Archivio | marzo 21, 2011

IMMIGRAZIONE – Maroni in Tunisia: Raccontino per immagini

Maroni in Tunisia: Raccontino per immagini

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Andrò in Tunisia ad affrontare una volta per tutte questa storia degli immigrati..!

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Beh..

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Ehm..

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(Minchia..)

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by mauro

L’attacco alla Libia e la Portaerei Italia / Ma quante sono (veramente) le basi americane in Italia?

L’attacco alla Libia e la portaerei Italia

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La base Nato a Napoli, da cui gli americani tengono sotto controllo l’intero Mediterraneo. L’isola di Nisida. Sigonella. Aviano. Trapani. Gioia del Colle. Altro che «posizione defilata»: siamo la ‘portaerei’ del conflitto

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di Alfonso Desiderio

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(21 marzo 2011)

A Capodichino, Sigonella e Aviano l’inglese e l’italiano non bastano più, ci vorrà anche il francese?

Alla fine è stata la Francia a rompere gli indugi. Sarkozy ha fatto decollare i Mirage francesi contro la Libia e promesso anche truppe di terra. Washington e Londra non aspettavano altro. Gli Usa guidano le operazioni, e  – con la Gran Bretagna – hanno dato il via al lancio di missili e preparano i caccia e le navi, ma non hanno intenzione di inviare truppe di terra. L’Italia si è subito accodata ma con molti se e molti ma. Per il momento si mettono a disposizione sette basi, poi si vedrà. Speriamo in un accordo, come al solito mettiamo il piede in più staffe.

(Vedi anche Chi vuole attaccare la Libia? E da dove? Il ruolo dell’Italia)

Pur tentennante il ruolo italiano però non è secondario. Anche se non lo volessimo, il nostro paese per la sua posizione nel Mediterraneo, per i rapporti politici, economici, storici con quelle terre, ha un ruolo fondamentale. Vedremo se sapremo sfruttarlo o il gesto di Sarkozy sarà determinante nell’inevitabile futuro riassetto dei rapporti con la Libia, comunque vada.

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A Napoli gli americani hanno fissato la cabina di regia delle operazioni. Nel napoletano c’è il cuore pulsante della VI flotta americana. C’è anche il comando Nato ma al momento l’Alleanza Atlantica non può intervenire, bisogna convincere la Turchia e ottenere l’unanimità degli alleati. Ma per gli americani non è un problema. Le truppe americane in Italia e in Europa hanno il “doppio cappello”, sono truppe Nato ma anche truppe americane in Europa, e con questo secondo ruolo sono ospitate in alcune basi italiane, ma dove la presenza Usa è preponderante tanto che spesso le si definisce basi americane in Italia.

Napoli Capodichino è il quartier generale delle infrastrutture terrestri della VI flotta. Da non sottovalutare il comando navale a Nisida e il centro comunicazioni di Licola. Da Napoli gli americani tengono sotto controllo l’intero Mediterraneo. Il braccio operativo è altrove. In primo luogo a Sigonella, la base aeronavale che ha svolto un ruolo logistico fondamentale nelle guerre in Iraq e Afghanistan (è una tappa obbligata di passaggio) ma che ora – come in passato – è la base “americana” più vicina al Nordafrica. Sigonella è in fase di espansione proprio in virtù della crescente importanza dell’Africa agli occhi Usa. A questo proposito è bene ricordare che l’attacco alla Libia è il battesimo del fuoco per il neonato comando Usa Africom.

La marina americana può contare ovviamente anche sulle navi da guerra che dopo anni stanno tornando nel Mediterraneo che avevano abbandonato per recarsi nel Golfo Persico. Torna anche una portaerei – e non di passaggio – probabilmente l’Enterprise.

Il dispositivo americano può poi contare sulla base di Aviano, dell’aeronautica Usa, ma che in passato ha ospitato anche aerei della marina americana e di altri paesi Nato, durante le guerre balcaniche e in particolare nella guerra del Kosovo.

