Archivio | marzo 7, 2011

INTERVISTA A GHEDDAFI: «La scelta è tra me o Al Qaeda. L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

L’INTERVISTA AL RAIS

«Il Mediterraneo sarà invaso»

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Gheddafi da Tripoli: «La scelta è tra me o Al Qaeda L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

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TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?
«Vede… Sono qui…».

Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda?
«I leader vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan o anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli?
«I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d’artificio».

Pensa che tutto questo sia pianificato?
«Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».

Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato?
«No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».

Quali opzioni le si offrono?
«Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».

Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra?
(Risata). «Le porto un esempio. C’è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E’ stato detto che lui era in fuga verso l’estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E’ stato detto che c’erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha preso una risoluzione contro la Libia…
«Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».

Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L’ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese…
«Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».

La Cirenaica è una regione dove lei ha sempre avuto dei detrattori. Non c’è richiesta di una più grande autonomia, di federalismo?
«E’ una regione poco popolata, che rappresenta il 25% della popolazione. Nel piano attuale, le abbiamo accordato 22 miliardi di dollari di investimenti. E’ una regione della Libia un po’ viziata».

Cosa si aspetta oggi?
«Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».

Quali interventi?
«So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione».

I piloti sono vostri prigionieri?
«Sì, ed è normale».

A sentir lei, tutto va bene».
«Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte».

Lei agita lo spettro della minaccia islamica…
«Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c’è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore…
«Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».

Alle democrazie non piacciono i regimi che sparano sulla propria popolazione…
«Non ho mai sparato sulla mia gente! E voi non credete che da anni il regime algerino combatte l’estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza e fanno vittime fra i civili a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l’esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno. Sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario».

Gli americani minacciano di bloccare i suoi beni bancari…
«Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro! Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l’altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un’inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».

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Laurent Valdiguié
Journal du Dimanche
(traduzione di Daniela Maggioni)

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_07/o-me-o-al-qaeda-l-europa-tornera-ai-tempi-del-barbarossa_db774cfc-4884-11e0-b2f1-0566c0fae1de.shtml

MILANO – Casa «stile Batman»: indagato Moratti jr / “Moratti jr vide il film di Batman e ci chiese di costruire la botola”

Il Pd: se vero, non si ricandidi. Il Pdl: strumentalizzazioni

Casa «stile Batman»: indagato Moratti jr

fonte immagine

La Finanza dal figlio del sindaco di Milano

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Il 32enne Gabriele Moratti, figlio del sindaco milanese Letizia
Il 32enne Gabriele Moratti, figlio del sindaco milanese Letizia

MILANO – Mezzo migliaio di metri quadri ristrutturati, cinque capannoni trasformati sulla carta in «laboratorio» ma di fatto in una specie di reggia residenziale abusiva, magari con la garanzia di regolarizzarla senza problemi grazie al nuovo Piano del territorio appena approvato dal Comune: è questo il sospetto che ha fatto finire sotto inchiesta il 32enne Gabriele Moratti, figlio del sindaco milanese Letizia, con l’ipotesi di violazione edilizia. Sospetti – appunto – di cui non solo si parlava ma erano anche già finiti sui giornali da tempo, salvo prendere improvvisamente corpo formale nel pomeriggio di ieri allorché i militari della Finanza si sono presentati all’ingresso dell’edificio in questione con un mandato per entrare, fotografarlo, compiere tutti i rilievi del caso e acquisire i relativi documenti. Di lì a poco, sulla base del loro rapporto, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha valutato che l’iscrizione di Moratti Jr. nel registro degli indagati non fosse rinviabile neppure di un giorno.
I cinque (ex) capannoni che oggi hanno comunque l’aspetto di un unico complesso da 447 metri quadri stanno al numero 30 di via Ajraghi, appena fuori dal centro storico di Milano in direzione nord-ovest: ristrutturati nel 2009, fin da subito oggetto di polemica in consiglio comunale, accatastati come laboratori. Senonché l’architetto Gian Matteo Pavanello, artefice del progetto, contestualmente a una lite giudiziaria tra lui e i Moratti sul mancato pagamento dei lavori pubblica un libro per dire che non di laboratorio si trattava bensì di magione «in stile Batman» con «bagno turco, piscina salata, camere da letto immense» e persino «poligono di tiro» sotterraneo. Nel 2010, con 102mila euro di oneri, l’accatastamento si trasforma in commerciale. Mai in abitativo, anche se l’architetto accusava già allora il giovane Gabriele di «averci abitato». I tentativi di ispezione fatti in passato si erano fermati contro una porta chiusa: ma le foto scattate ieri dalla Finanza potrebbero finalmente aiutare a capire come stanno veramente le cose. Nel frattempo l’ultimo capitolo – di questi giorni – è che l’approvazione del Piano generale del territorio consentirebbe comunque di regolarizzare tutto quanto con un semplice timbro.

