano. Maroni, prima di finire in ospedale con il naso rotto, avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Di qui la condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in appello e in Cassazione. Maroni è anche imputato a Verona come ex capo delle camicie verdi, insieme a una quarantina di dirigenti leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati da una riforma legislativa ad hoc,
varata dal centrodestra nel 2005, allo scadere della penultima legislatura. Resta in piedi solo il terzo.

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fonte:  http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Se_li_conosci_li_eviti.pdf

MINISTRO LA RUSSA, SI VERGOGNI!! HA GIA’ DIMENTICATO LE ‘SUE’ DI BOMBE?

MINISTRO LA RUSSA, SI VERGOGNI!! HA GIA’ DIMENTICATO LE ‘SUE’ DI BOMBE?

GUARDI BENE QUESTA FOTO E NON LA DIMENTICHI PIU’!


UN ESTRATTO DA:

[Piazza Fontana noi sapevamo] VINCENZO VINCIGUERRA: «IL PASSATO CHE NON PASSA»

01/06/2010

PIAZZA FONTANA, NOI SAPEVAMO di Andrea Sceresini, Nicola Palma, Maria Elena Scandaliato

Se vogliamo che il passato cessi di essere il nostro presente e non condizioni il nostro futuro, esigere che le persone che hanno ricoperto cariche politiche e pubbliche in quegli anni siano allontanati dalla politica e dalle istituzioni, è il primo passo da compiere.

Non si comprende, difatti, quale verità potrà mai essere affermata fino a quando si permetterà a Ignazio La Russa di fare attività politica.

Non servono prove giudiziarie per sapere che Ignazio La Russa è stato fra i protagonisti, come dirigente del Msi di Milano, degli anni di sangue vissuti dal capoluogo lombardo.

Quello che un delinquente da strapazzo, Mauro Addis, chiamava confidenzialmente “Ignazio”, ha conosciuto tutti e tutto, ma ovviamente non ha mai detto nulla perchè non può denunciare altri senza autodenunciare se stesso.

L’ex direttore onorario del carcere di Opera, Renato Vallanzasca, in un libro scritto per lui da un giornalista., parlò di un dirigente missino di Milano che pagava la malavita per fare mettere bombe e, senza farne il nome, specificò che in quel momento ricopriva un’alta carica istituzionale: Ignazio La Russa, quando venne pubblicato il libro di Vallanzasca, era vicepresidente della Camera dei deputati.

Serve ricordare le parole dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che di La Russa ebbe a dire che nuotava nel brodo dell’eversione nera o, meglio, che era ad essa attiguo.

Quando, quattro cialtroni missini lanciarono bombe a mano su uno sbarramento di polizia, il 12 aprile 1973, uccidendo l’agente di Ps, Antonio Marino, La Russa c’era, ma secondo lui e i magistrati milanesi, dormiva come il suo compare Franco Maria Servello.

Era sveglio, viceversa, il La Russa quando si è recato a rendere omaggio alla salma di Nico Azzi il mancato autore della strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile 1973.

Un gesto significativo, perchè Nico Azzi ed i suoi colleghi erano parte integrante di quell’ “eversione di Stato” che doveva rafforzare il Msi dei La Russa e dei Servello per farne un partito di governo.

Le Forze armate italiane hanno perduto il loro onore l’8 settembre 1943. Il fatto di avere oggi Ignazio La Russa come ministro della Difesa, prova che non lo hanno mai riscattato.

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fonte:  http://blog.alibertieditore.it/?p=2978

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UN ALTRO ESTRATTO, DA POLIZIA NELLA  STORIA

