Archivio | marzo 1, 2011

De Magistris: «Mi candido a sindaco di Napoli». No del Pd: inaccettabile

De Magistris: «Mi candido a sindaco
di Napoli». No del Pd: inaccettabile

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NAPOLI – L’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris rompe gli indugi e si candida a sindaco di Napoli, alla testa di una lista civica. No del Pd, che critia l’annuncio di De Magistris e punta invece sul prefetto Mario Morcone.


La presentazione pubblica della candidatura
dovrebbe avvenire in una assemblea sabato prossimo, 5 marzo, a Napoli.

«Sono già partito. La mia candidatura è già in atto, dopo il no definitivo del giudice Raffaele Cantone sul quale abbiamo lavorato tutti noi dell’Idv sperando in una sua disponibilità. Non c’è stata ed abbiamo offerto a tutto il centrosinistra la mia», ha affermato l’ex pm in un’intervista al quotidiano Il Mattino. «Io sto già lavorando per unire i partiti – ha aggiunto De Magistris – Non solo: oltre al centrosinistra lavoro a una vasta convergenza con le realtà sociali, movimenti radicati in città. Tenendo a mente che siamo già in campagna nell’interesse dei
napoletani, per una città che attende risposte concrete».

«Napoli ha bisogno di un nome politico che sappia parlare al popolo – ha continuato De Magistris -. Credo che convinceremo Sel e anche il Pd per una candidatura unica». «Inizieremo sabato mattina – ha detto ancora – incontrerò la città in un assemblea pubblica al Modernissimo per parlare di ambiente, diritti, cultura, turismo e soprattutto dei problemi che attanagliano da anni questa città».

«È inaccettabile il tentativo di agire con scelte unilaterali che rompono la coalizione, prima di tutto per il metodo, e costituiscono un oggettivo regalo alla destra». Così Andrea Orlando, commissario provinciale del Pd di Napoli, risponde a De Magistris. Orlando auspica quindi un passo indietro dell’ex magistrato. «Bisogna cercare insieme un nome senza esiti predefiniti e senza pregiudiziali – aggiunge -. La ricomposizione è più semplice guardando a personalità estranee ai partiti che per esperienza e spessore siano in grado di guidare la sfida alla destra. In questo senso abbiamo lavorato, spesso in solitudine, per cercare di convincere fino all’ultimo minuto Raffaele Cantone e abbiamo guardato con attenzione ad altre candidature che si sono manifestate nei giorni scorsi come quella di Morcone».

Il coordinatore vicario del Pdl di Napoli, Maurizio Iapicca, chiede intanto al presidente Silvio Berlusconi di «stringere i tempi» indicando il nome del candidato del centrodestra alle prossime elezioni comunali di Napoli. «Vorrei che Berlusconi sciogliesse la riserva sulla candidatura di Mara Carfagna e ci facesse sapere cosa si è deciso, perché si rischia di arrivare all’ultimo momento con il nome del candidato. Dobbiamo indicare al più presto il candidato del Pdl per iniziare a lavorare per bene sul territorio: la gente deve sentire che la politica vera è con loro – sottolinea Iapicca – In lizza abbiamo personaggi altrettanto validi, come Calabrò, Martusciello, Taglialatela, Russo, Lettieri – prosegue – Bisogna mettersi a lavorare presto e bene, perché chiunque farà il sindaco di Napoli, dopo Iervolino al Comune e Bassolino alla Regione, avrà una bella gatta da pelare».

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01 marzo 2011

fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=140374&sez=NAPOLI

MIN,CUL,POP – L’offensiva Pdl in Vigilanza Rai: “Conduttori a settimane alterne”

Poveri cocchi. Sono convinti che ‘occupando’ le fasce di maggior ascolto, come dicono loro, di strappare audience e consensi favorevoli alla destra, non tenendo presente il fatto che se gli ascolti sono alti è perché (ditemi se sbaglio) sono stati bravi i conduttori Floris e Santoro a confezionare programmi d’interesse pubblico.
Con tutto rispetto per Sgarbi e l’Ippopotamino, se verrà a loro assegnata la conduzione della ‘Corrida’ possono sperare di ottenere discreti risultati, altrimenti ‘ciccia’.
Con buona pace del Pdl, non c’è trippa per gatti..
mauro
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01/03/2011 – PAR CONDICIO – TORNA LA POLEMICA

L’offensiva Pdl in Vigilanza Rai: “Conduttori a settimane alterne”

La maggioranza presenta il nuovo testo sul pluralismo: il prima serata non solo Floris
e Santoro. Pd e Idv insorgono

Giovanni Floris e Michele Santoro

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ROMA – Giovanni Floris e Michele Santoro il martedì e giovedì di una settimana, Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi la settimana dopo. Potrebbero alternarsi così i conduttori dei talk show più seguiti dagli italiani se venisse approvato l’atto di indirizzo sul pluralismo proposto dal Pdl. La maggioranza ha depositato l’ultima bozza in Vigilanza e tra le novità c’è una sorta di par condicio a settimane alterne. L’opposizione insorge e parla di bavaglio all’informazione. Il presidente della Commissione, Sergio Zavoli, invita a lavorare per una mediazione, bacchettando la minoranza. E Michele Santoro evoca il Minculpop.