Infine da non sottovalutare le basi completamente italiane di Trapani (anch’essa sulla linea del fronte) e di Gioia del Colle. Come tutte le basi italiane possono svolgere ruolo in ambito Nato ma anche in una coalizione multinazionale come quella che sta prendendo forma.

I nostri aerei e le nostre navi (l’Andrea Doria è già in zona) sono sul fronte anche se non lo volessimo. Siamo talmente vicini che non possiamo avere un ruolo distaccato, soprattutto per cercare di evitare ritorsioni. Anche solo per svolgere un ruolo di pattugliamento le nostre forze si trovano sulla linea del fronte.

Ma basteranno gli attacchi aerei e i bombardamenti (e da parte dell’Italia la concessione delle basi) a far capitolare Gheddafi come avvenne per il Kosovo e il serbo Milosevic?

Segui lo speciale Limes sulla Libia e sul Grande Medio Oriente in rivolta

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fonte:  http://desiderio-limes.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/03/19/lattacco-alla-libia-e-la-portaerei-italia/

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Elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

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Il meticoloso lavoro di ricerca è di A.B. Mariantoni,
mentre la mappa e alcuni commenti sono tratti dal sito iraqlibero.at

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Qui troverete invece un elenco delle basi militari USA in tutto il mondo.

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Si consiglia la lettura degli articoli su “Armageddon: capire l’impero americano”.

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Le sigle

Usaf: aviazione

Navy: marina

Army: esercito

Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]

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Elenco per Regioni

Trentino Alto Adige

1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.

Friuli Venezia Giulia

3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo’ in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell’Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell’Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.

Veneto

9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.

Lombardia

28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.

Piemonte

31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.

Liguria

33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]”. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

Emilia Romagna

36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.

Marche

42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.

Toscana

43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

48. Livorno. Base navale Usa.

49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sardegna

50. La Maddalena – Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.

51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

60. Cagliari. Base navale Usa.

61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.

Lazio

66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.

70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.

71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.

Campania

72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

76. Nisida [Na]. Base Us Army.

77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell’Us Army.

80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.

Basilicata

79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.

Puglia

87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

88. Brindisi. Base navale Usa.

89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

92. Otranto. Stazione radar Usa.

93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.

Calabria

95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sicilia

98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.

99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell’Usaf.

103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Nsa.

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questo articolo, ospitato sul sito Kelebek, è tratto da iraqlibero.at.
Può essere riprodotto liberamente,
sia in formato elettronico che su carta, a condizione che
non si cambi nulla, che si specifichi la fonte – il sito web Iraqlibero http://www.iraqlibero.at
e che si pubblichi anche questa precisazione
Per gli articoli ripresi da altre fonti, si consultino i rispettivi siti o autori

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Visitate anche il blog di Kelebek

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fonte:  http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm

CHIESA – La fecondazione assistita diventa peccato

La fecondazione assistita diventa peccato

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La condanna del Vaticano che la inserisce tra gli “atteggiamenti peccaminosi”: è immorale

Cerimonia del battesimo nella Cappella Sistina 

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di GIACOMO GALEAZZI
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CITTA’ DEL VATICANO – La fecondazione assistita è peccato». Rientra negli «atteggiamenti peccaminosi nei riguardi dei diritti individuali e sociali». Accanto ai tradizionali vizi capitali si affacciano nuove forme di peccato e non sempre i preti sono preparati ad affrontarle. Manipolare la vita in qualunque forma contrasta con l’amministrazione di un sacramento, la confessione, che negli ultimi tempi non gode di grande popolarità tra i fedeli, ma che la Chiesa vuole invece rilanciare. Delle nuove forme di peccato e della maniera giusta per affrontarle si occupa da oggi il corso sul foro interno organizzato per 750 sacerdoti dalla Penitenzieria apostolica, il dicastero vaticano dei «problemi di coscienza».

