Archivio | dicembre 29, 2010

DUBITO ERGO SUM – Palazzo Chigi promette: Napoli senza rifiuti per il 31

Palazzo Chigi promette: Napoli senza rifiuti per il 31

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Palazzo Chigi promette: entro il 31 dicembre verranno eliminati i rifiuti dalle strade di Napoli. Entro 15 giorni saranno libere dalla monnezza le strade della Provincia. Il 4 gennaio nuova riunione a Palazzo Chigi per indicare soluzioni strutturali al problema. E’ questa l’intesa raggiunta nella riunione presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Hanno partecipato all’incontro il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, i presidenti ed i prefetti delle Province campane, il responsabile della Protezione Civile, Gabrielli.

”L’intesa e’ stata possibile – afferma in un comunicato Letta – grazie al profondo senso di responsabilita’ e sensibilita’ istituzionale di tutti i partecipanti alla riunione; a partire dalle Province campane. Ma anche grazie al consistente apporto allo smaltimento dei rifiuti proveniente da diverse regioni italiane”.

A Napoli oggi la spazzatura accumulata lungo le strade ammonta a ”solo” mille tonnellate circa. Cio’ a fronte delle 1400 tonnellate che registrava il bollettino di guerra di ieri. La situazione resta critica in citta’ ed è ancora piu’ grave in certe zone della provincia, in particolare nell’area flegrea. La scorsa notte un gruppo di incappucciati ha compiuto un raid nella zona di via Vespucci, nei pressi dell’ospedale Loreto Mare, con il blocco del traffico di diverse ore. Hanno riversato sulla strada cumuli di spazzatura che da diversi giorni non venivano raccolti.

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29 dicembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/italia/palazzo-chigi-promette-napoli-senza-rifiuti-per-il-31-1.263361

Anoressia, morta Isabelle Caro modella della campagna shock

Anoressia, morta Isabelle Caro
modella della campagna shock

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La ragazza aveva solo 28 anni. Oliviero Toscani l’aveva ritratta in una pubblicità contro il dimagrimento eccessivo, al centro di aspre polemiche. La scomparsa a Tokyo il 17 novembre, resa nota oggi

Anoressia, morta Isabelle Caro modella della campagna shock Isabelle Caro

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PARIGI – E’ morta la modella e attrice francese Isabelle Caro, gravemente anoressica, salita agli onori della cronaca per aver posato nuda in uno spot anti-anoressia di Oliviero Toscani per la marca italiana Nolita: aveva 28 anni.  La scomparsa a Tokyo il 17 novembre scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi, prima dal sito del quotidiano svizzero 20 minutes e poi da quello del settimanale francese Paris Match.

L’immagine della Caro, che pesava solo 31 chili per 1 metro e 65, nelle foto di Toscani aveva fatto molto discutere: il giurì per la pubblicità aveva vietato la diffusione della campagna.

“Purtroppo non ho un bel ricordo di Isabelle Caro, era una ragazza molto malata, prima nella testa che nel corpo”, ha commentato il fotografo dopo aver appreso la notizia. “Non sapevo che fosse morta”, ha detto, senza essere tuttavia sorpreso dalla notizia del decesso della “Ragazza che non voleva crescere”, come la stessa Caro si è definita nel titolo della sua autobiografia.

Nel nostro paese, la modella era diventata molto celebre dopo la campagna choc di Toscani, dove appariva completamente nuda nella sua malata magrezza. Alla campagna era seguita la presentazione di un libro fotografico con Monica Bellucci: “quella è stata l’ultima volta in cui l’ho vista, poi – ha concluso Toscani – non ho più avuto contatti”.