L’occupare sempre le serate di martedì e il giovedì «è diventata una rendita a vantaggio di alcuni conduttori», ha spiegato il relatore di maggioranza, Alessio Butti, presentando il testo nel quale si invita la Rai a sperimentare per quei due giorni, che «rappresentano le fasce di maggior ascolto», «una equilibrata alternanza settimanale». Modifiche anche alle regole sulla responsabilità dei conduttori, nelle quali l’opposizione vede riferimenti alle vicende della conduttrice di Report, Milena Gabanelli. Si invita la Rai «a stipulare contratti in cui sia individuata con chiarezza la responsabilità del conduttore e le relative sanzioni» e, in assenza di accordo, l’azienda non è chiamata a rispondere. Aggiunta anche, accanto alla libertà dei direttori dei tg di fare editoriali, quella di invitare commentatori (e in questo caso per l’opposizione il riferimento è al recente intervento di Giuliano Ferrara al Tg1).

Il testo conserva le altre disposizioni sulla sperimentazione del doppio conduttore, sulla necessità di rappresentare altre sensibilità culturali quando c’è un opinionista, anche nei programmi di satira, sul divieto per due anni di tornare a fare giornalisti per chi è sceso in politica, sulla rappresentanza proporzionale dei partiti. Tutte quelle norme che, secondo quanto detto recentemente dal presidente della Rai, Paolo Garimberti, «ricordano la Russia di Breznev». Parla invece di «grandi passi in avanti nel testo di Butti» Zavoli, che critica l’opposizione. «C’è tempo per emendare il testo, ma il sospetto è che non si voglia arrivare a una soluzione condivisa – spiega il senatore del Pd -. La logica del tanto peggio e del tanto meglio non mi appartiene, questo è uno sgarro al Parlamento». Domani la Vigilanza dovrebbe riunirsi per proseguire il dibattito sul testo. Difficile che si vada al voto, come chiesto da Butti. L’opposizione, con il capogruppo del Pd, Fabrizio Morri, parla ancora di «irricevibilità del testo», che «non presenta grandi miglioramenti». Per Roberto Rao dell’Udc il «testo è inemendabile».

Contrari anche Idv e Fli, che con Flavia Perina definisce «inquietante che nell’informazione tv, controllata come non mai da Berlusconi, si vadano a cercare ’sacche di opposizionè da normalizzare». Accuse respinte al mittente dalla maggioranza. Secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, la sinistra «ha l’orticaria quando si parla di tutela del pluralismo». «Noi vogliamo ripristinare un minimo di equilibrio», sostiene Davide Caparini della Lega. Scendono in campo anche i conduttori. Per Vittorio Sgarbi, che da aprile sarà in prima serata su Raiuno, «più che alternanza sarebbe meglio la pluralità delle voci». «Siamo al Minculpop, ma con gerarchi che assomigliano alle caricature dei fascisti», dice invece Michele Santoro. Al conduttore, oltre che a Marco Travaglio, Peter Gomez e Gianni Barbacetto era indirizzata la lettera di minacce con quattro quattro proiettili recapitata oggi alla redazione di Rai2 nella sede di via Teulada a Roma. «Continuiamo a lavorare serenamente», assicura Santoro.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/391211/

ROMA – Ater, case popolari svendute per legge a chi guadagna 280mila euro l’anno

Ater, case popolari svendute per legge a chi guadagna 280mila euro l’anno

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di Elena Panarella
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ROMA – Case vendute in zone di pregio a un decimo del proprio valore. A persone che hanno un reddito superiore a quello di accesso (e quindi non avrebbero nemmeno diritto all’alloggio popolare). In poche parole, si tratta di case regalate per legge.

«Precisamente la 560/93, all’articolo 1», spiega l’ex presidente dell’Ater, Luca Petrucci. «Questa legge prevede che gli inquilini in decadenza per aver perso uno dei requisiti alla permanenza di un alloggio popolare, e quindi anche quello del limite di reddito, abbiano l’obbligo e non la facoltà di acquistare l’immobile se inserito nel piano di vendite». Anche il prezzo di cessione è determinato dalla stessa legge 560. «Ecco perché, per evitare di vendere a prezzi che risultavano dieci volte più bassi rispetto a quelli di mercato, avevo suggerito al Legislatore regionale di incrementare il valore di vendita quantomeno con gli indici Istat – aggiunge l’ex presidente dell’Ater – La legge regionale con la quale era stato accolto il mio suggerimento è rimasta in vigore pochi mesi a causa delle proteste dei comitati degli inquilini, che avevano giudicato iniqua quella norma (in realtà si trattava di adeguare il costo al valore del denaro e quindi affermare un principio di grande equità)».