«Oggi – afferma il vescovo reggente della Penitenzieria Apostolica, Gianfranco Girotti – ci sono nuove forme di peccato che prima neanche si immaginavano. Le nuove frontiere della bioetica, innanzitutto, ci mettono di fronte ad alterazioni moralmente illecite e che riguardano un campo molto esteso». Il caso più frequente è rappresentato dal «ricorso ad alcune tecniche di fecondazione artificiale, quale la Fivet, cioè la fecondazione in vitro, non moralmente accettabili».
Il vescovo Girotti, infatti, chiarisce che il concepimento «deve avvenire in modo naturale tra i due coniugi», mentre la fecondazione assistita può comportare di per sé un altro «fatto non lecito» e cioè «il congelamento degli embrioni» che «sono persone».

Davanti alle sfide bioetiche il Vaticano punta sull’aggiornamento per confessori e detta nuove linee-guida per i sacerdoti alle prese con i nuovi peccati sociali, ossia violazioni bioetiche come il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita e il controllo delle nascite, esperimenti di dubbia moralità come la ricerca sulle cellule staminali e gli studi sul Dna, l’abuso di droghe, inquinare l’ambiente, contribuire all’acuirsi della disparità fra ricchi e poveri, l’eccessiva ricchezza.

Tutto il campo delle manipolazioni genetiche, che sempre più si affacciano all’orizzonte, anche a causa dei processi di globalizzazione, «rappresenta un terreno insidioso», sottolinea il Reggente del supremo tribunale della Chiesa per il foro interno (cioè il dicastero dei peccati). E aggiunge: «Oggi si offende Dio non solo rubando o bestemmiando, ma anche con azioni di inquinamento sociale, rovinando l’ambiente, compiendo esperimenti scientifici moralmente discutibili». C’è poi anche la sfera dell’etica pubblica dove pure entrano in gioco nuove forme di peccato come la frode fiscale, l’evasione, la corruzione.

«È impressionante oggi il fenomeno della indifferenza che esiste nei confronti della confessione – osserva il vescovo Girotti -. Attualmente nella Chiesa la posizione di questo sacramento non è delle migliori né sul piano della pratica né su quello della comprensione, mentre, tra i fedeli, si va affievolendo la coscienza del peccato». Per questo, evidenzia il ministro vaticano dei peccati, «la Santa Sede, specialmente attraverso la Penitenzieria, si fa carico dell’impegno di approfondire e valorizzare il sacramento della misericordia e della penitenza» istruendo in particolare i «giovani sacerdoti». Inoltre, la Santa Sede «vuole dare lo strumento perché prendano piena consapevolezza del grande impegno che loro hanno». Si allunga, dunque, la lista dei peccati mortali condannati dalla Chiesa cattolica. Ai tradizionali richiami contemplati nei dieci comandamenti, si aggiungono le nuove forme del peccato sociale.

Urge rilanciare il sacramento della confessione in crisi da anni: ormai il 60% dei credenti non si confessa più, secondo una ricerca condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, sottolineano alla Penitenzieria Apostolica. In confessionale i sacerdoti sono chiamati ad affiancare al tradizionale perdono cristiano, l’attenzione alle nuove forme di peccato che si sono affacciate all’orizzonte dell’umanità quasi come corollario dell’inarrestabile processo di globalizzazione, in quanto «si offende Dio, non solo rubando, bestemmiando o desiderando la donna d’altri, ma anche rovinando l’ambiente, facendo esperimenti scientifici moralmente discutibili, dando vita a manipolazioni genetiche per alterare il Dna o compromettere l’embrione. Compie peccato chi si droga e spaccia e chi evade le tasse e chi, avendo responsabilità socio-politiche, provoca ingiustizie, povertà o eccessivi accumuli di ricchezze destinati a pochi.

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21 marzo 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/394249/

Maltempo, ospedale allagato a Latina Pazienti oncologici dirottati su Roma

DISAGI IN TUTTA LA ZONA. PROBLEMI SU RETE IDRICA. UN PESCATORE DISPERSO

Maltempo, ospedale allagato a Latina
Pazienti oncologici dirottati su Roma

Mezzo metro d’acqua nel padiglione di radioterapia: macchinari fuori uso. Sessanta malati nella Capitale.
La Provincia: chiediamo stato di calamità

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LATINA – Ospedale di Latina allagato, disagi per i pazienti oncologici dirottati su Roma. Non si ferma l’ondata di maltempo in terra pontina: canali oltre il limite di guardia. Incidente a Fondi: disperso un pescatore.

