Archivio | marzo 17, 2011

17 marzo 2011: viva l’Italia?

17 marzo 2011: viva l’Italia?

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di Elena G.

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Ebbene sì, lo ammetto: sono un po’ frastornata. Sarà perché non mi sono mai considerata nazionalista (sostengo di essere cittadina del mondo) o perché mi son sempre rifiutata di sentirmi italiana in occasione dei mondiali di calcio… sarà perché la storia che mi hanno raccontato comincia a mostrare la corda (ce ne ho messo ad arrivarci, lo so, ma dacché son nata e cresciuta al nord, in una famiglia tipicamente lombarda e quindi senza contraddittorio fino a pochissimo tempo fa… già: strano, a pensarci ora, ma nessuno dei meridionali che ho incontrato finora mi ha mai raccontato una storia diversa da quella tradizionale dei libri scolastici… l’unica voce fuori dal coro è stata il film “Bronte: cronaca di un massacro” che era un po’ un must dei cineforum, ai miei tempi).
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Sarà che mi ci riconosco molto poco, in questa Italia attuale, così egoista e chiassosa e bigotta, sarà che sento tanti italiani dire che non c’è nulla da festeggiare, anzi… sarà che sono troppo affezionata all’immagine di Garibaldi eroe, magari pure incompreso ed incompiuto ma sempre eroe… insomma, ho i miei bravi dubbi a calarmi nella parte della patriota.
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Eppure… in fondo lo sono. Non di quel patriottismo che difende i confini o la razza, intendiamoci: di quelli faccio volentieri a meno. Di quello invece che pensa che uniti si possano risolvere i problemi, di quello solidale e attivo che vede mobilitarsi insieme tutte o quasi le teste migliori del paese, come in caso di calamità grosse, che da noi non mancano mai. E non sulla base di un generico “volemose bene” o “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, ché io penso che i debiti vadano saldati. Ma perché mi pare che siamo già abbastanza divisi e frazionati e questo fa solo il gioco dei potenti che cavalcano i vari malcontenti per farsi impuniti i fatti propri.
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E lo so anche io che questa Italia è l’Italia dei furbetti, dei raccomandati, dei lacché e delle cortigiane… ma è anche l’Italia dei Rubbia e dei Baracca, dei Borsellino e della Hack, di De Magistris e della Boccassino… giusto per citare solo alcuni nomi. So anche che è l’Italia in cui poliziotti e carabinieri, invece di difendere i cittadini, li massacrano e si mettono al servizio dei potenti che li affamano, so che le nostre carceri così come i nostri luoghi di lavoro sono posti insicuri e per precise responsabilità e volontà, so che gli extracomunitari vengono giudicati in quanto tali, so che il parlamento è ridotto come il Tempio che Gesù distrusse, dove invece di pensare al bene di tutti si pensa solo ai fatti propri… le so queste cose, ma so pure che accanto a questi obbrobri ci sono tante persone per bene, persone che fanno il loro dovere senza nemmeno il giusto riconoscimento verbale (ché di soldi proprio non si parla…) ed è per tutti costoro, per i giovani che credono nei loro diritti di una scuola che li prepari e li formi, per i cittadini che chiedono una cultura al servizio di tutti, un’informazione reale e non imbavagliata o pilotata, una sanità che funzioni e un lavoro sicuro in tutti i suoi aspetti, è per tutti quelli che non vogliono piegare la testa che oggi il tricolore sventolerà anche dalla mia finestra.
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ORA E’ SEMPRE RESISTENZA.

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17 marzo 2011
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Nucleare, Prestigiacomo a Tremonti: «Basta cazz…, usciamone »

Nei corridoi di montecitorio dopo la cerimonia dei 150 anni

Nucleare, Prestigiacomo a Tremonti: «Basta cazz…, usciamone »

«È finita, mica possiamo rischiare le elezioni per questo?»

fonte immagine

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MILANO – «È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate». Nell’aula di Montecitorio è finita da poco la cerimonia di celebrazione del 150esimo anniversario, e nel corridoio di fronte alla sala del governo il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si sfoga, lontana da occhi indiscreti, con Paolo Bonaiuti e Giulio Tremonti.

IL COLLOQUIO – Il dibattito sul progetto nucleare del governo si è infiammato dopo il terremoto in Giappone, ma il ministro ha già le idee chiare. A sentire lei, il nucleare italiano non ha futuro: «È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne – dice rivolta a Bonaiuti e soprattutto a Tremonti – ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese». Al colloquio, che è durato una decina di minuti, s’aggiunge poi anche il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani. (fonte: Dire)

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17 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_marzo_17/prestigiacomo-nucleare_2fb3219a-50ca-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml

Giappone, robot ovunque tranne che nella centrale nucleare

Giappone, robot ovunque tranne che nella centrale nucleare

giovedì 17 marzo 2011 18:38
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di Jon Herskovitz

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TOKYO (Reuters) – Il Giappone costruisce robot che suonano il violino, corrono la maratona e si occupano dei matrimoni, ma non ne ha utilizzato neanche uno per contribuire alla riparazione dei reattori danneggiati dal terremoto e dallo tsunami della scorsa settimana.

Mentre i robot sono impiegati comunemente nel settore dell’energia nucleare – gli ingegneri Ue ne costruiscono uno che può scalare muri all’interno di campi radioattivi – la società elettrica che gestisce la centrale di Fukushima Daiichi non ne ha utilizzati per l’emergenza nucleare.

