Archivio | marzo 29, 2011

“Spett.le Big Pharma, Bolgia X, Malebolge – 00000 INFERNO” – PARTE Ia: Come produrre e vendere farmaci inefficaci o dannosi..

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“Spett.le Big Pharma, Bolgia X, Malebolge – 00000 INFERNO” – PARTE Ia

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Come produrre e vendere farmaci inefficaci o dannosi per curare malattie inventate, non curare malattie vere, distruggere scienza sperimentale e clinica, finanziare studi fasulli, corrompere medici ed istituzioni sanitarie, aggiogare mass media ed editoria, isolare ricercatori e medici onesti e riempirsi sempre di più le tasche di dollari ed euro alle spalle di chi soffre

domani la seconda puntata

Cristo caccia i mercanti dal tempio (ill. della “Vita di Cristo” di Renan)

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di Adolfo di Bella

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Premessa.
In precedenti discussioni, come sul Forum, avevamo trattato un tema che tocca tutti da vicino: quello del degrado della medicina provocato dal potere farmaceutico. Non stiamo parlando unicamente di malattie oncologiche od ematologiche, ma di ogni patologia, vera o presunta, che affligge l’umanità. Il business raggiunge l’acme in ambito oncologico, per il terrore che il cancro ispira a milioni di uomini, ma come edera malefica si abbarbica intorno a qualsiasi malattia. Oggi ci consola constatare come non siamo più soli a puntare il dito contro la degenerazione di un mondo, quello della sanità, che dovrebbe essere presidiato con particolare attenzione e severità da qualsiasi governo, perché si sono unite, a noi e ad altri, voci numerose ed autorevoli.
Oggi la società dei consumi e l’economia globalizzata (chiamatele come più vi aggrada) hanno soggiogato le collettività umane, distraendole ed ingannandole, con una pletora di falsità, slogan, luoghi comuni e messaggi più o meno subliminali. Di conseguenza, si è venuto a creare quasi un riflesso spontaneo, che porta a rifiutare gli allarmi lanciati da un sempre maggior numero di persone libere e che ragionano secondo logica, quasi fossero espressione di pretestuoso catastrofismo. Ed è triste pensare che i primi a pagare di persona saranno i soggiogati, se colpiti da malattie più o meno preoccupanti: tali non solo per l’obiettiva gravità, ma per il negativo plusvalore costituito dai farmaci proposti per combatterle, che possono rivelarsi più letali dei morbi. E’ bene, allora, rendersi conto che nessuno tutela davvero i nostri beni più preziosi – vita e salute – per il semplice fatto che essi sono, nel contempo, fattori di profitto economico e di potere. Convinti che viviamo in un’epoca civile e di condivisa solidarietà, alleggeriti da una politica suadente che incita a cancellare la parola “dovere” dal vivere quotidiano, siamo stati indotti a credere ad un’umanità liberata da ingiustizie e prepotenze e affratellata da uno zuccheroso girotondo mano nella mano. E’ vero il contrario, perché siamo stati ridotti ad una immensa spugna che assorbe acriticamente ogni scempiaggine, rassegnati a farci svuotare mente, cuore e anima ed espropriare della salute dalla mostruosa EssepiA che domina il mondo contemporaneo.
E’ triste e terribilmente difficile il compito delle Cassandre nel clima di sofisticata barbarie del ventunesimo secolo. Chi si allontana dalla musiva Linea Guida è sorvegliato a vista, e in ogni caso, una volta isolato (infame sovversivo!) non può nuocere. Ci sarebbero tanti compagni di cammino e di lotta, ma i più si smarriscono di fronte alla prepotenza della suasione occulta, legittimamente (ma immoralmente) sbottano in un: “ma cosa debbo fare io, l’eroe? A che servirebbe? Non spetta a me, ci pensi qualcun altro. Casomai, se si muovono gli altri, mi affiancherò”. L’umanità è sempre stata egemonizzata a causa di simili ragionamenti, salvandosi grazie a chi li ha rifiutati con sdegno. Ma non si può più affidare l’avvenire nostro e delle future generazioni al sacrificio ed alla croce di pochi. Occorre – tutti – svegliarsi e muoversi prima che sia troppo tardi.
Lo scopo di questa discussione è lasciare che altri descrivano questo mondo surreale – eppure reale – che più volte abbiamo esecrato nelle nostre pagine, e con una tale quantità di esempi documentati da togliere ogni supposta patina di esagerazione o vis polemica alle opinioni che condividiamo. Di più: intendiamo dimostrare che non tutti sono in stato letargico di fronte alla dilagante corruzione e contaminazione delle menti, ma che esiste un movimento di opinione ancora minoritario, ma continuamente ingrossato da nuovi adepti, che – finalmente – ci consente di sperare in un futuro migliore.

