Archivio | marzo 13, 2011

NUCLEARE, GIAPPONE – ‘Rischio di molte Cernobyl’. L’esperto nucleare accusa: Tokyo non dice la verità / 日本前核電站設計師稱核反應堆可能會融化

‘Rischio di molte Cernobyl’

L’esperto nucleare accusa: Tokyo non dice la verità

.

Masashi Goto, in una conferenza stampa a Tokyo di cui da’ notizia la Bbc, ha detto che per il Giappone si prospetta una crisi gravissima, che uno dei reattori dell’impianto di Fukushima-Daiichi e’ “altamente instabile” e che le conseguenze di un’eventuale fusione sarebbero “tremende”

fonte immagine

.

Londra, 13-03-2011

Un ex progettista di centrali nucleari giapponesi ha accusato il governo giapponese di non dire tutta la verita’ sulla situazione degli impianti atomici danneggiati dal terremoto. Masashi Goto, in una conferenza stampa a Tokyo di cui da’ notizia la Bbc, ha detto che per il Giappone si prospetta una crisi gravissima, che uno dei reattori dell’impianto di Fukushima-Daiichi e’ “altamente instabile” e che le conseguenze di un’eventuale fusione sarebbero “tremende”.

Finora il governo giapponese ha detto che un’eventuale fusione non porterebbe al rilascio di dosi significative di materiale radioattivo. Goto e’ di diverso avviso: secondo lui i reattori di Fukushima-Daiichi sono sottoposti a aumenti di pressioni ben oltre i livelli previsti quando sono stati costruiti. C’e’ il grave rischio di una esplosione con materiale radioattivo ‘sparato’ su un’area molto vasta, ben oltre l’area di evacuazione di venti chilometri imposta dalle autorita’.

fonte immagine

Goto ha detto che nel reattore 3 di Fukushima-Daiichi, dove la pressione sta salendo a rischio esplosione, e’ stato usato un tipo di combustibile chiamato Mox (un misto di ossido di plutonio e ossido di uranio): il fallout radioattivo potrebbe essere due volte peggio. L’esperto nucleare ha accusato il governo di nascondere deliberatamente informazioni vitali: “Non e’ stato detto abbastanza su come e’ stato ventilato l’idrogeno”. Goto ha anche descritto come “altamente inconsueto e pericoloso” l’uso dell’acqua di mare per raffreddare i reattori di Fukushima-Daiichi.

Descrivendo lo scenario peggiore, l’esperto ha detto che vi sarebbe “la fusione del nucleo. Se le barre cadono e si mescolano con l’acqua il risultato e’ un’esplosione di materiale solido, come un vulcano che diffonde materiale radioattivo. Vapore o una esplosione dell’idrogeno possono disperdere le scorie oltre 50 chilometri. E il tutto rischia di essere moltiplicato: ci sono molti reattori nella zona, cosi’ ci potrebbero essere molte Cernobyl”.

.

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150951

_____________________________________________________________

日本前核電站設計師稱核反應堆可能會融化

.

北京新浪網 (2011-03-14 00:25)

分享| 分享至新浪微博分享至facebook分享至PLURK分享至twitter

.

fonte immagine

 

.

據BBC報導,日本前核電站設計師Masashi Goto稱日本正面臨極為嚴峻的危機,他呼籲日本政府公布更多消息,不要隱瞞。Masashi Goto在東京召開的新聞發布會上表示,福島第一核電站的一座反應堆“非常不穩定”,如果發生堆芯融化,“後果將極為嚴重。”他表示,實際上這種情況很有可能發生。日本政府已經宣稱,核反應堆融化並不會導致大量放射性物質洩漏。Masashi Goto表示,福島第一核電站聚集的壓力已超過他們設計的承受能力,發生爆炸的風險很高,放射性物質可能會擴散到很廣泛的地區,遠超過官方劃定的20公里 撤離區。他指出,福島第一核電站3號反應堆的壓力正在身高,有發生爆炸的危險。該反應堆使用的燃料是所謂的Mox燃料棒,它由鈽和鈾的氧化物混合而成,一 旦發生洩漏,其危害將是普通核洩漏的兩倍。

Masashi Goto指責政府故意隱瞞本可讓外部專家解決問題的一些重要資料。此外,他還表示,使用海水來為福島第一核電站的反應堆堆芯降溫的做法非常少見,也非常危險。

.

fonte:  http://news.sina.com.tw/article/20110314/4262873.html

 

Gelmini: “Gli insegnanti sono troppi, in piazza chi manda i figli alle private”

Gelmini: “Gli insegnanti sono troppi
in piazza chi manda i figli alle private”

.

Il ministro a ‘Che tempo fa’: “Per questo li paghiamo troppo poco”. Polemica con i manifestanti di sabato

Gelmini: "Gli insegnanti sono troppi in piazza chi manda i figli alle private"

.

MILANO – La ricetta di Maristella Gelmini è: “Meno insegnanti, più soldi”. Questo il succo di una intervista del ministro a “Che tempo fa” sui Rai3. Perché “gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia, e sono pagati pochissimo proprio perchè sono troppi. Dobbiamo pagarli adeguatamente, ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati”. E a proposito di posti di lavoro, il ministro se la prende anche con i bidelli. “Un altro problema, per esempio, è che ce ne sono quasi duecentomila e spendiamo seicentomila euro per le pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri e abbiamo le aule sporche”.

Per la Gelmini “il vero punto non è quello delle risorse, ma come vengono investite. Il governo non ha fatto tagli alla scuola, ma agli sprechi. La spesa per la scuola negli ultimi anni è infatti aumentata del 30 per cento, non è diminuita”.

Poi una polemica frontale con la manifestazione 1 in tutta Italia per la Costituzione e la scuola pubblica. “Una manifestazione assolutamente legittima, ma che nasce da un presupposto sbagliato: che il governo abbia attaccato la scuola pubblica”. E ancora: “Molti scesi in piazza mandano i figli alla scuola paritaria. Non è una contraddizione, ma lo trovo incongruente, forse non hanno fiducia nella scuola pubblica”. Il ministro ribadisce che nell’ultima riforma “non ci sono stati tagli alla scuola, ma tagli agli sprechi”.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/13/news/gelmini_insegnanti_sono_troppi_in_piazza_chi_manda_i_figli_alle_private-13558742/?rss


fonte immagine

Test Ferrari in montagna (trasportate dall’Esercito) ora protestano anche i Verdi

Test Ferrari in montagna
ora protestano anche i Verdi

Dopo le polemiche legate al trasporto fatto dall’esercito, ora gli ambientalisti altoatesini sono sul piede di guerra

L'esercito trasporta le Ferrari

.