Invece, ai suoi lavoratori in carne e ossa è stato assegnato il compito non invidiabile e forse mortale di raffreddare da soli i reattori e le vasche di combustibile esausto, prendendo solo alcune pause per evitare la sovraesposizione alle radiazioni.

Un funzionario del ministero delle Scienze ha detto che un robot utilizzato per individuare i livelli di radiazione si trova presso il luogo dell’incidente a Fukushima, ma il funzionario dell’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare Hidehiko Nishiyama ha detto: “Non abbiamo notizie sull’impiego di robot”.

Quel robot sarebbe stato utile stamattina quando i tecnici che monitorano i livelli di radiazioni sono dovuti tornare indietro a causa della temperatura nell’impianto.

Mentre il Giappone è rinomato per la sua tecnologia all’avanguardia, conserva anche un anacronismo sociale che vede gli uomini impegnati a svolgere compiti che in altre parti del mondo sono stati automatizzati, come condurre gli ascensori o avvertire gli automobilisti di lavori lungo le strade.

In uno dei più gravi incidenti nucleari del Giappone, due lavoratori rimasero uccisi nel settembre 1999 quando tecnici dell’impianto nucleare di Tokaimura, diedero l’avvio ad una reazione a catena nucleare incontrollata usando benne per mescolare combustibile nucleare in un laboratorio.

Il Giappone è leader mondiale in fatto di robot, e li utilizza per automatizzare i più complicati processi di manifattura e per perlustrare le macerie alla ricerca di vittime nei terremoti.

I robot sono stati usati anche in due disastri nucleari, quelli di Three Mile Island e Chernobyl, e saranno quasi certamente usati a Fukushima nelle aree altamente radioattive.

Kim Seungho, un tecnico nucleare che ha fatto funzionare robot per le centrali atomiche in Corea del Sud, dice: “bisogna progettare robot di emergenza per gli impianti quando essi vengono costruiti, in modo da poterli fare muovere lungo corridoi e gradini e di fargli chiudere valvole”.

La centrale Fukushima è stata costruita negli anni 70, ben prima che i robot fossero in grado di lavorare con compiti sofisticati.

I robot sono presenti in molti impianti nucleari per situazioni strutturate come il monitoraggio di tubature o per la semplice manutenzione.

Kim, vice direttore della tecnologia nucleare per l’Istituto Coreano di Ricerca sull’Energia Atomica, ha detto che le limitazioni di budget, ma anche semplici rifiuti, hanno tenuto lontani da molti impianti i robot sia nel suo paese che nel mondo: “Gli operatori delle centrali nucleari non amano pensare a situazioni serie che vanno oltre il controllo umano”.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE72G0LN20110317?sp=true

Transessualismo: un tema scomodo per chi ne parla, un dramma sociale per chi lo vive / TESTIMONIANZA – Mirella per sempre

Transessualismo: un tema scomodo per chi ne parla, un dramma sociale per chi lo vive

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COREA – Un momento gioioso della festa di matrimonio con parenti ed amici, quello fra un transessuale 32enne, Harisu, e il rapper 27enne Micky Chung i familiari entusiasti hanno festeggiato con i due sposi fino a notte inoltrata – fonte

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di Alice Carnevale

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“Io non ho cambiato sesso, ho adeguato il corpo alla mia identità psicologica”. Parole di Leila Daianis, presidente dell’associazione Libellula ArciTrans, ospite insieme a Porpora Marcasciano di un’iniziativa partita dal collettivo LGBTIQ dell’Università La Sapienza.

Un incontro informale ma davvero ricco di contenuto, quello di ieri sera, denso di  verità, quindi di realtà scomode, in cui le parole dette hanno assunto un peso in più rispetto a quello abituale, perchè pronunciate da persone che hanno vissuto l’esperienza di cui parlano sulla propria pelle e ne hanno fatto una battaglia sociale.

Si parla di transessualismo, della storia del movimento trans, dei disagi sociali,  della patologizzazione di questa condizione e dell’obiettivo di depatologizzarla.

Transessualismo: ecco un esempio di termine scomodo da pronunciare, almeno quando lo si vuole inserire in un contesto serio e non di denigrazione. E’ quasi sempre associato alla prostituzione, allo scandalo, a persone forzatamente appariscenti, a qualcosa di “strano” e di “anormale”.

E mentre magari, quando in televisione si vedono  transessuali parlare della loro esperienza, ci si tranquillizza di non dover patire lo stesso dolore, o di non essere vittima di quei pregiudizi (perché, questo almeno lo si capisce, non è il trans che sceglie di essere tale), altre persone, da qualsiasi punto di vista membri della nostra società, vivono da soli un  profondo dramma interiore.

Porpora Marcasciano, presidente del M.I.T. (Movimento Identità Transessuale), affronta la questione: in quale misura il disagio che un trans prova dipende da un problema di identità di genere (e quindi interno) e in quale altra dal contesto della società? Certo, sentirsi uomo (o donna) e quindi estranei nel proprio corpo di donna (o uomo) non è una questione superflua. Ma se ci si rendesse conto di ciò, si decidesse di intraprendere un processo per arrivare al cambiamento di sesso, il problema vero dei transessuali, quello che sembra essere una maledizione per la vita, non esisterebbe. Ciò che impedisce una vita “normale” è la questione lavoro, la questione casa, l’accettazione degli altri.

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Quella del transessualismo è una condizione che è stata ignorata per quasi 2000 anni. Fino agli inizi del ‘900 i transessuali erano praticamente invisibili.  Ovvio: chi si prendeva la responsabilità di sollevare il “problema” della loro esistenza? Chi eterosessuale si interessava di questa realtà e chi transessuale aveva il coraggio di parlarne? Poi, in particolare negli anni ’60/’70, iniziò a prendere vita un movimento di trans, in lotta per un processo di liberazione che seguiva anni di negazione e di vuoto storico.