«Da metà 2007, di concerto con il presidente della Regione, Piero Marrazzo,
avevo dato istruzioni agli uffici di non dismettere il patrimonio di maggior valore, insistente sul patrimonio del II e XVII Municipio, in quanto oggetto di un accordo tra il Comune, la Regione e l’Ater per il pagamento del debito ICI, tra le proteste di alcuni comitati di inquilini». La soluzione dunque? «Cambiare la legge», tuona Petrucci. Il commissario straordinario dell’Ater, Stefania Graziosi, precisa: «Siamo in una situazione di svendopoli al contrario, nel senso che vorremmo cedere i nostri appartamenti a condizioni diverse da quelle che ci sono rigorosamente imposte dalle attuali norme di legge. Nessuno scandalo, quindi, nella vendita degli alloggi dell’Ater di Roma, perché tutte le nostre cessioni avvengono appunto nel rigoroso rispetto delle normative vigenti. La questione, comunque si pone e può essere risolta solo attraverso una revisione di queste norme».

In una verifica del 2007 fatta su 53mila abitazioni, 4mila di queste ultime (soprattutto quelle di pregio) risultavano essere abitate dai cosiddetti “fuori reddito”. «In via Oslavia, ad esempio, c’è chi ha acquistato case pur avendo un reddito annuo che superava i 280mila euro», conclude l’ex presidente Ater. Ma questo è solo un esempio, la lista è davvero lunga: a Testaccio un appartamento di 60mq è stato venduto a 38mila euro, con un reddito dell’acquirente di 80mila euro; in piazza Melozzo da Forlì (Flaminio) 70mq venduti a 80mila euro, con reddito dell’acquirente di 65mila euro, in viale Tirreno (Montesacro) 86mq venduto a 65mila euro, con reddito dell’acquirente 80mila euro. Insomma tutto regolare, è la legge che lo permette. Così come permette che dopo cinque anni un appartamento acquistato a prezzo stracciato pur avendo un reddito alto, si può rivendere al prezzo di mercato. È la legge che lo permette.

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01 marzo 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=140357&sez=HOME_ROMA

GIAPPONE – Si uccise per il troppo lavoro. Mazda condannata a risarcire la famiglia

In Giappone

Karoshi – The hidden killer working overtime in Japan – fonte immagine

Si uccise per il troppo lavoro. Mazda condannata a risarcire la famiglia

Venne ridicolizzato e accusato di inefficienza. L’azienda automobilistica dovrà versare 560 mila euro

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la catena di montaggio alla Mazda
la catena di montaggio alla Mazda

MILANO – Nel paese dei karoshi (letteralmente «morti per eccesso di lavoro») e dei tanti manager che si suicidano perché non sopportano più i massacranti ritmi professionali, una sentenza potrebbe segnare profondamente la cultura aziendale giapponese. La multinazionale automobilista Mazda dovrà risarcire con circa 560 mila euro i familiari di un giovane dipendente giapponese che nel 2007 si uccise per il troppo lavoro. L’ha deciso il tribunale di Kobe, che ha rivelato come il venticinquenne fosse caduto in uno stato depressivo a causa degli estenuanti ritmi aziendali.

LA SENTENZA – La corte, presieduta dal giudice Ryuji Nakamura, ha confermato che tra il novembre 2006 e l’aprile 2007 il giovane che lavorava nel quartier generale dell’azienda automobilistica a Fuchu, nella prefettura di Hiroshima, ed era responsabile dell’acquisto di componenti del motore, sarebbe stato più volte ridicolizzato dai suoi capi e accusato di lavoro inefficiente. Spesso il lavoratore era costretto a fare anche 80 ore al mese di straordinari. Le continue pressioni dei manager – ha sentenziato il tribunale – avrebbero «danneggiato lo stato di salute fisico e mentale» del dipendente. Da parte sua l’azienda sarebbe colpevole «di non aver riconosciuto il sovraccarico di lavoro richiesto al venticinquenne» e di non averlo sostenuto. Alla fine – conclude la corte – è indubbio che il suicidio sia stato causato dall’eccessiva mole di lavoro.