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29 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/persone/2010/12/29/news/e_morta_isabelle_caro_modella_anoressica_di_toscani-10689946/

EMERGENZA PROFUGHI – Eritrei nel deserto del Sinai, adesso la beffa: Liberi dai beduini, arrestati dalla polizia egiziana

EMERGENZA PROFUGHI

Eritrei nel deserto del Sinai, adesso la beffa
Liberi dai beduini, arrestati dalla polizia egiziana

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Ne hanno presi 27 e adesso li vogliono rispedire nei loro paesi d’origine. Questo apre due possibilità per loro: la quasi certa condanna a morte, probabilmente da preferire alla galera a vita nelle carceri dai paesi dai quali sono fuggiti. Un giro d’affari per milioni di dollari nelle mani di bande armate che agiscono indisturbate. E questo fa sorgere non pochi sospetti

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di CARLO CIAVONI

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Eritrei nel deserto del Sinai, adesso la beffa Liberi dai beduini, arrestati dalla polizia egiziana

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ROMA –  Alla fine ad essere catturati e arrestati dalle autorità egiziane sono stati loro, i profughi appena liberati dai trafficanti, dopo il pagamento del riscatto. Ne hanno presi 27 e adesso li vogliono rispedire nei loro paesi d’origine e questo per loro può significare due cose: la quasi certa condanna a morte, probabilmente da preferire alla galera a vita nelle carceri dai paesi dai quali sono fuggiti. Le notizie dal deserto del Sinai, lungo la linea di confine tra Egitto e Israele parlano di un giro d’affari per milioni di dollari nelle mani di bande armate, che si arricchiscono indisturbati sulla disperazione di intere popolazioni in fuga.

La beffa. E parlano di una vera e propria beffa ordita alle spalle di 300 migranti eritrei, somali, etiopi, sudanesi e nigeriani ai quali viene chiesto un riscatto di 8 mila dollari per essere liberati dagli uomini del clan di beduini Rashaida. Gente che dispone di armi modernissime acquistate sul mercato sudanese. Le richieste di denaro vengono intanto accolte dai parenti delle persone sequestrate, persone emigrate in Svizzera, Germania, Francia, Italia, che sta facendo sforzi incredibili per mettere assieme le risorse per pagare il riscatto. In aggiunta a tutto ciò, si ha notizia di altre 900 persone (dunque, in tutto, 1200 essri umani) ostaggio dei predoni, sempre nella zona – evidentemente franca – lungo il confine israelo-egiziano.

L’ultimo contatto. E’ arrivato ancora una volta a Moses Zerai, direttore dell’agenzia eritrea Habeshia – il sacerdote eritreo con il quale gli ostaggi tengono i contatti, al quale hanno riferito che una ventina di profughi liberati dai trafficanti sono comunque arrivati in Israele, anche se si attendono conferme dalle autorità israeliane, per vedere se le cose corrispondono alla verità. Le persone ancora nelle mani del clan di beduini hanno poi riferito di essere stati separati dal gruppo di donne, comprese quelle in stato di gravidanza, che non possono pagare il riscatto. Ora il timore è che possano essere vendute ad un altro gruppo di trafficanti o – ed è questo il rischio maggiore, sempre paventato – che siano sottoposte all’espianto di organi.

“Un silenzio imbarazzante”. “Di fronte a tutto questo  –  ha detto padre Zerai –  risulta sempre più incomprensibile l’imbarazzante silenzio delle autorità egiziane, israeliane e palestinesi, di fronte a ciò che si sta consumando alle porte di casa loro. L’Egitto, in particolare, sostiene di non poter intervenire con truppe armate  contro i predoni, perché nel trattato di pace con Israele c’è l’esplicito divieto di introdurre armi pesanti nella comune zona di confine. Quella parte del Sinai  –  ha aggiunto – sembra ormai terra di nessuno dove regna l’anarchia dei trafficanti di esseri umani. Che fine hanno fatto gli accordi internazionali per la lotta contro la tratta di esseri umani, e il traffico di organi? Perché si sta perdendo del tempo, costringendo le famiglie a pagare il riscatto in cambio della vita il proprio congiunto?”

