Il pentito Brusca: «Ad Arcore anche i mafiosi» / Uffizi, Brusca tira in ballo Berlusconi e servizi segreti. Scoop? No, lo disse nel 1997…

«Ad Arcore anche i mafiosi»

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Quando la Lega..

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Non solo minorenni ed escort per le feste: a villa San Martino sono andati anche gli emissari di Cosa Nostra. Lo sostiene in un recente interrogatorio il pentito Brusca. E la procura di Palermo si prepara ad aprire una nuova indagine

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di Lirio Abbate

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(03 febbraio 2011)

L ingresso di villa San Martino ad Arcore L’ingresso di villa San Martino ad Arcore
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La procura di Milano indaga sulla presenza di minorenni nella residenza di Arcore del premier per le serate del bunga bunga, e i pm di Palermo lavorano per accertare se a villa San Martino sono stati ricevuti ambasciatori di Totò Riina dopo le stragi Falcone e Borsellino.
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Se dunque i magistrati lombardi si apprestano a chiedere il rito immediato per Silvio Berlusconi, indagato di concussione e prostituzione minorile, nell’affaire Ruby, i loro colleghi siciliani starebbero preparando la strada per far cadere una nuova tegola giudiziaria sulla testa del premier riaprendo nei suoi confronti un’inchiesta di mafia archiviata, nella quale era già stato coinvolto con Marcello Dell’Utri. E sullo stesso filone d’indagine, che coinvolge Berlusconi e Dell’Utri, procede pure la procura di Firenze che vuole fare luce sui mandanti occulti delle stragi del 1993: Uffizi, via Palestro e i due attentati romani.
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Gli impulsi a queste istruttorie sono stati dati in particolare dai verbali del “dichiarante” Gaspare Spatuzza e dal pentito Giovanni Brusca. Entrambi chiamano in causa Berlusconi. Brusca, dopo essere stato indagato a settembre insieme ai suoi familiari per aver occultato il suo patrimonio durante la collaborazione, non dichiarandolo allo Stato e sottraendolo così alla confisca, ha fatto nuove rivelazioni ai pm di Palermo. Il boss che uccise Falcone sostiene di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con il Cavaliere dopo le bombe del 1992. Il racconto è contenuto in un verbale di interrogatorio che è stato secretato. Ma di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato in passato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo. Tutto ciò potrebbe finire nell’indagine che a Palermo chiamano “trattativa fra mafia e Stato”.
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Le due inchieste di Firenze e Palermo si potrebbero dunque aggiungere ai quattro processi che già a marzo vedranno il presidente del Consiglio sul banco degli imputati del tribunale di Milano. Archiviata la parziale bocciatura del legittimo impedimento da parte della Consulta, anche gli ostacoli che sembravano fin qui allungare i tempi dei dibattimenti e avvicinare la prescrizione sembrano superati. All’affaire Ruby si aggiunge quello in cui il premier è accusato di corruzione giudiziaria (Mills), quello in cui è chiamato a rispondere di frode fiscale (Mediaset diritti tv) e poi in quello per appropriazione indebita e frode fiscale (Mediatrade).
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Senza uno scudo processuale, Berlusconi rischia di dover correre da un’aula all’altra. La Consulta nella sentenza sul lodo Alfano ricorda al premier che non ogni impegno politico è un “legittimo impedimento”, ma soltanto quello riconducibile ad attività “coessenziali alla funzione di governo”, sempre che sia “preciso”, “puntuale”, “assoluto”, “attuale”: insomma, “oggettivamente indifferibile” e “necessariamente concomitante” con l’udienza di cui si chiede il rinvio. Spetterà al giudice valutare “in concreto” questi elementi, senza che la difesa possa eccepire un’invadenza nella sfera di competenza del potere esecutivo.
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I tre processi che erano stati congelati in attesa della Consulta non ripartiranno da zero come previsto, perché i giudici già trasferiti ad altri incarichi hanno ottenuto proroghe e così il 28 febbraio riprenderà quello per la presunta frode fiscale per i diritti tv Mediaset, a seguire l’udienza preliminare Mediatrade e il processo Mills, l’avvocato inglese che il premier avrebbe spinto, dietro il pagamento di una somma di denaro, a ritrattare.
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UFFIZI, BRUSCA TIRA IN BALLO BERLUSCONI E AGENTI SEGRETI

