Archivio | marzo 18, 2011

150° anniversario dell’Unità d’Italia. La memoria tradita del Risorgimento

150° anniversario dell’Unità d’Italia

La memoria tradita del Risorgimento

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di Paolo Flores d’Arcais, il Fatto quotidiano, 16 marzo 2011

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“L’Italia è solo un’espressione geografica” sosteneva il conte Klemens Wenzel Nepomuk Lothar von Metternich-Winneburg-Beilstein (dal 1813 anche principe). “L’Italia è fatta, bisogna ora fare gli italiani”, dichiarò il patriota e scrittore Massimo Taparelli marchese d’Azeglio, quando decenni di sovversione rivoluzionaria mazziniana e garibaldina, e di abilità diplomatica cavouriana, umiliarono il cinismo del cancelliere dell’impero austro-ungarico. Che viene riportato agli onori della riabilitazione, paradossalmente e vergognosamente, proprio durante le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: non da qualche grande storico in vena di rivisitazioni geopolitiche ma dall’ignorante berciare del padre di un “trota” e di schiamazzanti patrioti dell’evasione fiscale.

Spettacolo avvilente, reso possibile però anche da uno sfondo storico-antropologico: la “Nazione”, la “Patria”, gli italiani l’hanno sempre sentita assai poco. Perché non è mai divenuta identità comune, e anzi è stata spesso immiserita nella retorica propagandistica di governi e regimi, infangata per spedire milioni di giovani come carne da cannone in due “inutili stragi”.

L’identità di un Paese nasce dalla memoria condivisa. E una memoria condivisa è sempre e soltanto una memoria scelta. Non può essere mai costituita da “tutto il passato”, che è ovviamente contraddittorio, impregnato di lacerazioni e conflitti, frutto di valori antagonistici fino alla guerra civile. “Notre héritage n’est précédé d’aucun testament”, ha scritto uno dei più grandi poeti del novecento, René Char, esprimendo la verità dell’identità storica nella sua forma più essenziale e irrecusabile. Di che cosa essere eredi lo si sceglie, discriminando nel contraddittorio e incompatibile intreccio di eventi che ci hanno preceduti quelli che hanno per noi valore simbolico perché fondativo.

L’Italia democratica può diventare “Nazione” o “Patria” solo se sceglie di essere davvero erede di entrambi i due unici eventi fondativi del suo passato. Il Risorgimento, e quel secondo Risorgimento (come tale vissuto da tanti che vi sacrificarono la vita) che fu la Resistenza antifascista. Fino a quando queste due rotture storiche, e i valori che ne sono all’origine, non saranno interiorizzati come la propria comune eredità dai cittadini della penisola, fino a quando ogni nuova generazione, in famiglia, nella scuola, attraverso il tubo catodico, non crescerà sentendosi figlia del Risorgimento e della Resistenza, non ci saranno italiani e non ci sarà Italia, e il conte Klemens von Metternich avrà ogni agio di ghignare nella tomba.

Ma la memoria, per essere condivisa, non deve escludere nessuno. Deve accomunare tutto il passato, affratellare vincitori e vinti, replicano gli storici più o meno di regime, più o meno accademicamente titolati o improvvisati, i Mieli, i Romano, i Galli della Loggia, i Pansa. I garibaldini, dunque, ma anche i lazzaroni del cardinal Ruffo, i partigiani ma anche i giovani repubblichini di Salò, arriva a farnetica re qualcuno. Al contrario. Nessuna identità nazionale, dunque nessuna “Patria”, potrà mai nascere su valori che reciprocamente si escludono. Il confronto con la vicina Francia può essere illuminante.

Ogni edificio pubblico porta la scritta, spesso in lettere dorate, “Republique française: liberté, egalité, fraternitè”. Esclude cioè dalla memoria condivisa le masse che si rivoltarono contro la rivoluzione, i contadini che per la Vandea morirono, coraggiosamente e anche eroicamente, come è ovvio. L’identità della Nazione, della Patria, quella del “vive la France!” con cui il generale De Gaulle concludeva ogni suo discorso, viene riconosciuta esclusivamente nel testamento della rivoluzione, tanto che se ne adotta la bandiera e di un canto di insurrezione si fa l’inno nazionale. La rivoluzione è l’unica memoria comune, l’altra sarebbe solo memoria del tradimento della Nazione, benché della rivoluzione faccia parte il Terrore, la cui condanna è resa topograficamente esplicita: non una via o una piazza sono intitolate a Robespierre.

