Archivio | marzo 16, 2011

150 ANNI E ANCORA CERCARE L’UNITA’ – Pasolini: Alla mia nazione / La storia d’Italia nelle parole di Pasolini

foto di glauco’s & antonella’s

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Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è.In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

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fonte: http://www.club.it/autori/grandi/pierpaolo.pasolini/poesie.html

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La storia d’Italia nelle parole di Pasolini

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La storia d'Italia nelle parole di Pasolini

A quasi trentasei anni dalla sua morte, continuiamo a invocare il nome di Pier Paolo Pasolini, con la stessa disperazione con cui un Paese bisognoso di eroi, nell’accezione brechtiana dell’espressione, non li trova. Perché molti di noi vorrebbero la voce un po’ nasale e severa del poeta, scrittore e regista come guida perché l’Italia ritrovi una strada di decenza e sviluppo.
Sulla voce di Pasolini e su immagini di repertorio che raccontano il nostro Paese dal secondo dopoguerra è costruito il bel documentario del 2006 di Matteo Cerami e Mario Sesti, edito da Feltrinelli in un bel cofanetto con un libro che contiene i testi del film e altri ancora.

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Sono i testi di Pasolini che, letti dalla voce di Toni Servillo, si affiancano, rafforzandole, alle immagini: i curatori hanno fatto una scelta efficace delle parole dell’intellettuale. Sono annotazioni, considerazioni estemporanee, stralci di articoli, ma anche poesie, talvolta selezionate tra quelle che Pasolini aveva più care, poiché pensate e scritte in friulano, la lingua (della) madre. Non è un caso che sia una voce femminile a recitarle in originale, con l’inconfondibile timbro di Servillo a sovrapporsi ad esse, in una traduzione necessaria, per quanto limiti la musicalità dei versi.Scorrono intensi e dolorosi i cinquanta minuti circa di La voce di Pasolini, e regalano emozioni e pensieri, specialmente quando è la vera voce del Pasolini regista a manifestarsi. Gli autori del documentario, infatti, hanno recuperato una registrazione in cui PPP detta degli appunti per uno dei tanti film mitici della storia del cinema italiano, quel Porno-Teo-Kolossal che doveva essere interpretato da Eduardo de Filippo e Ninetto Davoli, e che non vide mai la luce, a causa dell’omicidio del novembre 1975.

Intessuto nel discorso sull’Italia che forma l’asse principale del documentario, quindi, ve n’è un altro, accompagnato dalle immagini di Gianluigi Toccafondo. Pasolini racconta quello che, secondo le sue intenzioni, sarebbe stato il film conclusivo della sua carriera di cineasta, un film duramente accusatorio rispetto allo stato delle cose, con trasfigurazioni mitiche di metropoli quali Roma, Milano e Parigi. Voleva rappresentare tre tipi di utopia, con il film, destinati a crollare in maniera apocalittica e a portare con loro la Fede, ultimo orizzonte ideale e continuo punto di confronto del Pasolini regista e sceneggiatore, ma non solo. Basterebbe forse solo questo prezioso documento per rendere La voce di Pasolini un documentario da vedere a tutti i costi, ma il film principale che si trova nel dvd viene affiancato da diversi extra, tra cui è doveroso segnalare almeno La fine di Salò, un’inchiesta sul finale dell’ultimo film di Pasolini in cui vengono intervistati attori, autori, tecnici e amici e vengono mostrate immagini inedite catturate sul set del film.

di Francesco Locane 16/02/2011

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fonte:  http://www.pamperofundacion.it/uncategorized/la-voce-di-pasolini-riflettere-sulla-storia-ditalia/

Da domani a Firenze Convegno Internazionale: Raccontare il desiderio omosessuale

Da domani a Firenze convegno internazionale

Raccontare il desiderio omosessuale

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Raccontare il desiderio omosessuale: è questo il tema del primo convegno di alto profilo internazionale dedicato alla letteratura gay, organizzato dalla Provincia di Firenze e dall’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze giovedì 17 e venerdì 18 marzo, nelle sedi di Palazzo Medici Riccardi e di Palazzo Strozzi

.Maureen Duffy – fonte immagine

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Roma, 16-03-2011 – Raccontare il desiderio omosessuale: è questo il tema del primo convegno di alto profilo internazionale dedicato alla letteratura gay, organizzato dalla Provincia di Firenze e dall’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze giovedì 17 e venerdì 18 marzo, nelle sedi di Palazzo Medici Riccardi e di Palazzo Strozzi.

Al convegno intitolato “L’arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza” interverranno gli scrittori Franco Buffoni, Paul Burston, Maureen Duffy, Mario Fortunato, Massimo Fusillo, Tommaso Giartosio, Adam Mars-Jones, Marco Mancassola, Sarah Schulman, Walter Siti e Valeria Viganò. L’assise è stata realizzata grazie al lavoro scientifico dell’Istituto di Scienze Umane, con la cura di Nadia Fusini, Valeria Gennero e Gian Pietro Leonardi.

L’esistenza di una “letteratura omosessuale”, sottolineano gli organizzatori del convegno, è da sempre una questione controversa: “appare tuttavia evidente come la nuova visibilità attribuita all’esperienza di uomini e donne omosessuali abbia fatto emergere negli ultimi decenni un mondo di relazioni affettive, politiche e artistiche di grande varietà e ricchezza”.