Che l’uomo sia di natura altruista e intelligente al punto da saper accettare la diversità: beh, su questo i dubbi sono più che fondati. Ma che una volta organizzato in società, egli si debba preoccupare di tutelare tutti i suoi membri, di riconoscere le differenze e di adeguargli dei trattamenti senza emarginarle o chiudendo gli occhi, su questo non ci può essere alcun minimo dubbio.

La società è ciò che forma l’uomo inevitabilmente, ciò che gli condiziona la vita più di ogni cosa; ma è anche ciò che educa, ciò che immette convinzioni e punti di riferimento nella mente. Per cui se dal passato più remoto i trans sono stati subito etichettati come “pervertiti” e poi considerati veri e propri matti, non ci si può stupire che  ancora oggi la società non sia ancora pronta ad accettare e affrontare  la loro situazione  e a non  cedere subito allo stereotipo di transessuale equivalente a prostituta (senza sapere che  circa il 30% dei trans si prostituisce).

“C’è castrazione mentale e ipocrisia”, dice ancora Leila, “una sorta di repressione globale”.

E oggi che il corpo è fonte di profitto, che l’immagine fa buona parte della persona, come si può vivere da transessuali?

La vita è per i trans un percorso, un percorso lungo il quale raggiungere la propria identità, dunque se stessi. Ma ora ditemi, qual è altro fine se non la conoscenza di sè e la completa dispiegazione della propria identità di qualsiasi altra, singola vita?

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11 marzo 2011

fonte:  http://lalocandadicilindro.wordpress.com/

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Mirella per sempre

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Sentirsi donna intrappolata in un corpo da uomo. Fare di tutto per diventarlo davvero, a costo di cure rischiose ed emarginazione sociale. E’ l’incredibile, dolorosa, coraggiosa storia di un cambiamento. Non solo di sesso

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Transessuale: un uomo che diventa donna. Tutto qua? No, non avete capito. La realtà è molto più complicata. Il viaggio attraverso un mondo così complesso lo compiamo con Mirella Izzo, 47 anni, genovese.
”Mirella. Il vero nome?”

”No, quello vero, ancora declinato al maschile, non lo rivelo. Fa parte di un passato che non mi appartiene.”
”Dunque si è operata?”

”Questo glielo spiego dopo. E’ meglio se prima le racconto qualcos’altro.”

“Ha capito che qualcosa non andava fin da bambino?”

Si, ma non capivo cosa.  Ero magrolino, molto sensibile e chiacchierone. Non avevo forza fisica, il mio maestro scrisse che ero troppo sensibile e che ne avrei pagato il prezzo in età adulta. La competitività mi spaventava e odiavo i giochi aggressivi. Ma ce la mettevo tutta per giocare coi coetanei, anche alla guerra. Solo che io le battaglie invece di combatterle, le organizzavo strategicamente.
Si era già innamorato?

Sì, della bambina più bella. Non mi ha mai guardato. Era delicata e perfetta, io brutto e sgraziato.
Quando ha cominciato a sentirsi a disagio?

A 16 anni, ho scoperto per caso su un giornalino porno l’esistenza delle transessuali. Fu un colpo di fulmine. Collezionavo tutto quello che le riguardava, mi fingevo un cliente, ma il mio scopo era più conoscerle che avere rapporti per capire se ero come loro.
Non ha mai pensato di essere omosessuale?

No perché i maschi non mi attraevano. E poi i miei rapporti con le donne non andavano male. Prima di far nascere Mirella ho avuto circa 40 storie, con ragazze. Mi adeguavo alle convenzioni e mi sono inventata il mio modo di essere maschio, ma tutte mi dicevano che ero troppo femminile e mi lasciavano. Poi nell’85, a 26 anni, mi sono sposato.
Un matrimonio felice?

I rapporti con mia moglie sono precipitati subito. Io ero innamorato di lei, ma preferivo i baci e le carezze alla penetrazione. A un certo punto ho cominciato a mettermi i suoi vestiti e le sue scarpe. Mi travestivo e cercavo di coinvolgerla. Lei non ne voleva sapere e mi guardava come se fossi un pazzo. Nell’88 ci siamo separati.
E lei ha cominciato a travestirsi?

Non ancora. Ho vissuto anni inquieti. Pensavo di essere schizofrenico, andavo nei cinema a luci rossi a cercare incontri maschili, ma avevo anche la fidanzata. Mi dava fastidio se un uomo mi toccava davanti, volevo solo incontri passivi.


Come si è poi evoluto questo sdoppiamento?

L¹esplosione è avvenuta quando, casualmente, un giorno, mi sono rasato il pube. Vedere la pelle bianca, liscia è stata una rivelazione. Non mi sono fermata e ho depilato tutto il corpo. Ecco cosa avevo rimosso da sempre: l’essere una donna! E¹ nata Mirella.

Si è rivolta ad un medico?

A un’endocrinologo, al centro pubblico DISEM di Genova, dove seguivano casi come il mio. Non capivo più niente, mi innamoravo delle donne, ma volevo anche essere una donna: Non capivo più  niente, mi innamoravo delle donne ma volevo anche essere una donna. Ero spaventata. Era raro leggere o sapere che anche noi transgender possiamo essere omosessuali. Grazie a una psicologa fantastica, ho ricomposto i pezzi della mia vita e, nelle sedute, sono anche riemersi episodi di travestitismo infantile che avevo completamente rimosso.
E cominciata la trasformazione?