Esplosa mentre ancora è ben vivo a Milano il rumore sulle case degli enti a vip e affini – il cui fascicolo è in mano allo stesso Robledo – la vicenda ha ovviamente mandato la politica locale in ulteriore fibrillazione. Il Pd ha chiesto inutilmente al sindaco Letizia Moratti di presentarsi in Consiglio: «Se i sospetti fossero confermati – dice il capogruppo Pierfrancesco Majorino – la Moratti non dovrebbe presentarsi alle elezioni». «Ben venga la chiarezza ma così come le colpe dei padri non ricadono sui figli – ha replicato Giulio Gallera per il Pdl – al sindaco non possiamo certo imputare niente». Sulla stessa linea il capogruppo della Lega, l’europarlamentare Matteo Salvini. Nessun commento dal candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia.

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Paolo Foschini
Rossella Verga
05 marzo 2011(ultima modifica: 06 marzo 2011)

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_05/casa-moratti-sindaco_432f1382-4710-11e0-b6b9-265b0f3bef10.shtml

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“Moratti jr vide il film di Batman
e ci chiese di costruire la botola”

L'edificio ristrutturato da Moratti junior

Gian Matteo Pavanello è l’uomo che ha accusato il figlio del sindaco di Milano per il loft
“Furono i vicini e le maestranze a dirmi che aveva mascherato tutto con il cartongesso”

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di ALESSIA GALLIONE
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"Moratti jr vide il film di Batman e ci chiese di costruire la botola" Gabriele Moratti

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Dallo schermo del cinema al progetto per la maxiristrutturazione. Il bunker sotterraneo di via Ajraghi non è sempre stato presente nei disegni degli architetti di Gabriele Moratti. La Bat-caverna sarebbe spuntata in corso d’opera, quando gli operai erano ormai pronti a iniziare i lavori. E dopo l’uscita dell’ennesimo capitolo della saga dell’uomo-pipistrello: Il cavaliere oscuro. Un’illuminazione cinematografica, a sentire il racconto di Gian Matteo Pavanello. È lui, l’amministratore e titolare del gruppo Hilite che ha portato in tribunale la vicenda (una causa civile per un mancato pagamento) e acceso l’attenzione sulla ristrutturazione dei laboratori, a ricostruire l’ispirazione.

L’edificio ristrutturato da Moratti junior

«I lavori di nostra competenza — ricorda — dovevano iniziare a luglio del 2008, poi slittarono a settembre. Fu allora che l’architetto che si occupava del progetto ci chiamò dicendo che il disegno doveva essere rifatto. Moratti aveva visto l’ultimo film su Batman, si era entusiasmato e voleva aggiungere un piano interrato». Proprio quei sotterranei con tanto di botola meccanizzata, ring da pugilato e poligono di tiro, che sarebbero “rispuntati” durante il sopralluogo della finanza dello scorso venerdì.

Quella mossa disperata per sanare gli abusi I finanzieri nella casa di Batman La casa condonata grazie al Pgt

Alla fine, Pavanello dice di essere entrato in via Ajraghi a febbraio del 2009. Quando gli spazi erano già un cantiere. La storia della Bat-casa, quindi, sarebbe iniziata prima del 4 agosto del 2009. È in questa data che gli archivi del Comune conservano la prima richiesta di Gabriele Moratti: “Ampliamento di unità a uso laboratorio”. C’è anche la «formazione di piano cantina» per realizzare la Bat-caverna. «Il progetto — continua Pavanello — prevedeva un piano sotterraneo costruito con l’utilizzo di cemento armato speciale». Ma oltre ai sotterranei, sono molte le meraviglie di quello che per gli avvocati di Moratti jr è uno spazio commerciale. Tutto tornato alla luce durante l’ispezione disposta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Quei 447 metri quadrati sono una casa o uno show room? «Questo sta al magistrato stabilirlo — commenta Pavanello — posso dire che anch’io, come Moratti, ho la massima fiducia nella magistratura».

