Archive | gennaio 2011

Conti pubblici: Marcegaglia, no alla patrimoniale / Patrimoniale? Una tassa giusta che non piace ai ricchi

Vorremmo solo dire alla Marcegalia che il popolo è stanco di pagare le tasse anche per i ricchi..

solleviamoci

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Conti pubblici: Marcegaglia, no alla patrimoniale

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ultimo aggiornamento: 31 gennaio, ore 19:27
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Padova, 31 gen. – (Adnkronos) – “Non si puo’ parlare di una patrimoniale o di alzare le tasse ma di tagliare la spesa pubblica. Entro un mese faremo una proposta sulla riforma fiscale che vorra’ dire abbassare le tasse ai lavoratori e alle imprese, cioe’ coloro che tengono in piedi questo Paese”. Lo ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia stasera intervenendo all’assemblea di Confindustria Padova. La leader degli imprenditori ha quindi spiegato che “si possono fare ragionamenti sull’iva, sull’evasione fiscale, sulle rendite finanziarie. Ma -ha sottolineato- siamo stanchi di sentire dire che non si possono fare subito riforme fiscali, vogliamo vedere azioni concrete oggi e subito”.
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Per abbattere il debito pubblico una imposta patrimoniale sulla ricchezza

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di Marcello Degni
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Il debito pubblico pesa come un macigno sulle scelte possibili della politica economica italiana e il suo peso è ora accresciuto dalla crisi mondiale, con un danno enorme per l’Italia, un colpo forse più forte di quello che i titoli tossici hanno recato alle banche americane o inglesi. Le previsioni sono infatti molto chiare: nel 2009 è previsto un livello pari al 115,3 per cento del PIL, che salirà al 121,1 nell’anno successivo, per raggiungere il 129,4 nel 2014 (previsioni OCSE).  Il faticoso percorso di riduzione, avviato nel 1994 e proseguito con alterne vicende fino ad oggi, che partiva proprio da 123 punti di PIL appare completamente vanificato.

