Archivio | marzo 24, 2011

Libia, il comando in mano alla Nato “A Napoli la base delle operazioni”

24/03/2011 – ATTACCO AL RAISS- IL FRONTE DIPLOMATICO

Libia, il comando in mano alla Nato
“A Napoli la base delle operazioni”

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L’annuncio del ministro turco confermato da fonti americane. «Il trasferimento in due giorni». La Farnesina: ottimo risultato

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BRUXELLES – Dopo giorni di incertezza arriva la schiarita sulle operazioni militari in Libia, che dalla prossima settimana passeranno nelle mani della Nato. L’annuncio è arrivato in serata dal ministro degli Esteri turco, ed è stato confermato da fonti dell’alleanza. Akhmed Davotoglu ha spiegato che- dopo una settimana di consultazioni vorticose- il trasferimento del comando avverrà nel giro di uno o due giorni, alla vigilia della prima della riunione del «gruppo di contatto» convocata per martedì a Londra. L’accordo è stato raggiunto in una teleconferenza con Francia, Usa e Gran Bretagna, i tre paesi sotto la cui bandiera sono state condotte finora le operazioni militari della coalizione dei volenterosi, per fare rispettare la risoluzione 1973 sull’Onu. I contatti si sono tenuti tra il segretario di stato Hillary Clinton, il ministro degli esteri francese Alain Juppè, il ministro degli esteri della Gran Bretagna William Hague e il ministro turco Davotoglu. Le operazioni di comando e controllo- ha annunciato la Cnn- saranno effettuate da Napoli. «Un ottimo risultato per l’Italia», dice il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari. «Si tratta di un’intesa politica che va nella direzione di quello che aveva chiesto l’Italia».

Per tutta la giornata si erano intensificate le pressioni sulla Francia, ormai isolata nella sua ostinazione di volere per l’Alleanza un coinvolgimento in Libia, ma senza la guida politica che secondo Parigi doveva restare alla coalizione. «I raid aerei stanno avendo successo e continueranno», ha assicurato il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppe. Da Londra, Hague ha dichiarato invece che il controllo sulle operazioni in Libia doveva passare alla Nato «appena possibile». L’Olanda ha indicato l’accordo sul comando come una condizione della sua partecipazione alle operazioni militari.

Sul tavolo degli ambasciatori Nato è arrivato nel pomeriggio un testo di compromesso messo a punto dagli esperti militari. Secondo il testo, i paesi che intendono continuare i raid aerei (Francia in primo luogo) dovrebbero incaricarsi di fare rispettare una no fly-zone allargata, chiamata «no fly-zone plus», che includerebbe anche la possibilità di attaccare le forze di terra di Gheddafi. Mentre i paesi che si oppongono agli attacchi aerei dovrebbero assumere la responsabilità di fare rispettare la semplice «no-fly zone» con azioni di sorveglianza aera e batterie di difesa anti-aerea.

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MULTIMEDIA


VIDEO
Strage a Daraa:
spari dei cecchini
Il video sul Web

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/394899/

fonte immagini

IL POTER PANICO – Due pesi e due misure: per gli USA, in Bahrein la vittima è l’autocrate che governa da 40 anni e non il popolo che manifesta per la democrazia / VIDEO: Se agudiza crisis en Bahréin, con más de 100 desaparecidos

Se agudiza crisis en Bahréin, con más de 100 desaparecidos

Da: | Creato il: 24/mar/2011

Desde Venezuela, Ernesto Wong Maestre, analista internacional, revisa la situación de Bahréin, donde es preocupante la cifra de desaparecidos durante las protestas. Dice Wong, que pese a lo que informan medios afines a intereses de EEUU, el conflicto va a continuar agudizándose.teleSUR
http://multimedia.telesurtv.net/24/3/2011/30138/se-agudiza-crisis-en-bahrein-…