Identico discorso per la Resistenza. Il governo collaborazionista di Vichy è il tradimento per antonomasia, benché il maresciallo Petain venga insediato legalmente dal voto maggioritario di un parlamento liberamente eletto. De Gaulle, uomo di destra se ve ne fu uno, ha imposto l’equazione Resistenza eguale Patria e rifiuto della Resistenza eguale tradimento, e questa memoria condivisa ha avuto una tale efficacia che a tre generazioni di distanza la destra francese anche più becera preferisce (durerà?) perdere le elezioni pur di non accettare il sostegno dei Le Pen.

In Italia invece il Risorgimento è stato immediatamente edulcorato nella retorica. Il carattere eversivo, rivoluzionario, talvolta terroristico dei garibaldini e dei mazziniani è stato cancellato, benché Mazzini e Garibaldi fossero accomunati a Marx e Bakunin dalle polizie di tutto il mondo, e le divergenze reciproche non avessero mai a che fare con una introvabile “moderazione” dei primi. La memoria del Risorgimento come autentica epopea fondativa è stata infine distrutta dalla sua fascistizzazione in irredentismo, ignominia con cui si può accomunare un D’Annunzio a Pisacane. Ancora peggio con il secondo Risorgimento, la Resistenza antifascista. Evirata democristianamente nella retorica, viene ormai irrisa nel quotidiano codardo oltraggio dei media di regime.

Come stupirsi, allora, che nella penisola sia assente la Nazione e la Patria? L’Italia sarà Nazione solo se e quando una autentica rivolta morale, politicamente vittoriosa, riuscirà a rendere senso comune i valori che dal Risorgimento alla Resistenza hanno dato vita alla nostra Costituzione.

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fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-memoria-tradita-del-risorgimento/

ECOSISTEMI – Specie venute da lontano gli alieni che minacciano l’Italia

ECOSISTEMI

Specie venute da lontano
gli alieni che minacciano l’Italia

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Individuato in Sardegna un mitile che promette di soffocare la specie nostrana. Tante le presenze esotiche che minacciano gli ecosistemi e le economia. Genovesi: “La miglior strategia è la prevenzione”

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di SARA FICOCELLI

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Specie venute da lontano gli alieni che minacciano l'Italia Un esemplare di tartaruga azzannatrice

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SEMBRA una tartaruga normale, vista da lontano. Solo un po’ più grande della media. Per cambiare idea basta avvicinarsi. Becco a rostro, coda lunga e dentellata e mascelle possenti. La tartaruga azzannatrice (chelydra serpentina), capace con uno scatto di staccare un dito a un adulto e una mano a un bambino, è una specie del Nordamerica che in Italia è proibito tenere e importare. Ma a quanto pare tra i collezionisti va di moda, dato che spesso se ne trovano esemplari abbandonati nelle campagne. L’ultimo avvistamento, ai danni di un operaio che stava rifacendo il manto stradale, risale al 16 marzo ad Anguillara, alle porte di Roma. E’ il terzo in meno di un anno. Il rettile è solo una delle centinaia di specie “aliene” che minacciano gli ecosistemi italiani e l’incolumità dei cittadini.

A nulla è servita la “lezione zanzara tigre”, che negli anni Novanta ha involontariamente espanso il proprio habitat dai Paesi tropicali all’Europa, viaggiando nell’acqua che stagnava nei copertoni stipati sulle navi. Per debellarla i Comuni spendono una fortuna ogni anno, ma finora l’unico strumento di prevenzione sembra essere il mix zampirone-citronella. L’ultima specie aliena approdata in Italia da Australia e Nuova Zelanda e pronta a indebolire ecosistemi e finanze locali, è l’infestante cozza australiana, avvistata nel golfo di Sardegna, forse trasportata dalle navi da carico, in fase larvale. Capace di modificare l’habitat in cui vive e di attaccarsi a qualunque cosa (anche ai filari delle cozze nostrane, soffocandole), questa gramigna dei mari è quasi impossibile da eliminare.

