Archivio | marzo 10, 2011

LA PROTESTA – Il 12 marzo “l’altra Italia” in piazza per difendere la Costituzione

PROMUOVI LA CAMPAGNA: “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON L’ACCETTERO’ PIU’!”

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LA PROTESTA

Il 12 marzo “l’altra Italia” in piazza
per difendere la Costituzione

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Dalle 14, l’appuntamento principale a Roma. In piazza tutti quelli che si oppongono alla deriva culturale e istituzionale del berlusconismo. E per la tutela dell’istruzione pubblica. Fra le ultime adesioni quella di Oscar Luigi Scalfaro

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di CARMINE SAVIANO

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Il 12 marzo "l'altra Italia" in piazza per difendere la Costituzione

Il manifesto della manifestazione

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UN FRONTE democratico. Che aumenta la propria consistenza di ora in ora. Raccogliendo intorno alla difesa della scuola pubblica e della Costituzione settori sempre più ampi della società civile italiana. Associazioni, comitati, partiti, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Tutti in prima fila. Sabato 12 marzo dalle 14. L’appuntamento principale a Roma con un corteo da piazza della Repubblica fino a piazza del Popolo. Per dar vita alla manifestazione “A difesa della Costituzione”. Una mobilitazione lanciata neanche un mese fa da Articolo 21. E che chiama a raccolta l’altra Italia. Quella che si oppone alla deriva culturale e istituzionale del berlusconismo.

L’amore per la Carta
. Tra le ultime adesioni c’è un sigillo. Quello del presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Che in nota dell’associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla” scrive:  “Apprendiamo con soddisfazione che sono tanti gli appuntamenti in programma e auguriamo agli organizzatori di coinvolgere il maggior numero di cittadini”. Poi le preoccupazioni per “i reiterati attacchi a cui è quotidianamente sottoposta la nostra Costituzione”. Sotto accusa i “tentativi di aggressione alla Carta che passano soprattutto attraverso i propositi di riduzione dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura”. Poi l’auspicio: “siamo certi che gli italiani sapranno ancora una volta rinnovare il proprio amore per la Costituzione Repubblicana nata dalla Lotta di Resistenza e di Liberazione”.

La cultura e lo spettacolo. Negli ultimi giorni in movimento anche il mondo della cultura e dello spettacolo. Antonello Venditti: “Aderisco con grande veemenza e forza. Le motivazioni sono tante. Una su tutte: la Costituzione deve essere il nostro orizzonte, il nostro zenit. Visto che in Italia perdono tutti il senso della misura e la bussola, la costituzione deve tornare ad essere la nostra guida”. Poi Dario Vergassola: “Alla Costituzione sta succedendo quello che succede al paesaggio, che viene distrutto un poco alla volta”. E Ottavia Piccolo salirà sul palco di Piazza del Popolo per un intervento. “Sarò in Piazza in difesa della Costituzione il 12 marzo. Perché sono nata in questo tempo e questo è tempo di democrazia e di diritti”. Con lei Monica Guerritore e Ascanio Celestini.

Artisti e giornalisti. La presenza di artisti e intellettuali è annunciata anche nelle altre ottanta piazze italiane che partecipano alla mobilitazione. A Milano appuntamento con Dario Fo, Franca Rame, Vincenzo Consolo, Piero Ricca, Nando dalla Chiesa. Numerose le adesioni anche dal mondo del giornalismo. Da Gad Lerner a Corrado Augias, da Maria Luisa Busi a Ahmad Rafat, il giornalista italo-iraniano dell’associazione “Iniziativa per la Libertà d’Espressione in Iran”. Poi tante associazioni, studenti, sindacati. Ognuno con il proprio tema, con il proprio bagaglio di dissenso. Un coro multiforme per salvaguardare la Carta.

La Costituzione, il tricolore, la scuola. Simboli e temi intorno ai quali convergono anche i partiti dell’opposizione. Dal Pd alla Federazione della Sinistra, passando per Idv e Sinistra e Libertà. Poi la rete. Il luogo attraverso il quale il comitato promotore diffonde senza sosta informazioni e contenuti. Video, note, approfondimenti. Per scacciare l’indifferenza e per lanciare un messaggio chiaro: “Si può pensare che le manifestazioni non servano, che non serva mobilitarsi, perché manifestare, protestare sono altra cosa rispetto alla politica”. Ma “si tratta di immaginarci da qui a venti, trent’anni, e di immaginare quale Italia vorremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti, e di pensare a che cosa risponderemo quando ci verrà chiesto “tu dov’eri?”, “che cosa facevi?”.

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10 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/10/news/manifestazione_12_marzo-13440651/?rss

Smog, già 22 città “fuorilegge”. Riparte il Treno Verde

PROMUOVI LA CAMPAGNA: “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON L’ACCETTERO’ PIU’!”

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L’INIZIATIVA

Smog, già 22 città “fuorilegge”
Riparte il Treno Verde

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L’iniziativa di Legambiente e Ferrovie dello Stato per l’informazione ambientale. Il convoglio ha iniziato il suo viaggio da Roma e toccherà nove capoluoghi di provincia. E con l’occasione sono stati resi noti dati che offrono una scenario sconfortante

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di VINCENZO FOTI

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Smog, già 22 città "fuorilegge" Riparte il Treno Verde Il ministro Prestigiacomo e l’ad di Fs Moretti alla partenza del Treno Verde

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E’ Milano, con 56 giorni di superamento dei limiti consentiti per legge, la città più inquinata dalle polveri sottili. Seguono Torino con 54 giorni e Brescia con 51. Lodi è ancora nei termini, ma Modena, Pavia e Venezia, con 34 giorni, sono decisamente pronte a sforare. Quadro critico pure al Centro-Sud, con Frosinone che ha già superato di 48 giorni il limite consentito, seguita da Napoli e Pescara, che hanno raggiunto i 36. Anche altri grandi città come Roma e Firenze, con 29 e 28 giorni di sforamento, stanno per raggiungere il tetto massimo. In poco più di due mesi dall’inizio dell’anno sono già 22 i centri urbani che hanno sforato i limiti.