Il sospetto.
Da più parti, non a caso, è stato avanzato il sospetto che questo fingere di non accorgersi di nulla altro non sia che una scelta politica come deterrente contro l’immigrazione. “In questi anni  –  ha aggiunto Zerai – abbiamo visto migliaia di profughi morire in mare, nel deserto, sotto le fucilate della polizia di frontiera egiziana e israeliana, tutto per impedire l’arrivo dei migranti. Quello che gli stati fanno finta di non capire o di non vedere, e molti di questi migranti sono profughi di guerra, di persecuzioni e gente che fugge dalla morte lenta causata da calamita naturale quale siccità, terremoti… Le persone disperate  –  ha detto ancora il sacerdote – tentano di tutto, affrontano la morte, ma i paesi ricchi e ‘civilì non possono preoccuparsi solo di sigillare il proprio confine, devono manifestare la loro solidarietà venendo incontro alle presone più vulnerabili, come il caso dei profughi e richiedenti asilo politico. Questa piaga dei nostri giorni  –  ha concluso padre Zerai –  non può lasciare indifferente chi governa questa regione del Medi Oriente, così come le istituzioni dell’Unione Europea  e l’ONU”.

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29 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2010/12/29/news/eritrei_nel_deserto_del_sinai-10679176/?rss

Fiat, c’è l’accordo per Pomigliano. Fiom proclama lo sciopero il 28

Fiat, c’è l’accordo per Pomigliano Fiom proclama lo sciopero il 28

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ultimo aggiornamento: 29 dicembre, ore 17:14
Roma – (Adnkronos) – Firmato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti della Fiat di Pomigliano d’Arco che nel 2011 saranno riassunti dalla Newco. Intanto il sindacato dei metalmeccanici Cgil indice 8 ore di astensione dal lavoro a gennaio. E’ questa la risposta contro quella che il segretario Landini definisce ”un attacco senza precedenti ai diritti e alla democrazia”. Sacconi: accordo a Mirafiori farà scuola

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Roma, 29 dic. (Adnkronos) – Siglato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti della Fiat di Pomigliano d’Arco che nel 2011 saranno riassunti dalla Newco, che costruirà la nuova Panda nello stabilimento campano. Il nuovo contratto è stato siglato dalla Fim, Uilm, Ugl, Fismic e i quadri Fiat. Mentre la Fiom non ha partecipato alla trattativa. L’incremento salariale medio dovrebbe essere nell’ordine dei 360 euro lordi l’anno a regime, ovvero 30 euro lordi al mese. Tra le novità l’inquadramento dei lavoratori che prevedono nuove fasce intermedie allo scopo di agevolare l’avanzamento professionale.

Intanto la Fiom proclama lo sciopero per il 28 gennaio. Il comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici Cgil ha detto sì all’astensione dal lavoro proposto dal segretario generale Maurizio Landini. La mobilitazione sarà di 8 ore per l’intero comparto metalmeccanico. I voti favorevoli sono stati 102, mentre 29 sono stati gli astenuti.

Per Landini quello messo in campo da Fiat è infatti un ”attacco senza precedenti ai diritti e alla democrazia. Non è vero – ha spiegato il segretario ai microfoni del Tg3 – che per investire in Italia bisogna negare i diritti dei lavoratori. La Fiat non è entrata nel merito di quello che serve veramente a cominciare dall’innovazione. Noi non vogliamo lasciare soli i lavoratori di Pomigliano e di Mirafiori. La Fiom non si cancella con le minacce e la Fiat sta sbagliando perché senza il consenso non si governano le imprese”. ”Fim e Uilm stanno diventando sindacati aziendali, sarebbe utile che si fermassero perché stanno cancellando con le loro mani la loro storia e il loro futuro”, ha proseguito Landini per il quale questi accordi sono anche ”un pugno in faccia a Confidustria e Federmeccanica.