Omicidio Volontario – La guardia Antonio Marino

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Quel brutto 1973 si era aperto con segnali molto preoccupanti per l’ordine pubblico. Già il 31 maggio 1972, nella famigerata strage di Peteano, tre Carabinieri erano stati dilaniati da un’auto-bomba per la quale ancora oggi non è stato possibile risalire a mandanti e a moventi definitivi, grazie ad un continuo scaricabarile dall’uno all’altro versante politico.
Molti stavano già parlando di una nuova “stagione delle bombe” e Milano sembrava essere diventata suo malgrado la capitale politica di questo fenomeno. Il 7 aprile di quell’anno, appena cinque giorni prima della morte di Antonio Marino, c’erano già state prove di strage: all’altezza della stazione ferroviaria di Santa Margherita Ligure, Nico Azzi del gruppo “La Fenice” di Milano (la denominazione milanese del movimento di estrema destra “Ordine Nuovo”), si feriva nel tentativo di compiere una strage sul direttissimo Torino-Genova-Roma. Nell’innescare in una toilette del treno due saponette di tritolo militare da mezzo chilo, un contatto, forse provocato da uno scossone della carrozza, faceva esplodere uno dei due detonatori. L’attentatore con una gamba straziata veniva immediatamente arrestato. Ma Nico Azzi non aveva agito da solo. Con lui erano stati notati alcuni giovani che nei corridoi avevano a lungo ostentato copie del quotidiano “Lotta Continua”. La strage, collegata ad altri attentati, oltre che gettare il Paese nel panico e spianare la strada a un governo militare, doveva infatti, attraverso false rivendicazioni, anche riorientare a sinistra le indagini su Piazza Fontana, da qualche mese pericolosamente sulle piste delle “cellule” di “Ordine Nuovo” del Veneto.

La destra politica coglie subito l’occasione per chiamarsi fuori da simili strumentalizzazioni e, proprio a Milano, indice per il 12 aprile una manifestazione organizzata dal Movimento Sociale – Fronte della Gioventù, ufficialmente allo scopo di protestare contro la sempre più incontrollabile marea montante della violenza “rossa”. A questa manifestazione devono partecipare nomi importanti del partito: Franco Maria Servello, delegato MSI per Milano; l’onorevole Franco Petronio; Ignazio La Russa, all’epoca segretario regionale del Fronte della Gioventù; Ciccio Franco, che chi ha un minimo di memoria storica ricorda sulle barricate di Reggio Calabria a capitanare i moti insurrezionali del 1971. Anche qui, altri tre Poliziotti caduti: Antonio Bellotti, Gabriello Pieroni, Vincenzo Curigliano.

Ma, vista l’organizzazione paramilitare dei manifestanti che ha caratterizzato gli scontri di porta Venezia, non posso fare a meno di pensare che essi dovessero servire come sorta di paravento per mascherare l’ennesima “caccia al comunista” per le vie di Milano.

La tensione politica che porterà alla morte di Antonio Marino stava già crescendo in modo incontrollato da qualche giorno, con la manifestazione una volta autorizzata, un’altra volta vietata, poi ancora autorizzata. Fino alla mattina del 12 aprile, un giovedì di inizio primavera, quando il Prefetto Mazza vieta ogni manifestazione fino al successivo giorno 25. Ciò nonostante, verso le 17:30 un nutrito gruppo di missini – oltre un centinaio – si raduna presso la sede del MSI di via Mancini, con l’intenzione di spostarsi nella vicina piazza Tricolore, mentre una delegazione del partito veniva nel frattempo ricevuta in Prefettura.

Quel giorno, il Reparto Celere di Milano è in stato di allerta: una condizione alla quale le guardie avevano fatto ormai l’abitudine. Antonio Marino viene comandato di servizio già dalla prima mattina. Gli ordini sono chiari: controllare ogni punto della città che potrebbe essere interessato da manifestazioni politiche di qualsiasi tipo; in questo caso, le stesse dovevano subito essere represse. Milano è blindata: la Polizia ha ricevuto rinforzi da Padova, da Bologna, da Firenze. Come ho detto, questi sono anni duri: l’ordine pubblico di allora non aveva nulla a che vedere con quello dei giorni nostri e lo Stato rispondeva alla violenza terrorista con l’unico metodo che conosceva: repressione a tutti i costi, come pochi anni prima Scelba voleva che si facesse in ogni piazza d’Italia.

Nel primo pomeriggio di quel 12 aprile era già chiaro a tutti i Poliziotti che lo scopo principale della giornata per loro era quello di riportare a casa la pelle: durante alcune scaramucce in mattinata era già stata lanciata all’indirizzo di un “cordone” di agenti una prima bomba a mano che aveva ferito un militare e un passante. E non si trattava delle “solite” molotov a cui ci si era bene o male abituati: no, queste sono bombe a mano del tipo SRCM, usate dai militari in guerra. Sono bombe a frammentazione, il cui effetto è tanto più devastante quanto più ampio è il loro raggio di azione.

