Archivio | dicembre 23, 2010

Per Mirafiori accordo senza la Fiom. Marchionne: bel momento per tutti / Le tute blu: «Firma della vergogna»

23/12/2010 (19:44) – VIA LIBERA ALL’UNIONE INDUSTRIALE DI TORINO

Per Mirafiori accordo senza la Fiom
Marchionne: bel momento per tutti

Firmata l’intesa Fiat-sindacati. L’ad: investimenti in tempi brevi

Il tavolo tra Fiat e sindacati all’Unione Industriale di Torino
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TORINO – È stato firmato dai sindacati, con l’eccezione della Fiom, l’accordo sul piano per lo stabilimento Fiat di Mirafiori. Fim, Uilm, Ugl e Fismic hanno detto sì. Alla ripresa dell’attività lavorativa, il prossimo 10 gennaio, l’intesa sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori.
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L’accordo prevede un investimento in joint venture tra Fiat e Chrysler per oltre un miliardo di euro, la produzione a regime di 280mila vetture l’anno, di suv Chrysler e Alfa Romeo, il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi, una crescita del reddito annuo individuale di circa 3700 euro e altri elementi.
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«È un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento», è stato il commento a caldo dell’ad Fiat Sergio Marchionne. «Mirafiori inizia oggi una nuova fase della sua vita – spiega – e potrà compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler».
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«Per quanto ci riguarda – ha assicurato poi Marchionne – , faremo partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile». Poi l’ad guarda a futuro: «Adesso bisogna lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler». I primi commenti dei metalmeccanici della Cgil sono durissimi. «Sono scandalizzato – attacca il segretario provinciale della Fiom Federico Bellono -. Così vengono buttati a mare vent’anni di relazioni industriali, nel silenzio imbarazzato e imbarazzante della Confindustria e delle altre organizzazioni sindacali».
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Più di un miliardo di euro è la cifra che la Fiat investirà per lo sviluppo dello stabilimento torinese “simbolo” del Lingotto. Dopo lunghe e travagliate discussioni – azienda e parti sociali hanno raggiunto un’intesa. A Mirafiori, dove nel reparto carrozzerie lavorano circa 5.500 operai, oggi vengono prodotte la Lancia Musa, la Fiat Idea e l’Alfa Romeo Mito. A partire dal terzo-quarto trimestre del 2012 le linee di montaggio saranno invece dedicate alla costruzione di auto e Suv di classe superiore, sia per il marchio Jeep sia per l’Alfa Romeo. Secondo il piano presentato a novembre dall’ad Sergio Marchionne, la produzione per il 2010 sarà di 120mila vetture e per gli anni successivi salirà fino a 250-280mila. Più della metà delle auto prodotte nel sito sarà venduta sui mercati extra europei, in particolare negli Stati Uniti.
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Mirafiori, accordo senza Fiom
Le tute blu: «Firma della vergogna»