Una delle corsie del S. M. Goretti di Latina
Una delle corsie del S. M. Goretti di Latina

RADIOTERAPIA ALLAGATA – Inizia la conta dei danni dopo l’ondata di maltempo registrata in provincia di Latina. Tra le situazioni più critiche va segnalato l’allagamento di alcuni locali dell’ospedale santa Maria Goretti. In particolare è stato colpito il padiglione ‘Porfiri’, che ospita il reparto di radioterapia e medicina nucleare, allagato da quasi mezzo metro d’acqua. I due macchinari per la radioterapia sono fuori uso, ed i tecnici si sono messi a lavoro lunedì per la riparazione che, secondo la Asl, potrebbe avere tempi lunghi. Per questo motivo i pazienti oncologici – sono circa 60 – verranno dirottati presso l’ospedale Regina Elena di Roma per proseguire i cicli di radioterapia prestabiliti. Ci vorrà almeno un mese di tempo per ripristinare i due acceleratori lineari, di cui uno recentemente acquistato. Sono stati invece rimessi in funzioni i locali dei poliambulatori dove già nella mattina di lunedì i pazienti hanno potuto effettuare le visite già prenotate.

Strade allagate per il maltempo in tutta la zona
Strade allagate per il maltempo in tutta la zona

PRIMI INTERVENTI – Dopo l’ondata di maltempo culminata con gli allagamenti di domenica sera, l’amministrazione provinciale di Latina sta valutando la richiesta dello stato di calamità: la giunta prevista giovedì darà il via libera ai primi interventi urgenti. Il primo riguarderà uno stanziamento di fondi per ripristinare al più presto la funzionalità dell’ospedale del capoluogo pontino.

PROBLEMI SULLA RETE – Non pochi problemi si registrano sulla rete idrica dei canali di bonifica gestiti dal consorzio dell’Agro pontino. Alcune idrovore – in costante funzione per mantenere in equilibrio il sistema che altrimenti tornerebbe alla palude – stanno registrando problemi nella loro azione di pompaggio, facendo così registrare livelli preoccupanti soprattutto nei pressi di Terracina.

PESCATORE DISPERSO – I vigili del fuoco – con sommozzatori e mezzi anfibi – sono alla ricerca di un pescatore avventuratosi con una piccola imbarcazione sul canale Sant’Anastasia a Fondi. L’incidente si è verificato nel tardo pomeriggio di lunedì, quando è cominciata una nuova ondata di precipitazioni.

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Michele Marangon
21 marzo 2011

fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_21/latina-ospedale-reparto-oncologia-allagato-marangon-190275368487.shtml

GAUDIUM – Berlusconi contestato, caos a Torino “Chi mi insulta è lontano dalla realtà”

1/03/2011 – GIORNATA DI TENSIONE SOTTO LA MOLE

Berlusconi contestato, caos a Torino
“Chi mi insulta è lontano dalla realtà”

Slogan e cortei all’hotel Principi, la polizia allontana i manifestanti

I manifestanti anti-Berlusconi sotto l’hotel Principi in via Roma

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TORINO – ‘Qua fuori hanno gridato ‘mafioso, mafioso, mafioso’ al capo di un governo che in meno di tre anni ha catturato 7 mila presunti mafiosi”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando a Torino e riferendosi alle contestazioni di cui e’ stato oggetto davanti all’hotel Principi di Piemonte. “La scelta dell’insulto e’ lontana dalla realta’ – ha proseguito il premier – ma devo farmene una ragione, visto che anche nei giorni dell’Unita’ d’Italia una squadra composta dalle stesse persone e trasportata da una parte all’altra del pulmino mi ha insultato ovunque facendo dire a tutti i giornali (che l’hanno detto con molta gioia) ‘Berlusconi contestato'”.

