Archivio | dicembre 26, 2010

‘Compra un voto’. Su Internet nasce un nuovo strumento di democrazia dal basso


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‘Compra un voto’. Su Internet nasce un nuovo strumento di democrazia dal basso

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di Redazione Il Fatto Quotidiano

26 dicembre 2010

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Provocatoria iniziativa di un sito online: un gruppo di cittadini interessati a una legge può comprare un parlamentare e farsi votare la norma. Per contribuire al controllo del Paese bastano 10 euro a testa, il costo di appena due birre

La compravendita dei voti va di moda in Parlamento. E ora potrebbe diventare un nuovo strumento di democrazia diretta. Ad acquistare il deputato o il senatore di turno questa volta sarà un gruppo di cittadini, con un versamento di soli 10 euro a testa. E’ la provocatoria iniziativa del sito compraunvoto.it. “Sei vittima di un disegno di legge che ti penalizza?  – chiedono gli ideatori – Sei uno studente che rischia di vedere il suo futuro gettato al macero? Un cittadino qualunque costretto ad accettare una discarica tossica nel giardino di casa?”. Niente paura. “Non solo i soliti potenti. Adesso anche tu puoi contribuire al controllo di questo Paese al costo di appena due birre”.

Sarebbe una forma rivoluzionaria di partecipazione dal basso alla vita pubblica. Chiunque sia interessato a un provvedimento si mette d’accordo con altre persone, offre del denaro a un parlamentare, e ha la sua piccola legge ad personam approvata. Ma come avere la certezza che il collega di Scilipoti mantenga la promessa? Semplice. Il politico può batter cassa solo dopo aver espresso la sua preferenza. E se in aula si sceglie la procedura di voto non palese? “Starà al parlamentare concordare con lo staff un modo sicuro di dimostrare il proprio voto – si spiega sul sito – basta, ad esempio, entrare ed uscire dall’aula al momento opportuno, o anche un semplice video con il cellulare”. Sui possibili parlamentari da contattare c’è già qualche idea: “Vedo che il buon Bondi ha ripreso a fare il pianista – scrive nei commenti un navigatore che si firma ‘bambaInParlamento’ -. Magari possiamo contattarlo, magari ci fa un paghi uno, voti 2, 3, 4, etc.”.

La prima campagna acquisti è stata lanciata per affossare il ddl Gelmini. Hanno aderito 416 persone, che hanno promesso il loro contributo: 10 euro a testa, fan 4.160 euro per comprare il voto di un senatore. Forse è tardi, visto che la riforma dell’università è già stata approvata. Ma resta una domanda: “Perché cercare rifugio nella contestazione o peggio nella violenza? In una cleptocrazia avanzata come la nostra bastano un po’ di soldi per decidere le sorti del paese. Rovinare le nostre belle piazze con manifestazioni e tafferugli non serve più”.

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fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/26/compra-un-voto-ecco-la-nuova-forma-di-democrazia-dal-basso/83696/

Per chi vuol vendersi

Parlamentari vendono il voto parlamentare

Sei un parlamentare che vuole vendere il suo voto? Hai bisogno di arrotondare le tue entrate con un piccolo extra?

Da oggi anche tu puoi farlo grazie alla nostra piattaforma. Ti assicuriamo discrezione e celerità nei pagamenti.

Usa il nostro form di contatto!

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DDL Gelmini

DDL GelminiA grande richiesta lanciamo la campagna acquisti per l’affossamento del DDL Gelmini. L’obiettivo è ambizioso: per bloccare la legge dobbiamo riuscire a comprare un manipolo di senatori. Ma tutti insieme possiamo farcela! In poche ore abbiamo già registrato migliaia di adesioni, di questo passo il successo è assicurato.

Pensa al tuo futuro e metti mano al portafoglio, compra anche tu un voto al Senato.