Sul DiBellaInsieme abbiamo avuto modo di riferire su studi, pubblicati da riviste collocabili nell’Olimpo dell’editoria scientifica, che hanno smascherato le truffe statistiche dell’oncologia più retriva (ci riferiamo al British Medical Journal ed al Clinical Oncology). Abbiamo anche pubblicato una discussione-recensione sul libro di una studiosa di assoluta autorevolezza, la Prof.ssa Marcia Angell, direttrice per oltre vent’anni del New England Journal: “The truth about Drug Companies” (La verità sulle case farmaceutiche) (vedi  http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=8407).

Contemporaneamente o successivamente al libro della Angell ne sono comparsi numerosi altri, che espandono, approfondiscono, dettagliano l’avvilente agire delle multinazionali del farmaco e l’incredibile sfruttamento dell’umanità sofferente. Ciò che conforta, in questo panorama sconfortante, è l’appoggio e la collaborazione che gli autori hanno ricevuto da parte di medici, studiosi, ricercatori, funzionari governativi, parlamentari statunitensi. Questo significa che non tutti sono disposti a vendere coscienza e dignità per una mazzetta di dollari o di euro e, soprattutto, che sono sempre di più coloro che comprendono come non si possa più andare avanti mentendo, truffando, provocando sofferenze e lutti per il budget aziendale o l’utile d’impresa.
Che si cerchi di vendere alla gente lavatrici o televisori, stipare le case di gingilli inutili, proporre investimenti disastrosi, scorticando la nostra pazienza con telefonate promozionali o quintali di pubblicità è già cosa deprecabile; ma che le stesse regole, gli stessi fini, gli stessi strumenti si applichino alla salute, non è più tollerabile. Quanti dei lettori debbono sopportare con obbligata pazienza i tentativi di drogarli intellettivamente ed ipnotizzarli da parte dei datori di lavoro? Quanti dipendenti di istituti di credito, assicurazioni, enti finanziari si sentono martellare insistentemente con frasi e parole-guida da proporre al pubblico? Il tutto con argomentazioni che, riferite da dirigenti e superiori, indurrebbero a dubitare della loro salute mentale, perché intonate ad un “patriottismo aziendale” che non si sa se definire ridicolo o paranoico. Le parole chiave, le…linee guida (appunto) sono: “produrre di più! Guadagnare di più! Budget collettivo! Budget individuale!”. In realtà non si tratta di paranoici, ma solo di ometti che vorrebbero rimbecillire i loro dipendenti perché rimbecilliscano il pubblico. Nelle aziende farmaceutiche la politica è identica, speculare, nei termini come nelle metodologie. Il malato: Carneade, chi era costui? Non esiste il malato, ma IL CLIENTE: o diretto (farmaci non esenti – sanità privata) o indiretto (sanità pubblica).