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Bahrein, marzo 2011 – Due pesi e due misure: per gli USA, in Bahrein la vittima è l’autocrate che governa da 40 anni e non il popolo che manifesta per la democrazia (e che lamenta già 16 uccisi e 100 dispersi). L’esercito dell’Arabia Saudita interviene, con il consenso USA, per reprimere la ribellione. Un articolo di Hebdo Al-Ahram

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Hebdo Al-Ahram, 22 marzo 2011
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Il Poter panico

Dopo le violenze omicide della settimana scorsa e l’intervento dell’esercito saudita, le autorità del Bahrein annunciano di essere vittime di un complotto straniero

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di Maha Salem

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Ancora una volta viene agitato lo spettro di un complotto straniero. Il Bahrein ha annunciato di avere sventato un complotto contro la sua sicurezza, implicitamente accusando l’Iran. Questo piccolo regno del Golfo è fino ad ora fortemente aiutato dall’Arabia Saudita e gli Stati Uniti che vi hanno collocato una base militare che ospita la V° flotta. Questo arcipelago è infatti strategico per gli Stati Uniti, ma la dinastia dei Khalifa è contestata da un forte movimento di opposizione. Se pure l’opposizione non ha fino ad ora avuto alcun carattere religioso,  alcuni tentato di ricondurre il conflitto ad uno scontro tra sciiti e sunniti. L’80% della popolazione è infatti sciita, ma il governo è nelle mani della comunità sunnita dell’isola. “Il regno del Bahrein ha sventato un complotto straniero che era fomentato da almeno 20 o 30 anni”, ha annunciato il re Hamad bin Issa Al Khalifa. Non ha precisato quale paese sia coinvolto in questo complotto, ma Manama e i dirigenti sauditi hanno denunciato l’influenza dell’Iran.

I Sauditi hanno inviato un migliaio di uomini per sostenere il lignaggio dei Khalifa. Poi la polizia è intervenuta brutalmente per scacciare dal centro di Manama i protestatari che vi si erano accampati da diverse settimane. Anche gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar hanno inviato dei soldati, nell’ambito degli accordi di difesa dei paesi che fanno parte del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG). Gli Stati Uniti che hanno nel Bahrein il comando della loro V Flotta, incaricata della protezione delle rotte petrolifere del Golfo, hanno invitato le autorità alla moderazione, ma si sono astenuti da ogni altra forma di pressione. Gli Stati Uniti hanno per altro annunciato di non avere alcuna intenzione di intervenire in questo paese.

Il consigliere del presidente Barack Obama per la sicurezza nazionale, Tom Donilon, ha insistito sul fatto che le situazioni in Libia e Bahrein non sono “paragonabili”, giustificando in tal modo la diversa reazione USA. Ha aggiunto che il governo del Bahrein aveva proposto un dialogo nazionale con l’opposizione, ma che quest’ultima ha rifiutato, esigendo come primo passo le dimissioni del Primo Ministro, zio del Re, che è in carica da 40 anni. Hillary Clinton ha dal canto suo sostenuto che il Bahrein ha il “diritto sovrano” di chiedere l’aiuto dei suoi vicini del Golfo per difendersi. E’ chiaro che il Bahrein cerca di far passare la contestazione interna come un’ingerenza dell’Iran che, dal canto suo, rigetta ogni manipolazione.

Per difendere la sua posizione, il re Hamad ha assicurato che il complotto sventato aveva come obiettivi tutti i paesi del CCG  – Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Qatar, Oman e il Kuwait. Questi ricchi regni petroliferi temono, dalla sua istaurazione nel 1979, l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran, unica teocrazia sciita della regione. Fino alla prima guerra del Golfo nel 1991, queste monarchie vedevano nell’Iraq di Saddam Hussein una protezione essenziale contro il regime di Teheran.  Ma dopo l’imbrigliamento e poi la caduta del presidente iracheno, la sicurezza del Golfo e dei suoi campi petroliferi è assicurata dagli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti sono impegnati incondizionatamente per la sicurezza del Golfo”, ha ricordato la Clinton la settimana scorsa.  Ha denunciato le attività dell’Iran che, secondo lei, minano “la pace e la sicurezza” della regione.