NIGERIA – Nuovi scontri fra cristiani e musulmani e la Farnesina convoca l’ambasciatore

NIGERIA

Nuovi scontri fra cristiani e musulmani e la Farnesina convoca l’ambasciatore

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Non accennano a diminuire le violenze nel Paese africano, dopo le decine di morti del giorno di Natale. Tensione anche nelle Filippine, dove ieri una bomba esplosa sul tetto di una chiesa cattolica ha fatto sei feriti. Inascoltato l’appello del Papa

Nuovi scontri fra cristiani e musulmani e la Farnesina convoca l'ambasciatore Il luogo di uno degli assalti a Jos

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ROMA – Non accennano a dimunire le violenze fra cristiani e musulmani in Nigeria. Nuovi scontri, dopo quelli di ieri 1, sono scoppiati oggi nella città di Jos. Alcuni edifici sono stati dati alle fiamme: la polizia registra almeno un morto e vi sarebbero anche molti feriti, secondo quanto riferito da alcuni testimoni. A Jos, come ha annunciato un portavoce del governo, arriverà oggi il vicepresidente Namadi Sambo, “per tentare di sedare la crisi”.

E l’ambasciatore nigeriano a Roma verrà convocato alla Farnesina per ribadirgli la ferma condanna italianadelle violenze degli ultimi giorni e sarà rappresentata la forte aspettativa italiana che le autorità nigeriane si adoperino prontamente per far cessare l’ondata di intolleranza.

Per i cristiani in Nigeria, ma anche nelle Filippine, quello appena trascorso è stato un Natale di sangue. Nel Paese africano sono stati uccisi un sacerdote e cinque fedeli nell’assalto a tre chiese di Maiduguri, nel nord-est, durante le messe natalizie. Una delle chiese è stata data alle fiamme e distrutta da estremisti islamici. Sempre in Nigeria, alla vigilia di Natale ci sono stati 32 morti e 72 feriti per sette bombe esplose a Jos, capitale dello stato centrale di Plateau e teatro di frequenti scontri fra cristiani e musulmani.

Nelle Filippine una bomba è esplosa sul tetto di una chiesa cattolica dell’isola di Jolo durante la messa di Natale, ferendo il sacerdote e cinque fedeli. L’isola è una roccaforte di Abu Sayyaf, un gruppo estremista legato ad Al Qaeda.

Restano inascoltati gli appelli di Benedetto XVI 2, che ancora oggi ha manifestato “grande tristezza per l’attentato in una chiesa cattolica nelle Filippine, mentre si celebravano i riti del giorno di Natale, come pure l’attacco a chiese cristiane in Nigeria. In questo tempo del Santo Natale – ha detto il Papa – il desiderio e l’invocazione del dono della pace si sono fatti ancora più intensi. Ma il nostro mondo continua ad essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo”.

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26 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/26/news/nigeria_cristiani-10591255/?rss

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord (a parte Genova e Torino)

Uno studio del Pd sui dati della Commissione per l’attuazione del provvedimento

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord

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Le città più penalizzate sono L’Aquila e Napoli (-60%). Milano +34%, Parma +105%, ma Genova -22, Torino -9%

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MILANO – I capoluoghi di provincia perderanno oltre 445 milioni di euro in totale con il federalismo fiscale, ma con forti disparità tra Sud e Nord, con il primo penalizzato (Sardegna esclusa) e la regioni settentrionali che beneficeranno di nuove risorse, pur con qualche eccezione. E le città che vedranno la maggiore diminuzione di risorse saranno Napoli e L’Aquila.

DATI – Sono i dati che emergono da uno studio del Partito democratico realizzato dal senatore Marco Stradiotto sui dati della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff). La perdita di risorse per i servizi essenziali per i 92 capoluoghi di provincia presi in esame, nel passaggio dai trasferimenti statali all’autonomia impositiva prevista dalla riforma, è pari complessivamente a 445.455.041 euro. È il risultato del confronto tra i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale (tassa di registro e tasse ipotecarie, l’Irpef sul reddito da fabbricati e il presunto introito che dovrebbe venire dalla cedolare secca sugli affitti). Dei Comuni presi in esame, 52 otterrebbero benefici mentre 40 ne verrebbero penalizzati.