A 39 anni ho cominciato a prendere ormoni. Cure rischiose, mai fare da sole. Assumi estrogeni, ormoni femminili associati a antiandrogeni. Risultato: la libido precipita a zero.
E’ inevitabile?

Sì, fino a che non trovi il “tuo” dosaggio. In ogni caso la libido tipica maschile non la avrai più.  infatti le trans che lavorano in strada non utilizzano più ormoni, ma solo chirurgia plastica e laser per eliminare i peli. Non possono permettersi il crollo della libido, perché l’80 per cento dei clienti chiede prestazioni attive.
Come è cambiato il suo corpo?

Ha risposto subito. Sembrava non aspettasse altro. Dopo 15 giorni di estrogeni già cominciava a vedersi il seno.
Che effetto le faceva?

Stupendo: un corpo che mi corrispondeva!
E la gente, come ha reagito?

Con la mia famiglia c’è stato un lungo percorso. Per due anni ho “perso” padre e sorella. Poi improvvisamente, accettando di vedermi, hanno cambiato atteggiamento e ho ottimi rapporti con tutti. Gli amici di prima,  li ho persi tutti.
Sul lavoro?

Lavoravo da quasi vent’anni in un ufficio postale, i colleghi, che mi conoscevano da anni, mi sono stati vicini. nessuno mi ha emarginato. I problemi sono arrivati poi, quando ho dovuto cambiare  ufficio, ma di questo parleremo dopo.
E il rapporto con gli uomini?

Il periodo peggiore è stato nella fase della trasformazione, durata  quasi un anno: i maschi, tutti, si sentivano autorizzati a farmi pesanti avances. Trans per loro si identificava con prostituzione.
E’ ricorsa alla chirurgia plastica?

Non ne ho avuto bisogno, il mio corpo si è arrotondato naturalmente e ho un seno che tante donne mi invidiano.
E l’amore?

Non sempre per una persona trans è facile capire il proprio orientamento sessuale. Corri due rischi: uno è  farti condizionare e pensare che in quanto donna devi desiderare un uomo; l’altro è confondere ciò cui miri essere, una donna, con ciò che suscita in te desiderio. Ero confusa. Ho avuto un paio di storie con degli uomini, ma non mi piaceva, Poi ho incontrato un transessuale (da donna uomo) e per due anni abbiamo avuto un rapporto bellissimo. Ma le donne continuavo a piacermi.
Un momento, si fermi, non sto capendo più niente.

Mi innamoravo delle donne, come prima della transizione, ma finalmente con loro potevo immaginare un rapporto che non soggiacesse alle logiche maschili. In realtà nella mia testa non era cambiato nulla. Detesto la penetrazione. Credo di essere lesbica. O Forse bisex. Con gli uomini può essere piacevole il sesso ma non mi innamoro. Delle donne si, e tanto.


Ma si è operata alla fine?

No. Volevo farlo, ma per un certo periodo ho rimandato. L¹intervento è terribile, dai 400 ai 500 punti, tutti lì. Adesso sono gravemente malata. Ho il 90 per cento di invalidità e alcune patologie non mi sono ancora state riconosciute. Da quando ho cambiato posto di lavoro sono stata vittima di un mobbing feroce,  un calvario durato tre anni causa di tutte le malattie che mi sono venute.La repressione della rabbia mi ha provocato continuamente picchi di pressione e nel 2003 ho scoperto un aneurisma all’aorta superiore.

Niente intervento…

Non posso più, per problemi di salute. Mi sento incompleta, ma la femminilità sta nel cervello.
L’ultima sua compagna?

Una donna, siamo state assieme quattro anni e io l’amo ancora, ma lei non se l’è sentita di dire in famiglia che ama una trans. Ci siamo lasciate da poco. Molte trans, e ancora di più le etero, quelle a cui piacciono gli uomini, trovano facilmente partner sessuali, ma molto difficilmente un compagno. L’uomo che si mette con noi, subisce le stesse nostre discriminazioni: rifiuto dalla famiglia, presa in giro. Terribile.
Le sue compagne accettano il suo corpo?

Io sono donna, quasi a tutti gli effetti. Il mio pene è atrofizzato, non ho eiaculazioni, né produzione di sperma. E’ come se avessi un clitoride grande, infatti le stimolazioni che preferisco non sono quelle della masturbazione maschile, ma toccamenti concentrici, quelli usati per la clitoride.
Come arriva l’orgasmo?

Il sesso sta nel cervello. Non avendo più eiaculazione anche io ora posso simulare gli orgasmi! Ma non ho bisogno di farlo. Può sembrare strano ma senza eiaculazione e imparando a “rimappare” i genitali riesco ad avere anche due, tre orgasmi, bellissimi.
Mai più una penetrazione?

Qualche piccolissimo regalo, un puro sacrificio per me, alla mia ex compagna. Del resto anche fra lesbiche si usano falli artificiali.  Ma questi sono i giochi speciali dell’amore, non la quotidianità.
Rimpianti?

Ho bruciato gli anni migliori vivendo in un corpo che non era il mio perché non riuscivo ad accettare che, piacendomi le donne, potessi avere il diritto di essere donna anche io.  Per questo adesso sono impegnata con l’associazione Crisalide (http://www.crisalide-azionetrans.it). Non  voglio che altri passino quello che ho passato io.
Gli uomini la corteggiano?