La settimana scorsa l’Iran ha richiamato il suo ambasciatore a Manama per protestare contro la repressione sanguinosa delle manifestazioni in Bahrein,  ed ha denunciato l’invio di truppe saudite e degli Emirati. Dopo le autorità del Bahrein hanno espulso un diplomatico iraniano, accusato di aver fatto entrare delle armi in Bahrein. Teheran ha risposto applicando la legge di reciprocità ed ha espulso un diplomatico del Bahrein.

I manifestanti, che occupavano da un mese il centro della capitale, sono stati violentemente cacciati dalla polizia. Il re Hamad bin Issa Al Khalifa ha tuttavia promesso di continuare ad impegnarsi nel dialogo, ma la situazione resta bloccata.  In un comunicato, il Consiglio dei ministri si è rammaricato della risposta negativa dell’opposizione all’apertura di un dialogo mirante a trovare delle soluzioni.  Difendendo la scelta del rifiuto, lo sceicco Ali Salmane, capo del potente movimento dell’opposizione sciita Al-Wefaq, ha spiegato di essere “favorevole al dialogo. Ma non firmeremo alcuna resa e non tratteremo con un’arma puntata alla tempia”. Ha inoltre affermato che 100 persone risultano scomparse e 16 sono state uccise. Per difendere la propria posizione, la monarchia ha decretato lo stato di emergenza, ma tutto sembra indicare che il regime non sa più come fronteggiare le contestazioni.

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fonte:  http://www.ossin.org/bahrein/invasione-bahrein-arabia-saudita-hillary-clinton.html

Parentopoli e trasparenza, il Pd: buffoni. Il sindaco: non avete titolo morale

Parentopoli e trasparenza, il Pd: buffoni
Il sindaco: non avete titolo morale

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ROMA – Trasparenza sulle assunzioni delle società collegate al Campidoglio ma quando il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha iniziato a parlare nell’aula Giulio Cesare è scoppiata la bagarre con urla del tipo “buffoni” che si sono levate dai banchi del Pd. Il consigliere comunale Athos De Luca è stato espulso dall’aula e Alemanno ha risposto: «Siete coinvolti in affittopoli, parentopoli e in tutto il resto, quindi non avete titolo morale a intervenire. Non volete questo regolamento perché sperate che le cose rimangano come in passato e invece adesso tutto cambierà».

La seduta del Consiglio comunale è iniziata sull’onda della polemica che dovrebbe votare il nuovo regolamento sulle assunzioni nelle società partecipate del gruppo Roma Capitale. La discussione è stata aperta dall’intervento del sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha illustrato il provvedimento risultato del lavoro di un’apposita commissione. Durante il suo discorso il sindaco è stato più volte interrotto da alcuni appartenenti all’opposizione.

Durante la bagarre i rappresentanti dell’Udc si sono allontanati dai propri posti senza lasciare l’aula.

«Il nostro obiettivo è allinearci ai massimi standard di trasparenza ed efficacia. Vogliamo regole ferree per porre condizioni di trasparenza assoluta anche per il futuro, a prescindere da chi governerà. È questa la svolta che vogliamo realizzare». Così il sindaco Gianni Alemanno.

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Giovedì 24 Marzo 2011 – 18:31    Ultimo aggiornamento: 21:24
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Federalismo, dopo l’ok delle Regioni sì in bicamerale

Astensione del Pd rompe l’equilibrio in commissione

Federalismo, dopo l’ok delle Regioni sì in bicamerale

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La commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale ha dato il via libera al dl sul federalismo regionale. I voti favorevoli sono stati quelli della maggioranza: 15 i sì, 10 le astensioni provenienti dalle file del Pd e 5 i voti contrari (Terzo polo e Idv). Ha spianato la strada il semaforo verde dei governatori al provvedimento dopo le garanzie ricevute dal governo sugli emendamenti e sui fondi per il trasporto pubblico locale