L’AQUILA E NAPOLI – In particolare, il Comune dell’Aquila perderà 26.294.732 euro pari al 66% delle risorse, quello di Napoli non avrà 392.969.715 euro, pari al 61% dei trasferimenti. Napoli ora è il Comune che riceve i trasferimenti statali più alti: 668 euro per abitante di fronte a una media di 387. I cittadini aquilani dal 2014 pagheranno, infatti 188 euro di Imu (Imposta municipale unica), mentre attualmente per ognuno di loro vengono dati al Comune 548 euro. Tutto il Sud sarà penalizzato: Messina perderà il 59%, Potenza -56%, Palermo e Cosenza il 55%, Taranto il 50%, Roma il 10%.

CHI GUADAGNA – Il capoluogo di provincia che avrà più da guadagnarci è Olbia, pieno di seconde case abitate pochi mesi all’anno (spesso solo uno). Il Comune sardo vedrà i propri introiti balzare del 180%. Chi guadagna è complessivamente il Nord: Imperia (patria dell’ex ministro Scajola) segna +122%, Parma +105%, Padova +76%, Siena +68% e Treviso +58%. Milano avrà il 34% di risorse in più, Bologna il 40%, mentre tra i capoluoghi del Nord perderanno Torino (-9%) e Genova (-22%).

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Redazione online
26 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_26/federalismo-napoli-aquila_ad04c9c0-10fe-11e0-a637-00144f02aabc.shtml

LE BATTUTE DI FRANCESCA FORNARIO – «E Gesù bambino dov’è?» «Lo ha portato via Gasparri…»

«E Gesù bambino dov’è?»
«Lo ha portato via Gasparri…»

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La riforma Gelmini è stata approvata anche al Senato. In aula, durante la votazione, c’era così tanta bagarre che Schifani ha esposto il cartello «Non sparate sui pianisti». Invano gli studenti hanno protestato sotto l’acqua. Il maltempo sta colpendo tutto il paese, ovunque ci sono piogge torrenziali e allagamenti: quindici macchine sono state travolte dalla conferenza stampa fiume di Berlusconi. Oggi però il Parlamento si è svuotato, sono tutti a festeggiare il Natale, e i senatori hanno ricevuto in dono una colomba pasquale. Da parte della senatrice Rosi Mauro, che nella confusione si è sbagliata. Berlusconi fa il presepe con i suoi nipotini: «Qui c’è l’asino, qui c’è il bue e qui c’è San Giuseppe e qui c’è la nipote di Mubarak». «Nonno, e Gesu bambino dove sta?». «Lo ha portato via Gasparri. È per l’arresto preventivo dei rivoluzionari facinorosi». «E quelli chi sono?». «I tre Re Magi». «Portano i doni a nostro signore?». «No, formano un movimento di responsabilità». Il Natale è nell’aria e te ne accorgi da tanti segnali: Massimo Ciancimino rivela che il Signor Franco che collaborò alle stragi è Babbo Natale. Il 30 per cento degli italiani è indeciso se preferire l’albero o il presepe: Bersani ha il terrore che vogliano fare le primarie. A Roma, per evitare disordini durante la corsa agli ultimi regali, Alemanno ha avuto un’idea: quella di far presidiare i negozi del centro da una nuova figura a tutela dell’ordine pubblico: il Babbo Natale Armato. Agitando il suo manganello candito, il Babbo Natale armato è pronto a entrare in azione per garantire la pace sociale. Una misura eccessiva, considerando che un italiano su quattro ha rinunciato a comprare i regali. E anche gli altri non hanno grandi aspettative. Tranne Marchionne, che come ha detto perfino il ministro Sacconi «Vuole la luna» (replica di Marchionne: «Certo: lì non c’è lo statuto dei lavoratori»). La notizia incoraggiante è che, nonostante i tagli allo spettacolo, esce il nuovo cinepanettone. Si intitola: «Natale a Eboli».

