Archivio | dicembre 21, 2010

LIBRI, PASSAPAROLA – Il lavoro che non vale più. Questa “La malattia dell’Occidente”

Il lavoro che non vale più
Questa “La malattia dell’Occidente”

.

Il libro di Marco Panara indaga intorno al malessere diffuso nei paesi industrializzati a causa dell’impoverimento di operai e impiegati. Il cuore della crisi attuale è il crollo del concetto di lavoro come obiettivo centrale e rassicurante

.

di SILVANA MAZZOCCHI

.

Il lavoro che non vale più Questa "La malattia dell'Occidente" La copertina del libro

.

AL tempo in cui esplode il disagio giovanile per la mancanza di prospettive che la maggior parte delle nuove generazioni vive come una certezza, analizzare ciò che non è più aiuta a riflettere mentre, per non cedere al pessimismo spesso sterile, è almeno utile cercare un’alternativa a quel che si è perduto. Ed ecco allora la sfida più intrigante, quella di restituire valore al lavoro, a quel collante sociale che, almeno fino a qualche decennio fa,  ha funzionato per i giovani come strumento finalizzato a realizzare aspettative e aspirazioni. Per riuscire a riaccendere finalmente un futuro ormai  coperto di ombre, facendolo di nuovo percepire come possibile.

Va dritto allo scopo La malattia dell’Occidente (Laterza), il nuovo saggio di Marco Panara, in libreria da qualche settimana e già alla seconda edizione, che indaga intorno al malessere diffuso nei paesi industrializzati a causa dell’impoverimento di operai e impiegati e indica nel crollo del concetto di lavoro come obiettivo centrale e rassicurante, il cuore dell’attuale stato di crisi. Scandaglia Panara il percorso che ha portato alla situazione che è ormai sotto gli occhi di tutti e analizza le motivazioni del perché, in Occidente, “il lavoro non vale più”.

Che cosa era per noi il lavoro e qual è il metro con cui oggi lo consideriamo? Sostiene Panara che il fattore umano, insidiato dalla tecnologia e dalla globalizzazione, è evidentemente in declino e che, di conseguenza, il reddito di interi gruppi sociali, è andato in caduta libera, con la quota destinata al lavoro calata nei paesi industrializzati di ben 5 punti. Di qui la perdita del valore del lavoro,  non solo in termini economici, ma anche (e soprattutto) del suo appeal morale e sociale.

Ma, poiché tra lavoro e democrazia c’è un rapporto che sta al di sopra dei  contingenti mutamenti economici e di costume, ricostruire questo irrinunciabile legame diventa il grande obiettivo del futuro. Restituire al lavoro la dignità sociale e culturale, come anche la nostra Costituzione gli attribuisce, va oltre il riconoscimento del suo valore economico e di sopravvivenza, che pure costituisce il motivo per cui i giovani tuttora aspirano a un’occupazione remunerativa e non temporanea. Ed è questa l’unica via d’uscita per una classe politica che, nei tempi attuali, dovrebbe vedere nella rifondazione del valore sociale del lavoro, il progetto più moderno e più urgente da realizzare.

Tutti vogliono un lavoro, eppure il suo valore è in declino. Che cosa succede in Occidente?

“La tecnologia e la globalizzazione hanno cambiato le carte in tavola: la tecnologia distrugge il lavoro – molte cose che prima dovevano essere fatte dall’uomo ora possono farle le macchine – e l’apertura di tutti i confini ha messo in competizione un miliardo e mezzo di lavoratori poco pagati e senza diritti dei paesi emergenti, con 500 milioni di lavoratori ben pagati e tutelati dei paesi industrializzati. L’esito di tutto ciò è che in Occidente, da 25 anni a questa parte, diminuiscono i lavori operai e impiegatizi, quelli che assicurano redditi medi, distrutti appunto dalla tecnologia e dalla globalizzazione e aumentano i lavori più poveri. Con la conseguenza che la quota della ricchezza prodotta che va al lavoro diminuisce e quella che va al capitale invece aumenta. L’esperienza di ciascuno di noi è piena di testimonianze in questo senso, intere categorie hanno visto diminuire progressivamente il loro reddito e il loro prestigio sociale, mentre siamo letteralmente circondati da persone anche qualificate che lavorano con remunerazioni molto basse o con tutele basse o inesistenti: è anche questo il modo in cui il lavoro si impoverisce”.