Difficile stabilire in modo nitido che cosa ne delimiti i confini: la vita erotica, presunta o dichiarata, di chi scrive? I temi trattati? La presenza di scelte formali legate da un rapporto privilegiato all’argomento omosessuale? Saranno questi alcuni degli interrogativi a cui cercheranno di rispondere i relatori dell’assise.

 

 

Maureen Duffy

Walter Siti

Valeria Viganò

Mario Fortunato

Sarah Schulman

Marco Mancassola

Adam Mars-Jones

Franco Buffoni

Tommaso Giartosio

Paul Burston

Massimo Fusillo

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=151031

Giornalisti americani scomparsi in Libia

Persi i contatti con 4 reporter del NYT

Giornalisti americani scomparsi in Libia

Anche la Casa Bianca ha rivolto un appello alle autorità libiche a proteggere i giornalisti, dopo che si sono perse le tracce di quattro reporter del New York Times

Anthony Shadid winner of the 2010 Pulitzer Prize for International Reporting with The Washington Post, speaks with a reporter on the phone in his office at the Watson Institute for International Studies, on the campus of Brown University, in...

Anthony Shadid – fonte immagine

Stephen Farrell – fonte immagine

Tyler Hicks – fonte immagine

http://pairsofchairs.files.wordpress.com/2010/06/lynsey_addario_121.jpg?w=409&h=614

Lynsey Addario – fonte immagine

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New York, 16-03-2011 – Il New York Times ha riferito oggi di aver perso le tracce di quattro suoi reporter in servizio in Libia. Il quotidiano ha riferito che gli ultimi contatti con i quattro giornalisti risalgono a ieri mattina, martedi’.

Il direttore del New York Times ha riferito che il giornale si e’ messo in contatto con le autorita’ libiche per avere notizie dei quattro reporter dispersi e di aver avuto garanzie che nel caso siano state arrestati saranno “prontamente” rilasciati.

“Abbiamo parlato con dirigenti del governo libico a Tripoli e ci hanno riferito che stanno cercando di accertare dove i giornalisti si trovino – ha detto il direttore Keller -. Siamo grati al governo libico per averci assicurato che se i nostri giornalisti fossero stati catturati, verrebbero rilasciati prontamente, e indenni”.

I giornalisti dispersi sono Anthony Shadid, capo della redazione di Beirut, in Libano, e due volte vincitore del premio Pulitzer; Stephen Farrell, giornalista e operatore video, già rapito dai talebani in Afghanistan e liberato da un commando britannico nel 2009 e i fotografi Tyler Hicks e Lynsey Addario.

Secondo informazioni riferite al Times, i giornalisti sarebbero “nelle mani del governo libico” nella città di Ajdabiya, dove la battaglia tra le forze armate e il ribelli è più accesa. Tuttavia sono informazioni ancora non verificate.

La Casa Bianca ha rivolto oggi un appello alle autorita’ libiche a proteggere i giornalisti scomparsi.

Intanto la Croce rossa internazionale ha annunciato che ritira il suo personale da Bengasi e ha lanciato un appello perche’ entrambe le parti in guerra nel Paese risparmino la vita dei civili.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=151034

UNITA’ D’ITALIA..

UNITA’ D’ITALIA..

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BENEDETTO NICOLINI “BENNY”, ITALIA – fonte immagine

ECONOMIA – Auto, mercato europeo torna in positivo ma la Fiat affonda ancora: -16,7%

Auto, mercato europeo torna in positivo ma la Fiat affonda ancora: -16,7%

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ROMA – Torna il segno più sul mercato dell’auto europeo, ma non per la Fiat, ancora in calo del 16,7% dopo il -20,1% di gennaio. A febbraio, nei 27 Paesi Ue + quelli Efta le nuove immatricolazioni – secondo i dati diffusi dall’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori europei di automobili – sono cresciute dell’1,4% rispetto a febbraio 2010, totalizzando 1.014.519 unità, contro 1.000.041 di un anno fa. A gennaio il mercato era sceso in Europa dell’1,1% a 1.072.548 unità. Nei primi due mesi dell’anno le vendite sono cresciute dello 0,1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa attestandosi a 2.087.121 immatricolazioni.

Il buon andamento della domanda di febbraio è dovuto prevalentemente al forte recupero di Germania e Francia che hanno venduto rispettivamente 224.426 nuove vetture, con un incremento del 15,2% rispetto a un anno fa, e 204.400 vetture, in progresso del 13,2%. Hanno invece chiuso il mese in calo Italia (-20,5% a 160.329 unità), Gran Bretagna (-7,7% a 63.424 unità) e Spagna (-27,6% a 66.120 unità). Gli altri due mercati che hanno chiuso il mese in flessione sono la Grecia (-49,1%), che ha segnato la contrazione più alta, e il Portogallo (-12,7%). Tutti gli altri mercati hanno segnato dei rialzi, che vanno dal +1,2% della Polonia al +112,6% della Lituania.