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Come accade nel gioco dell’oca siamo tornati al punto di partenza e tutto resta ancora da fare. Unica magra consolazione sta nel fatto che, rispetto al 1994, anche la media dell’area euro è cresciuta, attestandosi sul 91 per cento, rispetto all’originario 60 per cento.
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Cos’è il debito pubblico? Semplificando è lo squilibrio tra le entrate e le spese delle diverse  amministrazioni pubbliche che, anno dopo anno, si consolida in uno stock che tende a diventare sempre più grande. Se le entrate non riescono a coprire tutte le spese, per la quota residua si ricorre all’indebitamento. Lo stato, la regione e l’ente locale chiedono in prestito al mercato (famiglie, imprese, banche, fondi pensione …) ciò che manca per fronteggiare il fabbisogno , dato dalla quota di pagamenti (inclusi i titoli in scadenza da rimborsare) in eccesso rispetto agli incassi.
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Si produce debito pubblico per varie ragioni: perché i fini sopravanzano sempre i mezzi (strabismo del decisore); perché indebitarsi per realizzare investimenti è, entro certi limiti, auspicabile, poiché questi produrranno maggiori redditi negli anni futuri; perché alcune voci di spesa tendono ad aumentare automaticamente  per ragioni strutturali (pensioni, sanità).
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Si può evitare il rimborso del debito pubblico? Nel novecento è successo, come conseguenza delle guerre mondiali. E’ per questo che i tedeschi sono così attenti alla stabilità finanziaria, avendo visto per ben due volte, nell’arco di 50 anni, azzerare completamente il valore della propria moneta. In tempo di pace, a parte alcuni economisti brontomarxiani, nessuno sostiene la possibilità di evitare il rimborso del debito. Per 100 anni nessuno presterebbe più nulla allo stato insolvente e la vita non sarebbe facile.
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Il debito pubblico viene espresso, oltreché in miliardi di euro, in rapporto al PIL. Ciò consente la comparazione tra paesi diversi e indica che l’aumento dello sviluppo ne riduce il peso (investimenti accurati possono avere effetti molto positivi).  Il  mercato acquista i  titoli di debito emessi dalle amministrazioni pubbliche, anche a lunga scadenza, con relativa facilità perché, oltre al premio, è sicuro che queste, immuni dal fallimento, restituiranno il dovuto (magari allungando la scadenza in cambio di ulteriori interessi).
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La teoria economica ha discusso molto intorno all’esistenza di un limite massimo del debito pubblico, un livello oltre il quale questo diventa insostenibile. La risposta è prevalentemente affermativa (a parte i soliti brontomarxiani), anche se sta alla politica economica stabilire il punto di rottura.
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Nell’Unione europea il limite è stato fissato al 60 per cento del PIL, che all’inizio degli anni novanta, corrispondeva al debito pubblico della Germania. In altri termini al risparmiatore tedesco, molto sensibile sul tema, quando è stato chiesto di scambiare il forte marco con l’allora incerto euro, è stato garantito che la stabilità dell’area europea governata dalla nuova moneta sarebbe stata comparabile con quella del suo paese. Del resto è del tutto ragionevole che, in una organizzazione sovranazionale non pienamente federale le regole siano particolarmente stringenti, per evitare che chi ha accumulato maggiore debito, provi a scaricarlo sugli altri.
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Cosa significa avere un debito pubblico molto più elevato rispetto a quello degli altri paesi? Che ogni anno una maggiore quota della spesa corrente deve essere destinata al pagamento delle spese per interessi, anziché ad interventi pubblici a sostegno dell’economia. Si tratta di cifre considerevoli: nel 2008 in Italia la spesa per interessi è stata pari a 5 punti di PIL, 80 miliardi di euro. Se il nostro debito fosse la metà di quello esistente (come dovrebbe), avremmo ogni anno una somma dell’ordine di 40 miliardi di euro a disposizione per azioni di finanza pubblica. Questa è la ragione principale per cui le politiche redistributive della sinistra, quando ha governato il paese, sono state particolarmente timide.
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Nulla da fare quindi? Una cosa di sinistra in realtà ci sarebbe, ma la subalternità al liberismo ne ha impedito in questi anni persino la enunciazione: una leggera imposta patrimoniale sulla ricchezza nazionale potrebbe, senza espropriare nessuno, consentire di  assottigliare il gradino del debito e riallineare l’Italia agli altri grandi paesi europei.
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Ma si è preferito proporre altro: a sinistra le politiche rigorose di Padoa Schioppa, in linea con il percorso di risanamento avviato negli anni novanta; a destra l’approccio elusivo, secondo cui il contraltare del passivo non è il gettito fiscale, ma l’attivo patrimoniale, che si dovrebbe dismettere in grande quantità, trasformando foreste, caserme e musei in alberghi di lusso, per la gioia dei più ricchi.

(25 maggio 2009)

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Ruby: interrogatorio Minetti non è finito, dice la sua legale

Ruby: interrogatorio Minetti non è finito, dice legale

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Nicole Minetti – fonte immagine

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lunedì 31 gennaio 2011 18:47

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MILANO (Reuters) – L’interrogatorio anticipato a ieri di Nicole Minetti, consigliere regionale Pdl accusata di induzione e sfruttamento della prostituzione nell’inchiesta che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, non è concluso e proseguirà nei prossimi giorni.

E’ quanto ha dichiarato stasera Daria Pesce, avvocato difensore di Minetti, precisando che l’interrogatorio di ieri è stato sospeso per suoi impegni professionali e riprenderà nei prossimi giorni, ma non domani.

In precedenza fonti della procura avevano invece detto che l’interrogatorio si era concluso e che comunque non avrebbe modificato i tempi di richiesta di giudizio immediato nel procedimento che vede indagato Berlusconi.

Ieri Minetti è stata sentita per circa tre ore dai magistrati.

La donna in parte ha risposto alle domande dei pm e in parte si è avvalsa della facoltà di non rispondere, hanno detto fonti giudiziarie.