Antonio Marino è lì con la sua compagnia. Riceve l’ordine di schierarsi tra via Bellotti e via Poerio per impedire ai manifestanti di raggiungere la Prefettura. Ne scaturiscono scontri violentissimi: cariche, controcariche, lacrimogeni. Si ode anche qualche colpo di pistola.
Sono le 17:30. I ragazzi della “Celere” si ricompattano per l’ennesima volta. Sono stanchi, affamati, storditi dal fumo acre dei lacrimogeni. Antonio è in prima fila, imbraccia il suo scudo rettangolare che deve proteggere i suoi colleghi dal lancio di sassi e sampietrini. Dall’angolo di via Poerio sbucano due loschi figuri: sono due militanti delle frange estreme del MSI: Maurizio Murelli, 19 anni, e Vittorio Loi, 21 anni, quest’ultimo figlio del famoso pugile Duilio Loi. Erano già stati visti poche ore prima in piazza San Babila assieme ad altri “duri” del partito; alcuni testimoni dichiareranno poi di averli sentiti mentre stabilivano come dividersi pistole, mazze ferrate e – soprattutto – tre bombe a mano: avevano litigato per questo, per avere l'”onore” di tirarle ai poliziotti.
I due giovani hanno le mani in tasca. Vedono il “cordone” del 3° Celere. Anche Antonio li vede: sono due tipacci che non portano niente di buono. E quando li nota tirare fuori le mani dalle tasche e lanciargli contro qualcosa, di sicuro deve avere pensato all’ennesimo lancio di sampietrini. E invece i due gli lanciano contro una SRCM. Antonio alza d’istinto lo scudo, chiude gli occhi in attesa dell’urto del sasso, preparandosi con il corpo a contrastarne l’impatto.

Non li riaprirà mai più.

La bomba si infila maligna tra lo scudo e il corpo del giovane Poliziotto, esplodendo con effetti devastanti. A basket lo si sarebbe potuto considerare un lancio da 3 punti… Altri 12 agenti resteranno feriti da quel maledetto scoppio.
Il resto è affidato alle immagini della RAI, le prime a colori: un Poliziotto è riverso a terra, supino in una macchia di sangue di dimensioni immense che si è allargata su tutta la strada; la nuova tuta grigio-verde che da pochi mesi era stata adottata dai reparti celeri è squarciata in più punti, l’elmetto modello 33 è rotolato lontano. Qualcuno pietosamente – ma sempre troppo tardi – copre quello scempio con un lenzuolo bianco…. Il bianco del lenzuolo, il verde dell’uniforme, il rosso del sangue: il più triste tricolore che rimbalzerà su tutte le pagine dei giornali.

Scoppia l’inferno. I colleghi di Antonio perdono la testa e solo l’intervento del Questore di Milano scongiura l’inizio di una caccia all’uomo per le strade della città. Al rientro alla “Sant’Ambrogio” succede di tutto: insulti contro i superiori, atti di insubordinazione, ordini di servizio strappati, ammutinamenti e sit-in in cortile. Le forme spontanee di protesta si propagano nelle caserme di Pubblica Sicurezza come un’epidemia. Inutilmente. Perchè la stagione delle bombe, i morti di piazza, il numero di colleghi infortunati e resi invalidi per colpa dell’imbecillità umana continueranno a crescere.

Ecco chi era Antonio Marino.
Ecco come è morto.

Come Antonio Sarappa, Antonio Annarumma, Antonio Bellotti, Federico Masarin, Carlo Reggioli e Antonio Custra è l’ennesimo caduto “scomodo” che è più facile dimenticare che onorare.
Perche per alcuni in fin dei conti un omicidio volontario rientrava nel gioco delle parti.
I suoi due assassini vennero presi e condannati: 20 anni a testa, più o meno, per la morte di un Poliziotto.
Oggi sono liberi.

Di Antonio rimane invece una lapide sbiadita dal tempo e sotto cui quotidianamente passano centinaia di Milanesi. E se non fosse stato per un comitato spontaneo che si è dato da fare per rendergli onore, probabilmente non ci sarebbe nemmeno quella.
Da quell’aprile 1973 sotto di essa sono passate almeno due generazioni meneghine.
Chissà quanti avranno alzato la testa per leggerla.
Chissà quanti avranno ricordato quel triste pomeriggio di primavera.
E chissà quanti l’avranno letta, allontanandosi nell’indifferenza con una scrollata di spalle.

Di sicuro noi no.