Tra i marchi esteri, buoni spunti per Nissan (+21,7%) e Mitsubishi (+25,6%). Tra le tedesche di lusso spicca la performance di Audi (+15,4% a 47.034), seguita da Bmw (+12,9% a 41.072) e Mercedes (+3,3% a 37.108). Tra i generalisti Volkswagen mette a segno un incremento dell’8,7% (a 120.316), Opel cresce dell’8,9% a 72.542 unità, Renault segna un +2,7% (a 94.616). Vendite in calo per le francesi Peugeot (-3,5% a 76.975) e Citroen (-6,7% a 64.919) e per Ford (-12,1% a 73.133) Nella “top five” dei principali gruppi, sempre in testa in Europa il gruppo Volkswagen, con una quota del 22,3% (+9,1% le vendite), seguito da PSA Peugeot Citroen al 14% (-5% le vendite), dal gruppo Renault all’11,2% (+3,1% le vendite) e dal gruppo Gm all’8,4% (+8,3% le vendite). In quinta posizione compare il gruppo Fiat (7,6%) che scavalca Ford. La quota di mercato della casa americana in Europa scende infatti a febbraio al 7,2% (dall’8,3% di un anno fa).

A febbraio Fiat Group ha subito in Europa (Ue a 27 + Efta) un calo delle vendite del 16,7%, immatricolando 76.808 nuove vetture contro le 92.212 di febbraio 2010. A gennaio il gruppo torinese aveva registrato un calo del 20,1%, immatricolando 80.018 nuove vetture. Nei primi due mesi dell’anno il Lingotto ha venduto in Europa 156.937 unità, in calo del 18,4% rispetto alle 192.380 unità dello stesso periodo del 2010. Riguardo ai singoli brand del gruppo, a febbraio le vendite Fiat in Europa hanno segnato un calo del 22,5% a 56.960 unità, contro le 73.465 di un anno fa. In pesante flessione anche Lancia con 8.062 nuove immatricolazioni (-22,1% rispetto alle 10.346 di febbraio 2010). Sempre in controtendenza, invece, il brand Alfa Romeo le cui vendite il mese scorso hanno registrato un’impennata in Europa del 41,7% attestandosi a 11.461 unità contro le 8.088 di un anno fa.

Mercoledì 16 Marzo 2011 – 16:43    Ultimo aggiornamento: 19:08
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Gli italiani in Giappone accusano l’Alitalia per le tariffe esorbitanti

Gli italiani in Giappone accusano l’Alitalia per le tariffe

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ROMA – Gli italiani in Giappone accusano l’Alitalia di speculare sulle tariffe per i viaggi verso l’Italia.
La compagnia risponde precisando che «sono disponibili posti sui voli operati da Osaka alla tariffa speciale di 800 euro».

«Abbiamo creato un gruppo Facebook con oltre 120 italiani al momento in Giappone, circa il 70% di questi sono in zona Tokyo, il 20% in zona Osaka e il restante 10% in altre prefetture. Chiediamo solo una cosa: di poter tornare (se ce la sentissimo di tornare) in Italia gratuitamente o a prezzi onesti», scrive Adamo Lussana, che lancia un appello per «segnalare l’inqualificabile trattamento commerciale riservato ai connazionali residenti da Alitalia, la nostra compagnia aerea di bandiera, che sta applicando prezzi eccezionali gravati di tutti i rincari possibili sulla base dell’urgenza a persone e intere famiglie, che partono sapendo di dover lasciare anche una vita intera alle proprie spalle».

«Io – continua – sono in Giappone con mia moglie, sono andato sul sito Alitalia per vedere i costi di due biglietti con partenza domani 17 marzo e due sole andate (quindi una tratta) mi costano 10.300 euro, se volessi partire il 18 marzo non ci sono posti, mentre il 19 marzo 8.954 euro… quindi libero solo business. Ieri una ragazza del nostro gruppo è andata con le valigie all’aeroporto Kansai di Osaka pensando di prendere il biglietto direttamente in aeroporto, gli costava 5.000 euro ed è dovuta tornare in città perché non disponeva di quella somma. Se anche io potessi permettermi due biglietti di sola andata da 10.300 euro, non me li venderebbero perché la mia carta di credito è limitata a 2.600 euro come quella del 99% dei comuni mortali».

«Ci facciano sapere – scrive ancora Lussana – che abbiamo la possibilità di andare al check-in e poter comprare biglietti da 600 euro mostrando il passaporto italiano (+stesso prezzo per consorte giapponese) poi se noi abbiamo questa possibilità, ognuno deciderà con la sua testa cosa fare! Ma a 600 e non 5.000 euro!».

L’Alitalia oggi ha risposto alle critiche precisando che «sono disponibili posti sui voli operati da Osaka alla tariffa speciale di 800 euro». «I biglietti a questa tariffa – spiega Alitalia – sono acquistabili direttamente presso l’aeroporto di Osaka. Nella giornata di domani 17 marzo sono previsti tre voli da Osaka per Roma, Milano e Pisa».

Alitalia ha poi comunicato che sta operando integralmente tutti i collegamenti con il paese devastato dal terremoto, da Roma e da Milano, pari a 18 frequenze settimanali, senza operare alcuna cancellazione. Per garantire la massima regolarità dei collegamenti, in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina è stato però deciso che i voli verranno operati esclusivamente sull’aeroporto di Osaka.

Per agevolare lo spostamento a Osaka dei passeggeri Alitalia in possesso di prenotazione da Tokyo, la compagnia ha previsto un rimborso fino a 130 euro.