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23 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/rubriche/fornario/e-gesu-bambino-dov-e-br-lo-ha-portato-via-gasparri-1.262506

Arsenico nell’acqua, il Codacons: “600 euro di risarcimento a famiglia”

Arsenico nell’acqua, il Codacons:
“600 euro di risarcimento a famiglia”

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ROMA (26 dicembre) – Sulla vicenda arsenico presente nell’acqua in quantità che superano i limiti vigenti, Codacons lancia un’azione collettiva gratuita per gli iscritti all’associazione e alla quale possono partecipare anche le amministrazioni comunali interessate contro Stato e Regione Lazio. Attraverso l’azione collettiva gli abitanti dei 91 comuni del Lazio coinvolti, intestatari di una bolletta dell’acqua per un contratto di utenza in corso, possono chiedere il risarcimento dei danni subiti per effetto dell’inadempimento, protrattosi nel tempo, da parte dello Stato e della Regione, degli obblighi assunti per legge e imposti dall’Ue per poter ottenere le deroghe e proroghe richieste. Il risarcimento spettante a ciascuna famiglia – calcola Codacons – ammonta a 600 euro. Il 28 ottobre scorso la Commissione Europea ha bocciato la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall’Italia per la concentrazione di arsenico presente nell’acqua destinata ad uso potabile.

Oltre 128 i Comuni italiani coinvolti: in testa il Lazio, con 91 città e borghi (tra le provincie di Roma, Latina e Viterbo), per un totale di circa 750mila cittadini. L’acqua che esce dai rubinetti di questi comuni contiene infatti arsenico oltre la soglia di 10 microgrammi per litro, nonostante la legge preveda limiti di 5/6 volte inferiori. «Il rischio per i cittadini di gravi danni alla salute è altissimo – ricordano dal Codacons – l’Organizzazione mondiale della sanità e il Comitato scientifico europeo, parlano addirittura di alcune forme di cancro».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=132077&sez=HOME_ROMA

Maltempo, dopo la pioggia arriva il gelo

Numerosi gli incidenti stradali a Natale

Maltempo, dopo la pioggia arriva il gelo

https://i1.wp.com/www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/M/maltempo_neve2_web--400x300.jpg

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ultimo aggiornamento: 26 dicembre, ore 15:09
Roma – (Ign) – Dopo l’allerta piogge al Centro-nord, che ha fatto scattare l’allarme fiumi in Veneto, una perturbazione proveniente dell’Europa settentrionale sta portando in queste ore nevicate anche in pianura e venti forti. Allerta valanghe sulle Alpi. Precipitazione a carattere nevoso fino al livello del mare sulle Marche e fino a 300-500 metri in Toscana. Dieci persone hanno perso la vita in questi giorni di festa. Caos voli in Francia e Germania

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Roma, 26 dic. (Ign) – Permangono le condizioni di maltempo che stanno interessando il territorio nazionale. L’emergenza temporali che ha colpito il Centro-nord sta a poco a poco rientrando mentre sono in arrivo correnti fredde che porteranno una sensibile diminuzione delle temperature con nevicate anche in pianura e un rinforzo della ventilazione dai quadranti settentrionali.

Si prevedono quindi precipitazioni a carattere nevoso fino al livello del mare sulle Marche e fino a 300-500 metri in Toscana. L’Appennino toscano e le Marche saranno inoltre interessati da venti forti da nord-est con rinforzi di burrasca, con mareggiate lungo le coste marchigiane esposte.

Si attenua l’allerta per il livello dei fiumi nel centro-nord, andati incrisi per le abbondanti piogge. In Toscana ed Emilia, la piena è passata e il livello dei fiumi sta scendendo. In Veneto, migliora la situazione del Bacchiglione, anche se resta alta l’attenzione per la tenuta degli argini. Nel Padovano, per precauzione sono state evacuate 200 persone a Bovolenta. Rientrato l’allarme per il fiume Fratta.

C’è massima allerta su tutto l’arco alpino. Sale a “forte” il grado di pericolo valanghe in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli e Veneto. Continua a nevicare sulle Dolomiti venete anche a 1000 metri. Nelle località di Arabba, Falcade e Agordo rischio di valanghe “marcato”.

Il giorno di Natale è stato caratterizzato anche da numerosi incidenti stradali mortali in tutta Italia. Due uomini sono morti in altrettanti incidenti stradali nel pomeriggio di ieri sulle autostrade Milano-Como (A9) e Autolaghi (A8). A Settebagni, Roma, un’auto si è schiantata contro il guardrail: due le vittime, un italiano e uno straniero). Due persone sono morte e altre due sono rimaste ferite in un incidente stradale frontale avvenuto all’interno della galleria S.Silvestro della variante sud della statale 16 Adriatica nel territorio di Francavilla al Mare (Chieti). I feriti – un adulto in gravi condizioni e una bambina di undici anni – sono stati trasportati all’ospedale di Pescara.