Durante le quattro ore di sopralluogo, le Fiamme gialle hanno scattato decine di foto a stanze dove niente sembrava abbandonato: camere da letto, un armadio pieni di abiti, la cucina e il frigo fornito, perfino uno stendino con i panni stesi. All’immobile si accede da due ingressi (uno per auto e moto) e, varcata la soglia, ecco la piscina con ponte levatoio. Il designer, che ha accompagnato i militari, non parla di quello che ha visto venerdì. Ma di quello che prevedeva il progetto: «Quello che anche i giornali hanno scritto: piscina, palestra, sauna, bagno turco…». Una “casa giocattolo” e supertecnologica. «Siamo stati contattati dal progettista — dice — e le nostre tre società sono state tutte coinvolte: due si sono occupate degli impianti convenzionali, della progettazione e delle forniture illuminotecniche per l’impresa generale di costruzione.

Brera 30, che ha la causa in corso, ha fatto un appalto diretto con un contratto di 380mila euro al netto dell’imponibile controfirmato da Gabriele Moratti. Prevedeva l’esecuzione degli impianti domotici speciali: audiovisivi, integrazione dei sistemi di climatizzazione e supervisione. In totale circa 700mila euro di forniture». E, a giudicare dagli impianti, la ristrutturazione non può che essere costata qualche milione di euro. Pavanello ha detto all’Espresso che, in vista dell’ispezione di settembre 2010 furono realizzate pareti di cartongesso. E ora spiega: «Mi fu riferito dalle maestranze che, a loro volta, avevano avuto la notizia dai vicini di via Ajraghi che notavano un gran trambusto notturno». Tutto vero? Qualche traccia di cartongesso sarebbe riemersa dalle ultime indagini. Per i legati di Moratti i racconti di Pavanello sarebbero «falsità». Ma lui, perché, ha deciso di far emergere la vicenda? «Vado avanti — dice — perché non ho niente da nascondere. Dico la verità, sono un cittadino che ama la legalità e vorrebbe vivere in uno stato di diritto».

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07 marzo 2011

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/03/07/news/moratti_jr_vide_il_film_su_batman_e_ci_chiese_di_costruire_la_botola-13270487/

LO SCANDALO DEI TESORI ABBANDONATI – I gladiatori strappati ai tombaroli giacciono dimenticati sotto i teloni

Nel sito archeologico a Nord di Roma

I gladiatori strappati ai tombaroli  giacciono dimenticati sotto i teloni

Il museo dimenticato: nel sito archeologico di Lucus Feroniae (Capena, Roma), preziosi bassorilievi dimenticati sotto i teloni dopo il salvataggio dai tombaroli del 2007 (foto Brambilla)

Il caso Capena: reperti del V sec. nascosti ai visitatori
A Lucus Feroniae, meraviglie abbandonate dopo il salvataggio della Guardia di Finanza nel 2007

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Particolare del basso rilievo dei gladiatori a Lucus Feroniae
Particolare del basso rilievo dei gladiatori a Lucus Feroniae

ROMA – Chi ha a cuore i nostri beni culturali pianti lì tutto quello che sta facendo e corra a Lucus Feroniae. Entri nel cortile del museo e sollevi i teloni buttati sopra 7 pannelli del fantastico monumento funerario con figure di gladiatori strappato tre anni fa ai tombaroli vicino a quel sito archeologico abbandonato al degrado e alle sterpaglie. Resterà atterrito: è quello il modo di conservare un tesoro?
Quel luogo sulla via Tiberina a pochi chilometri a nord di Roma è il posto giusto per rendersi conto della considerazione riservata al nostro patrimonio archeologico. Ti spezza il cuore, oggi, visitare ciò che resta del bosco sacro (questo significa Lucus) di Feronia, la dea alla quale era dedicato l’antico santuario celebre per le sue ricchezze e saccheggiato da Annibale nel 211 a.C., protettrice degli schiavi liberati e depositaria (secondo i suoi devoti) di grandi capacità taumaturgiche per lenire i dolori del corpo e dell’anima.