Mercoledì 16 Marzo 2011 – 20:52
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“Malati reclusi all’inferno”: Orrore manicomi giudiziari. Il VIDEO della Commissione Senato / E i senatori scoprono i manicomi criminali

La vergogna degli ospedali psichiatrici. Commissione senato

Da: | Creato il: 16/mar/2011

Negli Ospedali psichiatrici italiani la malattia è ancora una ferita da nascondere. Oltre i cancelli di queste strutture non si trovano solo autori di crimini efferati. C’è chi è finito dentro anche solo per aver rapinato di 7mila lire un’edicola fingendo di avere una pistola. Il problema è che quando si entra negli Opg si rischia di non uscire più. Su 376 internati dichiarati ‘dimissibili’ per ora solo 65 sono stati effettivamente rilasciati, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena. A indagare la condizione degli ultimi sei Opg italiani (Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere – Mantova, Montelupo Fiorentino – Firenze, Aversa – Caserta, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto – Messina) è la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale del Senato della Repubblica, presieduta da Ignazio Marino. Un documetario, presentato oggi a palazzo Madama, racconta le storie questi uomini dimenticati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche pessime e in ambienti decadenti .
repubblica.it

“Malati reclusi all’inferno”
Orrore manicomi giudiziari

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La denuncia della Commissione d’inchiesta del Senato sul servizio sanitario: lager, molti potrebbero anche uscire ma mancano le cure

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ROMA – Decine, centinaia di esseri umani ridotti a sopravvivere per anni in strutture più simili a un lager che a un nosocomio, per quanto giudiziario. Ospedali solo nel nome, visto che chi ha visitato quegli ambienti e incontrato i “fantasmi” che li popolano ne parla come «l’inferno dei dimenticati».

Luoghi dove le lenzuola non vengono sostituite per settimane, ovunque lezzo di urina e sporcizia, letti arrugginiti, giacigli di costrizione con un foro nel mezzo per la caduta degli escrementi degli internati che ci vengono legati sopra per giorni. Stanze da quattro posti dove vivono in nove, bagni da terzo mondo, dove nel buco “alla turca” si infilano bottiglie d’acqua per evitare la risalita dei ratti dalle fogne. Nessuna terapia.

Benvenuti negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, dove da anni dei poveracci sono rinchiusi in un orrore indescrivibile. Non solo: molti hanno commesso reati minori – i cosiddetti “bagatellari” con pene inferiori a 2 anni – ma non sono più usciti a causa del loro stato mentale, mai veramente curato, che ha causato infinite proroghe delle misure cautelari. Come quel matto che nel 1992 si è infilato una mano in tasca fingendo di avere una pistola e ha fatto una rapina da 7 mila lire in un’edicola, e ancora sta dentro, dopo 20 anni. O quell’altro, pazzo certo, ma più che altro malato, incapace, che 25 anni fa si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola. Non è più uscito, anche lui ancora internato.

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) sono nati a metà degli anni Settanta in sostituzione dei precedenti manicomi criminali, strutture giudiziarie dipendenti dal Ministero della Giustizia. Sono rimasti esclusi dalla legge Basaglia del 1978 che ha riformato i manicomi e la loro organizzazione è di fatto ferma al codice Rocco del 1930. In Italia ce ne sono sei (a Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Aversa, Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere e Napoli-Secondigliano). Dentro ci vivono recluse 1.535 persone, molte hanno commesso crimini efferati, ma più di 300 sarebbero dimissibili, potrebbero cioè uscire da dietro le sbarre per essere curati dalle Asl sul territorio, come qualunque persona con malattie mentali. Il problema è che le aziende sanitarie regionali non offrono e spesso non vogliono offrire percorsi alternativi e il giudice di sorveglianza è costretto a firmare proroghe su proroghe.

A denunciare la situazione è la Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, che a fine 2010 ha iniziato un monitoraggio negli Opg per verificare lo stato delle strutture e l’avanzamento delle dimissioni degli internati che hanno già scontato la loro pena. Visite a sorpresa, all’alba o di domenica, che hanno svelato «una situazione inaccettabile, quella che alcuni magistrati hanno definito un “ergastolo bianco”», ha detto oggi il senatore del Pd e presidente della Commissione Ignazio Marino, illustrando il dossier sugli Opg. Sono partite anche esposti alle Procure, ma ora per Michele Saccomanno (senatore Pdl, membro della Commissione) «serve una presa di coscienza popolare contro questo schifo, una cosa che ci fa vergognare di celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia: da quando abbiamo fatto le visite delle persone sono morte, non c’è più tempo. Ognuno di loro ricade sulla nostra coscienza».

Per questo la Commissione ha prodotto anche un documentario, che domenica prossima andrà in onda a “Presa Diretta” su Rai Tre. Nel 2008 nell’ospedale di Aversa arrivò anche una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura della Commissione europea. Descrisse la situazione come “inimmaginabile”, ipotizzando anche una denuncia proprio per tortura. «Bisogna far capire al Paese che ci sono situazioni inumane che vanno separate – continua Daniele Bosone, senatore Pd in Commissione – e già la prossima settimana proporremo diverse soluzioni, che vanno dal costringere le Asl a farsi carico dei pazienti che possono uscire dagli Opg ad adeguare quelle strutture agli standard di normali ospedali, nei quali i reclusi vengano quantomeno seguiti da psichiatri». Per le Asl sarebbe un problema di risorse, «ma la Commissione ha ottenuto 10 milioni di euro dai ministeri della Salute e della Giustizia per agevolare l’assistenza sul territorio di queste persone: ora non ci sono più scuse», precisa Marino. E non serve nemmeno fare una nuova legge, «basta applicare bene quella Basaglia, estendendola agli Opg. L’importante – conclude Saccomanno – è mettere presto fine a questo scandalo».

