Archivio | marzo 26, 2011

GIAPPONE – A due settimane dal sisma è allarme radioattività / Germania: in 100.000 contro il nucleare

Giappone: si estende il rischio contaminazione

A due settimane dal sisma è allarme radioattività

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Tokyo – A due settimane dal sisma/tsunami il Giappone, mentre è in corso la lotta per la messa in sicurezza della centrale di Fukushima n.1, deve misurarsi con l’allarme radioattività diventato ancora più grave. I livelli di iodio-131 in mare, a 300 metri dall’impianto nucleare, sono risultati oggi 1.250 volte più alti della norma, da appena 103,9 volte di ieri: bere 50 centilitri di acqua con questa concentrazione significa raggiungere in un sol colpo il limite annuale di iodio assorbito dall’organismo umano. «Le correnti oceaniche disperdono le particelle radioattive e quindi, grazie alla diluizione, l’impatto su pesci e alghe sarà minimo», ha spiegato Hidehiko Nishiyama, vice direttore dell’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, volto noto dei bollettini sulla crisi. A 30 km, in pieno Pacifico, lo iodio-131 è nei limiti con scarsi rischi di contaminazione. Difficilmente potranno essere superati i timori internazionali sull’export del pesce del Giappone, dopo che diversi Paesi hanno deciso il bando di latte e verdure dalle aree intorno alla centrale e altri stanno verificando lo stato dei frutti di mare. Nel giorno del 40/mo anniversario della messa in funzione del primo reattore di Fukushima (il cui nome significa beffardamente `isola fortunata´), il capo di gabinetto Yukio Edano ha detto che la fase è stabile e «non peggiora, ma c’è molto lavoro da fare». In altri termini, «si impedisce il peggioramento» ed «è difficile prevedere la fine della crisi».

La radioattività ha frenato le operazioni dei 500-600 uomini della Tepco, il gestore dell’impianto, e dei tecnici coinvolti, inclusi quelli delle forze armate nipponiche. Nishiyama ha anche rimproverato la Tepco per le 3 persone esposte giovedì a forti radiazioni a causa del mancato rispetto delle procedure di sicurezza dentro l’edificio della turbina del reattore n.3, tra cui le scarpe non adeguate. «Non ci sono dati che suggeriscono una rottura del contenitore», ha proseguito in relazione all’ acqua accumulatasi in quello che è il reattore più pericoloso tra i sei perché utilizza un combustibile misto di uranio e plutonio, l’isotopo radioattivo più letale. A Tokyo la vita è sempre più scandita dall’emergenza tra rischi blackout e radiazioni su cibo-acqua corrente. Alle 19.00 in punto (le 11.00 in Italia), nel grande spiazzo della stazione di Shimbashi c’erano non più di 10 persone, contro le migliaia dei tempi normali. Ad Akasaka, area a due passi dai palazzi del potere, nella piccola `Korea town´ i ristoranti sono semivuoti, malgrado il sabato, e molte delle insegne spente.

A Roppongi, il quartiere degli `occidentali´, trovare un non giapponese è raro: i `gaijin´ sono diventati `flyjin´, secondo un esempio di humor che prende di mira la facilità con cui gli stranieri hanno lasciato Tokyo (o il Giappone) per la minaccia della contaminazione. Il governo metropolitano di Tokyo ha fatto sapere che lo iodio-131 nell’acqua è sceso a 59 Bq/Kg, sotto la soglia per i lattanti a quota 100, ma la corsa all’acqua in bottiglia non è finita. Su 25 `conbini´, i piccoli negozi con beni di prima necessità aperti 24 ore su 24, nelle aree centrali di Hibiya, Kasumigaseki e Toranomon, solo 3 avevano in serata una esigua disponibilità fatta di acqua gassata, tradizionalmente poco gradita dai giapponesi. Nei supermercati, che hanno ridotto gli orari di apertura, la verdura in vendita (come nella catena `niku no Hanamasa´) è in prevalenza importata o proveniente da aree come l’isola di Kyushu o le prefetture Kumamoto e Fukuoka. Richiesti tuberi e verdure nipponiche, come daikon, renkon e goya, un tipico cetriolo amarognolo di Okinawa.

Un manager di un negozio Maruetsu ha spiegato che le vendite di tagliolini e noodle istantanei e riso sono in aumento. L’allerta sull’acqua ha spinto a cucinare meno: solo il riso, unico alimento di cui il Giappone ha eccesso di produzione, è di fatto un’autentica salvezza. Due bicchieri di acqua bastano per la cottura nel `suihanku´, il bollitore immancabile nelle case dell’arcipelago, eliminando ogni possibile spreco.

