TERREMOTO GIAPPONE – Il tetto come una zattera: Così si è salvato Hiromitsu / VIDEO: Man saved at sea 3 days after tsunami – NHK World News 13.03.2011

Man saved at sea 3 days after tsunami – NHK World News 13.03.2011

Il tetto come una zattera
Così si è salvato Hiromitsu

Dopo lo tsunami, un 60enne è rimasto per due giorni in mare, a quindici chilometri dalla costa

 Un uomo di 60 anni, Hiromitsu Shinkawa, è stato salvato mentre si trovava a 15 chilometri di distanza dalla costa nordorientale del Giappone, dopo aver passato due giorni attaccato a un pezzo di tetto della sua abitazione, spazzata via dallo tsunami (Ap/Ministero Difesa Giappone) Un uomo di 60 anni, Hiromitsu Shinkawa, è stato salvato mentre si trovava a 15 chilometri di distanza dalla costa nordorientale del Giappone, dopo aver passato due giorni attaccato a un pezzo di tetto della sua abitazione, spazzata via dallo tsunami (Ap/Ministero Difesa Giappone)

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MILANO – Avrà provato forse la sensazione di rinascere, di realizzare il sogno di una seconda vita. A 60 anni. E forse non potrebbe essere altrimenti, considerando che Hiromitsu Shinkawa è stato salvato dopo aver trascorso due giorni «navigando» in balia del mare, a quindici chilometri dalla costa, sul tetto della sua abitazione spazzata via dallo tsunami.

IL RACCONTODal Giappone piegato dal sisma che ha fatto migliaia di vittime, dove lo tsunami ha risucchiato con la sua furia devastatrice tutto quello che incontrava nel suo avanzare, arrivano stime agghiaccianti. Anche per questo, la storia di Hiromitsu commuove e ha quasi del miracoloso. L’uomo, ha raccontato il ministero della Difesa, è stato avvistato da un cacciatorpediniere della Marina intorno alle 12.40 locali, al largo della prefettura di Fukushima. Era lì, saldamente aggrappato al tetto della sua abitazione, trasformatosi in zattera di salvezza. Perfettamente cosciente dopo 48 ore in mezzo al mare, il «naufrago» è stato trovato in «buone condizioni di salute», ma è stato comunque ricoverato per accertamenti.

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In mare per due giorni sul tetto della sua casa

In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa In mare per due giorni sul tetto della sua casa

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LA CASA RISUCCHIATA DALL’ONDA – La storia di Hiromitsu è stata raccontata dalla Asahi Television. Shinkawa, residente nella città di Minami-Soma, ha spiegato essere salito sul tetto della sua casa non appena ha saputo dell’arrivo dello tsunami e di essere stato risucchiato in un baleno dall’acqua. Quando la sua abitazione è stata trascinata dall’onda ha perso la moglie, tuttora dispersa.

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Redazione online
13 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_13/storia-tetto-zattera-60enne_99b25f56-4d6a-11e0-a87d-745e25f97bf2.shtml?fr=box_primopiano

Una risposta a “TERREMOTO GIAPPONE – Il tetto come una zattera: Così si è salvato Hiromitsu / VIDEO: Man saved at sea 3 days after tsunami – NHK World News 13.03.2011”

  1. gianni tirelli dice :