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16 marzo 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/393707/

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Badate bene, questo articolo  risale a quasi un anno fa..

E i senatori scoprono i manicomi criminali

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di Checchino Antonini

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Da quando c’è la legge Basaglia si chiamano ospedali psichiatrici giudiziari ma sono sempre gli stessi manicomi criminali di una volta. Sono sei, ci sono rinchiusi in 1500 e il 40% di loro non ci dovrebbe stare ma, finita la pena, gli viene prorogato il soggiorno. All’infinito. Spesso senza un processo. Le famiglie non ci sono o li rifiutano e i territori non li accolgono. Così vivono in nove in una cella, lenzuola luride come i bagni, l’acqua tenuta in fresco nella tazza del cesso, legati se sgarrano, con lo psichiatra a disposizione per meno di un’ora al mese. Almeno tre strutture (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa e Montelupo Fiorentino) andrebbero chiuse subito.

Dice il senatore Pd Ignazio Marino: «E’ la logica del codice Rocco, ereditato dai tempi del fascismo». E ora che gli eredi di Rocco stanno al governo stanno per mettere mano alla 180 che aveva abolito i manicomi.

Forse è anche per arginare quest’attacco che la commissione d’inchiesta del Senato sul servizio sanitario nazionale, di cui Marino è presidente, ha voluto presentare ieri alla stampa, prima che all’Aula, i dati di una serie di ispezioni a sorpresa, svolte tra giugno e luglio, tra gli Opg. E’ così uno schifo che perfino il capogruppo in commissione del Pdl (il partito che vuole riaprire i manicomi) era sinceramente sconcertato. Ha trovato perfino i camici degli addetti ai lavori dello stesso grigiume delle lenzuola. La cella dell’unica trans rinchiusa non si apre nemmeno per l’ora d’aria. Liberazione pubblica on line una galleria fotografica ma i commissari hanno spiegato che per quanto orribili non rendono il quadro.

Ecco il taccuino di viaggio della delegazione di senatori e carabinieri dei Nas: a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) 329 degenti stipati in celle costruite nel ’14. Non ci sono psciologi e psichiatri né qualsiasi attività educatva. Ovunque sporcizia, muffe, intonaci scrostati, porte rotte, vetri incrinati, ruggine, pavimenti rotti, esalazioni di urina. Un paziente era nudo e legato al letto con le garze. Aveva un ematoma sulla testa ma il diario clinico non faceva menzione del trattamento. Ad Aversa (Caserta), costruita nel 1898, si vive in 320 in celle da sei tutte in condizioni «disumane». Gli infermieri si cambiano nella tromba delle scale ma due padiglioni ristrutturati restano inutilizzati. I farmaci stupefacenti somministrati sono registrati una volta l’anno. I Nas hanno preso nota e hanno denunciato tutto alla procure ma sono le stesse procure che condannano molti pazienti a una sorta di «ergastolo bianco». Ecco Secondigliano, dove l’Opg è dentro il carcere: il 40% dei rinchiusi è in deroga. Qui sta da 25 anni un paziente che doveva scontare due anni. Un altro da tre anni attende il trasferimento in comunità. Ustioni e occhi neri mai annotati nei diari clinici. Oppure piedi e mani che vanno inesorabilmente in cancrena. A Montelupo Fiorentino sono in 170 in uno stabile degradatissimo. A Reggio Emilia stanno in 274 dove ne dovrebbero stare 132. In un piano tre docce dovrebbero lavare 58 pazienti. Uno di loro era legato da cinque giorni per motivi disciplinari in una stanza dove non c’è nemmeno un campanello d’allarme. Ci sono spazi vuoti ma la gente sta in tre in 9 metri quadri. Un po’ meglio solo a Castiglione delle Stiviere dove anche il personale è sembrato più motivato.

Anche nelle carceri “normali” ci sono internati – e sono 1800, secondo fonti del partito radicale – che, scontata la pena, restano dentro per una presunta pericolosità sociale.

In attesa di modifiche al codice penale e di superare il sistema degli ospedali giudiziari, la commissione attende nel giro di pochi giorni le liste di pazienti dimissibili (il 40%) da ciascun Opg ed entro agosto «spera» di trovare soluzioni con le Asl competenti. «Gli Opg sono una delle “zone del silenzio” – spiega Alberto, attivo a Pisa nel collettivo antipsichiatrico dedicato ad Antonin Artaud – e mostrano l’uso politico della psichiatria. Si spinge sempre di più il consumo di farmaci, torna in voga l’elettrochoc, magari per curare la depressione post parto. Ed è in agguato una legge per portare il trattamento sanitario obbligatorio da 7 giorni a un mese».