Secondo Landini, poi, il referendum su Mirafiori è “illegittimo perché mette in discussione i diritti inalienabili dei lavoratori. Non è un fatto di routine quello che sta accadendo a Mirafiori e Pomigliano. Si tratta di un accordo fatto sulla testa dei lavoratori, che non si sono potuti esprimere liberamente, ed è una violazione dei principi costituzionali di diritto del lavoro”. Landini invita “tutti i metalmeccanici a manifestare con lo sciopero di otto ore il prossimo 28 gennaio attraverso manifestazioni regionali. Invitiamo tutti a essere vicini ai lavoratori della Fiat di Pomigliano e Mirafiori. Faremo iniziative per una raccolta di firme per mantenere il contratto dei metalmeccanici così com’è, senza deroghe. Organizzeremo in tutte le città, a partire da Torino, iniziative di mobilitazione e chiederemo di essere ascoltati nelle assemblee elettive”. “Stiamo difendendo – prosegue – le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori da un attacco di una gravità tale che non ha precedenti nella storia di questo paese. Inoltre il 3 e il 4 febbraio si terranno le assemblee dei lavoratori metalmeccanici per decidere le iniziative opportune per riconquistare un contratto collettivo nazionale”.

“Lo sciopero è anche contro Federmeccanica – prosegue Landini – perché noi puntiamo a difendere quel contratto perché se una grande azienda italiana decide di sovvertire le regole, c’è il rischio che altri possano seguirla. La Fiat sta cancellando il lavoro in questo Paese, sostituendolo solo con l’impresa. I lavoratori così diventano ‘schiavi’, ricattati e senza diritti. Quello che sta facendo la Fiat in Italia è contro gli interessi del nostro paese”. E infine Landini si dice “preoccupato per i famosi 20 miliardi di investimenti della Fiat di cui non si è discusso. Non c’è un piano industriale discusso con sindacati o con il governo. Pomigliano e Mirafiori valgono 1,8 miliardi e gli altri? E dove sono i nuovi modelli della Fiat? In realtà aspettiamo molte risposte che la Fiat ancora non ci ha dato”.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Fiat-ce-laccordo-per-Pomigliano-Landini-Sciopero-Fiom-il-28_311469236686.html

Tiziana Ferrario reintegrata al Tg1 delle 20, Minzolini rosica

Tiziana Ferrario reintegrata al Tg1 delle 20, Minzolini rosica

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La sentenza del tribunale di Roma: “Discriminazione politica”. Il sindacato dei giornalisti Rai esulta: “Grande sucesso”. Il direttore: “Decisione assurda”

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di Michela Rossetti
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Tiziana Ferrario torna in video. La giornalista, “rimossa” mesi fa dal Tg1, (non era stata la sola, con lei anche Paolo Di Giannantonio) è stata reintegrata oggi dal tribunale di Roma sezione lavoro.
Il giudice ha ordinato alla Rai di reintegrarla nelle mansioni di conduttrice del Tg1 delle 20 (era stata sostituita con Francesco Giorgino) e di inviata speciale per grandi eventi.
La motivazione è cristallina: il giudice ha ravvisato nella rimozione della Ferrario una “grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica” a seguito dell’opposizione alla linea editoriale del direttore Augusto Minzolini.
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Minzolini rosica: “Decisione assurda”

Una motivazione che non poteva lasciare indifferente il direttore. Che, infatti, “rosica”. Bollando la decisione del tribunale come “assurda”.
“Paolo Frajese ha condotto il Tg per 7 anni, Bruno Vespa per 5. Tiziana Ferrario – si sfoga Minzolini con l’agenzia Agi – invece lo ha condotto per 30 anni”.
“Quale spazio – prosegue il direttore – possono avere le nuove generazioni in un’azienda in cui i ruoli si danno a vita? Azienda per la quale il rinnovamento è fondamentale”.
Minzolini precisa anche di aver proposto alla Ferrario, “collega stimabile e brava”, il ruolo “di super-inviato per il mondo”. Quindi: nessun demansionamento. Anche se spesso il cosiddetto ruolo di “superinviato” è uno specchietto per le allodole. Che si traduce in un incarico di fatto inesistente.
La decisione del giudice, conclude Minzo: “è assurda perchè interviene in decisioni di fatto del direttore, ma quello che è normale negli altri Paesi, qui non lo è, e resta il concetto che un ruolo rimane acquisito…”.
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Il sindacato dei giornalisti Rai esulta: “Grande vittoria”

