Archivio | dicembre 20, 2010

Babbo Natale in carcere per i bambini reclusi. E c’è una legge (ferma) che li farebbe uscire

Babbo Natale in carcere per i bambini reclusi
E c’è una legge (ferma) che li farebbe uscire

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I regali arriveranno dietro le sbarre (se arriveranno) per ben 58 ragazzini incercarati assieme alle rispettive madri in diversi istituti di pena italiani. Questo, nonostante sia una violazione grave alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e malgrado siano pronte delle norme in Commissione Giustizia per risolvere questo problema, che però non riescono a diventare legge

Babbo Natale in carcere per i bambini reclusi E c'è una legge (ferma) che li farebbe uscire

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ROMA – Sono ancora troppi i bambini che aspettano Babbo Natale in carcere. Anche quest’anno i regali arriveranno dietro le sbarre per ben 58 i ragazzini che, ad oggi, in Italia si trovano ancora in qualche istituto di pena, assieme alle rispettive mamme detenute, nonostante che ciò costituisca una violazione evidente e grave della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Molte di queste donne avrebbero diritto agli arresti domiciliari speciali e potrebbero uscire. Ma così non è. Le attuali norme di legge, infatti, lo impediscono, con la conseguenza che a pagare il prezzo più alto di questo divieto sono, appunto, i bambini che nascono e crescono negli istituti penitenziari italiani, per poi essere separati dal loro unico affetto al terzo anno di età.

La legge ferma in Commissione. Molti di loro hanno fratelli e sorelle più grandi che li attendono a casa, anch’essi privati della presenza e delle cure di una mamma. Si stima siano almeno 5.000 i bambini in questa condizione, perché l’attuale normativa impedisce non solo ai più piccoli di nascere e crescere fuori dal carcere, ma anche ai loro fratelli e sorelle di vivere accanto alla propria mamma. Basterebbe poco per rimediare a tutto questo. Basterebbe che il testo di legge, fermo da tempo in Commissione Giustizia della Camera, venisse discusso e approvato dal Parlamento per essere finalmente approvato entro Natale.

L’appello delle Ong. Per queste ragioni Terre des Hommes 1, assieme a A Roma, Insieme 2 e Bambini senza sbarre 3, chiede a gran voce che siano apportate con urgenza alcune modifiche chiave al testo unificato ancora in discussione dalla Commissione Giustizia, perché davvero si realizzi l’obiettivo, che a parole tutti condividono, che: “nessun bambino varchi più la soglia di un carcere”

Le richieste.
1) Evitare il Carcere per le madri con bambini da 0 a 3 anni, anche come misura cautelare
2) Far accedere le mamme agli arresti domiciliari speciali portando finalmente fuori dal carcere i propri bambini
3) Permettere alle mamme di accompagnare e di restare con il proprio figlio o figlia a per tutta la durata del trattamento qualora abbia urgente bisogno del  pronto soccorso, necessiti di ricevere cure specialistiche o ci sia la necessita di un ricovero ospedaliero
4) Tutelare anche le straniere detenute, in quanto madri recluse con i propri figli evitando, a fine pena l’espulsione automatica senza alcuna verifica
5) Affrontare il problema della detenzione delle donne con bambini con l’ottica prioritaria del bambino, come detta la Convenzione ONU, evitando, comunque, il più possibile il carcere e consentendo alla madre di scontare la pena in luogo diverso dal carcere, anche se attenuato.

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20 dicembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2010/12/20/news/bambini_in_carcere-10412817/?rss

Fini: “Resto presidente della Camera”. Ira di Berlusconi: “Protetto dall’Anm”

20/12/2010 – TENSIONE NEL CENTRO DESTRA

Fini: “Resto presidente della Camera”
Ira di Berlusconi: “Protetto dall’Anm”

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Il leader di Fli smentisce le voci che lo indicavano dimissionario. Il premier: “Ha bloccato la legge sulle intercettazioni in cambio dell’intoccabilità dei suoi uomini”

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ROMA – Nuovo capitolo nell’eterna battaglia tra Berlusconi e Fini. «Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale», ha detto il presidente della Camera in occasione del messaggio ai dipendenti di Montecitorio.

Il leader Fli smentisce dunque le indiscrezioni di stampa che lo vorrebbero vicino alle dimissioni dalla presidenza, magari in concomitanza con il congresso fondativo di Futuro e Libertà previsto per metà gennaio a Milano. «Come passa il tempo! Sono già due anni e mezzo, è già la terza volta che ci facciamo gli auguri – ha ricordato Fini – e ci vedremo anche in futuro», perchè «le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- ribadisce – finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale».

Passano una manciata di minuti e le agenzie stampa battono le dichiarazioni di Berlusconi. Nel mirino del premier, ancora una volta, c’è proprio il presidente di Montecitorio. «La legge sulle intercettazioni si è arenata alla Camera dopo l’incontro tra Gianfranco Fini e i rappresentanti dell’Anm», attacca il Cavaliere durante il pranzo con gli eurodeputati del Pdl. Berlusconi individue anche qual è stata la presunta contropartita: «Le toghe hanno garantito protezione a Fini e ai suoi uomini. Fini dal canto suo – ha proseguito il presidente del Consiglio – ha dato assicurazione che fin quando ci sarà lui nel ruolo di presidente della Camera non verrà fatta alcuna legge contro i magistrati». Il Cavaliere ha sostenuto che il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ha consegnato quattro emendamenti alla signora Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera.

Berlusconi ha poi dettato la linea ai suoi. «Il voto di fiducia del 14 dicembre ha rafforzato il governo, ma ora se vogliamo fare le riforme dobbiamo allargare la maggioranza a tutti i moderati che non vogliono andare con la sinistra», ha spiegato il premier pranzando con gli eurodeputati del Pdl. Dopo aver snocciolato i sondaggi che, secondo quanto riferito dal alcuni presenti, danno il Pdl al 31% e Futuro e Libertà appena al 3,4%, il Cavaliere ha spiegato con una battuta il successo mediatico del leader dell’Udc, Pierferdinando Casini: «Piace molto alle signore», ha detto scherzando, Berlusconi. A proposito del leader di Fli, Gianfranco Fini, il premier ha ribadito il giudizio espresso alcune sere fa sostenendo che l’attuale collocazione del presidente della Camera lo porta in un’area in cui non avrà il sostegno degli elettori e dunque è destinato a «sparire».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/380790/

TRUFFE – Venduta in tutta Italia come Chianina ma non lo è. Quella doc basta solo per la Toscana / Carne Chianina, Fiorentina Doc