Liberazione 29/07/2010


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fonte: http://www.dongiorgio.it/scelta.php?id=1247

Maltempo, allerta in Veneto e Marche. Si innalza il bacino del Po

Maltempo, allerta in Veneto
Si innalza il bacino del Po

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Allarme per le possibili esondazioni dei fiumi in diverse zone della regione. Zaia si appella al governo: “Servono più risorse”. Nel veronese, due anziani intrappolati in auto salvati da un elicottero. L’Aipo: sale il livello in Piemonte e Emilia

Maltempo, allerta in Veneto Si innalza il bacino del Po

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ROMA – Stato di massima allerta in Veneto per le abbondanti precipitazioni che stanno interessando zone già colpite dalla disastrosa alluvione dell’autunno scorso, e per la situazione idrogeologica critica. Luca Zaia, presidente della regione Veneto, dichiara la sua preoccupazione: “La concomitanza di piogge torrenziali oltre il previsto e lo scioglimento delle nevi in montagna si fa pesantemente sentire nell’alta pianura. La macchina della Protezione Civile è stata già mobilitata da qualche ora. Ma il governo deve fornire immediate risorse, con le quali risarcire la popolazioni già alluvionate e mettere in sicurezza il territorio”.

IL METEO 1

Nelle zone del vicentino, del veronese e del padovano, i fiumi minacciano di uscire dagli argini. Il Centro della Protezione Civile del Veneto, dove vengono raccolte le previsioni meteo dell’Arpav e quelle idrogeologiche e idrauliche della Direzione Difesa del Suolo, ha emesso poco fa un secondo avviso di criticità idrogeologica e idraulica. Due anziani rimasti intrappolati nella loro vettura per la tracimazione di un torrente aTregnago, nel veronese, sono stati salvati grazie all’intervento di un elicottero dei vigili del fuoco. I due hanno cercato riparo sul tetto dell’auto e sono stati recuperati stamattina.

Sale il Po. Le precipitazioni delle ultime 48 ore hanno provocato un innalzamento del Po e dei corsi d’acqua del bacino, in particolare nell’area del Piemonte occidentale e meridionale e in quella dell’Emilia occidentale e centrale. Lo rileva l’ Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), precisando che per quanto riguarda l’asta principale, un’onda di piena sta transitando “con livelli di ordinaria criticità” nel tratto tra Carignano e Ponte Valenza.

Marche, onde sotto costa. La Protezione civile marchigiana ha emesso un’allerta meteo che riguarda la situazione del mare. Una depressione situtata nel Mediterraneo occidentale, richiama aria calda e umida da sud e consente lo sviluppo di venti di scirocco moderati lungo il litorale e forti al largo, che provecheranno onde di 2 metri sotto costa e di 4 metri al largo. Questa situazione causerà un aumento del moto ondoso nel corso del pomeriggio, in progressiva attenuazione dalla serata.

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16 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/16/news/maltempo_allerta_in_veneto_si_innalza_il_bacino_del_po-13687468/?rss

TERRORE NUCLEARE – Tokyo, nuova scossa di magnitudo 6. Reattore in fiamme, acqua col cannone / VIDEO: 2011-03-16 Fukushima Situation Update (Helicopters could not be used)

2011-03-16 Fukushima Situation Update (Helicopters could not be used)

Da: | Creato il: 16/mar/2011

Helicopters could not be used due to too high radiation level above the reactor # 3.

Aiea: situazione preoccupante ai reattori numero 3 e 4

Tokyo, nuova scossa di magnitudo 6
Reattore in fiamme, acqua col cannone

Esplosione nel reattore numero quattro a Fukushima. Giovedì droni Usa sulla centrale. Parla l’Imperatore in tv

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(Reuters)
(Reuters)

MILANO- Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6 è stata avvertita anche nella giornata di mercoledì nella zona orientale di Tokyo, dove gli edifici hanno tremato a lungo. L’epicentro è stato localizzato a una profondità di 25 chilometri sotto al fondale dell’Oceano Pacifico e 96 chilometri a est di Tokyo. Una precedente scossa, sempre di magnitudo 6.0, aveva investito qualche ora prima il Giappone sud-orientale, con epicentro nella prefettura di Shizuoka: anche in quel caso il fenomeno era stato avvertito nella capitale. Dal terremoto di 9.0 gradi Richter di venerdì scorso si sono susseguite centinaia di scosse di assestamento, alcune anche molto potenti.

UN NUOVO INCENDIO – Nel frattempo un nuovo incendio è scoppiato nella centrale nucleare di Fukushima 1. Le fiamme sono divampate presso il reattore numero quattro per poi spegnersi da sole nel giro di 30 minuti, secondo quanto reso noto dall’agenzia per la sicurezza nucleare nipponica. Ma intanto una colonna di fumo è cominciata a fuoriuscire dal reattore 3 anche se la gabbia non dovrebbe aver subito un grave danno, scrive l’agenzia di stampa Kyodo citando il governo. Secondo la Tepco, la compagnia elettrica che gestisce l’impianto, potrebbe trattarsi di vapore, e il capo portavoce del governo giapponese, Yukio Edano, ha affermato che sembra provenire dalla vasca di contenimento del reattore stesso: «Il contenitore ha un ugello di scarico», ha osservato, «ma, a parte quello, non dovrebbe uscire alcun gas». Edano ha dunque ipotizzato che la vasca possa aver subito danni. E infatti intorno alla centrale i livelli di radioattività si sono all’improvviso impennati, il personale è stato temporaneamente fatto sgomberare. L’impianto di Fukushima ha subito finora quattro esplosioni e due incendi. Ma il governo rassicura: le radiazioni oltre un raggio di 20-30 km dalla centrale di Fukushima 1 non costituiscono «immediato rischio per la salute».