KAROSHI – Il nome del suicida – come è abitudine in Giappone – non è stato rivelato pubblicamente. Il portavoce della multinazionale Mazda, che nel 2008 già aveva versato alla famiglia del dipendente svariate centinaia di migliaia di yen d’indennizzo, ha dichiarato dopo la lettura del processo: «Riteniamo sia estremamente spiacevole aver perso un dipendente così prezioso. Offriamo le nostre condoglianze dal profondo dei nostri cuori». Alla fine la famiglia del suicida, tra risarcimenti e altri pagamenti, ha ottenuto secondo il proprio avvocato, più di 940 mila euro. Il primo caso in Giappone di karoshi risale al lontano 1969. Da allora sono migliaia i casi simili. Nel solo anno fiscale del 2010, che si conclude in Giappone nel mese corrente, almeno cento persone sono morte per l’eccessivo carico di lavoro. Inoltre ben 63 dipendenti si sono uccisi per lo stesso motivo.

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Francesco Tortora
01 marzo 2011

fonte: http://www.corriere.it/economia/11_marzo_01/mazda-suicidio-lavoro-tortora_4e8b547c-440c-11e0-b1c1-dd3fc08b55ae.shtml

CASO RUBY – Pdl-Lega a Fini: “Conflitto tra poteri”. Pd: “Richiesta incredibile e ridicola”

CASO RUBY

Pdl-Lega a Fini: “Conflitto tra poteri”
Pd: “Richiesta incredibile e ridicola”

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I capigruppo della maggioranza alla Camera chiedono la discussione dello spostamento del giudizio per Berlusconi dal Tribunale di Milano a quello dei Ministri. Fini: “Non ci sono precedenti, decideremo alla luce dei regolamenti”. Il presidente della Consulta: “Non capisco chi ci accusa di essere comunisti”

Pdl-Lega a Fini: "Conflitto tra poteri" Pd: "Richiesta incredibile e ridicola" Karima El Marough

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ROMA – I capigruppo di maggioranza, Fabrizio Cicchitto (Pdl), Marco Reguzzoni (Lega) e Luciano Sardelli (Iniziativa responsabile) hanno inviato al presidente della Camera, Gianfranco Fini, una lettera nella quale chiedono di sollevare il conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato “a tutela delle prerogative della Camera”, sulla base dell’articolo 96 della Costituzione. Lo scontro sulla giustizia ha registrato in giornata anche la presa di posizione del presidente della Consulta Ugo De Siervo, che ha detto di non capire da dove vengano le accuse di comunismo rivolte ai componenti della Corte. Un riferimento chiaro, seppur implicito, alle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

I capigruppo della maggioranza chiedono, tra l’altro, di sollevare conflitto di attribuzioni per “l’assoluta infondatezza ed illogicità dei capi di imputazione”. “All’Organismo parlamentare – si legge nella lettera trasmessa a Fini – non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria. Né tantomeno ove non condivida la conclusione negativa espressa dal Tribunale dei ministri – la possibilità di sollevare conflitto d’attribuzioni davanti alla Corte costituzionale – assumendo di essere stata menomata per effetto della decisione giudiziaria, della potestà riconosciutale dall’Articolo 96 della Costituzione”. Nella lettera si parla anche di “superficialità” che sarebbe stata

dimostrata dai magistrati di Milano. La richiesta di sollevare conflitto è infatti nei confronti della Procura e del gip di Milano che, per il caso Ruby, hanno imputato al premier i reati di concussione e prostituzione minorile.

Intervistato ieri a proposito dell’eventualità che il Pdl sollevasse la questione del conflitto di attribuzione con l’obiettivo di sottrarre il premier Berlusconi al giudizio dei pm di Milano e affidare il caso al Tribunale dei ministri, Fini aveva spiegato che “non ci sono precedenti. Sarà una decisione presa alla luce dei regolamenti”. Il presidente della Camera ha poi aggiunto: “Non ci sarà conflitto istituzionale tra il mio ruolo di presidente della Camera e il mio ruolo politico”. La questione, aveva anche detto, “sarà valutata dall’ufficio di presidenza e dalla giunta per il regolamento”. Che cosa farà Futuro e Libertà? “Credo che farà ciò che ha fatto fin qui, nella migliore tradizione della destra italiana. Fli ha un tratto distintivo nel tema della legalità, che vuol dire in primo luogo che la legge è uguale per tutti e chi sbaglia paga. Lo vorrei ricordare a qualche amico che ha dimenticato che questa era la posizione di An”.

Dura la reazione del Pd.
Per il segretario democratico Pierluigi Bersani bisogna fare i “complimenti” alla Lega per aver sottoscritto la lettera a Fini . “Domani si vota il federalismo salvaprocessi”, ha aggiunto sulla sua pagina Facebook.