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Mirafiori, un accordo senza la Fiom. L’intesa sullo tabilimento Fiat torinese prevede un investimento di oltre un miliardo di euro in joint venture tra Fiat e Chrysler e la produzione a regime di 280 mila vetture l’anno di suv Chrysler e Alfa Romeo.
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”E’ una firma con vergogna di un accordo senza precedenti che limita la libertà di associazione sindacale. Serve una risposta di tutto il mondo del lavoro”, dice Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom dopo l’accordo separato su Mirafiori. Che sarebbe finita così l’aveva già fatto presagire Federico Bellomo, segretario provinciale della Fiom: ”Se non ci saranno ripensamenti e modifiche dell’ultima ora che sono molto improbabili – il nostro sindacato non firmera’ l’intesa”.
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L’INTERVISTA A LANDINI
Oggi Maurizio Landini, segretario generale Fiom, sarà a Torino. Prima insieme alla Cgil per l’attivo dei delegati del capoluogo piemontese, poi al tavolo sullo stabilimento Fiat di Mirafiori.
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Landini cosa si aspetta da questa giornata?
«Se sto alle ultime dichiarazioni di Marchionne, niente di nuovo. Sembra che Fiat voglia ripresentare la proposta del tre dicembre, cioè una riedizione peggiorata dell’accordo di Pomigliano, basato sul binomio newco e meno diritti. Se la proposta resta quella, per noi non ci sono le condizioni per aderire. In ogni caso, andiamo al tavolo con lo spirito di chi vuole aprire una trattativa vera, perché siamo convinti che sia possibile aumentare la produttività degli impianti, riorganizzare le pause e i carichi di lavoro, restando all’interno delle regole stabilite dal contratto dei metalmeccanici. Ma non siamo disposti a fare un passo indietro sul diritto di sciopero, sulle malattie, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori».
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Argomenti dei quali Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno parlato con Federmeccanica, nell’ottica di un nuovo contratto del settore automobilistico.
«Quel tavolo serve a recepire l’accordo di Pomigliano d’Arco, ma è illegittimo: i sindacati non hanno mai ricevuto alcun mandato a trattare i diritti indisponibili dei lavoratori. Pomigliano, Mirafiori, è come se singoli comuni d’Italia decidessero autonomamente di staccarsi dal resto del Paese. Non è accettabile. Noi siamo contrari ad un contratto solo per l’auto, che poi in Italia vuol dire Fiat, anche perché crediamo che non vadano frantumati i diritti e le tutele comuni al mondo delle imprese. Viceversa, la prospettiva dovrebbe essere quella nascita di contratti dell’industria, dei servizi, del pubblico impiego… in un’ottica comune ed europea. A questi andrebbe affiancata la contrattazione di secondo livello, di carattere integrativo e non derogatorio, da sviluppare in azienda, all’interno di uno stesso gruppo o di una filiera».
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Però non sembra questa la direzione presa da Fiat e da Federmeccanica.
«Io credo che la vicenda Fiat ci stia facendo assistere alla crisi dell’accordo separato. Andiamo verso la deregolamentazione completa, la cancellazione dei contratti nazionali. E invece dovremmo pensare a un modello condiviso».
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Marchionne ha detto che è disposto a sottoporre la sua proposta al referendum dei lavoratori.
«Noi siamo quelli che da sempre dicono che ogni tipo di accordo è valido solo se ottiene il consenso dei lavoratori. Ma non si fanno referendum sui diritti garantiti dalla Costituzione, ancora una volta, tra l’altro, sotto il ricatto di ritirare l’investimento».
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Sembra che non ci sia tanto spazio per trattare. Ma la Fiom su cosa è disposta a cedere?
«Non sui diritti. Si può mediare sui turni e sugli straordinari comandati, sulla flessibilità già prevista dal contratto, sulla pausa individuale e non collettiva. D’altra parte, alla vigilia del primo incontro Marchionne disse: “Su Mirafiori scriviamo insieme una pagina bianca”. E invece è stato proposto il modello Pomigliano e l’abbandono del contratto nazionale».
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Torino è il presente, ma la galassia Fiat conta altre realtà. In questi giorni si è tornato a parlare di Termini Imerese, mentre da tempo non si parla più della Cnh di Imola.
«Va premesso che noi chiediamo al governo di aprire un tavolo nazionale dell’auto da tempo. Vorremmo discutere tutto il progetto presentato da Marchionne con il nome di “Fabbrica Italia”, ma non abbiamo risposte: né dalla Fiat, né dal governo. È singolare, ma credo che il nostro sia l’unico tra i Paesi industrializzati in cui non si discute il piano di una grossa impresa nel suo complesso, ma in piccole parti. Anche a Mirafiori, si parla solo della Carrozzerie e non del complesso. Per quanto riguarda Termini Imerese, abbiamo chiesto di vedere a gennaio i piani industriali di chi si è offerto di rilevare lo stabilimento. Anche qui Fiat deve essere parte attiva, non dimentichiamo che c’è in gioco il futuro di più di duemila famiglie. Diverso il discorso per la Cnh di Imola. Fiat ha deciso di chiudere, e non si parla ancora di reindustrializzazione. È un’altra emergenza che va affrontata».
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23 dicembre 2010
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Argentina, ergastolo a Jorge Videla. L’ex dittatore: è stata una guerra giusta

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Argentina, ergastolo a Jorge Videla
L’ex dittatore: è stata una guerra giusta

La condanna per la morte di 31 detenuti

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ROMA (22 dicembre) – L’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 85 anni, responsabile del golpe del 1976, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale di Cordoba per la morte di 31 detenuti. Videla sconterà la pena in un carcere non militare. Videla era sotto processo con altri 29 imputati.