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Roma, 24-03-2011

La commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, alla presenza di Umberto Bossi, ha dato il via libera al decreto legislativo sul federalismo regionale. I voti favorevoli sono stati quelli della maggioranza: 15 i sì, 10 le astensioni provenienti dalle file del Pd e cinque i voti contrari del terzo polo e dell’Idv. A spianare la strada per l’accordo è stato il semaforo verde dei governatori al provvedimento dopo le garanzie ricevute dal governo sugli emendamenti e sui fondi per il trasporto pubblico locale. Passaggio che ha così permesso l’astensione del Pd in commissione.

Un risultato reso possibile dall’opera di mediazione svolta dal ministro e maggiorente leghista Roberto Calderoli. A sancire l’accordo in Bicameralina è stata l’approvazione di un emendamento, a firma del relatore di minoranza Francesco Boccia, sulla cosiddetta clausola di salvaguardia che tutela le Regioni nel 2013 dai tagli disposti con la manovra 2010. La Bicameralina ha inoltre approvato l’emendamento delle Regioni che prevede il reintegro di 425 milioni per il trasporto pubblico locale.

Che la giornata di oggi potesse essere decisiva lo si è capito stamane quando i governatori riuniti a Roma per la Conferenza delle Regioni hanno incassato l’ok del governo alle loro richieste. “Possiamo affermare che il governo rispetta tutti i punti dell’accordo del 16 dicembre”, ha detto al termine il presidente Vasco Errani per conto di tutte le Regioni. “Sono garantiti i 425 milioni di euro aggiuntivi a coprire i tagli al trasporto pubblico locale fuori dal patto di stabilità, quindi spendibili – ha detto ancora il governatore emiliano-romagnolo -. La fiscalizzazione a partire dal primo gennaio del 2012 del tpl. La revisione dei tagli del decreto 78, poi legge di stabilità, relativi alle Regioni che rispettano il patto di stabilità.

Scelta questa fondamentale per poter avviare il percorso del Federalismo fiscale. Come abbiamo sempre detto le Regioni, che hanno lavorato tantissimo con determinazione per raggiungere questo risultato, rispetteranno l’accordo”.

Sono stati accolti anche una serie di emendamenti importanti per le Regioni come i fondi di perequazione, l’addizionale Irpef, che non scatterà dal 2011 ma nel 2013, e il meccanismo di garanzia della copertura di minori gettiti. “Considerato quello di oggi un passo in avanti, adesso dobbiamo semplicemente verificare che all’accordo corrispondano le scritture”.

Soddisfatta anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini, che in anticipo ha sottolineato come il governo “abbia accolto tutti i nostri emendamenti”.

Oltre ai 425 milioni di euro per il Tpl il decreto legislativo dispone lo sblocco dell’addizionale Irpef in tre tempi. Alla parte fissa pari allo 0,9 per cento, che sarà rideterminata entro un anno con un decreto del presidente del Consiglio, le Regioni potranno aggiungere fino allo 0,5 per cento per l’anno 2013; all’1,1 per cento per il 2014; al 2,1 per cento a partire dall’anno 2015.

Fino al 2013 rimangono ferme le aliquote dell’addizionale regionale all’Irpef delle Regioni che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo, sono superiori allo 0,9 per cento, salva la facoltà delle medesime Regioni di deliberare la loro riduzione fino allo 0,9 per cento. Resta fermo il limite della maggiorazione dello 0,5 per cento se la Regione ha disposto la riduzione dell’Irap.