LA TABELLA DELLE CITTA’ “FUORILEGGE” 1

Uno scenario triste, per correggere il quale anche nel 2011 Legambiente e le Ferrovie dello Stato rinnovano il tradizionale appuntamento con l’informazione ambientale su rotaia. Il Treno Verde, in partenza oggi da Roma, toccherà le città di Siracusa, Reggio Calabria, Bari, Salerno, Pisa, Genova, Brescia, Vicenza e Rimini. Per ogni tappa verranno analizzati la qualità dell’aria e i livelli di rumore, attraverso le rilevazioni condotte dal Laboratorio mobile dell’Istituto sperimentale di Rete Ferroviaria Italiana. Oltre al pm10, si ricercheranno nell’atmosfera tracce di benzene, biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e ozono. I risultati delle analisi saranno resi noti a conclusione di ciascuna delle nove tappe.

I primi a salire in carrozza saranno i ragazzi delle scuole, perché la consegna del Treno Verde è quella di veicolare e divulgare ciò che lega tra loro consumi, sprechi energetici, inquinamento e cambiamenti climatici. Nel pomeriggio, porte aperte a tutti i visitatori. Gli orari vanno dalle 8.30 alle 13.30 per le visite delle scuole prenotate e dalle 16 alle 19 per il pubblico. L’ingresso è gratuito.

I vari argomenti sono illustrati in tre carrozze diverse attraverso una mostra interattiva e tecnologie multimediali. Nella prima carrozza viaggia la mobilità sostenibile (leggi: trasporto su ferro), insieme ad alcune buone pratiche introdotte a livello comunale e regionale per decongestionare le strade dal traffico. Dal “pensare globale” all'”agire locale”, il secondo vagone ospita invece le cause dei cambiamenti climatici e il funzionamento delle fonti di energia rinnovabile: dall’eolico all’idroelettrico passando per la biomassa, il fotovoltaico e l’idrogeno come vettore d’energia. Ma c’è anche lo studio energetico degli edifici, per costruire in ‘verde’. Il percorso si conclude con la terza carrozza, dove prende posto una casa ecologica con soluzioni salva-clima e salva-energia che ciascuno di noi può adottare per ridurre le emissioni di gas serra (qui anche le nuove regole per la messa al bando dei sacchetti di plastica voluta dal Ministero dell’Ambiente dal 1° gennaio 2011). Non mancherà lo storico trofeo “Tartaruga” (guarda caso, vecchia denominazione di una locomotiva Fs da 200 km/h, ancora oggi in corsa), la particolare gara a cronometro tra diversi mezzi di trasporto dedicata alla mobilità urbana.

In ogni città toccata dal Treno Verde le amministrazioni saranno chiamate a raccogliere la sfida della sostenibilità: dall’energia all’efficienza energetica fino al corretto smaltimento dei rifiuti. Il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (Paes), che i singoli comuni redigeranno secondo le Linee Guida stilate dalla Commissione Europea, dovrà tener conto delle modalità con le quali le amministrazioni intendono ridurre le proprie emissioni di gas serra, includendo interventi nella sfera pubblica e privata. “Sul Treno Verde – spiega Rossella Muroni, direttore nazionale di Legambiente – saranno realizzate attività di educazione ambientale sulle tematiche del progetto “Clima in Comune 2011″, sui piani e le buone pratiche in campo energetico attuate dalle amministrazioni locali. Il convoglio ambientalista  veicolerà e diffonderà il protagonismo degli enti locali rispetto a politiche ambientali che sappiano coinvolgere a tutti i livelli sia le aziende che i cittadini per la riduzione dei gas serra”.

“Lo sviluppo dei trasporti su ferro – sostiene Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo Fs – è l’unica realistica alternativa alla paralisi del trasporto stradale nelle grandi città e alla congestione delle arterie autostradali del Paese”. Stando a quando afferma Moretti, il nuovo piano industriale delle Ferrovie contiene due sfide importanti a favore dell’ambiente: più merci sui treni e più convogli per i pendolari, specie nei grandi centri urbani. Secondo il numero uno delle Ferrovie, gli interventi sul settore cargo dovrebbero andare cioè a vantaggio dei grandi porti e degli interporti, dove la quantità di prodotti movimentati giustifica il traffico. Un modo per dire che un’eventuale futura riduzione dei terminali merci è da leggersi come intervento mirato. Anche per i pendolari il problema non è generale, perché gli intoppi veri sono nei flussi viaggiatori dalla provincia verso la grande città e non su tutte le linee. “In questo senso – dice Moretti – le Ferrovie dello Stato, con il sistema ad Alta Velocità tra Torino e Salerno, i nuovi contratti di servizio con le Regioni e i due miliardi di investimenti, di cui tre quarti autofinanziati, per l’acquisto di nuovi convogli al servizio dei pendolari, stanno facendo la loro parte. E la fanno anche organizzando da oltre 20 anni la campagna di informazione e sensibilizzazione del Treno Verde”.

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10 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/10/news/treno_verde-13443754/?rss

ESCLUSIVO L’ESPRESSO – Mafia & Politica: I boss, B. e il patto segreto

PROMUOVI LA CAMPAGNA: “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON L’ACCETTERO’ PIU’!”

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Esclusivo l’Espresso

I boss, B. e il patto segreto

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I soldi di Bontate, i pagamenti a Riina, l’intesa con Dell’Utri, i favori del governo. L’ultima verità di Brusca

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di Lirio Abbate

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Giovanni Brusca Giovanni Brusca

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Quattro nomi omessi in 14 anni di pentimento. Taciuti per evitare problemi e garantirsi con il silenzio una rendita futura, per sé e per Cosa nostra. Nomi che ha pronunciato solo ora e che potrebbero riscrivere la storia giudiziaria della nascita della Seconda repubblica: Vito Ciancimino, Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi. Elencati come in una catena di referenti istituzionali nella trattativa che ha permesso ai corleonesi di capitalizzare il risultato delle stragi. A parlarne è Giovanni Brusca, un tempo potente capo della famiglia di San Giuseppe Jato: quello che ha premuto il telecomando per far saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta; quello che ha deciso la morte del piccolo Santino Di Matteo.