Un colpo di sonno è costato la vita a un cameriere di 42 anni che si è schiantato contro un muro in località Malmantile, nel comune di Lastra a Signa. L’uomo stava tornando a casa dopo una notte di lavoro quando è andato dritto a una semicurva finendo contro il muro.

Un anziano di 79 anni è stato invece investito da un’auto mentre attraversava la strada in via di Casetta Mattei, nel quartiere Portuense di Roma. L’uomo è stato travolto da un’auto che si è fermata e ha chiamato i soccorsi. Nel pomeriggio della vigilia alle 16,15 un altro investimento mortale a Casal del Marmo, vittima un anziano di circa 80 anni.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Maltempo-ora-torna-il-freddo-Numerosi-gli-incidenti-stradali_311458147962.html

26 dicembre 1893 nasce Mao, l’anniversario celebrato dal nipote / La Cina oggi: Intervista a Ivan Franceschini

26 dicembre 1893 nasce Mao, l’anniversario celebrato dal nipote

26 dicembre 1893 nasce Mao, l'anniversario celebrato dal nipote

La mattina del 26 dicembre il nipote di Mao celebra il 117esimo anniversario della nascita del celebre nonno. Mao Xinyu, giovane generale dell’esercito cinese, si presenta infatti con la moglie e i due figli al memoriale del nonno Mao Zedong in piazza Tiananmen. Una grande folla di persone rende omaggio alla memoria del presidente Mao a Pechino

26 dicembre 1893 nasce Mao, l'anniversario celebrato dal nipote

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26 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/persone/2010/12/26/foto/26_dicembre_1893_nasce_mao_l_anniversario_celebrato_dal_nipote-10586887/1/?rss

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Intervista a Ivan Franceschini

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Autore di ‘Cronache dalle fornaci cinesi’

Ivan Franceschini dal 2006 vive a Pechino, dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista freelance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità

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1) Come mai hai scelto un argomento come lo scandalo delle fornaci cinesi per il tuo nuovo libro?

Nell’estate del 2007, quando è scoppiato lo scandalo delle fornaci, mi trovavo in Cina da quasi un anno per condurre delle ricerche su alcuni aspetti del diritto del lavoro cinese. Interessandomi da tempo alle varie sfaccettature del mondo del lavoro in Cina, sin dall’inizio ho sentito il bisogno di approfondire questa realtà. È stato leggendo gli articoli che all’epoca venivano pubblicati sulla stampa cinese che mi è venuta l’idea alla base di questo volume: perché per una volta non raccontare uno scandalo del lavoro in Cina partendo dal punto di vista dei cinesi stessi? Perché non utilizzare materiali originali per descrivere il flusso degli eventi, la psicologia dei personaggi, l’indignazione dei cittadini? Perché non approfittare di tutto ciò per estendere la riflessione al ruolo dei media nella società cinese contemporanea? E’ stato per questo che ho deciso di tradurre ed editare dei materiali direttamente dalla stampa cinese, figurando come curatore, piuttosto che come autore. Stanco di leggere le visioni stereotipate della realtà cinese che in genere venivano riportate sui media nostrani, ho pensato di ricorrere a questa particolare forma espressiva per cercare di dare al lettore italiano una minima idea di quella che è la vivacità della società civile cinese di oggi.

2) Ritieni che episodi come questo si possano ripetere?