Venduta in tutta Italia come Chianina ma non lo è. Quella doc basta solo per la Toscana

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E’ la razza bovina più nota e pregiata d’Italia, oltre a essere la più grande e fra le più antiche al mondo. Ma la sua produzione è limitata. Secondo i dati fornitici dal Consorzio del Vitellone bianco, i capi di Chianina certificati nel 2009 sono stati 6799 e i capi macellati sono stati circa 5000, 4151 nella provincia di Arezzo

fonte immagine

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di Gian Luca Mazzella

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“La maggior parte della carne che viene venduta come Chianina, non lo è. Di Chianina c’è a malapena la quantità per soddisfare i locali della Toscana in un mese turistico. Quindi cosa viene venduto negli altri undici mesi?”. Questo si domanda Fabrizio Nonis, fra i più noti comunicatori di gastronomia: volto del TG5 e del canale Alice di Sky, già macellaio e figlio di macellaio, ha insegnato all’Università dei Sapori di Perugia. “E tutte queste bistecche alla Fiorentina con quali carni vengono fatte? – continua Nonis – Bisogna cominciare a fare chiarezza!” La cosiddetta Fiorentina è un taglio di carne particolare, ossia lombo di vitellone di razza Chianina, che ha nel mezzo l’osso a forma di “T” (T-Bone per dirla all’inglese) con il filetto da una parte e il controfiletto dall’altra.

La Chianina è la razza bovina più nota e pregiata d’Italia, oltre a essere la più grande e fra le più antiche al mondo. Essa è autoctona dell’Italia centrale, prende nome dalla Val di Chiana, ed è oggi presente in Toscana e Umbria e Alto Lazio: secondo il disciplinare di produzione del Vitellone Bianco dell’Italia Centrale, ossia l’unico marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) di carne fresca che c’è in Italia. Tale disciplinare, oltre all’area di produzione, regolamenta la nascita e l’allevamento, la macellazione e i parametri qualitativi, il controllo e perfino la modalità di vendita. Secondo i dati fornitici dal Consorzio del Vitellone bianco, i capi di Chianina certificati nel 2009 sono stati 6799 e i capi macellati sono stati circa 5000, 4151 nella provincia di Arezzo.

“Non ci può essere Chianina per tutti”, afferma Stefania Veltroni, dell’Associazione Regionale Allevatori della Toscana. “Coi numeri della Chianina ci si fa poco”, ribadisce Simone Fracassi, della storica macelleria Fracassi nel Casentino, in provincia di Arezzo “se consideriamo la Fiorentina, si taglia da vertebra a vertebra sicché non meno di un chilo per le femmine, e per i maschi anche un chilo e due fino a un chilo e mezzo… Le femmine di Chianina pesano dai 300 ai 350 chili e i maschi dai 450 a 550… Avremo dunque 40-50 pezzi di Fiorentina a bestia, fra costata e lombata. Su 5000 capi macellati, fanno 250.000 Fiorentine in un anno. Ossia un numero infinitamente piccolo, quasi risibile, che si esaurisce in poche settimane di consumo. Ma ci rendiamo conto? E tutto quello che viene venduto che cosa è invece? E da dove viene? I consumatori devono richiedere la certificazione ai venditori, che è obbligatoria. Io ultimamente ho rimandato indietro della carne, in un ristorante notoriamente stellato e caro, perché non aveva la certificazione. Se si vendessero tante Ferrari quante false Chianine, saremmo tutti in Ferrari!»

D’altra parte, volendo comprare una Fiorentina da Chianina certificata IGP, si scopre che i macellai non vendono soltanto la parte specifica del lombo, ma la combinano con altre parti complementari: quale spezzatino, ragù, bollito, brasato stufato etc.

“Diffidate di chi vende soltanto la parte della Fiorentina”, ci dicono diversi macellai di qualità. “Il problema della Chianina è in genere il problema della carne in Italia”, commenta Fabiano Barbisan, presidente di Unicarve, cioè il più grande gruppo italiano di allevamento carni bovine “fino a 10 anni fa non esisteva nemmeno un’etichetta per la carne bovina. L’animale, per quanto potesse venire dalla Polonia, prendeva il nome del commerciante finale. Il passaporto è arrivato con la mucca pazza. Solo dal 2000 si ha l’obbligo dell’etichetta obbligatoria che riporta paese di nascita, di allevamento e di macellazione. Ma non è sempre esposta in macelleria. Da tempo Unicarve si batte per una etichetta migliore. È assurdo infatti che possiamo scegliere la marca delle scarpe da indossare, mentre non possiamo chiaramente sapere chi ha prodotto la fettina che abbiamo sul piatto. Vogliamo, inoltre, che sia riservato uno spazio, nei banchi di vendita, alle carni allevate per lungo tempo in Italia… Si pensi che nel nostro paese è allevato circa il 30-35% della carne bovina prodotta, ma solo il 10% nasce in loco. Il 90% arriva da paesi esteri, primo fra tutti la Francia che per decenni si è adoperata per il miglioramento genetico delle razze. Da noi invece non c’è un vero settore della carne, in quanto è mancata un’adeguata politica del Ministero a salvaguardia del patrimonio bovino”.

Eppure, anche sotto l’aspetto nutrizionale, la Chianina ha pochi rivali, come è stato messo in luce anni fa da uno studio dell’Università di Firenze. Si è esaminato il contenuto di proteine, grassi, amidi-zuccheri, colesterolo: comparando il vitellone bianco al vitello, al pollo, al prosciutto e perfino alla mozzarella. Fra questi la Chianina ha il più alto valore proteico e il più basso valore di colesterolo: è povera di grassi e calorie.

“La carne Chianina”, scrive Lia Rossi Prosperi, docente universitaria di Alimentazione, membro della Commissione Dietetica del Ministero della Salute “è dunque una carne magra, con un modesto apporto calorico (100 gr forniscono 101 kcal), ma è molto più ricca di ferro delle carni bianche. Contiene pochissimo colesterolo, nella stessa quantità che troviamo nelle carni bianche, e i pochi grassi presenti in questa carne sono, in alta percentuale, “grassi buoni”: ovvero capaci di aumentare la sintesi di colesterolo buono. Nella carne Chianina troviamo anche una discreta quantità di acido linoleico coniugato, un acido grasso polisaturato che, per la sua struttura chimica, svolge nel nostro organismo funzioni immunostimolanti ed antiossidanti. Tutto ciò fa della carne Chianina un alimento da privilegiare nella fase di crescita, nella gestazione e nella terza età”. Questi e altri interessanti aspetti nutrizionali sono confermati da un nuovo studio, in corso, a opera del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura. Si stanno analizzando tutte le caratteristiche qualitative della Chianina, dalla nascita di un capo alla commercializzazione di una bistecca, per accertarne gli strumenti di tracciabilità. “In Italia non c’è solo Chianina”, dice Fabrizio Nonis “nel senso che non ce n’è molta quantità ma anche che non è l’unica carne bovina di qualità. Perciò si smetta di vendere una cosa per un’altra!”.