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26 marzo 2011

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/03/26/AON6NxH-radioattivita_settimane_allarme.shtml

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Anti Nuclear Demonstration in Berlin – March 2011

Da: | Creato il: 26/mar/2011

Tens of thousands of Germans took to the streets Saturday to protest against nuclear power. Under the banner “Fukushima means: no more nuclear power stations,” marches took place in Hamburg, Cologne, Munich and capital Berlin, ahead of the vote in wealthy Baden-Wuerttemberg Sunday, where the nuclear issue is set to play a key role. In Berlin alone, police said the “organisers’ aim of getting 50,000 would be basically achieved.”

Germania: in 100.000 contro il nucleare

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Germania, paura nucleare. La tragedia che ha colpito il Giappone ha scosso le coscienze e le sensibilità di tutto il mondo. I capi di Stato e di Governo hanno reagito in modi differenti. Il presidente USA, Barack  Obama ha dichiarato di voler andare avanti lo stesso, il programma nucleare non si tocca, al contrario della cancelliera tedesca,  Angela Merkel, che ha invece sentenziato l’uscita dal nucleare “il più presto possibile”. A sostegno della decisione della Merkel, anche la piazza. Sono state ben quattro le città toccate da manifestazioni di cittadini che si sono riuniti per le strade protestando contro l’utilizzo di energia derivata da centrali nucleari, guidati dalle associazioni ambientaliste.

Solo rinnovabili: “Fukushima ammonisce: spegnere tutti i reattori”: uno dei tanti slogan pronunciati. Berlino, Amburgo, Colonia e Monaco. In tutte e quattro le città, alle 14.15 si è osservato un minuto di silenzio per le vittime di Fukushima, dove la situazione pare aggravarsi di giorno in giorno, anche se molto lentamente. La reazione a catena però intimorisce. Nel distretto del Nord-Est giapponese si è assistito in pochi giorni ad un’escalation di gravità della situazione, divenuta praticamente incontrollabile per alcune ore, poi ripresa in mano, almeno parzialmente grazie a tecnici e pompieri che hanno messo (e ancora stanno mettendo) gravemente a rischio la loro salute. A questo proposito la Merkel ha spiegato che, in ogni caso, la produzione di energia nucleare per la Germania è una “situazione transitoria” , in quanto l’obiettivo è quello di mantenersi con energie alternative, settore nel quale verrà incrementata la ricerca. La cancelliera tedesca ha inoltre specificato però che, se la Germania dovesse  arrestare tutti i reattori funzionanti, sarebbe attualmente costretta a compare lo stesso tipo di energia da altri. Una cosa che “non avrebbe senso”, ha spiegato. A.S.

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26 marzo 2011

fonte:  http://www.newnotizie.it/mobile/news.php?id=342688

LA MANIFESTAZIONE – ‘Acqua bene pubblico’, 300mila in piazza a Roma / VIDEO

Manifestazione Acqua e Nucleare del 26 marzo

Da: | Creato il: 26/mar/2011

http://www.italiadeivalori.it
I parlamentari dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando, Elio Lannutti e Carlo Monai alla manifestazione per il Si al referendum acqua pubblica e il Si all’abrogazione del Nucleare che si è tenuta a Roma il 26 marzo 2011.

Roma, manifestazione per l’acqua pubblica

Da: | Creato il: 26/mar/2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/ I comitati promotori dei referendum del 12 e 13 giugno hanno organizzato un corteo per le vie della capitale. Banchetti, informazioni e una manifestazione festosa per ricordare l’importanza di due sì alla consultazione referendaria su acqua pubblica e nucleare. Video di Clara Gibellini

Roma 26 marzo – Lungo il corteo

Da: | Creato il: 26/mar/2011

Manifestazione del 26 marzo per l’acqua bene comune e contro il nucleare.

‘Acqua bene pubblico’, 300mila in piazza a Roma

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Corteo a sostegno dei due referendum di giugno, su acqua e nucleare

26 marzo, 19:03
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ROMA –  Sono 300 mila le persone che, secondo gli organizzatori, hanno sfilato questo pomeriggio a Roma per l’acqua pubblica. Il corteo, promosso dal comitato referendario ‘2 si’ per l’acqua bene comune’ e’ arrivato a piazza San Giovanni.

Il corteo e’ partito dalla stazione Termini di Roma con in testa uno striscione con su scritto: “Due sì per l’acqua bene comune. A sfilare in via Cavour tanti cittadini, associazioni e rappresentanti politici, come Angelo Bonelli (Verdi) e Nichi Vendola (Sel). Tanti anche i cartelli e gli striscioni contro il nucleare e la guerra in Libia. “Nucleare no grazie!”, recita un cartello esposto da alcuni manifestanti di Cremona.

“Siamo qui in piazza sia per l’acqua pubblica, sia per il nucleare – spiega Fabrizio Aroldi -. Al referendum dobbiamo andare a votare sì contro il nucleare per chiedere scusa a tutti coloro che sono morti per questo veleno”. “No alla guerra per l’acqua, per il petrolio e per l’uranio”, recita un grande cartellone esposto da cittadini arrivati da Belluno. “Abbiamo voluto associare alla protesta per l’acqua quella più attuale per la guerra in Libia – spiega uno di loro, Lolo -. Noi siamo pacifisti e diciamo no ad una guerra per il petrolio e per l’uranio”.