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MULTIMEDIA


FOTOGALLERY
Berlusconi
a Torino, scatta
la contestazione

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/394379/

Fine settimana di attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza. Uccisi due adolescenti / La Palestina è fuori moda

Fine settimana di attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza. Uccisi due adolescenti

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Gaza – Speciale InfoPal. Non si arresta l’escalation di violenza contro la Striscia di Gaza. Il fine settimana appena trascorso è stato segnato da invasioni via terra e da attacchi aerei dell’aviazione israeliana contro il territorio assediato.

Ieri, 20 marzo, un palestinese è rimasto ferito nel bombardamento a sud est di Gaza City, all’altezza dell’area di Juhur ad-Daik.

La resistenza palestinese ha risposto lanciando un missile “Grad” in direzione di ‘Ashqelon, in Israele (Territori palestinesi occupati nel ’48, ndr). La radio israeliana ha parlato di due israeliani feriti, mentre resta altissima l’allerta in tutte le zone di confine.

Le rivendicazioni del lancio di colpi di mortaio verso Israele è giunta dalle brigate “al-Qassam”, braccio militare di Hamas, e dalle brigate “Abu ‘Ali Mustafa”, combattenti del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp).

Sabato scorso, 19 marzo, due palestinesi sono stati assassinati dalle forze d’occupazione israeliane mentre si avvicinavano alla frontiera settentrionale della Striscia di Gaza. Le prime notizie sono giunte dalla radio israeliana, da cui si è appreso pure che l’esercito d’occupazione ha subito aperto un’indagine sull’accaduto.

Le due vittime si trovavano nei pressi di un muro di separazione in un’area nota come ‘Aloumin.

Si tratta di due adolescenti palestinesi, Mohammed Farjallah e Qasem e Salah Abu ‘Atwa, entrambi provenienti dal campo profughi di an-Nusseirat, al centro della Striscia di Gaza.

“I loro corpi sono stati recuperati sabato in tarda serata”, ha riferito Adham Abu Salmiyah, portavoce dei servizi medici locali.

Ancora sabato, l’artiglieria israeliana ha aperto il fuoco contro la Striscia di Gaza colpendo una discarica ad est del campo di al-Burej, al centro del territorio palestinese assediato.

Negli attacchi di sabato mattina, una parte della centrale elettrica di Gaza è stata colpita e seriamente danneggiata al punto da compromettere l’erogazione di 50 megawatt di corrente.

Questo fatto è stato riferito da Jamal ad-Dardasawi, direttore per le relazioni con il pubblico della Società elettrica di Gaza, il quale ha aggiunto che “in questa situazione, non si potranno garantire interventi di soccorso nella zona centrale della Striscia di Gaza”.

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Offensiva contro Gaza e risposta della resistenza. Propaganda israeliana di venti di guerra

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21 marzo 2011

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=17835

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Blog | di Massimo Merighi & Tony Troja

21 marzo 2011

La Palestina è fuori moda

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di Tony Troja

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Che Gheddafi fosse un tiranno come tanti altri nel mondo, è risaputo. Che si debba ottenere giustizia nei confronti delle oppressioni verso i civili, pure. E anche, magari, mediante la forza e lo spargimento di sangue (anche perché non ricordo alcun diritto rivendicato senza un minimo spargimento di sangue). Ma se giustizia deve essere, dovremmo pensare anche alla giustizia di popoli come quello palestinese che, in tanti decenni di usurpazioni da parte degli israeliani – con la complicità di Usa e dell’Occidente -, ha visto massacri di uomini, donne, vecchi e bambini senza aver mai visto applicare il  pugno di ferro (come quello dell’Onu su Gheddafi) proprio verso Israele.

Anche i giornalisti “si distraggono”. Quei giornalisti che, a comando, denunciano massacri contro il popolo libico, bombardamenti e fosse comuni non documentati, mentre di quello che accade in Palestina, dove i documenti che attestano i massacri invece abbondano, non dicono mai nulla.