Ancora proteste per le due Ferrari FF trasportate a quota 2.350 metri da un elicottero Chinook sulle nevi di Plan de Corones: dopo le polemiche legate al fatto che le macchine sono state portate da elicotteri dell’esercito e quindi a spese dei contribuenti (ma la Ferrari farà una donazione a un istituto benefico e l’esercito sostiene che avrebbe dovuto fare lo stesso esercitazioni di scarico merci ad alta quota), ora protestano i Verdi altoatesini: “E’ chiaro  – affermano – che Ferrari è un marchio di grande portata, ma cosa comunica questo marchio che intendiamo ‘usare’ per promuovere la regione turistica? Tecnologia, ‘passione’, velocità, aggressività, lusso, mondanità, esclusività: sono concetti ai quali vogliamo legare la nostra immagine?”.

L'esercito trasporta le Ferrari

“Insomma – continuano gli ambientalisti – le nostre strade di montagna si offrono molto bene come sfondo per una macchina sportiva a trazione integrale. D’altro canto sappiamo com’è la realtà per chi si muove in macchina ogni giorno. Brutture, ingorghi e stress sulle autostrade, nelle zone urbane e non solo, e anche sulle nostre strade panoramiche molti sono ormai infastiditi dai fiumi di automobili e motociclette che vi si riversano in ogni bella giornata estiva”.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2011/03/13/news/protesta_verdi_ferrari_ff-13561020/?rss

GAS ED ELETTRICITA’ – La crisi libica peserà sulle bollette “Si rischiano aumenti fino a 25 euro”

GAS ED ELETTRICITA’

La crisi libica peserà sulle bollette
“Si rischiano aumenti fino a 25 euro”

.

Già ad aprile i primi aumenti: 2 % per il metano e 0,8 % per le elettricità. L’aggravio sulle fatture del gas potrebbe arrivare a circa 21 euro mensili per le famiglie. Più contenuto il rincaro della fattura elettrica: 3 euro.

La crisi libica peserà sulle bollette "Si rischiano aumenti fino a 25 euro"

.

ROMA – Il caro greggio, legato anche alla crisi libica che ha già spinto la benzina ai massimi, non tarderà a ripercuotersi anche sulle bollette della luce e del gas. Già per aprile gli esperti tariffari di Nomisma Energia stimano infatti – secondo quanto riferito all’ANSA – un rincaro del 2% per il metano e dell’0,8% per l’elettricità. Un aumento che, se sarà confermato dall’Authority per l’energia nel consueto aggiornamento trimestrale atteso a fine marzo, si tradurrebbe in un aggravio di quasi 25 euro su base annua della spesa di ogni famiglia (+21,2 euro per il gas, +3,2 euro per la luce).

“Dopo le fiammate del prezzo della benzina, tornato ai massimi di luglio 2008, stanno arrivando le stangate sulle tariffe elettriche e del gas”, spiega Davide Tabarelli, esperto di Nomisma Energia, sottolineando che se le previsioni trovassero conferma nell’aggiornamento tariffario dell’Autority, si tratterebbe del secondo aumento trimestrale consecutivo per il gas e del primo rincaro delle bollette elettriche da oltre due anni.
Nel prossimo trimestre aprile-giugno – spiega Tabarelli – le bollette del gas potrebbero registrare un incremento del 2% a 76,5 centesimi al metro cubo che per una famiglia tipo (1.400 metri cubi consumati in un anno) si tradurrebbe in un aggravio di 21,2 euro su base mensile. Una stima che – aggiunge – è basata sul “calcolo automatico e fissato dalle regole dell’Autorità”. A gennaio il rincaro complessivo per una famiglia tipo si era attestato a 30 euro, come risultante di un aumento dell’1,3% delle tariffe del gas (+37 euro) e di un calo della bolletta elettrica di 0,2% (-7 euro). A conti fatti dall’inizio dell’anno il rincaro si attesterebbe a 55 euro per famiglia.

Sul fronte della luce per la quale le stime “sono più difficili”, le previsioni lasciano ipotizzare – prosegue – un rincaro dello 0,8%. Vale a dire un aumento a 15,7 centesimi al chilowattora che per la stessa famiglia tipo (225 chilowattora consumati in un mese ed una potenza impegnata di 3 chilowatt) significherebbero un aumento della spesa annua di poco più di tre euro.

Gli attesi rincari dovrebbero essere i primi di una lunga serie, fa notare l’esperto di Nomisma Energia spiegando che si attende un trend rialzista “che continuerà per tutto il 2011” per  “i meccanismi, regolatori o di mercato,  con i quali vengono trasferiti ai consumatori finali i maggiori costi del petrolio”.

L’Italia “è tra i paesi più esposti alle dinamiche internazionali del petrolio, e lo si vede proprio nelle bollette, con il prezzo del gas che di fatto, con un ritardo di nove mesi, è ancorato a quello del barile. Ed è anche la fonte più usata nella generazione elettrica”.

Se il prezzo del petrolio dovesse rimanere ai livelli attuali, cioè sopra i 101 dollari al barile, le bollette di luce e gas potrebbero salire di circa 172 euro l’anno. Lo sottolinea Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori aggiungendo che il dato si colloca all’interno di una ricaduta complessiva di oltre 700 euro annui in tutti i settori, dall’alimentazione ai trasporti. “A mio parere – spiega Trefiletti – il problema vero è la pesante ricaduta che il prezzo del greggio potrebbe avere su tutti i settori, come i beni di largo consumo a partire dall’alimentazione”.

In particolare, Federconsumatori ha calcolato che anche a causa della situazione politica nel Nord Africa il costo del riscaldamento salirà di 179 euro, quello dei derivati del petrolio, dei detersivi e della plastica di 29 euro e quello dei generi alimentari, per via del trasporto su gomma, di 64.  “Se il petrolio dovesse attestarsi su queste cifre per tutto l’anno – sottolinea – la batosta comprensiva di tutto sarà attorno ai 733 euro”.

Trefiletti infine si è detto d’accordo con i calcoli di Nomisma che “prevede un rialzo di circa 25 euro per le bollette di luce e gas di aprile. Questo è solo un primo rialzo ne prevediamo di altri ben più pesanti a partire da quello del gas”.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/03/13/news/la_crisi_libica_peser_sulle_bollette_si_rischiano_aumenti_fino_a_25_euro-13547545/

L’INCHIESTA – Quel silenzio di Libero e Giornale su Saviano e la mafia al nord

Quel silenzio di Libero e Giornale su Saviano e la mafia al nord

.

.

di

12 marzo 2011

.

Ma guarda guarda: ora che Mario Draghi conferma le parole dell’autore campano sulla criminalità, i giornali che lo avevano assalito non dicono niente.

Tutto era cominciato nel novembre dell’anno scorso. Si era nel periodo in cui tutt’Italia era rimasta senza fiato, per una volta, davanti alla Tv pubblica. Si era nel periodo in cui Roberto Saviano e Fabio Fazio avevano sbancato l’auditel con Vieni Via con Me. Si era nel periodo in cui tutte le attività vitali degli italiani dovevano essere sospese, o quantomeno, fatte con la tv accesa. Per captare una parola, un periodo, un pezzo della discussione che scorreva su Rai 3. Le liste, i reading. Lo studio di Che tempo che fa per l’occasione riadattato e riarredato.