SI SFILA CON RUBINETTI IN TESTA – Cappelli a forma di rubinetti o rubinetti attaccati in fronte e gocce blu dipinte sul viso. Sono tanti i manifestanti che, nel corteo per l’acqua pubblica a Roma, hanno scelto questi simboli per dire “no alla privatizzazione” e promuovere il sì ai referendum del 12 e 13 giugno. Nel corteo che sta attraversando il centro di Roma diretto a piazza della Repubblica scorre anche un lenzuolo blu di 30 metri realizzato da alcuni manifestanti venuti da Arezzo. “Questo lenzuolo rappresenta il bene più importante che abbiamo – affermano – l’acqua. Siamo venuti dalla Toscana perché questa non è una battaglia di partito ma di cittadinanza. Riguarda tutti indistintamente”.

DI PIETRO, ARIA E ACQUA NON SI PRIVATIZZANO – ”’Dar da bere agli assetati’ ha detto Gesu’ Cristo. Non ha mica aggiunto ‘soltanto se hanno i soldi per pagarsela’. Non e’ stato Marx a insegnarci che l’acqua e’ il primo bene comune e che farla diventare una fonte di profitto e’ una bestemmia. E’ il Vangelo che ce lo ha insegnato. E per chi non e’ ne’ marxista, ne’ credente, basta il semplice buon senso. Due elementi naturali che appartengono a tutti e che non si possono mai trasformare in proprieta’ privata di qualcuno: l’aria e l’acqua. Perche’ l’aria e l’acqua sono la vita e la vita non puo’ essere venduta a qualche imprenditore privato”. E’ quanto scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

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Prima pagina: Ansa.it

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/26/visualizza_new.html_1531205207.html

Rivolta in Siria, sette morti / VIDEO: Syrian forces shot people dead in “Latakia” city – 26 March

Syrian forces shot people dead in “Latakia” city – 26 March

Da: | Creato il: 26/mar/2011

Scontri a fuoco a Latakia

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Rivolta in Siria, sette morti

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Più di 150 persone uccise in sette giorni di repressione. In migliaia hanno preso d’assalto la sede del partito Baath a Tafas e a Latakia, mentre la piazza di Daraa si riempie di nuovo di manifestanti

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Damasco, 26-03-2011

Sono sette i morti caduti oggi sotto il fuoco delle forze di sicurezza a Latakia, in Siria. Lo riferiscono i siti di attivisti siriani su Facebook e Twitter, che mostrano anche un video amatoriale che riprenderebbe la morte in diretta di uno dei giovani.

Un intenso scontro a fuoco a Latakia, porto a nord-ovest di Damasco e capoluogo della regione alawita da cui proviene la famiglia presidenziale degli Assad.

Centinaia di manifestanti in piazza a Daraa, città siriana epicentro delle proteste senza precedenti nel sud del Paese, con slogan che inneggiano alla libertà. “Il popolo vuole la caduta del regime”, recita uno striscione.

Le migliaia di persone che oggi avevano partecipato ad un funerale hanno dato fuoco ad un edificio e ad una stazione di polizia. Su Facebook c’è un appello alla ‘rivolta popolare’ dopo le dimostrazioni finite nel sangue dei giorni scorsi: secondo fonti mediche locali, sette giorni di repressione hanno provocato 150 morti.

Da Londra, intanto, l’Osservatorio siriano diritti umani fa sapere che le autorità hanno rilasciato 200 persone, per la maggior parte islamici, che avevano firmato una domanda di libertà.

Le fiamme
Migliaia di persone che avevano partecipato oggi ad un funerale a Tafas, un piccolo centro nei pressi di Deraa teatro delle manifestazioni antiregime, hanno preso d’assalto e dato alle fiamme un deificio del pertito Baath e una stazione di polizia.
Lo rendono noto testimoni sul posto.

Daraa
Centinaia di manifestanti si sono radunati oggi nuovamente nella piazza principale di Daraa, la citta’ epicentro delle proteste senza precedenti nel sud del Paese, scandendo slogano che inneggiano alla “libertà”. Lo riferiscono testimoni.
Più di 150 morti in sette giorni
Più di 150 persone sono state uccise nel sud della Siria in sette giorni di repressione da parte delle forze di sicurezza: lo hanno affermato alla tv panaraba al Jazira fonti mediche di Daraa, epicentro delle rivolte anti-regime senza precedenti.