“Trovo incredibile che i capigruppo della maggioranza, anziché portare in aula provvedimenti che riguardano gli italiani, siano solerti solo sui provvedimenti che sono fondamentali per bloccare i processi del presidente del Consiglio”, ha commentato il capogruppo democratico alla Camera Dario Franceschini. “Ci si espone al ridicolo di sostenere che si tratta di reato ministeriale, perché il presidente del Consiglio quando ha fatto la telefonata era convinto che si trattasse della nipote di Mubarak. Una cosa di fronte alla quale ha riso tutto il mondo. Capitasse ancora a Berlusconi di dover intervenire per la nipote di un capo di Stato straniero, la mandi a prendere da un console o da un rappresentate dei servizi segreti ma non la affidi ad una ragazza che la manda a dormire da una prostituta brasiliana. Un fatto che smonta il castello costruito per questo caso”.

Fli critica la richiesta. Nino Lo Presti, esponente di Futuro e Libertà in Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, considera la lettera piena di “inesattezze” e contenente “un fumoso affastellamento di argomenti non pertinenti”.

De Siervo: “Non capisco chi ci accusa di essere comunisti”. Nel suo intervento a una manifestazione per i 150 anni dell’Unità d’Italia a Cosenza il presidente della Consulta è tornato sulle polemiche delle ultime settimane: “C’è un esponente politico, di cui non farò il nome, nemmeno sotto tortura, che polemizza con la Corte Costituzionale, parlando di esponenti comunisti. Non si capisce però da dove trae queste affermazioni. Scusate questo sfogo”. E ancora: “In questi giorni ho sentito critiche non giuste e non solo nei confronti della Corte Costituzionale. Tanto per essere chiari, non sono i pm ad impugnare le leggi. La Costituzione va oltre gli interessi di bottega”.

De Siervo ha quindi rivendicato l’indipendenza della Consulta: “Posso garantire, sulla base della mia esperienza che la Corte Costituzionale opera come organo assolutamente indipendente. Noi decidiamo su tutto tutti e quindici i giudici, a meno che qualcuno non sia ammalato. E’ naturale, come è avvenuto nel corso degli anni, che ci sia qualche frizione. Forse però adesso è in atto qualcosa di diverso, magari anche qualche campagna di disinformazione”.

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01 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/01/news/camera_conflitto_attribuzioni-13063010/

VENTI DI SECESSIONE – La Lombardia avra’ una propria festa e una propria bandiera

La Lombardia avra’ una propria festa e una propria bandiera

Accordo Lega-Pdl che sblocca la legge sui 150 anni dell’Unita’

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(ANSA) – MILANO, 1 MAR – La Lombardia avra’ una propria bandiera e una propria festa. Questo prevede l’accordo fra Pdl e Lega per sbloccare la legge sui 150 dell’Unita’ d’Italia.

Il Carroccio ha rinunciato all’ostruzionismo al progetto di legge e ha ritirato i suoi 40 ordini del giorno e 200 emendamenti. In cambio ha ottenuto un emendamento e un ordine del giorno con l’impegno di istituire entro 120 giorni la bandiera e la festa regionale in cui non si lavorera’ (forse il 27 maggio, giorno della battaglia di Legnano). La Lega comunque votera’ contro la legge sulle celebrazioni dei 150 anni.(ANSA).

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Prima pagina: Ansa.it

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lombardia/2011/03/01/visualizza_new.html_1561800561.html

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Bandiere regionali

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LAVORI USURANTI – Pensione in anticipo solo per 5 mila

Pensione in anticipo solo per 5 mila

Mancano i fondi: passa chi fa domanda prima. In teoria sono 15 mila l’anno gli italiani con i requisiti

https://i1.wp.com/www3.lastampa.it/fileadmin/media/economia/palombaro01g.jpg

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di ROBERTO GIOVANNINI
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Ci sono delle vicende che sembrano davvero non chiudersi mai, tra rinvii, incertezze, dubbi e soldi che prima si trovano e poi non bastano mai. Stavolta – ma un «forse» è d’obbligo, si direbbe – l’interminabile telenovela del pensionamento anticipato per i cosiddetti «lavori usuranti» sembra invece finalmente destinata a chiudersi con una soluzione definitiva. Sono oltre trent’anni, infatti, che si parla di favorire con un anticipo della pensione i lavoratori che svolgono mansioni particolarmente faticose, disagiate, che rendono più breve per forza di cose l’arco della vita lavorativa. Ci sono voluti anni per definire la platea dei lavori usuranti; ci sono voluti altri anni per trovare i soldi e mettere nero su bianco le regole. Ma oggi a Montecitorio in Commissione Lavoro si comincerà a discutere lo schema di decreto legislativo messo a punto in modo sostanzialmente bipartisan da maggioranza e opposizione, che passerà la prossima settimana all’approvazione del Consiglio dei ministri e diventerà operativo entro aprile. È il punto finale per questo annoso problema? Sì, anche se i soldi che sono stati appostati in bilancio permetteranno di mandare in pensione anticipata (di tre anni, a partire dal 2013, a regime) soltanto 5.000 dei 15-18.000 lavoratori «usurati» che secondo le stime dei sindacati ogni anno maturano il diritto. Sono circa 800.000 gli italiani che svolgono un lavoro «usurante».