Secondo il quotidiano “La Repubblica”, ieri i magistrati avrebbero contestato al consigliere regionale anche consistenti versamenti di denaro diretti partiti da uno dei conti bancari di Berlusconi con lo scopo, secondo l’accusa, di pagare prostitute

Minetti aveva ricevuto la settimana scorsa l’invito a comparire in tribunale con convocazione per il primo febbraio, ma i magistrati avrebbero deciso di anticipare l’interrogatorio per evitare l’assedio mediatico dei giornalisti.

Per Berlusconi i tempi di richiesta di giudizio immediato — un rito ai cui i pm ricorrono quando ritengono di avere l’evidenza della prova — potrebbe arrivare a circa tre settimane dall’invito a comparire, che il premier ha ricevuto lo scorso 14 gennaio.

Il presidente del Consiglio è accusato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con Ruby, una ballerina marocchina frequentatrice di alcune sue feste, lo scorso anno, quando era minorenne, e di avere abusato della sua posizione per ottenere dalla questura di Milano il rilascio della ragazza, fermata per furto, e l’affido alla Minetti.

Berlusconi ha sempre respinto ogni accusa e anche Ruby in tv ha negato di essersi mai prostituita.

Intanto, oggi la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso oggi che l’aula della Camera voterà giovedì pomeriggio la proposta della Giunta per la autorizzazioni di respingere la richiesta della Procura di Milano di perquisire alcuni uffici del premier Silvio Berlusconi indagato per prostituzione minorile e concussione, perchè la competenza a indagare spetterebbe al tribunale dei ministri.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE70U04120110131?sp=true

Federalismo: Di Pietro, non accettiamo nessun ricatto

Federalismo: Di Pietro, non accettiamo nessun ricatto

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ultimo aggiornamento: 31 gennaio, ore 19:47
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Roma, 31 gen. – (Adnkronos) – ”L’Italia dei Valori sarebbe disponibile a parlare con chiunque pur di far quadrare i conti. Uno dice: ma allora tu adesso vuoi votare il federalismo della Lega e di Berlusconi? E qui che casca l’asino. Ragioni di merito e di opportunita’ mi impediscono di entrare su questo tema. Non possiamo per quello che ha detto oggi lo stesso ministro Maroni, ovvero che questo federalismo e’ il loro modello di federalismo, che non cambieranno e, quindi, o ‘prendiamo questa minestra o saltiamo dalla finestra’ e si va a votare. Se lui pensa di far approvare un federalismo in cui si aumentano le tasse, si fa pagare di piu’ al ceto medio e ai piu’ deboli, non si combattono gli evasori fiscali, il Paese viene diviso, in cui, in realta’, si producono nuovi monopoli e nuovi centralismi e una spesa incontrollabile, allora io non ci sto, questa minestra non la mangio”. Lo scrive Antonio Di Pietro sul suo blog.
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ILLEGALITA’ – Boccassini: “Non si denuncia per convenienza. Ci sono imprenditori consapevoli e interessati”

ILLEGALITA’

Boccassini: “Non si denuncia per convenienza
Ci sono imprenditori consapevoli e interessati”

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Per il procuratore aggiunto di Milano c’è una parte dell’imprenditoria più attenta a fare affari che a smascherare organizzazioni criminali: “Compito della magistratura è reprimere reati, non sostituirsi a Stato”

Boccassini: "Non si denuncia per convenienza Ci sono imprenditori consapevoli e interessati" Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini

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MILANO – Non è solo la paura a trattenere gli imprenditori dal denunciare le organizzazioni criminali, ma è anche la convenienza nel fare affari migliori. È questo il parere del procuratore aggiunto e capo della dda di Milano, Ilda Boccassini: “Nella mia esperienza di magistrato dico che vi è una parte della nostra imprenditoria che ha interesse a fare affari con le organizzazioni criminali. L’esperienza mi induce a pensare che vi è convenienza e consapevolezza”, ha affermato nell’ambito di un incontro promosso all’Aula Magna del Palazzo di giustizia, sulle mafie nella società civile. “Di fronte al degrado culturale di oggi, alla voglia di capacità di illegalità diffusa, i criminali si buttano a pesce. È anche un problema di coraggio e lo Stato ha il dovere di proteggere chi denuncia e lo fa”.