Le fornaci clandestine continuano ad esistere e sono ancora molto diffuse nelle campagne cinesi, anche se magari ora hanno adottato qualche precauzione in più per non farsi scoprire. Sono rimasto in contatto con alcuni genitori i cui figli sono scomparsi: ancora oggi, nella generale indifferenza, essi sono alla ricerca dei loro ragazzi. L’anno scorso sono stato nello Henan per alcune interviste. In quell’occasione ho avuto modo di conoscere alcuni giovani che hanno vissuto l’esperienza delle fornaci. Nessuno ha dato loro alcuna assistenza psicologica e ad un anno di distanza si trovavano ad affrontare da soli i postumi di esperienze estremamente traumatiche. Se poi si seguono i media cinesi, ci si rende conto che di tanto in tanto emergono ancora storie di fornaci clandestine. Ad esempio, il 21 maggio 2009 l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha battuto la notizia che nella città di Jieshou nella provincia centrale dello Anhui, una delle aree più povere del paese, la polizia aveva da poco condotto un’operazione per salvare trentadue lavoratori con problemi mentali tenuti in schiavitù in due fornaci clandestine. In base ai resoconti pubblicati sulla stampa locale, questi disabili erano stati condotti nelle fornaci con l’inganno da trafficanti di esseri umani (in questo caso si parlava di un “tassista”), che per ogni persona “presentata” guadagnavano dai duecento ai trecento yuan, l’equivalente di poco più di venti-trenta euro. Sorvegliati a vista da guardiani che non esitavano a ricorrere alla violenza, questi schiavi di età compresa tra i venticinque e i quarantacinque anni vivevano rinchiusi in un cortile, costretti a lavorare oltre dieci ore al giorno senza percepire alcun salario oltre a quella decina di yuan che di tanto in tanto veniva loro concessa per le spese personali. In seguito all’indagine della polizia locale sono state arrestate dieci persone, tra cui il baogongtou e i padroni delle due fornaci. Purtroppo, se è vero che la storia ama ripetersi, essa non è mai uguale a se stessa: quello che due anni fa ha causato una sollevazione popolare, oggi non ottiene più di un trafiletto su una pagina interna di qualche giornale locale.

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3) Pensi che i media locali negli ultimi anni siano riusciti in qualche modo a raggiungere una maturità in grado di renderli più critici nei confronti della società cinese?

I media cinesi sono stati una grande sorpresa per me. Laureatomi in lingua cinese a Venezia, prima di arrivare a Pechino non ho mai avuto modo di sospettare l’esistenza di un certo tipo di giornalismo in Cina. Leggendo i giornali italiani e quanto veniva passato sui nostri media mi ero convinto che nella Cina di oggi la gente continuasse a leggere il Quotidiano del Popolo ed altri giornali “a senso unico”. A dire il vero, sono stato pure abbonato al Quotidiano del Popolo e al Quotidiano dei lavoratori, trovo che siano due strumenti importanti nel caso in cui si voglia fare un certo tipo di ricerca su temi giuridico-politici, ma non è questo il punto. Quando sono arrivato in Cina sono rimasto profondamente stupito della maniera in cui i media cinesi affrontavano questioni sensibili, come i problemi del lavoro, quelli dell’ambiente e quelli dei diritti civili. Gli articoli che leggevo dimostravano un’apertura che non mi sarei mai aspettato, e quando dico questo mi riferisco soprattutto ai giornali del Nanfang Jituan (Southern Group), vale a dire Nanfang Zhoumo (Southern Weekend), Nanfang Dushibao (Southern Metropolis Daily), Nandu Zhoukan (Southern Metropolis Weekly) e in parte Xinjingbao (Beijing News). Ritengo che in molti casi queste riviste facciano un giornalismo di gran lunga superiore a quello che abbiamo modo di leggere in Italia, soprattutto se si tiene conto degli ostacoli con cui questi giornalisti e redattori devono confrontarsi giorno dopo giorno. Se poi si parla dei media locali, penso che questi siano una vera e propria miniera di storie. Certo, a volte manca il quadro generale e le conclusioni vengono lasciate al lettore, ma credo che i giornalisti cinesi siano davvero in gamba nello sfruttare gli spazi che hanno a disposizione per far giungere un messaggio ai lettori. Purtroppo, quando all’estero si discute di media cinesi, ci si concentra sui silenzi (che pure sono molti) e si perdono di vista le varie circostanze in cui giornali, riviste e nuovi media hanno giocato un ruolo attivo nel portare alla luce problematiche sociali di enorme portata.

4) La Cina negli ultimi vent’anni ha intrapreso un cammino di riforme profondo che ha portato all’introduzione di numerosi diritti, fino a poco tempo fa, alieni alla maggioranza della popolazione. Ma questo cammino spesso e volentieri cozza contro la corruzione dilagante a tutti i livelli. Quali misure ha preso il governo cinese per fronteggiare quello che lo stesso Hu Jintao ha definito come uno dei maggiori problemi della società cinese?