Anche a Latakia, roccaforte degli alawiti a cui appartiene anche la famiglia presidenziale degli Assad, i manifestanti hanno attaccato e dato fuoco alla locale sede del Baath, il partito al potere da quasi mezzo secolo.
Lo riferiscono testimoni oculari citati dal sito di monitoraggio Rassd, che trasmette anche su Twitter.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151314

Londra, manifestazione contro i tagli. Scontri e vetrine in frantumi: 27 feriti / VIDEO: Out in Force: 300,000 to march in London anti-cuts protest

Out in Force: 300,000 to march in London anti-cuts protest

Da: | Creato il: 26/mar/2011

Follow latest updates at http://twitter.com/rt_com and http://www.facebook.com/RTnews 100 to 300 thousand people are expected to take part in what’s set to be the UK’s biggest political demonstration for a decade. Mass protests are planned across the British capital to oppose the government’s 80 billion pound spending cuts. The austerity measures are part of a treasury initiative to eliminate the country’s huge budget deficit in just four years.

Tensione in Gran Bretagna. Occupata la mitica Fortnum & Mason

Londra, manifestazione contro i tagli
Scontri e vetrine in frantumi: 27 feriti

Corteo di protesta, al grido di «No cuts», contro il piano di austerity deciso dal premier Cameron

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La protesta e l'occupazione a Fortnum & Mason
La protesta e l’occupazione a Fortnum & Mason

LONDRA – Almeno ventisette manifestanti sono rimasti feriti negli scontri, a Londra, durante la marcia contro il piano di austerity del governo conservatore del premier, David Cameron: almeno 7 manifestanti sono stati ricoverati per ferite giudicate gravi. La marcia, iniziata in maniera pacifica, è sfociata nella violenza a causa di un gruppo di anarchici e anti-capitalisti che hanno messo a ferro e fuoco il West End, tentando di occupare negozi e filiali di banche. GLI INCIDENTI – Decine e decine di vetrine sono andate in frantumi e molte altre sono state imbrattate da «bombe» di vernice rossa. Nel mirino sono finite le filiali delle banche, in particolare di Hsbc, Lloyds e Santander, ma anche popolari catene come McDonald’s, Topshop e Dorothy Perkins. Fracassate anche le finestre dell’hotel Ritz, a Mayfair, e un negozio Ann Summers a Soho. Un primo bilancio parla di una sessantina di fermi, mentre tra i poliziotti ci sarebbero 5 feriti. La protesta era partita in modo pacifico a Hyde Park e tale, per la maggior parte della giornata e dei partecipanti, è rimasta. I media britannici l’avevano annunciata come la più grande e partecipata manifestazione di protesta degli ultimi 20 anni organizzata dai sindacati. E in effetti le previsioni sono state rispettate: mezzo milione di persone tra cui studenti, sindacalisti, lavoratori di ogni categoria, pensionati venuti nella capitale per ascoltare il segretario del Labour Ed Miliband e protestare contro le misure di austerity del governo. «No cuts», niente tagli era la parola d’ordine esibita su migliaia di cartelli.

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La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra

La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra La marcia contro i tagli a Londra

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OCCUPATA FORTNUM & MASON – Preso di mira anche un caposaldo della Vecchia Inghilterra: Fortnum & Mason, l’esclusivo negozio di tè e specialità gastronomiche fondato nel 1707 a Piccadilly, un simbolo della Old Britannia e del suo Impero mondiale. I locali sono stati occupati per alcune ore da manifestanti di Uk Uncut e del Socialist Workers Party che si erano dati appuntamento su Twitter mentre a poche centinaia di metri di distanza un grande cavallo di Troia di cartapesta veniva bruciato su Oxford Circus. Alcuni manifestanti sono entrati nel negozio, altri hanno dato la scalata alla terrazza. Hanno affisso striscioni e scritto sui muri: «Tory Scum, Pay Your Taxes» («Feccia di conservatore, paga le tue tasse»).

OLTRE LE ATTESE I manifestanti protestano contro i tagli alla spesa pubblica, l’aumento della disoccupazione, gli aumenti delle tasse e le riforme delle pensioni. Prima della manifestazione, la Confederazione dei sindacati britannici, il Trades Union Congress (TUC), aveva ipotizzato la partecipazione di «più di 100.000 persone» mentre i media prevedevano dai 250 ai 300mila partecipanti e probabilmente questa stima si è rivelata più vicina alla realtà. Il corteo si è mosso poco prima di mezzogiorno, passando per il Parlamento e la residenza del primo ministro David Cameron, salutato con fischi. Arrivo della marcia ad Hyde Park, dove è presente anche il leader dell’opposizione, il laburista Ed Milliband.