Ilda Boccassini sottolinea come fuori dalla sua porta, come quella dei colleghi, “non c’è una coda di imprenditori pronti a denunciare. Eppure non si fermano i danneggiamenti alle auto, gli atti di intimidazione, gli atti incendiari e la violenza. Nonostante questo, interpellati, chi subisce queste cose dice di non sapere il perché. Ma non credo si tratti solo di paura”.

Ilda Boccassini ricorda poi che è compito della magistratura “reprimere i reati e non supplire lo Stato”, richiamando in questo modo gli enti locali e le organizzazioni del territorio ad agire. L’obiettivo, conclude “è aiutare le persone a denunciare. Questo deve essere la priorità dello Stato”.

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31 gennaio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/31/news/boccassini_non_si_denuncia_per_convenienza-11886699/?rss

Berlusconi: opposizione insolente, il piano di sviluppo va avanti

Berlusconi: opposizione insolente, il piano di sviluppo va avanti

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18:28 31 GEN 2011

(AGI) – Roma, 31 gen. – Berlusconi boccia come “risposte propagandistiche” e “atteggiamenti irresponsabili e insolenti” la risposta “di una parte delle opposizioni” alla sua offerta di un patto di crescita. Era, ha detto, “l’unica proposta seria in campo per rilanciare l’economia e la societa’ italiana e per curare nel solo modo possibile”. “Il Governo e la maggioranza faranno comunque la loro parte nel Parlamento e nel Paese con il rigore istituzionale necessario e auspicato da tutti, a partire dal Presidente della Repubblica” ha aggiunto Berlusconi.

IN CONSIGLIO DEI MINISTRI LA RIFORMA DELL’ARTICOLO 41 E IL PIANO FISCO PER IL SUD

Venerdi’ prossimo nel Consiglio dei Ministri verra’ presentata la proposta di riforma costituzionale “in senso liberalizzatore dell’articolo 41 gia’ definita dal Ministro dell’Economia” ha annunciato il premier, “in sei mesi dobbiamo arrivare a stabilire che e’ lecito intraprendere e fare tutto quello che non e’ espressamente vietato dalla legge. Bisogna liberare – ha aggiunto – definitivamente l’Italia dalla mentalita’ assistenzialista e statalista che deprime lo sviluppo, ostacola gli investimenti e la creativita’ dei mercati, distrugge ricchezza e lavoro, minaccia il futuro delle giovani generazioni”. Nella riunione del prossimo Consiglio “si aggiungera’ un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno, per il quale si stanno approntando da mesi gli strumenti operativi”.

A FEBBRAIO GLI STATI GENERALI DELL’ECONOMIA, “SERVE UNA FRUSTATA”

“Entro la fine di febbraio il governo riunira’ gli Stati Generali dell’Economia e presentera’ il suo rapporto per la crescita, con l’obiettivo di raggiungere entro cinque anni livelli di incremento del Prodotto interno lordo del 3-4 per cento” ha aggiunto Berlusconi “senza una straordinaria frustata al cavallo, senza una irresistibile spinta di liberta’ e di autonomia a quella che resta una grande economia mondiale, senza uno stretto collegamento in Europa con l’economia tedesca e con quella francese, non c’e’ – aggiunge il premier – cura possibile per il debito pubblico. Il partito dell’imposta patrimoniale e dell’ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere”.

