Archivio | marzo 9, 2011

Vecchie, insicure e fatiscenti (e mai collaudate), le scuole italiane nel rapporto 2011 di Legambiente / VIDEO: Milano, scuole fatiscenti e genitori arrabbiati

Milano, scuole fatiscenti e genitori arrabbiati

Da: | Creato il: 11/gen/2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/ Nei corridoi il termometro segna nove gradi. Aule umide, serramenti marci, impianti fuori norma. Sei scuole di Milano attendono urgenti ristrutturazioni. E secondo i tecnici del Comune, l’istituto Cassinis di via Hermada va abbattuto e ricostruito. Da almeno un decennio questi lavori sono inseriti nel piano annuale delle manutenzioni straordinarie previste dal Comune di Milano, ma alla fine gli interventi non vengono mai finanziati. La situazione peggiora di anno in anno e ora i genitori hanno deciso di passare al contrattacco. Le famiglie degli alunni di sei istituti milanesi hanno dato vita da poco al coordinamento ‘Una crepa in Comune’. Video di Franz Baraggino

Vecchie, insicure e fatiscenti, le scuole italiane nel rapporto 2011 di Legambiente

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di Luana Silighini

9 marzo 2011

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Il crollo del liceo di Rivoli (Torino)

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Una cosa balza subito agli occhi: ben undici comuni, tra cui Roma, Bari e Varese, hanno inviato dati talmente frammentati che sono fuori dalla graduatoria di Legambiente sulla sicurezza dei nostri edifici scolastici. L’indagine, che ha preso in esame 7.114 scuole d’infanzia primarie e secondarie, in 93 comuni e 50 province, su una popolazione di quasi due milioni di studenti tra i tre e i diciotto anni, traccia un quadro per niente roseo: il 36% delle strutture necessita di interventi urgenti di impiantistica e prevenzione incendi, oltre il 50% degli edifici si trova in area a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, meno del 50% delle strutture possiede il certificato di collaudo statico, solo il 56,05% ha l’idoneità statica e appena il 10,14% è realizzato con criteri antisismici.

Secondo il rapporto, tuttavia, quasi in tutte le scuole vengono fatte prove di evacuazione (95,07%), più del 90% ha le porte antipanico, ma la certificazione di prevenzione incendi è solo del 35,4%, quella igienico-sanitaria è solo del 69,76% (in Veneto scende al 13,79%), e le scale di sicurezza sono presenti in poco più del 50%.

Dal dossier emerge inoltre che le scuole italiane non testano neanche il rischio ambientale: malgrado la legge 257 del 1992 richieda alle regioni il censimento degli edifici, il 18% dei comuni non fa il monitoraggio di quelli che potrebbero contenere amianto. E in testa nella graduatoria del rischio, calcolata per presenza di fonti d’inquinamento interno ed esterno, non passano di certo inosservate Pisa, Modena, Salerno, Genova e Torino. La classifica mette in luce anche la forbice tra il patrimonio nelle diverse aree del Paese: sud e isole, pur avendo edifici più giovani, dichiarano maggiori necessità di manutenzione urgenti, il 52% al sud e il 53% nelle isole, a fronte del nord e del centro, intorno al 26%. Tiene unita la penisola, si fa per dire, la carenza di palestre: ne sono sprovviste più della metà delle scuole.

“Ci saremmo aspettati di poterci finalmente confrontare con i dati dell’anagrafe scolastica, l’attendiamo da quindici anni” – denuncia Vanessa Pallucchi, responsabile Legambiente Scuola e Formazione. “L’accelerazione dopo il crollo di Rivoli ci aveva fatto sperare. Invece del miliardo di euro di fondi per le aree sottoutilizzate deliberato dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) i rimanenti 400 milioni sono ancora da ripartire”. Nel 2011 non sono previsti nuovi finanziamenti e le uniche risorse aggiuntive ai fondi Cipe sarebbero i 115 milioni per le scuole e relativi al 5% del fondo infrastrutture del 2010, ma la conferenza delle regioni lamenta che non sono noti i criteri di riparto. Questa continua incertezza mette in crisi gli enti locali che investono quasi 41mila euro per la manutenzione straordinaria di ogni struttura e poco più di 10mila per quella ordinaria. “Cifre del tutto inadeguate – sottolinea Pallucchi – ora che l’emergenza è l’adeguamento normativo e la messa in sicurezza”, e conclude: “Serve una pianificazione a medio-lungo termine, per questo chiediamo un quadro preciso sulle condizioni dei nostri circa 42mila edifici scolastici.”