Il cartello rovinato che indica il sito archeologico (foto Brambilla)
Il cartello rovinato che indica il sito archeologico (foto Brambilla)

Il grande centro religioso abbandonato probabilmente nel V secolo d.C. e scoperto per caso nel 1953 all’interno delle sue tenute dal principe Vittorio Massimo, proprietario del Castello di Scorano, nel comune di Capena, a poche centinaia di metri dall’Autostrada del Sole, è coperto da erbacce che nessuno falcia, arbusti che nessuno strappa.
Un tempo era una cittadina romana che aveva un foro, la basilica, un anfiteatro, templi, botteghe, negozi e un complesso dell’età imperiale di terme che venivano riscaldate con il passaggio di vapori bollenti nelle intercapedini sotto il pavimento e dietro le pareti… Oggi la trovi solo se sai che esiste e hai la pazienza cocciuta di cercare lo sgarrupato cartello segnaletico difficile da individuare. Il comune di Capena, certo, si vanta di ospitare quelle testimonianze antiche. E apre la sua home page ricordando quanto scrisse Cicerone nelle sue Epistulae ad Familiares: «Si vis pingues agros et vineas perge Capenam». Traduzione: Se desideri fertili campi e vigneti dirigiti verso Capena. Della storia del sito archeologico, però, c’è poco o niente. Per capirci: 3 foto di Lucus Feroniae, 3 dell’apertura di un parcheggio, 3 dell’inaugurazione di una nuova aula magna, 6 della nuova mensa scolastica, 12 del nuovo campo sportivo…

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Lucus Feroniae Lucus Feroniae Lucus Feroniae Lucus Feroniae

Lucus Feroniae Lucus Feroniae Lucus Feroniae Lucus Feroniae

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I risultati si vedono: l’ingresso al sito archeologico e al museo è gratis, ma ciò evidentemente non basta a ingolosire gli sparuti turisti. Il massimo storico è stato toccato nel 2001, quando a Lucus Feroniae arrivarono addirittura in 3.934. Poi, inarrestabile, il declino. Fino ai 1.337 ospiti dell’anno scorso: una media di 3,6 visitatori al giorno. Umiliante. Tanto più dopo la scoperta nel 2007 del bellissimo monumento funerario decorato con bassorilievi di fattura incredibilmente accurata che raffigurano combattimenti fra gladiatori.

I pezzi recuperati nel 2007 dalla Guardia di Finanza
I pezzi recuperati nel 2007 dalla Guardia di Finanza

Li aveva recuperati nelle campagne di Fiano Romano il Gruppo tutela patrimonio archeologico della Guardia di Finanza prima che venissero portati via per essere venduti chissà dove. All’estero, ovviamente. Come troppo spesso accade ai nostri tesori archeologici, dopo essere passati per le mani di qualche mercante senza scrupoli.
Come li avevano visti, quei bassorilievi, i finanzieri si erano resi conto di essere davanti a uno dei salvataggi più importanti degli ultimi anni. Per la qualità, per lo stato di conservazione e soprattutto per la particolarità del soggetto. Ma anche per le dimensioni e la completezza del reperto. Era stato trovato per caso da tombaroli improvvisati durante lo scasso del terreno per la costruzione di una villetta.

Un basamento marmoreo nel sito di Capena (Brambilla)
Un basamento marmoreo nel sito di Capena (Brambilla)

Senza dire niente alla Soprintendenza, quei predatori dell’arte perduta, come li chiama Fabio Isman nel suo libro omonimo, avevano smontato il monumento funebre sotterrandone i pezzi, tredici in tutto, in attesa di piazzarli sul mercato clandestino. Un progetto miracolosamente mandato a monte dall’intervento della Finanza.
Non avrebbero prezzo, quei grandi pannelli, sul mercato internazionale delle antichità. Qualunque grande museo del mondo, orgogliosamente, li metterebbe in una posizione d’onore per esaltarne al massimo la bellezza. Non per nulla, quando i pezzi del monumento vennero trovati ci fu chi propose di portarli a Roma. Magari al museo nazionale romano di palazzo Massimo alle Terme.

Venne fatta invece, in ossequio alla logica secondo la quale i beni archeologici devono restare nel luogo originario, una scelta diversa. E la Soprintendenza decise che quel tesoro venisse collocato al piccolo museo di Lucus Feroniae. Dove però potevano montare ed esporre al pubblico soltanto sei di quei blocchi: gli altri sette furono appunto appoggiati sotto un portico. Una beffa: tirati fuori dalla terra dove i tombaroli li avevano nascosti per finire sotto un telone. Era il gennaio 2007. Da allora non li hanno più mossi.