VIENI VIA CON MEE le polemiche. Sui compensi degli ospiti, sull’orientamento del programma, sui contenuti. Gigantesche pile di pagine scritte per contestare ciò che veniva detto, il modo in cui lo si diceva, la solita Rai 3 dei comunisti. Prime pagine di Libero, del Giornale schieratissime a contestare l’esperimento di Tv che aveva portato nelle casse della Rai i più alti incassi da molto tempo a questa parte. E quando Roberto Saviano iniziò a parlare di ciò che gli sta più a cuore da sempre, e sulla quale ha costruito la sua fortuna, ovvero della sua terra e dei suoi problemi, lì si che iniziarono a volare gli stracci. Tutto iniziò quando Roberto Saviano si permise di insinuare ciò che per molti era davvero ovvio: e cioè che la mafia, la criminalità organizzata, che ha origine e cuore pulsante al sud d’Italia, si era ramificata, fino a spostare la propria testa, il centro dei propri interessi, al Nord.

Durante la seconda puntata di “Vieni via con me”, il noto scrittore Roberto Saviano, ha parlato di alcuni retroscena importanti su questo fenomeno criminale che non può essere più circoscritto in alcune regioni del Sud. Di sicuro la Lega non avrà apprezzato l’affondo dell’autore di Gomorra quando ha citato testualmente le parole del padre fondatore Gianfranco Miglio: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate.” Parole gravissime, almeno per chi di mafia, camorra e ‘ndrangheta se ne intende, tenta di carpirne i codici, le logiche, i mezzi, gli strumenti e i personaggi politici con cui spesso tentano di entrare in contatto per instaurare inossidabili patti di convenienza. E chissà perchè ogni volta che si parla di mafia al Nord, la Lega s’innervosisce. Oggi il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di parole “infamanti” pronunciate nel corso della trasmissione da Roberto Saviano, “animate da un evidente pregiudizio contro la Lega”.

Parole infami, secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, erano state.

MAFIA AL NORD? GIAMMAI!La Lega non ci voleva stare. Mai insinuare che la mafia potesse aver sfondato il fronte degli appennini trasferendo i propri affari al nord. Dove girano i soldi, dove si fa l’economia vera. Poco importava che tale fosse una realtà acclarata e nota a tutti. Sotto gli occhi di tutti, per la precisione, e anche degli organi dello stato, che pochi giorni prima avevano presentato una relazione proveniente dalla Dia, la direzione antimafia, che aveva sottolineato esattamente quel che poi Saviano aveva replicato. Il problema era che lo scrittore aveva evidenziato anche che, nelle aree buie del nord padano, la mafia, come sempre, cercava di interfacciarsi con chi deteneva il potere politico. E al nord, la politica è colorata di verde: verde lega.

È il Nord – ha insistito lo scrittore– «il centro degli investimenti mafiosi, casalesi come calabresi come siciliani. Un Nord troppo aperto a prenderne i capitali e a divenire cassaforte sicura delle mafie. Un Nord dove le mafie cercano di interloquire con chi comanda in politica. Un Nord che si crede immune e non invaso quando invece è sempre più spesso complice e connivente». «Quello lanciato dalla Dia sul condizionamento della politica sull’economia da parte delle organizzazioni criminali in Lombardia – afferma Saviano sul rapporto della Dia trasmesso ieri al Parlamento – dovrebbe essere un allarme prioritario per tutto il Paese. A Sud si nascondono in tuguri e case di campagna da cui cercare di scappare dalle finestre. Al Nord costruiscono palazzi come nel centro di Milano, in via Santa Lucia». Saviano torna a polemizzare sostiene che «le inchieste mostrano come in tutte le Regioni si stia manifestando un fenomeno molto più inquietante, quello sì che dovrebbe indignare il ministro dell’Interno: le mafie scommettono sul federalismo». Le mafie – è la tesi di Saviano – puntano a divorare le risorse ed è molto più facile farlo nelle capitali regionali che non a Roma: possono fare pesare il loro controllo del territorio, la loro violenza, i loro voti e i loro soldi. il federalismo potrebbe finire con l’essere un regalo e far diventare Campania, Calabria e Sicilia davvero ‘cose nostre’, un nome che non è stato scelto a caso.

.

.

Le mafie, per la precisione la ‘ndrangheta calabrese, scommettono sul nord. Sul federalismo. E federalismo vuol dire Lega.

LA LEGA ALL’ATTACCOE la Lega, infatti, si offende.

Mafia, Nord e Lega nella stessa frase. Un connubio che ha scatenato le reazioni indignate del Carroccio e, più in particolare, di Roberto Castelli, attuale sottosegretario per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Leggo dalle agenzie di stampa che Saviano fa alcune domande sulla Lega e si chiede perché non rispondiamo. Rispondo subito. Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al Nord, aveva ancora i calzoni corti. Se nulla sa della storia della Lombardia, vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ’93 contro i clan della ’ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.

Ma finchè tutto rimane sul chiacchericcio politico, sono cose a cui siamo abituati. Ne abbiamo viste tante, e delle più varie. Il punto è che da queste dichiarazioni partì una delle più violente campagne di stampa contro l’autore campano, da sempre oggetto di un’attenzione particolare da parte dei media.

.

CAMPAGNA STAMPAIl Giornale e Libero a tutta birra contro Saviano, e questo è quanto. Dopo le dichiarazioni a Vieni Via con Me, che sottolineavano il ruolo delle criminalità organizzate al nord, i giornali del centrodestra aprirono il fuoco ad alzo zero come se avessero munizioni infinite. “Come si permette Roberto Saviano? Di che parla? Taccia!”: questo il concetto, mai esplicitato, ma in realtà ben visibile negli editoriali di allora di Libero e del Giornale. Diversi gli approcci alla vicenda, come di consueto: Libero, più suadente ed allusivo, a dimostrare distacco; il Giornale, più battagliero, e ricorderemo fra un attimo in che senso.

Commentando l’annunciata partecipazione di Fini e Bersani al programma di Saviano, giorni fa invitavo il centrodestra a ignorarla, onde evitare di cadere nella trappola delle polemiche, le quali fanno esclusivamente il gioco dei Santoro cui premeil pieno di ascolti più della completezza dell’informazione. Debbo riconoscere però che di fronte alle accuse dell’autore di Gomorra era difficile tacere e il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha fatto bene a replicare alle insinuazioni contro il suo partito. A conclusione di un lungo discorso tutto teso a dimostrare che la mafia sta al Nord più che al Sud, o quantomeno che la testa è emigrata nel Settentrione e lì ha trovato comodo inguattarsi con i suoi proventi, lo scrittore si è lasciato sfuggire che la’ndrangheta «interloquisce con la Lega». Un addebito tutto da dimostrare, gettato lì senza lo straccio di una prova, se non la conoscenza – penalmente irrilevante – tra un consigliere regionale e il rappresentante di una cosca. Basta per accusare un partito o per far credere che questi è in combutta con le organizzazioni criminali? Certo che no, anche perché se così fosse dovremmo impiccare tutti i partiti, i quali, a destra come a sinistra, hanno ben altre frequentazioni.