(AGI) == FEDERALISMO: BERLUSCONI, SARA’ SCONFITTA CASTA STATALISTA = (AGI)

Roma, 31 gen. – Silvio Berlusconi rilancia sul federalismo. “Il partito dell’imposta patrimoniale e dell’ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere”, premette il premier. Poi il presidente del Consiglio aggiunge: “Questo partito ricevera’ un primo, decisivo colpo con il varo dei decreti sul federalismo fiscale.
E il piano per la crescita – spiega Berlusconi – sara’ il complemento essenziale del rigoroso controllo dei conti che tutte le stime internazionali segnalano come un capolavoro del Governo che ho l’onore di presiedere”. (AGI) Red/Gil .

fonte:  http://www.agi.it/politica/notizie/201101311828-ipp-rt10221-berlusconi_opposizione_insolente_il_piano_di_sviluppo_va_avanti

Israele teme la caduta di Mubarak. L’Europa chiede libere elezioni

Egypt’s security vacuum

AlJazeeraEnglish | 30 gennaio 2011

While a relative calm can be seen in many parts of Cairo, the anger and fear among ordinary Egyptians is still there.

Jacky Rowland reports on the mood on the streets.

Fallito un tentativo di saccheggiare Luxor

Israele teme la caduta di Mubarak. L’Europa chiede libere elezioni

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Israele esprime perplessità sul siluramento di Mubarak e mette in luce i rischi dell’operazione. El Baradei, intanto è contestato da una parte della socetà egiziana: “Non ci rappresenta”. Esteso il coprifuoco, entrato in vigore alle 13 italiane. L’Italia rinforza i controlli sulle coste meridionali

Hosni MUbarak (Pres. Egitto)Hosni MUbarak (Pres. Egitto)

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Il Cairo, 31-01-2011

L’Europa: “libere elezioni”
Il consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea chiede alle autorita’ egiziane di “intraprendere una ordinata transizione attraverso un governo di largo consenso che porti ad un processo genuino di sostanziale riforma democratica nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani e delle liberta’ fondamentali, spianando la strada allo svolgimento di libere e giuste elezioni”, recita il testo approvato al termine del consiglio dei ministri degli Esteri.

La voce di Israele
Basta con le critiche al regime del presidente egiziano Hosni Mubarak, che invece va sostenuto, nell’interesse dell’Occidente e del Medio Oriente nel suo complesso.
E’ l’invito, riferisce il giornale Haaretz, che di fronte alle rivolte popolari di questi giorni nel paese delle piramidi i vertici politici d’Israele hanno rivolto attraverso canali confidenziali agli Stati Uniti e ai governi europei.
Oggi gli organizzatori del movimento di protesta popolare in Egitto hanno lanciato un appello ad uno sciopero generale, e per domani indetta una manifestazione al Cairo, dove si conta di portare in strada almeno un milione di persone contro Mubarak.

Lui non è
“Non e’ El Baradei il nostro leader…” “e’molto lontano dalla gente che protesta”: ad affermarlo, in un’intervista al sito ilsussidiario.net e’ un esponente islamico moderato, Wael Faourq, vicepresidente del meeting interreligioso del Cairo.
Secondo Faourq, la rivolta di questi giorni in Egitto ha un carattere “laico” e non vi e’ alcun pericolo di un’islamizzazione del Paese.
Dietro la protesta “non ci sono i fratelli musulmani”. Anzi, a suo avviso, il vero nemico della liberta’ religiosa “e’ il regime di Mubarak”.
“Le centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza chiedevano a gran voce – ha riferito – l’unita’ tra cristiani e musulmani. uno degli slogan , per esempio, era ‘cristiani e musulmani, siamo tutti egiziani”‘.
A questo proposito, Faorurq ha definito “vergognosa” sia la posizione ufficiale di Alzhar, sia quella dei vertici della Chiesa copta, che hanno chiesto ai loro fedeli di non manifestare.

Ma El Baradei intanto si muove
Ali El Baradei, fratello dell’ex capo dell’Aiea – che si e’ detto pronto a guidare la protesta in Egitto fino ad un cambio di leadership politica – ha detto che il suo congiunto non e’ stato ancora contattato. “Stiamo discutendo sulla formazione di un comitato incaricato di negoziare la svolta politica con Mohammed el Baradei, che rifletta la volonta’ ” del popolo egiziano e che “negozi con l’esercito” ha spiegato Essam el Erian dei Fratelli musulmani, aggiungendo che ancora non sono state prese decisioni definitive.