Videla ieri era tornato a giustificare il terrorismo di Stato che prese il via dopo il golpe. «È stata una guerra giusta – aveva detto – Prima del golpe lo Stato aveva perso il monopolio della forza e si viveva in un far west locale». Facendo cioè riferimento ai sanguinosi scontri tra la Triplice A, gli squadroni della morte di ultradestra, e «gruppi di sovversivi che addestrati a Cuba e appoggiati economicamente dalla Russia scesero in campo per uccidere».

«Assumo pienamente le mie responsabilità ed i miei subordinati si sono limitati a obbedire agli ordini di una guerra interna». Videla era già stato condannato all’ergastolo nel 1985, ma nel 1990 gli è fu concessa la grazia dal presidente dell’epoca Carlos Menem. Le leggi di amnistia degli anni ’80 per i responsabili della dittatura furono dichiarate nulle nel 2003 e la grazia di Menem fu giudicata anticostituzionale nel 2007. Per l’ex generale Luciano Benjamin Menendez, a sua volta sul banco degli accusati per gli stessi reati, sarà la quinta sentenza.

Questa settimana, oltre al processo di Cordoba, se ne concluderanno altri due, uno a Buenos Aires ed un altro a Mar del Plata, in cui almeno una cinquantina di repressori della passata dittatura (1976-1983) dovrebbero venire condannati a dure pene per i reati commessi. La maggior parte di essi non sono mai stati nè giudicati nè detenuti.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131779&sez=HOME_NELMONDO

Maltempo, la Protezione civile lancia l’allarme: si temono esondazioni

Situazione critica in Toscana nelle province di Pistoia e Lucca per le frane

Maltempo, la Protezione civile lancia l’allarme: si temono esondazioni

Previste piogge e temporali su Lombardia, Liguria e Sardegna e poi sul centro-sud

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(Italyphotopress)
(Italyphotopress)

MILANO – In arrivo una nuova ondata di maltempo sull’Italia e per evitare che provochi nuovi disastri sul fronte della circolazione, visto che la perturbazione coincide con il tradizionale esodo natalizio il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli ha convocato il Comitato operativo di Protezione Civile. L’obiettivo è quello di predisporre «la tempestiva attivazione e l’adeguato coordinamento delle componenti e delle strutture operative del sistema di protezione civile, a livello nazionale e nelle regioni interessate dai fenomeni». La preoccupazione, si sottolinea al Dipartimento, è legata in particolare alle piogge previste per le prossime ore che, andandosi a sommare alla neve che si scioglie a causa delle temperature in rialzo, potrebbe ingrossare i fiumi. Gli esperti prevedono nella giornata di oggi piogge e temporali che localmente saranno anche molto intensi prima su Lombardia, nord est, Liguria, versante settentrionale tirrenico e Sardegna e successivamente anche sulle regioni del centro sud. I fenomeni saranno accompagnati da fulmini e raffiche di vento.