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Redazione online
26 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_26/proteste-londra_b6c873f6-57b4-11e0-8a3c-34dcb0202b47.shtml

1700 euro per ogni tunisino rimpatriato. Bossi: «Ma che pagare, a loro niente»

Lampedusa, migranti senza cibo né acqua


Zaia (Veneto): «Per quelli che arrivano qui con le scarpette firmate non c’è posto»

1700 euro per ogni tunisino rimpatriato Bossi: «Ma che pagare, a loro niente»

L’Italia pagherà per aiutare gli immigrati a rifarsi una vita. Gli arrivi continuano: avvistati altri 4 barconi

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(Ansa)
(Ansa)

MILANO – La Tunisia si impegna a contrastare le partenze di migranti verso l’Italia, ma in cambio chiede aiuti economici. E Roma, come ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini al Corriere, mette sul piatto una cifra di «1.500-1700 euro per ogni immigrato che accetterà di tornare a casa e sarà aiutato a crearsi un’attività in modo che poi non abbia più la necessità di andare via». A ciò si aggiungono pattugliatori navali, motovedette, veicoli, motori e pezzi di ricambio per un valore che oscilla tra i 70 e i 115 milioni di euro e ulteriori stanziamenti economici dopo gli aiuti per circa 200 milioni di euro già erogati dalla Farnesina. Una «lista della spesa» sul modello adottato per anni dalla Libia, che ha ottenuto benefici economici dall’Italia in cambio di una cooperazione nelle attività di contenimento dei flussi migratori. La «dote» che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell’Ue, che al massimo l’Italia si limiterà ad anticipare ha poi spiegato Frattini.

CONTROPARTITA – Mentre la Libia chiedeva come contropartita per avviare il dialogo il risarcimento dei danni legati al colonialismo e la costruzione di un’autostrada, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera in edicola oggi, la Tunisia vuole però un sostegno concreto per il rilancio del settore turistico. Il discorso dei rappresentanti del governo di transizione è chiaro: dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente Ben Alì il Paese vive una situazione di stallo economico e dunque ha bisogno di aiuto, anche perché i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare.

BOSSI – Ma c’è chi all’interno dello stesso governo non ci sta a pagare gli immigrati per farli reimpatriare. «Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora» spiega il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi.

AVVISTATI ALTRI BARCONI – Nel frattempo, gli arrivi di migranti non si interrompono: altri quattro barconi con circa 600 migranti sono stati avvistati da un velivolo Atr della Guardia di Finanza, al largo di Lampedusa. Per soccorrere i quattro barconi sono partite motovedette della fiamme gialle. Le carrette sono state avvistate nel pomeriggio di sabato, tra le 18 e le 50 miglia a sud dell’isola. Sabato a Lampedusa sono già approdate centinaia di persone. In cinque differenti operazioni gli uomini della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza hanno tratto in salvo 303 migranti. Su uno di questi barconi, con a bordo oltre 300 migranti, tra cui molte donne e bambini, una donna ha dato alla luce un maschietto. Entrambi sono stati messi in salvo da un elicottero della nave della Marina militare Etna.

LO SVUOTAMENTO DI LAMPEDUSAIntanto entra nel vivo il piano di svuotamento rapido di Lampedusa previsto dal governo. Nella notte tra venerdì e sabato la nave militare «San Marco», messa a disposizione dalla Difesa, è salpata dall’isola con a bordo 550 migranti, che saranno trasportati fino a Taranto e da lì smistati nella tendopoli di Manduria. Altri mille extracomunitari approdati nei giorni scorsi a Lampedusa verranno caricati domenica sul primo dei due traghetti passeggeri affittati per accelerare le partenze, mentre il secondo è atteso per martedì. L’obiettivo è ridurre la pressione sul piccolo centro dove è ormai forte l’esasperazione dei residenti (il numero dei migranti nei giorni scorsi ha superato quota 5 mila, pareggiando il numero degli abitanti) e delle autorità, preoccupati anche per le ripercussioni sulla stagione turistica alle porte, principale fonte di sostentamento per i lampedusani.

CONTRASTI SULLO SMISTAMENTOGli immigrati dovrebbero essere smistati in diverse regioni italiane. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha precisato che nessuna regione potrà chiamarsi fuori, fatta eccezione per l’Abruzzo che è ancora alle prese con le problematiche post-terremoto. Da diverse parti d’Italia iniziano però ad arrivare i primi distinguo e le prime prese di distanza. E le più clamorose sono proprio di amministratori di Lega e centrodestra. Il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, ha sottolineato che «quelli che fuggono dalla Tunisia pagando 2000 euro, con le scarpette firmate, sono clandestini belli e buoni. Per questo tipo di immigrati nel Veneto c’è ospitalità pari a zero» (tra i sindaci veneti che hanno dato la disponibilità a fare la propria parte c’è quello di Verona, Franco Tosi, anche lui del Carroccio, e quello di Belluno, Antonio Prade, alla guida di una giunta di centrodestra). E il sindaco di Milano ed ex ministro berlusconiano Letizia Moratti si è detta «molto preoccupata» e ha spiegato che «Milano non è in grado di assorbire più immigrazione di quanto non stia già assorbendo. Chiederò al ministro Maroni che fra i criteri della ripartizione si tenga conto di quello che le Regioni e le città hanno già dato».