E’ stato catturato nel 1996. All’inizio ha tentato una manovra per screditare politici e magistrati, ma è stato smascherato. Allora ha fornito una collaborazione ampia: è stato il primo a rivelare “il papello” e la trattativa tra Stato e cosche nel 1992. Ma lo scorso settembre gli inquirenti hanno scoperto che continuava a gestire traffici e ricatti, proteggendo un tesoro accumulato con i crimini. Ora rischia di perdere i benefici e di essere retrocesso da “pentito” a dichiarante. Adesso, di fronte alla possibilità di vedere chiudersi le porte del carcere per sempre, senza più permessi, sostiene di volere raccontare la seconda parte della sua storia criminale. Completando un quadro che era già stato in parte intercettato dalle microspie nella sua cella. E ha rotto il silenzio mirato a «non rendere dichiarazioni su persone che sono state “disponibili” con Cosa nostra».

IL CAVALIERE.
Nei nuovi verbali Brusca parla a lungo di Silvio Berlusconi. Cita i capitali che sarebbero stati investiti da uomini del padrino Stefano Bontate nelle attività imprenditoriali di Berlusconi negli anni Settanta. Brusca dichiara che il fondatore della Fininvest pagava ogni anno a Bontate 600 milioni di lire. Dopo la morte del padrino, ucciso dai corleonesi nel 1981, i versamenti cessano. Allora – spiega il dichiarante – nel 1986 Ignazio Pullarà fa piazzare dell’esplosivo nella cancellata della residenza milanese di Berlusconi. Una missione nascosta a Riina, che si infuria e decide di gestire personalmente i rapporti col Cavaliere. Che – secondo Brusca – dopo la bomba ricomincia a pagare mezzo miliardo, direttamente al capo dei capi. «Poi quando venne ucciso Salvo Lima, mi disse che Ciancimino e Dell’Utri si erano proposti come nuovi referenti per i rapporti con i politici.

Il boss corleonese diffida di Ciancimino, «troppo affezionato a Provenzano», mentre Dell’Utri «era visto come erede di Bontate perché vicino a quest’ultimo». I signori della Cupola però puntano su Dell’Utri, usando come ambasciatori i mafiosi Gaetano Cinà e Raffaele Ganci. Brusca spiega che Ganci riferì a Riina: «Dell’Utri è a disposizione». E sottolinea come nel 1993 il collegamento possibile «con il nuovo movimento politico Forza Italia che sta per nascere passa sempre da Dell’Utri». Un legame cementato con ricatti espliciti: parla di messaggi inoltrati a Berlusconi attraverso Mangano, sostiene che alla fine del 1993 furono minacciate altre bombe come quelle di Roma, Milano e Firenze. «Un modo per metterlo in difficoltà» con il governo che si apprestava a guidare, se non avesse varato leggi in favore di Cosa nostra.

In quel momento Brusca diventa uno dei grandi capi di tutta la mafia e ricorda di avere ricevuto nel 1994 un messaggio da Berlusconi e Dell’Utri che, tramite Mangano, garantivano: «Si sarebbero impegnati a soddisfare le nostre richieste». Le promesse si sarebbero trasformate subito in fatti. Per i pm uno degli esempi concreti è il “decreto salvaladri” varato dal governo Berlusconi nel luglio 1994. A bloccarlo fu il ripensamento dell’allora ministro Roberto Maroni: «Dopo aver parlato con alcuni magistrati in prima linea contro la mafia», disse Maroni, «ho scoperto che questo decreto è diverso da quello che c’era stato prospettato… Ci sono altre parti che complessivamente depotenziano l’azione dello Stato contro la criminalità».

LA FASE DUE.
Secondo Brusca l’intesa con Forza Italia è la fase due di una strategia nata all’indomani di Capaci. Nel luglio 1992 – prima dell’autobomba di via D’Amelio – c’era stato il tentativo di venire a patti con le istituzioni, mediato da Vito Ciancimino. E Brusca ribadisce che il referente ultimo della trattativa era Nicola Mancino, all’epoca ministro dell’Interno e uomo forte della Dc.

L’ex boss ricorda quando Riina gli fece il nome di Mancino come la persona che doveva rispondere alle richieste del “papello”. Mette a verbale anche «il disprezzo» di Leoluca Bagarella, cognato di Riina, che commenta la notizia dei vetri blindati installati per proteggere la casa di Mancino. Nicola Mancino, ex vicepresidente del Csm, ha sempre respinto ogni ipotesi di un suo ruolo nella vicenda

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09 marzo 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-boss-b-e-il-patto-segreto/2146465//1

ISTRUZIONE – La laurea serve ancora (suggerimenti strategici)

Italians

La laurea serve ancora

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Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio. Certo: in Italia c’è qualcuno, particolarmente dotato, che riesce a unire le due cose. Ma il poeta aveva capito. Quando entriamo nell’età dei padri, diventiamo paternalisti.

Perdonate quindi se, dopo aver letto i dati (Almalaurea) sull’università italiana, esprimo un’opinione. Non è proprio un consiglio. Diciamo un suggerimento strategico.

Un laureato 2005 ha oggi una busta-paga media di 1.295 euro; fosse andato all’estero sarebbe a 2.025 euro. I laureati che hanno trovato lavoro in Italia, un anno dopo la laurea, sono scesi del 7% (periodo 2007/2009). Il calo delle iscrizioni (meno 9% in quattro anni) mostra un cambiamento demografico (meno diciannovenni) ma anche la scarsa fiducia delle famiglie nello studio come mezzo di avanzamento.

Posso dirlo? Sbagliano. Se un ragazzo ha voglia di studiare, ed è portato per gli studi, non deve farsi spaventare. Per il bene suo e del Paese. L’università è un investimento su noi stessi, come ha ricordato Irene Tinagli sulla “Stampa”. E, insieme alla scuola pubblica, resta l’ultimo grande frullatore sociale, capace di mescolare redditi censo e geografia. Se si ferma quello, siamo fritti.

E’ vero che i giovani connazionali hanno motivi di protestare (“Uno spreco di risorse che li avvilisce e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo”, ha riassunto Mario Draghi). Ma studiare paga, anche in senso letterale. “Non bisogna guardare solo le retribuzioni iniziali – spiega Andrea Cammelli, presidente di Almalaurea – Se consideriamo l’intera vita lavorativa, un diplomato guadagna 100 e un laureato 155”.

Voi direte: d’accordo, studiare. Ma dove, quanto, cosa? Semplifico (e mi scuso con i ragazzi).

