Giappone, le voci dell’Apocalisse “Il mare arriva alla porta”

12/03/2011 – IL SISMA DEVASTANTE
La regione del Sendai (Giappone nordorientale) ripresa da un satellite Nasa: in alto, un'immagine del 26 febbraio 2011, sotto una del 12 marzo (Reuters/Nasa/Modis)

La regione del Sendai (Giappone nordorientale) ripresa da un satellite Nasa: in alto, un’immagine del 26 febbraio 2011, sotto una del 12 marzo (Reuters/Nasa/Modis) – fonte immagine

Giappone, le voci dell’Apocalisse
“Il mare arriva alla porta”

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Su Twitter migliaia di Sos, la gente cerca su Internet i propri cari dispersi

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di GABRIELE MARTINI
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«La terra non smette di tremare». «Ho perso tutto». «E’ l’apocalisse». Dalla blogosfera del Giappone si levano urla strazianti. Un baratro di angoscia senza fondo. Eiko scrive su Twitter da Sendai: «Qui lo tsunami ha distrutto ogni cosa. Le strade sono ricoperte da fango, detriti e auto accatastate. Sto piangendo». La foto sul social network è quella di una ragazza sui vent’anni. Occhiali spessi e sorriso gentile. Spiega che la sua casa si è salvata per miracolo e invia ripetuti messaggi ad un’amica: «Dove sei finita?», «Scrivimi al più presto». Ma nessuno risponde.

Il blogger
Flavio Parisi è un freelance italiano, vive a Tokyo da quattro anni. Il racconto del terremoto sul blog è lucido e drammatico: «All’inizio penso che la vibrazione sia una chiamata sul cellulare, ma guardandolo, non è illuminato. Poi comincia a ondeggiare tutto, e capisco. Mi precipito fuori mentre dietro me cadono libri, suppellettili, e io per strada scalzo, nella fretta, senza scarpe. Tutto il quartiere è per strada, il terremoto acquista potenza, sento il cuore impazzire, mi manca il fiato». Poi vince il terrore: «La cosa più terrificante è che la terra ondeggia e si muove senza controllo sotto i miei calzini. Non riesco a reggermi in piedi e non so se è per la scossa o per la paura».

Il terrore su Twitter
Le reti di comunicazioni telefoniche attraverso le linee fisse o mobili sono andate in tilt pochi minuti dopo la prima scossa. Migliaia di persone strappate dalla routine e scaraventate nell’angoscia dell’incertezza, senza sapere nulla di familiari e amici. Ma il Giappone ipertecnologizzato non è il Cile, e nemmeno Haiti. Il numero di twit solo da Tokyo è subito balzato a 1200 al minuto. E avanti così per ore in un flusso ininterrotto di disperazione. Nahoko vive in una città nei pressi di Miyagi. Lì l’onda anomala ha devastato l’entroterra per chilometri. «Il quartiere dove sorgeva il mio negozio non esiste più, spero che tutti voi stiate bene», scrive sulla sua pagina. In migliaia prendono d’assalto il sito japan.person-finder.appspot.com, un motore di ricerca attivato da Google per rintracciare le persone scomparse.

Il ragazzo di Ishinomaki
Baiko vive nel distretto Ishinomaki. Nel mare davanti alla città una nave è stata inghiottita dall’onda distruttrice con un centinaio di persone a bordo. Sul blog ha postato un video girato con il telefonino poche ore dopo il passaggio dello tsunami. Il cielo è plumbeo, la distruzione ovunque. Le macchine accatastate sembrano una manciata di modellini in miniatura gettati in un angolo da un bambino distratto. «Ho sentito il boato avvicinarsi – racconta nel suo diario online -, il mare è arrivato a pochi chilometri dalla nostra casa. Siamo salvi per miracolo, la mia sorellina non smette di piangere».

La speranza può anche avere le sembianze di un telefonino muto, ma che cinguetta: «La porta del palazzo è bloccata e non posso uscire, qualcuno mi aiuti!», recita un sos lanciato sul web e prontamente ritwittato da amici e conoscenti. Messaggi concisi, spesso l’unico modo per comunicare con il mondo: «Siamo bloccati nell’ascensore dell’edificio X», oppure «il treno è fermo in galleria, non si respira». Oggi più che mai il flusso dei messaggi online si è rivelato utile per far circolare in tempo reale informazioni preziose.