I bassorilievi nascosti sotto teloni nel sito di Lucus Feroniae
I bassorilievi nascosti sotto teloni nel sito di Lucus Feroniae

Una scelta forse obbligata, data la mancanza di spazi di quel minuscolo museo. Ma incomprensibile per chi visita il posto e butta l’occhio su quei preziosi pannelli coperti dai teloni. Così come è incomprensibile la sciatteria di chi ha sistemato i sei pannelli esposti del bassorilievo senza uno straccio di cartellino che spieghi agli sparuti turisti in visita che cosa sono, da dove vengono, in che epoca furono scolpiti: nessuna informazione. Zero carbonella.
Esattamente come per le grandi e bellissime statue senza testa né mani che fanno compagnia ai gladiatori. Reperti straordinari, rarissimi se non unici. La testa era intercambiabile: via via avvitavano sul tronco quella di chi in quel momento comandava a Roma.

Una vergogna. Quelle statue rappresentano del resto la metafora della situazione in cui versa il patrimonio archeologico italiano. Un tesoro immenso. Senza una testa che a Roma se ne occupi davvero.

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La mappa del museo di Locus Feroniae

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Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella,
l’articolo a pag. 23 sul Corriere della Sera
07 marzo 2011

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_7/gladiatori-abbandonati-capena-rizzo-stella-190167703740.shtml

Strage di Viareggio, al via maxi udienza. “Nessuno può ridarmi la mia famiglia”

Strage di Viareggio, al via maxi udienza
“Nessuno può ridarmi la mia famiglia”

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Nell’aula del tribunale di Lucca, appositamente allestita al Centro Lucca Congressi e Fiere, è incominciata la prima udienza dell’incidente probatorio. Tra i primi ad arrivare Marco Piagentini che ha perso la moglie e due figli: “E’ una giornata difficile”. Il sindaco Lunardini: “In aula non si sono presentati gli indagati: sarebbe stato un segno di rispetto esserci” / LO SPECIALE

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dalle inviate di Repubblica LAURA MONTANARI e FRANCA SELVATICI

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Strage di Viareggio, al via maxi udienza "Nessuno può ridarmi la mia famiglia"

Fuori dall’aula striscioni e le foto delle vittime
La cronistoria Via Ponchielli I volti

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IL VIDEO

Si è conclusa, nell’aula di tribunale appositamente allestita al Centro Lucca Congressi e Fiere, la prima udienza dell’incidente probatorio sulla strage ferroviaria del 29 giugno 2009. Al termine di un’intensa giornata il gip Simone Silvestri ha stabilito che le operazioni di perizia tecnica cominceranno il 21 aprile e che l’udienza per la discussione della consulenza tecnica d’ufficio si terrà il 2 novembre.

Parenti, avvocati e consulenti hanno cominciato ad arrivare dalle prime ore della mattina e, fuori dall’aula, sono stati appesi striscioni con le foto delle vittime del disastro. Spicca l’assenza degli indagati, che hanno mandato i loro avvocati: “Penso si vergognino parecchio”, ha commentato Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” e madre di Emanuela, morta a 21 anni per le ustioni subite. Biasimo anche da parte del sindaco di Viareggio Luca Lunardini: “Sarebbe stato un atto di rispetto se almeno qualcuno di loro si fosse presentato”. Fra i primi ad arrivare Marco Piagentini, che nell’esplosione perse la moglie e due figli: “E’ una giornata difficile – ha detto – la mia famiglia non me la restituirà nessuno”. Assenti anche i macchinisti. Uno di loro, Roberto Fochesato, rimasto nella sua casa in Liguria in malattia, fa sapere: “Non riuscirò mai a staccarmi dal ricordo di quella notte”.

Secondo il presidente del tribunale di Lucca, Gabriele Ferro, si potrebbe arrivare al processo all’inizio dell’estate 2012. Ecco il resoconto della giornata:

ORE 16.22
Il gip Simone Silvestri ha stabilito che le operazioni di perizia tecnica cominceranno il 21 aprile e che l’udienza per la discussione della consulenza tecnica d’ufficio si terrà il 2 novembre. Con queste decisioni si è conclusa l’udienza di oggi. Sono stati integrati i quesiti e i consulenti tecnici d’ufficio hanno fatto sapere che non basteranno 90 giorni per rispondere a tutte le domande.

