Archivio | dicembre 18, 2010

Cortei e daspo, Maroni: anche subito. I radicali: a quando tessera manifestante?

Cortei e daspo, Maroni: anche subito
I radicali: a quando tessera manifestante?

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Mantovano: ipotesi visto che la magistratura delude. Allarme Alemanno per prossimi cortei, zona rossa allargata

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ROMA (18 dicembre) – Polemiche sulla proposta del governo di istituire il daspo anche per le manifestazioni, lanciata dal sottosegretario Mantovano. I fradicali chiedono: a quando la tessera del manifestante? Per Alemanno la proposta è da approfondire, mentre per Farefuturo la protesta non è una questione di polizia. Interviene anche Maroni, dicendo che il daspo si può fare anche da subito.

Non si ferma intanto la polemica sulla scarcerazione di 22 dei 23 arrestati durante gli incidenti. Dopo Alemanno, anche il ministro Alfano ha polemizzato ieri con l’Anm, mentre il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha proposto il daspo anche per i partecipanti alle manifestazioni.

La proposta del daspo secondo Alemanno «va approfondita, per ora non mi pronuncio, bisogna fare una verifica dal punto di vista tecnico. Ne parleremo dopo la fine di questo momento di emergenza, probabilmente a gennaio, quando la tensione sarà calata».

«Interpretare le manifestazioni di dissenso giovanile come una semplice questione di polizia è un errore epocale che una classe dirigente fa quando è arrivata alla fine del suo percorso, della sua esperienza pubblica – scrive Filippo Rossi, direttore del magazine online di Farefuturo – Quando la politica scommette sull’ordine pubblico significa che non fa più il suo mestiere. Quando la politica vuole rubare il lavoro ai poliziotti e ai magistrati significa che qualcuno ha messo la parola fine sulle speranze di cambiamento. Una politica che si eccita alla vista del manganello dimostra tutta la sua debolezza. È una politica che rinuncia a capire le ragioni di una società viva, che cambia, che si trasforma. Per questo motivo bisogna fuggire da qualsiasi atteggiamento muscolare di fronte alle manifestazioni di questa nuova rivolta giovanile. Non solo, ma una politica che si riempie la bocca dell’ordine pubblico è una politica che non sa cos’altro dire e, in perenne ricerca di un nemico pur che sia, non le sembra vero di prendere qualche teppista scalmanato e trasformarlo nell’unico rappresentante di un’intera generazione, con il risultato che invece d’includere i giovani li esclude, li mette ai margini, li schiaccia con una retorica-macigno adatta solo a non cambiare idea, adatta solo alla difesa di un ordine burocratico che non regge più agli urti di una storia che si ostina ad andare avanti».

I radicali: a quando la tessera del manifestante? «Il sottosegretario Mantovano ha parlato a titolo personale o a nome del governo? Maroni chiarisca se il governo intende estendere il Daspo alle manifestazioni politiche, cioè riconoscere ai questori il potere di limitare per cinque anni la libertà personale sulla base di mere denunce o informative – chiede il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini – Il Daspo è una misura di prevenzione che non esiste neanche per mafiosi e terroristi, per i quali è il giudice a disporle. Molto utilizzata invece ai tempi del fascismo, quando gli oppositori e i sospetti venivano trattenuti nelle caserme in occasione delle visite in città dei gerarchi. O forse il Ministro Maroni, dopo quella del tifoso, vuole imporre anche la tessera del manifestante?. Purtroppo prende corpo quanto denunciamo da anni, e cioè che la legislazione d’emergenza nelle partite di calcio non era altro che un laboratorio per nuove forme di controllo sociale».

Mantovano: daspo ancora da studiare. Per il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano la possibilità di impedire ai soggetti violenti la partecipazione alle manifestazioni, con un provvedimento simile al daspo usato per allontanare i tifosi facinorosi dagli stadi, «è una ipotesi di lavoro che dev’essere vagliata da parte di tutti gli uffici tecnici competenti e per la quale serve uno studio tecnico adeguato. Il meccanismo è questo: si punta a prevenire gli atti di violenza così come si è fatto per gli stadi. E questa prevenzione individua, sulla base di elementi obiettivi e dati di fatto, i soggetti violenti che quindi già si sono resi responsabili di devastazioni e danneggiamenti. Nel calcio funziona che per un periodo, che può andare da pochi mesi a qualche anno, si interdice il loro accesso allo stadio e in questo modo si fa venire meno l’occasione per esercitare la violenza».

«Una cosa simile – ha rilevato Mantovano – con tutti gli adeguamenti e per questo ci deve essere uno studio tecnico adeguato, può valere per le manifestazioni» in piazza. Nel senso che chi ha già dato prova di compiere determinati reati di lesioni, di devastazioni e così via, viene interdetto per un congruo tempo dalla partecipazione a qualsiasi manifestazione di piazza. Ed è chiaro che la partecipazione poi comporta l’intervento sanzionatorio penale. Quindi c’è una misura di prevenzione come primo passo e una misura sanzionatoria in caso di violazione delle prescrizioni in chiave di prevenzione».

L’ipotesi di estendere i daspo «viene alla luce, anche perchè purtroppo la risposta sul piano giudiziario è una risposta che non soddisfa le esigenze di prevenzione. Noi sappiamo che le esigenze cautelari che legittimano la permanenza in carcere, o comunque le misure restrittive, possono essere interne al processo: pensiamo al rischio di inquinamento delle prove e al pericolo di fuga». O possono essere «esterne al processo» come «il rischio di reiterazione della stessa condotta. Allora poichè la risposta giudiziaria è stata molto deludente sotto questo fronte, credo che si sia legittimati, alla vigilia di altre manifestazioni che vengono annunciate in occasione dell’approvazione della riforma dell’universita, a un intervento sul piano della prevenzione che permetta di tenere lontani dai luoghi delle manifestazioni questi soggetti. Non è la bacchetta magica non è che risolverà tutto come non ha risolto radicalmente la questione violenza sportiva il daspo. Però il daspo nel corso degli anni dei risultati li ha dati e se questo strumento poi verrà affiancato a quelli già in vigore, magari applicato in modo più corretto e più serio, intanto si circoscrive il fenomeno, il che sarebbe già tanto».

Per il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, la proposta di estendere il daspo alle manifestazioni di piazza «è interessante» e potrebbe essere inserita da subito nel ddl sicurezza che ha iniziato l’iter al Senato: «Valuteremo se c’è una maggioranza che sostiene questa proposta. Mi sembra una proposta interessante quella di Mantovano perchè il daspo sta funzionando molto bene dentro gli stadi. Riteniamo che questo modello sia esportabile. C’è la possibilità di inserirlo già nel ddl sicurezza».

Maroni ha annunciato misure più stringenti in vista della prossima manifestazione degli studenti, il 22 dicembre. «Adesso – ha detto – vigileremo soprattutto in vista della nuova manifestazione di mercoledì. Visto quanto è successo a Roma, la macchina sarà ulteriormente organizzata per evitare che si ripeta quanto è successo pochi giorni fa».

Alemanno: zona rossa rafforzata. In attesa della manifestazione di studenti in programma la prossima settimana «c’è grande preoccupazione: da lunedì a mercoledì saranno giornate critiche che potrebbero riproporre situazioni e immagini simili a quelle di martedì scorso – dice il sindaco Gianni Alemanno che questa mattina ha incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro e il questore Francesco Tagliente – Per fronteggiare la situazione di allarme, la questura e il prefetto mi hanno garantito massima attenzione affichè il centro storico non venga più investito da incidenti o disordini: predisporranno tutte le misure di ordine pubblico necessarie a tener lontani dal centro le manifestazioni. Il centro storico è già zona rossa e sarà rafforzata. C’è la massima mobilitazione delle forze dell’ordine».