TOSCANA – Colpita in queste ore dal maltempo soprattutto la Toscana dove forti piogge hanno flagellato le province di Massa Carrara, Prato, Pisa, e Firenze. Le situazioni peggiori si registrano in provincia di Pistoia, l’area indubbiamente più critica, e in quella di Lucca. In provincia di Pistoia sono esondati i torrenti Brana e Vincio, il primo in località Badia a Pacciana, dove è stato sgomberato un vicino asilo e alcune abitazioni risultano allagate, e il secondo nei pressi dello Zoo. Nella piana è allagata la statale 66 nel tratto tra Olmi e Barba, nel comune di Quarrata e alcune abitazioni in frazione Ferruccia. Si sta lavorando per la riapertura della statale, che si conta di riattivare in serata. Nel Comune di Pistoia ha ceduto un argine del torrente Bure in località Pontenuovo, mentre sulla montagna pistoiese è chiusa la strada provinciale numero 20 nel tratto tra Fontana Vaccaia e Piandinovello. Frane a Cireglio e Castel dei Gai nel comune di Pistoia. In provincia di Lucca il Serchio ha raggiunto la portata di 450 mc/sec facendo scattare la fase di preallarme del servizio piena. A Bagni di Lucca lungo la strada comunale per Molino di Fronzola una frana ha ostruito l’intera carreggiata. Risultano isolate 4 frazioni: Riolo, Montefegatesi, Granaiola e Monti di Villa. In provincia di Firenze, il Bisenzio ha superato il primo livello di guardia ed è stato attivato il servizio di piena. In provincia di Massa Carrara vengono segnalati numerosi allagamenti e smottamenti su vari tratti viari. Nel Comune di Fosdinovo è interrotta per una frana la strada provinciale Sarzana-Carignano e sono in corso gli interventi di ripristino del tratto stradale. In provincia di Prato, nel comune di Vernio, in localitá Le Confina, una frana su una strada comunale ha causato l’evacuazione di 2 abitazioni.

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Redazione online
23 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_23/maltempo-allarme_b3dc1b5a-0e5f-11e0-bf2d-00144f02aabc.shtml

ATTENTI ALLE ‘BUFALE’ DI MODA – “Il Power Balance senza riscontri”: Dall’Antitrust multa da 350 mila euro

“Il Power Balance senza riscontri”
Dall’Antitrust multa da 350 mila euro

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Secondo i testi dell’Istituto Superiore di Sanità, il braccialetto venduto come oggetto in grado di incidere su equilibrio e forza fisica non ha nessuna delle qualità reclamizzate. Distributori sanzionati per pubblicità ingannevole, ma nessun pericolo per la salute

"Il Power Balance senza riscontri" Dall'Antitrust multa da 350 mila euro Alcuni modelli del braccialetto “Power Balance”

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ROMA – Multa Antitrust da 350mila euro alle società
che hanno distribuito e commercializzato in Italia il braccialetto Power Balance, diventato un must dell’estate 2010. L’Autorità guidata da Antonio Catricalà ha deciso di sanzionare le aziende Power Balance Italy e Sport Town, rispettivamente per 300mila e 50mila euro, per la mancanza di un riscontro scientifico alle ‘millantate’ caratteristiche del gadget, ovvero la capacità di incidere sull’equilibrio e la forza fisica. In sostanza, i consumatori sono stati indotti all’acquisto con un messaggio scorretto. Non è emersa comunque nessuna controindicazione per la salute e la sicurezza dei consumatori.

L’Antitrust ha adottato il provvedimento basandosi sul parere fornito dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha escluso ogni evidenza scientifica delle qualità ‘promesse’ con enfasi dalla martellante campagna pubblicitaria messa in campo dalle due aziende. I messaggi contenuti negli spot erano infatti particolarmente aggressivi: “Hai mai avuto un momento dove ti sentivi invincibile, veramente potente? Quel meraviglioso momento in cui siamo in un profondo stato di concentrazione e reattività? Volete sentirvi così ogni giorno? Ora potete”, e poi il nome del prodotto.

Altri test in precedenza avevano rilevato la mancanza di proprietà specifiche o effetti reale del braccialetto, che si limita a incorporare un’immagine olografica dall’indubbio effetto visivo ma, come rilevano anche i test dell’ISS, senza fornire benefici o abilità particolari a chi lo indossa.

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23 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/23/news/antitrust_power_balance-10532751/?rss

CUI PRODEST? – Roma,plichi bomba in ambasciate, 2 feriti. Maroni:pista anarchica

Roma,plichi bomba in ambasciate,2 feriti. Maroni:pista anarchica

giovedì 23 dicembre 2010 18:13
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ROMA (Reuters) – Due persone sono rimaste ferite in due diverse esplosioni provocate da pacchi bomba recapitati oggi alle ambasciate della Svizzera e del Cile a Roma, in una serie di attentati che per il ministro dell’Interno Roberto Maroni potrebbero essere l’opera di anarco-insurrezionalisti.