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20 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/venduta-in-tutta-italia-come-carne-chianina-ma-non-lo-e-quella-doc-basta-solo-per-la-toscana/82862/

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Carne Chianina, Fiorentina Doc

Una razza antichissima famosa nel mondo grazie al mito della celebre bistecca

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Di Rossana De Caro

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È la più costosa delle carni, ma anche fra le migliori al mondo. Si fregia dal ʻ98 del marchio Igp, Indicazione geografica protetta.
È ottenuta da animali dellʼomonima razza, maschi e femmine di età compresa tra i 12 e i 24 mesi, e il nome deriva dalla zona di allevamento, la Val di Chiana, compresa fra Arezzo e Chiusi.

Candidi e maestosi i bovini di pura razza Chianina, sono sottoposti ad un rigido disciplinare fin dalla nascita: devono essere regolarmente iscritti al registro del Giovane Bestiame nonché riportare il contrassegno di identificazione previsto dalle vigenti norme del libro genealogico.
Un tempo, per via della loro mole, erano utilizzati essenzialmente per il lavoro nei campi, oggi sono soprattutto da “carne”. Dai tagli più pregiati di questa razza (la regione dorso lombare) si ottengono le rinomate bistecche alla fiorentina.

Grandi taglie

È una razza autoctona, che esiste da tempo immemorabile. La presenza degli animali bovini in Val di Chiana è legata anche alle operazioni di bonifica e risanamento della valle nei secoli XVIII e XIX. Oggi è allevata soprattutto in Toscana, Umbria e Lazio. Essendo di facile adattamento ha varcato i confini nazionali “espatriando” anche in Asia, America, Australia.

Di grande taglia e di portamento elegante, si distingue per il mantello bianco porcellana, che “indossa” dopo lʼanno di età (i vitellini nascono infatti color fromentino) e che gli consente una notevole tolleranza alle temperature elevate. Pare che il bove chianino fosse conosciuto ed apprezzato fin dallʼantichità: gli Etruschi e i Romani usavano monumentali bovini bianchi nei cortei trionfali e per i loro sacrifici agli Dei; erano forse gli avi degli attuali bovini della Val di Chiana.

Comunque sia lʼuomo ha dimostrato da sempre una spiccata “passione” per questa razza, per la sua bellezza e il suo temperamento, per la sua attitudine al lavoro e la qualità della sua carne.

È un animale che desta ammirazione anche per le sue dimensioni straordinarie: vanta il primato del bovino più grande del mondo. Nel secolo scorso, dopo il completamento della bonifica della Val di Chiana, lʼallevamento della Chianina ebbe un notevole sviluppo e diffusione, tanto da divenire una delle razze più pregiate dʼItalia, anche se, seguendo il trend generale della produzione nazionale, è ancora piuttosto rara.
È grazie alla volontà di tanti piccoli allevatori e alla grande distribuzione che ha riscoperto e rilanciato sul mercato questa carne, se tali animali non si sono estinti. Alla fine del 2007 nel nostro paese erano 1414 gli allevatori di Chianina, di cui 583 in Toscana, e oltre 44.000 i capi allevati, di cui quasi la metà (21.880) nella nostra regione.

Allevamento

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I vitelli sono allattati naturalmente dalle madri fino al momento dello svezzamento. Successivamente la base alimentare è rappresentata da foraggi freschi o conservati, provenienti da prati naturali, artificiali e da coltivazioni erbacee tipiche della zona; in aggiunta è permesso lʼuso di mangimi concentrati semplici o composti e lʼaddizione con integratori minerali e vitaminici.

Non è ammesso, nella razione alimentare dei bovini, lʼuso di sostanze nocive o comunque non verificate da un rigido controllo sperimentale (estrogeni, anabolizzanti, antibiotici, cortisonici e prodotti arseniacali). La precocità di sviluppo di questa razza può essere tale per cui i vitelli, nei primi mesi di vita, possono aumentare di 1.500 g al giorno e anche più (le femmine 1.000 g).
I maschi sono pronti alla macellazione intorno ai 20 mesi e producono dai 5 ai 7 quintali di carne. Le femmine vengono macellate prima (17-18 mesi) e producono metà carne.
Questa deve essere immessa al consumo provvista del particolare contrassegno a garanzia dellʼorigine e dellʼidentificazione del prodotto. La marchiatura deve essere effettuata a fuoco, al mattatoio, da un incaricato degli organismi di controllo.

La carne è posta in vendita al taglio o confezionata. Il confezionamento può avvenire solo in laboratori abilitati e sotto il controllo degli organi preposti che consentono la stampigliatura del marchio sulle singole confezioni.

Macellerie Coop

In trecento per la Chianina

In Toscana sono circa 300 gli allevatori che forniscono carne Chianina alla Coop, in particolare nella zona della Maremma, Val Tiberina, Siena, Pisa, Arezzo, Val di Chiana e Casentino. Qui si trovano alcuni allevamenti caratteristici, dove convivono tradizione e modernità. Sono 40 i vitelloni che vengono macellati ogni settimana, per un totale di 2000-2100 nei 12 mesi: un grosso passo avanti rispetto a qualche anno fa, grazie anche allʼimpegno della cooperativa per portare sul banco di vendita questa carne, ma forse ancora poco per accontentare tutti.

La carne Chianina è disponibile attualmente in 19 negozi Coop sparsi sul territorio regionale: Arezzo via Veneto; Arezzo Iper; Cascina iper; Colle Val dʼElsa; Empoli Susini; Figline; Firenze Carlo del Prete; Gavinana; Grondaie; Lucca Arancio; Montelupo; Pisa San Giusto; Pontassieve; Poggibonsi Salceto; Ponte a Greve; Sansepolcro; San Giovanni; Sesto Iper; Sovigliana.