La Questura di Roma conferma la linea del doppio binario: attenzione nei confronti di chi ha il diritto a manifestare nel rispetto delle regole e rigore nei confronti di chi commette atti illeciti precisando che manifestare senza preavviso è reato. Il Questore Francesco Tagliante continua a mantenere il riserbo più assoluto sui dispositivi di sicurezza che saranno adottati in vista di possibili iniziative per la prossima settimana e sulle attività investigative, che proseguono.

La Digos della Capitale ha comunicato che è di 81 denunciati il bilancio delle indagini sulle manifestazioni studentesche delle ultime settimane. Il reato contestato a tutti è di manifestazione non preavvisata, oltre a blocco stradale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale. Intanto il sindaco di Roma annuncia cle la zona rossa sarà rafforzata, in vista delle manifestazioni della prossima settimana.

Per 41 degli 81 indagati è scattata anche la denuncia per blocco ferroviario, perché durante la manifestazione del 30 novembre scorso, hanno occupato alcuni binari della Stazione Termini creando disagi alla circolazione ferroviaria.

Incendio doloso. In relazione alla manifestazione del 14 dicembre, seguita da violenti scontri, la Polizia Scientifica sta esaminando i video degli incidenti per arrivare all’identificazione dei responsabili del reato di incendio doloso.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131216&sez=HOME_INITALIA

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COSA E’ IL DASPO

Divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive

Il DASPO è una misura di prevenzione atipica ed è caratterizzata dall’applicabilità a categorie di persone che versino in situazioni sintomatiche della loro pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, ovvero a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse.

Il provvedimento può essere disposto anche per le manifestazioni sportive che si svolgono all’estero: può essere altresì comminato dalle competenti Autorità degli altri Stati membri dell’Unione Europea per le manifestazioni sportive che si svolgono in Italia.

Il DASPO può essere comminato anche nei confronti di soggetti minori di anni 18, che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età (in tal caso, il divieto è notificato a coloro che esercitano la patria potestà).

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fonte:  http://www.osservatoriosport.interno.it/daspo/index.html

Durante la manifestazione studentesca del 14 dicembre a Roma, 15enne colpito con un casco. La Procura acquisisce il filmato

Durante la manifestazione studentesca del 14 dicembre

antefattoblog | 17 dicembre 2010

Le telecamere di Youreporter lo hanno ripreso in volto. Ma ancora nessuno conosce l’identità dell’aggressore che, durante gli scontri a Roma di martedì scorso, ha colpito in pieno volto con un casco da moto un giovane di quindici anni. La vittima si chiama Cristiano e ora è ricoverato all’ospedale San Giovanni della Capitale con una frattura del setto nasale e della mandibola e un grave trauma cranico con ematoma all’interno del cervello.

Roma, 15enne colpito con un casco
La Procura acquisisce il filmato

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Il ragazzo ha lanciato un oggetto contro i poliziotti, poi è stato ferito. Un aggressore avrebbe fatto il saluto romano

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MILANO – Un ragazzo di 15 anni aggredito e colpito violentemente alla testa con un casco. Un altro ragazzo, subito dopo, fa un gesto che somiglia a un saluto romano. Scene dalla manifestazione studentesca di Roma del 14 dicembre. Il giovane ferito, Cristiano, è ricoverato all’ospedale San Giovanni di Roma. La vicenda è riportata da alcuni quotidiani e testimoniata dal filmato pubblicato su Youreporter.it.

Sono le 12.30 di martedì – scrive Il Fatto Quotidiano – e il corteo sta sfilando per le vie della città. Tre ragazzi cercano di fermare l’assalto dei manifestanti a un blindato dei carabinieri tra via delle Botteghe Oscure e piazza Venezia. Cristiano raccoglie da terra un oggetto e lo lancia verso il cordone di polizia. Dopo un breve conciliabolo, uno dei tre ragazzi a guardia dei blindati dei militari si stacca dal gruppo e colpisce il 15enne in pieno volto con un casco integrale: Cristiano cade a terra. L’aggressore si allontana uscendo dall’inquadratura e un altro dei tre si avvicina alla vittima; quindi si copre il volto con una sciarpa e fa il presunto saluto romano, quindi si allontana. «Cristiano ha riportato un ematoma cerebrale di otto millimetri, ha una frattura scomposta al setto nasale, una lieve frattura al lobo temporale, un occhio visibilmente pesto» ha detto il padre al Fatto Quotidiano. Il ragazzo ha poi spiegato di aver lanciato ai poliziotti una mela, perché con i compagni di scuola aveva deciso di dare un segnale a un “governo ormai alla frutta”.

IL RACCONTO – Alcuni manifestanti che hanno visto la scena riferiscono che gli amici dell’aggressore hanno cominciato a urlare contro Cristiano, a terra con il volto tumefatto e ricoperto di sangue, con “frasi fasciste”. I tre non sono stati ancora identificati, ma un fotografo avrebbe consegnato alla famiglia del 15enne una foto del presunto aggressore. «Mi terrò ben lontano dalle manifestazioni. Nei prossimi anni non parteciperò così assiduamente ma cercherò di fare forme di protesta personali, cose nuove e non solo i soliti cortei – dice il 15enne, che frequenta il liceo Mamiani di Roma -. Chi se lo immaginava che lanciando un po’ di frutta mi sarebbe arrivato un casco in testa. Eravamo andati lì per manifestare con il motto “Lotta dura con la verdura” e poi sono stato aggredito. Non ricordo nulla di quel momento, mi sono risvegliato poco dopo in una via vicino piazza Venezia dove mi hanno portato alcuni studenti che mi hanno soccorso».

INDAGINE – Lunedì Cristiano sarà sottoposto a un intervento chirurgico per una frattura scomposta del setto nasale e un ematoma celebrale. «Non ricordo nulla di quel che è successo subito dopo la botta – prosegue -. Sono svenuto ma quando ho riaperto gli occhi ho visto vicino a me un altro studente con una kefia insanguinata appoggiata sull’occhio. Era stato colpito da un lacrimogeno». Esile, capelli ricci, in pigiama, dal reparto maxillo-facciale del San Giovanni, il 15enne parla delle proteste e della scuola con passione: «Se tornassi indietro forse mi terrei a distanza da quello che stava succedendo – ha confessato -, però devo dire che è giusto protestare per avere una scuola migliore. Già la situazione era negativa prima, figuriamoci ora con i tagli: dalle strutture scolastiche decadenti alla didattica che deve essere aggiornata». Infine, sulla vicenda potrebbe partire un’indagine. La Procura di Roma acquisirà il video diffuso su internet. I magistrati – in attesa della relazione delle forze dell’ordine – non escludono l’apertura di un fascicolo ipotizzando il reato di lesioni volontarie gravi. Fino a questo momento non sarebbe stata presentata alcuna denuncia da parte del ragazzo ferito o dei suoi familiari.

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Redazione online
18 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_18/roma-studenti-manifestazione-aggressione-casco-saluto-romano_770b8f00-0a8e-11e0-b99d-00144f02aabc.shtml

Elezioni, pressing della Lega per il voto. Bossi: “Stiamo perdendo tempo..”

Elezioni, pressing della Lega per il voto
Bossi: “Stiamo perdendo tempo..”

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I ministri del Carroccio lanciano l’allarme governabilità. Il Senatur? “Udc? Nel governo non entrino nemici”. “Se ci sono i numeri – dice Calderoli – si va avanti, se non ci sono, si dovrà ritornare al voto, denunciando chi ha tradito”. Maroni: “Troppe incognite”

Elezioni, pressing della Lega per il voto Bossi: "Stiamo perdendo tempo.."

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VICENZA –  “Io sono tre mesi che dico che l’unica igiene è andare al voto: abbiamo perso tempo dando il tempo agli altri di organizzarsi”. Così Umberto Bossi torna a calcare il piede sull’acceleratore puntando alle elezioni anticipate. “LItalia è pronta al voto? E’ un alibi quello della crisi economica”. Un alibi che è stato più volte utilizzato da Berlusconi per stoppare la corsa alle urne.