SORVOLI IN ELICOTTERO – La televisione pubblica giapponese Nhk ha trasmesso riprese in cui si mostrava un elicottero militare bi-rotore da carico in volo verso la centrale atomica di Fukushima 1, ma l’il velivolo, che avrebbe dovuto gettare acqua per raffreddare uno dei reattori, non è riuscito ad operare, probabilmente a causa degli alti livelli di radioattività. La polizia tenterà di raffreddare la vasca del reattore 4 usando un camion con cannone ad acqua, ha annunciato la tv pubblica Nhk. Per il momento, comunque, ha scritto l’agenzia di stampa Kyodo citando l’amministrazione locale, nella prefettura di Fukushima l’acqua di rubinetto non contiene né iodio né cesio radioattivi, nonostante la fuga di radiazioni dalla centrale.

AIEA – I danni ai reattori nucleari in Giappone sono «molto seri» e i giapponesi sono soprattutto preoccupati per il numero 3 e il numero 4 ha affermato però il direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano, che giovedì si recherà nel Paese per un sopralluogo di un giorno per avere maggiori informazioni dalle autorità locali. Amano ha fatto sapere che giovedì gli elicotteri tenteranno di lanciare l’acqua sull’unità 3 mentre da terra si cercherà di sparare con i mega idranti acqua forniti dagli Usa sul reattore numero 4 e, successivamente sul reattore numero 3. «Prima di far questo – ha spiegato il numero uno di Aiea – dovranno essere rimossi alcuni detriti dall’area circostante».

SORVOLI CON AEREI SPIA SENZA PILOTA – Il governo giapponese avrebbe deciso quindi di accettare l’aiuto dell’esercito americano. Aerei da ricognizione senza pilota americani saranno inviati in missione sulla centrale nucleare di Fukushima per raccogliere informazioni sullo stato dei reattori. Forse la missione si svolgerà già giovedì.

TIMORI PER IL MALTEMPO – Suscitano intanto preoccupazione anche le previsioni meteo a Fukushima. Infatti sono previsti neve e vento che dovrebbe soffiare verso sudovest, cioè verso Tokyo, per poi girare e dirigersi a ovest verso il mare. Questo fattore è importante perché mostra che direzione potrebbe prendere una possibile nube nucleare. Ma le condizioni meteo sono importanti anche per la gestione degli sfollati: quelli del Tohoku, in particolare, sono esposti a privazioni e freddo. Si tratta, secondo gli ultimi dati, di 430mila persone, ma sono arrivate a essere nei giorni passati fino a 550mila. Si sono riuniti in centri di accoglienza, spesso scuole o altri edifici pubblici. Molti sono vecchi, molti sono bambini. Manca loro ancora tutto e, soprattutto, comincia a diffondersi il rischio che, col ritorno del freddo intenso, si sviluppino epidemie d’influenza che, in queste condizioni estreme, possono avere conseguenze fatali. Le previsioni del tempo prevedono infatti freddo e neve anche per i prossimi giorni.

IL MESSAGGIO DELL’IMPERATORE – A sorpresa poi l’imperatore giapponese Akihito ha rivolto un messaggio alla nazione trasmesso in tv in cui esprime «grande tristezza» per il sisma e lo tsunami di venerdì scorso, auspicando che sia «salvato il maggior numero di persone». «Provo grande tristezza per le vittime di sisma e tsunami: non si sa quanti saranno, ma spero che ne venga salvato anche uno solo in più», ha detto Akihito, in un raro messaggio alla Nazione trasmesso in tv. «Adesso, il problema è il nucleare e spero si risolva. I soccorsi vanno avanti, nel freddo. Mancano cibo e carburante e tutti sono in condizioni d’emergenza», ha aggiunto l’imperatore. «Prego per loro e perchè si esca dalla catastrofe: sono commosso da chi cerca di resistere e vivere – ha detto Akihito -. Un grazie agli stranieri, alla gente del Giappone e a tutti quelli che continuano a impegnarsi nelle operazioni di soccorso. Sono arrivati messaggi da tutto il mondo: mai rinunciare alla speranza».

ALLARME ANCORA DALL’UESul fronte internazionale da segnalare che, come aveva detto già martedì, il commissario Ue all’energia Guenther Oettinger ha dichiarato di nuovo che è in corso una «effettiva catastrofe» aggiungendo che «questo impianto non è più gestito, non è più sotto controllo». Oettinger ha parlato in una audizione all’Europarlamento.

AVVISO DAGLI USA – Le autorità americane hanno invece raccomandato ai propri cittadini che vivono nel raggio di 80 km dalla centrale nucleare di Fukushima di evacuare o ripararsi in luoghi chiusi. Anche i militari Usa che stanno prestando soccorso alla popolazione giapponese hanno avuto l’ordine di non avvicinarsi a più di 80 km dalla centrale. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto che la raccomandazione è frutto delle analisi della situazione da parte degli esperti americani. «Questo è il consiglio che daremmo ai cittadini americani se lo stesso problema di verificasse negli Stati Uniti – ha detto Carney – Portarsi ad almeno 80 chilometri di distanza dalla centrale nucleare di Fukushima».
Sul fronte più strettamente politico il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha dichiarato: «Quello che sta accadendo in Giappone solleva dubbi sui costi e sui rischi associati all’ energia nucleare, ma dobbiamo dare delle risposte – ha detto la Clinton – noi ricaviamo il 20% della nostra energia adesso negli Stati Uniti dall’energia nucleare».