Col marchio è meglio

La Chianina, con la Romagnola e Marchigiana, ha ricevuto il marchio di Indicazione geografica protetta (Igp), con la dicitura “Vitellone bianco dellʼAppennino centrale”. Una certificazione comunitaria a tutela e garanzia del produttore e del consumatore

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TV COOP, clicca il logo

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fonte:  http://www.coopfirenze.it/informazioni/informatori/articoli/8001

Maltempo, in Europa è caos voli / ITALIA – Previsioni meteo per domani 21 dicembre

20/12/2010 – NEVE E GELO

Maltempo, in Europa è caos voli

Heathrow bloccato, il Natale è a rischio: centinaia restano a terra. Cancellazioni anche a Fiumicino

L’aeroporto di Heathrow a Londra 

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ROMA – Dopo il blocco di ieri, la maggior parte degli aeroporti in Europa nella mattinata di oggi hanno riaperto, anche se a regime ridotto e con forti disagi per i passeggeri. La situazione più difficile resta quella di Heathrow, il grande scalo intercontinentale di Londra, da cui sono riusciti a partire solo «un numero limitato di voli», secondo quanto riferisce il sito Internet, mentre decine di altri sono stati annullati.

Disagi più contenuti per gli altri aeroporti della capitale inglese, Gatwick e London City, dove per la giornata di oggi la maggior parte dei voli dovrebbe essere garantita. Traffico ripreso tra mille difficoltà anche nell’aeroporto di Bruxelles, dove oltre 1.400 passeggeri sono rimasti bloccati per la notte. I collegamenti con la Gran Bretagna e Stoccolma restano però cancellati per l’intera giornata, mentre quelli per la Germania subiscono gravi ritardi. In Francia, la direzione generale dell’aviazione civile ha disposto l’annullamento del 30% dei voli fino alle 18.00 all’aeroporto di Parigi Roissy, e per tutta la giornata a quello di Orly, che è rimasto chiuso fino alle 9 di stamattina.

Sta invece tornando alla normalità la situazione nello scalo di Lione, dove ieri erano rimasti bloccati, a causa di voli cancellati o dirottati, oltre 2.000 viaggiatori. Numerose cancellazioni, circa 300, anche a Francoforte, dove al momento non nevica, anche se le previsioni parlano di precipitazioni a partire dal primo pomeriggio. Non va meglio per il traffico su strade e ferrovie, messo in seria difficoltà da neve e ghiaccio. In numerosi dipartimenti della Francia centrale e settentrionale, e in tutto il Belgio, la circolazione dei mezzi pesanti è bloccata, e le autorità sconsigliano agli automobilisti di mettersi in viaggio. Sulla rete francese e sulle tratte Parigi-Bruxelles-Amsterdam e Parigi-Londra, i treni viaggiano a una velocità massima ridotta a 170 km/h, con conseguenti ritardi fino a 90 minuti.

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MULTIMEDIA

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fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/380757/

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ITALIA

Previsioni Meteo del giorno 21 Dicembre

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Ecco le previsioni meteo di domani, martedì 21 dicembre:

Nuvole fin dal mattino al Nord, specie sui settori occidentali dove sono previste nuovamente piogge e neve dai 700 metri. Bel tempo al mattino sui settori orientali ma la giornata si rovinerà nel corso della giornata. Le temperature rimangono stazionarie con valori massimi compresi tra i 5 e gli 8 gradi.

Nuvole anche al Centro. Maltempo ancora sulla Toscana, che dopo la neve dei giorni scorsi, dovrà vedersela con la pioggia. Temperali anche sul nord dell’Appennino, soprattutto su Umbria e Marche, ma anche nelle zone interne del Lazio e dell’Abruzzo. Temperature miti con valori massimi compresi tra gli 11 e i 16 gradi. Sole in Sardegna con qualche nuvola al Nord e temperature massime sopra i 15 gradi.

Sole al Sud e sulla Sicilia con qualche nube si passaggio solo su Campania e Puglia. Temperature miti con valori massimi compresi tra i 10 e i 16 gradi.

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fonte:  http://www.leggilo.net/25379/previsioni-meteo-del-giorno-21-dicembre-2010-12-20.html

ECONOMIA – Bankitalia: 10% famiglie ha il 44% ricchezza . Fuga dai titoli di stato

Bankitalia: oltre metà della ricchezza delle famiglie è nel mattone. Fuga dai titoli di stato

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Mensa dei poveri – fonte immagine

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Sempre meno BoT nei risparmi delle famiglie italiane che concentrano oltre la metà della ricchezza nel mattone. Ricchezza che, però, non è distribuita in modo omogeneo dato che il 10% delle famiglie ne detiene il 45 per cento. Sono alcuni degli elementi che emergono dal bollettino statistico di Bankitalia “La ricchezza delle famiglie italiane” relativo al 2009.

Casa 24

Guida agli investimenti nel 2011

Oltre la metà della ricchezza è nel mattone
È l’abitazione la voce di maggior ricchezza per le famiglie italiane: il mattone infatti rappresenta un valore pari a 4.667,4 miliardi, poco più della metà del valore complessivo della ricchezza (9.088,9 mld), ossia circa 196 mila euro a famiglia. Tra le attività reali, dopo l’abitazione, ci sono gli oggetti di valore per un valore di 122,1 miliardi. Nel bollettino di Bankitalia, si legge che per le abitazioni è cresciuta a prezzi correnti tra il 2007 e il 2008 di circa il 2,8% (127 mld), un valore inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2007 (circa il 6,6%), a causa del rallentamento del mercato immobiliare. In termini pro capite la crescita della ricchezza in abitazioni tra il 2007 e il 2008 è stata inferiore, pari al 2,1%, dato l’aumento della popolazione pari allo 0,7% nello stesso periodo. A prezzi costanti, la variazione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2007 è risultata lievemente negativa, pari a -0,4% complessivamente a -1,1% in termini pro capite.

Fuga dai titoli di Stato, cresce il risparmio postale
È proseguita nel 2009 la fuga delle famiglie dai titoli di stato complici, probabilmente i bassi tassi di interesse. Secondo il rapporto della Banca d’Italia «nel 2009 è proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento più liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono cresciute rispettivamente di 1,4 e 0,3 punti percentuali».

Il 45% della ricchezza in mano al 10% delle famiglie
Il 10% delle famiglie più ricche deteneva a fine 2008 quasi il 45% della ricchezza complessiva. Lo segnala Bankitalia rilevando inoltre che la metà più povera delle famiglie deteneva il 10% circa della ricchezza complessiva. Nel confronto internazionale, inoltre, l’Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto anche rispetto ai soli paesi più avanzati.