Gli attentati, che non sono stati rivendicati, ricordano la serie di plichi esplosi in Grecia il mese scorso, per i quali la polizia sospetta proprio un gruppo anarchico.

Un cittadino svizzero — ora ricoverato all’Umberto I e sottoposto a intervento chirurgico — è rimasto ferito gravemente alle mani aprendo un pacchetto intorno a mezzogiorno, mentre nel primo pomeriggio un dipendente dell’ambasciata cilena, addetto allo smistamento della corrispondenza, ha riportato ferite alle mani e al volto sempre a causa di un plico bomba, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine.

Nel frattempo, un pacco sospetto — risultato poi non pericoloso — è stato ritrovato all’ambasciata ucraina, mentre la polizia riferisce di stare effettuando verifiche in tutte le ambasciate e sedi consolari della Capitale.

Il questore di Roma Francesco Tagliente, arrivando all’ambasciata cilena, ha detto di essere al lavoro “con gli artificieri per evitare che altri pacchi possano essere aperti da persone inesperte”.

“Dobbiamo ancora capire la natura di questi episodi, ma tutte le ambasciate sono state allertate”, ha aggiunto.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’intera vicenda, ipotizzando il reato di attentato con finalità di terrorismo, secondo quanto riferito da una fonte giudiziaria.

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, esprimendo solidarietà alle rappresentanze diplomatiche, ha invitato alla prudenza tutte le ambasciate italiane, precisando che è stato diramato un messaggio a tutte le sedi diplomatiche all’estero.

La polizia svizzera ha reso noto che un pacco sospetto è stato inviato all’ambasciata dell’Unione europea a Berna. 

MARONI: “SI SEGUE PISTA ANARCO-INSURREZIONALISTA”

“Pensiamo che questa sia la pista giusta”, ha detto Maroni alla trasmissione tv “Porta a porta”, parlando della possibile matrice anarco-insurrezionalista degli attentati, dopo avere ricordato dei precedenti analoghi in Grecia.

“Grecia, Italia e Spagna vedono la presenza di gruppi anarco-insurrezionalisti strettamente legati fa loro… sono molto violenti”, ha precisato il ministro, aggiungendo che gli investigatori “collaborano con la Grecia”.

Su quanto è accaduto all’ambasciata svizzera il capo missione elvetico, Bernardino Regazzoni, ha detto ai giornalisti che “il nostro collaboratore ha riportato ferite alle mani che definirei serie, ma non è in pericolo di vita”.

“Era un invio postale e il nostro collaboratore era solo nel suo ufficio”, ha aggiunto, precisando che al momento “non c’è alcuna rivendicazione e le forze dell’ordine stanno raccogliendo gli elementi utili all’inchiesta”.

Regazzoni ha ricordato anche alcuni episodi avvenuti nei mesi scorsi. “Ai primi di ottobre abbiamo rinvenuto un ordigno rudimentale in ambasciata; poi a novembre c’è stato l’episodio in Grecia”, ha sottolineato, con riferimento alla bomba esplosa all’ambasciata di Atene.

“Senza voler attribuire responsabilità a nessuno….posso ricordare che alcuni organi di stampa hanno parlato di un gruppo anarco-ecologista che ha alcuni detenuti in Svizzera e che ha lanciato una campagna di solidarietà su Internet annunciando delle azioni”.

NESSUN AVVERTIMENTO

Nessun campanello d’allarme, invece, era suonato prima d’ora all’ambasciata cilena a Roma, ha riferito l’ambasciatore di Santiago, Oscar Godoy.

“Non c’erano mai stati segnali che ci facessero ritenere di essere il bersaglio di atti ostili”, ha detto l’ambasciatore ai giornalisti. “Non ci sappiamo spiegare il motivo di questo brutale atto terroristico”.

Godoy ha aggiunto che il plico esplosivo, della grandezza di un normale documento, era indirizzato all’addetto culturale dell’ambasciata ed è stato aperto dal funzionario cileno addetto alla corrispondenza.

“Al momento non è possibile identificare il mittente”, ha aggiunto.