D’altronde, non è neanche “normale” che un giornalista venga allontanato dal video (il massimo “sgarbo” possibile per un giornalista del tg) come “punizione” per non aver condiviso la linea del direttore.
E infatti il sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) esulta.
‘Il provvedimento di reintegro di Tiziana Ferrario è un grande successo di chi crede nei diritti di libertà”: commenta il segretario Carlo Verna. “E una secca sconfitta di Masi e Minzolini”.
“Torniamo quindi – prosegue – a chiedere con forza che entrambi se ne vadano. Ora, con la strada maestra del confronto, si ridiano ruoli professionali agli altri colleghi del Tg1 di qualunque area culturale emarginati e rimossi dalle loro funzioni. Speriamo che al piu’ presto il presidente della commissione parlamentare di vigilanza Zavoli voglia concederci una audizione al centro della quale mettere la deriva attuale della Rai che solo i giudici stanno arginando: la reintegrazione della Ferrario dopo il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini”.
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La lettera affissa in redazione

Ad aprile scorso, la Farrario aveva affisso nella bacheca della redazione una lettera in cui, senza mai nominare direttamente Minzolini, criticava duramente la linea della testata.
Ecco uno dei passaggi (qui il testo completo): “Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale, le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro”.
“Il tg1 era un patrimonio di tutti – concludeva la giornalista – e non solo di alcuni giornalisti che vorrebbero appropriarsene facendo fuori professionalmente gli altri”.
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Costa d’Avorio: Fallita la missione africana

Costa d’Avorio

euronewsit | 29 dicembre 2010

Tre capi di Stato africani stanno cercando di convincere Laurent Gbagbo a lasciare il potere. I presidenti di Capo Verde, Pedro Pires, del Benin, Boni Yayi e della Sierra Leone Ernest Koroma sono ad Abidjan su iniziativa della Comunità economica dell’Africa occidentale per l’ultimo tentativo diplomatico di risolvere la crisi in Costa d’Avorio.

Fallita la missione africana

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Rischio guerra civile sempre più concreto. Non ha dato risultati, almeno finora, la missione dei tre presidenti africani per tentare di convincere il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo a cedere il potere ed evitare un’azione di forza

Il caos post elettoraleIl caos post elettorale

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Roma, 29-12-2010 – Non ha dato risultati, almeno finora, la missione dei tre presidenti africani per tentare di convincere il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo a cedere il potere ed evitare un’azione di forza. Il governo di Gbagbo ha detto chiaramente di non essere disponibile a cedere il passo al suo rivale, Alassane Ouattara, l’uomo riconosciuto come il vincitore nelle recenti elezioni dalla comunita’ internazionale. Dopo gli scontri sono quasi ventimila gli ivoriani che stanno fuggendo dal Paese.

I presidenti di Capoverde, Benin e Sierra Leone avevano l’obiettivo di convincere il presidente uscente della Costa d’Avorio a riconoscere la sconfitta e a lasciare le redini del Paese ad Alassane Ouattara, colui che secondo la comunità internazionale ha vinto le elezioni di novembre.

Pedro Pires, il presidente di Capoverde, ha detto che sarà Goodluck Jonathan, capo di stato nigeriano e presidente dell’Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) a discutere “la data di un nostro ritorno (in Costa D’Avorio), ma dovrebbe essere presto”.

L’organizzazione minaccia il presidente uscente di “ricorrere alla forza legittima” se questo non dovesse ritirarsi. Nel Paese la tensione è sempre più alta e il rischio di guerra civile sempre più concreto. Ieri un peacekeeper della missione Onu è stato ferito a colpi di machete da sostenitori di Gbagbo che hanno circondato i veicoli dell’Onu e hanno dato loro fuoco. Nelle violenze postelettorali in Costa d’Avorio sono morte almeno 173 persone.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=148723

Scontri pastori-polizia a Civitavecchia: Aperte due inchieste, una su forze dell’ordine

Scontri pastori-polizia a Civitavecchia
Aperte due inchieste, una su forze ordine

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Scontri al porto di Civitavecchia fra pastori sardi e polizia

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ROMA – Sono due le inchieste avviate dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia in seguito ai disordini scoppiati ieri 1 nella città laziale dopo l’arrivo di alcune centinaia di pastori sardi che intendevano recarsi a Roma.