Prima di ammalarmi sì, e questo rafforzava la mia femminilità. E’ stato buffo scoprire quanto possano essere galanti, in ascensore mi cedono il passo, se ho tre borse della spesa c¹è sempre qualcuno che mi aiuta, ma ciò non toglie che il 99% delle discriminazioni e del mobbing che ho subito fosse da parte di uomini. Non ti perdonano di aver rinunciato al “dono/privilegio” della virilità.
E con le donne?

Con la maggior parte ho ottimi rapporti: sanno leggere cosa sei dentro e non a caso fu l’unica dirigente donna dell’ufficio a togliermi dalle grinfie di chi mi teneva sotto mobbing. Peccato sia arrivata tardi. Ma le donne che hanno introiettato gli stilemi maschili, quelle che per fare carriera sono diventate più maschiliste degli uomini, sanno essere davvero crudeli.
Come si definisce oggi?

Transfemminista e translesbica. Donna, ma consapevole di avere un mio personale specifico, non ho le mestruazioni e non posso avere figli. E non ho avuto l’educazione riservata alle bambine. Certe cose, insegnate alle donne fin dall’infanzia, come la paura della violenza sessuale o un certo pudore, non mi appartengono. Ma per anni ho militato nel controspionaggio, nelle file nemiche, “uomo” in mezzo agli uomini. E so cose che chi nasce donna non può neppure immaginare…

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fonte:  http://www.crisalide-azionetrans.it/Gioia_intervista_izzo.html

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Translesbismo: Istruzioni per l’uso – il primo libro italiano dedicato alla realtà delle transgender Lesbiche. Di Mirella Izzo

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Novità per l’Italia, “Translesbismo…” è il primo libro che racconta la realtà delle transgender lesbiche e femministe. Un testo volto a far confrontare, per la prima volta, lesbiche e translesbiche. Negli ultimi anni le translesbiche sono passate dal ruolo di reiette a fonte di riflessione e ispirazione per il movimento internazionale lesbico e femminista. Tacere, di questa realtà, relegherebbe l’Italia nella provincia del mondo. Il confronto, infatti, è aperto da anni in Europa ed USA e molti testi sono stati pubblicati sul translesbismo e sull’apporto transfemminista al movimento femminista.C’è bisogno di informazione.”Translesbismo” parte dai bisogni elementari. Un testo teorico ma con fini di utilità pratica per lo sviluppo della reciproca conoscenza. Perché è un fatto che trans e lesbiche entrino sempre più spesso in contatto e conoscersi meglio significa disfarsi dei pregiudizi e allargare il senso di una identità.
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Altre informazioni sul libro

Mirella Izzo (Genova, 23 aprile 1959) è una attivista italiana. Nella sua vita è diventata un personaggio di riferimento per il panorama transessuale italiano, lavorando lungamente per i diritti civili e umani delle persone transessuali, anche a livello politico. E’ fondatrice di Crisalide AzioneTrans ONLUS, una delle più importanti associazioni italiane su questo tema, di cui è stata presidente dal 1999 a maggio 2006. Nel febbraio 2008 ha dato vita insieme ad altre persone ad AzioneTrans e ne ha assunto la presidenza (Crisalide AzioneTrans assume un ruolo locale per la regione liguria di AzioneTrans). È lei stessa una donna transessuale e si autodefinisce pansessuale e lesbica[1]. Fra le altre attività, ha curato la rubrica “La Posta di Mirella” su Gender Channel di Gay.TV, negli anni 2006 e 2007.

Titolo Translesbismo: Istruzioni per l’uso – il primo libro italiano dedicato alla realtà delle transgender Lesbiche
Autore Mirella Izzo
Editore Lulu.com, 2009
ISBN 1409211789, 9781409211785
Lunghezza 151 pagine

fonte:http://books.google.it/books?id=R9oJ8Y1Oz2sC&dq=transgender+in+italiano&cd=1

Napolitano, il federalismo rafforzi l’unità. La Lega diserta la cerimonia

La Lega diserta la cerimonia

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/03/errore_all2527anagrafe2528misfatto2529_rgb.jpg?w=300

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Napolitano, il federalismo rafforzi l’unità

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Solo cinque leghisti partecipano, nell’Aula di Montecitorio, alla solenne cerimonia per i 150 anni dell’unita’ d’Italia alla presenza del Capo dello Stato.Berlusconi contestato al Gianicolo.Bossi, peggio per lui

Le frecce tricolori a RomaLe frecce tricolori a Roma

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Roma, 17-03-2011

“Orgoglio e fiducia” per la “straordinaria impresa storica” che e’ stata l’unificazione italiana. Lo ha detto Giorgio Napolitano nel suo discorso alla Camera.

“La memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realta’ mondiale”, ha aggiunto Napolitano.

Tali memorie, ha affermato “possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c’e’ piu’ bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell’unita’ nazionale. E’ in questo spirito che abbiamo concepito le celebrazioni del Centocinquantenario”.

Con il federalismo deve essere rafforzata l’unità

“Oggi dell’unificazione celebriamo l’anniversario vedendo l’attenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali un’evoluzione in senso federalistico – e non solo nel campo finanziario – potra’ garantire maggiore autonomia e responsabilita’ alle istituzioni regionali e locali, rinnovando e rafforzando le basi dell’unita’ nazionale. E’ tale rafforzamento, non il suo contrario, l’autentico fine da perseguire”.

Costituzione base del nostro vivere comune

“Non ha nulla di riduttivo legare patriottismo e Costituzione. Una Carta che rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo, insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi, un corpo di principi e valori in cui tutti possono riconoscersi”.

“Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perche’ disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse morali e umane. Ma ci riusciremo ad una condizione: che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilita”‘.