Questo era Maurizio Belpietro, direttore di Libero.

LE FIRME!Nulla in confronto a quanto architettò il Giornale. Sempre molto critici con le raccolte di firme di Repubblica, che colleziona adesioni ogni cinque minuti – ed in effetti, è vero – il direttore Alessandro Sallusti decise di raccogliere anche lui le sue brave firme. Contro Saviano, ovviamente.

S’intitola «Un sogno leghista», è un articolo che Roberto Saviano scrisse nel 2003 per un progetto culturale milanese denominato «Nazione indiana». Sette anni fa Saviano non era ancora il totem odierno, ricco e intoccabile, non aveva ancora partorito il fortunatissimo Gomorra, non scriveva sulla prima pagina di Repubblica e non macinava record di ascolti in Rai. Ma aveva già le idee chiare: lotta alla camorra, e botte alla Lega. Quel sedicente articolo rappresenta i leghisti, ma in generale la gente del Nord, come assassini di immigrati, meridionali e negri. Parla di «armata padana» e fa nomi e cognomi di chi impugna i mitra: Bossi, Maroni, Castelli, Borghezio. Ci vogliono fegato e stomaco per andare in fondo alla lettura. Quel «sogno leghista» non era l’esito della cattiva digestione dei modesti cibi consentiti dai magri compensi del Manifesto. No, il Saviano d’antan è lo stesso di oggi, feroce con il Nord, settario e fazioso, che non dimentica quel vecchio scritto semiclandestino e lo inserisce nel sito personale nuovo di zecca assieme ai video di Vieni via con me e ai mille link che lo incoronano guru del terzo millennio italiota.

Questo l’articolo che dava il via alla campagna: “Firma contro Saviano, che da del mafioso al nord”. E giù, firme, prime pagine, pubblicazioni delle adesioni, nomi patinati che volevano la testa del conduttore.

Lo scrittore dà del mafioso al Nord, noi non ci stiamo. Ecco le modalità per aderire alla campagna. Leggi le firme dei lettori

FAST FORWARDStop. Pausa. Fast forward fino ad oggi. Della campagna firme anti-Saviano non si sa più niente. D’altronde Vieni via con me è andato come è andato – bene – e comunque altre faccende di attualità hanno occupato le pagine dei giornali. Fino a ieri. Quando Mario Draghi ha detto qualcosa di interessante.

Il Governatore della Banca d’Italia rilancia l’allarme. A causa della crisi molte imprese del Nord sono in estrema difficoltà e la ndrangheta ne sta approfittando per infiltrarsi pesantemente nel tessuto economico. Una penetrazione già provata dall’inchiesta della Boccassini che portò in carcere 300 ndranghetisti tra la Lombardia e la Calabria. E denunciata più volte da Roberto Saviano che per questo è stato attaccato dalla Lega (Maroni) e dal Presidente del Consiglio. Il Governatore, intervenendo a una giornata di studio sulle mafie organizzata dall’associazione Libera di Don Ciotti, ha spiegato che “le cosche avanzano al Nord, come ha recentemente sottolineato anche la Commissione antimafia”. Draghi ha dato anche una cifra che rende l’idea del livello di infiltrazione mafiosa al Nord: tra il 2004 e il 2009 le denunce per associazione a delinquere si sono concentrate per quattro quinti in Lombardia. Ha poi aggiunto che l’Italia un risultato sta cercando di raggiungerlo nell’antiriciclaggio: il sistema si sta progressivamente conformando alla disciplina e le denunce sono in aumento. Erano dodici mila nel 2007, nel 2010 sono state trentasette mila. Ma anche qui le connivenze e la corruzione rendono difficile il lavoro degli ispettori della Banca d’Italia. “I potenziali segnalanti avvocati, notai, commercialisti– ha spiegato il Governatore- sarebbero diverse centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono arrivate solo 223 segnalazioni”.

Oh mamma, ma è la stessa cosa che ha detto Roberto Saviano! La mafia al nord! Cerca il potere economico! Si interfaccia con quello politico! Presto, andiamo a comprare il Giornale. Correte, rimediamo una copia di Libero. Le mettiamo davanti a noi, chiudiamo gli occhi e quando li riapriremo di certo troveremo la raccolta di firme contro il governatore della Banca d’Italia. Articoli di fuoco contro l’economia asservita al potere rosso dei benpensanti. Contro i boiardi di stato da prima Repubblica che insultano il grande nord così verde e così belle. Pronti? Apriamo gli occhi? Via.

.

CHE FINE HANNO FATTO?Niente. Né il Giornale né Libero si curano minimamente della vicenda. Parlano d’altro, d’altronde, mica è un tema di attualità. Ricapitolando: quando Roberto Saviano dalle tribune di Rai 3 parla al mondo, si inizia una campagna stampa di settimane. Quando il governatore della Banca d’Italia – pronto? Pronto? Il governatore della Banca d’Italia, non il tabaccaio di Pizzighettone, con tutto il rispetto, percarità – dice le stesse cose, non si muove una foglia. Né in un senso né in un altro. Mica ci saremmo aspettati di trovare le scuse a Saviano: “Caro Saviano, avevi ragione tu”. Anche se i presupposti ci sarebbero tutti. Lui è uno scrittore, Draghi è la massima autorità finanziaria in Italia, forse se Draghi conferma Saviano vuol dire che Saviano ha visto lungo. O no? Fa niente: a noi sarebbe bastata la coerenza di vedere articoli di fuoco in prima pagina contro Mario Draghi.

LA VERITA’E invece non ci sono. Possiamo abbozzare una spiegazione? Va bene, abbozziamola, ma è solo un’ipotesi di quattro imbrattatori di pagine web, che è poi quel che noi ci gloriamo di essere. Demagogia pura; caccia all’uomo e fomento irrazionale del proprio pubblico. Saviano è una preda ghiotta: soprattutto quando dice la verità. La verità che non vogliamo vedere, la verità che ci sconvolge la quotidianità. Perchè verità vuol dire cambiamento, urgenza di vivere e forza di impegnarsi. Così, è molto più comodo gettare barili di catrame sopra chi la dice. In questo modo cancelleremo quella fastidiosa vocina che ci spinge ad accorgerci di ciò che non va. Facile, comodo, veloce. Poi, quando qualcuno di importante si alza e dice una cosa tipo: “Sì, ok, però aveva ragione lui”, basta non parlarne. Affatto. Parliamo di Travaglio, parliamo di Berlusconi. Dei giudici, della riforma della giustizia. E poi ci sono i giapponesi, a cui nessuno voleva togliere la prima pagina, d’altronde il terremoto è importante. Sarebbe bastato un trafiletto, una frase, un’immagine. E invece niente. Nessuno nomini Draghi. Si potrebbe collegarlo a Saviano. Il che è esattamente quel che non vogliamo.