DOVE In una buona università lontano da casa (a diciannove anni fa bene!). Vivere e studiare in una T Town (Trieste, Trento, Torino) o in una P City (Pavia, Pisa, Parma, Piacenza, Padova, Perugia, Palermo) cambia la prospettiva. Una laurea al Politecnico di Milano ha lo stesso valore legale di una laurea all’università di Bungolandia: ma un valore intellettuale, morale, sociale, pratico ed economico molto diverso. Le “università tascabili” fondate per accontentare sindaci, governatori, partiti e docenti hanno il destino segnato.

QUANTO Con ragionevole urgenza. I “fuori corso” sono malinconiche figure del XX secolo. Deve studiare chi sa farlo e ha voglia di farlo. Le università sono laboratori per il cervello, non parcheggi per natiche stanche.

COSA Quello che volete. Rifiutate il giochino, caro ai genitori, “quale facoltà offre più opportunità di lavoro”. Tutte ne offrono, se avete attitudine, grinta, entusiasmo e successo. Nessuna ne offre, se vi rassegnate alla mediocrità. Scegliere per esclusione – magari giurisprudenza, rifugio degli indecisi – è una follia. Nei concorsi e negli studi professionali troverete ragazze e ragazzi che l’hanno scelta per passione e predisposizione; e vi faranno a fette. Un destino da salami, interamente meritato.

Beppe Severgnini

Giovedì 10 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/italians/

Sarkozy alla Ue: «Bombardiamo la Libia». Scaroni: presto stop al petrolio libico

Libya War Zone: Video of gunfights, shelling by Gaddafi forces

Da: | Creato il: 10/mar/2011

Libya’s opposition battled for military and diplomatic advantage against Moammar Gadhafi’s regime on Thursday, winning official recognition from France and hitting government forces with heavy weapons on the road to the capital. France became the first country to formally recognise the rebels’ newly created Interim Governing Council, saying it planned to exchange ambassadors after President Nicolas Sarkozy met with two representatives of the group based in the eastern Libyan city of Benghazi.
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Nuovi raid, ribelli in fuga. FRATTINI: «L’ITALIA NON PARTECIPERA’ AD ATTACCHI MIRATI»

Sarkozy alla Ue: «Bombardiamo la Libia» Scaroni: presto stop al peterolio libico

Francesi pronti ad intervenire anche da soli. Nato e Ue valutano l’intervento. Ma il regime sfida l’Occidente

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(Reuters)
(Reuters)

MILANO – L’Occidente potrebbe presto muoversi contro Gheddafi. Il presidente francese Nicolas Sarkozy intende infatti proporre ai partner dell’Unione europea «bombardamenti aerei mirati» in Libia. È quanto riferiscono fonti vicine al dossier, spiegando che il capo dell’Eliseo vuole anche criptare i sistemi di trasmissione del comando del colonnello Muhammar Gheddafi. Secondo fonti ben informate citate da «Le Nouvel Observateur», il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha assicurato ai due interlocutori libici rappresentanti dell’opposizione che ha ricevuto all’Eliseo stamane, che Parigi è pronta, «se necessario, ad effettuare bombardamenti anche da sola».

INTERVENTISMOSegnali di interventismo arrivano dal presidente della Ue, Herman Van Rompuy, che, in un messaggio indirizzato ai leader europei alla vigilia del vertice straordinario sulla Libia spiega: «I responsabili delle violenze in Libia andranno incontro a gravi conseguenze. L’attuale leadership libica deve lasciare il potere senza ritardi»». Per Van Rompuy, «l’Unione europea non può rimanere ferma quando si tratta della sicurezza di una popolazione». «L’Italia non parteciperà a bombardamenti mirati su territorio libico ha voluto dal canto suo precisare il ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine della riunione straordinaria dei capi delle diplomazie dei 27 sulla Libia.
A Bruxelles, Nato e Unione Europea discutono degli strumenti utili a fronteggiare la crisi di Tripoli e le sue potenziali ripercussioni sull’occidente. Venerdì sarò il turno anche dei leader europei per l’Italia sarà presente il premier Silvio Berlusconi. «Noi ci schieriamo con la comunità europea, che vuole essere in sintonia con la comunità internazionale, con la Nato e l’Onu» ha detto il premier. L’Italia riaprirà il consolato a Bengasi, chiuso dal 2006, ha annunciato il titoalre della Farnesina. Dal Cremlino, nel frattempo, arriva l’annuncio che la Russia proibirà completamente la vendita di armi alla Libia, sospendendo tutti i contratti in vigore con Tripoli.
Gli Stati Uniti sono in contatto diretto con la opposizione in Libia, ha ribadito il portavoce della Casa Bianca Jay Carney. «Siamo in contatto diretto con la opposizione – ha detto Carney durante il briefing quotidiano – questo include importanti membri del Consiglio e altre persone in Libia». «Ci stiamo coordinando con la opposizione per determinare il modo migliore per sostenere le loro aspirazioni», ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca.
Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha annunciato invece che intende incontrare esponenti della opposizione libica sia negli Stati Uniti che nel suo viaggio in Medio Oriente della prossima settimana. Intanto anche le monarchie del Golfo scaricano Gheddafi: «Il regime libico ha perso la sua legittimità e devono essere stabiliti contatti con gli insorti». È questa la posizione espressa dalle monarchie del Golfo.

LA REPLICA DEL REGIME – «Non ci sono più possibilità per negoziare con i ribelli. La Libia non si arrenderà mai, nemmeno se intervengono le potenze occidentali». replicail figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif. «Il popolo libico non accoglierà mai la Nato, non accoglierà mai gli americani. La Libia non è un pezzo di torta», ha detto Saif Gheddafi.