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Redazione Online
26 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_26/soldi-agli-immigrati-rimpatriati-stop-moratti-zaia_cb641388-578c-11e0-8a3c-34dcb0202b47.shtml

Napoli ancora prigioniera dei rifiuti, nuovi cumuli senza la maxidiscarica

Eterna emergenza – Più di mille tonnellate di immondizia non raccolta sulle strade

Napoli ancora prigioniera dei rifiuti
nuovi cumuli senza la maxidiscarica

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Fermo l’impianto di Chiaiano. Presto stop definitivo, mancano le alternative

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dall’inviato CorSera Marco Imarisio
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Cumuli di spazzatura invadono nuovamente le strade della città dopo l'interruzione dei conferimenti alla discarica di Chiaiano (Controluce)
Cumuli di spazzatura invadono nuovamente le strade della città dopo l’interruzione dei conferimenti alla discarica di Chiaiano (Controluce)

NAPOLI – L’odore malato della discarica arriva fino a piazza Rosa dei Venti. Una decina di anziani chiacchierano sotto alla tenda del presidio. Alcuni indicano lo striscione appeso sulla cancellata delle case popolari. «Avevamo ragione noi» c’è scritto.
Non si muove nulla. Non passano camion carichi di monnezza. Tutto fermo. Anche il grande buco da settecentomila tonnellate, che dovrebbe prendersi il grosso della spazzatura di Napoli. Lavori in corso, c’è da collaudare gli argini, a rischio smottamento. Per dieci giorni, rivolgersi altrove. Già, ma dove?
Sembra di essere tornati al maggio 2008. Il rondò tra Chiaiano e Marano, dominato da una struttura in metallo che rappresenta una nave affondata, era diventato famoso in tutta Italia come piazza Titanic. La soluzione al dramma dei rifiuti napoletani passava per quest’incrocio che conduceva alla futura discarica. Scontri, cariche, barricate, politica in ebollizione. La fecero. Adesso siamo ai resti, come dicono da queste parti. È arrivata al limite massimo, colma di monnezza dopo due anni di vita accidentata, tra frane, smottamenti dell’invaso e allarmi sul percolato che sgocciolava nella selva che la circonda.

Il sistema rifiuti è costruito per stare in un equilibrio precario, su un filo che rischia di spezzarsi da un momento all’altro. Così i dieci giorni di manutenzione a Chiaiano sono il battito d’ali che genera nuovi cumuli a fare da spartitraffico lungo via Toledo, sommerge i quartieri periferici di Ponticelli, riporta l’orologio indietro allo scorso Natale, ultima tappa di una emergenza eterna. In strade come via Tasso e corso Vittorio Emanuele ci sono auto incastrate tra i sacchetti neri, e mezzi pubblici che slalomeggiano a fatica su carreggiate intasate di immondizia. Oggi sono milleduecento le tonnellate a terra, nel fine settimana gli impianti lavorano a scartamento ridotto, entro lunedì mattina si arriverà a duemila. I rifiuti stanno tornando. In silenzio, senza destare scandalo. Anche la peggiore delle vergogne può creare assuefazione.

La corsa contro il tempo è ripartita. Chiaiano è ormai piena, ancora non c’è traccia del buco che rimpiazzerà quello che sta per chiudere. L’accordo firmato lo scorso 4 gennaio a Palazzo Chigi prevedeva la «rapida» individuazione di un sito per realizzare «immediatamente» una nuova discarica nel Napoletano. Quattro mesi dopo non è dato sapere dove, se e quando si farà. La Provincia sta trattando con i sindaci dell’area vesuviana, ma a Terzigno non era finita propriamente in un trionfo, con la rivolta della popolazione e la conseguente marcia indietro. C’è da pensare al futuro prossimo, ma il presente è segnato dai cumuli. La nuova crisi, si spera passeggera in attesa della seguente, è dovuta al blocco di Chiaiano, unico invaso napoletano, e all’impianto di tritovagliatura di Caivano, da due mesi completamente fermo a causa della frazione umida che ha invaso ogni pertugio disponibile. Era la parte di monnezza che doveva andare in Spagna per nave, così era stato annunciato durante l’emergenza natalizia. L’accordo invece non è stato fatto, il «molle» è rimasto qui, dove nessuno sa come fare a smaltirlo. Caivano riaprirà solo tra 50-60 giorni. Un’eternità.