Ore 15.30
Il gip Simone Silvestri si è ritirato in camera di consiglio con i suoi due consulenti, Dario Vangi e Riccardo Licciardello, dopo che c’è stata una discussione e una richiesta di integrazione sui quesiti da sciogliere con gli accertamenti tecnici. In particolare si sono profilati due schieramenti, uno dei quali, rappresentato dagli avvocati e dai consulenti di alcuni indagati, chiedeva che venisse preliminarmente fatta una ricostruzione simulata dell’incidente. Un’altra parte di consulenti e di avvocati ha invece detto che è buona regola partire dai fatti, dalle evidenze e sulla base di queste procedere poi alla ricostruzione simulata.

Ore 12,38
“Gli avvocati degli indagati ci sono ma gli indagati no. Penso si vergognino parecchio”. Sono le parole di Daniela Rombi dell’Associazione fra i familiari delle vittime della strage di Viareggio. Solo pochi giorni fa l’incontro a cui dovreva partecipare l’ad di Fs, Mauro Moretti, fra i 38 indagati nell’inchiesta:  “Anche a Firenze non s’è fatto vedere. Con lui abbiamo chiuso. E’ arrogante, supponente e si crede padrone del mondo” ha detto la Rombi.

ORE 12.34
In aula non ci sono i due macchinisti. Roberto Fochesato, raggiunto telefonicamente nella sua casa in Liguria, spiega: “Sono stato a casa, in aula c’è il mio avvocato. Sto male, sono in malattia, non riuscirò mai più ad andare a lavorare in ferrovia. Aspetto che le Fs mi convochino per fare una visita medica. Non riuscirò mai a staccarmi dal ricordo di quella notte. Ogni volta che c’è un incidente ferroviario in giro per il mondo resto sconvolto”.


ORE 12.27
“In aula ci sono gli avvocati degli indagati, quelli ci sono tutti. Gli indagati non sono venuti? Penso che si vergognino parecchio”. A parlare è ancora Daniela Rombi, presidente de “Il mondo che vorrei”. “Penso – continua – a come si è comportato Moretti a Firenze che non si è fatto vedere. Noi con lui abbiamo chiuso il giorno dopo e poi c’è stato quello che ha detto al Senato. E’ arrogante, supponente e si crede padrone del mondo”. Rombi chiede anche una “corsia preferenziale” per il procedimento, per evitare rischi di prescrizione, ribadendo che quella di viareggio “non è una strage italiana ma europea, che può capitare in tutta Europa”.


ORE 11.47
Il presidente della Regione Enrico Rossi commenta la giornata su Facebook: “Oggi inizia il processo per la strage di Viareggio – scrive sulla sua pagina –  Accanto ai familiari delle vittime ci saremo anche noi: la Regione si è costituita parte civile. Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso e lo faccia presto. Con la riforma che il Governo vuole varare c’è il rischio, se il processo durerà più di 2 anni, che il reato di omicidio colposo plurimo cada in prescrizione”.

ORE 10.33
Aldo Cicala, presidente della Procura: “E’ un momento importante, speriamo di chiudere l’incidente probatorio nella giornata di oggi, ma dipende dalle accezioni. Per quanto riguarda l’udienza preliminare speriamo entro l’anno”.

ORE 10.32
Il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, qui come parte offesa: “Abbiamo chiesto una consulenza al professor D’Errico del Politcenico di Milano e le sue conclusioni sono coerenti con l’istruttoria della procura di Lucca, a proposito dell’incidenza del picchetto rispetto al foro della cisterna. Mi auguro che non ci siano eccezioni da parte degli indagati a proposito del fatto che come Provincia ci siamo costituiti parte civile, perché la provincia rappresenta una comunità e la comunità è stata gravemente colpita dall’incidente ferroviario. Intendiamo svolgere un ruolo attivo, il nostro non è un contrivuto simbolico”.

ORE 10.29
Il presidente del tribunale Gabriele Ferro: “Sentiamo un impegno assoluto e profondo per dare a queste persone una risposta certa e rapida in una struttura tecnologicamente accogliente e idonea. Appena è stata preannunciata la richiesta di incidente probatorio abbiamo chiesto al Comune di reperire un’aula idonea e in meno di un mese questa struttura (che si trova all’interno del Centro Lucca Fiere e congressi, ndr) è stata attrezzata a livelli tecnologici di eccellenza”. “Qui – spiega poi – si farà anche il processo a cui speriamo di poter arrivare nell’estate 2012. Tutto costerà circa 1 milione di euro”.