Schifani, il paese si riconosce in Napolitano

A 150 anni dall’Unita’ d’Italia, il Paese si riconosce nelle parole e nell’esempio del primo cittadino, garante dei valori e dei rapporti costituzionali, rappresentante della Nazione, dei suoi principi, delle sue prospettive di crescita e sviluppo”. Con questo omaggio a
Giorgio Napolitano e’ cominciato il discordo del presidente del Senato, Renato Schifani, alla commemorazione solenne del centocinquantesimo anniversario dell’Unita’ d’Italia.
“Signor presidente – aggiunge Schifani – l’intera Nazione e i suoi cittadini hanno oggi un’unica voce nel suo messaggio al Parlamento, alle istituzione repubblicane, al popolo italiano”.

“L’ammodernamento delle strutture, delle amministrazioni, della gestione della cosa pubblica e’ urgente, non piu’ rinviabile”. A sottolinearlo e’ stato il presidente del Senato renato Schifani, nel suo intervento alla Camera per le celebrazioni dell’Unita’ d’Italia “Sara’ efficace se verra’ realizzato non contro una parte del Paese, ma al fine di rendere ogni realta’ territoriale protagonista del rilancio e del riscatto dell’intero sistema Italia”, ha ammonito Schifani.

Fini, festeggiare un dovere civile

“Vivere e celebrare il 17 marzo oggi come festa nazionale e’ un dovere civile per tutti gli italiani: dalla vetta d’Italia a Lampedusa”, ha detto intervenendo in aula il presidente della Camera, Gianfranco Fini. “Oggi bisogna far prevalere le ragioni del nostro essere italiani e del nostro stare insieme sullo strisciante egoismo, geografico o sociale”. Con queste parole il presidente della Camera Gianfranco Fini conclude il suo discorso alla cerimonia per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia

Solo 5 i leghisti presenti e non applaudono

Sono solo cinque i leghisti a partecipare, nell’Aula di Montecitorio, alla solenne cerimonia per i 150 anni dell’unita’ d’Italia alla presenza del Capo dello Stato. Nell’Emiciclo la Lega e’ rappresentata dal suo leader Umberto Bossi, dai ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli e dal sottosegretario Sonia Viale.

Bossi, Maroni e il sottosegretario Viale, non partecipano agli applausi, durante il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma alla fine del discorso del presidente Bossi si alza e applaude.
Basta folklore
“A volte c’è un po’ di folklore in alcune esternazioni degli esponenti del Carroccio”, ma sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia “non sono accettabili atti di scorrettezza e di ostilità”. Dalle pagine di Repubblica il ministro della Difesa Ignazio La Russa avverte la Lega Nord: sono “campate in aria” alcune dichiarazioni di esponenti leghisti, come quelle di Borghezio e Speroni, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia.

Per il coordinatore del Pdl “sarebbe un errore” se la Lega inseguisse “posizioni estremiste solo per non perdere i voti di una parte minoritaria del partito”.
“Dobbiamo avere la pazienza di aspettare che termini un percorso – dice La Russa della Lega Nord – Dalla richiesta di secessione a un federalismo solidale”.

Nel pomeriggio la replica di Bossi che, parlando con i giornalisti a Montecitorio, riferendosi alle contestazioni di cui è stato fatto oggetto Berlusconi durante le celebrazioni dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia questa mattina, ha detto: “Peggio per lui”.

Pro memoria
Il ministro definisce poi “strumentali” le polemiche della sinistra e si chiede “dov’erano Bersani e D’Alema” quando sono state ricordate le foibe. “I suoi esponenti – aggiunge La Russa – per mettere in difficolta’ Berlusconi hanno detto ‘noi siamo quelli dell’inno nazionale’ anche se dovrebbero impararne le parole”. “La scelta da parte della Lega del Nabucco – conclude – è la prova che il Carroccio è una tessera del mosaico più bello del mondo, l’Italia”.

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Notizie collegate

Le reazioni al discorso del Presidente della Repubblica

Napolitano è una garanzia

Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, ha apprezzato il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Soddisfatto anche il cardinale Bagnasco

I 150 anni dell’Italia unita

Napolitano apre la festa, la Lega prosegue l’ostruzionismo

Al via da stasera i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia. I leghisti boicottano tutte le celebrazioni. Bersani: se non partecipano la maggioranza e’ finita. Il sindaco dell’Aquila Cialente in segno di protesta non sara’ alla cerimonia a Montecitorio: ‘c’e’ un pezzo di paese dimenticato’. Benedetto XVI: la chiesa ha rafforzato l’identita’ della nazione.

150 unità d’Italia

La Lega contestata a Milano costretta a sloggiare

La Lega nord vittima di una contestazione nelle strade della ‘sua’ Milano. A tal punto che i leghisti riuniti simbolicamente “a lavorare” in piazza della Scala sono stati costretti a sloggiare: il loro banchetto e’ stato rimosso dalle forze dell’ordine per motivi di ordine pubblico.