In questi tre mesi i camion dell’Asia, l’azienda cittadina incaricata della raccolta, hanno scorrazzato per tutta la Regione, portando i rifiuti ad Avellino e Caserta. Ma dal 7 marzo la discarica di Pianodardine viaggia a metà carico, per problemi tecnici all’invaso, e ha rimandato indietro le cento tonnellate quotidiane in arrivo da Napoli. Il 17 marzo la Procura di Benevento ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo di Trimonte, uno dei siti aperti per tamponare la grande crisi dell’inverno 2008, che raccoglie tutti i rifiuti della sua provincia e quelli di Napoli quando c’è urgenza, cioè sempre. «Inquinamento causato dall’illecito smaltimento del percolato prodotto all’interno della discarica, nonché pericolo di frana e di disastro ambientale». E così, seguendo l’allarme per l’ambiente, si torna alla casella di partenza di questo maleodorante gioco dell’oca. Agli anziani del presidio di Chiaiano, al loro striscione e all’odore mefitico che si respira quando gira il vento. Nei giorni scorsi un’inchiesta della Procura antimafia di Napoli ha portato alla perquisizione dell’impianto e degli uffici delle società incaricate di gestirlo. L’ipotesi di reato è la frode in pubbliche forniture. Per la copertura dei rifiuti sversati sarebbe stata utilizzata semplice argilla, di scarsa qualità, e terreni di risulta.

I comitati e gli abitanti della zona hanno passato due anni a lamentarsi dei miasmi. Avevano invocato più volte controlli e analisi per la sicurezza del sito, ricevendo in cambio un’alzata di spalle. Adesso che vedono confermati i loro timori, sono tornati ad affollare il presidio, pronti a bloccare i camion quando la discarica verrà riaperta. Tanto dura poco, dicono tutti. Sulla carta, Chiaiano dovrebbe chiudere all’inizio dell’estate. Ma l’esaurimento tecnico dell’invaso è previsto per il 16 maggio. Il giorno dopo l’elezione del prossimo sindaco di Napoli.

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Marco Imarisio
26 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_26/rifiuti-cumuli-imarisio-inviato_a6933c62-578e-11e0-8a3c-34dcb0202b47.shtml

MUSICA – S.C.O.T.C.H., l’acronimo di Silvestri Canzoni-cerotto per aggiustare la realtà

S.C.O.T.C.H., l’acronimo di Silvestri
Canzoni-cerotto per aggiustare la realtà

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Il cantautore romano torna con un nuovo disco. Pieno di idee e collaborazioni, tra cui un buffo rifacimento de ‘La gatta’ di Gino Paoli, trasformata in ‘La chatta’. “Devo dire che parte di questo progetto lo devo a Fazio e Saviano, che mi invitarono nel loro programma per cantare una canzone di Gaber”

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di GINO CASTALDO

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S.C.O.T.C.H., l'acronimo di Silvestri Canzoni-cerotto per aggiustare la realtà Daniele Silvestri

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ROMA – Il titolo è già un enigma, o meglio un gioco enigmistico, l’invito a esercitare liberamente la fantasia per un possibile acronimo: S.C.O.T.C.H., e chiunque ha licenza di immaginare (“Uno dei migliori che mi sono arrivati” confessa Daniele Silvestri, “è: Sconcerto Con Orrore, Tokio Come Hiroshima”). Ma “scotch” è anche una parola con suo significato. Perché chiamare così un nuovo disco? “E’ una delle canzoni più anomale ma che meglio rappresenta il nuovo progetto. Nel momento in cui ho pensato di farne il titolo generale mi sembrava che poche immagini potessero rendere meglio il senso della precarietà che stiamo vivendo oggi, la rincorsa continua all’emergenza, riparare le cose facendo solo finta che siano state riparate bene”.

VIDEO: IN SALA PROVE 1LE FOTO 2

Ovvero l’immagine di un desolato presente da incerottare, ma che può generare sorprese. Martedì Daniele Silvestri pubblica il suo nuovo disco pieno di idee, ospiti, cover, tra cui la straordinaria gaberiana Io non mi sento italiano, e un buffissimo rifacimento de La gatta di Gino Paoli, rimasticata insieme all’autore fino a trasformarla in La chatta, con un divertente siparietto telefonico in cui Silvestri si presenta per chiedere l’autorizzazione ai cambiamenti e Paoli neanche lo riconosce. “Sì praticamente il disco era finito e Paoli non riuscivo a contattarlo. Ma io volevo solo chiedergli l’autorizzazione. E invece all’ultimo lui non solo mi ha detto sì, ma mi ha anche chiesto di partecipare. Quindi ho dovuto smontare il pezzo e rifarlo da capo, ma così è stato magnifico. E poi la voce di Paoli arriva come un monumento timbrico, perfetto, inamovibile”.

Complimenti a Paoli che, a differenza di molti suoi colleghi, è stato al gioco. E poi ci sono Niccolò Fabi, il poco conosciuto ma bravissimo Diego Mancino, un eccezionale Peppe Servillo in chiave di fine dicitore e addirittura Andrea Camilleri, un’allegra brigata di voci che dà il senso di una coralità alta, della ricerca di segni poetici e inconfondibili. Nomi a parte, il disco risulta molto ispirato, denso, saggiamente in bilico tra una delicata intimità e una visione generale del paesaggio, e Silvestri stesso conferma come i due mondi siano in realtà uno solo, si intreccino, non possano fare a meno l’uno dell’altro.