.

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/117356/quel-silenzio-di-libero-e-giornale-su-saviano-e-la-mafia-al-nord/

TERREMOTO GIAPPONE – Il tetto come una zattera: Così si è salvato Hiromitsu / VIDEO: Man saved at sea 3 days after tsunami – NHK World News 13.03.2011

Man saved at sea 3 days after tsunami – NHK World News 13.03.2011

Il tetto come una zattera
Così si è salvato Hiromitsu

Dopo lo tsunami, un 60enne è rimasto per due giorni in mare, a quindici chilometri dalla costa

 Un uomo di 60 anni, Hiromitsu Shinkawa, è stato salvato mentre si trovava a 15 chilometri di distanza dalla costa nordorientale del Giappone, dopo aver passato due giorni attaccato a un pezzo di tetto della sua abitazione, spazzata via dallo tsunami (Ap/Ministero Difesa Giappone) Un uomo di 60 anni, Hiromitsu Shinkawa, è stato salvato mentre si trovava a 15 chilometri di distanza dalla costa nordorientale del Giappone, dopo aver passato due giorni attaccato a un pezzo di tetto della sua abitazione, spazzata via dallo tsunami (Ap/Ministero Difesa Giappone)

.

MILANO – Avrà provato forse la sensazione di rinascere, di realizzare il sogno di una seconda vita. A 60 anni. E forse non potrebbe essere altrimenti, considerando che Hiromitsu Shinkawa è stato salvato dopo aver trascorso due giorni «navigando» in balia del mare, a quindici chilometri dalla costa, sul tetto della sua abitazione spazzata via dallo tsunami.

IL RACCONTODal Giappone piegato dal sisma che ha fatto migliaia di vittime, dove lo tsunami ha risucchiato con la sua furia devastatrice tutto quello che incontrava nel suo avanzare, arrivano stime agghiaccianti. Anche per questo, la storia di Hiromitsu commuove e ha quasi del miracoloso. L’uomo, ha raccontato il ministero della Difesa, è stato avvistato da un cacciatorpediniere della Marina intorno alle 12.40 locali, al largo della prefettura di Fukushima. Era lì, saldamente aggrappato al tetto della sua abitazione, trasformatosi in zattera di salvezza. Perfettamente cosciente dopo 48 ore in mezzo al mare, il «naufrago» è stato trovato in «buone condizioni di salute», ma è stato comunque ricoverato per accertamenti.

_____________________________________________________________

In mare per due giorni sul tetto della sua casa

In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa

_____________________________________________________________

LA CASA RISUCCHIATA DALL’ONDA – La storia di Hiromitsu è stata raccontata dalla Asahi Television. Shinkawa, residente nella città di Minami-Soma, ha spiegato essere salito sul tetto della sua casa non appena ha saputo dell’arrivo dello tsunami e di essere stato risucchiato in un baleno dall’acqua. Quando la sua abitazione è stata trascinata dall’onda ha perso la moglie, tuttora dispersa.

.

Redazione online
13 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_13/storia-tetto-zattera-60enne_99b25f56-4d6a-11e0-a87d-745e25f97bf2.shtml?fr=box_primopiano

Giustizia, Berlusconi si mobilita: «Dobbiamo spiegare la riforma alla gente» / L’appello di Vietti sulla riforma “Cambia tutto, va fatta insieme. Qui si riformano i magistrati, e non la giustizia”

13/03/2011 – LA RIFORMA CONTROVERSA

Giustizia, Berlusconi si mobilita: “Se i pm sbagliano devono pagare”

.

fonte immagine

.

«Sinistra e magistrati preparano una dura offensiva ma io sono eroico e un po’ matto: dobbiamo spiegare la riforma alla gente»

.

TORINO – «Tutti si devono impegnare per spiegare la riforma della giustizia agli italiani». E’ l’appello lanciato dal premier Silvio Berlusconi, nel corso di un collegamento telefonico con una manifestazione di partito a Torino.

«Offensiva dalla sinistra»
«Dovete moltiplicare le vostre interviste sulla stampa, le presenze in tv e in radio, perché prevedo che ci sarà un’offensiva intensissima da parte di tutti i magistrati di sinistra e da parte di tutta la gente di sinistra per fare credere agli italiani che questa sia una riforma contro i giudici e a favore di Berlusconi», ha aggiunto il premier. «Si stanno preparando ad una grande reazione dicendo cose false sulla riforma», ha aggiunto.

«Sono eroico e un po’ matto»
«Tutte le persone sagge e con la testa sulle spalle mi hanno detto “non presentare adesso la riforma della giustizia perchè altrimenti chissà cosa ti fanno”, io invece avendo ritenuto di aver raggiunto una maggioranza in grado di farla ho detto non mi importa niente. Sono coraggioso e temerario, forse anche un pò eroico e matto e ho detto variamo subito questa importante riforma e così abbiamo fatto nel Consiglio dei ministri straordinario di giovedì», ha concluso ribadendo che la riforma della giustizia «non è una forzatura» ma un impegno ad adeguare l’Italia a quanto avviene in altre parti del mondo.

«Pm paghino come tutti»
«Le carriere separate dei giudici e dei magistrati esistono in tutto il mondo . Sono la regola. E l’autonomia dell’azione penale significa solo che anche i Pm sono cittadini come gli altri e devono rispettare le norme e le priorità», ha aggiunto Berlusconi ribadendo, in tema di responsabilità civile, che i magistrati «se sbagliano devono pagare».

.

fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/393207/

_____________________________________________________________

fonte immagine

L’INTERVISTA

L’appello di Vietti sulla riforma
“Cambia tutto, va fatta insieme”

Il vice dell’organo di autogoverno: noi presidio di autonomia

.

di LIANA MILELLA

.

ROMA – “Qui si riformano i magistrati, e non la giustizia”. Michele Vietti è in montagna. Testa fredda dunque. Il vice presidente del Csm ha aspettato quasi tre giorni prima di parlare. La sua idea di riforma è che debba essere “condivisa, organica, non punitiva”. Siamo lontani da quella di Berlusconi. Ma Vietti è uomo prudente. Delle istituzioni. Apre un credito ad Alfano: “Bene la sua disponibilità a future modifiche”. Ma mostra di non gradire “le continue recriminazioni di altri…”. Attento a non scendere in guerra col premier. Tra le tante, una cosa lo allarma, quella responsabilità civile dei giudici messa in Costituzione che “rischia di allungare i tempi dei processi e moltiplicare le cause”.

Questa è una piccola o una grande riforma?