Tentativo di saccheggiare Luxor
Secondo la tv satellitare al Arabyia vandali hanno cercato di saccheggiare il tempio di Karnak a Luxor, ma sono stati fermati mentre alcuni manifestanti hanno issato nel centro di piazza Tahrir, al Cairo, un fantoccio di cartone raffigurante il presidente Mubarak impiccato. E intanto grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Hosni Mubarak hanno preso il via ad Alessandria, Suez e Porto Said.

Altri saccheggi
Saccheggiatori hanno preso d’assalto numerosi magazzini di reperti archeologici, rubando e danneggiano alcuni manufatti.
Lo riferiscono diversi archeologi egiziani. Un gruppo di saccheggiatori e’ penetrato nel deposito del Museo Qantara, nei pressi di Ismailia, che contiene circa 3.000 reperti dall’epoca romana fino a quella bizantina.
Molti di questi erano stati rinvenuti da Israele nel corso del conflitto del 1967, ed erano rientrati solo recentemente in Egitto.
Ai custodi, i saccheggiatori hanno detto di cercare oro, anche se poi hanno dato l’assalto ai reperti indistintamente.
Altri saccheggi sono segnalati nei magazzini che si trovano nei pressi delle piramidi di Saqqara e Abu Sir.
Le capitanerie di Porto
Il Comando generale delle capitanerie di Porto sta rinforzando i comandi locali di Puglia, Reggio Calabria, Catania e Palermo a fronte delle condizioni politiche del nord Africa e dell’Albania. Lo ha detto l’ammiraglio ispettore capo Marco Brusco, comandante delle Capitaneria di Porto, a margine della sua visita in Capitaneria a Genova. “Non escludiamo un aumento di carrette del mare con i loro carichi umani – ha detto Brusco – provenienti dal nord Africa, ma anche dall’Albania e dalla Grecia”. Il Comando sta spostando uomini e motovedette dal centro nord verso le 4 principali direzioni marittime del sud.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=149658

Fresh protests erupt in Egypt

AlJazeeraEnglish | 28 gennaio 2011

Protests have erupted in cities across Egypt following Friday midday prayers, with angry demonstrators demanding an end to Hosni Mubarak’s 30-year presidency. Tens of thousands of protesters have taken to the streets across the country.

Al Jazeera continues its coverage of what many say are unprecendented protests.

MICROMEGA – Grazie Belpietro!

Grazie Belpietro!

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di Paolo Flores d’Arcais

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Voglio ringraziare pubblicamente Maurizio Belpietro per il gigantesco spot pubblicitario a MicroMega (per il quale, lo giuro, non ho sborsato né denaro né “altra utilità”) con cui ha riempito per intero le prime tre pagine del suo quotidiano “Libero”

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Se il più efficiente e lesto capo-tifoseria del bunga-totalitario di Arcore ha deciso che il numero di MicroMega dedicato a “Berlusconismo e fascismo” è infinitamente più importante della strage dell’aeroporto di Mosca, della crisi in Albania, delle manovre intorno al “Corriere della Sera”, delle esternazioni della Marcegaglia, anzi di tutto questo messo insieme, vuol dire che forse il lavoro che abbiamo fatto con questo numero speciale non è stato inutile. Ha colpito nel segno.
Belpietro pensa che descrivere uno dei più popolari scrittori italiani nel mondo, Andrea Camilleri, e una delle più lucide e capaci giornaliste (anche rispetto ai colleghi maschi), Natalia Aspesi, come degli “odiatori di professione del Cavaliere” assomigli anche vagamente ad una stroncatura. Buon per lui.
Mi auguro che nessuno dei suoi lettori sia indotto in curiosità e vada a leggersi il numero di MicroMega. Potrebbe infatti scoprire, se è un elettore leghista, le quantità industriali di regali di impunità a “Roma ladrona” e alle cricche di regime, che il quasi centinaio di leggi ad personam (minuziosamente catalogate da Marco Travaglio) ha elargito. E se è un elettore che teme le intercettazioni illegali, il mare di “balletti” intrattenuti dal regime con ogni deviazione e soperchieria di apparati segreti, ricostruiti da Gianni Barbacetto. E se è un fautore della “american way of life”, capire grazie a Marco d’Eramo come Berlusconi abbia preso dagli Usa il peggio del passato e rifiutato il meglio del “nuovo” che lì si sperimenta. E se è un elettore cattolico leggere per intero le parole vere e terribili di un vescovo che prende sul serio il Vangelo, monsignor Nogaro, contro i nuovi “mercanti del Tempio”. E molto altro ancora.
Perciò, di cuore
grazie Belpietro!