I NEGOZIATIInrealtà però emissari di Gheddafi sono al lavoro in Europa e al Cairo. E anche i rappresentanti dei ribelli portano avanti i loro negoziati. Il Colonnello «è finito e ha perso la sua legittimità» agli occhi della comunità internazionale, avrebbe riferito il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado all’inviato del Raìs a Lisbona. Ad Atene è durato un’ora e mezza l’incontro fra il vice ministro degli Esteri greco, Dimitris Dollis, e l’inviato del Raìs Mohamed Tahir Siala. All’Eliseo, invece, i due emissari di Bengasi hanno incontrato Sarkozy. Parigi, ha fatto sapere uno dei due inviati, riconosce «come rappresentante legittimo del popolo libico il Consiglio nazionale provvisorio». Sulla base di tale riconoscimento – hanno annunciato – «noi apriremo una ambasciata in Francia e Parigi ne aprirà una a Bengasi in via transitoria, in vista di un trasferimento della sede a Tripoli». In una intervista al quotidiano tedesco Die Welt, il presidente del Consiglio nazionale dei ribelli libici costituitosi a Bengasi, l’ex ministro di Giustizia Mustafa Abdel Jalil, ha spiegato di essere favorevole alla «no fly zone» o a una misura simile, ma non alla presenza di soldati stranieri in Libia.

NATO Al via la sorveglianza 24 ore su 24 dei cieli libici da parte della Nato che, da questa mattina all’alba, pattuglia con almeno tre Boeing E-3 Sentry lo spazio aereo sopra il Paese maghrebino. Il Segretario generale dell’Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen ha parlato di basi legali chiare e di un fermo sostegno della regione come presupposti per un intervento.

IL VOTO DEL PARLAMENTO EUROPEO – Il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza (584 sì, 18 no, 18 astenuti) una risoluzione che chiede ai governi Ue di riconoscere il Consiglio nazionale della transizione libico come l’autorità che rappresenta ufficialmente l’opposizione libica. Il testo invita inoltre l’Unione europea a prepararsi alla possibile istituzione di una no fly zone per impedire a Gheddafi di colpire la popolazione e aiutare il rimpatrio di chi fugge dalla violenza.

SCARONI – Ma la crisi libica non ha solo effetti sul piano politico-diplomatico, ma anche e soprattutto, economico. «Credo che la produzione di petrolio in Libia si fermerà molto presto, questione di giorni» ha detto l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, rispondendo alle domande degli analisti finanziari sull’attività del Cane a sei zampe nel Paese nordafricano. Scaroni però aveva precisato già nei giorni scorsi che l’Italia aveva compensato il mancato arrivo di petrolio dalla Libia attingendo da altre fonti.

LA SITUAZIONE SUL CAMPO – In Libia invece prosegue senza sosta la controffensiva delle forze di Gheddafi. A ovest della Libia le truppe del regime avrebbero assunto il controllo di Zawiya, dopo cinque giorni di combattimenti, mentre a est la linea del fronte si è avvicinata ancora a Ras Lanuf, mettendo di fatto gli insorti in fuga. La città petrolifera è stata bombardata dall’aria e dal mare dalle forze fedeli a Gheddafi. Una situazione che il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha descritto in termini di «guerra civile», affermando di prepararsi «al peggio». In mattinata, un ordigno sganciato da un aereo delle forze del Colonnello è caduto presso un check point dei ribelli a ovest. L’esplosione ha alzato un denso fumo nero e un fungo di sabbia. Immediatamente, i ribelli hanno cominciato a sparare con le mitragliatrici antiaeree montate sui loro pick up. Secondo testimoni citati dalla Reuters, una delle bombe o granate che hanno martellato la zona di Ras Lanuf ha colpito un’abitazione civile provocando vittime. Sarebbe di almeno quattro morti e 35 feriti il bilancio del bombardamento di Ras Lanuf. Lo riferiscono fonti ospedaliere.

ZAWIYA Nella notte, un migliaio di fedelissimi del leader libico Muammar Gheddafi ha festeggiato a Zawiya il «ritorno della città sotto il controllo dell’esercito» con una cerimonia organizzata in uno stadio di calcio cittadino, costellata dai fuochi di artificio. Lo hanno constatato i giornalisti stranieri condotti sul posto. «Sconfiggerli (gli insorti, ndr) non è stato difficile», ha assicurato alla stampa straniera un ufficiale dell’esercito: «Noi non abbiamo ucciso civili, tutto quello che si dice è falso. Sono loro che ammazzano le persone inermi». Sul prato del campo di calcio si è poi scatenata una vera e propria ressa quando i militari hanno cominciato a distribuire generi di prima necessità tra cui soprattutto farina e polpa di pomodoro, con la folla che ha letteralmente preso d’assalto i camion.

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Redazione online
10 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_10/libia-blocco-armi-russia_48a508dc-4ae7-11e0-9e9a-b429a0ac9415.shtml

Egitto, El Baradei scende in campo: “Mi candiderò alle presidenziali 2011”

10/03/2011 – L’ANNUNCIO

Egitto, El Baradei scende in campo: “Mi candiderò alle presidenziali 2011”

Il premio Nobel per la Pace: «Serve nuova Costituzione»

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WASHINGTON – Mohammed El Baradei scende in campo. L’ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, premio Nobel per la Pace nel 2005, ha annunciato – partecipando a un talk show a una tv privata – che si presenterà alle elezioni presidenziali previste quest’anno in Egitto, candidandosi così a guidare il Paese dopo il trionfo della rivoluzione che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak. Un voto che segnerà un passaggio storico per stabilizzare le istituzioni dell’Egitto dopo la rivolta di popolo che ha aperto le porte a una nuova speranza di libertà e democrazia nel paese dei Faraoni. Baradei – forse assieme al capo della Lega Araba, Amr Mussa, il diplomatico egiziano più conosciuto al mondo – è accorso subito al Cairo per partecipare alla rivoluzione contro Mubarak.

Il 28 gennaio era presente in piazza Tahrir, il luogo simbolo di questa rivolta, accanto a centinaia di migliaia di egiziani, per chiedere la fine di un regime oppressore in carica da 30 anni. In quei giorni, ebbe un ruolo centrale nell’esortare l’esercito a coinvolgere in modo massiccio la popolazione civile nel processo di passaggio dei poteri. E l’11 febbraio, quando dopo 18 giorni di proteste ininterrotte, Mubarak annunciò le sue dimissioni, disse alla Bbc che «quello era il più bel giorno» della sua vita. Nello stesso programma in onda su Ontv, Baradei ha anche affermato che voterà contro il referendum indetto per emendare la Costituzione dal Consiglio supremo militare ora al potere in Egitto: «Sarebbe un insulto alla rivoluzione, se decidessimo di recuperare questa Costituzione – ha affermato – ne serve una nuova».