Quanto al ferito, l’ambasciatore ha detto che “è ricovera in ospedale ma in buone condizioni, nonostante il danno alla mano”.

All’inizio di novembre ad Atene sono esplosi due plichi bomba mentre ne sono stati intercettati almeno altri 13. Una serie di pacchi sono stati inviati anche a varie ambasciate e governi all’estero, compreso uno diretto al premier Silvio Berlusconi.

Le indagini hanno portato all’arresto di due greci, uno dei quali membro della Cospirazione delle Cellule di fuoco, gruppo anarchico che in seguito ha rivendicato gli attentati invitando altri gruppi simili nel mondo a fare altrettanto.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sottolineato che “questo episodio non c’entra nulla con gli altri allarmi o falsi allarmi avvenuti sul territorio romano, cioè quello alla stazione metropolitana e il falso allarme in Campidoglio”, facendo riferimento anche al finto ordigno rinvenuto martedì ad una fermata della metro della Capitale.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6BM08Y20101223


SUL DISCORSO DEL PREMIER – Bersani ribatte a Berlusconi: «Solo chiacchiere»

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Bersani ribatte a Berlusconi: «Solo chiacchiere»

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«Un mare di chiacchiere e di bugie. Come mi disse Montanelli, non sa distinguere tra verità e menzogna», ha detto Bersani, riferendosi al discorso di Berlusconi, e ha fatto l’esempio che «nel milleproroghe è stato tolto il rinvio delle tasse agli aquilani». Bersani ha voluto lanciare un appello: «è stato un decennio caratterizzato da una democrazia personalizzata, del ‘ghe pensi mì, che ci ha fatto precipitare in tutte le classifiche possibili e immaginabili, pil pro capite, redditi, più alta pressione e meno fedeltà fiscale, disoccupazione giovanile e femminile, più distanze tra nord e sud, più disparità. Il paese accetta di continuare a prendere il sonnifero o decide di reagire al declino galoppante e silenzioso?».

«Bisogna cambiare l’agenda – ha continuato – o rischiamo un altro decennio di berlusconismo. Bisogna fare riforme profonde: la riforma fiscale, mettere il cacciavite nella pubblica amministrazione, fare investimenti per creare lavoro». Quanto alla situazione politica, Bersani ha detto di essere «interessato a parlare con chi si colloca al centro, non con chi lavora a una ristrutturazione del centro-destra. A loro dico: “Vogliamo fare un pacchetto di riforme e rimettere in pista l’economia oppure no?”». Il segretario del Pd ha salutato i giornalisti: «Svolgete liberamente il vostro lavoro e vi ringraziamo per questo».

Pier Luigi Bersani ribadisce la proposta a «tutte le forze di opposizione» di un’alleanza «costituente» per evitare un altro decennio berlusconiano. Il segretario del Pd, in una conferenza stampa, sottolinea la particolarità del momento, il suo carattere emergenziale e per questo mette sul tavolo la proposta di «una grande coalizione» per «andare oltre Berlusconi».

«Se non ci fosse Berlusconi di mezzo -prosegue Bersani- io penserei ad una fase costituente che guarderebbe anche oltre, tanto è grave la situazione. Il centrosinistra e le forze di centro devono chiedersi se vogliono costruire una Repubblica di tipo europeo funzionante oppure continuare con il berlusconismo». Una coalizione dal Terzo Polo a Vendola che servirebbe «per andare oltre il berlusconismo e fare riforme istituzionali e alcune cose serie» su economia e lavoro. «Non è un patto politico in cui metti l’anima, ma -spiega il segretario del Pd- un patto politico in cui metti la preoccupazione per il Paese». A tutti il Pd «chiede generosità, apertura, perchè la fase che abbiamo davanti è costituente, se vogliamo fare certe riforme in campo istituzionale ed economico-sociale».