Il lavoro era un valore sociale sicuro per i ragazzi del boom, che cosa è per i giovani oggi?
“Il valore economico e quello sociale del lavoro vanno di pari passo. Tra gli anni ’50 e gli ’80 del secolo scorso c’è stata l’epoca d’oro del lavoro, le economie dei paesi industrializzati crescevano e il lavoro conquistava reddito e diritti. Il lavoro era lo strumento per realizzare le proprie aspirazioni, esprimere il proprio ruolo nella società, creare un futuro migliore per sé e per i propri figli. Poi è cominciato il declino, lento ma costante. Perdendo valore economico, il lavoro ha perso anche valore sociale, culturale, politico aprendo lo spazio ad una visione più individualistica e frammentata della società. E l’impressione è che i giovani il lavoro lo desiderino, per conquistare la loro indipendenza e avviare un progetto di vita, ma non ci credano troppo, non riescano ad affidargli quelle aspettative che una generazione fa erano realistiche e oggi lo sono invece molto meno.

Qual è la sfida dei nostri giorni?
“La più affascinante che si possa affrontare: ridare valore economico, sociale, culturale, politico al lavoro. Non è una questione di ruolo del sindacato e di rapporto tra lavoro e capitale in senso classico. E’ una cosa più sostanziale, dobbiamo creare lavori che valgano intrinsecamente di più e formare persone in grado di farli. Se il lavoro ha una sua forza economica crescente trascina con se tutto il resto, migliora l’equilibrio della società diminuendo le disuguaglianze che invece il declino del valore del lavoro ha accentuato, rende più solida la democrazia. più sostenibile lo sviluppo dell’economia. Questo è il solo vero antidoto al declino, la cui ombra da un po’ ci accompagna”.
.
Marco Pamara
La Malattia dell’Occidente
Laterza
pag 150, euro 16

.

21 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/12/21/news/marco_panara-10466164/?rss

Aggiornamenti da Gaza

Ore 18:23 locali. La Striscia di Gaza è da 18 ore sotto costante bombardamento israeliano

foto di http://www.infopal.it/leggi.php?id=16971

18:23

BOICOTTARE ISRAELE

http://bdsmovement.net/

Ore 17 30 locali.

Altri missili su Khan Younis e di nuovo su Rafah.

Per il momento si contano 4 feriti, ma il bilancio e’ certamente destinato a crescere.

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=344173

https://i0.wp.com/www.maannews.net/images/PhotoViewer/40418.jpg

Ore 16 45.

10 minuti fa aerei da guerra hanno bombardato Rafah, apparentemente un luogo di esercitazione delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio harmato di Hamas

0re 15:32 locali

Altri bombardamenti certi, e pesanti, previsti nelle prossime 12 ore.

Tutti i palazzi governativi sono stati evacuati, dopo le bombe di ieri notte, il più massiccio attacco aereo dopo gennaio 2009.

Non siamo alle porte di un nuovo Piombo Fuso, ma è dinnanzi ai nostri occhi, lampante, una escalation in corso.

Il piombo nonè più fuso ma continua a piombarci addosso a intervalli regolari.

Ore 00 29 locali: la Striscia di Gaza sotto pesanti bombardamenti aerei da Sud a Nord.

7 attacchi lungo tutta la Striscia.

Caccia f 16 hanno colpito Rafah, 3 volte Khan Younis e poi a Nord Beit Lahia e Jabalya.

Nel centro della Striscia colpita una fabbrica di latte.

Per il momento si contano 3 palestinesi feriti, di cui uno molto grave, a cui hanno dovuto amputare una gamba.

Panico fra la popolazione civile.

Seguiranno aggiornamenti.

Stay Human

Vittorio Arrigoni da Gaza city, Palestina occupata

http://www.facebook.com/notes/vittorio-arrigoni/ore-1532-locali-la-striscia-di-gaza-in-allerta-bombardamenti-certi-nelle-prossim/478959209830

una sola parola: boicottare Israele

http://bdsmovement.net/


DIRITTI WEB “Così la rete sarà neutrale”, Fcc approva le regole del web

DIRITTI WEB

fonte immagine

“Così la rete sarà neutrale”
Fcc approva le regole del web

.

Internet deve essere di tutti e i provider di connessione non potranno discriminare contenuti o rallentarne la fruizione arbitrariamente. Una decisione che arriva dopo lunghi dibattiti, ma le nuove disposizioni consentono alle compagnie telefoniche di fissare limiti al traffico via cellulare

"Così la rete sarà neutrale"  Fcc approva le regole del web Julius Genachowski, presidente della Fcc

.