Sposato con due figlie, 68 anni, El Baradei, considerato un riformista, dopo la laurea al Cairo, ha studiato a New York dove ha ottenuto un dottorato in diritto internazionale. Ma è all’epoca della guerra in Iraq, che il mondo si accorge di lui. Nel novembre del 2002, in qualità di capo della Aiea guidò gli ispettori Onu per verificare la distruzione delle armi di massa da parte di Saddam Hussein. Da capo dell’Aiea, fece di tutto per scongiurare quel conflitto che segnò un grande trauma nei rapporti tra l’Occidente e l’Islam. Allora perse quella battaglia. Tra qualche mese ne combatterà un’altra, quella per diventare il primo presidente del nuovo Egitto libero.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/392571/

EUROPA – La Lega e i Rom ladroni. Solo il Carroccio e la destra estremissima votano contro la strategia per l’inclusione della gente gitana

PROMUOVI LA CAMPAGNA: “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON L’ACCETTERO’ PIU’!”

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La Lega e i Rom ladroni

Solo il Carroccio e la destra estremissima votano contro la strategia per l’inclusione della gente gitana

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la foto
Palla!
Strasburgo
9 marzo 2011

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di Mauro Zatterin

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Sono rimasti soli ad esprimere la loro linea dura contro i rom, il che probabilmente porterà loro dei voti, ma non necessariamente un progresso sociale per il continente. Anzi.

Il Parlamento europeo ha approvato con una grande maggioranza una risoluzione in cui chiede agli stati membri dell’Ue di assumere una lunga serie di decisioni per favorire l’integrazione delle genti di etnia Rom nell’Unione europea. Il testo, non vincolante sebbene politicamente rilevanti,  è stato adottato con 576 voti a favore,32 contrari e 60 astensioni. Tutta la Lega ha votato “no”. Il Pdl si è espresso in senso favorevole.

In sintesi, gli euro-deputati chiedono che la Commissione Ue presenti una tabella di marcia che includa una serie di standard comunitari obbligatori per l’accoglienza e il trattamento della gente Rom e preveda la possibilità d’imporre penalità ai governi nazionali che non li rispettano. Sul fronte occupazionale, Strasburgo chiede che venga assicurato un accesso effettivo al mercato del lavoro, insieme col varo di misure per combattere il lavoro sommerso e favorire l’assunzione di rom nell’amministrazione pubblica. Per l’educazione, i deputati chiedono ai governi nazionali di impiegare un numero maggiore di mediatori e insegnanti rom nelle scuole per garantire l’educazione nella loro lingua.
Il Parlamento denuncia inoltre  le “discutibili operazioni di rimpatrio” di cittadini rom verificatesi in vari Stati membri che hanno creato un “clima di paura e inquietudine” fra la popolazione rom e hanno anche avuto l’effetto di aver portato “preoccupanti livelli di razzismo e discriminazione”. Alla luce di questo, la nuova Strategia europea che la Commissione deve proporre  dovrà combattere ogni forma di violazione dei diritti fondamentali, inclusi “la discriminazione, la segregazione, i discorsi d’incitazione all’odio, il profiling etnico, il rilevamento illegale delle impronte digitali, nonché lo sfratto e l’espulsione illegali”.

Non sono parole semplici da scrivere e anche da votare. Certo lo sono ancora meno da attuare in questo clima generale di paura e diffidenza che molti fatti di cronaca giustificano. Eppure il parlamento europeo si mette la mano sul cuore e invita a giocare la sfida dell’integrazione, a imbarcarsi su un percorso che non sarà né facile né breve, ma che pare a tutti essere l’unico praticabile.

A tutti meno che la Lega. “Abbiamo votato contro al gran completo”, tiene a dire l’eurodeputato leghista Oreste Rossi. Il quale trova “inaccettabile” che sia immaginato “l’obbligo per gli Stati membri di assumere i Rom nella pubblica amministrazione, l’imposizione del microcredito di impresa, l’obbligo di assunzione di mediatori linguistici e di insegnanti Rom nelle scuole, la parità di accesso nei servizi sociali, in particolare il diritto ad una casa, nonché l’obbligo di coinvolgere i Rom nella politica attiva ad ogni livello”.

Ancora più scandaloso – gli pare – “è il divieto di nominare i Rom o i gitani nei comizi politici, pena l’applicazione di sanzioni per discriminazione e incitamento all’odio razziale”.

«L’Ue ha di nuovo invaso il terreno nazionale – ha aggiunto Giancarlo Scottà – imponendo ai suoi Paesi membri sanzioni assurde. È ora che l’Europa inizi a riconoscere anche i nostri diritti».

La risposta gliela hanno data i colleghi di governo del Pdl. Prima però, è sempre meglio ricordare a uso dei neofiti che l’Europa non impone mai nulla a nessuno, tantomeno ai leghisti che oltre tutto sono rappresentati nel governo italiano dal ministro degli Interni. Il parlamento esprime la volontà degli eletti dal popolo (che non è poco) i quali esprimono il loro punto di vista. La decisione finale viene presa dal Consiglio Ue nel quale è presente anche l’Italia. C’è un negoziato e c’è la possibilità di mediare. Nessuno impone nulla a nessun altro, anche se è facile usare questa retorica. La maggioranza decide. Come si suol dire, la democrazia non è perfetta, ma non s’è ancora trovato nulla di meglio.

Il Pdl, dicevamo. Parola a Raffaele Baldassarre. “Ho accolto con molta soddisfazione la relazione della collega ungherese, che ha enunciato priorità inderogabili, quali la lotta al nomadismo e le garanzie relative all’assistenza sanitaria e all’istruzione. La strategia mira, infatti, all’inclusione e, con ragione, non all’integrazione. Un’inclusione, che presuppone un accesso paritario a ogni settore della società e una piena partecipazione alla vita politica e sociale del paese”.

Un problema lo evidenzia, comunque, Baldassarre.  “La mancanza di una chiara definizione dei doveri che corrispondono ai diritti delle popolazioni Rom. Per raggiungere una vera inclusione è necessario un impegno reciproco e un’equa ripartizione delle responsabilità tra le popolazioni Rom e i Governi dell’Ue”.