Nella lista ci sono quelli individuati nel 1999 dall’allora ministro Cesare Salvi: circa 360.000 persone che lavorano in miniera, in cava o in galleria, in cassoni ad aria compressa, i palombari, chi lavora ad alte temperature o in spazi ristretti, quelli che trattano l’amianto o il vetro cavo. A questi vanno aggiunti quelli di altre categorie, indicate nel 2007 dall’allora ministro Cesare Damiano nell’accordo sul Welfare con i sindacati: circa 500.000 lavoratori dipendenti con turni di lavoro notturni (almeno 64 notti l’anno); i 90.000 operai addetti alle linee produttive con catene di montaggio; i circa 65.000 conducenti di mezzi del trasporto pubblico. Come detto, a regime dal 2013 lo scivolo per anticipare la pensione sarà di tre anni, il che significa che si andrà a 58 anni e non a 61 se si avrà raggiunto «quota» 94 (la somma di età e contributi) anziché quota 97. Fino al 2012 (a partire dal 2008) lo scivolo varia da 1 a 3 anni in base all’età anagrafica e da 1 a 2 anni in relazione alla «quota». Per i «notturni», 3 anni pieni si hanno con 78 notti annue. Chi va in pensione entro il 2017 deve aver svolto lavori usuranti in 7 degli ultimi dieci anni di attività, dal 2018 servirà almeno la metà dell’attività. Ma attenzione, non ci sono soldi per tutti. Solo 5.000 l’anno saranno i fortunati: potrà andare in pensione prima chi ha maggiore anzianità di servizio, e a parità di anzianità chi ha presentato prima la domanda. Gli altri dovranno aspettare. Si tratta di una norma concordata da tutti i partiti, che, come chiarisce il relatore – Giuliano Cazzola, Pdl, vicepresidente della Commissione Lavoro – «è stato costruita sull’impianto preparato dal governo Prodi, apportando solo alcune modifiche che nel frattempo erano intervenute». Dunque, «avrà un ampio consenso bipartisan». «Di norme sui lavori usuranti – ricorda Cazzola – se ne parla dal 1980. Sono stati fatti degli interventi parziali, di cui il primo nel 1992, poi nel 1999 dall’allora ministro Salvi, ma ora finalmente si può scrivere la parola fine a questa vicenda».

Con un certo orgoglio l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd), festeggia la conclusione di questa complicata storia e rivendica la primogenitura del provvedimento. «Il mio rammarico – spiega – è che si arriva a conclusione con ben tre anni di ritardo, quando si poteva farlo subito. Il governo Berlusconi ha lasciato decadere un decreto delegato all’inizio legislatura. Questo significa che abbiamo sottratto ai lavoratori 283 milioni di euro, che era quanto avevamo stanziato noi per il prepensionamento dei lavoratori sottoposti a mansioni particolarmente faticose per il biennio 2009-2010». Per Damiano la norma non è perfetta, «ma di questi tempi, è meglio intanto portare a casa il risultato e risorse ingenti per i lavoratori».

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01 marzo 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/391099/

Napoli, via le multe in cambio di voti: Sotto inchiesta dieci vigili urbani

Napoli, via le multe in cambio di voti
Sotto inchiesta dieci vigili urbani

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NAPOLI – Ci sono dieci nomi nell’informativa su ipotesi di voto di scambio in vista delle prossime amministrative a Napoli. Dieci denunciati, tutti appartenenti al corpo di polizia municipale.
Ci sono agenti, qualche ufficiale, qualcun altro che svolge anche mansioni sindacali. Dieci nomi, inchiesta condotta dai vertici del comando di polizia municipale agli ordini del generale Luigi Sementa, che punta a fare pulizia nei suoi ranghi. Inchiesta interna, che punta a circoscrivere la responsabilità di un gruppetto di agenti corrotti, che avrebbero messo in piedi una vera e propria macchina di consenso elettorale.

Ipotesi da brividi, emersa nel corso di alcune indagini a campione: voti in cambio di verbali compiacenti. O meglio: c’era chi prometteva di non elevare multe in cambio di un assortito pacchetto di voti. Accordi sotto banco, in attesa delle prossime elezioni per la corsa a sindaco e a un posto di consigliere comunale. Omissioni da parte di agenti cavallucci per tirare la volata a un candidato di riferimento. Accordi definiti tra agenti corrotti e commercianti che, dal canto loro, si prodigavano per raccogliere voti per un candidato pronto a spiccare il salto verso la principale assemblea rappresentativa del capoluogo napoletano.