ROMA – La Federal Communications Commission, la principale autorità statunitense in materia di telecomunicazioni, ha approvato le regole sulla neutralità della Rete proposte dal suo presidente Julius Genachowski. Una decisione attesa a lungo, su un argomento delicato come quello della veicolazione dei contenuti sul web. E che ora, a seguito dell’approvazione, porranno una serie di regole per evitare che i gestori delle reti a banda larga influiscano sul traffico internet. La Rete insomma rimarrà neutrale, senza nessun provider di accesso a decidere cosa può o non può essere trasmesso sul web. Ma le nuove regole consentono comunque ai provider internet di fissare limiti al traffico via cellulare. Una mossa tecnica, per garantire una banda minima per tutti visto l’alto volume di dati sulle linee 3G. In attesa delle connessioni mobili di prossima generazione.

Sono anni che la Fcc avrebbe voluto i poteri necessari per definire la neutralità di internet, ma il Congresso è sempre stato restio a concederglieli. Quello della ‘net neutrality’ è diventato, con l’aumento di aziende e investimenti nel campo delle telecomunicazioni, un tema sempre più rilevante.

Le nuove regole, oltre a proibire ai gestori delle reti di discriminare i contenuti internet, impongono alle aziende maggiore trasparenza. Il dibattito sulle proposte ha diviso la commissione della Fcc. L’approvazione delle regole punta ad affrontare le sfide del diritto nel settore, e risolvere le tante incertezze sulle possibilità di regolamentazione di internet. Molti i dubbi intorno al potere dei provider, che potrebbero  discriminare tra i vari tipi di traffico introducendo balzelli e pedaggi per i produttori di contenuti, in particolare se concorrenti. I sostenitori del principio della ‘net neutrality’ sostengono infatti che le società di telecomunicazione cercano di imporre un modello di servizio “a livelli” per guadagnare di più dal controllo della rete che dai contenuti.

.

21 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/21/news/rete_neutrality_approvate_le_regole-10468324/

CONSIGLIO DEI MINISTRI – Milleproroghe: “300 milioni per il 5 X mille” Niente bonus fiscale sui carburanti: è sciopero

CONSIGLIO DEI MINISTRI

Milleproroghe: “300 milioni per il 5 X mille”
Niente bonus fiscale sui carburanti: è sciopero

.

Approvata la prima bozza del consueto provvedimento di fine anno. Il ministro Tremonti conferma lo stanziamento del 75% dei fondi mancanti per il volontariato. Nulla invece per i gestori: i distributori minacciano la chiusura tra Natale e Capodanno se non verranno reintrodotte le agevolazioni

Milleproroghe: "300 milioni per il 5 X mille" Niente bonus fiscale sui carburanti: è sciopero Il ministro dell’Economia Tremonti

.
ROMA – Il decreto milleproroghe che il governo si appresta a varare “contiene anche il 5 per mille… E’ Natale”. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti in occasione del briefing di fine anno con la stampa. E’ previsto pertanto l’atteso stanziamento di 300 milioni, che si aggiungeranno ai 100 milioni già destinati dalla legge di stabilità e che costituivano il 25% appena di quanto ogni anno gli italiani scelgono di destinare al terzo settore e alle istituzioni culturali attraverso la dichiarazione dei redditi. La stesura definitiva del milleproroghe verrà messa a punto nel Consiglio dei Ministri di domani, previsto per le 9.30.

Nessuna rassicurazione invece per i distributori di carburanti: nel testo del milleproroghe presentato al preconsiglio dei Ministri di questa mattina non verrebbe “confermata la misura fiscale, ormai ventennale, a favore dei gestori, che figura tra gli impegni assunti dal governo con le intese sottoscritte a settembre scorso”, affermano in un comunicato Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio. Se la misura non dovesse essere ‘recuperata’ con il milleproroghe, annunciano le associazioni dei gestori, “la proclamazione di sciopero nazionale sarebbe inevitabile e immediata”, e le proteste coinciderebbero inevitabilmente con la settimana compresa tra Natale e Capodanno.

Si tratta di una situazione – si legge in un telefax urgente inviato al sottosegretario Gianni Letta e al ministro Romani – che “ove confermata porrebbe l’intera categoria in uno stato di grande sofferenza e una buonissima parte direttamente nelle condizioni di dover rinunciare alle proprie attività”.