Giusto. Ma non c’era bisogno di argomentare su questa storia. I doveri dei Rom sono chiari, anzi chiarissimi. Devono rispettare la legge sino in fondo. Come tutti gli altri cittadini.

ante ps. Strano che gli astenuti del centrodestra siano stati Barbara Matera, Elisabetta Gardini, Licia Ronzulli e Carlo Fidanza, unici a rompere il fronte pro inclusione di casa Pdl.

Ps. Prima che qualcuno mi scriva “voglio vedere sei le non cambierà idea quando un rom rapinerà sua madre”, sono purtroppo costretto ad ammettere che mia madre è già stata rapinata da un rom o comunque da quello che dalle nostre parti si chiama genericamente “uno zingaro”. Nessuno di noi ha cambiato idea sulla necessità di favorire l’integrazione dopo questo brutto fatto.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=951&ID_sezione=242&sezione=

ECONOMIA – Banche nel mirino di “Mr prezzi”: stop a balzello per prelevare contante

Banche nel mirino di “Mr prezzi”:
stop a balzello per prelevare contante

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Via a indagine sui costi per i clienti
Le banche: sistema trasparente e in concorrenza

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ROMA – Stop alle commissioni imposte dalle banche per prelevare contanti, un balzello sempre più diffuso negli istituti di credito. E’ quanto chiede il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Roberto Sambuco, in audizione al Senato, spiegando di aver deciso di aprire un’indagine sul sistema dei costi alla clientela nel settore bancario che comincerà con l’audizione dell’Abi il prossimo 15 marzo.

«Non è condivisibile far pagare i consumatori per ritirare i propri soldi dal conto corrente. Viene così minato alla base il rapporto di fiducia nella relazione banca-cliente», ha detto “Mister prezzi” che ha aggiunto di aver ricevuto numerose segnalazioni di «disservizi, opacità, mancanza di trasparenza e chiarezza, moltiplicazione a volte incomprensibile delle voci di costo per i conti correnti, tutti elementi che andranno verificati».

Proprio il costo per il prelievo di contante allo sportello, ha indicato Sambuco, «risulta essere applicato da molte banche. È una vicenda rilevante perché rischia di generare disagi per alcune tipologie di consumatori-correntisti, con il rischio di colpire le fasce più fragili della popolazione».

In particolare, «saranno approfondite e verificate, tra l’altro, le singole voci di costo a carico dei consumatori», «il rispetto degli obblighi normativi imposti al settore anche in materia di contenimento delle commissioni di massimo scoperto».

Le banche italiane sono «trasparenti e fra loro in concorrenza», ha replicato l’Associazione bancaria italiana. «Apprendiamo da fonti di informazione – si legge in una nota dell’Associazione bancaria – delle intenzioni di “Mister prezzi” di introdurre nuovi vincoli all’operatività del sistema bancario, intervenendo sul sistema dei prezzi. Misure che ricordano tanto un passato di cui non si sente alcuna nostalgia. Le banche italiane sono trasparenti e fra loro in concorrenza».

«Le buone intenzioni di Mister Prezzi non bastano, per far abbassare la cresta ai banchieri occorrono normative stringenti che mettano finalmente un freno ai continui abusi e soprusi perpetrati dalle banche a danno di correntisti e consumatori», ha affermato il senatore Elio Lannutti, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Finanze. «È necessario – ha aggiunto – introdurre subito regole precise che permettano di salvaguardare i cittadini dal salasso continuo che sono costretti a subire agli sportelli bancari, attraverso gli elevatissimi costi dei conti correnti, che in Italia sono pari a 295 euro contro i 114 della media europea, o assurde vessazioni come la tassa di 3 euro sul contante. Una vergogna inaccettabile – conclude Lannutti – che deve finire al più presto».

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Mercoledì 09 Marzo 2011 – 20:36    Ultimo aggiornamento: Giovedì 10 Marzo – 13:13

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=141364&sez=HOME_NOSTRISOLDI

MILANO – Scioperano i sindacati di base, in vista un altro «venerdì nero»

I precedenti: disagi pesanti su metropolitana e altri mezzi il 10 dicembre e il 26 gennaio

Scioperano i sindacati di base,
in vista un altro «venerdì nero»

Ressa in metropolitana la mattina del 26 gennaio: i passeggeri si affollano per prendere l'ultima corsa prima che termini la «fascia protetta» del mattino (Fotogramma)

L’agitazione è prevista dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Sospeso l’Ecopass

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Linea verde ferma il 26 gennaio per lo sciopero dei Cobas (Fotogramma)
Linea verde ferma il 26 gennaio per lo sciopero dei Cobas (Fotogramma)

MILANO – Ancora disagi per le migliaia di pendolari milanesi che tutti i giorni raggiungono il posto di lavoro con i mezzi pubblici. E’ confermato lo sciopero generale di 24 ore proclamato per venerdì 11 marzo dalle sigle dei sindacati di base Usb, Slai Cobas, Cib Unicobas e Snater. La mobilitazione sarà per l’intera giornata nella pubblica amministrazione – con l’eccezione dei lavoratori della scuola, che non potranno astenersi dal lavoro – e nel settore privato. L’astensione dal lavoro sarà rinviata ad altra data nel trasporto ferroviario «per consentire la partecipazione alla manifestazione nazionale» a Roma a difesa del contratto nazionale del lavoro, contro la precarietà e più in generale contro la politica economica del governo. A Milano, l’agitazione è prevista dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio: durante queste fasce orarie saranno quindi possibili disagi. Corse garantite dal mattino fino alle 8.45 e dalle 15 alle 18.

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Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio

Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio Lo sciopero del 26 gennaio

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SOSPESO L’ECOPASS – In previsione dello sciopero, l’Ecopass sarà sospeso per tutta la giornata di venerdì: a comunicarlo, in una nota, è stato il vicesindaco e assessore alla Mobilità e Trasporti Riccardo De Corato. La decisione di sospendere l’Ecopass, spiega il comunicato, è stata presa per evitare possibili disagi ai cittadini. Attivo il sistema Infomobilità: edizioni di Atm Tg, annunci sonori, messaggi sui display alle fermate di superficie e sui video a bordo dei bus. Per informazioni: sito internet www.atm-mi.it e numero verde 800.80.81.81.