Famiglie più povere, reddito giù del 6,5%
Le famiglie italiane sono più povere: tar il 2007 e il 2008 la loro ricchezza è calata del 3,5% a prezzi correnti, e del 6,5% a prezzi costanti tornando ai valori di inizio decennio. Secondo quanto si evince dal Bollettino di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie, nel 2008, la ricchezza netta pro capite ammontava a circa 138 mila euro: vale a dire, a prezzi correnti sul 2007 è diminuita del 2,6% mentre a prezzi costanti 2008 il calo è stato del 5,6% rispetto all’anno precedente.

Alla fine del 2009 la ricchezza lorda delle famiglie italiane era stimabile in circa 9.448 miliardi di euro mentre quella netta, emerge dal supplemento di Bankitalia dedicato alla ricchezza delle famiglie italiane, ammontava a 8.600 miliardi corrispondenti a circa 350mila euro a famiglia. Su questo totale circa il 62,3% é rappresentato da attività reali mentre il 37,7% è costituito da attività finanziarie. Secondo Bankitalia inoltre la ricchezza netta complessiva delle famiglie é aumentata, tra fine 2008 e fine 2009 dell’1,1% per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (+2,4%) superiore a quello delle passività (+1,6%). Più contenuto l’aumento delle attività reali che é stato pari allo 0,4 per cento.

Secondo stime preliminari, segnala Bankitalia, nel primo semestre del 2010 la ricchezza netta sarebbe diminuita dello 0,3% nominale, principalmente a causa di una diminuzione delle attività finanziarie e di un aumento delle passività.

Valore delle case stabile a 4.800 miliardi
Resta stabile, alla fine del 2009, il valore del mattone detenuto dalle famiglie italiane. Secondo l’indagine della Banca d’Italia la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane poteva essere stimata in circa 4.800 miliardi di euro. In termini reali è aumentata rispetto alla fine del 2008 dello 0,4 per cento. In media per famiglia il valore delle abitazioni è pari a circa 200mila euro. La ricchezza in abitazioni, a prezzi correnti, è cresciuta tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa lo 0,3 per cento (circa 13 miliardi di euro), un valore molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2008 (circa il 6,3 per cento), a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare. In termini reali, la variazione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2008 è risultata pari a circa lo 0,4 per cento. Secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio, durante la prima metà del 2010 i prezzi degli immobili sono risultati sostanzialmente stabili rispetto alla fine del 2009. Sulla base di queste e di altre informazioni, si ipotizza un incremento del valore della ricchezza in abitazioni per il primo semestre del 2010 inferiore all’1 per cento.

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20 dicembre 2010

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-20/bankitalia-oltre-meta-ricchezze-102648.shtml

Piacenza: peruviano violenta e mette incinta la figlia dodicenne / Gravina di Puglia: Stuprata a tredici anni, nel branco tre minorenni

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Arrestato dalla polizia

Piacenza: peruviano violenta e mette incinta la figlia dodicenne

La bambina subiva violenze da quando non aveva ancora compiuto dieci anni

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Un peruviano di 36 anni è stato arrestato a Piacenza con l’accusa di aver violentato e messo incinta la figlia dodicenne. Le indagini della polizia hanno premesso di accertare che l’uomo, su cui pendeva un mandato di cattura dallo scorso giugno, abusava sessualmente della figlia da quando la piccola non aveva ancora dieci anni. L’uomo è stato sottoposto a prelievo salivare e la comparazione del suo Dna con quello del neonato ha permesso di accertare la sua effettiva paternità. Gli operatori dei servizi sociali hanno seguito il caso insieme agli investigatori della squadra mobile e hanno preso la custodia della piccola vittima sin dall’inizio della vicenda giudiziaria. (fonte: Agi)

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20 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_20/peruviano-violenta-figlia_1a931b40-0c09-11e0-939a-00144f02aabc.shtml

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GRAVINA DI PUGLIA

Stuprata a tredici anni
nel branco tre minorenni

Tre minorenni e un diciottenne i responsabili degli abusi ai danni della ragazzina. Le violenze venivano riprese con il telefonino e riusate per minacciare la giovane

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Violentata ripetutamente a tredici anni da un gruppo composto da tre minorenni e un diciottenne, che hanno ripreso gli ahusi con un telefono cellulare per ricattare la vittima. E’ accaduto a Gravina di Puglia. La polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del maggiorenne e ordinanze di collocamento in comunità e di permanenza in casa nei confronti dei tre minori, per violenza sessuale. Gli abusi sono stati compiuti nei mesi scorsi.

Al maggiorenne è stato contestato anche il reato di detenzione di materiale pedopornografico, a uno dei minorenni il reato di divulgazione dello stesso materiale.

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20 dicembre 2010

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/20/news/minorenne_violentata-10403687/?rss

BIELORUSSIA – Minsk, protesta anti-Lukashenko arrestati 7 candidati dell’opposizione

BIELORUSSIA

Minsk, protesta anti-Lukashenko
arrestati 7 candidati dell’opposizione

Minsk, scontri dopo i risultati delle presidenziali

Vladimir Neklyaev, uno dei candidati, ferito negli scontri e successivamente arrestato in ospedale

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Scontri fra manifestanti e forze dell’ordine dopo il risultato delle presidenziali che con l’80% dei consensi hanno riconfermato il presidente per il quarto mandato. Il governo conferma l’arresto di soli due candidati

Minsk, protesta anti-Lukashenko arrestati 7 candidati dell'opposizione Gli scontri a Minsk

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MINSK – Arresti e scontri con le forze dell’ordine. Così l’opposizione bielorussa ha accolto ieri i risultati delle elezioni presidenziali che hanno confermato, con l’80% dei voti, il quarto mandato per il presidente Alexander Lukashenko. Alcune fonti riportano sette arrestati tra i nove candidati dell’opposizione, altre riducono il numero a quattro. Il fermo è avvenuto a Minsk, e tra i nomi ci sono anche quelli di Andreï Sannikov e Vitaly Rumashevsky, i due principali candidati, mentre i portavoce di Nikolai Statkevitch e Rygor Kastussev hanno riferito dei loro arresti. Un altro candidato, Vladimir Nekliaev – riferiscono i media locali – ferito negli scontri con la polizia, è stato prelevato dalle forze dell’ordine in ospedale. Al momento la polizia di Minsk conferma il fermo di soli due candidati. E in seguito agli scontri e agli arresti arriva il giudizio dell’Osce, che secondo un membro polacco della squadra di osservatori internazionali, “non può essere positivo”.