La pensionata
Yasuko Shirane ha 79 anni, vive a Tokyo nel quartiere di Takanawa. Al quinto piano del suo palazzo la scossa è stata un rombo di paura. «Sto ancora tremando, alla mia età non avevo mai visto nulla di simile. Sono caduti tutti i libri e la mia collezione di tazze da tè è andata distrutta. Pazienza, io sono viva». Il primo pensiero è per i familiari: «Ero in casa da sola, mio marito era sull’autobus, è tornato subito indietro ma distrattamente ha preso l’ascensore ed è rimasto bloccato. Poi è stato liberato dal custode. La scossa è stata così forte che ha spostato tutti i mobili, compreso un pesantissimo frigorifero. Io sono rimasta calma e come ci hanno sempre insegnato per prima cosa sono andata sotto un tavolo. Solo quando la scossa è finita ho messo in sicurezza il televisore al plasma». «Ora siamo preoccupati per mia figlia che vive a Yokohama – prosegue -: lavora a Tokyo ed è rimasta bloccata su un treno. Probabilmente è rientrata e in questo momento si trova in una delle scuole attrezzate per ospitare chi ne ha bisogno». Il peggio sembra passato, ma riuscire a riposare qualche ora sarà difficile: «Non siamo preoccupati per le scosse di assestamento, ma perché c’è chi parla di un nuovo terremoto in arrivo».

Il Paese paralizzato
La rete dei trasporti pubblici è collassata. Kenji Hall posta su Twitter: «A Tokyo è calata la notte. Sto ancora camminando, come tutti. Treni fermi. Taxi pieni. Lunghe code alle fermate degli autobus». Un blogger racconta di file davanti ai negozi per comprare biciclette e poter così tornare a casa.

Centinaia le offerte di aiuto agli sfollati. «Il centro comunale dispone di cibo e si sta attrezzando affinché la gente possa trascorrervi la notte». «Per favore diffondete l’informazione! L’università Rikkyo mette a disposizione le aule per riposare. Tutti possono fermarsi. Rispondetemi se avete bisogno di aiuto». Qualcuno guarda al futuro, nella consapevolezza che ripartire sarà difficile: «Risparmiate l’acqua, nei prossimi giorni potrebbe mancare». «La scuola è inagibile e da domani non abbiamo un posto dove studiare», scrive un internauta su Mixi, uno tra i social network più diffusi tra i ragazzi nipponici.

«Aspettiamo gli aiuti»
«Se pensate che lo tsunami somigli a un’onda, vi sbagliate di grosso – scrive “Tinystar” su Twitter -. Provate piuttosto a immaginare delle pareti di cemento che crollano a una velocità impressionante. Gli esseri umani non sono fatti per resistervi. Vi prego, nessuno esca di casa spinto dalla curiosità di dare un’occhiata». Quello di “Edamamicky” è un urlo: «Chi vi scrive è una vittima dello tsunami. Sono al secondo piano della nostra abitazione con mia madre, mio fratello e un vicino. Siamo in attesa di essere tratti in salvo. Non siamo feriti. Il primo piano è completamente inondato e non siamo in grado di evacuare il palazzo da soli. Il telefono non funziona». Poi più nulla.

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fonte: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/393052/

4 risposte a “Giappone, le voci dell’Apocalisse “Il mare arriva alla porta””

  1. giovanni7 dice :

    L’energia Nucleare è buona e fà bene.Questo è quello che ci dice il nostro Buon Governo.Il Cesio 137 è ricaduto in terra in maniera copiosa a causa di Chernobil ,tanto che tronchetti di legno provenienti dalla Lituania sono stati bruciati nelle stufe di parecchie case di molte regioni italiane :La porcata è stata scoperta grazie a un signore che ha fatto analizzare un tronchetto.Dunque dopo 23 anni il Cesio 137 è ancora attivo in russia e ha contaminato gli alberi e le nostre autorità e i lacchè prezzolati ci dicono delle balle.Il Cesio 137 esplode a contatto con l’acqua , Insomma l’energia elettrica dalle centrali atomiche è una grossa cagata.