Il caso più eclatante è quello della nutria (myocastor coypus), il “castorino” sudamericano inserito nell’elenco delle 100 specie più dannose del mondo a causa della sua capacità di distruggere colture e argini di corsi d’acqua. Fino a qualche decina d’anni fa la sua pelliccia andava per la maggiore, poi la moda è cambiata e i roditori sono stati liberati nelle campagne per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse. Già nel 2000 le nutrie in Europa erano 250 milioni. Nel frattempo, i danni arrecati a sistemi idraulici e coltivazioni sono incalcolabili. Lo scoiattolo grigio nordamericano (sciurus carolinensis), portato in Italia nel 1948 da un diplomatico statunitense, più che all’uomo i problemi li crea ai propri simili, e in particolare al cugino rosso, destinato a soccombere in caso di convivenza forzata.

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Il punteruolo rosso delle palme – fonte immagine

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Gli alieni non finiscono qui. Il punteruolo rosso delle palme (rhynchophorus ferrugineus) è un coleottero parassita originario dell’Asia che negli ultimi anni ha distrutto 13 mila piante in Sicilia, infestato la Liguria e dal 2009 ha cominciato ad accanirsi anche contro le palme dei parchi della capitale. Il tarlo asiatico (anoplophora chinensis malasiaca), che a Chicago ha distrutto 50 mila alberi e in Cina 5 milioni, in Italia è arrivato grazie a un importatore di bonsai. E’ particolarmente ghiotto di agrumi, quindi il rischio è che colpisca presto agli aranceti della Sicilia. Il giacinto d’acqua (eichornia crassipes) del Brasile, che in Sardegna ha soffocato fiumi e laghi, e la panace di mantegazzi (heracleum mantegazzianum), una pianta tossica del Caucaso che sta infestando la Valle d’Aosta, completano il quadro delle specie invasive a livello di flora.

“La miglior risposta a questi fenomeni è la prevenzione – spiega Piero Genovesi, biologo dell’Ispra 1, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale – controllando il più possibile le fonti di trasporto involontario di specie e bloccando i traffici illegali. Il controllo biologico, basato sull’introduzione negli habitat di nemici naturali, spesso produce effetti contrari, basti pensare ai danni che ha fatto la volpe in Australia, introdotta per decimare i conigli e poi cacciata per aver eliminato 14 specie autoctone”. Altra soluzione, secondo l’esperto, è quella di intervenire tempestivamente appena una specie aliena viene individuata, mettendo in atto lo stesso “early warning system” utilizzato per le catastrofi naturali. L’impatto di 250 milioni di nutrie sul territorio è del resto paragonabile a quello di un terremoto, diluito però nell’arco di 70 anni sul territorio europeo. Il roditore, prima cacciato per la pelliccia e poi per l’iperattività delle mandibole, ha l’unica colpa di essere incappato nell’uomo.

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18 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scienze/2011/03/18/news/specie_aliene-13697420/?rss

Yemen: proclamato stato di emergenza / VIDEO: Yemeni police fire on protesters

Yemeni police fire on protesters

Da: | Creato il: 08/mar/2011

Security forces in Yemen have fired on anti-government protesters in the capital Sanaa

As many as 100 people were injured..

For weeks they have been calling for president Ali Abudullah Saleh to step down.

Al Jazeera’s Hashem Ahelbarra reports.