L’ultimo articolo su Israele che ricordo di aver letto fu l’intervista a un professore di diritto internazionale di Princeton, Richard Falk, rilasciata al Guardian nel dicembre 2008 dopo essere stato inviato proprio in Israele, come rappresentante delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Ecco cosa disse Falk:

“Il 14 dicembre sono arrivato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per svolgere il mio incarico di relatore speciale per le Nazioni Unite sui territori palestinesi. Stavo conducendo una missione che aveva lo scopo di visitare la Cisgiordania e Gaza per preparare un rapporto sull’osservanza da parte di Israele dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Erano stati fissati degli incontri al ritmo di uno l’ora durante i sei giorni previsti, a cominciare da quello, il giorno seguente, con Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese.

Sapevo che vi potevano essere dei problemi all’aeroporto. Israele si era fortemente opposta al mio incarico alcuni mesi prima e il suo ministro degli Esteri aveva rilasciato una dichiarazione secondo cui avrebbe proibito il mio ingresso se fossi venuto in Israele nel mio ruolo di rappresentante dell’Onu.

Allo stesso tempo, non avrei fatto il lungo viaggio dalla California, dove vivo, se non fossi stato ragionevolmente ottimista sulle mie possibilità di riuscire a entrare. Israele era stata informata che avrei guidato la missione e avrei fornito una copia del mio itinerario, e aveva rilasciato i visti alle due persone che mi assistevano: un addetto alla sicurezza e un assistente, che lavorano entrambi nell’ufficio dell’alto commissario per i diritti umani a Ginevra.

Per evitare un incidente all’aeroporto, Israele avrebbe potuto o rifiutarsi di accettare i visti o comunicare alle Nazioni Unite che non mi avrebbero permesso di entrare, ma non è stata presa nessuna delle due misure. Sembra che Israele abbia voluto impartire a me, e in modo assai più significativo alle Nazioni Unite, una lezione: non vi sarà nessuna collaborazione con coloro che esprimono forti critiche sulla politica di occupazione israeliana.

Dopo che mi è stato negato l’ingresso, sono stato tenuto in custodia cautelare insieme a circa altre 20 persone con problemi d’ingresso. Da questo momento, sono stato trattato non come un rappresentante delle Nazioni Unite, ma come una sorta di minaccia per la sicurezza, sottoposto a una perquisizione corporale minuziosa e alla più puntigliosa ispezione dei bagagli che abbia mai visto.

Sono stato separato dai miei due colleghi delle Nazioni Unite, a cui è stato permesso di entrare in Israele, e condotto nell’edificio di detenzione dell’aeroporto, distante circa un miglio. Mi è stato chiesto di mettere tutti i miei bagagli, insieme al cellulare, in una stanza e sono stato portato in un piccolo locale chiuso a chiave che puzzava di urina e di sudiciume. Conteneva altri cinque detenuti e costituiva uno sgradito invito alla claustrofobia. Ho passato le successive 15 ore rinchiuso in questo modo, il che è equivalso ad un corso intensivo sulle miserie della vita carceraria, inclusi lenzuola sporche, cibo immangiabile e luci che passavano dal bagliore all’oscurità, controllate dall’ufficio di guardia.

Naturalmente, la mia delusione e la mia dura reclusione sono cose insignificanti, non meritevoli di notizia per se stesse, date le serie privazioni sopportate da milioni di persone in tutto il mondo. La loro importanza è soprattutto simbolica. Sono una persona che non ha fatto nulla di sbagliato, se non esprimere la propria forte disapprovazione per la politica di uno stato sovrano. Soprattutto, l’ovvia intenzione era di umiliare me come rappresentante dell’Onu, e di mandare perciò un messaggio di sfida alle Nazioni Unite.