Il primo fascicolo è stato aperto nei confronti di tre pastori denunciati per manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale. Il secondo fascicolo, al momento contro ignoti, verte a verificare il comportamento delle forze dell’ordine.

IL VIDEO LE FOTO

Ieri circa duecento membri del Movimento Pastori Sardi sono sbarcati all’alba, decisi a compiere un blitz nella capitale. Ma ad attenderli hanno trovato un presidio delle forze dell’ordine che ha impedito loro di salire sui pullman che li stavano aspettando per condurli a Roma. E li ha bloccati nell’area portuale. Due di loro sono stati denunciati in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale, tutti sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata.

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29 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/29/news/scontri_pastori-polizia_a_civitavecchia_apertu_due_inchieste_una_su_forze_ordine-10679733/?rss

Governo, Bossi avverte Berlusconi: “Avremo pazienza fino al federalismo. Milioni di persone sono pronte a battersi”

Governo, Bossi avverte Berlusconi
“Avremo pazienza fino al federalismo”

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Il Senatur manda un messaggio al Cavaliere: “Parla di grandi riforme e numeri in eccesso: non è proprio così, perchè i numeri scarseggiano. Siamo nella palude romana”. “Ci sono milioni di persone al di sopra del Po che ne hanno piene le scatole e sono pronte a battersi per ottenere la libertà”

Governo, Bossi avverte Berlusconi "Avremo pazienza fino al federalismo"

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BERGAMO – “Ho sentito Berlusconi alla tv che parla di grandi riforme e numeri in eccesso: non è proprio così, perché i numeri scarseggiano. Siamo nella palude romana, ma siamo ancora vivi e stiamo combattendo. Alla fine chi la dura la vince”. Umberto Bossi gela così le speranze berlusconiane di un proseguimento sereno della legislatura. E delinea un preciso orizzonte temporale: “Sosterremo il Governo fino a quando porteremo a casa il federalismo”.

Ai militanti il Senatur dice di non avere fretta sul federalismo: “Se andassimo oggi a forzare in certe commissioni verrebbe bocciato. Dobbiamo far passare il tempo perchè ci sia un tacito assenso in modo da consentire l’ultimo passaggio in consiglio dei ministri”. Certo i tempi non saranno strettissimi e la via irta di ostacoli. Per questo Bossi chiede “pazienza” ai suoi fedelissimi che lo ascoltano alla ‘Berghem Frecc’.

L’esecutivo reggerà oltre il 27 marzo? “Questo non lo so – replica  – diciamo che Berlusconi e anche noi ce la stiamo mettendo tutta. Troveremo una via per uscirne: sono certo che, un po’ Berlusconi, un po’ noi usciremo”. Infine arriva l’ormai consueto richiamo ai “milioni di persone al di sopra del Po che ne hanno piene le scatole e sono pronte a battersi per ottenere la libertà”.

Nel frattempo il premier continua a lavorare per rafforzare la maggioranza. Guardando in primis all’Udc. Allontanata l’ipotesi dell’allargamento della coalizione, si punta, per dirla con il ministro degli Esteri Franco Frattini, alla richiesta ai centristi di essere “un’opposizione responsabile”. Frattini si dice convinto che in parlamento ci sia “una valanga di persone” che non voterebbero più contro il governo e che dunque è su una maggioranza numerica che il governo pensa di poter contare.

Insomma la priorità, osserva Fabrizio Cicchitto, è la governabilità e per questo bisogna puntare sul “numero più’ ampio possibile di parlamentari” per sostenere la maggioranza senza chiudere  “pregiudizialmente” su “un’operazione politica più ambiziosa che e quella dell’unità dei moderati e dei riformisti ponendo il problema anche all’Udc”. Diversa la posizione del ministro Gianfranco Rotondi, che rinvia il ricongiungimento tra ‘moderati’ a un futuro non immediato: “Sarebbe meglio con un nuovo passaggio elettorale e la stessa Lega, vedrete, non sarà contraria”.