Ed ora che abbiamo presentato il tema di questa prima discussione e delle altre che seguiranno, citiamo un poco di bibliografia. Ovviamente il testo base è quello prima citato (Marcia Angell: “Farma &Co.- Editore “Il Saggiatore”, € 16,50), per l’autorevolezza dell’autrice. Ma la stessa, nel suo libro, fa riferimento ad altri autori (tra i quali Melody Petersen, sotto citata), lodandone l’impegno civile e la documentata indagine. Può confortare la notizia che la Angell ha fatto proseliti anche tra gli studenti universitari, come quelli della Harvard Medical School di Boston, che hanno inscenato proteste pubbliche “..per chiedere la fine dell’influenza esercitata nella scuola dalle potentissime aziende farmaceutiche”. Segnaliamo tre libri che ci sono sembrati particolarmente interessanti, i primi due dei quali insperatamente tradotti nella nostra lingua:

  • – Melody Petersen: “Dacci oggi le nostre medicine quotidiane: venditori senza scrupoli, medici corrotti e malati immaginari” – Modena, Nuovi Mondi, € 14,50.
  • – Ray Moynihan e Alan Cassels: “Farmaci che ammalano: …le case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” – Modena, Nuovi Mondi, € 14,00.
  • – Sauveur Boukris: “Quelle medicine che ci fanno ammalare” (uscito in Francia nella primavera 2009 e non ancora tradotto ed edito in Italia).

Curioso però che – a parte il libro della Angell – le due opere apparse nel nostro Paese, Best Sellers da record negli Usa, siano “sfuggite” ai più organizzati editori nazionali, quelli, per intenderci, che possono contare su una distribuzione e, quindi, su una diffusione capillare. La Nuovi Mondi è sicuramente una casa editrice dinamica e condotta con intelligenza, ma appare improbabile che riesca ad ottenere una diffusione quale meriterebbero i due libri. Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Utet……che distrattoni! L’ombra di Don Abbondio è un’ombra lunga, che sembra proiettarsi permanentemente su ogni attività ed aspetto sociale.

Ma ora si alzi il sipario ed abbia inizio lo spettacolo!

Infanzia, adolescenza e gioventù delle Grandi Arpìe.


§ 1. Le uova del serpente.

All’inizio del secolo passato l’industria farmaceutica aveva un peso modesto nel panorama economico occidentale. I farmaci erano in prevalenza di fattura galenica e, alcuni, di efficacia modesta, ma quantomeno non accompagnati da effetti secondari seri, mentre altri, dotati di eclatante attività farmacologica, discendevano da rigorosi studi sperimentali e dell’esperienza clinica. D’altra parte il ricorso al medico avveniva nelle occasioni più serie e non al primo starnuto, come succede oggi. Occorre aggiungere che molte vitamine e sostanze utili giungevano integre sino alla tavola, a differenza di quanto accade nella nostra civilissima epoca, nella quale un’esigenza così fondamentale è stata sacrificata a logiche economiche ed alla programmata distruzione del mondo rurale. Non solo e non tanto alla tempra dei nostri avi, quanto a questo fattore è da attribuire il grande numero di persone che – espressione ricorrente nei racconti dei nonni – non avevano mai preso nemmeno un raffreddore.