LE FOTO DELLA PROTESTA 1

Le manifestazioni seguìte ai risultati elettorali sono state represse con la forza. Anche un giornalista è stato fermato e tenuto in custodia per alcune ore. Arrestati anche centinaia di manifestanti. Durante la giornata, circa 10mila persone avevano marciato a Minsk scandendo slogan anti-Lukashenko, in una delle più significative sfide al presidente che da sedici anni governa con il pugno di ferro la ex repubblica sovietica.

Dura la reazione degli Stati Uniti, che denunciano il ricorso alla forza contro l’opposizione. “Siamo molto preoccupati – riferisce in un comunicato l’ambasciata americana a MInsk – e chiediamo al governo della Bielorussia di dare prova di ritegno durante il proseguimento del processo elettorale che non deve essere segnato né da intimidazioni né da violenze”. Gli Stati Uniti si dicono preoccupati anche delle sorti del candidato Nekliaev, “portato di forza in un ospedale di Minsk da gente sconosciuta: chiediamo il suo ritorno sano e salvo”.

Un appello al rilascio delle persone arrestate arriva anche da parte della Ue, con l’Alto rappresentante per la Politica estera, Catherine Ashton, che ha “condannato” la repressione e ha chiesto una liberazione “immediata” dei membri dell’opposizione.

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20 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/20/news/bielorussia-10408277/?rss

PEDOFILIA – Papa: “Siamo sconvolti da abusi preti. Il manto della Chiesa è nella polvere”

PEDOFILIA

Ildegarda di Bingen – Interessante notare come l’articolista definisca Ildegarda ‘santa’, cosa che in realtà non è. La mistica tedesca, una grande donna nata verso la fine del 1100 e autrice di opere fondamentali nel campo della mistica ma anche della medicina naturale, dell’alimentazione, della musica (compositrice ella stessa) insomma una donna formidabile dalla vasta cultura e fuori da ogni regola per l’epoca, ha davvero molto da insegnare, ancora oggi, a noi uomini cosidetti ‘moderni’. Quello che stupisce è come, ancor di più che il Papa, nel suo ‘mea culpa’ a nome della classe sacerdotale attinge ai moniti di Ildegarda, questa donna non sia stata fatta santa dalla Chiesa. mauro  – fonte immagine

Papa: “Siamo sconvolti da abusi preti
Il manto della Chiesa è nella polvere”

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Benedetto XVI descrive il 2010 come “l’anno orribile”, e cita Santa Iledebranda di Bingen per la quale “il restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti”. “Siamo consapevoli della gravità. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione  al rinnovamento”

Papa: "Siamo sconvolti da abusi preti Il manto della Chiesa è nella polvere" Papa Benedetto XVI

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CITTA’ DEL VATICANO – L’anno sacerdotale che si sta concludendo ha “sconvolto” il Papa e la Chiesa che sono venuti a conoscenza della “dimensione per noi inimmaginabile” degli abusi “commessi da sacerdoti contro i minori”, abusi che “stravolgono il sacramento al suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita”. Lo ha detto il Papa nel discorso alla Curia in occasione degli auguri natalizi.

Davanti allo scandalo degli abusi sessuali commessi dai preti, è necessario un cambiamento, ha continuato il Papa. “Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento”. “Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino”, ha ricordato Benedetto XVI, sottolineando che tale visione permissiva “faceva parte di una perversione di fondo del concetto di ethos” a causa della quale “persino nell’ambito della teologia cattolica si asseriva che non esisterebbero né il male in sè, né il bene in sè. Esisterebbe soltanto un ‘meglio di’ e un ‘peggio di’. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. A seconda degli scopi e delle circostanze, tutto potrebbe essere bene o anche male”.

Secondo il Pontefice, “gli effetti di tali teorie sono oggi evidenti”. “Siamo consapevoli – afferma – della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti”.

“Il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato, per la colpa dei sacerdoti”. Benedetto XVI ha descritto così il 2010 orribile della Chiesa Cattolica, rivelando di aver ritrovato in una visione di Santa Iledebranda di Bingen per la quale “il restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti”.

“Essi – scrisse la mistica tedesca nel 1170 – stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perchè trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perchè non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi”.

Tutto questo, afferma Papa Ratzinger parlando a cardinali e vescovi della Curia Romana riuniti nella prestigiosa Sala Regia del Palazzo Apostolico, “così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto – ha detto il pontefice – quest’anno. Siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita”.

Nel lungo passaggio di Santa Ildegarda di Bingen, il pontefice ha citato: “Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della legge, del vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità”.

Per Benedetto XVI, “solo la verità salva”. Per questo, ha sottolineato rivolto a cardinali e vescovi impegnati nel governo centrale della Chiesa, “dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere”.

Nel discorso di oggi, Papa Ratzinger ha infine ringraziato “di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio”. “Nei miei incontri con le vittime di questo peccato – ha detto – ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. E’ questa l’occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della bellezza non perduta del sacerdozio”.

“L’Apocalisse di san Giovanni – ha aggiunto il Papa teologo – annovera tra i grandi peccati di Babilonia, simbolo delle grandi città irreligiose del mondo, il fatto di esercitare il commercio dei corpi e delle anime e di farne una merce”. L’appello del Papa è diretto a “tutte le persone con responsabilità politica e religiosa perché fermino la cristianofobia”. I leader, ha chiesto ricordando la situzione in Medio Oriente, “si alzino a difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito di riconciliazione”.

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20 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/20/news/papa_pedofilia–10408749/?rss

Il sogno delle città senz’auto. Crescono i quartieri Car free

Il sogno delle città senz’auto
crescono i quartieri Car free

Nelle metropoli europee aumentano le zone dove si può comprare casa solo se non si possiede la macchina. L’Italia, a 30 anni dalla prima isola pedonale, è ancora in ritardo

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di MARCO PATUCCHI

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Il sogno delle città senz'auto crescono i quartieri Car free A Friburgo l’insediamento carfree più grande d’Europa

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A RICORDARLO o raccontarlo oggi c’è da non crederci. Eppure era così. Piazza Navona a Roma, Piazza del Duomo a Milano, Piazza del Plebiscito a Napoli… Trent’anni fa chi si fosse affacciato dalla finestra su una di queste icone del nostro Paese, avrebbe “ammirato” un tappeto di automobili in movimento o parcheggiate. Uno sfregio di lamiera a scenografie antiche, medievali, rinascimentali, barocche, che si ripeteva immutabile nei centri storici di ogni città italiana. Piccola o grande che fosse.