Quello delle misure adottate nel governo cinese per far fronte al problema della corruzione è un discorso molto ampio, che meriterebbe un approfondimento che in questo momento non sono in grado di fare. Posso limitarmi ad esprimere qualche considerazione personale. La corruzione nel Partito e nel governo è estremamente diffusa, questo lo sanno tutti in Cina. Ricordo che qualche mese fa qui sul continente è uscito un rapporto sulla corruzione dei funzionari redatto da un avvocato di Shenzhen (si trattava del primo rapporto di questo tipo redatto dalla società civile) e che la notizia si era addirittura guadagnata qualche prima pagina. Al di là delle dichiarazioni trionfalistiche del Partito, l’impressione di fondo tuttavia rimane quella che negli ambienti politici cinesi ci si serva della lotta alla corruzione come un’arma per lo scontro politico interno. In questo modo ad esempio si può leggere la purga di diversi alti funzionari a Shanghai, città che, come si sa, è una roccaforte politica dell’ex presidente Jiang Zemin. In altri casi la lotta alla corruzione può essere uno strumento attraverso il quale guadagnarsi meriti per ascendere nella gerarchia del Partito e questo sembra essere ad esempio il caso di Bo Xilai e della sua recente campagna contro la corruzione a Chongqing. In entrambi i casi, la lotta alla corruzione non è altro che uno strumento con cui singole parti politiche cercano di raggiungere i propri fini. La scarsa sincerità del Partito in questo campo è dimostrata anche dal fatto che nel politburo continuano a sedere personaggi notoriamente corrotti come Jia Qingling, legato al tanto vituperato criminale in esilio Lai Changxing, e Li Changchun, segretario di Partito nello Henan ai tempi dello scandalo dell’Aids. Non si può poi trascurare il fatto che la lotta alla corruzione in Cina inevitabilmente si trova a scontrarsi con la rete di guanxi tra i vari funzionari: se cade una persona, allora si crea un effetto domino che arriva fino ai vertici. C’è un episodio relativo alle fornaci che dimostra chiaramente i limiti alla lotta alla corruzione: nell’aprile del 2008 si è sollevato un polverone quando si è scoperto che la signora Duan Chunxia, uno dei quadri dello Shanxi rimossi dal proprio incarico nel luglio del 2007 in seguito allo scandalo, in realtà era stata da poco reintegrata nella sua posizione. Solamente dopo che diversi siti internet hanno riportato la notizia del suo reintegro, il governo locale ha preso immediati provvedimenti e la signora in questione è stata rimossa ancora una volta.

novembre-26-2008-061


5) Lo scandalo Rio Tinto dimostra che nonostante sia in effetti presente una vena critica nei confronti del governo nei media cinesi, ancora si nascondono dietro una retorica nazionalista. Ovviamente questa sindrome è presente anche in molti media occidentali, ma quantomeno esiste una pluralità di visioni. Secondo te, quando riusciranno ad essere più distaccati, e meno partigiani?

I media cinesi hanno ancora molta strada da fare, ma sono ottimista sulle loro prospettive. Ad esempio guardo con grande fiducia ad Internet, uno strumento che indubbiamente, al di là del controllo a cui è sottoposto, può creare nuovi spazi di apertura e stimolare un cambiamento anche nei media tradizionali. Purtroppo però temo che per un cambiamento più profondo sarà necessario attendere che si manifesti una volontà politica dall’alto. Ciononostante, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Anche sui media cinesi esiste una pluralità di visioni, anche se questa certamente non va ad intaccare il punto di fondo, che è quello della legittimità del governo del Partito. Si pensi ad esempio a quanto è successo in seguito all’incidente tibetano del marzo 2008, quando Chang Ping, redattore del Nanfang Dushibao, in un editoriale aveva osato mettere sullo stesso piano la propaganda del Dalai Lama e quella del governo cinese. Il violento dibattito che è seguito a quell’editoriale può essere letto in due modi: da un lato può essere interpretato come un segnale del fatto che l’opinione pubblica cinese non è pronta ad accettare visioni differenti dall’ortodossia su alcune questioni particolari come quella tibetana; dall’altro però esso ben rappresenta il livello di relativa apertura a cui sono arrivati media cinesi. Personalmente preferisco questa seconda lettura.