 

Fini: si rischia di finire come il Belgio
Il presidente della Camera Gianfranco Fini non crede al rischio di una secessione. Piuttosto, per Fini c’è il rischio “che venga meno la coesione, che vengano meno le ragioni e la solidarietà di stare insieme. C’è il rischio quindi di trovarsi in una situazione come quella del Belgio in cui non c’è una secessione ma non c’è neppure una coesione”. Un timore manifestato dal presidente della Camera e leader di Fli nel corso di un incontro alla villa Reale di Monza nell’ambito della tre giorni Nord Camp, promossa dall’associazione TrecentoSessanta di Enrico Letta.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151271

I ‘PIEGHEVOLI’ RAI – Dossier del cdr del Tg1 contro Minzolini “Usa tecniche di disinformazione”

Dossier del cdr del Tg1 contro Minzolini
“Usa tecniche di disinformazione”

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L’organismo sindacale uscente attacca il direttore del telegiornale della rete ammiraglia di viale Mazzini. E passa in rassegna la sua conduzione: dalle escort al Rubygate. La replica: “E’ una cosa paradossale, singolare, assurda. Sono malati di un’ideologia che è finita da un pezzo”

Dossier del cdr del Tg1 contro Minzolini "Usa tecniche di disinformazione" Augusto Minzolini

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ROMA – Un ‘libro bianco’ sulla direzione del Tg1 di Augusto Minzolini. E’ quello realizzato dal comitato di redazione uscente del Tg1 (Alessandra Mancuso, Alessandro Gaeta e Claudio Pistola) che passa in rassegna il telegiornale della rete ammiraglia di viale Mazzini. Sono pagine e pagine cariche di critiche alla conduzione di Minzolini, dense di quelle che il cdr definisce omissioni, sottovalutazioni e vere e proprie “raffinate tecniche di disinformazione”. Ed ancora:; “Faziosita’, silenziatore sulle posizioni critiche nei confronti del governo, campagne contro, nessun diritto di replica, politica ridotta a pastone”. Immediata la replica del direttore: “‘E’ una cosa paradossale, singolare, assurda. Sono malati di un’ideologia che è finita da un pezzo”.

Scorrere le molte pagine è come fare una full immersion sul giornalismo targato Minzolini. Che, al momento dell’insediamento, nel giugno 2009, dice: “Il mio Tg si occuperà della vita reale della gente”. Da allora ad oggi è stato un continuo di polemiche, calo di ascolti, tensioni con la redazione, editoriali sempre in sintonia con il governo, notizie abilmente sottaciute. Altre, altrettanto abilmente pompate.

Qualche esempio, tratto dal dossier dei giornalisti Rai. Delle escort nelle residenze del premier non si parla. Perché, spiega Minzolini, “è solo gossip, non ci sono notizie”. Della Gelmini e della sua riforma aspramente contestata neanche. Meno che mai di Brunetta che se la prende con la sinistra “che deve andare a morire ammazzata”. A ottobre 2009 il cdr protesta e chiede che il Tg non sia “schierato”. Per tutta risposta Minzolini va in video e, come aveva invocato Berlusconi pochi giorni prima, chiede il ritorno “all’immunità parlamentare”. A dicembre un milione di persone in piazza per il No B day valgono un servizio di un minuto e trenta. Avanti così. Berlusconi viene colpito in piazza Duomo da uno squilibrato e Minzolini va in video a dire “basta al clima d’odio”. Gennaio 2010 comincia con un editoriale in cui si paragona Craxi a Reagan e Wojtyla: “Fu un capro espiatorio”. Scoppia lo scandalo appalti a L’Aquila. Nuova scesa in campo del direttore a difesa del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso: “No alla gogna mediatica”.

La trasformazione dell’assoluzione per prescrizione in una ben più rassicurante semplice assoluzione del premier implicato nel caso Mills è ormai storia. Tanto che telefonate e mail di protesta inondano la redazione. Al Tg1, denuncia il cdr, cominciano le “epurazioni” dei giornalisti “sgraditi” al direttore. Da Tiziana Ferrario a Paolo di Giannantonio. Pochi giorni dopo se ne andrà anche Maria Luisa Busi. Il 10 giugno 2010 nuova apparizione video di Minzolini che, in piane crisi, esalta i risultati economici ottenuti dal governo. Scoppia il caso della casa del ministro Scajola. E al Tg1 si parla di “corsi di galateo per cani”. Non mancano i continui attacchi a Repubblica, “il giornale politico per eccellenza”.  Perfetta, invece, la sintonia con Panorama, Giornale, Libero.