Yemen: proclamato stato di emergenza

Presidente: polizia non ha sparato, manifestanti sono armati

18 marzo, 17:04
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(ANSA) – SANAA, 18 MAR – Il presidente dello Yemen, Ali Abdallah Saleh, ha proclamato lo stato di emergenza nel paese in seguito ai sanguinosi scontri nei quali sono morte oltre 40 persone. ‘La polizia non era presente e non ha aperto il fuoco’ ha detto il presidente dello Yemen in una conferenza stampa. ‘Gli scontri – ha aggiunto – sono avvenuti tra cittadini e manifestanti. E’ chiaro che ci sono elementi armati tra i manifestanti’.
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Prima pagina: Ansa.it

SCUOLA: GHIZZONI (PD), “DISABILI ESCLUSI DA GIOCHI STUDENTESCHI, IL MIUR MENTE

PROMUOVI LA CAMPAGNA: “SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON L’ACCETTERO’ PIU’!”

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SCUOLA: GHIZZONI (PD), “DISABILI ESCLUSI DA GIOCHI STUDENTESCHI, IL MIUR MENTE

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(AGENPARL) – Roma, 17 mar – La capogruppo in commissione Cultura: la Gelmini garantisca i fondi al Cip, risoluzione bipartisan alla Camera. “Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’evidente imbarazzo nel giustificare la propria politica fallimentare sotto tutti gli aspetti, non trova di meglio da fare che denigrare chi denuncia, per ultimo,  la scelta discriminatoria di escludere i ragazzi disabili dalle finali nazionali di Corsa campestre dei Giochi sportivi studenteschi”.

Così Manuela Ghizzoni, capogruppo PD  della commissione Cultura della Camera, replica al  comunicato del Miur.

“Per smentire il Ministero – dice Ghizzoni – è sufficiente la lettura attenta della circolare ministeriale 1741. Come potranno partecipare i ragazzi disabili alle finali di corsa campestre, previsti per domenica prossima 20 marzo, se è stato loro impedita l’iscrizione? E se i ragazzi disabili non possono partecipare, la loro assenza dalle gare non è forse discriminatoria?”.

“Possono cavarsela richiamando l’accordo siglato con il CONI nel 2009/2010 che ha affidato l’organizzazione delle Finali nazionali dei Giochi a totale carico delle Federazioni sportive – spiega –  In questo accordo il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) dovrebbe occuparsi della partecipazione degli studenti disabili, ma non è assolutamente nelle condizioni di farlo, poiché la struttura non ha i mezzi economici sufficienti, anzi si trova sull’orlo del collasso in quanto per il triennio 2011/2013 non è stato previsto alcun finanziamento per la sua attività”.

“Il ministro Gelmini e il sottosegretario Crimi – conclude la capogruppo democratica – impegnino il Governo a garantire al CIP  le risorse necessarie per assolvere alla sua funzione. Lo chiediamo come deputati di opposizione insieme a quelli di maggioranza (Ghizzoni, Lolli, Frassinetti, Di Centa, Zazzera, Capitanio Santolini, Granata, Barbaro, Goisis ed altri) in una risoluzione unitaria deposita mercoledì, mossi non da intenti strumentali, ma per i diritti dei disabili”.

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fonte:  http://www.agenparl.it/articoli/news/news/20110317-scuola-ghizzoni-pd-disabili-esclusi-da-giochi-studenteschi-il-miur-mente

Libia dichiara cessate il fuoco dopo risoluzione Onu

Libia dichiara cessate il fuoco dopo risoluzione Onu

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Il ministro libico degli Esteri Moussa Koussa.

REUTERS/Louafi Larbi

venerdì 18 marzo 2011 14:25
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TRIPOLI (Reuters) – La Libia ha dichiarato il cessate il fuoco sul proprio territorio per proteggere i civili e rispettare una risoluzione approvata stanotte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Lo ha detto oggi il ministro libico degli Esteri Moussa Koussa.

“Abbiamo deciso un immediato cessate il fuoco e uno stop immediato a tutte le operazioni militari”, ha detto il ministro ai giornalisti.

La Libia “è molto interessata alla protezione dei civili”, ha detto ancora Koussa, aggiungendo che la Libia proteggerà anche tutti i cittadini e i beni stranieri.

Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE72H0AM20110318

LA CRISI – Consumi fermi, Confcommercio: “Per ogni italiano 570 euro in meno”

18/03/2011 – LA CRISI

Consumi fermi, Confcommercio: “Per ogni italiano 570 euro in meno”

«Una malattia da cui guarire»

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I consumi sono al palo. Ogni italiano a causa della crisi ha 570 euro in meno da spendere l’anno e per arrivare ai livelli pre-crisi, del 2007, probabilmente non basterà aspettare neppure fino al 2014. Praticamente i consumi sono fermi dal 2000. Questo il quadro tracciato dalla Confcommercio, nell’indagine “La centralità dei consumi per il rilancio dell’economia italiana”.

“Considerando per il futuro una crescita della spesa reale pro capite superiore ai tassi sperimentati nel periodo pre-crisi, alla fine del 2014 non avremo recuperato completamente neppure i livelli di inizio 2007″, ha rilevato la Confcommercio. “I consumi reali”, a partire dagli anni 2000, “non progrediscono più. Ciascun italiano dispone oggi per i consumi, a parità di potere d’acquisto, mediamente di 570 euro all’anno in meno rispetto al primo trimestre del 2007: questa è la perdita che abbiamo subito rispetto al periodo pre-crisi”. Secondo Confcommercio si tratta di “una malattia” dalla quale l’Italia deve guarire per l’effetto a catena che ha sulla crescita economica. Secondo il direttore del Centro studi di Confcommercio, Mariano Bella, “oltre al naturale riflesso negativo in termini di benessere e tenore di vita, questo fenomeno ha un effetto bloccante sulla crescita economica, cioè del prodotto interno lordo”.

L’effetto è una “stagnazione del reddito” e un ulteriore appiattimento dinamica dei consumi. “E’ un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire”, ha ammonito l’associazione dei commercianti. Il nostro futuro prossimo è complicato. È necessario spingere l’acceleratore sui consumi per far crescere il Pil visto che gli spazi di manovra sono limitati e l’Italia non può alzare la pressione fiscale ma solo ridurre le spese, ha spiegato .

“Se manca lo stimolo proveniente dalla domanda interna – ha sottolineato l’indagine di Confcommercio – e in particolare dai consumi, le imprese non investiranno a sufficienza e non domanderanno nuovi lavoratori da impiegare nei processi produttivi. La domanda estera, quindi, seppure molto importante, non basta affatto”. Le imprese hanno necessità di sentire le tensioni di domanda provenienti dal mercato interno. “Forse dobbiamo fare maggiore affidamento su noi stessi, se vogliamo crescere di più”, ha concluso la Confcommercio.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/393997/

‘DISTRAZIONE DI MASSA’ DEL GOVERNO – Giustizia, il segretario dell’Anm al Pdl: “Non avete legittimità per fare la riforma”

Giustizia, il segretario dell’Anm al Pdl
“Non avete legittimità per fare la riforma”

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Cascini contro il disegno di legge Alfano: “E’ una sorta di distrazione di massa sulla battaglia per il processo breve”. Dura reazione di Paniz: “Parole incredibili, faccia il suo lavoro e non si permetta giudizi”

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ROMA – Tenuto conto che appena una settimana prima della presentazione della riforma costituzionale sulla giustizia “il Pdl ha definito gli uffici giudiziari di Milano avanguardia rivoluzionaria, a mio avviso questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare questo tema”. Lo ha detto il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, intervenendo al convegno su processo breve e riforme costituzionali della giustizia organizzato da Nichi Vendola.

“L’ipotesi di riforma costituzionale è una sorta di distrazione di massa” nei confronti di quanto sta avvenendo in Parlamento, ovvero la battaglia sul processo breve e “l’idea diffusa anche a sinistra secondo cui Berlusconi un po’ di ragione in fondo ce l’abbia, denota una subalternità culturale e politica a un tema declinato dalla destra. Dalla sinistra – ha aggiunto Cascini – vorrei una risposta realmente di sinistra”. Per il futuro, poi, l’invito del segretario dell’Anm è a “non farsi intrappolare dall’idea che dire no significhi essere conservatori”.