“Non riesco a immaginarle come due vie separate. Magari a volte ci sono entrambe nella stessa canzone. Mi sembra che sia l’unico modo per guardare il mondo, forse in questo disco è più evidente del solito, si nota di più. A volte proprio guardando una cosa minuta e privata come un trasloco, oppure un momento di traffico in cui sei sull’autobus e una signora ti alita in faccia, scopri che se ci metti una lente di ingrandimento si apre uno sguardo che ti porta fuori”. Come raccontare il presente se non si riesce a guardare a fondo nel proprio privato orticello? Ci ha messo quattro anni per fare un nuovo disco, ma poi le canzoni sono arrivate come un fiume in piena, tante da far pensare addirittura a un altro disco che, suggerisce maliziosamente il cantautore, potrebbe uscire presto e suonare come un vero e proprio disco dance.

S.C.O.T.C.H. al contrario è un disco registrato in vena quasi analogica, ben suonato, omogeneo d’atmosfera, curato come fosse il desiderio di un racconto-affresco dei nostri tempi in cui scoprire il nostro posto nel mondo. “Mai come questa volta, il disco è frutto di scelte precise, e penso che alla fine, crescendo, uno possa permetterselo. Le canzoni si sono messe in sequenza una dopo l’altra, e devo dire che parte di questo progetto lo devo a Fazio e Saviano, che mi invitarono nel loro programma per cantare la canzone di Gaber. Ci fu un problema tecnico e loro mi invitarono a rifarla nell’ultima puntata. Io ne proposi un’altra, che del resto non era ancora finita e l’ho terminata in due giorni. Ma tra l’una e l’altra cosa è successo che tutte le cose che avevo in mente e che stavo preparando, hanno preso una direzione fluente e da lì ho cominciato a lavorare giorno e notte, e il disco è arrivato, in tempo per uscire il 29 marzo, come avevo promesso”.

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26 marzo 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/03/26/news/daniele_silvestri-intervista-14119194/

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Precario è il Mondo

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Testo Precario è il Mondo

Mi sono rotto, io mi sono rotto,
non ho più voglia di abitare lo Stivaletto
non ha più senso rimanere grazie di tutto
aspetto ancora fine mese poi mi dimetto
Tanto il mio lavoro è inutile, diciamo futile
essenzialmente rimovibile, sostituibile, regolarmente ricattabile
il mio lavoro è bello come un calcio all’inguine dato da un toro
il mio lavoro è roba piccola fatta di plastica
che piano piano mi modifica, mi ruba l’anima
dice “il lavoro rende nobili” non so può darsi,
sicuramente rende liberi di suicidarsi
e io mi sono rotto, io mi sono rotto,
non ho più voglia di abitare lo Stivaletto
non ha più senso rimanere grazie di tutto
aspetto ancora fine mese poi mi dimetto

Precario il mondo precario il mondo
flessibile la terra che sto pestando
atipica la notte che sta arrivando volatile la polvere che si sta alzando
Precario il mondo precario il mondo
non è perenne il ghiaccio che si sta sciogliendo, non è perenne l’aria e si sta esaurendo
e d’indeterminato c’è solo il Quando

Precario il mondo si finchè è normale
ma sembra ancora più precario questo stivale
che sta affondando dentro un cumulo di porcheria
e quelli che l’hanno capito vedi vanno via
e invece tu non l’hai capito, non l’hai capito
e stringi i denti dietro un tavolo dentro a un uffficio
senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori
così non vedi che già cambiano tutti i colori
e intorno a te la gente si agita si muove sempre
qualcuno grida è una protesta che nessuno sente
non c’è un futuro da difendere solo il presente
e anche di quello di salvabile c’è poco o niente
amore mio non ci resisto, io non ci resisto
vorrei convincerti a raggiungermi ma non insisto
tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto
io invece ho smesso devo andare, grazie di tutto.

Precario il mondo precario il mondo
flessibile la terra che sto pestando
atipica la notte che sta arrivando volatile la polvere che si sta alzando
Precario il mondo precario il mondo
non è perenne il ghiaccio e si sta sciogliendo, non è perenne l’aria e si sta esaurendo
e d’indeterminato c’è solo il Quando

E allora il tempo si fermerà, improvvisamente e chi si stava amando potrà
amarsi per sempre
E allora il tempo si fermerà, improvvisamente e chi si stava odiando dovrà
odiarsi per sempre

Precario il mondo precario il mondo
flessibile la terra che sto pestando
atipica la notte che sta arrivando volatile la polvere che si sta alzando
Precario il mondo precario il mondo
non è perenne il ghiaccio e si sta sciogliendo, e non è perenne l’aria e si sta esaurendo
e d’indeterminato c’è solo il Quando

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fonte:  http://musicagratis.myblog.it/archive/2010/12/06/precario-e-il-mondo-testo-video-daniele-silvestri.html