Un patrimonio immobiliare vecchio. Solo il 7,12% è stato costruito negli ultimi venti anni (fa eccezione il Trentino col 27,11% realizzato dopo il ‘90), e risponde a criteri di bioedilizia solo lo 0,39%, mentre gli interventi messi in opera per eliminare le barriere architettoniche solo il 14,37%.

Altro punto critico è l’amianto. Proprio negli ultimi mesi a Roma è stato rimosso da una scuola di Montespaccato, dalla Bitossi alla Balduina, mentre tracce di questa sostanza sono state trovate alla materna San Gualtero, a Lodi, e alla Largo Leonardo da Vinci, nel quartiere San Paolo della capitale, dove la mensa è invece chiusa da tempo proprio per la presenza di amianto. Stesso discorso per il radon, che viene monitorato solo dal 30% delle amministrazioni mentre sono sottovalutati i rischi dovuti alla vicinanza di elettrodotti, monitorati solo dall’11% dei comuni e presenti in una percentuale del 7,69% nella sola area nord. Percentuali troppo alte anche per l’inquinamento acustico, il 10,5% delle scuole è a meno di un chilometro da fonti di rumore e quasi il 17% a meno di 5 chilometri da industrie. Per non parlare delle scuole d’infanzia vicine alle antenne per i cellulari: in media il 15%, con picchi al nord, dove la percentuale sale al 28,42% e in quella delle isole, stimata al 26,42%.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/vecchie-insicure-e-fatiscenti-le-scuole-italiane-nel-rapporto-2011-di-legambiente/96328/

SALUTE, EPILESSIA – Bimba salvata dalle onde elettriche

SALUTE

Bimba salvata dalle onde elettriche

Intervento unico al Meyer per risalire all’origine delle crisi epilettiche. E’ stato usato un casco speciale per studiare il cervello della paziente

fonte immagine

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di Michele Bocci

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Bimba salvata dalle onde elettriche

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FIRENZE – Hanno percorso a ritroso un sentiero elettrico dentro il cervello di una bambina di 5 anni. Alla fine del viaggio hanno trovato la ragione delle crisi epilettiche che la stavano uccidendo: una malformazione invisibile con la risonanza e gli altri esami. Hanno così potuto eseguire l’intervento chirurgico e guarire la bambina. La neurologia e la neurochirurgia del pediatrico Meyer di Firenze hanno fatto un intervento mai tentato in Italia. Per capire da dove provenivano gli impulsi elettrici delle crisi epilettiche hanno usato un casco speciale, posto sopra il cranio della bimba per tenere fermi 13 elettrodi che, dopo aver fatto dei piccoli buchi nell’osso, sono stati messi a contatto della corteccia celebrale. Si chiama intervento di impianto stereotassico di elettrodi di profondità.

Gli elettrodi hanno poi registrato cosa succedeva alla bambina quando aveva le crisi permettendo di risalire all’origine del problema, una malformazione su cui si è poi intervenuti chirurgicamente. La paziente è di Napoli. Da tempo soffriva di crisi epilettiche, diventate intensissime tanto da poterla uccidere. Sono stati i primari di neurologia Renzo Guerrini e di neurochirurgia Lorenzo Genitori a studiare il caso e ideare l’intervento. “Non si sono verificate complicazioni dice Genitori  e la bambina non ha più mostrato crisi epilettiche dopo l’intervento. Sono trascorse solo 4 settimane e sebbene sia ancora possibile una recidiva delle crisi, il risultato è molto soddisfacente”.