Durissima e immediata la reazione del Pdl: secondo Maurizio Paniz, le parole pronunciate dal magistrato sono incredibili. “L’indegnità morale”, ribatte il membro della Consulta Giustizia del Pdl, Presidente del Consiglio di Giurisdizione e capogruppo Pdl della giunta per le autorizzazioni a procedere, “è di chi non sa rispettare i limiti del proprio compito: applicare le leggi e non farle è il suo dovere. Cerchi di farlo bene e non si permetta giudizi, vieppiù sulla legittimazione morale, di chi sta solo facendo il proprio lavoro di legislatore!”.

“La dichiarazione del dottor Cascini supera qualsiasi limite di tollerabilità. La legittimazione politica della maggioranza parlamentare è data dal popolo italiano e dai suoi rappresentanti democraticamente eletti”, aggiunge Jole Santelli, vicepresidente dei deputati Pdl.

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18 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/18/news/cascini_giustizia-13771784/

scuola – Il giallo delle prove Invalsi, scricchiola il “sistema Gelmini”

Il giallo delle prove Invalsi
scricchiola il “sistema Gelmini”

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Le prove per testare il livello di preparazione degli alunni italiani in programma a maggio, ma restano i dubbi sulla loro obbligatorietà e i cobas hanno lanciato una campagna che le contesta. I dubbi dell’avvocato dello Stato

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di SALVO INTRAVAIA

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Il giallo delle prove Invalsi scricchiola il "sistema Gelmini"

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Giallo sulle prove Invalsi, in calendario dal 10 al 13 maggio prossimi, le prove che testano il livello di preparazione degli alunni italiani. Sono obbligatorie o le scuole possono decidere di non farle? Egli insegnanti sono obbligati a somministrare i test? Dopo la lettera dell’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, e la presa di posizione dei Cobas, la questione è tutt’altro che chiara. E le prove Invalsi, che per la prima volta diventano obbligatorie anche al superiore, rischiano di naufragare. I presidi delle scuole superiori si riuniscono, si chiamano e si interrogano sul da farsi. Alcuni chiedono al collegio di esprimersi in merito, altri inviano circolari perentorie: sono obbligatorie e occorre svolgerle. Ma come stanno in effetti le cose?

Le scuole hanno l’obbligo di fare svolgere agli alunni delle scuole elementari (seconda e quinta), medie (prime) e superiori (seconda) le prove predisposte dall’Invalsi annualmente, ma gli insegnanti della scuola non hanno nessun obbligo di somministrare i questionari, di compilare le relative schede, né tanto meno di sorvegliare le classi durante lo svolgimento delle prove. Si tratterebbe, per i docenti, di lavoro straordinario che il capo d’istituto dovrebbe trovare il modo di retribuire con un compenso a parte. Se tutti i docenti a maggio si rifiutassero di “collaborare” con l’Invalsi, con quale personale potrebbe assicurare lo svolgimento delle prove il dirigente scolastico?

Ma c’è di più: le scuole non hanno fondi da distribuire per un’attività che non è contemplata nel contratto di lavoro degli insegnanti e che non si saprebbe neppure come classificare. Secondo i Cobas, che stanno portando avanti una campagna nelle scuole per fare saltare le prove, “tutto il lavoro richiesto ai docenti per la somministrazione dei test non è obbligatorio”. Tutte le operazioni connesse con i test Invalsi comportano un lavoro aggiuntivo che non rientra fra i compiti “obbligatori” del docente e che, quindi, non è tenuto a svolgerlo. I docenti che decidessero di accettare tale compito aggiuntivo devono comunque essere remunerati con il fondo di istituto.

Linea sostanzialmente confermata dall’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, in una missiva pubblicata sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte: le prove sono obbligatorie per le scuole e il collegio dei docenti non ha nessun potere di deliberare in merito. Gli obblighi di lavoro dei docenti sono articolati in “attività di insegnamento” e “attività funzionali all’attività di insegnamento”. La somministrazione delle prove Invalsi non può essere considerata, ovviamente attività di insegnamento, né attività funzionale, in quanto il contratto le elenca. E tra queste troviamo: la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; la correzione degli elaborati; la cura dei rapporti individuali con le famiglie. Ma anche la partecipazione ai consigli di classe, ai collegi dei docenti, i ricevimenti con le famiglie e gli scrutini.