fonte immagine

13 settembre 1997 —   pagina 4 de La Repubblica

PALERMO – Nel bunker di Palermo lo aspettavano tutti su uno schermo gigante per un’ interrogatorio in videoconferenza. E invece è apparso in carne ed ossa davanti alle gabbie vuote. Lui, ù verru, il “quasi” pentito Giovanni Brusca, nel bunker ha subito cominciato a fare il nome di Silvio Berlusconi. Per certi favori chiesti da Cosa Nostra all’ ex ‘stalliere di Arcore’ . E per certi messaggi che i mafiosi avrebbero inviato all’ ex presidente del Consiglio dopo attentati “suggeriti dai servizi segreti”. Testimonianza a sorpresa di Giovanni Brusca, tanto ‘spinta’ che i pm hanno fermato il boia di Capaci nel suo racconto su spioni e avvertimenti al tritolo. In un’ udienza di un processo per omicidio contro l’ ormai famoso ‘stalliere di Arcore’ Vittorio Mangano (uomo d’ onore della famiglia di Porta Nuova, un passato di “tuttofare” nella residenza di Silvio Berlusconi), il dichiarante-pentito-mezzo pentito Giovanni Brusca si è lasciato andare ‘violando’ segreti gelosamente custoditi dai procuratori di Palermo e Firenze. E così, preso probabilmente dall’ ansia di svelare nuove storie, Giovanni Brusca ha pronunciato queste parole: “Quando fu piazzata una bomba a mano agli Uffizi (ordigno che non esplose ndr) facemmo sapere a Berlusconi che era stata messa da Cosa Nostra su suggerimento dei servizi segreti”. Gelo in aula. Il pm Terranova ha bloccato Brusca, che ha cambiato discorso. Per la prima volta Brusca ha pubblicamente fatto il nome dell’ ex presidente del Consiglio, un’ ‘uscita’ singolare sugli attentati compiuti da Cosa Nostra fuori dalla Sicilia. Mai – anche nei verbali raccolti dai procuratori Vigna e Caselli – aveva citato Berlusconi. Ma ieri Giovanni Brusca aveva una grande ‘voglia’ di parlare, tanto grande che probabilmente ha anche confuso l’ attentato agli Uffizi con quella bomba a mano non esplosa e ritrovata nel giardino di Boboli.
Cosa stava per raccontare? Quali sarebbero i “suggeritori” se mai ha rivelato la partecipazione di altri soggetti agli attentati? L’ unica traccia che si trova nelle migliaia di pagine di verbale porta a un misterioso personaggio, legato a doppio filo a carabinieri e Cosa Nostra. Si chiama Paolo Bellini alias Roberto Da Silva, è un “esperto di opere d’ arte” che entra in contatto con boss, fa da padrino in cresime a figli di uomini d’ onore, fa recuperare quadri rubati ai carabinieri, commissiona furti a Cosa Nostra. Ecco cosa dice di lui Giovanni Brusca in un interrogatorio a proposito degli attentati al Nord: “Nel Bellini noi vedevamo un soggetto vicino alle Forze dell’ Ordine…il Gioè (mafioso coinvolto nella strage di Capaci ndr) parlando con il Bellini del fatto di dare un colpo allo Stato e in particolare al turismo, chiese allo stesso cosa sarebbe successo se un giorno la Torre di Pisa non fosse più esistita…il Bellini gli rispose che la città sarebbe stata messa in ginocchio…”. E poi precisa Brusca: “Puntualizzo che Bellini non disse ‘andate a fare’ ….Bellini diceva che facendo certe azioni contro lo Stato si sarebbe comportato in un certo modo di conseguenza…Io non voglio dire che Bellini sia stato il mandante, parlo piuttosto di ‘spunto’ …vennero dal Bellini i suggerimenti circa la possibilità non solo di trattare con lo Stato ma di mettere anche lo Stato in ginocchio come quella della Torre di Pisa…”. E’ allora proprio Paolo Bellini alias Roberto Da Silva il misterioso “suggeritore” di cui ha parlato Brusca? Di questo personaggio si sa ben poco. Ad esempio, si sa che è libero. Tempo fa è stato interrogato tra Firenze e Palermo, poi subito rilasciato. E’ originario di Reggio Emilia, ha 44 anni.
Giovanni Brusca ieri ha citato il nome di Berlusconi anche per un’ altra vicenda. Ha detto di avere chiesto a Mangano di contattare l’ ex premier “per avere favoreggiamenti sul carcere duro”. Lo “stalliere” avrebbe riferito a Brusca che il messaggio “era arrivato”. – Attilio Bolzoni
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