GLI ITALIANI – Continuano invece le polemiche sugli italiani in Giappone che chiedono di tornare, come i musicisti del «Il Maggio Musicale Fiorentino» che non riescono a partire da Tokyo e cresce la loro preoccupazione e quella dei loro parenti che li attendono in Italia. Tutto questo mentre la Croce rossa internazionale ha reso noto che Tokyo è sicura e che gli stranieri possono recarsi lì. La Farnesina informa che prosegue – attraverso l’Unità di Crisi- il costante coordinamento con l’Alitalia per assicurare ai connazionali che non abbiano imprescindibili ragioni per rimanere la possibilità di lasciare, anche temporaneamente, il Paese. In tal senso, anche d’intesa con la Farnesina, non soltanto la compagnia di bandiera continua ad operare con piena capacità con 14 voli alla settimana sul Giappone (da oggi concentrati per ragioni tecniche sullo scalo internazionale di Osaka), ma è stata altresì introdotta la possibilità di acquistare biglietti di sola andata senza prenotazione, usufruendo di una speciale tariffa agevolata istituita per l’occasione. L’Ambasciata d’Italia a Tokyo e l’Unità di Crisi della Farnesina restano operative h24 non soltanto per continuare a raccogliere e riscontrare segnalazioni di connazionali, ma anche per modulare la risposta ad eventuali nuove esigenze della nostra comunità in Giappone.

LA BORSA RECUPERA – Intanto la Borsa di Tokyo trova la forza per il rimbalzo e chiude gli scambi con un recupero del 5,68%. La Banca centrale del Giappone ha iniettato nel mercato 3,5 trilioni di yen (43 miliardi di dollari) per cercare di attenuare l’impatto del terremoto. La mossa porta a 23 trilioni di yen (283 miliardi di dollari) la quota totale stanziata negli ultimi tre giorni dalla banca.

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Redazione Online
16 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_16/giappone-terremoto-incendio_159ebef8-4f95-11e0-acff-d18cea4068c4.shtml

Bahrein, polizia attacca protesta sciita: muoiono cinque manifestanti e tre agenti / VIDEO: Storyful – Bahrain clashes Riot police firing on protesters

Storyful – Bahrain clashes Riot police firing on protesters tear gas hospital Saudi troops

Da: | Creato il: 16/mar/2011

Bahrein, polizia attacca protesta sciita: muoiono cinque manifestanti e tre agenti

Nella capitale sgomberata piazza Perla dal sit-in anti-governo
Imposto il coprifuoco, invito a non radunarsi in pubblico

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110316_bahrein_manama.jpg

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ROMA – Le autorità del Bahrein hanno imposto oggi il coprifuoco a Manama a partire dalle 16 locali (le 14 in Italia) alle 4 di domattina (le 2 in Italia) e hanno invitato i cittadini a non radunarsi in pubblico. «Per la vostra sicurezza vi invitiamo a non effettuare raduni» ha detto un ufficiale in divisa alla tv di Stato, annunciando che le forze dell’ordine hanno sgombrato piazza Perla e il vicino ospedale di Salmaniya dove i manifestanti si erano accampati. Nel corso degli scontri sarebbero morti tre agenti e cinque manifestanti.

Centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa hanno preso stamani il controllo della piazza della Perla a Manama, dopo aver dato l’assalto ai manifestanti sciiti che vi erano accampati dal 19 febbraio scorso e che chiedono riforme. Arrivati con carri armati, veicoli da trasporto truppe e pullman, i poliziotti sono avanzati lanciando decine di candelotti lacrimogeni. Diverse tende dell’accampamento che ospitava i dimostranti sono andati in fiamme mentre si innalza un denso fumo nero. Negli scontri, secondo parlamentari dell’opposizione, sono morti cinque dimostranti. Il ministero dell’Interno, dal canto suo, parla di almeno due poliziotti morti oggi in seguito alle ferite riportate durante l’assalto. Secondo fonti ospedaliere citate da Reuters, sarebbe morto anche un terzo agente. Scontri sono avvenuti anche in altre zone della capitale, in particolare nei sobborghi orientali di Buri e ad Aali dove, secondo alcuni feriti citati stamani dal quotidiano libanese as Safir, i soldati sauditi dispiegati da due giorni in Bahrein hanno aperto il fuoco. Ieri sera un altro manifestante era stato ucciso in scontri con le forze di sicurezza nel villaggio sciita di Sitra, 15 km a sud della capitale.

«Questa è una guerra di annientamento. Questo non succede neppure in guerra ed è inaccettabile» ha detto il capogruppo in Parlamento del partito di opposizione sciita Wefaq, Abdel Jalil Khalil. Il parlamentare ha aggiunto che le forze di sicurezza si sono dispiegate in tutto il Bahrein, chiudendo strade e facendo arresti.

I dignitari sciiti del Bahrein – governato da una dinastia sunnita mentre gli sciiti sono la maggioranza – avevano rivolto nella notte un appello alla comunità internazionale e al mondo musulmano perché intervenissero per evitare un «orribile massacro» nel regno. Ieri il re ha proclamato la legge marziale, il giorno dopo l’arrivo in suo aiuto di truppe saudite e di altri Paesi del Golfo. Le truppe del Golfo dispiegate nel Bahrein appartengono allo “Scudo della penisola”, una forza comune ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), di cui fanno parte Arabia saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Oman, Qatar e Kuwait.

Mercoledì 16 Marzo 2011 – 14:49    Ultimo aggiornamento: 14:56
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