“Anzitutto, mi permetto di osservare che non è la riforma della giustizia, come viene presentata, ma della magistratura. Il costituente aveva intitolato, secondo me correttamente, questa parte della Carta alla magistratura perché di questo si parla in quegli articoli. La giustizia è il servizio reso al cittadino in risposta alle sue esigenze di veder assegnati i torti e le ragioni. E qui occorrerà intervenire, prima o poi, con iniezioni di tempestività ed efficienza”.

Sì, ma non mi ha detto se la ritiene piccola o grande.
“Si tratta di un intervento molto radicale che cambia in profondità l’assetto della magistratura italiana. Nessuno può mettere in dubbio la legittimità del governo di intervenire su questa materia, né del Parlamento di discuterne, ma occorre avere piena consapevolezza della sua portata alternativa rispetto all’impostazione del ’48. Da questo derivano due conseguenze. Che tanto più grande è l’intervento, tanto più grande dev’essere la condivisione. E che ci vuole un coordinamento con gli altri interventi costituzionali dall’articolo 41 al 118”.

Riforma condivisa, già. L’ha raccomandato il capo dello Stato ad Alfano, ma lui, solo a testo presentato, comincia a cercare consensi. Non era meglio farlo prima?
“Apprezzo comunque lo sforzo del ministro di dichiarare non intangibile il testo e di ricercare il consenso. Evidentemente è ben conscio della difficoltà e della lunghezza dei passaggi parlamentari con, sullo sfondo, il rischio del referendum. Viceversa non apprezzo la litania delle recriminazioni contro chi avrebbe ritardato la riforma o il ricorso ad affermazioni che lasciano trasparire intenti punitivi”.
Berlusconi “vende” il suo prodotto come una manna che salverebbe la gente dai cattivi magistrati.
“La magistratura è il presidio della legalità nel nostro Paese e come tale non solo merita rispetto, ma va additata ai cittadini, sia nella sua componente inquirente che in quella giudicante, come baluardo contro il rischio permanente delle aggressioni allo stato di diritto. Si può discutere di come riorganizzare i magistrati, ma non si può mai metterne in dubbio il ruolo”.

Per le toghe la riforma è “punitiva”. Il premier ripete che con essa non ci sarebbe stata Mani pulite. È un vanto positivo?
“Nell’eterno gioco a “guardie e ladri” io sto sempre con le prime e mai con i secondi. Il riferimento storico non mi sembra felice, e l’argomento, come direbbero i giuristi, “prova troppo””.

I 18 articoli compromettono i principi supremi della Costituzione, l’uguaglianza e la forma dello Stato?
“Non è facile rispondere. La nostra Carta, attraverso un apparato normativo rigido, vuole preservare l’intangibilità di alcuni principi fondamentali, e perciò prevede per le modifiche solo un percorso riformatore qualificato. Con questo intervento alcuni di questi principi fondamentali, pur non espressamente negati, diventano determinabili e modificabili con la legge ordinaria per la formulazione troppo generica del testo”.

La sua osservazione è grave. Ce la spiega meglio?
“Faccio alcuni esempi di questa genericità rischiosa. Nel nuovo articolo 104 sarebbero le norme dell’ordinamento giudiziario a dover assicurare autonomia e indipendenza dell’ufficio del pm, al quale non sarebbe più riconosciuta e costituzionalmente garantita la stessa autonomia e indipendenza del giudice, perché la legge potrebbe decidere diversamente. L’inamovibilità dei magistrati all’articolo 107, da sempre considerata una garanzia fondamentale della loro indipendenza, viene declassata da principio rigido a derogabile nei casi previsti dalla legge ordinaria. Infine, l’obbligatorietà dell’azione penale da parte del pm e la disponibilità della polizia giudiziaria non vengono contraddetti, ma si consente al legislatore ordinario di rimodularli”.

Così si svuota la Costituzione?
“Il rischio è di mettere nelle mani delle maggioranze del momento la declinazione concreta di alcuni principi fondamentali posti a garanzia dell’uguaglianza dei cittadini e della parità di trattamento davanti alla giurisdizione, con il conseguente affievolirsi di una netta separazione dei poteri”.

C’è il rischio che il potere esecutivo invada il giudiziario?
“La previsione di undici decreti attuativi rispetto a 17 articoli della Carta modificati lascia aperto l’interrogativo”.

Lei si sente il vice presidente di una terza Camera?
“Assolutamente no. Il Consiglio è il presidio dell’indipendenza della giurisdizione perché assicura, attraverso il governo autonomo, il principio della separazione dei poteri. Con gli altri poteri c’è una leale collaborazione per perseguire gli obiettivi di pubblica utilità. Non si può ridurre il Csm a un ruolo di pura amministrazione burocratica, togliendogli quello di rappresentare la magistratura per tutelarne l’autonomo e indipendente esercizio della giurisdizione”.

Csm debole, toghe deboli?
“Confido che strada facendo almeno l’ipotesi dello sdoppiamento del Consiglio possa essere ripensata. Magari nella logica di due distinte sezioni. Il divieto di esercitare funzioni diverse da quelle elencate, almeno come suona oggi, non consentirebbe di svolgere alcune attività fondamentali pacificamente attribuite al Consiglio, come la formazione professionale e l’organizzazione degli uffici giudiziari”.

Che succederà quando sulle toghe incomberà la minaccia di pagare di tasca propria per un errore commesso?

“Curiosamente qui, a differenza delle altre materie, si costituzionalizza un principio che invece poteva tranquillamente trovare un riassetto con una legge ordinaria”.

È un segnale minaccioso alla categoria?
“Le conseguenze rischiano di essere due. La moltiplicazione del contenzioso, perché ogni soccombente penserà di essere vittima di un’ingiustizia e citerà in giudizio il suo giudice. La “sindrome da firma”, nel senso che saranno tali e tante le paure da mettere a rischio non solo la libertà di scelta, ma soprattutto la tempestività della decisione. Tutto con buona pace della ragionevole durata del processo”.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/13/news/l_appello_di_vietti_sulla_riforma_cambia_tutto_va_fatta_insieme-13546338/

ROMA – Nabucco, bis del pubblico con Muti “Il Va’ pensiero contro i tagli”

Nabucco, bis del pubblico con Muti
“Il Va’ pensiero contro i tagli”

fonte immagine

.

Un Nabucco pervaso di spirito risorgimentale. Ieri sera all’Opera di Roma l’obiettivo contro cui manifestare non era l’Austria imperiale, ma i tagli ai fondi per la cultura decisi dal governo. Il sindaco di Roma Alemanno che, salito in palcoscenico, ha lanciato un appello al Governo perché la riduzione dei fondi  venga “revocata”. Ma soprattutto il maestro Muti, già sul podio con la bacchetta in mano, che si rivolge al pubblico e svolge questo paragone: “Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011, non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica”. Parole accolte da applausi e da una pioggia di volantini dalla balconata, che dicevano: “Italia risorgi nella difesa del patrimonio della cultura”, e ancora, in una diversa versione:  “Lirica, identità unitaria dell’Italia nel mondo”.

