Anzio, chiesto giudizio per 4 poliziotti accusati della morte di Stefano Brunetti

Anzio, chiesto giudizio per 4 poliziotti accusati della morte di Stefano Brunetti

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Secondo la procura l’uomo morì per le percosse subite nel commissariato di Anzio. Omicidio preterintenzionale l’accusa

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ROMA (21 dicembre) – La procura di Velletri ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro agenti del commissariato di Anzio, con le accuse di omicidio preterintenzionale e falso per la morte – avvenuta il 9 settembre 2008 – di Stefano Brunetti, un uomo di 43 anni arrestato il giorno prima per furto e lesioni. Un caso che ha preceduto quelli analoghi di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.

Brunetti, ex tossicodipendente con qualche precedente, era stato arrestato l’8 settembre dopo aver tentato di rubare nel garage di una casa ad Anzio e picchiato con una mazza il proprietario che lo aveva sorpreso. Brunetti aveva poi aggredito gli agenti di volante accorsa sul posto. Era stato caricato di peso nell’auto e portato in commissariato, dove aveva continuato a dare in escandescenze. Per sedarlo venne chiesto l’intervento della guardia medica per sedarlo. In serata fu trasferito in carcere, ma la mattina le condizioni del detenuto apparvero gravi, tanto da consigliare il ricovero nell’ospedale di Velletri. L’uomo morì mentre erano in corso gli accertamenti.

Secondo la la procura di Velletri Brunetti è morto a causa delle percosse infertegli dai quattro agenti nella camera di sicurezza del commissariato. Il gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio il 6 giugno prossimo. Soddisfazione è stata espressa dai legali dei familiari di Brunetti, Carla Serra, Maria Luna e Francesco Romito: «È un buon inizio. La procura di Velletri ha svolto indagini accurate per fare luce su questo caso in modo serio ed i capi di imputazione sono pesanti».

«Ora ci aspettiamo giustizia e che chi ha sbagliato paghi, anche se porta la divisa dice Carmela, sorella di Stefano Brunetti- La legge deve essere rispettata non solo dai cittadini, ma anche dalle istituzioni. Mio fratello non era tossicodipendente, come ha scritto qualcuno, era pulito da due anni. Aveva problemi al fegato, ma non è morto per quello, come ha dimostrato l’autopsia. Dal primo momento che ho visto il suo cadavere ho detto subito che era stato ucciso, perchè era pieno di lividi ed aveva il naso rotto: era stato chiaramente picchiato. La procura ha fatto indagini approfondite e, finalmente, dopo più di due anni, si comincia a vedere qualcosa di positivo. Ora vogliamo che sia fatta giustizia e che i colpevoli paghino».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131606&sez=HOME_ROMA

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