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09 marzo 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/03/09/news/bimba_salvata_dalle_onde_elettriche-13399406/?rss

FINANZIARIA – Un altro schiaffo a cultura e spettacolo congelati 27 mln dal Fus, protesta ministero

FINANZIARIA

Un altro schiaffo a cultura e spettacolo
congelati 27 mln dal Fus, protesta ministero

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I soldi bloccati dal Fondo unico dello spettacolo, già ridotto a 258 milioni di euro. Per rimediare a mancati introiti che il ministero dell’Economia aveva previsto nella legge Finanziaria. Bondi: “Siamo sgomenti e interdetti”. Il Pd: “Tremonti responsabile di una catastrofe”

Un altro schiaffo a cultura e spettacolo congelati 27 mln dal Fus, protesta ministero Dal governo ancora tagli
al Fondo unico per lo spettacolo

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ROMA – Un altro brutto colpo per la cultura e gli spettacoli in Italia. Dell’attuale stanziamento del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, già ridotto quest’anno a 258 milioni di euro, sono stati congelati altri 27 milioni. Lo prevedono alcuni commi della Finanziaria che rinviano a provvedimenti del ministero dell’Economia riguardanti eventuali scostamenti dagli introiti preventivati dalla vendita delle frequenze del digitale terrestre alle compagnie telefoniche. Un provvedimento che non piace al ministero dei Beni culturali: “Siamo sgomenti e interdetti”, si legge in una nota, “è un’amara sorpresa”.

I 27 milioni – secondo quanto si è appreso – non potranno comunque essere utilizzati fino alla fine dell’anno, anche qualora la vendita delle frequenze avesse buon esito. Quindi, di fatto, non potranno essere utilmente ripartiti fra le diverse voci del Fus. “Si tratta – aggiungono dal ministero dei Beni culturali – di un altro colpo alle risorse destinate alla cultura, che è difficile da spiegare e ancor più da accettare”.

Ad oggi dunque il Fondo unico per lo spettacolo assomma di fatto a 231 milioni di euro in tutto, detratti dei 27 milioni congelati. E’ sulla base di questa cifra che la Consulta dello spettacolo (che già la settimana scorsa non si è riunita) sarà chiamata a dare il proprio parere per la ripartizione dei fondi Fus nelle diverse realtà: cinema, musica, danza e così via.

Duro il commento dell’opposizione. “E’ la dimostrazione definitiva della volontà di colpire una delle eccellenza del nostro Paese – afferma Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione della segreteria nazionale del Partito democratico – il tutto mentre il ministero dello Spettacolo è acefalo. Ci permettiamo di dare un suggerimento al governo: diano l’interim dei Beni culturali a Tremonti, così almeno uno dei principali responsabili di questa catastrode potrà rendersi conto personalmente dei danni che sta provocando”.

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09 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/09/news/tagli_fus-13399333/?rss

Il «non volutamente perseguitato» Tedesco accusa Vendola: sulla sanità ne sapeva quanto me

Il «non volutamente perseguitato» Tedesco accusa Vendola: sulla sanità ne sapeva quanto me


 

 

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di Vincenzo Del Giudice

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Il governatore della Puglia Nichi Vendola «non poteva non conoscere il settore che gestisce il 75% del bilancio della regione: era a conoscenza e condivideva con me le politiche della regione nella sanità, anzi, a volte ero io che seguivo i suoi indirizzi». Alberto Tedesco, senatore eletto nelle liste del Pd, ex assessore regionale alla sanità pugliese per il quale i magistrati baresi hanno chiesto l’arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità, cerca di chiarire la sua situazione appena uscito dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato che lo ha ascoltato oggi. Ciononostante, prosegue Tedesco, «non ho sentito commenti malevoli nei miei confronti da parte di Vendola, mentre altri lo hanno fatto. La sua posizione è assolutamente neutra nei miei confronti».