E anche sull’eventuale ingresso dell’Udc al governo, il Senatura ha le idee chiare: “Berlusconi non deve far entrare i suoi nemici, quelli che lo vogliono morto. L’Udc il premier l’ha già trovato una volta al governo e non riuscivamo a fare niente”.

E’ un vero e proprio pressing quello messo in atto dal Carroccio. Che già prima della fiducia ottenuta il 14 dicembre, spingeva per andare al voto. E adesso, a fiducia incassata, insiste.  “Con tre voti di maggioranza questo governo non può andare avanti” avverte il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, secondo cui “se dovessero arrivare altre adesioni, saranno benvenute, altrimenti c’è solo il voto”. Parlando a margine di un pranzo con gli altri big leghisti a Vicenza, Calderoli si è espresso anche su un eventuale allargamento della maggioranza all’Udc. “A noi delle sigle interessa poco”, ha chiarito il ministro, “se chi interviene, invece, e vota il federalismo, è benvenuto”. Se ci sono i numeri – ha insistito – si va avanti, se non ci sono, si dovrà ritornare al voto, denunciando chi ha tradito”.

Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni invita a risolvere “rapidamente” le “incognite” che incombono sul futuro del governo e ribadisce che la posizione della Lega è che in assenza di una “maggioranza forte”, “è meglio andare al voto”.
Il destino dell’esecutivo – ha spiegato il ministro leghista dell’Interno a margine di un pranzo con gli altri big leghisti a Vicenza – “dipende da molte cose”.

“Ci sono ancora delle incognite – ha osservato Maroni – e penso che nelle prossime settimane queste incognite si potranno sciogliere. Se si scioglieranno positivamente, cioè se si ricostituirà una maggioranza forte e stabile su cui fare affidamento si può continuare, altrimenti è meglio andare al voto”.

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18 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/12/18/news/pressing_lega-10357340/?rss

GENOVA – G8, le motivazioni dei giudici d’appello: “De Gennaro mentì per salvarsi”

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G8, le motivazioni dei giudici d’appello: “De Gennaro mentì per salvarsi”

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Secondo i magistrati l’allora capo della polizia “aveva interesse a non far trapelare un diretto coinvolgimento nella vicenda della scuola Diaz”.

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di MARCO PREVE

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L’allora capo della polizia italiana Gianni De Gennaro aveva “con evidenza l’interesse a non far trapelare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda Diaz” alterandone quindi “l’accertamento dei fatti, delle loro modalità e delle responsabilità politiche e penali dei fatti posti in essere durante l’operazione Diaz”.

E’ questo uno dei passaggi fondamentali delle motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Genova a giugno condannò l’ex capo della polizia italiana De Gennaro a un anno e 4 mesi per istigazione alla falsa testimonianza assieme all’ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola.

All’origine della vicenda la nottata cilena del G8 del 2001 con l’irruzione alla scuola Diaz. Secondo l’accusa De Gennaro convinse l’allora questore di Genova Francesco Colucci a modificare la sua deposizione di teste nel processo per i fatti della Diaz. In sostanza, contrariamente a quanto dichiarato in commissione parlamentare Colucci spiegò ai giudici che la presenza a Genova del capo ufficio stampa della Polizia Roberto Sgalla era stata decisa da lui e non, come precedentemente sostenuto da De Gennaro. In questo modo allentava i sospetti sul ruolo realmente avuto ella gestione, seppur a distanza, dell’operazione Diaz dall’attuale capo dei servizi segreti italiani. L’inchiesta nacque da alcune intercettazioni cui Colucci riferiva dei colleghi di aver ricevuto i complimenti del capo per la sua retromarcia.

Secondo i giudici d’appello Paolo Gallizia, Maria Rosaria D’Angelo e Raffaele Di Napoli, De Gennaro andava condannato “per aver determinato il Colucci, quale persona a lui sottoposta gerarchicamente a commettere il reato di falsa testimonianza, in ciò abusando anche della funzione pubblica esercitata e connessa al suo ruolo di direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza”.

Nelle conclusioni sottolineano ulteriormente “la particolare gravità del fatto anche per il ruolo pubblico ricoperto dall’imputato”.

Nelle 69 pagine di motivazioni vengono infine ripercorsi i fatti del luglio 2001, dai quali emerge come all’origine dell’incriminazione di De Gennaro, Mortola e Colucci vi sia stata la fallimentare gestione della caccia ai black bloc sfociata in quello che uno stesso funzionario descrisse come “macelleria messicana” all’interno della Diaz. Una brutta figura mondiale dal quale il primo poliziotto italiano voleva sganciarsi ma che gli è invece costata una condanna, anche se non definitiva in attesa della Cassazione.

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18 dicembre 2010

fonte:  http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/12/18/news/g8_le_motivazioni_dei_giudici_d_appello_de_gennaro_ment_per_salvarsi-10357524/?rss

RIAPERTA LA A1 – La testimonianza: “Ecco la mia notte da incubo” Ora per ora, cronaca dalla A1

Maltempo: Toscana, riaperta la A1

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Verso la normalita’ anche la circolazione ferroviaria

18 dicembre, 15:53
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(ANSA) – FIRENZE, 18 DIC – E’ stato riaperto il tratto chiuso tra il bivio dell’A1 con l’A11 e Valdichiana. Lo annuncia Autostrade per l’Italia. Ancora ci sono comunque lunghe code, soprattutto fuori dai caselli che ancora non sarebbero tutti riaperti. Situazione tornata alla normalità anche per il traffico ferroviario con la riapertura di S. M. Novella. Intanto la Fita Cna invita ad una class action contro le concessionarie autostradali. E Matteoli dopo il blocco autorizza la circolazione dei tir nel fine settimana.
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Prima pagina: Ansa.it

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LA TESTIMONIANZA

“Ecco la mia notte da incubo”
Ora per ora, cronaca dalla A1

Il racconto di uno degli inviati di “Repubblica” rimasto bloccato dopo Firenze. La notte al gelo e tra la neve, senza nessun aiuto per ore. I racconti e gli espedienti degli automobilisti. “E la radio dice: non muovetevi”. Ma siamo già qui!

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di MEO PONTE

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"Ecco la mia notte da incubo" Ora per ora, cronaca dalla A1

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PERUGIA – Io c’ero. E vorrei tanto non esserci stato. Nel finire prigionieri di un’autostrada ghiacciata non c’è nulla di eroico o di avventuroso. In più ti senti dare dell’incosciente da tutti, dal responsabile della Protezione Civile ai dj della stazione radio specializzata in traffico. Tu sei li al gelo e in coda e loro ripetono: “Non mettetevi in viaggio, fatelo solo per motivi gravi e partite attrezzati. Gomme termiche montate e catene a bordo”. A queste condizioni però io sarei a posto. Un motivo grave ce l’ho: parto per lavoro. E anche le catene sono a bordo. Mi fanno compagnia perché non ho la minima idea di come si montino. Alle nove di venerdì però io da Torino parto per Perugia. Nevica già ad Alessandria però il traffico scorre bene. I mezzi antineve sono all’opera di buon’ora. Uno mi gratifica di un lancio di sale sulla fiancata. Dicono che porti bene. Genova e quel labirinto che chiamano autostrada però è già nel caos. Fila comunque tutto liscio sino a Carrodano dove un tabellone enorme ti avverte che è obbligatorio avere le catene a bordo (“Ce l’ho, ce l’ho”) e dove scopri che comunque il maltempo ti ha già fatto cumulare un’oretta di ritardo rispetto al solito quando fai Torino-Perugia in cinque ore. Alle 11 dovresti essere già a Lucca e invece sei ancora a Carrodano. Perlomeno vai. Da Lucca l’autostrada è già Via Crucis. Ci vuole una vita per arrivare a Prato est e rischi di saltare lo svincolo per Roma. E sarebbe una fortuna perché riesci appena ad imboccare la bretella e ti areni lì, sulla neve. Di solito la coda la si trova dopo Scandicci perché lo sanno tutti che quello svincolo è un tappo dove approda chi arriva da Milano, Genova e Torino e quelli che sono invece partiti da Bologna, Parma. Venerdì alle 17 però ci si blocca ben prima della corsia ristretta per gli eterni lavori del passante.