Posizioni che lasciano inalterata la linea centrista. “Non ci interessano poltrone e accordi di potere – dice il portavoce Antonio De Poli – L’Udc fa opposizione responsabile da quando è in Parlamento, votando solo le leggi che interessano gli italiani. Questa è la nostra politica, il resto sono chiacchiere”.

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28 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/12/28/news/bossi_palude-10667794/

‘BUON ANNO’ IN ANTICIPO PER LA LEGA – Due petardi contro la sede della Lega Nord, e scatta il coretto: ‘ATTENTATO!’

Va bene, qualche imbecille in vena di malevoli scherzi, o per mire più nascoste, ha posizionato due petardi facendoli esplodere contro le vetrate d’ingresso della sede della Lega. Proprio a due passi dalla casa di Bossi. Più che di ‘avvertimento’, parlerei di tentativo di creare un falso clima stile anni ’70. Falso perché ricorda tanto le ‘bombe’ anarchiche’ ficcate in certi bidoni dell’immondizia di non lontana memoria, rivelatesi anch’esse banalissimi petardi. Che Maroni dica che l’episodio sia da non sottovalutare è sacrosanto, per più motivi. Che giornali di diversa estrazione, e alcune agenzie di stampa, rilancino la notizia sottolineando la parola ‘ordigni’ (una per tutte: Corriere della Sera – Gemonio, due ordigni contro la Lega ) è ben altra questione..  Quando vogliono, sanno fare benissimo i pompieri. Stavolta perché?

mauro

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Due petardi contro la sede della Lega Nord. Maroni: “Episodio da non sottovalutare”

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ultimo aggiornamento: 29 dicembre, ore 13:11
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Milano – (Adnkronos) – I due ordigni hanno provocato lievi danni alla vetrata della sezione di Gemonio, nel varesotto, che dista poche centinaia di metri dall’abitazione del leader del partito Umberto Bossi. Il ministro dell’Interno: “Episodio da non sottovalutare, gli investigatori seguono una pista precisa”
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Comunicato Operai ThyssenKrupp Torino: 368 o 372 (c.p.)?‏

Comunicato Operai ThyssenKrupp Torino: 368 o 372 (c.p.)?‏

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Torino, 28 dicembre 2010

Gli operai ThyssenKrupp ancora non ricollocati hanno ottenuto una proroga di sei mesi della cassa integrazione in deroga, con il mantenimento degli incentivi alla buonuscita: l’Azienda in pratica permette che siano erogati gli ammortizzatori sociali finanziati però dagli Enti locali. Questa approvata è una misura temporanea che ci permette di andare avanti ancora per qualche mese ma non ci accontentiamo: il nostro obiettivo è quello della ricollocazione, come previsto dagli accordi, ma non ancora rispettato perché costituiti parte civile nel processo.

Finora l’Azienda ha palesemente favorito la ricollocazione di coloro non costituiti parte civile nel processo: 30 lavoratori ricollocati in Amiat, di cui nessuno costituito parte civile; 30 lavoratori ricollocati in Alenia Aerospazio, di cui nessuno costituito parte civile, altri 30 lavoratori ricollocati nel sito di Terni, ovviamente nessun costituito parte civile. Infine sono stati ricollocati in aziende collegate della ThyssenKrupp un’altra ventina di lavoratori, di cui alcuni indagati per falsa testimonianza. Ricollocati non equivale a dimessi! I ricollocati dall’Azienda sono al massimo un centinaio e non 368 come ha detto ieri all’incontro in Regione A. Ferrucci, Responsabile del Personale della TK, per cui è stata richiesta nell’ultima udienza del 14 dicembre scorso, dal PM Raffaele Guariniello in persona, che fossero trasmessi gli atti del processo alla Procura della Repubblica di Torino per poter procedere nei suoi confronti per il reato di falsa testimonianza.

