Fini: “Lega brava a imporre federalismo. Ma la Padania è una grande sciocchezza”

“UMBERTO MAGNO. LA VERA STORIA DELL’IMPERATORE DELLA PADANIA”

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Fini: “Lega brava a imporre federalismo
Ma la Padania è una grande sciocchezza”

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Il presidente della Camera: “Non si può sostituire all’identità nazionale una identità artefatta”

Fini: "Lega brava a imporre federalismo Ma la Padania è una grande sciocchezza"

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ROMA – “La più grande sciocchezza è quella di parlare di Padania. Che cosa tiene insieme, infatti, Ventimiglia con il Cadore se non l’essere italiani?”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, conversando con l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, durante la presentazione del suo libro “L’Italia che vorrei”.

“Non si può sostituire all’identità nazionale – dice il presidente della Camera – quella artefatta della Padania. Che non è una identità culturale, è una pianura…”.

La terza carica dello Stato si è soffermato anche sulla parola e sul significato di federalismo: “La Lega è riuscita a mettere tutti insieme anche cose che non c’entrano nulla grazie alla parola magica federalismo. E questo è stato il capolavoro di Bossi, tanto di chapeau. E’ riuscito a imporre questa parola non solo nel lessico politico ma anche nel comune sentire dei cittadini. Già Cattaneo -sottolinea Fini- parlava di federalismo perchè voleva unire quello che era diviso”.

“La Lega è stata dunqe bravissima – continua Fini – a presentare un’esigenza reale, presente tra l’altro nella Costituzione, che in realtà è l’autonomia portata a conseguenze più avanzate”. “L’abilità della Lega è stata anche di far rientrare con il federalismo ciò che non c’entra nulla e cioè quell’orgoglio per le radici del focolare, per le piccole patrie, che non è necessariamente in antitesi con la grande patria: è il tuo gonfalone, il tuo comune. Il culto e la difesa delle tradizioni locali che è una ricchezza”.

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25 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/03/25/news/fini_padania_una_grande_sciocchezza-14100898/?rss

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“UMBERTO MAGNO. LA VERA STORIA DELL’IMPERATORE DELLA PADANIA”

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21.12.2010
‘Umberto Magno’, buco nero della Lega

Il libro è stato subito ‘adottato’ dal Movimento 5 Stelle e dall’associazione Grillireggiani, che hanno organizzato una campagna informativa natalizia (leggi: “A Natale regala un libro ad un leghista…n.d.r.) che culminerà martedì 21 dicembre alle 21 all’Hotel Posta di Reggio, dove il testo sarà presentato alla presenza dell’autore: grande eco dunque per Umberto Magno, la vera storia dell’imperatore della Padania, il volume di Leonardo Facco edito da Aliberti che traccia la parabola politica del partito del Nord e del suo leader, il senatùr Umberto Bossi, a quasi trent’anni dalla nascita della Lega Lombarda.

430 pagine dalle quali emerge il ritratto di un partito-azienda rigorosamente a disposizione del leader e capo assoluto, un vero e proprio padre-padrone del Carroccio: per Facco Bossi è la Lega e la Lega è Bossi, anche al giorno d’oggi, nonostante la malattia abbia ridotto il senatùr all’ombra di quel personaggio movimentista e carismatico del recente passato. Un personaggio raccontato e delineato da chi ha vissuto in prima persona l’esperienza e la crescita impetuosa della Lega negli ultimi 15 anni, credendo in un primo momento nelle battaglie del movimento ma scontrandosi poi con quel che definisce “un fallimento dietro l’altro fatto di bugie a ripetizione”. Facco infatti, giornalista, scrittore, musicista e autore teatrale, ha conosciuto la Lega da molto vicino avendo per altro lavorato per 4 anni al quotidiano di partito “La Padania”.

Nel testo trova ampio spazio lo scandalo delle cooperative padane, il tentativo leghista della fine degli anni ’90 di convertire il sistema delle coop “di sinistra” a favore dell’ideale padano, ha prodotto alla fine dei conti solo un buco da diverse centinaia di milioni di lire e una serie di fallimenti a catena, oltre alla scia di delusioni e debiti lasciati in giro che ha lambito anche l’Emilia, e nemmeno troppo marginalmente, avendo toccato in prima persona la stessa militanza reggiana del partito del Nord.