In aggiunta serve ricordare come l’allora MSI finanziò la difesa dei due imputati, poi risultati colpevoli, dell’uccisione del povero Marino, con 22 milioni di lire dell’epoca; e come, sempre l’allora MSI di La Russa e Fini, promise 20 milioni delle stesse lire alla famiglia di Marino quale risarcimento danni. Quasi inutile aggiungere che di quei soldi si vide nemmeno l’ombra, tant’è che la famiglia Marino adì le vie giudiziarie nei confronti del Movimento Sociale.

mauro

Il crack del Banco Emiliano Romagnolo

Dal blog di Beppe Grillo

Il crack del Banco Emiliano Romagnolo

premi CC per attivare i sottotitoli

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Oggi ho ricevuto una mail sul fallimento del Banco Emiliano Romagnolo (BER) e il congelamento di conti correnti e dei titoli (che non sono di proprietà della banca) su disposizione della Banca d’Italia. Il blog ha verificato con una telefonata (la voce è stata modificata per evitare problemi a ci ha fornito le risposte) che è tutto vero. Provate a immaginare di trovarvi domani senza poter accedere al conto corrente, al bancomat, ai titoli in deposito, ai pagamenti automatici dal conto. Come vi sentireste?
Di seguito la segnalazione e l’intervista alla BER.

Segnalazione

“Voglio segnalare che il Banco Emiliano Romagnolo è stato bloccato dalla Banca d’Italia e che tutti i conto correnti sono stati congelati per evitare che tutti ritirino i soldi. Stanno cercando di vendere la banca al gruppo Intesa, non si sa altro. E dicono che fino al 7 gennaio non si saprà nulla. Passeranno le vacanze di Natale serene, loro! E non per il freddo… Mi ritrovo come tante altre persone a non poter ricevere bonifici, stipendi, addebiti e neanche ritirare contanti allo sportello. Il tutto senza preavviso e tenendo tutto nascosto. Ancora sui giornali non si legge niente.Chiamate direttamente voi in banca per vedere che è tutto vero:
0514135595 – 0514135539
Saluti” A.C.

Trascrizione telefonata del blog alla BER:

BER: E’ stato durante un provvedimento di Banca d’Italia del 7 di dicembre in cui stabilisce che un congelamento dell’entrata e uscita dell’operatività dei conti correnti,questa tutela dei conti correnti , salvaguardare le procedure di transizione che ci sono in questo momento significa che il conto congelato, non si possono fare né ricevere bonifici assegni, RID, bancomat.. il conto è bloccato completamente. Purtroppo anche noi dipendenti siamo nella stessa situazione, non si riesce a fare la spesa, se qualcuno ha altra possibilità la situazione è cristallizzata allo stato in cui si trovava. Guardi, noi stessi che siamo all’interno che potevamo tutelarci, per prelevare, noi stessi siamo stati avvisati da un minuto all’altro, soprattutto nel rapporto con i clienti. Il 6 sera è stato preso questo provvedimento, emanato dalla Gazzetta Ufficiale della Banca d’Italia e sui giornali a tiratura nazionale. Il 7 mattina all’apertura della filiale ci ha comunicato questo. Provvedimento drastico, che chiaramente suscita, ha suscitato e susciterà enormi problemisti che alla Banca d’Italia stessa suppongo, altresì possa farlo, prenderà un sacco di denunce. Comunque sia, ovviamente che sono in forte difficoltà sono soprattutto le aziende, un disastro terribile.
Blog: Aldilà dei depositi dei CC, invece l’operatività della banca è semplice intermediaria tipo Conto Titoli anche quello è bloccato?
BER: Si Tutto, completamente tutto.
Blog: I titoli di fatto sono intestati al correntista, non alla banca.
BER: Si,bloccati nel senso che non possono essere trasferiti da un conto all’altro, lì sono e lì rimangono fino a che non si sbloccano, poi ognuno potrà disporre come vuole.
Blog:In questo periodo di congelamento non posso operare sui miei titoli?
BER: No, ma neanche sul conto corrente
Blog: Neanche da nessun altro operatore?
BER: Assolutamente no, guardi, non entrano nemmeno i bonifici
Blog:Sul conto mi è più facile capire perché è un asset della banca
BER: Capisco la sua obiezione, però anche i titoli fanno parte di una sorta di liquidità totale, credo che la maggior parte delle persone si preoccupi della liquidità per fare la spesa per pagare un mutuo, una utenza, un affitto.
Blog: Si, nella peggior delle ipotesi, congelato il conto corrente, liquido una parte dei titoli e mi arrangio in un altro modo
BER: Si ho capito, certo, infatti questo è un problema per la Borsa, per tutto, perché c’è una sorta di compra vendita, di negoziazione quanto meno, e comunque si investe anche finché tiene.