Bersani: allora la maggioranza è finita

La Lega diserta ancora l’Inno di Mameli, è polemica

Dopo l’abbandono, ieri, dell’aula da parte dei consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, quando è stato intonato l’Inno di Mameli, oggi – quando la seduta solenne dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia si è aperta con l’esecuzione dell’Inno di Mameli – rappresentanti della Lega Nord sono entrati in Aula dopo l’esecuzione dell’Inno. Speroni: “L’unità d’Italia non è un evento da festeggiare”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151041


“L’Europa in fuga dal nucleare”

“L’Europa in fuga dal nucleare”

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17 marzo 2011 – Fukushima ha aperto un dibattito che potrebbe concludere l’era dell’atomo nel Vecchio Continente

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Il dibattito sul nucleare seguito allo tsnunami giapponese sta coinvolgendo tutta Europa. Non solo la Germania, ma anche altri Paesi europei stanno ripensando la loro politica energetica alla luce di quanto successo a Fukushima, uno scenario simile a quanto capitato negli anni ’80 dopo la tragedia di Chernobyl. Al di là delle speculazioni politiche del momento però il futuro dell’atomica sul continente europeo rimane incerto, dato che finora nel mondo occidentale solo il presidente Obama ha rimarcato la necessità di investire ancora in questa fonte di energia

L’ECONOMIST CHIEDE DI RIFLETTERE L’editoriale del prossimo numero del settimanale inglese The Economist chiede di affrontare con serenità il post Fukushima.

“La tragedia immediata coinvolge solo il Giappone, ma tutti i calcoli sui costi dello tsunami cambieranno se si aggraverà la situazione della centrale atomica. Sembra che le autorità nipponiche abbiano minimizzato i rischi effettivi di quanto stava succedendo a Fukushima, un comportamento in linea con la passata gestione dell’energia nucleare nel Sol Levante. Anche se i danni saranno contenuti, l’impatto sul futuro di questa fonte energetica sarà enorme”.

La Cina ha già annunciato uno stop alla costruzione delle 27 centrali che aveva programmato, più delle metà del numero complessivo di impianti nucleari previsti per il prossimo futuro. Altri Paesi europei si stanno comportando allo stesso modo. E sta avvenendo il paradosso che le democrazie, gli unici sistemi che hanno la trasparenza e l’accountability necessaria per gestire una simile fonte di energia, stanno abbandonando il nucleare. Un errore secondo il settimanale inglese, che

Il nucleare è una fonte affidabile di energia, con un buon livello di sicurezza e senza la produzione di emissioni carboniche. In termini di vite perdute ha inoltre dimostrato di non essere peggiore delle altre fonti energetiche. In Cina sono morti più di 3 mila persone per le esalazioni delle miniere e delle centrali a carbone, più o meno come le vittime di Chernobyl. Avere il nucleare per i Paesi ricchi rimane un’idea ragionevole, ma di fronte alla paura delle sinistri torri di fumo la via di maggior buon senso non è facile da mantenere. “

GERMANIA IN FUGA Il più importante Paese europeo non sta certo seguendo le indicazioni dell’Economist. La Germania di Angela Merkel sta scappando dal nucleare, anche per un evidente calcolo politico. Tra pochi giorni si voterà in Baden-Württemberg e l’opposizione rosso-verde ha come cavallo di battaglia il contrasto alla scelta nuclearista del governo Merkel . Il presidente del Bundesland meridionale era anche un noto sostenitore dell’atomo, ma Fukushima ha cambiato tutto, e i gialloneri tornati al potere per riaccendere le centrali atomiche spente dai socialdemocratici e dai verdi ci hanno ripensato.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è impegnata ad accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, nel corso di un dibattito parlamentare sulla crisi nucleare in Giappone. Subito dopo il disastro della centrale di Fukushima – gravemente danneggiata dal sisma di venerdì scorso – il Cancelliere aveva deciso la chiusura immediata per almeno tre mesi dei sette reattori nucleari più vecchi, così come un riesame delle correnti misure di sicurezza in vigore negli impianti tedeschi.Infine, Merkel ha sottolineato la necessità di risolvere rapidamente il problema legato allo smaltimento delle scorie nucleari: “Non possiamo sempre rimandare a domani e trasferire la responsabilità sulle generazioni future”. Il cancelliere – che l’anno scorso aveva abrogato la legge che prevedeva la chiusura delle centrali entro il 2020 – ha parlato di “uscita graduale dal nucleare” ma ha sottolineato che in quanto Paese industriale la Germania “non può ignorare” questa forma di energia, né può permettersi la chiusura totale degli impianti per poi dover acquistare energia all’estero.

I VICINI SEGUONO Anche nei Paesi confinanti con la Germania i toni sono molto simili. In Svizzera, una delle Nazioni con il minor tasso di emissioni carboniche al mondo grazie al combinato dell’energia idroelettrica e di quella atomica, le forze di sinistra chiedono lo stop, e il consiglio federale ci sta pensando. Il ministro per l’Energia, la cattolica Doris Leuthard, ha deciso di sospendere le procedure in corso che riguardano le domande di autorizzazione generale per le nuove centrali nucleari . Leuthard ha inoltre incaricato l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (Ifsn) di procedere a un riesame della sicurezza degli impianti esistenti e di analizzare le «cause esatte dell’incidente avvenuto in Giappone e di definire eventualmente nuovi o più severi standard di sicurezza, in particolare in materia di protezione contro terremoti e sistemi di raffreddamento». «La sicurezza – ha sottolineato il ministro – è una priorità assoluta». Anche nel Paese più atomico d’Europa, la Francia, Fukushima sta avendo effetti. opo la catastrofe radioattiva in Giappone i gruppi ecologisti hanno chiesto un referendum per abbandonare l’atomo. Richiesta già respinta dal governo che però non sminuisce gli allarmismi, anzi sembra quasi alimentarli visto che è stato proprio il ministro del Bilancio e portavoce dell’esecutivo, Francois Baroin, ad affermare che nella “peggiore delle ipotesi” l’incidente a Fukushima potrebbe risultare anche più grave di quello di Cernobyl. Eppure Parigi avrebbe tutto l’interesse a veder calare la tensioni, dato che i suoi colossi industriali del settore – Areva e Edf – si ritrovano stretti in una minacciosa morsa che vede in patria richieste per chiudere le vecchie centrali atomiche, che spesso risalgono proprio al periodo di quella devastata in Giappone, e all’estero rischi di verder sfumare o ridiscutere radicalmente i numero contratti per la costruzione di impianti. Nelle presidenziali del 2007 la candidata socialista Royal aveva messo nel suo programma la riduzione della dipendenza dall’atomo, ed ora i Verdi chiedono al Ps un passo in più per stringere un’alleanza per il 2012. Un dibattito che si sta aprendo in casa socialista, perchè di Fukushima si parlerà ancora molto, nelle prossime campagne elettorali.