    I TERREMOTI “MODERNI” E IL VAMPIRAGGIO DEL SOTTOSUOLO

    Il meccanismo che innesca gran parte dei moderni terremoti, è lo stesso che produce le voragini che si aprono sul suolo della città di Napoli.
    L’uomo industriale, per oltre cento anni, ha vampirizzato il sottosuolo terrestre, defraudandolo da gas, petrolio, acqua e minerali. Questa ininterrotta operazione sanguisuga, ha reso la crosta terrestre (in geologia e in geofisica, è uno degli involucri concentrici di cui è costituita la Terra, per la precisione si intende lo strato più esterno della terra solida, avente uno spessore medio variabile fra i 5 – crosta oceanica – e 35 chilometri – crosta continentale -) fragile, vuota e rigida. In mancanza di questi elementi (che hanno la funzione di ammortizzatori), queste enormi cavità, svuotate del loro contenuto, tendono, alla prima scossa, a implodere su se stesse, dando origine ai moderni terremoti. Lo stesso fenomeno, in scala infinitesimale, ma del tutto identico, lo possiamo applicare alla città di Napoli e alle sue voragini. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto ciò che l’uomo industriale sottrae al sottosuolo, si trasforma – per un processo, di combustione – in CO2 e varie altre formazioni gassose inquinanti che, a tempo debito, innescheranno una apocalittica reazione chimica. Una seconda parte, di quelle che comunemente, sono definite risorse energetiche, muteranno la loro originaria natura in rifiuti tossici perenni e quotidiana spazzatura. Questo continuo sottrarre materiale al sottosuolo, trasformato poi in energia, ha reso il nostro pianeta più leggero e la nostra atmosfera più pesante e irrespirabile. A causa di questo squilibrio, le conseguenze saranno presto catastrofiche.

    Il “segreto” del Giappone, in virtù del quale si è evitata la catastrofe urbana, sta in tecnologie come, i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.
    Petrolio, gas e acqua (al pari delle misure antisismiche, adottate per evitare l’implosione degli edifici giapponesi), sono gli ammortizzatori naturali della crosta terrestre, deputati a mitigare gli effetti (diversamente più catastrofici) di improvvise scosse telluriche indotte da un processo di assestamento, impercettibile ma continuo, delle placche tettoniche.

    Del resto, la stessa struttura ossea dell’uomo, si frantumerebbe in mille pezzi, se non fosse per quel sofisticato e ingegnoso sistema di muscoli, di liquidi e di cartilagini che concorrono a distribuire le sollecitazioni prodotte dalla nostra mobilità, sul resto del corpo. La colonna vertebrale (come esempio) è un tubo semirigido, costituito da una serie di anelli ossei – le vertebre – uniti da dischi ammortizzatori, elastici. Il disco intervertebrale è formato da una porzione centrale, il “nucleo polposo”, che si compone di una sostanza gelatinosa e agisce da ammortizzatore e, senza la quale, ci sarebbe precluso ogni movimento.
    Immaginiamo il pianeta terra come una grossa arancia dove, migliaia di sottilissime cannucce, penetrandola, la svuotano, prosciugandola dal suo succo vitale.
    Presto, l’arancia, perderà per sempre la sua elasticità originale, trasformandosi in un corpo rigido, vacuo ed estremamente leggero. Questo è ciò che succede alla Terra.

    Questa mia tesi che, per nessun motivo al mondo, può essere smentita e, ne io, essere accusato di eccentrico catastrofismo, è il risultato di una ricerca logica e antropologica sulla base di dati concreti e di segnali evidenti e lapalissiani.
    La conoscenza e, la comprensione della realtà, si avvalgono dell’intuizione. Quella particolare capacità, che esula dalla sfera del profetico per attestarsi come l’estensione sensoriale di una mente libera e liberata da preconcetti, da pregiudizi, da luoghi comuni e dipendenze culturali, storiche e psicologiche. Tutto questo, filtrato dal raziocinio, produce, come ultimo passaggio, quella che, oggi, (una parola che pronunciamo sempre con timore), abbiamo chiamato, “la Verità”.

    La fantasiosa teoria, poi, dei terremoti provocati da mini testate nucleari, appartiene a un genere di letteratura che, per indole, preferisco disertare. Sono ben consapevole di quanto, la stupidità umana, abbia prodotto nel corso questo secolo: guerre, bombe, nazismo, consumismo e relativismo, ma niente che possa competere con la potenza di una natura che, non tarderà a sferrare la sua vendetta, su questa umanità insensata che ha voluto sfidarla e deriderla.

    Un tempo eravamo api e formiche oggi, siamo sanguisughe e termiti.

    Gianni Tirelli

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