Israele mi ha sempre accusato di essere prevenuto e di aver fatto accuse incendiarie sull’occupazione dei territori palestinesi. Nego di essere stato prevenuto e insisto invece che ho cercato di essere obiettivo nel valutare i fatti e la legislazione di pertinenza. Il carattere dell’occupazione è di dare adito ad aspre critiche sull’atteggiamento israeliano, specialmente sul rigido blocco imposto a Gaza, che ha come conseguenza la punizione collettiva di un milione e mezzo di abitanti. Prendendo di mira l’osservatore, invece di quello che viene osservato, Israele gioca una partita scaltra. Distoglie l’attenzione dalle realtà dell’occupazione, praticando in modo efficace una politica di diversione.

Il blocco di Gaza non assolve nessuna funzione legittima da parte di Israele.
Si dice che sia stato imposto come rappresaglia per alcuni razzi di Hamas e della Jihad islamica che sono stati lanciati oltre confine sulla città israeliana di Sderot. L’illegalità di lanciare questi razzi è indiscutibile, ma non giustifica in alcun modo l’indiscriminata rappresaglia israeliana contro l’intera popolazione di Gaza.

Lo scopo dei miei rapporti è di documentare a nome delle Nazioni Unite l’urgenza della situazione a Gaza e altrove, nella Palestina occupata. Questo lavoro è di particolare importanza ora che vi sono segnali di una rinnovata escalation di violenza e persino di una minacciata rioccupazione da parte di Israele”.

Falk, infine, aggiunge: “Prima che una tale catastrofe accada, è importante rendere la situazione il più trasparente possibile, e questo è quello che avevo sperato di fare esercitando il mio compito. Nonostante l’ingresso negato, il mio sforzo sarà di continuare a utilizzare tutti i mezzi disponibili per documentare la realtà dell’occupazione israeliana nel modo più veritiero possibile”.

Oggi, dopo l’Egitto, la Tunisia, gli occhi della stampa internazionale sono tutti puntati sulla Libia. La Palestina ormai è fuori moda…

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/la-palestina-e-fuori-moda/99014/


LA GUERRA ALLA LIBIA E I GALLI DEL POLLAIO – Frattini: “Comando Nato o gestiamo noi le basi”. Scontro con la Francia. Tensione con la Lega

Frattini: “Comando Nato o gestiamo noi le basi”
Scontro con la Francia. Tensione con la Lega

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In piena missione scoppia il caso di chi ha il comando delle operazioni. L’Italia si impunta, la Norvegia sospende la sua partecipazione. Parigi risponde: “Seguiamo il dettato Onu”. Domani si discute la richiesta del Pd di un voto a Montecitorio. La Lega lavora ad una propria risoluzione.  Berlusconi a Bossi: “Non c’erano altre strade”

Frattini: "Comando Nato o gestiamo noi le basi" Scontro con la Francia. Tensione con la Lega Umberto Bossi

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ROMA – Le operazioni militari contro il regime di Muammar Gheddafi vanno avanti, ma chi e come gestisce il coordinamento dei raid aerei e dei bombardamenti al momento è tutt’altro che chiaro. Al ministro degli Esteri Franco Frattini, che parlando da Bruxelles ha auspicato il comando della Nato, pena il ritiro della disponibilità all’utilizzo delle preziose basi italiane, ha risposto a breve giro il ministero francese della Difesa. “La Francia applica pienamente e unicamente la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, che corrisponde anche alla visione della diplomazia italiana”, ha precisato il portavoce del dicastero, il generale Philippe Ponthies.

“Se la Nato non assumerà a breve il coordinamento delle operazioni militari, dovremo studiare un modo perchè l’Italia assuma la responsabilità del controllo delle proprie basi”, aveva precisato Frattini, aggiungendo che “l’Italia sta lavorando perché fra domani e dopodomani la Nato assuma la guida delle operazioni. Se no faremo valere il principio secondo cui le responsabilità di tutti ricadono su tutti”. L’Italia, ha ricordato il capo della Farnesina, ha accettato “in una primissima fase” di partecipare alla coalizione dei volenterosi che opera attraverso tre comandi, quello Usa a Napoli Capodichino, quello britannico e quello francese. “E’ però chiaro che, se siamo partiti con un’azione urgente, ora torniamo alla fisiologia, alla regola, che è il coordinamento della Nato”. Infatti, ha ribadito “la corresponsabilità delle decisioni deve essere garantita”.