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IL SOMMARIO DEL NUOVO NUMERO DI MICROMEGA IN EDICOLA

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SAGGIO
Paolo Flores d’Arcais – Fascismo e berlusconismo
Silvio Berlusconi non è il nuovo Benito Mussolini. E il suo governo è molto diverso da quello fascista. Ma ciò non deve rassicurare. Del fascismo il berlusconismo è l’equivalente funzionale e postmoderno, fondato sulla ‘legalizzazione’ del privilegio e sul dominio dell’immagine. I suoi modelli sono Putin e Gheddafi, e ancor più il Mackie Messer di Bertolt Brecht e il Grande Fratello di George Orwell.

IL SASSO NELLO STAGNO
mons. Raffaele Nogaro – Il vero cristiano è antiberlusconiano
Da un lato c’è la Chiesa di Ruini e Ratzinger, una Chiesa prona al potere berlusconiano. Dall’altro c’è la Chiesa di Cristo, che non ci sta a mettere in mora i propri princìpi pur di compiacere quel potere. Un duro attacco del vescovo emerito di Caserta, che ammonisce: ‘Non si porta salvezza se si è complici della ingiustizia e della violenza istituzionali’.

ICEBERG – l’involuzione della specie
Andrea Camilleri – Homo berlusconensis
Grazie alla televisione Berlusconi ha creato una involuzione di homo sapiens a sua perfetta immagine e somiglianza. Un essere che rifiuta la cultura e l’intelligenza, che osanna alle virtù del Capo, che ne invidia lo stile di vita. Un grande scrittore traccia, come un naturalista, il catalogo classificatorio di questa solo parzialmente inedita specie zoologica.

Natalia Aspesi – Foemina berlusconensis
Proprio negli anni in cui le italiane ottenevano il divorzio, un nuovo diritto di famiglia, la parità salariale, la legalizzazione della pillola e dell’interruzione di gravidanza, la cancellazione del delitto d’onore, in televisione iniziava a circolare l’immagine di una donna sempre pronta a denudarsi, a sorridere, ad ammiccare e a tacere. Quel modello berlusconiano ha trionfato, fino al parlamento e agli scranni del governo.

PRO MEMORIA
Marco Travaglio – Delle leggi vergogna, il catalogo è questo
Un’attenta e completa panoramica di tutti quei provvedimenti che, varati ad hoc per salvare il Cavaliere e i suoi amici (anche dal centro-sinistra, ahimè), hanno devastato il sistema legislativo italiano. Dalla nascita della Seconda Repubblica l’autore ne segnala ben ottanta. Ottanta leggi di cui vergognarsi. Che fanno strame della legalità.

LABIRINTO
Gian Carlo Caselli – Antropologicamente diversi
Ci fu un momento in cui, all’inizio degli anni Novanta, la scritta che campeggia nelle aule dei tribunali (‘la legge è eguale per tutti’), da oggetto di facili ironie si trasformò in prospettiva credibile: fu la stagione di Mani Pulite. Col berlusconismo è tornata la giustizia dei ‘due codici’: quello per i ‘galantuomini’, i potenti della politica e dell’economia; e quello per i cittadini comuni e i ‘poveri cristi’. Oltre alla vergogna delle leggi ad personam.