Il 14 gennaio 2011 Berlusconi viene indagato per concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile. Giornali e siti sono pieni di verbali e intercettazioni. Per Minzolini, però, la notizia vale solo la terza posizione in scaletta, a dieci minuti dall’inizio del Tg serale. Ecco cosa si legge nel dossier: “Nel servizio solo gli estremi della notizia e nulla sulla sostanza: le notti passate da Ruby ad Arcore, il bunga bunga. Poi ecco la replica affidata all’avvocato del premier. Infine il procuratore capo Bruti Liberati, che ricorda ‘che c’è sempre il principio di non colpevolezza’”. Nei giorni seguenti “sparisce” la notizia degli appartamenti in via Olgettina, niente sull’interrogatorio della Minetti, niente sui tabulati telefonici.

Il 16 e il 19 ampio spazio a due videomessaggi di Berlusconi, mentre si continua a glissare sull’inchiesta Rubygate. Cose private, si dirà. Di nessuna importanza politica. Sarà, ma colpisce però la prontezza che il Tg1 dimostra sulla vicenda della casa di Montecarlo tirando in ballo il presidente della Camera Gianfranco Fini. Servizi e servizi su una questione da cui Fini uscirà senza coinvolgimento.

Nel frattempo Berlusconi irrompe al telefono durante la trasmissione di Gad Lerner sullo scandalo Ruby. Il Tg1 ne parla, ma “non spiega cosa l’abbia provocata e non fa sentire i momenti salienti della scenata del premier”.

Imperversano, però, i servizi “di intrattenimento”. Qualche esempio? Uomini italiani sempre più casalinghi, un gorilla star del web, un giocatore di basket che resta appeso nel canestro, le volpi in città…

Nel dossier spiccano veementi campagne di stampa contro gli sprechi della Regione Sicilia governata dal terzopolista Raffaele Lombardo. Ma dove ci si dimentica della parentopoli che ha colpito il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il Tg1 si dedica agli sprechi siciliani il 3, il 4, il 5, il 6, il 9, il 10 gennaio 2011. Mentre dello scandalo che investe l’amministrazione capitolina e dello scioglimento della giunta si fa fatica a trovare traccia. Se si esclude una dichiarazione di Alemanno che parla della chiusura “di una fase di governo che ha ottenuto grandi risultati”.

A fine gennaio 2011 il cdr prende carta e penna e fa i conti. “Si è chiusa per il nostro telegiornale una settimana che dovrebbe indurci a una riflessione sulla qualità e sull’autorevolezza del Tg1: la media dei telespettatori sintonizzati sull’edizione delle 20 da lunedì 24 a domenica 30 è stata del 24,3 per cento. Venerdì abbiamo toccato il 22,83 per cento, uno dei risultati più negativi nella storia del Tg1. Anche ieri la media del Tg1 delle 20 è stato del 23.30. La questione riguarda tutti e il nostro futuro: ne vogliamo parlare?”.

Il dossier dal Cdr uscente verrà consegnato al nuovo cdr composto da Simona Sala, Alessio Rocchi e da uno dei volti dell’edizione serale Attilio Romita. E, da quanto si dice nei corridoi di viale Mazzini, solo quest’ultimo sembra in sintonia con la linea minzoliniana.