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16 dicembre 2010

fonte:  http://www.beppegrillo.it/2010/12/il_crack_del_ba.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29

Bonanni invoca più investimenti. “Accordo per Mirafiori la prossima settimana”

Bonanni invoca più investimenti

“Accordo per Mirafiori la prossima settimana”

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In Italia c’è chi si comporta “allegramente” non preoccupandosi degli investimenti da fare affinchè il Paese cresca. Così il leader della Cisl commenta a Napoli le dichiarazioni di ieri del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sui risultati ottenuti negli ultimi mesi

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Raffaele BonanniRaffaele Bonanni

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Roma, 17-12-2010

“E’ possibile arrivare ad un accordo per Mirafiori gia’ la prossima settimana”. Lo ha detto Raffaele Bonanni, leader della Cisl, oggi a Napoli per i 60 anni del sindacato.

“Credo che ognuno debba fare un conto – ha affermato – e cioè che ci sono cose prioritarie e cose importanti ma secondarie. Ora la priorità è investire”.

La festa è finita
In Italia c’è chi si comporta “allegramente” non preoccupandosi degli investimenti da fare affinchè il Paese cresca. Così il leader della Cisl commenta a Napoli le dichiarazioni di ieri del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sui risultati ottenuti negli ultimi mesi.

La scossa che non c’è
“L’Italia va lenta, lo diciamo tutti, da anni nessuno investe nel Paese. Questo vuol dire – ha detto Bonanni – che qualcosa non va però c’è chi si comporta allegramente come se fossero cittadini degli Emirati Arabi dove c’è la ricchezza del petrolio e per questo non c’è bisogno di fare investimenti”. Secondo Bonanni, però, la disoccupazione che aumenta rappresenta il frutto “di una storia che si è incupita ancora di più a causa della crisi internazionale, ma che già c’era. Bisogna – ha concluso – ottenere una scossa nel Paese, diversamente non ci saranno investimenti, nè lavoro o diritti”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=148425

MALTEMPO – L’Italia al gelo da Nord a Sud: il ghiaccio causa decine di feriti a Pescara e Ancona

L’Italia al gelo da Nord a Sud: il ghiaccio causa decine di feriti a Pescara e Ancona

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Pescara

Da Nord a Sud si battono i denti. Forti disagi a la Spezia, che si sveglia sotto la neve, tetti imbiancati anche a Capri

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ROMA (17 dicembre) – Continua l’ondata di freddo sull’Italia, che sta interessando in particolare le regioni del Nord e del Centro. Decine di feriti a Pescara per il ghiaccio nelle strade cittadine.

Dopo la neve, a Pescara è emergenza ghiaccio. Nelle ultime ore sono state diverse decine gli interventi del 118 per soccorrere feriti lievi, in seguito a cadute o scivolate, tanto che è stato necessario utilizzare anche le ambulanze non medicalizzate. Il pronto soccorso dell’ospedaleSanto Spirito è affollato. Nella notte la temperatura ha raggiunto i – 5 gradi in città ed è scesa anche ulteriormente nell’entroterra. I problemi maggiori sono quelli relativi alla circolazione anche di pedoni e auto. I Vigili del fuoco parlano di una situazione «critica, anche peggiore di quella di ieri». Decine gli interventi effettuati per alberi caduti sotto al peso della neve, con la conseguente chiusura delle strade, per lastroni di ghiaccio, per auto e camion fuoristrada. Maggiori problemi si registrano nelle zone collinari, dove nonostante l’attività dei mezzi spargisale, le strade sono completamente ghiacciate. Stamani, per raggiungere una persona da soccorrere il 118 ha dovuto fare uso di un fuoristrada della Misericordia. L’emergenza dovrebbe rientrare già in serata, grazie ad un innalzamento della colonnina di mercurio.

Anche nelle Marche è allarme ghiaccio. Si pattina su diverse vie cittadine e sui marciapiedi ad Ancona. Problemi per i pedoni, vittime di cadute. In questi giorni i pronto soccorso degli ospedali hanno trattato decine e decine di casi di distorsioni o fratture.