Poi, il 30 dicembre del 1980, la svolta. La giunta comunale di Roma guidata dal sindaco Luigi Petroselli, approvò la norma che avrebbe cambiato profilo al volto urbano del nostro Paese: il nuovo assetto dei Fori Imperiali con il divieto di circolazione delle auto a ridosso del Colosseo. “Partiamo in questa operazione da una situazione di emergenza dovuta ai gas di scarico degli automezzi e alle vibrazioni causate dal traffico”, spiegò Petroselli con parole che ancora calzerebbero a pennello per un sindaco dei nostri giorni. Era la prima isola pedonale nella storia d’Italia e da quel giorno, anche se a gran fatica per l’iniziale opposizione delle lobby dei commercianti, la cultura delle aree libere dal traffico si sarebbe diffusa nel resto del Paese. Ultimo tassello in ordine di tempo, la pedonalizzazione nell’ottobre dello scorso anno di Piazza Duomo a Firenze. Un quadro confortante ma che, come vedremo, ci vede in abbondante ritardo sul resto d’Europa, dove ormai non si parla più di isole pedonali ma direttamente di interi quartieri “carfree”. Una rivoluzione culturale impensabile per un Paese, come il nostro, dove il 30,8% degli spostamenti motorizzati avviene su tragitti inferiori a due chilometri.

Oggi in Italia – secondo i dati di “La città ai nostri piedi”, un rapporto realizzato da Legambiente e Aci (Automobile club d’Italia) in occasione, appunto, del trentennale della prima isola pedonale – ogni 100 abitanti ci sono una media di 34 metri quadrati di zone interdette al traffico motorizzato (Venezia, naturalmente, insieme a Verbania, Cremona e Terni sono i centri in testa alla graduatoria con più di 100 metri quadrati ogni 100 abitanti, mentre in coda troviamo un drappello di città – da Agrigento a Ascoli Piceno, da Caserta a Rovigo – dove le isole pedonali non esistono). Nel complesso, i capoluoghi di provincia che adottano le isole pedonali sono 93, con effetti positivi ormai indiscutibili: riduzione del livello di smog e rumore, aumento degli utenti del trasporto pubblico, migliori tutela dei monumenti e valorizzazione turistica, aumento della vivibilità e della sicurezza sia stradale che generale, rivalutazione del mercato immobiliare. E, soprattutto considerando le iniziali perplessità dei negozianti, l’innalzamento del volume d’affari delle attività commerciali non inferiore al 20%.

Ma i trent’anni di isole pedonali in Italia impallidiscono davanti ai quasi sessanta dell’Olanda, apripista europea con la chiusura al traffico nel 1953 di Lijnbaan, principale distretto commerciale di Rotterdam. Oltre mezzo secolo di cultura del pedone che da qualche anno si è trasformata in qualcosa di diverso e di più ambizioso: la creazione di interi quartieri completamente liberi dal traffico dei mezzi motorizzati.

Come a Vienna, dove c’è l’esperienza consolidata dell’Autofrei Siedlung di Nordmanngasse, un’area residenziale a circa 8 chilometri dal centro servita in modo perfetto dai mezzi pubblici: le circa 600 famiglie che abitano lì, al momento della firma del contratto si sono impegnate a non possedere un’auto propria, scegliendo così per gli spostamenti quotidiani i mezzi pubblici, la bicicletta o i piedi. “Il denaro e lo spazio risparmiato grazie alla mancata costruzione dei parcheggi sottolinea il rapporto di Legambiente possono essere investiti in migliore qualità residenziale, spazi verdi, servizi collettivi”. E dopo Nordmanngasse è già in progettazione una replica, Bike City, con 3.400 persone che hanno già prenotato un appartamento. Tornando in Olanda, anche Amsterdam ha il suo quartiere carfree: GWL Terrein, realizzato negli anni Novanta su un’area di 6 ettari che in precedenza era occupata da un grande impianto di trattamento dell’acqua. A GWL Terrain vivono circa mille persone e tra un edificio e l’altro ci sono soltanto sentieri, piste ciclabili e prati. L’accesso è consentito esclusivamente ai mezzi d’emergenza, mentre per disincentivare l’uso dell’auto i parcheggi edificati a ridosso del quartiere possono contenere non più di 135 mezzi. E’ attivo un servizio di car sharing (auto in multiproprietà) utilizzato dal 10% degli abitanti e gli altri preferiscono la vasta rete di piste ciclabili e le linee tramviarie intorno al quartiere.

Dall’Olanda alla Scozia. L’insediamento di Slateford Green, a Edimburgo, è sorto su una zona precedentemente occupata dalla ferrovia: 251 appartamenti senza un solo posto auto privato. Anche in questo caso esistono servizi di trasporto pubblico efficientissimi, il car sharing e scuole facilmente raggiungibili a piedi. Risultato: solo il 12% delle famiglie possiede un’auto, parcheggiabile naturalmente soltanto fuori dal quartiere. Indicativo per l’intero fenomeno delle città carfree, uno studio condotto a Slateford Green dall’Università del Canada ha rivelato che la gran parte dei residenti ha rinunciato all’auto non tanto per una scelta ambientalista o di responsabilità civile, quanto piuttosto per convenienza economica e per necessità.

Rimanendo in Gran Bretagna, anche Londra ha il suo quartiere libero da auto. Si chiama BedZed (BedZed (Beddington Zero Energy Development) ed è autosufficiente dal punto di vista energetico e a bilancio zero in fatto di emissioni di anidrite carbonica. Un centinaio di case, 3000 metri quadrati di uffici, negozi e impianti sportivi, un centro medico-sociale e un asilo nido: per scoraggiare l’uso delle auto, è stato promosso lo shopping online e messo a disposizione degli abitanti un parco di mezzi gestito in car sharing e car pooling (utilizzo della vettura da parte di un minimo di tre persone). Disponibile, inoltre, una piccola flotta di scooter elettrici per gli spostamenti più brevi.