«L’attacco alla Corte Costituzionale è gravissimo, Berlusconi non si rende conto: abbiamo la Costituzione più bella del mondo e la Consulta è il presidio altissimo della democrazia», detto il segretario del Pd. «È un presidio che deve essere assolutamente rispettato – ha aggiunto – ed è inaccettabile picconarlo. La Corte deciderà con nostro pieno rispetto e berlusconi riconosca che è un cittadino come gli altri». Bersani ha anche fatto notare che «quando ci si avvicina ai 75 anni, non si va più in galera. Basta straparlare della giustizia, parliamo dell’Italia e dei cittadini».

«Non vedo linee di divergenza con Veltroni». Così il segretario del Pd ha risposto ad una domanda sulle critiche che gli ha rivolto ieri Walter Veltroni in una intervista su l’Unità. «Il nostro messaggio – ha poi detto Bersani spiegando la sua proposta di alleanza larga – è rivolto a tutte le forze di opposizione, e poi gli altri diranno la loro. È chiaro che chiediamo generosità ai nostri interlocutori».

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23 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/italia/bersani-ribatte-a-berlusconi-solo-chiacchiere-1.262461

Università, la riforma Gelmini è legge

I sì sono stati 161, 98 i no e 6 gli astenuti

Università, la riforma Gelmini è legge

Dopo la lunga maratona, il via libera definitivo a Palazzo Madama. Fli vota con il Pdl, l’Udc si astiene

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Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

ROMA – La riforma Gelmini è legge. L’aula del Senato ha infatti dato il via libera definitivo al testo sull’università approvandolo con 161 sì, 98 no e 6 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. «La riforma verrà attuata fin dal prossimo anno accademico» ha annunciato il ministro dell’Istruzione nel corso della registrazione di Porta a Porta. La Gelmini ha sottolineato che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.

LE REAZIONIGoverno e maggioranza hanno salutato il via libera alla riforma come un «grande traguardo». È un «passaggio chiave della legislatura» ha detto Maurizio Gasparri. Il presidente dei senatori del Pdl ha inoltre invitato il capo dello Stato ad ascoltare «anche le ragioni di coloro che sono favorevoli alla riforma dell’Università, come ha ricevuto le associazioni studentesche in dissenso». Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la riforma segna la fine della «ricreazione» nel sistema educativo iniziata nel 1968. Plauso anche da parte di Confindustria, secondo cui la riforma Gelmini «consegna finalmente al Paese un sistema universitario nuovo che mette al centro i giovani». Critiche dall’opposizione. «Una cosa che il ministro Gelmini non dice mai – ha dichiarato la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro – è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà che Camera e Senato tornino con le commissioni a occuparsene. Mi auguro – ha concluso – che in quella sede si possa ancora fare qualche passo in avanti».

TESTO BLINDATO– La maggioranza ha blindato il testo prima del via libero definitivo, evitando di far passare provvedimenti che richiedano un successivo passaggio parlamentare alla Camera. Alcune contraddizioni tra diversi articoli dello stesso testo, evidenziate con forza dalle opposizioni, saranno corrette, come ha annunciato lo stesso ministro Maria Stella Gelmini, nel decreto «Milleproroghe».

«PROTESTE SENZA INCIDENTI» Alla Camera, intanto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni è intervenuto sulle mobilitazioni degli studenti e ha sottolineato che «la giornata di ieri si è svolta ovunque senza incidenti» a differenza di quanto accaduto lo scorso 14 dicembre a Roma. In quell’occasione si registrarono momenti di vera e propria guerriglia urbana e la giornata si concluse con diversi fermi di polizia. «Non c’è stato nessun incidente degno di nota – ha aggiunto il ministro – salvo a Palermo» dove ci sono stati tentativi di assalto alla sede della Regione Sicilia e alla Questura. «Brutta cosa – ha detto Maroni – l’assalto a questa, simbolo della lotta alla mafia. Vedere lanciare pietre, bottiglie e uova contro un avamposto della lotta alla mafia mi ha profondamente rattristato». Il ministro ha concluso affermando che il «diritto al dissenso è sacrosanto e sarà sempre garantito dalle forze dell’ordine ma la violenza sarà sempre contrastata con ogni mezzo».

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Redazione online
23 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_23/riforma-gelmini-voto-finale-senato_e972870a-0e72-11e0-bf2d-00144f02aabc.shtml