Da Nord a Sud si battono i denti: la corrente siberiana non accenna a placarsi. Una spruzzata di neve ha imbiancato Milano dalle 6.30. Neve su strade e autostrade tra il Piemonte e la Liguria e nell’entroterra ligure. La Protezione civile ieri ha emesso un nuovo allerta meteo per una perturbazione che in queste ore porterà nevicate da deboli a moderate fino a livello del mare sul nord est; nevicate moderate ed elevate inizialmente al di sopra dei 100-300 metri e localmente anche a livello del mare su Toscana, Umbria e Marche e successivamente fino ai 500-700 metri. Neve anche sulle regioni centrali al di sopra dei 200-400 metri, con quantitativi anche abbondanti sui settori appenninici, sulla Sardegna al di sopra dei 400-600 metri.

La neve interessa le autostrade A5 Aosta-Monte Bianco tra Autoporto e Monte Bianco, A12 Genova Sestri-Levante, A26 Genova-Gravellona Toce tra il bivio con l’A10 ed il bivio per la diramazione Predosa-Bettole, A7 Genova-Serravalle S., A10 Genova-Savona tra il bivio con l’A7 ed il bivio con L’A26. Oggi si prevedono nevicate su Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo che interesseranno gran parte dell’autostrada A1 Milano-Napoli e le autostrade A24 Roma l’Aquila-Teramo e A25 Torano-Pescara. Nella notte ha ripreso a nevicare con insistenza sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria.

Liguria e Toscana sotto la neve. Neve in riva al mare a Livorno e La Spezia. Livorno si è svegliata completamente imbiancata. Nevicate anche lungo il versante nord-occidentale dell’isola d’Elba. Nevischio in provincia di Siena. I fiocchi di neve hanno imbiancato anche piazza dei Miracoli a Pisa. La neve è caduta anche in Versilia dove lo strato bianco ha ricoperto il litorale e la passeggiata a mare di Viareggio. Bianche anche le zone collinari. La neve è scesa questa notte a Genova e nel levante ligure. Nel capoluogo alla neve in mattinata ha fatto seguito la pioggia. La Spezia è tutta innevata. «È tutto bloccato, innevato, da quota mare alle alture – conferma il responsabile della Protezione Civile provinciale, Maurizio Bocchia – Per noi è la situazione peggiore, quando la neve si ferma anche sul mare: non abbiamo mezzi sufficienti a liberare tutte le arterie, quindi oggi si presume che gli spostamenti saranno difficilissimi. L’invito è quello di evitare di muoversi se non strettamente necessario».

Capri e Ischia sotto una coltre di neve. Capri è un’isola dai toni e dalle atmosfere natalizie, con strade, tetti delle auto e delle abitazioni e alberi imbiancati. Il nevischio che era cominciato a cadere dalle 22 di ieri si è trasformato durante la notte in una fitta nevicata. Ad Anacapri si sono avuti problemi nella circolazione dei mezzi pubblici e privati. Disagi anche nel centro di Capri, dove si sono formate lastre di ghiaccio. L’isola d’Ischia nella tarda serata di ieri ha visto scendere i primi fiocchi. Tutta la zona collinare dell’isola è stata investita da una leggera ma costante nevicata. Eccezionale la nevicata che ha investito la costa di Forio, neve anche sulle spiagge della Chiaia e di San Francesco, visibile ancora in mattinata.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131062&sez=HOME_INITALIA

Annozero, scontro La Russa-studenti. Il ministro si alza e urla “Vigliacchi” / VIDEO: AnnoZero 16 12 2010 – 4- Gli scontri a Roma- Studenti in studio

Annozero, scontro La Russa-studenti
Il ministro si alza e urla “Vigliacchi”

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AnnoZero 16 12 2010 – 4- Gli scontri a Roma- Studenti in studio- La Russa sbrocca di brutto

kikki063 | 16 dicembre 2010

AnnoZero 16 12 2010- Vai Avanti Tu- Anteprima

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Al centro del dibattito gli incidenti al corteo di Roma. La Fiat chiede 20 milioni a Annozero per le critiche all’Alfa MiTo

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ROMA (16 dicembre) – Scontro ad Annozero tra lo studente Luca Cafagna, che ha giustificato la violenza di piazza di martedì scorso, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa che lo ha accusato di «apologia di reato». La Russa si è ribellato alle parole dello studente e lo ha investito con una raffica di «vigliacco, vergogna, fifone, incapace». Il ministro ha quindi protestato con Santoro per l’assenza in studio di un poliziotto per il contraddittorio. «Lei – ha ribattuto Cafagna a La Russa – è figlio di una cultura politica intollerante». «Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere e andate in piazza con la faccia nascosta», ha proseguito La Russa mentre Cafagna gli ribatteva «state svendendo l’università pubblica». Il ministro ad un certo punto si è alzato per lasciare lo studio ma poi si è riseduto e il duello verbale è andato avanti, con Santoro che ha tenuto a puntualizzare che «spetta solo alla magistratura valutare se c’è o meno un reato».