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fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/118074/leuropa-in-fuga-dal-nucleare/

LIBIA – Balbetta l’Onu, Gheddafi alle porte di Bengasi / VIDEO: Libyan Freedom Fighters Win Battle of Misurata, Libya (March 16, 2011)

Libyan Freedom Fighters Win Battle of Misurata, Libya (March 16, 2011)

Da: | Creato il: 16/mar/2011

The brave people of Misurata, Libya have achieved another victory today against War Criminal Gaddafi’s forces.

Libia, decine di morti in Cirenaica

Balbetta l’Onu, Gheddafi alle porte di Bengasi

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I sostenitori di una no-fly zone sulla Libia vogliono arrivare oggi al voto e all’approvazione della risoluzione Onu che impedisca a Gheddafi i raid aerei. Il colonnello intanto accelera nella riconquista delle città cadute nelle mani dei ribelli

Un militare fedele a GheddafiUn militare fedele a Gheddafi

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New York, 17-03-2011

I sostenitori di una no-fly zone sulla Libia vogliono arrivare oggi al voto e all’approvazione della risoluzione presentata e discussa ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che impedirebbe a Muammar Gheddafi di condurre raid aerei contro i cittadini libici. Il colonnello intanto accelera nella riconquista delle città cadute nelle mani dei ribelli: oggi tocca a Misurata, dice in tv. E a Le Figaro chiarisce: “Con i ribelli non tratto”.

La televisione al Arabiya ha detto che ci sono almeno 30 morti in un ospedale della città della Cirenaica Ajdabiya e la tv di stato libica ha annunciato che le forze fedeli a Gheddafi sono alle porte di Bengasi.

All’Onu tutto fermo
Mentre Regno Unito e Francia vogliono l’imposizione del controllo aereo, la Russia avrebbe invece dubbi sull’uso della forza contro Gheddafi e altri Paesi, come India e Germania, si sarebbero mostrati titubanti di fronte al piano di embargo presentato dal Libano, unico membro arabo al Consiglio, e appoggiato dalla Lega araba.

Washington prudente ma decisa
Nelle rivelazioni coperte da anonimato di un diplomatico dopo la riunione di otto ore, ieri notte, al palazzo di vetro, l’impotenza e le divisioni della comunità internazionale sulle modalità per fermare Gheddafi. Gli Stati Uniti avrebbero sottolineato come una no-fly zone possa essere pericolosa per i cittadini. Versione confermata dall’ambasciatore Usa all’Onu Susan Rice al termine della riunione: “Siamo interessati a una vasta gamma di azioni per proteggere i civili e aumentare la pressione sul regime di Gheddafi per fermare l’uccisione e per garantire al popolo libico di esprimersi nelle loro aspirazioni in modo libero e pacifico”. Tra le misure al vaglio anche “una no-fly zone – ha detto Rice – ma l’opinione degli Stati Uniti è che … una no-fly zone ha dei limiti insiti in termini di protezione dei civili in caso di pericolo immediato”.

Fermare Gheddafi prima che arrivi a Bengasi
Per questo gli Usa avrebbero proposto un emendamento, ottenuto dall’Associated Press, che autorizzerebbe gli Stati “a proteggere la popolazione civile e obiettivi civili dal regime di Gheddafi, arrestando gli attacchi via aria, via terra e le forze di mare sotto il controllo del regime di Gheddafi”. Washington sarebbe infatti molto preoccupata dell’avanzata delle truppe di Gheddafi verso Bengasi e l’emendamento sarebbe il risultato della convinzione che la no-fly zone non sia sufficiente per proteggere i civili.

Gheddafi avanza
Gheddafi, dopo aver detto al francese Le Figaro che non ci potrà essere alcun dialogo con i ribelli, all’emittente libanese Lbc assicura che il popolo è con lui e che per prendere Bengasi non servirà una battaglia: “Tutti i luoghi in cui (i ribelli) si nascondono, sono in via di bonifica grazie all’aiuto del popolo, sono loro a dire dove si nascondono”, ha detto il rais.

Ci riprendiamo Misurata
Una stretta finale preannunciata ieri da una guerra di comunicati fra il regime e gli insorti rintanati in Cirenaica: il figlio di Muammar Gheddafi Seif al-Islam aveva detto a Euronews che “le operazioni militari sono terminate, tutto sara’ finito in 48 ore, le nostre forze sono vicine a Bengasi”. “Solo propaganda” aveva replicato il Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il “governo” dell’insurrezione, secondo cui “a Bengasi la situazione è tranquilla come ieri”. Poi in serata lo stesso Gheddafi ha affermato alla tv libica che le forze a lui fedeli scateneranno oggi una “battaglia decisiva” per prendere il controllo di Misurata, terza citta’ del Paese 150 km a est di Tripoli, ancora in mano agli insorti.
In giornata i bombardamenti sui quartieri di Bengasi più vicini all’aeroporto.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151042