6) Come sei arrivato a curare il tuo blog su una prestigiosa piattaforma come quella de l’Unità?

Nel febbraio di quest’anno ho aperto un blog, che ho deciso di chiamare “Il vecchio stolto sposta la montagna” (http://appunticinesi.blogspot.com). In esso ripubblicavo estratti dalle mie ricerche, traducevo articoli dai media cinesi e proponevo alcune letture dei fatti correnti. Ad un certo punto, credo fosse poco prima del ventesimo anniversario del Quattro Giugno,  Blogspot, l’host che ospitava il mio blog, è stato bloccato qui in Cina e aggiornare il sito si era fatto complicato, anche attraverso il proxy. Fortunatamente nel frattempo grazie all’aiuto di Loretta Napoleoni ero entrato in contatto con alcuni giornalisti dell’Unità che mi hanno offerto la possibilità di trasferire il blog (ribattezzato “Appunti Cinesi”) sulla loro piattaforma. Purtroppo negli ultimi due mesi non ho avuto modo di aggiornarne spesso il contenuto, ma conto di riprendere al più presto con una serie di post in cui cerco di raccontare l’emergere della società civile in Cina.

7) Quali sono i tuoi nuovi progetti?

Se ne avrò la possibilità, continuerò ad occuparmi di problematiche del lavoro in Cina, sia attraverso la ricerca che attraverso l’attività giornalistica. Allo stesso tempo però, cercherò di portare avanti il percorso di maturazione che ho avviato con il volume delle fornaci, spostando l’asse della mia analisi dall’aspetto prettamente giuridico a quello sociale. Credo che lo sviluppo della società civile sia uno degli aspetti più emozionanti della Cina di questi anni e spero davvero di aver occasione di continuare a raccontare questo processo, presentando ai lettori italiani le gesta di questi avvocati, giornalisti, attivisti e semplici cittadini che nel loro piccolo stanno lottando per cambiare questo paese.

Biografia
Ivan Franceschini è laureato in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2006 vive a Pechino, dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista freelance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità e ha pubblicato su Planet China (CinaOggi) un interessante articolo sulla nuova situazione contrattuale dei lavoratori cinesi. Recentemente ha scritto per l’editore Ca’ Foscarina “Cronache dalle fornaci cinesi”.

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11 Ottobre 2009

fonte:  http://www.cinaoggi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1966:intervista-a-ivan-franceschini&catid=104:best-of-italy&Itemid=121

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Schiavi del mattone:
un’analisi della schiavitù nelle fornaci clandestine della
Repubblica Popolare Cinese

di Ivan Franceschini

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Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli…

Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi Titolo Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi
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Dati 2009, 194 p., ill., brossura
Curatore Franceschini I.
Editore Libreria Editrice Cafoscarina
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Descrizione

In un paese come la Cina dove gli scandali sul lavoro sono all’ordine del giorno, esiste ancora un’opinione pubblica che ha la forza di indignarsi di fronte alle violazioni dei diritti più elementari della persona. Nell’estate del 2007 i media cinesi hanno portato alla luce un traffico di centinaia di adolescenti e disabili rapiti alle famiglie e destinati alla schiavitù nelle fornaci di mattoni clandestine dello Shanxi. La risposta della società civile è stata rapida e travolgente, smentendo il luogo comune che vede i cittadini cinesi passivi e asserviti al potere. Questo libro racconta la storia delle fornaci clandestine presentando la traduzione di una serie di articoli apparsi sulla stampa cinese negli ultimi due anni. L’obiettivo è quello di ricostruire uno dei più gravi scandali mai avvenuti in questo paese, utilizzando le fonti di prima mano per dare un’idea di quello che sono i media nella Cina di oggi. I veri protagonisti di questa storia non sono i funzionari corrotti, i trafficanti di esseri umani, i torturatori, bensì quei genitori, avvocati, giornalisti e semplici cittadini che ogni giorno lottano per migliorare la società in cui vivono.

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