Grandi manovre, si parla di elenchi belli e confezionati: 250 nomi pronti, 250 voti su cui fare affidamento. In cambio di denunce zero, nessun controllo da un punto di vista amministrativo. Poi, all’improvviso, il meccanismo si inceppa. Decisiva l’attenzione della parte sana (e maggioritaria) del comando di via de Giaxa, che nel corso di un controllo si è trovata di fronte una situazione paradossale: c’erano alcuni agenti che stavano facendo una multa, quando qualcuno si è lasciato scappare una frase abbastanza ambigua: perché questa volta mi fate il verbale? Cosa è successo questa volta?

Ed è così che è venuto fuori uno schema destinato a finire al centro di una indagine di natura giudiziaria. Grandi manovre, dunque, c’è una strategia per portare acqua al mulino di qualcuno.

E c’è un metodo che punta a costruire ponti d’oro con la categoria maggiormente sofferente in tempi di crisi: il piccolo commercio, gli esercizi commerciali in difficoltà, pronti a flirtare con richieste di soccorso elettorale. Inevitabili una serie di domande: quanti elenchi sono stati preparati sotto traccia? Da quanti mesi si muovono gli agenti cavallucci?

Chi è il grande candidato per la corsa a Palazzo San Giacomo. Scenario complesso, ci sono denunce, esposti, elementi raccolti in questi mesi dagli uomini di pg della polizia municipale. Tanti indizi, una conferma: a pochi mesi dalle urne, c’è chi ci prova affilando le armi non sempre consentite.

l.d.g.

Martedì 01 Marzo 2011 – 13:06
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Maltempo, emergenza a Reggio Calabria. Frane e allagamenti: un morto

Maltempo, emergenza a Reggio Calabria
Frane e allagamenti: un morto

A Gioia Tauro esonda un torrente. Smottamenti nel Messinese

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110301_maltempo_calabria_vittima.jpg

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ROMA – Un uomo è morto a Reggio Calabria dopo che la sua auto è stata travolta da una frana: è accaduto stamattina nella località Villa San Giuseppe, nella zona di Pettogallico, dove sta piovendo dalla notte scorsa. La Fiat Punto su cui l’uomo viaggiava è stata travolta dal fango e dai detriti fino a capovolgersi in un dirupo. La vittima è un pensionato di 69 anni, Antonino Laganà: abitava nella frazione Arghillà. Il corpo è stato recuperato da una squadra dei vigili del fuoco del nucleo speleo-alpino-fluviale. Frane e allagamenti sono segnalati in varie zone della provincia.

Su Reggio continua a piovere e a tratti anche a grandinare. Smottamenti vengono segnalati in diversi punti della città. Nelle frazioni periferiche di Boschicello e di Gallina, per i cedimenti di terreno dovuti al nubifragio, ci sono alcune famiglie isolate. Isolata la frazione di Sambatello. Altre frane vengono segnalate a Pellaro nella zona Amendolea. Allagamenti in diverse zone del perimetro urbano. I vigili del fuoco del comando provinciale sono al lavoro dalla notte e già hanno attuato 50 interventi. Al lavoro anche la protezione civile regionale.

A Vibo Valentia quindici persone sono state soccorse dai vigili del fuoco dopo essere rimaste bloccate chi in auto, chi nella propria abitazione a causa di allagamenti. Tutta la fascia tirrenica vibonese è stata colpita da un violento acquazzone durato due ore. Ciò ha provocato diversi allagamenti nella zona di Bivona, a Porto Salvo e nel quartiere Marino di Vibo Valentia.

Piove con insistenza anche sulla Piana di Gioia Tauro, già segnata da un’alluvione in autunno. Nella città è esondato il torrente Budello. Non si segnalano al momento particolari criticità. Presenti sul posto operai del Comune, personale della Protezione Civile e volontari, pronti a intervenire.

Pioggia intensa e allagamenti nella provincia di Cosenza, mentre nel Crotonese il problema principale è il vento, che ha fatto staccare alcuni intonaci si sono staccati. Nel Catanzarese, infine, la zona più colpita è la fascia costiera ionica, dove ci sono stati alcuni allagamenti.

A causa dell’ondata di maltempo, l’Anas è stata costretta a chiudere la strada statale 18 a Vibo Valentia e tra le località di Scilla e Favazzina, nel Reggino. A Vibo la strada è stata chiusa per l’allagamento del piano viabile, mentre tra Scilla e Favazzina per una frana. Il traffico, in entrambe le direzioni, è stato deviato sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, tra gli svincoli di Scilla e Sant’Elia.