Ammonterebbe a 20 milioni di euro la richiesta di risarcimento danni presentata dalla Fiat contro la trasmissione Annozero di Michele Santoro, per la puntata del 2 dicembre. In particolare, nel mirino del Lingotto erano finite le affermazioni contenute in un servizio su tre autovetture, tra le quali l’Alfa Romeo MiTo, ritenute «fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti».

In particolare, la Fiat aveva spiegato che «in modo del tutto strumentale» Annozero aveva «illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa prova avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo. Si trattava di una ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista».

«Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato – aveva spiegato ancora il Lingotto – è che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all’Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc). Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un’azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza) – aveva concluso l’azienda – come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verità». In quella occasione Michele Santoro si era limitato a dire: «quando arriverà la richiesta di risarcimento danni la valuteremo e ci difenderemo nelle sedi opportune come abbiamo sempre fatto».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131047&sez=HOME_INITALIA

Il Pd guarda al terzo polo. Di Pietro: “O loro o noi e Vendola”

Il Pd guarda al terzo polo
Di Pietro: “O loro o noi e Vendola”

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Il segretario Pier Luigi Bersani pensa ad un’alleanza per andare “oltre Berlusconi” e accantona le primarie. Casini: “Non siamo sul mercato”

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ROMA – Alleanze e primarie scuotono Pd e opposizione. Dopo la proposta di “matrimonio” fatta da Di Pietro ai democratici e a Vendola, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani apre nuovi scenari: “Alleanza con il Terzo Polo e sacrificare le primarie” dice intervistato da Repubblica. Il tutto mentre continua ad avvertirsi il “gelo” del Vaticano dopo l’ufficializzazione dell’intesa tra i centristi e Fini.

Acqua agitate nell’opposizione. Sul campo ci sono le strategie da mettere in campo in vista della futura tornata elettorale (che potrebbe essere ravvicinata). Bersani insiste con l’alleanza con il Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli. Per farlo, i democratici sono pronti a sacrificare le primarie. Una prospettiva che trova forza anche nelle parole dell’ex coordinatore ai tempi della segreteria Veltroni, Goffredo Bettini.

Nei giorni scorsi era stati Nichi Vendola e Fabio Mussi, di Sinistra ecologia e liberta’ a rompere gli indugi: “L’idea di una alleanza con noi e Idv puo’ non piacere ma non mi sembra che ci siano in campo altre proposte, a meno di non pensare che il Pd possa presentarsi da solo”. Parole accolte dal silenzio del Pd. Ed allora ieri e’ stato Antonio Di Pietro a riproporre il problema di riorganizzare il polo di centrosinistra: ”Troviamoci anche noi, stabiliamo una piattaforma programmatica e presentiamola al paese. Diamo vita a un’alleanza alternativa a Berlusconi in grado di risolvere i problemi del paese. Il matrimonio e’ pronto: sposiamoci”. Stavolta i democratici si fanno vivi: ”Non c’e’ nessun matrimonio in vista perche’ non c’e’ stato nessun fidanzamento. Nei prossimi giorni il Pd riunira’ la sua direzione e fara’ una proposta per andare oltre questa fase convulsa” taglia corto il vicesegretario Enrico Letta. E oggi Bersani precisa: “Puntiamo ad una piattaforma democratica per andare oltre il berlusconismo”. Senza, però, lasciare guidare da altri: “Vogliamo essere protagonisti”. Verso quale direzione, però, si intuisce: il Terzo Polo. Magari con Casini candidato premier. Per maggiore chiarezza bisogna attendere il 23 dicembre, data della direzione democratica. Di Pietro, intanto, incalza: “Che quella sia la giornata buona dove decidono: o con Casini o con noi e Vendola”.

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17 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/17/news/papa_governo-10314004/?ref=HRER1-1