Scandalo sanità in Puglia, ascoltato a palazzo Madama il senatore del Pd Tedesco

Il Pdl alla Camera stoppa l’uso delle intercettazioni a carico di Pecoraro. Atti su Lunardi rispediti ai pm

L’ex assessore contrattacca in giunta e davanti ai cronisti  Tedesco, in realtà, si sente «perseguitato» dalla Procura di Bari. «Non volutamente», certo, ma nei modi e nei tempi con cui si sono mossi gli inquirenti che hanno portato avanti le indagini a suo carico per la malasanità pugliese sicuramente sì. L’ex assessore alla Salute della Puglia, lo ha ribadito oggi più volte, sia nelle otto pagine di memoria difensiva presentate alla Giunta per le autorizzazioni del Senato, che sta esaminando la richiesta di arresto a suo carico firmata dal gip di Bari, sia poi nella conversazione con i cronisti al termine dell’audizione.

Tedesco: nei miei confronti un fumus persecutionis
«Sono tranquillo. Ho ribadito – ha detto Tedesco – che nei miei confronti c’è fumus persecutionis, collegato alla fattispecie per cui c’è persecuzione nei modi e nei tempi dell’indagine o quando un’indagine risulta infondata», due temi che Tedesco ha fatto a più riprese presenti alla Giunta. «Ho offerto spunti – ha detto ancora il senatore – per cui si può rilevare un atteggiamento non volutamente persecutorio, ma oggettivamente persecutorio nei miei confronti». In questa circostanza, Tedesco ha poi citato come esempio di persecuzione giudiziaria «una perquisizione subita per cercare un appunto che era già nelle mani della Procura» e «tre anni senza essere mai interrogato» dagli inquirenti.

Il Pdl annuncia il suo no alla richiesta della procura barese, il Pd si spacca
Tedesco poi è andato oltre, raccontando di aver chiesto di essere interrogato dal gip di Bari che ha emesso il mandato d’arresto. «La risposta del gip – ha detto il senatore – dovrebbe arrivare ad horas». L’ex assessore, poi, ha anticipato che si avvarrà anche della possibilità di ricorrere al tribunale del riesame. Intanto, un senatore del Pdl uscendo dalla riunione di giunta, ha riferito che «Tedesco nella prima giunta Vendola voleva fare il presidente del consiglio regionale, ma fu il governatore ad impuntarsi – secondo questa ricostruzione – perché si insediasse all’assessorato alla sanità». Intanto, mentre il Pdl ha già fatto sapere che voterà no alla richiesta della procura barese (coerentemente con la posizione assunta in situazioni analoghe, vedi il caso Pecoraro Scanio), il Pd appare spaccato. Lui, Tedesco, ha dichiarato infine che non cambierà casacca: «Sono uomo di sinistra. Con me il Pd è stato irreprensibile. Piuttosto, che andare in un altro schieramento politico, preferisco tornare a casa».

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09 marzo 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-09/volutamente-perseguitato-tedesco-accusa-175339.shtml?uuid=AaTPhnED

Mai così tante vittime civili in Afghanistan. Le ambiguità di una guerra non dichiarata / VIDEO: Rethink Afghanistan War Part 4 ~ Civilian Casualties

09/03/2011 – TRISTE PRIMATO NEI DATI GIUNTI DA KABUL

Vittime civili in Afghanistan
L’Onu: 2010 anno più cruento

Tre su quattri uccisi dai teleban

Burnt children after a NATO bomb attack. Their disfigured faces are the real face of war (by Maso Notarianni)
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KABUL – La popolazione civile continua a pagare un prezzo molto alto negli sforzi di pacificazione dell’Afghanistan, come attesta il Rapporto annuale della Missione delle Nazioni Unite di assistenza (Unama) presentato oggi a Kabul, e anzi nel 2010 questo problema ha toccato picchi mai raggiunti durante il conflitto cominciato nel 2001 con l’avvio della missione Enduring Freedom.

Il dramma delle vittime civili afghane è un tema sempre presente nelle cronache degli scontri fra la Coalizione internazionale e le fazioni armate, soprattutto talebani, sia per i sanguinosi attentati organizzati dagli insorti con kamikaze e artigianali mine, sia per gli «errori» di recente più numerosi del solito della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato). Comunque il Rapporto dell’Onu, elaborato insieme alla Commissione indipendente afghana per i diritti umani, attesta cifre alla mano che il 2010 è stato , con 2.777 vittime, l’anno più cruento per i civili nel decennale conflitto.