La considerazione che i medici e gli scienziati più qualificati avevano dei farmaci industriali era scarsissima. Come riferisce la Petersen – con particolare riguardo alla realtà statunitense – “i professori delle facoltà di farmacia avevano una considerazione talmente bassa di questi spacciatori di pastiglie, da precludere sistematicamente l’accesso all’American Society for Pharmacology and Experimental Therapeutics, fondata dal Dr. John Jacob Abel, a qualunque scienziato collaborasse con tali società” (op. cit., pag. 150). Dal canto suo il Dr. Abel, nel 1915, così scriveva ai colleghi: “E’ cosa nota che chi pubblicizza farmaci e medicine spesso ha difficoltà a limitare le proprie dichiarazioni ai fatti e deve ancora guadagnarsi la nostra fiducia“. Un episodio, risalente al 1925, quando George Merck diventò presidente dell’omonima ditta farmaceutica: in quell’anno fece clamore il romanzo “Il dottor Arrowsmith”, di Sinclair Lewis. Il protagonista, l’immunologo prof. Max Gottlieb, da sempre fiero censore delle aziende farmaceutiche, viene costretto dal bisogno a lavorare per una di queste. Tanto per mettere il dito sulla piaga, un passo celebre del romanzo illustra come Gottlieb “…constatò che i suoi nuovi datori di lavoro erano proprio come se li era aspettati. Per esempio la società produceva una ‘nuova cura contro il cancro’ ricavata dalle orchidee, sbandierata a destra e a manca ed efficace quanto l’acqua fresca“. Alcuni scienziati, evidentemente presi dal romanzo e compenetrati nei suoi personaggi, reagirono con sdegno all’incoerente scelta del protagonista: “..come è possibile che il vecchio Max sia passato dalla parte di questi spacciatori di pastiglie?”. Oggi, inutile dirlo, nessuno di quanti vengono presentati quali numi della scienza si scandalizzerebbe della defezione, né oserebbe parlare di “spacciatori di pastiglie”, visto che da questi ricava gran parte del suo reddito, più o meno ufficiale, ed a questi deve cattedra, incarichi prestigiosi e, in qualche caso, addirittura un immeritato premio Nobel.

Non c’è quindi da meravigliarsi se la citata American Med. Ass. raccomandava di stare lontani dal settore farmaceutico, in quanto “solo da quei laboratori non compromessi con le società produttrici di medicinali è lecito attendersi veri passi avanti“. Il settore farmaceutico doveva quindi conquistarsi una credibilità e cessare di essere considerato un’accolita di Dulcamara. Uno dei più solerti protagonisti di questa “rimonta” fu George Merck, presto seguìto da altri. Venne promesso e garantito ai ricercatori accademici che sarebbero stati indipendenti dagli interessi economico-finanziari delle case farmaceutiche, ed alle promesse seguirono i fatti, sotto forma di ingenti investimenti per la realizzazione di efficienti e moderni laboratori di ricerca. In Europa, allora patria della scienza sperimentale e della medicina clinica, il rischio di contaminazioni economiche appariva meno concreto. Questo anche per l’elevato grado di consapevolezza scientifica dei più accreditati scienziati e medici, la cui formazione ed il cui orientamento poggiavano solidamente sia su una eccellente preparazione biologica e biochimica, che su una mentalità eminentemente fisiologica.

§ 2. Giù la maschera!