Forse il numero 368 è simile al 372 (art. 372 del c.p. falsa testimonianza) e si è tratto in inganno!

Questi sono dati di fatto e rappresentano una gravissima discriminazione nei nostri confronti che portiamo avanti una lotta di dignità e giustizia.

In questi tre anni noi lavoratori abbiamo sempre seguito corsi di riqualificazione e percorsi formativi nei quali siamo stati inseriti (nel 2008/09 un primo corso impostoci da Azienda e Provincia si è tenuto su macchine utensili dismesse negli anni ’70: un vero e proprio posteggio per tenerci buoni, così come i corsi di questo ultimo anno, finalizzati a nulla e finanziati con soldi provenienti dalle tasche di tutti), ma mai nessuna proposta di lavoro congruo (come da accordo): noi non siamo un’entità o un pacchetto Thyssen da piazzare a qualunque costo e a qualsiasi condizione. Esigiamo un lavoro dignitoso e in sicurezza, stabile e non precario: Azienda ed Enti locali se ne devono fare carico! Per questo chiediamo all’Assessore al Lavoro Porchietto e al vice-sindaco del Comune di Torino Dealessandri di adoperarsi per risolvere la nostra situazione e per adottare misure concrete che mettano al centro i diritti e la sicurezza dei lavoratori: noi non vogliamo essere dei privilegiati ma nemmeno esclusi perché se “si trova lavoro a quelli della Thyssen allora bisogna trovarlo anche a tutti gli altri”. Il LAVORO è un diritto di tutti sancito dalla nostra Costituzione! Non accettiamo la logica dello scarico di responsabilità tra enti o la scusa della crisi: i nostri colleghi sono stati ricollocati in Amiat e Alenia nel maggio 2008, quando già si sentivano le prime avvisaglie della crisi economica! Perché ricollocare anche noi o quelli della Bertone? Attendiamo risposte, poche scuse…

La nostra preoccupazione di non venire ricollocati e di veder negato un nostro diritto ad una vita e ad un lavoro dignitosi e in sicurezza, come per altri milioni di lavoratori in Italia (da Pomigliano a Mirafiori, dall’Ilva di Taranto all’Omsa di Faenza, senza dimenticare i lavoratori della scuola, dei call center, disoccupati, cassintegrati, ecc.) è legittima e conseguente a ciò che abbiamo vissuto in questi anni e che stiamo vivendo oggi:

1. la mancata ricollocazione della maggior parte degli operai costituitisi parte civile al processo contro la ThyssenKrupp, di cui già abbiamo scritto;

2. dal 6 dicembre 2007 ad oggi tutto è peggiorato: sempre più morti sul lavoro, attacco al T.U. 81 sulla Sicurezza…d’altronde come dice Tremonti “la sicurezza è un lusso che non ci si può permettere” e nessuno di coloro che dall’indomani della strage si sono spesi a parole hanno fatto qualcosa per eliminare questa piaga che, come una spada di Damocle, pende sulle teste di milioni di lavoratori;

3. la situazione generale di disoccupazione e precarietà a cui il Governo risponde perpetrando un attacco generalizzato ai diritti di noi lavoratori e favorendo le condizioni che hanno generato tragedie come la Thyssen, sostenendo le misure indicate dal piano Marchionne, prima per Pomigliano e ora per Mirafiori: fare carta straccia del CCNL, eliminare i diritti sindacali dei lavoratori e imporre ritmi di lavoro più gravosi, a discapito della sicurezza e della salute degli stessi operai. Anzi, cogliamo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori della Fiat di Mirafiori sotto attacco per il vergognoso accordo proposto da Marchionne!

Invitiamo tutti i lavoratori e i cittadini a partecipare il 14 gennaio 2011 all’udienza in cui le parti civili chiederanno il risarcimento per gli operai costituiti parte civile!

Operai ThyssenKrupp Torino

ricevuto via mail

(ricevuto via mail)