Poi è cominciato lo spettacolo. Ma l’episodio più inedito doveva ancora svolgersi. Giunto al famoso coro del terzo atto, quel “Va’ pensiero” che ha fatto tremare il cuore dei patrioti di un secolo e mezzo fa, la  domanda era nell’aria: ci sarà un bis? Ma Muti, una volta finito il celeberrimo coro, dfa di più. Si gira verso il pubblico e dice: “Sono molto addolorato per ciò che sta avvenendo, non lo faccio solo per ragioni patriottiche ma noi rischiamo davvero che la nostra patria sarà ‘bella e perduta’, come dice Verdi. E se volete unirvi a noi, il bis lo facciamo insieme”. E come ad un comando tacito tutti gli spettatori si sono alzati in piedi e  hanno cantato insieme ai cento coristi rimasti sul palcoscenico. Un fatto assolutamente inedito, arricchito ulteriormente da un nuovo lancio di volantini pseudo risorgimentali, che dicevano: “Viva Giuseppe Verdi”, oppure “Viva il nostro presidente Giorgio Napolitano”; ma anche: “Riccardo Muti senatore a vita”. Da lì lo spettacolo ha imboccato la dirittura d’arrivo fino alle ultime note e ad una pioggia di oltre dieci minuti di applausi.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/03/13/news/nabucco_bis_del_pubblico_con_muti_il_va_pensiero_contro_i_tagli-13545641/

__________________________

Verdi: “Nabucco”: “Va’ pensiero” – With Ovations- Riccardo Muti

Da: | Creato il: 25/nov/2009

Riccardo Muti gives the encore of “Va’ pensiero” from Verdi’s Nabucco at Teatro alla Scala, 1986

LIBIA – Gheddafi avanza, ribelli in fuga “Abbiamo ripulito Brega”

LIBIA

Gheddafi avanza, ribelli in fuga
“Abbiamo ripulito Brega”

.

Bombardamenti delle truppe regolari sul porto petrolifero roccaforte degli insorti. Bengasi isolata: saltate le linee dei telefoni cellulari. Ma molti soldati defezionano in solidarietà con la popolazione

Gheddafi avanza, ribelli in fuga "Abbiamo ripulito Brega"

.

TRIPOLI – I guerriglieri dell’opposizione perdono terreno nella guerra civile in corso in Cirenaica contro le forze regolari e i miliziani al soldo di Gheddafi. Decine di ribelli stanno battendo in ritirata dopo nuovi violenti bombardamenti del regime alle porte di Brega, importante porto petrolifero nella Libia orientale, circa 250 chilometri a ovest di Bengasi. La tv di Stato ha annunciato che “Brega è stata ripulita” dalle forze ribelli. Anche testimoni sul luogo hanno riferito che gli insorti si sono ritirati oggi dalla città petrolifera nella Libia orientale, in seguito a pesanti bombardamenti da parte delle forze fedeli al colonnello.

Nel frattempo, gli uomini di Gheddafi hanno preso il controllo del villaggio di al Bisher, fra Uqaylah (più a ovest) e Brega. Gli insorti che erano appostati all’ingresso di Brega sono partiti in un convoglio di veicoli diretti ad Ajdabiya, 80 chilometri più a est sulla costa in direzione di Bengasi, dove da oggi non funzionano più i telefoni cellulari. Ieri il braccio armato del movimento 17 febbraio aveva già abbandonato Uqaylah, ormai nelle mani di Gheddafi, alla volta di Brega.

Le forze dei rivoltosi hanno annunciato oggi che mantengono il controllo sulla città di Misurata malgrado i tentativi delle forze governative di riconquistarla. Lo riferisce Al Arabiya. Stando all’emittente a 15 chilometri circa da Misurata è scoppiato uno scontro a fuoco durante il quale una parte dei soldati si è rifiutata di sparare contro i civili. Una trentina almeno di militari sarebbero passati con gli insorti.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/13/news/libia_brega-13541794/?rss

GIAPPONE, LA CULTURA DELL’EMERGENZA – La maestra ordinò: tutti in fila nell’Apocalisse senza perdere il controllo

La maestra ordinò: tutti in fila
nell’Apocalisse senza perdere il controllo

Dalla mamma incinta all’impiegato, dal reduce di guerra ai bimbi delle elementari, a Disneyland: così ci siamo salvati

.

di VITTORIO ZUCCONI

.

La maestra ordinò: tutti in fila nell'Apocalisse senza perdere il controllo

.

Lo avevano atteso per 15 anni, Tomoaki e la moglie Yukiko, quel bambino e l’orologio continuava ad avanzare. Quando, in ottobre, Yukiko Kubota aveva visto il segno positivo nel test di gravidanza fatto in casa era svenuta. Come potevano immaginare che ben altre minacce stessero per muoversi contro il loro sogno? Appena le scosse si calmarono, Tomoaki corse per raggiungere la moglie. “Non c’erano mezzi pubblici, il traffico era bloccato, folle umane camminavano in tutte le direzioni e io non riuscivo a comunicare con Yukiko”. Camminò per tre ore, verso il palazzo dove lavorava la moglie, aggrappato a una coperta. Vide che il palazzo era ancora in piedi. Salì all’ottavo piano naturalmente per le scale, cercò la moglie che non trovava. Yukiko era accovacciata sotto una scrivania di acciaio, viva, con il suo pancione. Non si dissero niente.
Lui l’avvolse nella coperta e dormirono insieme rannicchiati sotto la scrivania, tutti e tre.

LA CUCINA DEL SALARYMAN
Kiyoshi Kanazawa è il prototipo del “salarymanno”, del drone diligente, impiegato e salariato in un alveare aziendale. Ma con uno speciale incarico di grande responsabilità: sorvegliare la cucinetta nella quale gli altri droni si scaldavano la soba e il riso al curry nelle vaschette di plastica per la colazione. Nel suo ufficio, come in tutte le case o i luoghi pubblici, il manuale con le “Istruzioni in caso di terremoto” era sugli scaffali, letto e riletto a scadenze obbligatorie come le esercitazioni. Sapeva tutto, meno una cosa che nessun manuale ti insegna: il panico.
Quando si è ritrovato sul marciapiedi, calcinato, ma vivo, con il suolo che ancora ballava, si è ricordato della prima, principale istruzione: chiudere il gas nella cucinetta.
Kiyoshi si è riprecipitato dentro rischiando la vita, ha scalato il palazzo, è rientrato in ufficio e ha chiuso il gas. Non si è un “salarymanno” per niente.