I gestori lamentano che “nonostante la piena disponibilità manifestata dalla categoria ai tavoli ministeriali tesi a predisporre una sostanziale riforma del settore e a un conseguente contenimento dei prezzi, nessuno degli impegni sottoscritti abbiano avuto concreta attuazione. Nel caso in cui il prossimo consiglio dei Ministri dovesse confermare il testo del milleproroghe senza i provvedimenti previsti – conclude una nota unitaria delle organizzazioni di categoria – la proclamazione di sciopero nazionale sarebbe inevitabile e immediata”.

.

21 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/12/21/news/milleproroghe-10462238/?rss

GIAPPONE: SISMA 7, 4 RICHTER ALLE OGASAWARA, ALLARME TSUNAMI

GIAPPONE: SISMA 7, 4 RICHTER ALLE OGASAWARA, ALLARME TSUNAMI

.

neic_c0000rxc_cy.jpg

fonte immagine

.

19:22 21 DIC 2010

(AGI) – Tokyo – Una scossa di terremoto di magnitudo 7,4 della scala Richter e’ stata avvertita alle isole Ogasawara. Lo ha riferito l’Istituto sismologici americano, avvertendo della possibilita’ che il sia sia seguito da uno Tsunami locale. Le Ogasawara, anche note come Bonin, sono un arcipelago di oltre 30 isole tropicali e sub-tropicali a sud di Tokyo. Il rischio tsunami interessa un’area di 100 chilometri intorno al luogo dell’epicentro.

.

fonte:  http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201012211922-est-rom0105-giappone_sisma_7_4_richter_alle_ogasawara_allarme_tsunami

Anzio, chiesto giudizio per 4 poliziotti accusati della morte di Stefano Brunetti

Anzio, chiesto giudizio per 4 poliziotti accusati della morte di Stefano Brunetti

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20101221_brunetti.jpg

.

Secondo la procura l’uomo morì per le percosse subite nel commissariato di Anzio. Omicidio preterintenzionale l’accusa

.

ROMA (21 dicembre) – La procura di Velletri ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro agenti del commissariato di Anzio, con le accuse di omicidio preterintenzionale e falso per la morte – avvenuta il 9 settembre 2008 – di Stefano Brunetti, un uomo di 43 anni arrestato il giorno prima per furto e lesioni. Un caso che ha preceduto quelli analoghi di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.

Brunetti, ex tossicodipendente con qualche precedente, era stato arrestato l’8 settembre dopo aver tentato di rubare nel garage di una casa ad Anzio e picchiato con una mazza il proprietario che lo aveva sorpreso. Brunetti aveva poi aggredito gli agenti di volante accorsa sul posto. Era stato caricato di peso nell’auto e portato in commissariato, dove aveva continuato a dare in escandescenze. Per sedarlo venne chiesto l’intervento della guardia medica per sedarlo. In serata fu trasferito in carcere, ma la mattina le condizioni del detenuto apparvero gravi, tanto da consigliare il ricovero nell’ospedale di Velletri. L’uomo morì mentre erano in corso gli accertamenti.

Secondo la la procura di Velletri Brunetti è morto a causa delle percosse infertegli dai quattro agenti nella camera di sicurezza del commissariato. Il gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio il 6 giugno prossimo. Soddisfazione è stata espressa dai legali dei familiari di Brunetti, Carla Serra, Maria Luna e Francesco Romito: «È un buon inizio. La procura di Velletri ha svolto indagini accurate per fare luce su questo caso in modo serio ed i capi di imputazione sono pesanti».

«Ora ci aspettiamo giustizia e che chi ha sbagliato paghi, anche se porta la divisa dice Carmela, sorella di Stefano Brunetti- La legge deve essere rispettata non solo dai cittadini, ma anche dalle istituzioni. Mio fratello non era tossicodipendente, come ha scritto qualcuno, era pulito da due anni. Aveva problemi al fegato, ma non è morto per quello, come ha dimostrato l’autopsia. Dal primo momento che ho visto il suo cadavere ho detto subito che era stato ucciso, perchè era pieno di lividi ed aveva il naso rotto: era stato chiaramente picchiato. La procura ha fatto indagini approfondite e, finalmente, dopo più di due anni, si comincia a vedere qualcosa di positivo. Ora vogliamo che sia fatta giustizia e che i colpevoli paghino».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131606&sez=HOME_ROMA

Università, a poche ore dalla riforma il rettore di Tor Vergata assume la nuora

Università, a poche ore dalla riforma il rettore di Tor Vergata assume la nuora

.

di Claudio Marincola
.