In particolare, si sostiene, il bilancio delle vittime provocato da tutte le parti è cresciuto del 15% rispetto al 2009 e nel complesso nell’ultimo quadriennio le perdite civili sono state 8.832, in aumento anno dopo anno. Le statistiche dicono che agli insorti sono imputabili 2.080 civili morti (il 75% del totale, con +28% sul 2009) e alle forze filo-governative 440 vittime civili (16%, -26% sull’anno precedente), mentre non è stato possibile definire la responsabilità per un restante 9% dei morti. Commentando i dati Ivan Simonovic, assistente del Segretario generale dell’Onu per i Diritti umani, ha detto che in un anno in cui si è avuta una «intensificazione del conflitto armato, con un “surge” di attività delle forze pro-governative, e con un maggiore uso di ordigni esplosivi e di assassinii da parte degli elementi anti-governativi, sono stati i civili afghani a pagare il prezzo più alto in termine di vite umane».

Al riguardo il responsabile dell’Unama, l’italo-svedese Staffan de Mistura, ha osservato che «stiamo vivendo un “surge” militare anche se sappiamo che non c’è una soluzione unicamente affidata alle armi per il conflitto. E ciò che anche sappiamo è che vi dovrebbe essere ora un “surge” di tipo politico». «Ma adesso – ha concluso – chiediamo formalmente, fortemente e fermamente a nome del popolo afghano che il 2011 sia l’anno di un ’surgè da parte tutti per la protezione dei civili». I talebani, che hanno più volte criticato le statistiche dell’Onu considerandole «faziose», non hanno commentato il Rapporto, anche se in varie province commando di insorti continuano a fare ampio uso di rudimentali ordigni esplosivi (ied) che non risparmiano quasi mai la popolazione civile. Più complesso il discorso degli «errori» dei militari dell’Isaf, come quello recente nella provincia di Kunar, costato la vita a nove bambini che raccoglievano legna nel bosco. Incontrando domenica il generale David Petraeus che si rammaricava per l’accaduto, il presidente Hamid Karzai ha detto che «al punto in cui siamo, le scuse non bastano più».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/392407/

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Rethink Afghanistan War Part 4 ~ Civilian Casualties

Da: | Creato il: 25/feb/2011

Rethink Afghanistan War Part 4 Civilian Casualties
Put it all together this is what you get but I don’t understand this war anymore or any better than the Viet Nam War even though now that we have access to hear the other side of the story. This is sad, real and uncensored video, please use discretion when viewing
anjilyn2

“When foreign policy is well-reasoned, we see attention given to humanitarian issues like housing, jobs, health care and education. When that policy consists of applying a military solution to a political problem, however, we see death, destruction, and suffering. Director Robert Greenwald witnessed the latter during his recent trip to Afghanistan–the devastating consequences of U.S. air strikes on thousands of innocent civilians.

The footage you are about to see is poignant, heart-wrenching, and often a direct result of U.S. foreign policy.

We must help the refugees whose lives have been shattered by U.S. foreign policy and military attacks. Support the Revolutionary Association of the Women of Afghanistan, an organization dedicated to helping women and children, human rights issues, and social justice. Then, become a Peacemaker. Receive up-to-the-minute information through our new mobile alert system whenever there are Afghan civilian casualties from this war, and take immediate action by calling Congress.

http://rethinkafghanistan.com/”

Digg this video: http://digg.com/world_news/Video_of_Casualties_Will_Piss_You_Off_and_Break_Yo…
bravenewfilms | Jun 16, 2009 |

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INFORMAZIONE DI REGIME – Rai, offensiva di Masi: fuori Dandini, Fazio e ricorso contro reintegro Santoro