  2. gianni tirelli dice :

    I TERREMOTI “MODERNI” E IL VAMPIRAGGIO DEL SOTTOSUOLO

    Il meccanismo che innesca gran parte dei moderni terremoti, è lo stesso che produce le voragini che si aprono sul suolo della città di Napoli.
    L’uomo industriale, per oltre cento anni, ha vampirizzato il sottosuolo terrestre, defraudandolo da gas, petrolio, acqua e minerali. Questa ininterrotta operazione sanguisuga, ha reso la crosta terrestre (in geologia e in geofisica, è uno degli involucri concentrici di cui è costituita la Terra, per la precisione si intende lo strato più esterno della terra solida, avente uno spessore medio variabile fra i 5 – crosta oceanica – e 35 chilometri – crosta continentale -) fragile, vuota e rigida. In mancanza di questi elementi (che hanno la funzione di ammortizzatori), queste enormi cavità, svuotate del loro contenuto, tendono, alla prima scossa, a implodere su se stesse, dando origine ai moderni terremoti. Lo stesso fenomeno, in scala infinitesimale, ma del tutto identico, lo possiamo applicare alla città di Napoli e alle sue voragini. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto ciò che l’uomo industriale sottrae al sottosuolo, si trasforma – per un processo, di combustione – in CO2 e varie altre formazioni gassose inquinanti che, a tempo debito, innescheranno una apocalittica reazione chimica. Una seconda parte, di quelle che comunemente, sono definite risorse energetiche, muteranno la loro originaria natura in rifiuti tossici perenni e quotidiana spazzatura. Questo continuo sottrarre materiale al sottosuolo, trasformato poi in energia, ha reso il nostro pianeta più leggero e la nostra atmosfera più pesante e irrespirabile. A causa di questo squilibrio, le conseguenze saranno presto catastrofiche.

    Il “segreto” del Giappone, in virtù del quale si è evitata la catastrofe urbana, sta in tecnologie come, i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.
    Petrolio, gas e acqua (al pari delle misure antisismiche, adottate per evitare l’implosione degli edifici giapponesi), sono gli ammortizzatori naturali della crosta terrestre, deputati a mitigare gli effetti (diversamente più catastrofici) di improvvise scosse telluriche indotte da un processo di assestamento, impercettibile ma continuo, delle placche tettoniche.

    Del resto, la stessa struttura ossea dell’uomo, si frantumerebbe in mille pezzi, se non fosse per quel sofisticato e ingegnoso sistema di muscoli, di liquidi e di cartilagini che concorrono a distribuire le sollecitazioni prodotte dalla nostra mobilità, sul resto del corpo. La colonna vertebrale (come esempio) è un tubo semirigido, costituito da una serie di anelli ossei – le vertebre – uniti da dischi ammortizzatori, elastici. Il disco intervertebrale è formato da una porzione centrale, il “nucleo polposo”, che si compone di una sostanza gelatinosa e agisce da ammortizzatore e, senza la quale, ci sarebbe precluso ogni movimento.
    Immaginiamo il pianeta terra come una grossa arancia dove, migliaia di sottilissime cannucce, penetrandola, la svuotano, prosciugandola dal suo succo vitale.
    Presto, l’arancia, perderà per sempre la sua elasticità originale, trasformandosi in un corpo rigido, vacuo ed estremamente leggero. Questo è ciò che succede alla Terra.

    Questa mia tesi che, per nessun motivo al mondo, può essere smentita e, ne io, essere accusato di eccentrico catastrofismo, è il risultato di una ricerca logica e antropologica sulla base di dati concreti e di segnali evidenti e lapalissiani.
    La conoscenza e, la comprensione della realtà, si avvalgono dell’intuizione. Quella particolare capacità, che esula dalla sfera del profetico per attestarsi come l’estensione sensoriale di una mente libera e liberata da preconcetti, da pregiudizi, da luoghi comuni e dipendenze culturali, storiche e psicologiche. Tutto questo, filtrato dal raziocinio, produce, come ultimo passaggio, quella che, oggi, (una parola che pronunciamo sempre con timore), abbiamo chiamato, “la Verità”.

    La fantasiosa teoria, poi, dei terremoti provocati da mini testate nucleari, appartiene a un genere di letteratura che, per indole, preferisco disertare. Sono ben consapevole di quanto, la stupidità umana, abbia prodotto nel corso questo secolo: guerre, bombe, nazismo, consumismo e relativismo, ma niente che possa competere con la potenza di una natura che, non tarderà a sferrare la sua vendetta, su questa umanità insensata che ha voluto sfidarla e deriderla.

    Un tempo eravamo api e formiche oggi, siamo sanguisughe e termiti.

    Gianni Tirelli

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