Malcom Pagani – ‘Terzisti’ e altri ascari di regime
Il profeta del ‘ci penso io’ in realtà in questi anni è stato sostenuto da un esercito pronto, nell’occasione, a giustificarlo e a salvarlo. Televisione, Chiesa, spettacolo, politica, cultura e giornali, solo apparentemente imparziali si sono adoperati per la causa del Cavaliere.

Marco d’Eramo – Berlusconi l’Amerikano
Silvio Berlusconi non è solo l’uomo politico che più ha tratto giovamento dall’‘americanizzazione’ della nostra vita pubblica. È stato anche – con le sue ‘città private’ e le sue televisioni – un agente attivo di questo mutamento. Ma quanto è diverso il capitalista Silvio Berlusconi da figure come Bill Gates e perfino Rupert Murdoch! Sembra quasi che l’‘America di Berlusconi’ abbia cambiato l’Italia, ma non l’abbia davvero avvicinata all’America. Di cui prende solo il peggio.

Annamaria Rivera – Razzismo di lotta e di governo
Una saldatura fra xenofobia istituzionale e forme di discriminazione ‘spontanee’ che possono giungere fino alla violenza e a veri e propri pogrom: come a Ponticelli, Castel Volturno e Rosarno. Gli stranieri in Italia in epoca berlusconiana non hanno vita facile e costituiscono un perfetto capro espiatorio per la retorica sicuritaria. Alimentata, soprattutto, dai media e dalla Lega.

Gianni Barbacetto – Golpisti d’Italia
Siamo il paese della strategia della tensione, delle stragi senza colpevoli, dei servizi segreti deviati e delle logge massoniche. Berlusconi, tessera P2 1816, rappresenta la perfetta continuità tra la Prima e la Seconda Repubblica, alimentata oggi da ‘macchine del fango’ e dossieraggi illegali a comando.

DIALOGO
Pierfranco Pellizzetti / Piero Ostellino – Berlusconi liberale? Ma per favore!
Per anni Silvio Berlusconi ha cercato di accreditarsi come il possibile alfiere di una ‘rivoluzione liberale’. Ma cosa c’entra il berlusconismo con Einaudi o Croce, per non parlare di Gobetti? Due autori che si definiscono entrambi liberali ne discutono ‘all’arma bianca’, evidenziando due modi di intendere il liberalismo che si escludono a vicenda.

SCHERZO
Alessandro Robecchi – I funerali del Pequeño Grande (da Macondo ad Arcore)
Una terra lontana ed esotica, attraversata dalle asprezze della Cordillera e dai misteri della Selva. Un pueblo che piange la scomparsa del Pequeño Grande e si stringe intorno alla bandiera della propria Patria, sulla quale campeggia la scritta ‘Propiedad Privada’. Un omaggio a García Márquez, uno straordinario e amarissimo racconto di realismo magico. Potrebbe essere Macondo, ma assomiglia molto all’Italia di oggi.

Sergio Staino / Massimo Bucchi / Riccardo Mannelli – In punta di matita

MEMORIA
Tommaso De Lorenzis (a cura di) – Il torto di aver ragione in anticipo
Oggi sono in parecchi (benché sempre troppo pochi) a riconoscere che quello di Berlusconi è un regime, che sta devastando la democrazia repubblicana, che ha per modello Putin e Gheddafi anziché la civile convivenza voluta dalla Costituzione. Capirlo non era difficile, perfino prima della sciagurata ‘discesa in campo’. Abbiamo raccolto alcuni brani esemplificativi (solo fino al 2004), che per fortuna non esauriscono tutti gli scritti ‘preveggenti’ (ma purtroppo ne costituiscono una larga parte). A vergogna dei finti liberali che ancora slalomeggiano, anziché cospargersi il capo di cenere per il loro quasi ventennio di cecità, ipocrisia e viltà.


Centomila firme per la Fiom prima dello sciopero generale! – FIRMA L’APPELLO

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fonte: via e-mail