Si resta lì, l’auto che anche in prima pattina sui dieci centimetri di neve che coprono l’asfalto. Intorno a te ci sono Tir ansimanti, famigliole strette su un’utilitaria, stranieri che gremiscono un pulmino Volkswagen. Tutte gente che prima hai maledetto perché ti hanno sorpassato sulla destra o ti hanno fatto i fari per invitarti a correre. Ora hanno delle facce. Parli con loro perché condividono la tua condizione di prigioniero. Condizione che dapprima non ti è chiara: speri che la sosta sia temporanea. Pensi: “Siamo andati sulla Luna, vuoi che un po’ di neve fermi un’autostrada?”. Invece è proprio così. E tu che ingenuamente avevi convinto due fratelli calabresi, Salvatore e Angelo Agostino, a scendere dal loro camion e a montarti le catene con uno sguardo compassionevole per la tua imbrataggine ti rendi conto che per ora le catene sono inutili. E lo saranno sino alle tre di notte. Resterai in quello svincolo innevato e senza traccia di pala (meccanica o manuale è lo stesso) per dieci ore.

Le prime due le passi a farti raccontare la storia dei fratelli Agostino che ti offrono un arancio e ti spiegano che per non pagare il pizzo fanno i falegnami pendolari. Costruiscono in Calabria e montano in Liguria. Ascolti anche il ragazzo di Avellino che vive a Montpellier e che ha stipato moglie e due figlie su una Peugeot microscopica e che dice: “Faccio il muratore ma suono pure la chitarra. Stile latino. Se ci fermiamo tanto la tiro fuori e suono qui”. Trovi simpatico anche l’autista del mastodontico Tir con rimorchio che fa il CB con il nome di Baffo arrabbiato e che pare l’unico a sapere perché non ci muove. “C’è un camion rovesciato a Incisa, l’autista è morto. Aspettano il magistrato. E’ successo alle 14”. Le informazioni però sono confuse: il camionista in realtà è morto a Cortona, i Tir “intraversati” come dicono alla radio sono più vicini. Il freddo però ti spinge in macchina dove puoi finalmente capire l’utilità che cappuccio del parka che hai tolto perché fa troppo Inuit. Avercelo ora ti farebbe somigliare ad un’eschimese ma avresti la testa asciutta. In più cominci a fare l’elenco delle cose di cui hai bisogno: una coperta prima di tutto. Pensare che negli anni ’60 non mancava mai il plaid a bordo. Qualcuno lo portava arrotalato anche sul sellino della Gilera. E poi cibo e acqua. Hai contato troppo sulla regolarità delle aree di servizio. Ora sono isole irraggiungibili. In più oltre a capire per la prima volta che cosa prova un detenuto (aspettare in un luogo ristretto che qualcuno ti dica vai) ti rendi conto di quanti bisogni ha il tuo corpo. Per la pipì non c’è problema. Uno che sta andando a Caserta su un’Audi ammette di aver tagliato una bottiglia di acqua minerale. E se ti accosti al guard rail nessuno ci fa caso. Per il resto è più difficile. Bisognerebbe aver la disinvoltura della signora di Montpellier che scavalca il guard rail e si accovaccia nella cunetta.

Quello che ti manca veramente è l’informazione. Alla radio parlano di tutte le code del mondo tranne che di quella che ti tiene prigioniero e che vanta già ottanta chilometri. “Otto chilometri a Pisa nord” li senti dire e capisci che potresti azzannarli. Parlano del Veneto, di Bolzano persino del raccordo anulare di Roma ma di questo cuore d’Italia paralizzato dalla neve manco una parola. In compenso dicono che le persone in coda sono assistite dalla protezione civile con viveri di conforto e coperte. Sino alle tre di notte non vedo nessuno, se non ombre che spinte dal bisogno raggiungono l’area di servizio più vicina a piedi. Un agente della Polstrada mi illude: “In galleria è tutto a posto, ora ci muoviamo”. Dopo due ore sospetto che l’abbia detto per evitare il linciaggio.

Alle tre finalmente ci muoviamo. E’ una partenza spontanea. Per tutti, tranne che per me dato che l’autista che ho davanti si è addormentato. Sino all’area di Chianti tocca fare lo slalom. Fortuna che mi hanno montato le catene. Non riesci neanche a prendere un caffè. La coda di ottanta chilometri si è trasferita alla cassa. Sino a Firenze sud si va. Piano ma si va. Poi Improvvisamente lo stop. Resti lì sino alle cinque. Due vigili del fuoco appaiono dal buio e ti danno una coperta dicendo: “La tenga per ricordo di questa notte”. Alle cinque si riparte per arriva ad Incisa poi nuovamente fermi per ore. C’è un tabellone luminoso che ordina a chi non ha catene né gomme termiche ad uscire obbligatoriamente a Regello. Rischio. Le catene le ho tolto e non sono riuscito a convincere un gruppo di studenti romani a rimontarle. Si va nell’epicentro della tempesta. Da Incisa a Valdarno, 17 chilometri si va in prima, massimo seconda. Alle otto alla radio il direttore del troncone autostradale toscano ha giurato di aver mobilitato il mondo. Ha persino detto: “Anche gli impiegati sono sulla strada da ieri”. Non certo nel tratto che da Incisa va ad Arezzo. Lì c’è coda su entrambe le direzioni. L’asfalto è coperto da una coltre di ghiaccio sedimentato e neve. Si va a passo d’uomo. Quando raggiungi Arezzo il mondo torna normale. Puoi inserire la terza e vedere l’asfalto sotto le tue ruote. C’è anche il sole ma è già sabato. Mezzogiorno. Dovrei uscire a Val di Chiana ma due Tir rovesciati hanno bloccato la strada. Esco a Chiusi. Al Casello c’è un uomo di mezza età simpatico che dice: “Se ha il telepass lo disattivi. Se ha il biglietto lo dia a me. Oggi non si paga”. La mia anima genovese esulta, ma solo per un momento. Poi la rabbia riprende il sopravvento.

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18 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/18/news/racconto_blocco_autostrada-10359643/

Intrappolati sull’A1, coda di 38 km. Il presidente toscano: «Class action»

Disastro neve in A1 – TG1 del 18/12/2010 delle ore 13.30


La Protezione Civile: ignorate nostri allarmi

Intrappolati sull’A1, coda di 38 km
Il presidente toscano: «Class action»

Tra Firenze e Arezzo auto e camion fermi da più di 24 ore. Polemica tra Rossi e il presidente dell’Anas Ciucci

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Difficoltà sulla rampa di accesso all'A1 all'altezza di Firenze Sud (Ansa)
Difficoltà sulla rampa di accesso all’A1 all’altezza di Firenze Sud (Ansa)

MILANO – Caos sull’autostrada del Sole tra Firenze e Arezzo: migliaia di auto sono bloccate da oltre 24 ore – dalle 15 di venerdì – dopo le abbondanti nevicate che hanno paralizzato il centro Italia e in particolare la Toscana. La coda tra Valdarno e Firenze sud, in direzione nord, ha raggiunto i 38 chilometri e migliaia di persone hanno trascorso la notte al gelo. Ci sono camion e auto abbandonati: in molti hanno preferito raggiungere a piedi l’abitato più vicino. Sabato la situazione è in lento miglioramento ma i blocchi che si sono formati – con mezzi fermi perché privi di gomme termiche o catene – non sono risolti. Tutti i mezzi spazzaneve e spargisale a disposizione stanno lavorando, soprattutto in direzione nord nel tratto tra Valdarno e Firenze Certosa, dove ci sono diversi chilometri di coda. Sulla zona non nevica più, il problema ora è il ghiaccio sulla carreggiata. Migliore la situazione in direzione sud, dove il traffico scorre seppur lentamente. L’A1 è stata chiusa da Monte San Savino, in provincia di Arezzo, fino al capoluogo toscano; alle 15.30 è stato riaperto il tratto fra il bivio dell’A1 con l’A11 e Valdichiana, ma restano lunghe code soprattutto fuori dai caselli (molti dei quali sono ancora chiusi).