Rai, offensiva di Masi: fuori Dandini, Fazio e ricorso contro reintegro Santoro

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di Alberto Guarnieri
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ROMA – Sì a emendamenti costruttivi, no allo snaturamento della proposta: con questa apertura del Pdl riprende oggi in Vigilanza la discussione generale sull’atto di indirizzo sul pluralismo, finito al centro delle polemiche per alcune norme della bozza messa a punto dal capogruppo Pdl, Alessio Butti. Il nuovo clima, più disteso, di cui già dallo scorso week end si avvertivano segnali, dipende forse anche dalle mosse del direttore generale Mauro Masi, che sta a grandi passi “riequilibrando” pro Pdl i palinsesti della tv pubblica.
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Masi, che già ha inserito dalla primavera Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi e darà una prima serata a Bruno Vespa, sembra deciso a non rinnovare i contratti di due big di Raitre particolarmente sgraditi al centrodestra: Fabio Fazio e Serena Dandini. Il loro rapporto di esclusiva con Viale Mazzini scade a luglio, e l’idea del dg è di non presentare nei palinsesti di autunno nè “Che tempo che fa”, nè “Parla con me”.

Fazio ha appena annunciato di voler rifare con Roberto Saviano “Vieni via con me”, ma le sue parole vengono lette a viale Mazzini più come una provocazione, per alzare il clamore dell’addio, che come una reale intenzione. Certo non sarà facile per la Rai, sempre nel mirino di Corte dei conti e magistratura, giustificare l’addio a trasmissioni di grande successo. Anche se lo spirare del contratto aiuta.

Molto più semplice risolvere il “caso” Dandini, il cui programma non è altrettanto popolare. Inoltre la risoluzione del contratto non porrebbe problemi perché si tratta di una collaborazione con la casa di produzione, la Fandango, non con la conduttrice direttamente.

L’offensiva di Masi, come già scritto, è rivolta anche a Michele Santoro. Il dg sta procedendo su due fronti. Ha ingaggiato nuovi avvocati che hanno fatto istanza di anticipazione (accolta) dell’udienza in Cassazione, contro il reintegro di Santoro, che si potrebbe celebrare già entro giugno. Poi una seconda istanza alla corte d’Appello per la reinterpretazione della sentenza di reintegro

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09 marzo 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=141317&sez=HOME_INITALIA

La plastica soffoca il Mediterraneo: quasi 500 tonnellate in mare

La plastica soffoca il Mediterraneo

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Una tartaruga ‘uccisa’ dalla plastica ingerita in mare – fonte immagine

Quasi 500 tonnellate di questo tipo di rifiuti, la maggior parte sono sacchetti

09 marzo, 16:43
fonte immagine
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ROMA – Nel Mediterraneo galleggiano circa 500 tonnellate di rifiuti plastici, prevalentemente sacchetti, con una concentrazione che supera addirittura quella delle ‘isole di plastica’ dell’Atlantico e del Pacifico.

Il dato è contenuto in un dossier, preparato da Arpa Toscana ed Emilia Romagna e da Legambiente, presentato oggi a Roma. Il rapporto ‘L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ ambiente marino’ verrà inviato al ministero dell’Ambiente per essere utilizzato nella difesa dal ricorso presentato dalle aziende produttrici di sacchetti alla Commissione Europea contro il bando italiano.

”Le aziende sostengono che il provvedimento vada contro la direttiva imballaggi – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – ma un Paese può derogare a questa direttiva in presenza di problemi ambientali”.

Che l’Italia sia particolarmente esposta al problema della plastica risulta dai dati di Expedition Med, uno studio condotto dall’istituto francese Ifremer: intorno all’isola d’Elba sono stati trovati 892mila frammenti di plastica per chilometro quadrato, contro una media di 115mila.

Il dato è confermato da Arpa Toscana, secondo cui ogni ora di pesca con le reti a strascico preleva 4 kg di rifiuti, il 73% dei quali costituito da materiale plastico, soprattutto sacchetti: ”Ormai il fondo del mare italiano ha un vero e proprio tappeto di rifiuti che – ha confermato Fabrizio Serena di Arpa Toscana – in Adriatico sono dovuti soprattutto all’apporto dei fiumi, mentre nel Tirreno i responsabili sono prevalentemente i traghetti”.

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