Una posizione condivisa da Londra. “Col tempo vogliamo che il comando e controllo dell’operazione passi alla Nato”, ha detto il premier britannico David Cameron alla Camera dei Comuni. Ma secondo la Francia l’ipotesi di un comando affidato all’Alleanza atlantica non è realizzabile. “La Lega araba non vuole che le operazioni siano interamente messe sotto la responsabilità della Nato”, gli ha sottolineato il ministro degli Esteri Alain Juppè al termine della Consiglio Ue con i colleghi dei 27.

Una situazione di incertezza che rischia di incrinare il fronte diplomatico faticosamente messo insieme e che ha già fatto la prima vittima. La Norvegia ha annunciato infatti di aver sospeso la sua partecipazione alle operazioni militari in Libia finché non sarà chiarita la questione del comando.

Ma oltre che nelle relazioni internazionali la caotica gestione dell’intervento in Libia sta creando spaccature e tensioni anche sul fronte interno. La partecipazione di aerei italiani alle manovre in Libia ha riacceso infatti il malumore della Lega per una decisione che Berlusconi sembra in una certa misura aver subito. Lo stesso Berlusconi, durante il Consiglio dei ministri straordinario di stamattina, avrebbe spiegato a Bossi “che un’altra strada non esisteva” e che l’Italia non poteva rischiare di rimanere ai margini e subire solo le conseguenze di quanto deciso da altri. Soprattutto in vista dell’emergenza immigrati e profughi.

Rettiche e mezze frenate
che trovano spiegazione nell’evidente contrarietà del Carroccio. Una tensione che l’opposizione non manca di sottolineare. Per questo la conferenza dei capigruppo della Camera, convocata per domani alle 12,30, esaminerà la richiesta avanzata ufficialmente dal capogruppo Pd Dario Franceschini al presidente Gianfranco Fini di far esprimere con un voto l’aula della Camera sull’intervento in Libia. Un passaggio che trova il via libera di Terzo polo, la Lega, l’Idv e i responsabili.”Data la delicatezza della situazione, i molti distinguo all’interno della maggioranza, è assolutamente indispensabile che sia proprio il presidente del Consiglio, mercoledì, a rappresentare al massimo livello il governo in questo passaggio” dice Lapo Pistelli del Pd. Per Antonio Di Pietro dell’Idv “dall’intervento umanitario e di interdizione si sta rischiando di passare a un intervento di colonizzazione, e questo è pericoloso”.

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Dal suo canto la Lega lavora ad una risoluzione che chiederà il rispetto degli accordi commerciali su gas e petrolio, l’assoluto rispetto della risoluzione Onu, la necessità di un coordinamento Nato, l’assunzione di responsabilità dei paesi della coalizione a farsi carico di una quota di profughi, il blocco navale per contrastare l’immigrazione clandestina e prevenzione e contenimento delle infiltrazioni terroristiche. Sul documento potrebbe esserci – sempre secondo quanto si apprende – una convergenza del Pdl. “Se accadrà, vedremo. Per ora mi sembra ci sia condivisione delle nostre clausole che sono sono tutte di buonsenso” dice il ministro leghista Roberto Calderoli.

“Stiamo lavorando ad una risoluzione che prevede che tutti i paesi europei si facciano carico degli arrivi – aggiunge il ministro dell’Interno Roberto Maroni – Spero che tutto il parlamento voti la risoluzione, dopodichè tutto il governo continuerà a fare pressione per ottenere”. La Russa ascolta e rassicura: “Non vedo grandi divisioni nella maggioranza, la Lega non ha frapposto ostacoli. L’Onu non lasciava scelte, la risoluzione ci imponeva di stare dalla parte della comunità internazionale o contro”.

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21 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/21/news/ombrello_nato-13908397/