 

ROMA (21 dicembre) – Per qualcuno potrebbe essere l’ultimo colpo di coda di parentopoli. Per altri la continuazione di una saga inarrestabile che si tramanda di padre in figlio passando per i nipoti (rare volte spingendosi fino ai trisavoli). E’ successo ieri, dunque a poche ore dalla verosimile approvazione da parte del Senato della legge Gelmini che prevede la proibizione di chiamate universitarie per parenti di dirigenti accademici fino al IV grado.

Università Roma 2, Ateneo di Tor Vergata, quello della spianata, che ospitò la Giornata mondiale della gioventù nel Giubileo 2000. La grande croce è sempre lì. Il rettore no, è cambiato. Da quasi due anni c’è Renato Lauro, 71 anni, preside della Facoltà di Medicina eletto con 727 preferenze. La stessa che proprio ieri ha chiamato come professore associato alla cattedra di Malattie dell’apparato respiratorio la dottoressa Paola Rogliani. Chi è? E’ la nuora del rettore. Il posto che arriva in zona Cesarini delimita un’epoca. A ridosso del Natale, sotto l’albero, riunisce suocera, figlia e nuora, in pratica mezza famiglia. Nella stessa facoltà e nello stesso dipartimento infatti c’è anche il marito della signora, nonché figlio del rettore, Davide Lauro, 41 anni, professore ordinario di Endocrinologia, cattedra detenuta prima di lui dal padre.

E ci sarebbe anche il “nipote”, il dottor Alfonso Bellia, ricercatore di medicina interna. Ma il Magnifico nega quest’ultimo ramo di parentela. «Con il professor Bellia – chiarisce una volta per tutte – non c’è nessun legame neanche leggero di parentela, mi viene attribuito solo perché è siciliano come me».
Già. In fatto di parentopoli non esiste una geografia. I legami travalicano qualsiasi confine, le nostre regioni, così diverse tra loro, nel malcostume etico si somigliano più o meno tutte.

Renato Lauro, preside della facoltà di Medicina dal 1996 al 2008, oltre a essere rettore e anche direttore del dipartimento clinico di Medicina, quello nel quale lavorano i suoi congiunti, del Policlinico Tor Vergata. La nuora chiamata in cattedra in extremis. Come lo spiega? «Lei scherza? Sono concorsi regolarmente banditi nel 2008, quando io non ero ancora rettore. Inoltre, faccio notare che la legge Gelmini, non ancora approvata, non abolisce i professori, stabilisce solo che i ricercatori sono una qualifica ad esaurimento». «Per gli stessi bandi – continua il rettore – sono stati chiamati già una ventina di vincitori di concorso. Ma vincere non vuol dire prendere servizio visto che ci sono, come è noto, problemi di budget».

In altri punti la legge Gelmini potrebbe prestarsi ad interpretazioni. Su questo punto è chiara: prevede che nelle assunzioni per ordinario e associato siano esclusi i consanguinei dei professori appartenenti al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata. Di docenti ma anche di rettori, direttori generali e consiglieri di amministrazione. E fissa anche un limite per i rettori: potranno rimanere in carica un solo mandato, per un massimo di 6 anni. Nel caso di Tor Vergata, se approvata la legge, Renato Lauro potrebbe avere una proroga di 2 anni dell’incarico rettoriale e restare in carica dunque fino alla quasi venerabile età di 74 anni.

Di lui si parlò come «lo zio» cui faceva riferimento nelle intercettazioni l’ex direttore dei Lavori pubblici Angelo Balducci finito in carcere per gli appalti del G8 alla Maddalena. Finito in pasto ai taccuini in quei giorni “caldi”, Lauro rispose: «E allora? Sì, sono io “lo zio” di cui si parla nelle intercettazioni, ma io sono un medico, non sono Provenzano».

Qualche giorno fa, il 16 dicembre, durante un incontro con il corpo accademico dell’Ateneo romano, il rettore era stato duramente contestato. E già in passato era finito nell’elenco dei parentopolati per la chiamata del figlio Davide, vincitore, circa 4 anni fa, di un concorso di professore ordinario, non di Medicina interna, ma di tecnologie biomediche, poi passato in endocrinologia. Lauro commenta: «Mio figlio se n’era andato negli Usa a studiare e lì stava benissimo. Basta guardare il suo curriculum per mettere tutti a tacere. Stesso dicasi per gli altri professori associati che hanno vinto i concorsi del 2008: controllate, sono tutti figli di nessuno».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131577&sez=HOME_SCUOLA