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24 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/24/news/dossier_minzolini-14043671/?rss

INTIMIDAZIONI MAFIOSE – Giustizia, nuovo blitz in commissione: Giro di vite su responsabilità giudici

Giustizia, nuovo blitz in commissione
Giro di vite su responsabilità giudici

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L’emendamento depositato dalla Lega e votato anche dal Pdl: estende la responsabilità dei magistrati “ad ogni violazione manifesta del diritto”. L’opposizione: “Misura punitiva”. l’Anm: ci vogliono intimidire

Giustizia, nuovo blitz in commissione Giro di vite su responsabilità giudici

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ROMA – In Parlamento primo sì al giro di vite sulla responsabilità dei giudici. Come anticipato oggi da Repubblica 1 la nuova norma – che rischia di ampliare a dismisura le cause contro le sentenze della magistratura – è stata inserita nella legge comunitaria del 2010, ed è stata questo pomeriggio approvata in commissione Giustizia alla Camera. L’emendamento, depositato dalla Lega, estende la responsabilità dei magistrati “ad ogni violazione manifesta del diritto”. Il testo, sarà in Aula da lunedì.

Nel suo parere la commissione ha inserito due osservazioni. Nella prima si chiede ai fini della determinazione della “violazione manifesta del diritto”, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia al suo sindacato con particolare riferimento “al grado di chiarezza e di precisione della norma violata”, al “carattere intenzionale della violazione”, alla “cusabilità o inescusabilità dell’errore di diritto”.

La commissione ha chiesto anche di valutare l’opportunità di sopprimere il comma 3 dell’articolo 2 della 117 del 1998 sulla responsabilità dei magistrati. Le osservazioni della commissione non sono vincolanti per il relatore che potrebbe però tenerne conto nel passaggio in aula del provvedimento.

Molto critiche le opposizioni. “L’emendamento del relatore è inaccettabile nel contenuto ed è offensivo nella forma. Si approfitta della legge comunitaria per finalità del tutto estranee alla natura della legge”, dice per l’Udc Rocco Buttiglione. “Il Pdl ha puntato una pistola alla nuca della magistratura – sostiene Donadi dell’Italia dei Valori – ed è un grave atto intimidatorio che non diventerà mai legge. Lo impediremo in tutti i modi”

Per Giulia Bongiorno, di Fli, l’emendamento ha “una formulazione così vaga e generica” che avrà come risultato solo quello di “intimidire” i magistrati.

In serata giunge anche la dura reazione dell’Associzione Nazionale dei magistrati. Per bocca del presidente Palamara l’Anm dice che “appare evidente che ha avuto inizio la stagione delle riforme punitive. Ancora una volta assistiamo a un intervento episodico, contingente, svincolato da quelle che sono le reali emergenze della giustizia e dettato esclusivamente dalla volontà di intimidire i magistrati nello svolgimento della loro attività. E’ un emendamento che contestiamo anche per le modalità e i tempi con i quali è stato presentato e che non hanno tenuto in alcuna considerazione i punti di vista della categoria interessata”.

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24 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/24/news/giustizia_nuovo_blitz_in_commissione_giro_di_vite_su_responsabilit_giudici-14052419/?rss

Due scosse di terremoto in Thailandia

Colpito il nord del Paese

Due scosse di terremoto in Thailandia

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Un terremoto di magnitudo 7 ha colpito un’area fra Thailandia, Birmania e Laos. Lo riferisce l’Istituto geologico americano (USGS) sul suo sito

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Washington, 24-03-2011

Un terremoto di magnitudo 7 ha colpito un’area fra Thailandia, Birmania e Laos. Lo riferisce l’Istituto geologico americano (USGS) sul suo sito.

Il terremoto si è verificato 69 miglia a nord di Chiang Rai, nel nord della Thailandia, al confine con Birmania e Laos. Il tremito è stato sentito anche nella capitale del Vietnam, Hanoi, dove la gente è stata evacuata dagli edifici alti.

Testimone: avvertito ai piani alti di Bangkok
“Il terremoto è stato chiaramente percepito a Chiang Mai, la più popolosa città nel nord della Thailanda, e più debolmente ai piani alti di Bangkok”.

Nella zona attorno all’epicentro – il ‘Triangolo d’oro’ tra Thailandia, Birmania e Laos – non ci sono grandi città, ma sono presenti alcune cittadine di qualche decina di migliaia di abitanti e diversi villaggi, dove praticamente tutti gli edifici sono costruiti senza rispettare gli standard antisismici.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=151262