La strategia delle cooperative leghiste, tra le tante iniziative promosse dal partito con l’obiettivo di finanziarsi, pubblicizzare e dare concretezza al progetto indipendentista padano, ha visto fin da subito nomi illustri: se l’idea viene dallo stesso vertice del movimento politico, infatti, all’atto costitutivo – sottoscrittori di quote per centomila lire – figurano anche i nomi dei parlamentari Davide Caparini e Paolo Grimoldi e di Ludovico Maria Gilberti (amministratore del quotidiano “La Padania” e vicepresidente della prima coop di Paderno Dugnano), Piergiorgio Martinelli (già sindaco di Chiuduno e amministratore della Lega lombarda), Davide Boni (oggi presidente del Consiglio regionale lombardo ed ex presidente della Provincia di Mantova), Andrea Angelo Gibelli (parlamentare e vicegovernatore della Regione Lombardia). Non manca naturalmente Roberto Calderoli, a quel tempo segretario della Lega lombarda, in veste di legale rappresentante e presidente della neonata società cooperativa a responsabilità limitata.

Nell’atto costitutivo, registrato il 27 maggio 1998 presso lo studio di Guido Malusa, notaio di Carate Brianza, repertorio n. 2805I, si legge: “È costituita con sede in Milano in Corso Italia n. 16 una società cooperativa a responsabilità limitata denominata in breve Made in Padania Coop Scrl”. Il patrimonio sociale della società è costituito da un capitale sociale variabile formato da un numero illimitato di quote, ciascuna delle quali di valore nominale non inferiore a 50mila lire, e da un numero illimitato di azioni nominative trasferibili di valore nominale pari a 500mila lire.

Tra gli azionisti anche numerosi militanti reggiani, organizzatisi sul territorio locale per dare manforte al progetto di Bossi e Calderoli. Il documento che attesta uno dei numerosi versamenti in favore della neonata società è infatti, tra i tanti, proprio quello relativo a un bonifico autorizzato l’8 aprile del 1999 da una filiale modenese della Cassa di Risparmio di Carpi e indirizzato, per l’importo di un milione di lire, da Fabio Ferrari (attuale consigliere comunale del Carroccio a Scandiano e capogruppo della Lega Nord nell’unione dei comuni Tresinaro-Secchia) alla “Made in Padania Coop Scrl” con la causale “quota di adesione a socio coop”.

Una società da subito apparsa mal gestita e disorganizzata, finanziariamente destinata al fallimento per la sua conduzione dilettantistica, con una facciata dallo spirito puramente padani ma con un ‘dietro le quinte’ paradossale, fatto di magazzini in costante esubero di merce, scaffali con prodotti griffati col Sole delle Alpi, debiti nascosti, controlli inesistenti, volontari che lavoravano pagati in nero, favori e assunzioni per le persone vicine ai leader del Carroccio e ai suoi fedelissimi.

“Un giorno con una raccomandata a me intestata – ha ricordato nel libro Mario Morelli, ex dirigente del Carroccio ed ex presidente del consiglio di amministrazione della “Made in Padania Coop” – venni a sapere che esistevano degli azionisti emiliani della cooperativa. Essi, per diventare soci, avevano versato diversi milioni all’ex presidente Calderoli. Nei loro programmi c’era l’intenzione di aprire un punto vendita in una città della loro regione. Il made in Padania non andava bene e loro, per mezzo di un responsabile, mi chiedevano indietro i quattrini che avevano investito“.

Le lamentele provenivano direttamente da Genesio Ferrari, a quei tempi presidente nazionale della Lega Nord Emilia (una sorta di segretario sovraprovinciale del partito per i territori da Bologna a Piacenza) e ora recentemente eletto segretario del Carroccio nella zona ceramiche, a suo tempo fortemente intenzionato a realizzare un punto vendita della catena “Made in Padania Coop” nella città di Reggio: Ferrari si era adoperato sia per trovare i locali necessari all’apertura sia per mettere in piedi l’organizzazione necessaria alla sua gestione, compreso l’arruolamento dei soci necessari ad avviare le attività. Dopo aver ottenuto l’ok all’operazione direttamente dai vertici della Lega, lo stesso Ferrari aveva anche versato una parte dei soldi necessari, raccolti grazie all’impegno e alla generosità dei militanti locali.

Tuttavia, a dicembre del 2000, l’assenza di risposte dai vertici del partito aveva spazientito Genesio Ferrari e la Lega reggiana tutta, non più disposta – dopo tanti sforzi – ad accettare di subire in silenzio questa situazione di stand-by. Da qui la raccomandata al presidente della coop leghista e per conoscenza allo stesso segretario federale Umberto Bossi, con la richiesta di poter avere indietro quanto versato a suo tempo nelle casse della società cooperativa: una somma pari in tutto a 8 milioni e 150mila euro.

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