L’ULTIMO GIAPPONESE
“Sono un sopravvissuto dei bombardamenti di Tokyo” racconta alla Cnn Nasuhiro Genda, dall’alto dei suoi 86 anni e poi si scusa, perché un giapponese, soprattutto se anziano, si deve sempre scusare anche per il fatto di essere vivo. “Sono tornato indietro di 65 anni”. Sulle sua gambette storte, ma ancora buone si è incamminato verso il fiume Tama, che oggi corre in un letto di cemento, perché era quel piccolo corso d’acqua l’unica speranza di salvezza sotto le bombe incendiarie al fosforo sganciate dai B29. “Gridavo i secchi, i secchi, ai giovani che sciamavano in tutte le direzioni e loro mi guardavano come un vecchio pazzo, ma io sapevo che sotto questi bombardamenti le pompe smettono di funzionare”. Guardi che questo non era un bombardamento? lo interrompe l’intervistatore. Nasuhiro lo guarda con occhietti lontani e furbi. “A me sembrava la stessa cosa, mi scusi, mi scusi tanto”.

LA SPESA SI PAGA DOMANI
Il negozio di generi vari, un minimarket, nel villaggio di Rikuzentakata ormai inghiottito dall’oceano sbarcato sulla terra, era in pratica l’unico edificio rimasto in piedi, sopra una piccola gibbosità della terra. La processione dei clienti, divenuto un corteo di profughi a casa propria, è cominciata appena le acque lo hanno permesso. Massaie e bambini, poi gli uomini, lo hanno diligentemente svuotato di tutto, dalle ministre liofilizzate alle bottiglie d’acqua, sotto lo sguardo dei proprietari, marito e moglie, Toshio e Kumi Niioka. Nessuno di loro ha pagato niente, non funzionavano registratori, carte di credito, e non c’era modo di fare conti e cambiare contanti. “Si sono portati via tutto, ma soltanto quello che riuscivano a mettersi tra le braccia” spiega alla Nhk, la tv di stato, perfettamente sereno. “Tanto so che quando questa maledizione sarà passata tutti torneranno in negozio a pagare per quello che hanno portato via”.

TANTE SCUSE
Chusei Sato guarda la melma nera che ha inghiottito le sue risaie, coltivate da quando aveva 20 anni, 41 anni or sono. “Tutto finito, mi scusi tanto. La terra non potrà mai più tornare come prima. Mi scusi”. È il proprietario di tanti di quei campi e di quelle serre ordinatissime che abbiamo visto risucchiate dall’avanzare della marea immonda.
La vide quando era a 200 metri dalla sua casa e gli sembrò lentissima, perché il fronte dell’acqua doveva prima entrare in avvallamento e poi risalire.
Quando si decise a correre fuori, a tentate di raggiungere un cocuzzolo non era troppo tardi per lui, ma per la sua famiglia. “Credo che l’acqua abbia inghiottito mia moglie e mio figlio, mi scusi”.

LA DERIVA DELLE COSE
Satoshi Sakada di Fukushima ha visto tutto da una pianta, sulla quale si era arrampicato. Ha visto la sua casa, classico due piani con microgiardinetto, tra i rami di quell’albero che le foto ritraggono come l’unica cosa ancora in piedi sopra quella colata di cose e di liquame. “Mi sono visto passare davanti il televisore, che galleggiava come una tavola da surf, poi il frigorifero, poi il letto, poi la macchina, poi i tavoli e le sedie che mi scorrevano sotto i piedi mentre l’albero ballava. Era la mia vita che mi passava via davanti”. Stranamente, Satoshi ha visto la deriva delle cose, ma non delle persone. “Non ho visto passare la mia famiglia, ma doveva essere sotto quella lava, o ancora dentro la casa aggrappata a qualcosa, quando l’acqua ha portato via anche quella”. Era tutto, cerca le parole, e poi le dice: in “srow motion”, perché i giapponesi confondono le “r” e le “elle”. Apocalisse alla moviola.

IN FILA PER TRE
“Terremoto, bambini” annuncia la voce della “sensei”, dell’insegnante, come se annunciasse “compito in classe” o “merenda”. Duecento alunni, fra la prima elementare e la quinta, si muovono tutti insieme. Salgono le scale, raggiungono il tetto piatto seguendo la “sensei”, si dispongono nello stesso ordine che avevano in classe, quelli della prima con quelli della prima, la seconda con la seconda, i maschi da una parte con le loro camicine bianche su calzoni blu, le femmine con le loro gonne obbligatoriamente plissettate e le calzette bianche dentro le pianelle. Gli insegnanti li fanno cantare, a turno. I più grandi ripassano un po’ di matematica e di lettura dei “kanji”, degli ideogrammi. Sotto di loro la lava sale, porta automobili, barche, pali della luce, masserizie quasi al livello del tetto, che è ad appena dieci metri di altezza, la stessa del muro iniziale venuto dall’oceano. Resteranno per sette ore sul tetto piatto, a cantare, a ripassare, a farsi i dispetti, fino all’arrivo degli elicotteri militari che poggeranno sul tetto e li porteranno via, tutti.
Naturalmente prima la prima, poi la seconda…. ultime le maestre.

NEL REGNO MAGICO
Topolino ha fatto la sua parte, e come non avrebbe potuto, lui così coraggioso, così altruista. C’erano 25 mila visitatori nella “Disneyland” di Urayasu a nord di Tokyo quando le guglie del “Regno Magico” hanno oscillato e i carrelli degli otto volanti si sono fermati automaticamente. Nella città dei divertimenti non mancavano né cibo, né acqua, né generatori, né edifici rimasti in piedi.
Venticinque mila persone, più gli impiegati, con dodici mila bambini stanno vivendo un sogno che potrebbe essere un incubo o viceversa: da due giorni abitano la città della fantasia, mangiando e dormendo a spese del Topo, in attesa che i trasporti pubblici ripartano e che possano tutti tornare a casa, se ancora hanno una casa. Ma molti bambini non hanno voluto dormire dentro la Casa dei Fantasmi.

IL GIAPPONE, COSÌ VICINO

Il Tenno, il “sovrano celeste” Akihito, era nel suo meraviglioso palazzo, il “Kyujo” nel cuore di Tokyo, circondato dai ciliegi che sono sul punto di fiorire. Mentre il suolo si agitava e la muraglia d’acqua cominciava ad avviarsi per inghiottire le terra, l’imperatore conduceva la cerimonia di consegna di speciali riconoscimenti a medici che avessero mostrato “speciale dedizione” al loro lavoro.
Insieme con la imperatrice Michiko ha onorato i vecchi dottori che si sono distinti in patria e nel mondo con un breve discorso. Non una sola scossa, non una sola interruzione hanno imposto una modifica dell’evento.
“Io sono giapponese e non ho paura di quello che vedo. Ho paura di quello che non vedo, come le radiazioni, e di questo governo che mente per fare gli affari suoi loschi” scrive su Facebook un’anonima. Il Giappone sembra improvvisamente meno lontano.

.

13 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/13/news/zucconi_storie-13540443/