In Germania, a 3 chilometri da Friburgo (città che adottò le isole pedonali già negli anni Settanta), a partire dal 1998 si sta sviluppando quello che potrebbe diventare l’insediamento carfree più grande d’Europa, con circa 6000 abitanti e 2000 edifici. Piste ciclabili, spazio limitato per i posti auto, bus e ferrovia leggera efficienti: uno schema che a Vauban è partito dal basso, ovvero dall’associazione di cittadini “Forum Vauban” che ha partecipato a tutti i progetti di edificazione del quartiere. Tra le idee realizzate, il pagamento di una tassa a parte per chi sceglie di possedere un’auto, con il gettito destinato alla costruzione e alla gestione dei parcheggi. Una zona carfree che in Germania esiste anche a Kronsberg, nel distretto di Hannover, dove si è sfruttata l’occasione dell’Expo del 2000 per minimizzare il fabbisogno di mobilità motorizzata.

E in questo elenco non poteva mancare la Svezia. A Malmö, il nuovo quartiere residenziale di Augustenborg ha puntato esclusivamente su vie pedonali, piste ciclabili e mezzi pubblici. Così, solo il 20% delle famiglie possiede un’automobile, rispetto alla media comunque bassa dell’intera Malmö (35%); l’80% delle strade ha un limite di velocità fissato a 30 chilometri orari; il 40% degli spostamenti casa-lavoro avviene in bici; gli autobus sono alimentati a gas naturale o biogas; la rete dei tram è molto estesa; funziona un servizio di car sharing molto efficiente.
Una rassegna di chimere se si pensa alle città italiane nelle quali probabilmente non basteranno altri trent’anni per approdare ai quartieri carfree. Legambiente e Aci, in un’inedita alleanza tra ambientalisti e automobilisti, provano comunque a guardare avanti con una serie di proposte alle amministrazioni locali e al governo: un’authority nazionale che coordini programmazione e interventi sul territorio; una legge quadro che introduca criteri generali per la realizzazione dei nuovi quartieri nelle città; un’altra norma quadro che fissi criteri uniformi per i provvedimenti di ogni Comune in tema di limiti alla circolazione delle auto; l’introduzione del pedaggio per l’accesso nei centri urbani; investimenti per rendere più efficienti e meno inquinanti i trasporti pubblici locali; pagamento del bollo auto in rapporto ai livelli di emissione e alla dimensione; incentivi al car sharing e al car pooling. La palla, dunque, passa a esecutivo, sindaci e governatori. Intanto le isole pedonali continueranno la loro lotta di resistenza quotidiana contro l’assedio dell’esercito motorizzato.

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20 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/20/news/citt_auto-10402686/?rss

CHE TEMPO CHE FA – D’Alema: al governo anche con Fini

D’Alema: al governo anche con Fini

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di Maria Saporito

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Cosa hanno in comune Massimo D’Alema e Gianfranco Fini? Ospite della trasmissione “Che tempo che fa“, è stato ieri lo stesso presidente del Copasir a spiegarlo: “Vogliamo fare un governo – ha detto – che affronti i problemi e dia speranze, un governo che per me può unire un arco ampio di forze, anche forze che sembravano lontane”.

Io dialogo con Fini – ha precisato D’Alema – Nei dialoghi asolani della mia Fondazione (‘Italianieuropei’, ndr) e di ‘Farefuturo’ (il movimento di pensiero vicino a Fli, ndr) si sono trovate convergenze ad esempio sul diritto di voto agli immigrati che stanno da tanti anni nel nostro Paese. Questo è di destra o di sinistra? Io credo – ha osservato l’ex premier – che sia qualcosa di utile al futuro del Paese. Occorre una politica che non sia da ostacolo alle speranze del Paese di farcela. Questo compito va oltre i confini della sinistra a cui devono poter concorrere – ha insistito D’Alema – tutti gli italiani di buona volontà”.

In questo quadro generale, il Pd deve giocare un ruolo da protagonista: “Come maggiore forza di opposizione – ha spiegato il numero uno del Copasir – il Pd deve indicare una prospettiva per il Paese: lo stiamo facendo con proposte e a noi spetta presentare un progetto, poi – ha aggiunto – chi lo condivide lo sosterrà ma non siamo noi a dover guardare da una parte o dall’altra, sono gli altri che devono dividere la prospettiva che noi indichiamo al Paese”.

E rimanendo nell’ambito delle “cose da fare” all’interno del proprio partito, Massimo D’Alema ha evidenziato la necessità di perfezionare lo strumento delle primarie: “Abbiamo una tale passione per le primarie, dove ci scorniamo tra di noi – ha notato – che perdiamo di vista le secondarie, cioè le elezioni nelle quali dovremmo scontraci con quel signore là e vincere. Io non ho paura di perdere le primarie, vorrei piuttosto vincere le secondarie“.

“Le primarie – ha continuato il dirigente del Pd – sono una forma importante di coinvolgimento dei cittadini, ma possiamo aver sbagliato. Abbiamo lanciato un’idea giusta ma perché funzioni e non produca danni, servono garanzie e regole. Ne ho parlato con gli americani, che sono poi quelli che le primarie le hanno inventate, e mi hanno chiesto – ha raccontato D’Alema – se siamo matti a concepirle così. Quando su 10 candidati quello che prende il 20 per cento da noi diventa il candidato di tutti qualcosa non funziona”.

E sulla presenta “ruggine” con Nichi Vendola, da molti indicato come il nuovo leader capace di riabilitare il centrosinistra italiano, ma che in occasione delle ultime elezioni regionali in Puglia non è stato sostenuto né da D’Alema né dai “quadri” del Pd: “Io vorrei parlare con Vendola di cosa si dovrebbe fare per il Paese – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – altrimenti il rischio è parlare solo di alleanze e di procedure. Il dibattito solo sulla leadership è il male della politica italiana, l’ossessione del leader carismatico – ha continuato D’Alema – è un portato di Berlusconi”.

Quale futuro infine per il Paese? “Ritengo che le elezioni – ha osservato il presidente del Copasir – restino probabili: così non si governa e c’è persino una ragionevolezza nel punto di vista della Lega. Bisogna ripartire dai problemi del Paese: c’è un sistema politico che non funziona perché in quindici anni si è costruito un bipolarismo senza regole perché non si è scelto tra presidenzialismo e parlamentarismo e ne abbiamo dunque gli aspetti peggiori”.

“Bisogna fare una scelta e fare una riforma costituzionale – ha precisato D’Alema – nella quale poi rientra come conseguenza anche quella della legge elettorale. Bisogna mettere mano alla pubblica amministrazione che in questi anni è più costosa e più corrotta e intervenire – ha concluso – in campo economico”.

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fonte:  http://www.newnotizie.it/2010/12/20/dalema-al-governo-anche-con-fini/

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Massimo D’Alema Che tempo che fa 19\ 12 \2010

trisvideo | 19 dicembre 2010