Ma una volta accantonati i (giustificati) preconcetti degli ambienti medici e conquistata una credibilità prima assente, le finalità economiche si palesarono con cinica evidenza. L’occasione fu quella del secondo conflitto mondiale e delle frequenti setticemie che si verificavano nei militari e nei civili feriti. I sulfamidici, scoperti dallo scienziato tedesco Gerhard Domagk, pur studiati da colleghi di altre nazioni, non erano ancora disponibili per gli alleati, ma alcuni scienziati informarono il governo americano della scoperta di Fleming, fino a quel momento sepolta sotto una coltre di indifferenza non disgiunta da commenti sarcastici (si parlava delle sue “inutili muffette”). Il problema era come riuscire a produrre gli antibiotici in quantità sufficienti a sopperire alle esigenze correnti. Fu una levata di scudi da parte delle case farmaceutiche di fronte alle richieste del governo statunitense e del Dr. Alfred Newton Richards, dell’Università della Pennsylvania. Sia per la convinzione che il progresso scientifico ed il bene comune dovessero prevalere sulle ragioni del profitto, sia in quanto aveva fiutato che fossero imminenti soluzioni d’autorità, il lungimirante G. Merck convinse altri tre produttori a realizzare il frutto di una delle più importanti scoperte di ogni epoca e, già nel giugno 1944, al momento dello sbarco in Normandia, c’erano dosi di penicillina sufficienti per tutti i soldati impegnati nell’operazione. A dire la verità, Merck, che aveva nel frattempo brevettato la streptomicina, realizzata dal ricercatore universitario A. Waksman (successivamente insignito del Nobel), decise nel 1946 di liberalizzare il brevetto. La flessione del prezzo, dovuta alla pluralità di produttori del farmaco, incontrò peraltro l’opposizione di altri giganti del settore, tra i quali Pfitzer, il quale nel 1950 disse senza peli sulla lingua che se i concorrenti volevano perdere anche la camicia producendo antibiotici, si accomodassero pure. Evidentemente a Pfitzer interessava poco dei milioni di uomini, donne, bambini che potevano essere salvati da fatti setticemici o da infezioni batteriche gravi, come polmoniti e broncopolmoniti, grazie ai nuovi farmaci. Un segno chiaro del fatto che, ben inseritisi nel tessuto socioeconomico delle nazioni più progredite e superata l’antica diffidenza dei camici bianchi, i produttori di farmaci non avevano più motivo di tenersi la maschera calata sulla faccia. Tuttavia era ancora agli albori il processo di colonizzazione di ogni struttura ed organizzazione sanitaria oggi consolidatosi, e l’indipendenza, in special modo di molti ambienti universitari, equilibrava gli appetiti economici aziendali. Oltre a questo – seguiamo la traccia della Petersen, concentrata sulla realtà americana – c’erano limiti imposti da una legge approvata nel 1938, sull’onda di una tragedia provocata da un farmaco, la sulfanilammide, che aveva ucciso il 30% di coloro che l’avevano assunta, spingendo al suicidio il responsabile chimico della ditta produttrice (altri tempi….). La legge obbligava il produttore a controlli sulla sicurezza del farmaco prima della sua immissione in commercio. Uno degli agenti federali incaricati delle indagini scrisse, a proposito degli industriali farmaceutici: “..apparentemente non fanno che assemblare il farmaco e, se non esplode, lo mettono in vendita….”.

L’obbligo introdotto costrinse le case farmaceutiche ad assumere scienziati, considerati un tempo nemici dell’attività, ora indispensabili per proseguirla. Al termine del conflitto, negli Usa si era passati dalle poche migliaia di ricercatori di vent’anni prima a 58.000 unità. Se ne avvantaggiò la farmacopea, che nel periodo fra il 1935 ed il 1955 poté disporre di più farmaci utili ed efficaci di quanti ne fossero stati realizzati nell’intera storia della medicina: vaccini, vitamine di sintesi, antistaminici, nuove generazioni di antibiotici, antivirali, tranquillanti e …..sua maestà il cortisone. Per un breve periodo gli interessi dei malati coincisero con quelli dei produttori, i quali, nei dodici anni intercorsi fra il 1945 ed il 1957, raddoppiarono le vendite.

A questo punto la collettività cadde in quello che potremmo definire il “grande equivoco“. Tante malattie mortali o potenzialmente mortali che avevano terrorizzato intere generazioni – polmonite, infezioni, poliomelite ecc. – venivano guarite o arginate, e la gente ritenne raggiunto o imminente il sogno di un mondo liberato da qualsiasi malattia. Peggio ancora: ci si convinse che la scienza aveva compiuto passi da gigante (rispetto al passato, questo era vero) ed avrebbe bruciato le tappe nel debellare le patologie rimaste coriacee. Nessuno, o pochi, pensò che si trattava di morbi causati da microrganismi, per cui, individuato l’agente esogeno, era facile eliminarlo e con questo eliminare la malattia. Ma nel frattempo era venuta a delinearsi un’autentica tragedia per la medicina e per i malati: il progressivo allontanamento dallo studio della fisiologia, la graduale decadenza della maestria semeiotica, l’abitudine a ragionare in termini di specialità anziché di princìpi attivi, lo scollamento sempre più marcato tra ricerca e clinica. Il mutare degli equilibri e delle influenze – forzatamente anche culturali – seguìto al secondo conflitto mondiale, causò la sostituzione della mentalità anglosassone, portata più alla praticità che all’approfondimento, alla grande scienza ed alla grande medicina dei fisiologi italiani, tedeschi, francesi. Il terreno era ora pronto per la grande abbuffata.