VERIFICA ISPETTIVA – Uno scenario di caos in cui non mancano le polemiche. Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli accusa il «sistematico disinteresse degli italiani che si sono messi in auto senza attrezzature adeguate», mentre il presidente toscano Enrico Rossi ha annunciato una class action con le segnalazioni dei cittadini il rimborso dei danni e denunce contro «chi non ha fatto il suo dovere: Mauro Moretti di Ferrovie dello Stato, Pietro Ciucci di Anas e i Benetton di Società Autostrade per l’Italia». L’Ispettorato della vigilanza sulle concessioni autostradali dell’Anas ha disposto una verifica ispettiva su alcune tratte dell’A1, dell’A12 Livorno-Rosignano e dell’A24 Roma-L’Aqulila per «verificare l’operato delle società concessionarie nella gestione delle emergenze e individuare le eventuali responsabilità».

SOCCORSI DIFFICILI – Rallentati i soccorsi sull’A1 per la difficoltà a entrare con i mezzi nel serpentone di auto: nella notte 15 squadre hanno raggiunto a piedi il tratto bloccato e non tutte ci sono riuscite. Gli operatori stanno pulendo la neve intorno a ciascuna auto, ma chi è senza catene o gomme da neve si blocca di nuovo. Forze dell’ordine e volontari hanno distribuito coperte, viveri e bevande calde. La Protezione civile di Firenze ha organizzato con i vigili fuoco un mezzo carico di derrate alimentari, per risalire da Firenze sud a Incisa, centro della crisi. «Non ho mai visto nulla del genere» dice un automobilista, aggiungendo che alcuni addetti della società Autostrade, a piedi, hanno portato acqua e zucchero per un neonato che aveva urgente bisogno di latte. Praticamente impossibile contattare i call center per le informazioni, costantemente occupati. «Undici ore bloccato in autostrada, dieci delle quali fermo tra la neve, nello stesso punto, senza muovermi di un centimetro, a poca distanza dall’ingresso in autostrada che ho imboccato perché il pannello segnalava “code a tratti”» aggiunge l’automobilista, bloccato tra Firenze Sud e Scandicci dal primo pomeriggio di venerdì -. I pannelli erano tranquillizzanti, code a tratti per chi frequenta questa autostrada sono la norma, nulla di strano. Il problema è che appena entrato sono rimasto fermo, bloccato, per dieci ore. Poi in un’ora ho percorso qualche metro. Nessuno ci informava su nulla, le radio davano poche notizie, non si capiva quel che stava succedendo. Ho visto entrare, con me, mezzi pesanti senza catene. Ho visto sull’autostrada camion e tir di traverso che bloccavano le carreggiate e mi sono chiesto: perché li hanno fatti entrare? perché non dare messaggi più chiari sui pannelli a messaggio variabile? È una vergogna». Nella notte d’inferno sull’A1 c’era anche il vice presidente del Senato Vannino Chiti, bloccato da mezzanotte alle 11.30 all’uscita Val d’Arno.

«ALLARMI IGNORATI» – Secondo il capo della Protezione civile Franco Gabrielli la situazione era prevista ed evitabile: «I disagi e le nevicate erano state ampiamente segnalate in maniera puntuale e precisa con una dettagliatissima circolare a tutti gli enti. Se fossero state seguite non ci saremmo trovati in questa situazione. C’è stato un sistematico disinteresse degli italiani che si sono messi in auto senza attrezzature adeguate». Gabrielli sottolinea comunque che «la priorità è portare generi di conforto e carburante per liberare gli automobilisti bloccati, poi verrà il momento di fare la somma delle responsabilità». Il comitato operativo della Protezione civile sta valutando gli interventi da attuare per liberare i viaggiatori: la situazione più critica tra Incisa e Valdarno, una decina di chilometri di coda con centinaia di persone immobilizzate. «È difficile raggiungerle – spiega Gabrielli – e dunque dobbiamo lavorare tutti per andare a prendere anche l’ultimo automobilista». La Regione Toscana fa sapere che dalle 22 di venerdì è impossibile mettersi in contatto telefonico con la Società Autostrade e Anas e che molti, per avere informazioni, hanno chiamato la Sala operativa regionale.

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Le nevicate in Italia Le nevicate in Italia Le nevicate in Italia Le nevicate in Italia

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ALTRE STRADE – Alcuni automobilisti sono rimasti bloccati anche sulle rampe d’accesso della superstrada Firenze-Pisa-Livorno, chiusa fino a Montopoli (Pisa): hanno passato la notte in macchina. Praticamente risolta la situazione sull’A12 tra Livorno e Rosignano, che rimane comunque chiusa: nella notte quasi tutti i mezzi bloccati tra gli svincoli della Variante Aurelia sono ripartiti. Come Firenze, anche Pisa si è svegliata con il sole ma la situazione non è migliorata sul fronte della viabilità. È tornata percorribile l’A11, bloccata nelle ore scorse dalla neve: chi arriva da Bologna verso Firenze viene ora indirizzato sulla Firenze-Mare, per poi proseguire lungo l’Aurelia in direzione Roma. Sull’A11 sono però ancora chiuse tutte le entrate tra Firenze e Montecatini. In Emilia-Romagna ha smesso di nevicare ed è tornato il sole, ma le conseguenze della nevicata sono pesantissime nel nodo di Bologna, con una lunga coda sull’Autosole da Modena nord a Bologna. La Polstrada ha chiuso i caselli verso sud: Sasso Marconi, Casalecchio di Reno e Borgo Panigale. In mattinata la stazione di Sasso Marconi è stata aperta a tratti per 10 minuti e poi chiusa per i successivi 10, con l’ausilio di safety car, macchine di sicurezza a sostegno ai viaggiatori. Situazione difficile anche sulla Statale Porrettana, scelta dai viaggiatori come alternativa all’A1. La Polstrada suggerisce per chi è diretto a Firenze di puntare sull’A15 da Parma verso Livorno, oppure sull’A14 uscendo a Cesena per prendere la E45 Ravenna-Orte. Continua poi a nevicare sull’A23 tra Udine e il confine e sull’A27 tra Treviso e l’allacciamento con la SS 51. In tutte le autostrade della penisola sono obbligatorie catene a bordo o pneumatici invernali. Ci si può informare sulle condizioni meteo e di viabilità su radio Rtl 102.5 o Isoradio 103.3 e sul sito www.autostrade.it (call center 840.042121).

SITUAZIONE TRENI – Pesanti disagi anche sulle linee ferroviarie. L’intercity Salerno-Torino partito venerdì mattina è arrivato poco dopo le 6 alla stazione di Porta Nuova, con oltre 13 ore di ritardo, dopo essere rimasto fermo fermato per quasi 10 ore alla stazione di Livorno. I 400 passeggeri sono stati rifocillati e visitati. Disagi e treni in ritardo anche sulla linea Torino-Genova: nel tratto Trofarello-Asti la neve ha fatto cadere le linee di alimentazione aeree di un binario; la tratta è stata ripristinata sabato intorno alle 13.30. I tecnici delle Ferrovie hanno lavorato ininterrottamente nel corso della notte per riportare la situazione verso la normalità, in particolare nella stazione di Firenze Santa Maria Novella, dove la neve ha completamente coperto i binari bloccando la circolazione dei convogli. La circolazione è ripresa sabato intorno alle 9.30, con l’ingresso dell’Intercity 580 Terni-Milano. In Friuli Venezia Giulia ritardi e cancellazioni di treni sono causati dalla formazione di ghiaccio sui cavi dell’alimentazione elettrica, che impediscono l’arrivo di elettricità ai locomotori. In Abruzzo è stata interrotta la linea Roma-Sulmona.