Di eventuali prove, come quelle Invalsi, non vi è traccia. Ma alcuni presidi contano di aggirare l’ostacolo organizzando la somministrazione delle prove durante le ore di lezione. E’ possibile, in questo modo, risolvere il problema? Gli insegnanti, a questo punto, sono obbligati a svolgere un’attività diversa da quelle previste dalla cosiddetta “funzione docente”? La questione non mancherà di aprire altre polemiche, almeno fino a maggio.

Ma è l’intero sistema di valutazione messo in piedi dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nel complesso scricchiola. Il milleproroghe ne ha disegnato l’architettura in questo modo: l’Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), che si occuperà della valutazione degli insegnanti; l’Invalsi, che testa la preparazione degli alunni, e il “corpo ispettivo”, che valuterà le scuole e i dirigenti scolastici. Un sistema che si regge su “tre gambe”.

Ma l’Invalsi, prima gamba del sistema di valutazione, è zoppa: potrebbe avere in futuro difficoltà a somministrare le prove agli alunni, perché nel contratto dei docenti non è previsto nessun impegno in tal senso. La seconda gamba, l’Indire, non c’è. E’ stato chiuso con la finanziaria e nel 2007 e l’altro istituto, l’Ansas (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica)  –  che secondo i decreti del ministro Gelmini dovrebbe svolgere un ruolo di consulenza riguardo ai progetti sul merito lanciati a Milano, Napoli e Torino, per gli insegnanti, e a Siracusa, Pisa e Cagliari, per le scuole  –  è stato prorogato di un anno, ma non ha tra le sue competenze quelle di valutare scuole e insegnanti. Insomma, un pasticcio.

La cosa è emersa in commissione Cultura al Senato qualche giorno fa. “Pur prendendo atto  –  ha dichiarato il sottosegretario Giuseppe Pizza  –  delle dichiarazioni rese dal rappresentante del governo in commissione, secondo cui si tratta di un errore tecnico, resta da chiarire se è intenzione del governo attribuire all’Ansas anche compiti di valutazione ovvero modificare diversamente la norma sul milleproroghe”.

C’è poi il corpo ispettivo, la terza gamba, che però ha il personale ai minimi termini. E il concorso in fase di svolgimento si preannuncia in salita: per un pasticcio nel bando, tantissimi esclusi ai test di ammissione si sono rivolti al Tar e la selezione, che comunque vadano le cose non si completerà prima di un anno, potrebbe subire uno stop, lasciando il sistema zoppo anche della terza gamba.

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18 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/18/news/prove_invalsi-13612234/?rss

LIBERA – Don Ciotti: “Dai morti di mafia a Elisa Claps assassini protetti da troppi silenzi”

“Dai morti di mafia a Elisa Claps
assassini protetti da troppi silenzi”

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Don Ciotti: “Ecco perché domani saremo in piazza a Potenza. La Chiesa deve essere meno prudente nella denuncia di ingiustizie e disfacimento etico”

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dall’inviato di Repubblica CONCHITA SANNINO

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"Dai morti di mafia a Elisa Claps assassini protetti da troppi silenzi" Don Luigi Ciotti

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POTENZA – La carovana, l’elenco di 900 nomi da condividere e quell’alibi da scardinare. “Non è colpa di cupole invincibili. Qualunque violenza comporta una ricaduta nell’etica collettiva”, avverte il sacerdote dalla lingua tagliente, don Luigi Ciotti. “Ci sono le vittime innocenti delle mafie e i cittadini uccisi anche dai silenzi e dalle complicità. Come gli scomparsi, le cui famiglie aspettano giustizia. Noi non facciamo differenze. Per questo Libera si dà appuntamento a Potenza, in terra lucana, dove esistono zone di ombra, ma dove c’è anche una società che lotta per la giustizia e che ci aspetta per sentire questa vicinanza”.