I PRECEDENTI – Gli ultimi due scioperi dei Cobas a Milano hanno provocato disagi pesanti agli utenti dei mezzi pubblici. Il 10 dicembre 2010 rimasero chiuse, dalle 8.45 alle 12.45, tutte e tre le linee della metropolitana; i sindacati registrarono il 100% di adesioni in Sala operativa e il 50%, con punte del 65%, per i mezzi di superficie. Anche il 26 gennaio lo sciopero è scattato alle 8.45: pochi minuti e la linea verde s’è fermata, la rossa ha preso a viaggiare a singhiozzo, bus e tram a rallentare. In serata, dalle 18 a fine servizio, le linee del metrò chiuse erano due, le code le stesse già viste al mattino. Adesione di poco inferiore al 30% per cento. A quanto riferito dai lavoratori del settore, a scioperare sono stati soprattutto i giovani: in Atm si sarebbe creata una netta frattura generazionale.

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Redazione online
10 marzo 2011

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_marzo_10/sciopero-mezzi-venerdi-11-marzo-tram-metropolitana-bus-atm-cobas-190196367448.shtml

DECRETO RINNOVABILI – Solare, Berlusconi non cede: “Sì allo stop, ma faremo presto”

RINNOVABILI: IL DECRETO CHE NON PIACE A LAVORATORI E IMPRESE

Da: | Creato il: 10/mar/2011

Imprenditori e lavoratori insieme a Roma per difendere le energie rinnovabili

Da: | Creato il: 09/mar/2011

Il Governo Italiano ha ucciso per Decreto gli incentivi a tutte le energie rinnovabili, accusando tutti di essere meri speculatori e di fatto uccidendo l’unica revolution, la green revolution, in essere in Italia. Grazie.

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GUARDATE

L’INTERESSANTE VIDEO DE LE IENE SULLA MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO SULLE ENERGIE RINNOVABILI – QUI

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DECRETO RINNOVABILI

fonte immagine

Solare, Berlusconi non cede
“Sì allo stop, ma faremo presto”

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Imponente manifestazione dei lavoratori e delle imprese del settore a Roma contro il provvedimento che stravolge gli incentivi. Il premier però non cede: “Tagli necessari, subito le nuove regole”

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di VALERIO GUALERZI

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Solare, Berlusconi non cede "Sì allo stop, ma faremo presto"

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ROMA – Nessuna marcia indietro, ma l’impegno a fare presto riducendo al minimo le incertezze. Risponde così Silvio Berlusconi alla imponente manifestazione che ha concluso oggi al teatro Quirino di Roma una settimana di mobilitazione delle associazioni di categoria e delle organizzazioni ambientaliste contro il decreto approvato giovedì scorso da Palazzo Chigi.

“Gli incentivi alle energie rinnovabili devono adeguarsi all’andamento degli altri paesi europei- ha affermato il premier – Il ‘boom’ del settore fotovoltaico determina sulle bollette dei cittadini  un aggravio che era necessario calmierare”. “Chi lavora in questo settore”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, non deve “nutrire timori ingiustificati” perché “entro poche settimane il governo stabilirà il nuovo quadro di incentivi che consentirà alle aziende del settore la programmazione di investimenti per un mercato maturo di lungo periodo in vista degli obbiettivi europei per il 2020”.

Parole che difficilmente saranno sufficienti a placare la disperazione, la rabbia e la  delusione delle oltre duemila persone che di prima mattina hanno preso d’assalto lo storico teatro del centro storico della capitale. Un appuntamento che ha dato un volto, una voce e un corpo a una campagna virtuale senza precedenti convogliata dalle pagine web di Sosrinnovabili 1. Una campagna mirata a costringere il governo a rivedere il decreto che ad appena sei mesi dal suo varo ha cancellato la riforma degli incentivi per il fotovoltaico valida sino al 2013 e ha tagliato retroattivamente quelli per l’eolico.

Al sito negli ultimi giorni sono arrivate ben 45 mila email. Paolo Della Negra della Solar Omega è lapidario: “Domani si chiude”. Francesco Della Torre, della Cea Automazione, entra più nel dettaglio: “Se non viene dichiarato un incentivo certo non è possibile lavorare. Cosa diciamo ai clienti? Che non sappiamo quanto sarà l’incentivo? Chi inizierà una pratica senza sapere a cosa va incontro? E nel frattempo noi cosa facciamo fare agli operai?”. Raffaele Frulio se la prende con l’opposizione: “Dov’è? Perché non coglie quest’occasione per fare il suo mestiere? Forse 120.000 famiglie non valgono molto?”. Lorenzo Serafin recrimina: “Ho sempre votato Berlusca, ora mi si ritorce contro”.

Stati d’animo raccontati questa mattina in prima persona da una lunga serie di interventi di piccoli industriali, giovani imprenditori e semplici operai o installatori di pannelli solari chiamati a raccolta da Aper, Enav, Gifi, Assosolare, Assoenergie Future e Ises. Uno spaccato esemplare della mitica “Italia che lavora”, di un nuovo ceto produttivo creato quasi dal nulla dalle politiche a sostegno delle rinnovabili. Un settore che oggi, stando a diverse stime, dà occupazione a circa 150 mila persone e offre un posto di lavoro ogni nuovi tre che vengono creati nel Paese. Un “popolo” pragmatico poco disponibile ad ascoltare i politici, compresi quelli venuti al Quirino per dare la loro solidarietà come Pierluigi Bersani. “E’ una vicenda drammatica – ha sottolineato il segretario del Pd – capisco l’esasperazione di aziende e lavoratori che si vedono improvvisamente messi davanti al vuoto”. Il fatto è, ha aggiunto, che “abbiamo un governo che parla sempre di mercato ma che non sa come funziona, togliendo ogni certezza, ogni prospettiva stabile, a settori che stanno investendo, che hanno rapporti con banche, società di leasing”.

La manifestazione di Roma non è stata però solo un lungo sfogo collettivo. Le associazioni di categoria hanno presentato infatti una loro proposta di revisione del decreto Romani articolata per principi generali. I tre punti essenziali sono “certezza e velocità dei processi di autorizzazione”; un quadro normativo che ragioni sul lungo termine, immaginando uno scenario da qui al 2020 in grado di migliorare la competitivtà del settore, azzerando infine gli incentivi; lo stimolo allo “sviluppo di un’industria nazionale tramite apposite misure di supporto”.

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10marzo 2011

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/10/news/quirino_rinnovabili-13435398/?rss