AEROPORTI – Sempre chiusi gli aeroporti di Firenze e Pisa. Sta invece tornando alla normalità lo scalo di Orio al Serio (Bergamo), dove 3.900 persone sono rimaste a piedi venerdì per la cancellazione di 28 voli Ryanair. La maggior parte dei passeggeri ha trovato una collocazione su voli alternativi prima delle 22, mentre 200 hanno dovuto trascorrere la notte in aeroporto. La Protezione civile ha sistemato 170 brande nell’area check-in e nella sala vip, i volontari hanno fornito bevande calde e generi di primo conforto. Dalle 6 lo scalo ha ripreso la normale attività e tutti i passeggeri in attesa sono partiti. L’Enac ha convocato Alitalia e Aeroporti di Roma dopo i disservizi di venerdì.

CLASS ACTION – Numerose le polemiche sui problemi causati dal maltempo. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha definito «intollerabile» il fatto che Roma sia rimasta bloccata in quasi tutti gli accessi stradali. Anche per Matteo Renzi – primo cittadino di Firenze – è «inaccettabile» quanto accaduto, e il presidente della Toscana Enrico Rossi ha annunciato una class action contro i responsabili della viabilità e dei trasporti, invitando i cittadini a inviare alla Regione testimonianze dei disservizi. E di messaggi ne sono arrivati a centinaia. Insieme alle e-mail nel dossier finiranno le telefonate arrivate alla centrale della Protezione civile regionale. «È ora di dire basta – afferma Rossi -. Denuncerò chi non ha rispettato la nostra allerta, tempestiva e dettagliata, chi non è intervenuto, chi non ha fatto il suo dovere, chi ha mostrato gravissima negligenza: Mauro Moretti di Ferrovie dello Stato, Pietro Ciucci di Anas e i Benetton di Società Autostrade per l’Italia». Secca la replica del presidente dell’Anas Pietro Ciucci: «Quando accadono eventi straordinari come questi, prima di pensare a Procure, class action e quant’altro, bisogna pensare a risolvere i problemi». Secondo Ciucci, i problemi causati dalla nevicata sono stati «un problema che non ha riguardato una sola strada o una sola autostrada, ha riguardato province e regioni. E in Toscana, non soltanto strade di Anas avevano problemi, ma anche strade gestite direttamente dalla regione». Contro-replica di Rossi: «Il presidente dell’Anas dice una bugia. Non esistono strade gestite direttamente dalla regione. Allo stesso modo venerdì Ciucci negava l’evidenza dei problemi sulla Firenze-Siena, quando migliaia di persone erano costrette in colonna e al freddo dal primo pomeriggio. Di questi disagi il direttore Ciucci risponderà alla Procura e ai cittadini che vorranno attivare una class action, che la Regione promuove e sostiene. La verità è che un servitore dello Stato, perché tale Ciucci dovrebbe essere, ho sottovalutato la nostra allerta e solo successivamente e tardivamente è intervenuto, su insistenza mia e del ministro Matteoli. Mi deve le sue scuse e soprattutto le deve ai toscani».

AUTOTRASPORTATORI – Giovanni Moltali (Fita-Cna), rappresentante degli autotrasportatori, punta il dito contro Autostrade: «Invece di garantire la circolazione come dovrebbe fare, scarica la responsabilità sugli operatori che fanno solo il loro lavoro. È gente impegnata a far girare l’Italia e che dovrebbe poter contare su infrastrutture efficienti, ma così non è. Per come la vedo io ci vorrebbe una class action contro Autostrade». Sempre sul fronte del trasporto merci, il ministro dei Trasporti Matteoli ha autorizzato per questo fine settimana, in deroga al calendario dei divieti, la circolazioni dei tir e dei mezzi pesanti, «in considerazione delle avverse condizioni meteorologiche di venerdì».

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Redazione online
18 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_18/maltempo-neve-autostrada-firenze-bloccata_2c2762c0-0a75-11e0-b99d-00144f02aabc.shtml

Annozero, scontro dopo show La Russa. Di Pietro: è un fascista intervenga il Colle / L’incoerenza e l’arroganza del Ministro La Russa

Annozero, scontro dopo show La Russa
Di Pietro: è un fascista intervenga il Colle

Il ministro della Difesa agli studenti: vigliacchi
Il Pdl: Santoro fazioso e unilaterale

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ROMA (17 dicembre) – E’ ancora scontro su Annozero, che giovedì sera ha visto protagonista Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa ha inveito a lungo contro uno studente in studio, Luca Cafagna, dandogli
ripetutamente del “vigliacco” e del “fifone” perché non voleva condannare esplicitamente le violenze di piazza a Roma di martedì scorso. Il ministro, che ha poi continuato a definire vigliacchi gli studenti, ha anche minacciato di andarsene ma poi è rimasto in trasmissione e si è scontrato con il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che gli ha dato del “fascista” beccandosi in risposta un “analfabeta”.

Annozero intanto ha vinto la serata tv del giovedì. La puntata su Raidue è stata seguita da 5 milioni 764 mila spettatori (23,58%). Era l’ultima del 2010: la trasmissione riprenderà il 13 gennaio come annunciato dal giornalista ieri sera.

Oggi Di Pietro insiste e chiede l’intervento del Quirinale. «La Costituzione italiana e la legge penale – dice Di Pietro in un videomessaggio – vietano la ricostituzione del partito fascista e l’apologia di fascismo. «Ieri sera, pubblicamente, davanti a qualche milione di telespettatori – prosegue Di Pietro – il ministro della Difesa in carica del governo Berlusconi, Ignazio La Russa, alla mia precisa contestazione di comportarsi come un fascista, ha risposto “Sì. Sono fascista. Sono orgoglioso di essere fascista”. Può un ministro della Repubblica, il ministro della Difesa, fare apologia di fascismo, avendo a disposizione le Forze armate? Voglio appellarmi al presidente Giorgio Napolitano. Il ministro della Difesa della Repubblica italiana ha fatto apologia del fascismo. Cosa dobbiamo aspettare per reagire? Che torni un nuovo fascismo?».

La Russa oggi ha spiegato di «avere alzato forse troppo i toni, ma – ha aggiunto – sapevo chi era quel ragazzo, conosco il suo nome e cognome e cosa fa, so che si è distinto contro ragazzi inermi». «L’ho chiamato vigliacco – aggiunge il ministro parlando con i cronisti al Senato – perché difendeva chi ha colpito proditoriamente uomini delle forze dell’ordine nel corso degli scontri di martedì, ma anche per qualche episodio universitario». La Russa fa i complimenti poi a Michele Santoro, «è bravissimo, il migliore di tutti».

«Una vergogna» a Pier Ferdinando Casini invece non è proprio piaciuto lo scontro verbale andato in onda ieri sera ad Annozero. Casini, presente in studio ieri sera, critica il ministro della Difesa, sul quale ironizza chiamandolo «La Rissa», ma anchelo studente che non ha preso, a suo avviso, le distanze dalle violenze esplose a Roma negli scontri del 14 dicembre. Secondo il leader centrista comunque «Santoro ieri è stato impeccabile».

Il Pdl invece attacca Santoro. «Di Annozero la cosa scandalosa era l’unilateralità e la faziosità politica, che ovviamente a Di Pietro vanno benissimo, anzi sono fatte su misura», è il commento del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131132&sez=HOME_INITALIA

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L’incoerenza e l’arroganza del Ministro La Russa

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18 dicembre 2010 | di Federica Caputo

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Il nostro Ministro della Difesa Ignazio La Russa giovedì 16 dicembre, durante la trasmissione “Annozero”, ci ha reso spettatori di uno sguaiato teatrino che tutto lascia intendere, fuorché in Italia si sappia dare la possibilità di esprimere la propria opinione.