Don Ciotti, come sacerdote e fondatore di Libera insieme con 50mila persone tra familiari di vittime, volontari e cittadini, domani lei apre a Potenza la Sedicesima giornata della Memoria e dell’Impegno. Perché qui?
“In terra lucana esistono intrecci tra poteri, zone di complicità, ma anche una società forte che lotta per la giustizia e che aspetta la nostra vicinanza. L’etimologia di Lucania è terra di luce, per alcuni anche terra “di lupi”. Una terra che conosce la ferocia di lupi umani, che hanno alimentato episodi di violenza, di offesa a una dignità umana che è compito di tutti riscattare”.

Il mistero di Elisa Claps, uccisa nel 1993 ma il cui corpo è stato ritrovato esattamente un anno fa nel sottotetto di una chiesa, di questa zona grigia è il simbolo.
“Penso ad Elisa, ma anche agli altri. La Basilicata conta 16 casi irrisolti: la piccola Ottavia De Luise, scomparsa nel ’75, a Maria Antonietta Flora di Lagonegro, anche lei mai trovata. E poi il mistero dell’uccisione dei fidanzati di Policoro, Luca e Maria Rosa, e l’omicidio di Vincenzo De Mare, probabilmente perché aveva scoperto un traffico di rifiuti”.

La giornata di Libera incrocia i 150 anni dell’Unità d’Italia.
“Che sono 150 anni anche di radicamento criminale, e allo stesso tempo di uomini e donne che lottano. L’Italia non è divisa, ma diseguale, e sono le disuguaglianze a creare divisione. E ricordiamoci che la Costituzione è il primo testo antimafia, sta a noi farla diventare cultura e costume del paese”.

Proprio a Potenza, la Chiesa è sotto attacco per omertà.
“Tutta la Chiesa in Italia deve portare avanti quel processo di purificazione dal potere di ogni natura. Una chiesa più povera, più coraggiosa, meno prudente nella denuncia delle ingiustizie e del disfacimento etico, più vicina ai poveri e a chi fa fatica. Però devo dire che la Chiesa è i nostri volti, è fatta da tutti noi, che però dobbiamo sentire di essere chiamati a una testimonianza cristiana e a una responsabilità civile”.

La chiesa dove è stato ritrovato il corpo di Elisa deve rivivere o esser sconsacrata?
“Può essere il luogo dove si rifletta e ci si interroga, può essere la prima chiesa dove far scorrere con un nastro continuo i nomi di tutte le donne, le ragazze e gli uomini colpiti dalla violenza. Ma sarà chi di dovere a decidere”.

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18 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/18/news/don_ciotti_piazza-13753989/?rss

Libia: figlio Gheddafi, arrestata una giornalista del Nyt

Libia: figlio Gheddafi, arrestata una giornalista del Nyt

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Da sx verso dx: Shadid, Farrel, Addario, Hicks – fonte immagine

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Tripoli, 18 mar. (Adnkronos/Aki) – Le autorita’ libiche hanno arrestato una dei quattro giornalisti del quotidiano americano ‘New York Times’ di cui si erano perse le tracce mercoledi’. Lo ha rivelato Seifulislam Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar, nel corso di un’intervista all’emittente ‘Abc’, in cui ha comunque sottolineato che la giornalista sara’ rilasciata “domani”.

“Sono entrati nel Paese illegalmente e quando l’esercito ha liberato la citta’ di Ajdabiya dai terroristi ha scoperto la giornalista”, ha precisato il figlio del leader libico. “L’hanno arrestata, ma quando hanno capito che era americana e non europea si sono rammaricati – ha aggiunto – per questo motivo domani sara’ libera”.

Seifulislam Gheddafi non ha specificato il nome della giornalista arrestata. Non e’ certo quindi se si tratti della fotografa Lynsey Addario. I quattro giornalisti scomparsi sono il vincitore del premio Pulitzer Anthony Shadid, il corrispondente del quotidiano da Beirut, Stephen Farrell, e i fotografi Tyler Hicks e Lynsey Addario.

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fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Libia-figlio-Gheddafi-arrestata-una-giornalista-del-Nyt_311802522532.html