§ 3. Incidenti di percorso

Dopo “l’incidente” del sulfanilammide, i controlli prima dell’immissione sul mercato di un prodotto venivano fatti, ma superficialmente; anzi, sempre più superficialmente, grazie al calo di attenzione e di controlli degli enti governativi a ciò deputati ed alla penetrazione nel frattempo realizzata negli ambienti universitari e tra i ricercatori. In poche parole, i controllori erano controllati in percentuale importante! Ma un punto fondamentale riguarda il duplice aspetto della ricerca promossa dal settore farmaceutico: da una parte, gli effetti collaterali erano osservati (quando non disinvoltamente nascosti) a breve termine, in secondo luogo, i nuovi farmaci vennero ideati e prodotti alla cieca e senza un “razionale” teorico-sperimentale approfondito e preventivo. Basta/bastava farsi preparare quattro nozioni apparentemente colte da uno dei tanti scribacchini di laboratorio, ed il nuovo farmaco partiva a velocità vertiginosa come i quotidiani che escono dalle rotative. Finita l’epoca delle grandi malattie infettive e pressoché esaurite le patologie ad origine esogena, si apriva il mondo delle malattie derivanti da disfunzioni, anomalie, squilibri: la parte più vasta e difficile della morbilità umana, che solo una vasta, sconfinata cultura fisiologica, neurofisiologica, endocrinologica poteva decifrare e risolvere con studio attento ed affrancato dalle fregole budgettistiche dei giganti del farmaco. “Qui casca l’asino”, si potrebbe esclamare: sì, è cascato, ma schiacciando sotto il suo corpo rozzo e pesante milioni di sofferenti.

Lasciamo parlare gli esperti. La gente iniziò ad immaginare un mondo senza malattie….giornali, riviste, radio e televisione salutavano trionfalmente ogni nuovo farmaco come ulteriore portento terapeutico, frutto della medicina moderna. Quasi sempre si trattava di notizie gonfiate ad arte, ma i mezzi di informazione sapevano bene ciò che il pubblico voleva sentire….” (M. Petersen, pag. 156 opera citata). Rivelatrice l’osservazione del dott. James Le Fanu: “Dato che le conoscenze scarseggiavano, l’industria optò per un metodo di ricerca decisamente più grossolano: i ricercatori assoldati dalle case farmaceutiche presero a sintetizzare milioni di composti chimici e li testarono, sperando in un colpo di fortuna che garantisse ai loro prodotti una qualche utilità terapeutica“.

Siamo quindi in pieno empirismo, a livello degli alchimisti che dissertavano sulla pietra filosofale. Un esempio della inaffidabilità dei controlli, dei quali abbiamo parlato sopra, si è rivelata ad esempio per il cortisone e la streptomicina. Riguardo al primo, “…i dottori stabilirono che il farmaco causava una grave forma di osteoporosi spinale e ulcere allo stomaco talvolta letali“. Quanto alla streptomicina, si moltiplicarono segnalazioni circa l’indotta sordità e fenomeni di acuta tossicità nei bambini. E si trattava solo di una parte – la meno pericolosa – di ciò che l’abuso di farmaci simili avrebbe provocato. In ogni caso, controlli o non controlli, la macchina era partita ed eventuali disavventure in un modo o in un altro si potevano accomodare. Un esempio è costituito dalla tragedia della Talidomide, prodotta dalla Merrell, società collegata al gruppo Vick, su concessione della Chemie Grünenthal tedesca. La talidomide venne venduta come forte sedativo, presentato come immune dagli effetti collaterali dei comuni barbiturici. La Merrel affermò solennemente che il farmaco era “del tutto sicuro“. Le vendite riguardarono milioni di persone in tutto il mondo e, siccome la fame vien mangiando, il medicinale venne proposto non solo per alleviare sintomi tipici delle donne in gravidanza, nausea e vomito, ma addirittura quale strumento ideale per “calmare i bambini ansiosi, nervosi e irrequieti….ottimo anche per i neonati” (dalla pubblicità della ditta produttrice: Time, 23/2/62). Prima di continuare l’argomento: il lettore memorizzi attentamente questo messaggio promozionale, perché si tratta del primo ripugnante esempio di sfruttamento dell’infanzia.