Era stato chiamato a intervenire, all’interno del programma, Luca Cafagna, uno studente della Sapienza, iscritto alla facoltà di Scienze Politiche.
Come tutti condannava la violenza esercitata martedì a Roma, e da civile partecipante del corteo se ne dissociava.

Dopo appena venti secondi dall’inizio del suo intervento il Ministro inizia a borbottare.
Non ci mette molto a perdere la pazienza, e accusa lo studente, che parlava da meno di due minuti, di monopolizzare la trasmissione col suo “comizio”.
Il tutto ovviamente viene detto, o meglio urlato, con grande arroganza, cosa che non deve stupirci viste le scene che spesso e volentieri ci propinano le sedute in Parlamento.

Luca Cafagna, che stava parlando delle organizzazioni di protesta degli studenti sottolineando come scendere in piazza non voglia dire essere dei fannulloni, viene accusato di “apologia di reato”, in riferimento agli atti di vandalismo che hanno sconvolto Roma il 14 dicembre.

La Russa si alza e minaccia di andarsene.
Ma non senza prima aver appellato il povero studente con l’epiteto di “Fifone vigliacco”.

Ebbene, raccogliamola questa provocazione, tornando indietro di qualche anno.

Nel 1971 il nostro Ministro diventava responsabile del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Due anni più tardi, militando all’interno del medesimo movimento, il sopraccitato, partecipava a una manifestazione, che peraltro non aveva ricevuto l’autorizzazione della questura, durante la quale venne lanciata una bomba a mano. In questa circostanza morì l’agente di polizia Antonio Marino. Fallimentari i conseguenti tentativi del Movimento di mostrare la non appartenenza all’Msi dei responsabili della tragedia.

I passati e, oserei dire ben noti al pubblico, “scheletri nell’armadio” del nostro Ministro denotano un’incoerenza che poteva essere celata solo dalle sua urla rauche.

Al di là di questo mi chiedo perché in un Paese civile e democratico un comune cittadino non possa esprimere la propria opinione senza essere offeso.

E mi chiedo anche perché la classe dirigente non rifletta sui propri doveri verso quel popolo che sa osannare solo quando si va alle urne. E’ da un bel po’ che sappiamo che il popolo ha potere e rilievo solo in questa circostanza.

A mia opinione, tra i loro doveri c’è quello di trasmettere valori positivi a noi cittadini e dare il buon esempio.

Mi sembra tanto semplice e elementare, ma a quanto pare mi sbaglio.

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fonte:  http://www.reset-italia.net/2010/12/18/lincoerenza-e-larroganza-del-ministro-la-russa/

QUALCUNO DICA A LA RUSSA CHE IL FASCISMO IN ITALIA E’ FUORILEGGE – Milano, Forza Nuova rinuncia alla contestata seconda sede / LA RUSSA: ‘FORZA NUOVA? SBAGLIATO LIMITARE LIBERTÀ’

Milano, Forza Nuova rinuncia alla contestata seconda sede

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di Giuseppe Vespo

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Il timore delle forze dell’ordine era che quel titolo in qualchemododiventasse reale: «Le sedi del fascio si chiudono col fuoco». È il nome del dibattito con il quale Forza Nuova intendeva inaugurare oggi la sua seconda sede cittadina in Corso Buenos Aires a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza. L’inaugurazione invece è saltata.
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Si terrà solo il dibattito, ma nella sede principale del partito neofascista, in piazza Aspromonte. In questo modo dovrebbe essere scongiurato il pericolo di scontri con le sigle antifasciste, dal Pd all’Anpi fino ai centri sociali, che avevano annunciato un presidio proprio in risposta all’iniziativa forzanovista. Così fino a ieri il capoluogo lombardo ha temuto di rivedere gli scontri dell’11 marzo 2006, quando per opporsi alla manifestazione della Fiamma Tricolore gruppi di sinistra scesero in piazza e si crearonononpochi disordini. Anche allora, il teatro delle tensioni fu il Corso dello shopping cittadino.
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È qui che, poche settimane fa, il partito di Roberto Fiore ha ottenuto in affidamentounlocale delComune di circa duecento metri: Forza Nuovaè stata l’unica organizzazione a partecipare al bando indetto dall’amministrazione Moratti e l’ha vinto con un’offerta di canone d’affitto di 19mila euro l’anno. Ma la fortissima opposizione della galassia antifascista milanese ha spinto una settimana fa il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi a revocare l’assegnazione dello spazio.Unadecisione ufficialmente presa per tutelare l’ordine pubblico.
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L’organizzazione di estrema destra ha annunciato il ricorso contro la decisione del Comunee fino a ieri sera intendeva anche inaugurare la sede, che per ragioni burocratiche resta nelle disponibilità del partito neofascista fino alla mezzanotte di oggi. In risposta Cgil, Anpi e la galassia degli antifascisti avevano convocato a poche centinaia di metri un presidio. Invece sono andate a buonfine le trattative per scongiurare possibili disordini, con i funzionari della polizia che hanno diffidato Forza Nuova dal tenere qualunque tipo di iniziativa nei nuovi locali. «Ci aspettiamo dal Questore una dichiarazione ufficiale che imponga a Forza Nuova il rispetto dell’ordinanza di revoca dei locali e le vieti ogni manifestazione in strada – aveva chiesto in mattinata il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati – Se ci sarà, potremo spostare la nostra presenza in corso Venezia».
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Contrari alle manifestazioni anche i commercianti del Corso, che temevano di perdere gli incassi dell’ultimosabato di regali primadel Natale. Mentre sul fronte politico in queste settimane sono state molte le polemiche, non solo a sinistra, contro la scelta di tre esponenti del Pdl di partecipare alla giornata forzanovista. Si tratta di Aldo Brandirali, consigliere comunale, Roberta Capotosti, consigliere provinciale e Marco Osnato, vice coordinatore cittadino del partito del premier. Ad accoglierli, nella sede di piazza Aspromonte, anche Roberto Fiore, capo di FN.
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18 dicembre 2010
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QUALCUNO DICA A LA RUSSA CHE IL FASCISMO IN ITALIA E’ FUORILEGGE. NON CONOSCE LA MATERIA GIURIDICA. PUNTO

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La Russa: Forza Nuova? Sbagliato limitare libertà

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«Non conosco la materia giuridica sulla sede, ma trovo inaccettabile che ci sia chi vuole limitare in maniera preconcetta la libertà degli altri». Così il ministro della difesa Ignazio La Russa a margine dell’inaugurazione del nuovo ponte sul Po tra Piacenza e San Rocco al Porto ha commentato la vicenda della sede di Forza Nuova in corso Buenos Aires con il presidio anti-fascista organizzato per oggi da Cgil, associazioni e partiti di centrosinistra. «Poi se c’erano ragioni per non consentire la sede non dico nulla – ha aggiunto – ma che sia una parte politica che ci ha abituato alla violenza a pretendere che altri non possano esercitare diritti in maniera preventiva mi sembra un segno assolutamente da condannare».