Frane e allagamenti nel Messinese. I vigili del fuoco sono intervenuti in tutta la provincia per alcuni smottamenti sulle strade. Piccole frane e colate di fango a Giampilieri e Scaletta Zanclea, colpiti dall’alluvione del 1° ottobre 2009. Alcune persone hanno abbandonato le proprie case.

Martedì 01 Marzo 2011 – 09:41    Ultimo aggiornamento: 12:55
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Istat: sale l’inflazione, a febbraio +2,4%. Pil 2010 +1,3%, in calo la pressione fiscale

Record dei senza lavoro da gennaio del 2004: un giovane su 3 è disoccupato

Istat: sale l’inflazione, a febbraio +2,4%
Pil 2010 +1,3%, in calo la pressione fiscale

E’ il dato più alto dei prezzi al consumo dal 2008: pesano carburanti e prodotti alimentari

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(Ansa)
(Ansa)

ROMA – È record per l’inflazione a febbraio: secondo i calcoli provvisori dell’Istat si è attestata al 2,4%, con una crescita dello 0,3% rispetto a gennaio. Si tratta di un nuovo record, visto che l’ultima volta che è stato toccato un livello più alto (2,7%) era nel novembre 2008. Sul dato hanno pesato gli aumenti dei beni alimentari e dei carburanti. In particolare, spiega l’Istat, il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell’11,8%. Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull’anno). In forte crescita anche i prezzi dei beni alimentari: in particolare il pane aumenta dello 0,3% su base mensile, dell’1,2% sull’anno. Vola anche la frutta fresca, che in un mese è salita dell’1,8% e del 2,4% rispetto al febbraio 2010. PIL – Sul fronte dei conti pubblici nel 2010 la crescita del Pil nel 2010 è stata dell’1,3%, mentre il deficit in rapporto al Pil è stato pari al 4,6%. Il debito pubblico è stato pari al 119% del Pil. Lo rileva sempre l’Istat ricordando che l’indebitamento lo scorso anno è stato pari al 5,4% (rivisto rispetto al 5,3%). Cala invece la pressione del fisco. Nel 2010, secondo l’Istat, si è attestata al 42,6%, ovvero cinque decimi di punto in meno rispetto al 43,1% del 2009. Il saldo primario è stato invece negativo e pari allo 0,1%.
Come detto il 2010 si chiude con una crescita del Pil dell’1,3%. Il dato è migliore di quanto previsto dal governo che nella decisione di finanza pubblica aveva indicato un +1,2%. Alla crescita hanno contribuito per 0,6 punti percentuali i consumi delle famiglie residenti, mentre la spesa della pubblica amministrazione ha segnato un -0,1 punti percentuali. In calo anche (0,4 punti) la domanda estera.

DISOCCUPAZIONE – Ma non è solo la crescita dell’inflazione l’unico dato negativo per il nostro paese. A gennaio infatti come sottolinea sempre l’Istat, prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4% su base mensile. Secondo l’istituto di statistica si tratta del record da gennaio del 2004, quando sono iniziate le serie storiche mensili. A dicembre 2010 il tasso di disoccupati giovanili si era attestato a 28,9%. La disoccupazione a gennaio è pari all’8,6%, per il terzo mese consecutivo. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat. Rispetto allo stesso mese dello scorso anno si registra una crescita di 0,2 punti percentuali. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, rileva l’Istat, aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%. La disoccupazione maschile è in diminuzione dello 0,9% (-11 mila unità) rispetto al mese precedente, ma in aumento del 5,2% nei dodici mesi. Il numero di donne disoccupate cresce dell’1,3% rispetto a dicembre (+13 mila unità) e dello 0,1% su base annua. Il tasso di disoccupazione maschile risulta invariato rispetto a dicembre e in aumento su base annua (+0,4 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione femminile aumenta rispetto allo scorso mese (+0,2 punti percentuali), ma rimane stabile in termini tendenziali. Gli uomini inattivi aumentano dell’1,0% in confronto al mese precedente (+52 mila unità) e del 2,4% su base annua. Le donne inattive registrano una variazione positiva sia nel confronto congiunturale (+0,3% pari a +28 mila unitá), sia nei dodici mesi (+0,1%).

TREMONTI – «Con la bussola giusta, con i piedi per terra un passo dopo l’altro, gli italiani e l’Italia stanno andando nella giusta direzione» ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, commentando i dati Istat relativi al Pil e alla pressione fiscale.

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Redazione online
01 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_marzo_01/disoccupazione-giovani_7cc488f2-43e6-11e0-b1c1-dd3fc08b55ae.shtml