ORE 10.25
La senatrice del Pd Manuele Granaiola abita vicinissimo al luogo devastato dall’esplosione: “Quella notte – racconta – due ragazzi di Ischia che erano alla stazione di Viareggio e aspettavano il treno per rientrare a casa, presero le valigie e scapparono inseguiti dai sassi e dal fuoco: io ero in camicia da notte quando mi entrarono in casa. La ragazza non riusciva a respirare, chiamammo i soccorsi. Ora mi piacrebbe tanto ritrovarli per sapere cosa è rimasto dentro di loro di quella notte”.

Granaiola si dice molto “amareggiata” perché “nonostante il presidente del tribunale, dottor Ferro, si sia adoperato per verificare la possibilità che io assistessi all’incidente probatorio, il giudice, dottor Silvestri, non lo ha consentito per motivi procedurali. Esprimo profonodo rammarico perché come parlamentare ritengo di rappresentare in questo momento e in questo luogo lo Stato, che credo essere parte profondamente lesa in questo processo”. “Esprimo anche un dispiacere affettuoso – continua la senatrice – nel non poter essere vicina ai miei concittadini, con i quali condivido il dolore e il desiderio di giustizia. Ho espresso il mio profondo rammarico anche al presidente del Senato Schifani a cui ho presentato un’interrogazione”.

ORE 10.05
Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” e madre di Emanuela, morta a 21 anni: “E’ una giornata fondamentale, oggi comincia una strada nuova e ugualmente dolorosa. Chiediamo che si eviti il processo breve. Noi saremo sempre presenti in aula”.

ORE 10.01
Il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini: “Questo è un primo passo importante. Oggi si formano le domande e noi ci aspettiamo delle risposte. Ho saputo che oggi in aula non ci saranno gli indagati, ma soltanto i loro indagati. Credo che sarebbe stato un atto di rispetto se almeno qualcuno di loro si fosse presentato. Questo atteggiamento può essere visto come un rifuggire dalle proprie responsabilità”. Lunardini spiega poi che “in aula c’è una forte emozione e un’atmosfera di attesa”.

ORE 09.30
Marco Piagentini è tra i primi ad arrivare ai cancelli dell’ex stabilimento Bertolli, area Fiera di Lucca, dove oggi si tiene l’udienza per la strage di Viareggio: “E’ una giornata difficile come sono difficili per me tutte le giornate da quel 29 giugno. Alla fine non cambia niente, la mia
famiglia non me la restituisce nessuno”. Piagentini ha perso nella strage la moglie e due figli, Luca e Lorenzo, il terzo, Leonardo, si è salvato. “Mio figlio Leonardo sta bene, ma non è facile elaborare quello che ha vissuto”.

Pochi minuti dopo è incominciata nell’aula del tribunale di Lucca la prima udienza dell’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Viareggio che il 29 giugno del 2009 provocò 32 morti. Gli indagati sono 38 e 349 parti civili fra cui, soprattutto, familiari delle vittime, che per essere presenti hanno noleggiato un pullman. I reati ipotizzati sono incendio e disastro ferroviario colposi, lesioni e omicidio colposo.

ORE 09.00
Nel piazzale davanti all’ex stabilimento Bertolli arrivano parenti, avvocati, consulenti. Ai cancelli è stato appeso unos triscione giallo con scritto: “verità e giustizia – Sicurezza per Viareggio. Perché non accada mai più”. Su un altro si legge: “Non è così il mondo che vorrei”. Ci sono le foto delle 32 vittime.C’è Alessandro Farnocchia disteso al sole su un lettino, su una spiaggia. Andrea Falorni che sorride; Michela e Ilaria che si stringono la mano. C’è Hamsa, Antonio, Manuela e tutti gli altri.

E’ arrivato anche Riccardo Antonini, ferroviere, dell’assemblea 29 giugno: “Ci siamo costituiti come assemblea 29 giugno, subito dopo la tragedia e abbiamo cominciato una battaglia per la sicurezza e per la giustizia, sapendo che non ci potrà essere più nessuna giustizia per chi a subito quei lutti. Perché deve essere chiaro che non è stata una fatalità, ma una strage annunciata. Prima cdel deragliamento del treno che traportava Gpl a Viareggio, c’erano stati quattro incidenti con uscita dai binari. Erano avvisaglie che andavano colte”.

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(hanno collaborato Valeria Pini e Gaia Rau)

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07 marzo 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/03/07/news/strage_di_viareggio-13278039/?rss