LOCALI RICONSEGNATI AL COMUNE I rappresentanti di Forza Nuova hanno riconsegnato al Comune di Milano le chiavi del locale in Corso Buenos Aires che si erano regolarmente aggiudicati attraverso un bando pubblico ma che erano poi stati revocati dall’amministrazione per ragioni di ordine pubblico. La decisione dell’organizzazione di estrema destra fa seguito all’annuncio, già formalizzato ieri, di rinunciare alla inaugurazione della nuova sede. «Proseguiamo sulla linea della legalità – ha affermato il portavoce dei forzanovisti milanesi Marco Mantovani – resta fermo il nostro ricorso al Tar e la trattativa con l’amministrazione per ottenere altri spazi in cambio». Nel pomeriggio si terranno comunque le due iniziative degli estremisti di destra e degli antifascisti: la prima nella storica sede di Forza Nuova in piazza Aspromonte, la seconda in Porta Venezia. Fin d’ora entrambe le zone, ancorchè non così vicine l’una all’altra, sono presidiate da un ingente schieramento di forze dell’ordine

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18 dicembre 2010

fonte:  http://www.leggo.it/articolo.php?id=97200&sez=ITALIA

MALTEMPO – A1, automobilisti soli al freddo da 20 ore

A1, automobilisti soli al freddo da 20 ore

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‘Pannelli indicavano solo code’; e c’e’ chi cita inferno Dante

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FIRENZE – Lasciati soli al freddo da circa 20 ore, costretti a dormire in macchina senza generi di conforto o informazioni, e soprattutto indignati perche’ i pannelli autostradali non hanno fornito informazioni corrette agli automobilisti che sono entrati non sapendo che invece era tutto bloccato. E’ l’odissea di migliaia di automobilisti che ieri pomeriggio si sono ‘avventurati’ sulla A1, nel tentativo di raggiungere Firenze da Arezzo. Tanti quelli che hanno raccontato in diretta alle radio la loro disavventura. ”Quando sono entrato in autostrada – spiega Ivan, un automobilista fiorentino – intorno alle 14:30 ad Arezzo per andare nel capoluogo i pannelli indicavano code a Firenze Sud ma invece dopo poche centinaia di metri eravamo gia’ tutti fermi.

Dopo ore sono riuscito ad arrivare al casello Valdarno ma non si poteva uscire perche’ era stato chiuso il traffico in uscita. Sconvolge – aggiunge – che ancora ieri sera i pannelli dell’autostrada parlassero di code e invece era tutto fermo”. Ivan stamani alle 10 era ”ancora all’altezza di Incisa (Firenze). Nessuno e’ passato a dare informazioni o portare generi di conforto. Solo stamani sono arrivati 3 soldati a piedi a portare qualcosa. Da tempo si sapeva di questa nevicata e serviva un po’ di buonsenso, questo anche da parte di automobilisti e camion che non dovevano mettersi in marcia senza catene. Non credo che in Germania o in altri Paesi una cosa del genere sarebbe potuta succedere ma siamo in Italia”. Anche Giampaolo, altro automobilista fiorentino partito ieri da Arezzo intorno alle 14, se la prende con ”l’incuria di chi ha sottovalutato”, con camion e auto ”non attrezzati” che si sono intraversati bloccando il traffico. ”Adesso ci stiamo lentamente muovendo ma la carreggiata e’ continuamente ristretta. Da ieri non abbiamo visto passare nessuno”.

I piu’ ‘fortunati’, e’ stato spiegato, sono quelli che sono rimasti bloccati vicino a un autogrill dove hanno potuto ristorarsi e c’e’ anche chi si e’ fatto chilometri a piedi nella neve pur di raggiungere un the caldo e un caffe’. Anche Elena, di Arezzo, si e’ messa in marcia, alle 14 da Subbiano (Arezzo) ed e’ rimasta bloccata per tutta la notte vicino a Incisa. La sua ‘odissea’ e’ fortunatamente terminata perche’ alle 12, dopo 22 ore, e’ giunta al casello di Firenze sud. ”La notte ‘ stata lunga – spiega – nessuno e’ venuto a soccorrerci e portare coperte, cibo, acqua, o a sentire come stavamo. La situazione ha iniziato a migliorare stamattina, e dal tratto di San Donato in poi la strada era finalmente sgombra”. Non e’ andata comunque meglio ad altri automobilisti che dovevano raggiungere Firenze anche da Bologna. Sebastiano e’ partito ieri alle 13:30, su un pullman insieme ad altre 40 persone, da Torino per raggiungere il capoluogo toscano. ”Arrivati ieri all’altezza di Bologna ci hanno fatto deviare a Borgo Panigale e abbiamo dovuto trascorrere la notte in hotel. Stamani siamo ripartiti ma e’ tutto fermo. Ci stiamo mettendo 24 ore per fare 400 chilometri. Certo che ogni volta che bisogna fare l’Appennino per arrivare a Firenze viene in mente il sommo poeta fiorentino Dante Alighieri: ‘Lasciate ogni speranza o voi che entrate”’.

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18 dicembre 2010

Prima pagina: Ansa.it

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/12/18/visualizza_new.html_1648697838.html

TELEVISIONE – Con Celentano e Guzzanti Sky contro Rai e Mediaset

Con Celentano e Guzzanti Sky contro Rai e Mediaset

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Adrian, di Milo Manara

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Prende il via da gennaio “Uno”, il palinsesto generalista del network satellitare. Tra le novità un cartone di Manara ispirato al “molleggiato” e il nuovo show del comico romano

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di LEANDRO PALESTINI

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Con Celentano e Guzzanti Sky contro Rai e Mediaset Corrado Guzzanti

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ROMA – SkyUno fa shopping. Il canale Sky votato all’intrattenimento per il 2011 si accaparra volti e format degni delle reti ammiraglie Rai e Mediaset. Tra gli acquisti eccellenti, Corrado Guzzanti: in aprile parte il suo nuovo show, fatto di rimandi ai programmi satellitari, che lo sta impegnando a una visione “vorace” di Sky. Adriano Celentano e Milo Manara esordiranno in settembre con Adrian, cartoon in 26 puntate, un set alla Blade Runner e poca biografia. Solo alcune sue canzoni e un messaggio inquietante: “Sono fuggito dal carcere per potervi parlare…”. Tra gli autori ci sono due firme da Oscar: Vincenzo Cerami e Nicola Piovani.

“Noi sperimentiamo. Siamo pay tv, non abbiamo ambizioni da tv generalista. Ai nostri abbonati offriamo cose che non trovano da altre parti”, annuncia Andrea Scrosati, vice presidente di Sky Italia, responsabile programmi di SkyUno. Il palinsesto prenderà però il via (il 24 gennaio) con una striscia satirica, Gli sgommati, a rischio di polemiche: in dieci minuti, tutte le sere, il talk fatto con pupazzi di gomma (come gli Spitting Images inglesi o i francesi Les Guignoles) svelerà vizi e virtù dei protagonisti della politica nostrana. C’è la maschera del conduttore Aldo (sosia di Biscardi), quella di Nicki Vendola e di Umberto Bossi, che nel promo sbraita in lumbard: “La satira è pagata con i soldi del Nord. Siete pupazzi di regime, non volete il federalismo, mi state sul Pil!”. Tra gli autori c’è pure Paolo Rossi. SkyUno come RaiTre?

“Il contrario. Gli Sgommati non pensano solo a Berlusconi. Colpiranno a destra e a sinistra”, promette Scrosati. E Giampiero Solari, consulente artistico del canale, spiega: “I pupazzi daranno una rappresentazione più reale dei politici veri”.

Il talent Lady Burlesque (da febbraio) vivrà delle performance di casalinghe, studentesse e impiegate. In primavera, Voci nelle notte, show tra radio e tv, con telefonate in diretta. Si farà Italia’s Next Top Model 4 (conduce Natasha Stefanenko) con aspiranti modelle reclutate nei centri commerciali. Proseguono le ironiche mini-storie di Beautiful Lab: dopo il Berlusconi-Fini in 4′ e Vent’anni di centrosinistra, è l’ora di Tutto Cassano. Marco Berry nel quiz Uno su tutti trasformerà dei passanti in concorrenti “per caso”. Per i 150 anni dell’Italia, nasce Buon compleanno Italia: si chiedono immagini, clip, foto, testimonianze su “come vivi il tuo Paese”. Infine le serie d’acquisto di qualità: Call Me Fitz con Jason Priestley e Spartacus: sangue e guerra di Sam Raimi.

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18 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/12/18/news/sky_contro_rai_mediaset-10343063/?rss