La Merrill, ottenuta la licenza, promosse la sostanza chiamando la specialità “Kevadon”, proponendola a ginecologi e pediatri e sollecitando alcuni medici a scrivere relazioni: queste sarebbero servite quali “prove” di attività e sicurezza da presentare alla FDA. Presto apparvero i segni sconvolgenti del danno provocato dalla Talidomide: migliaia di feti morti, migliaia di bambini focomelici, con mani e piedi appena abbozzati. Il British Medical Journal pubblicò nel 1960 una relazione dalla quale emergevano danni al sistema nervoso di alcuni pazienti. Il farmaco, incredibilmente, riapparirà trent’anni dopo quale inibitore dell’angiogenesi nei pazienti oncologici! Indipendentemente dall’opinabilissima azione in tal senso (svolta in misura di gran lunga più efficace e atossica dalla somatostatina…..), la sostanza maledetta si sarebbe rivelata un autentico vaso di pandora di ulteriori gravi effetti collaterali, pregiudicando, anche irreversibilmente, la trasmissione neuromotoria relativa all’intestino. La cosa più grave è che, come si scoprì successivamente, i primi casi di bambini deformi erano stati registrati in Germania nel 1957, ma la notizia venne censurata e si dovette attendere il 1960 perché un medico di Amburgo, il Dr. Lenz, riuscisse a far giungere ai mass media la notizia che una quarantina di bambini della sua città, le cui madri erano state indotte ad assumere il farmaco, erano nati deformi. Come reagì la Merrell quando apprese dei primi tragici effetti del farmaco? Tacendo, cercando di silenziare e, cosa di gravità inaudita, di accelerare l’immissione (regolare) in commercio. Un’esponente del FDA, la D.ssa Kelsey, fin dall’inizio contrariata dalla scarsità di prove scientifiche nella documentazione presentata dalla Merrell, lesse il B.M.J., e decise di riesaminare più attentamente la richiesta di autorizzazione alla vendita. Ebbene: i dirigenti della casa farmaceutica, già al corrente delle tragedie in atto, la attaccarono “furiosamente“.

§ 4. Qualcuno inizia a capire

I lutti provocati dalla talidomide non potevano non provocare reazioni ufficiali, che si manifestarono con un’indagine da parte del Congresso. Il senatore Kefauver-Harris propose un rafforzamento dei controlli da parte della FDA, ottenendo l’approvazione unanime del suo disegno di legge: quantomeno per la parte che riguardava specificamente l’argomento. Rimase invece senza seguito la serie di proposte che il parlamentare aveva presentato per ridurre il prezzo dei farmaci: il primo vero e proprio braccio di ferro tra autorità governativa e Big Pharma aveva visto così prevalere l’influenza della seconda. E dire che la logica delle osservazioni era stringente: come mai, con l’intensificarsi della concorrenza, l’aumento di vendite e profitti, gli immensi risparmi ottenuti grazie al perfezionamento dei procedimenti di sintesi, i prezzi salivano anziché scendere? La cosa costituiva un’anomalia unica nella storia dell’economia…. “Molti dirigenti farmaceutici mossero aspre critiche alla legge“, scrive la Petersen, aggiungendo che alcune aziende farmaceutiche minacciarono di chiudere e di trasferirsi all’estero, con conseguenze devastanti sull’occupazione. Evidentemente il mondo politico americano ritenne indispensabile (o conveniente?) moderare toni e controlli, dato che negli anni successivi non si sarebbero contate le medicine autorizzate dopo controlli sommari e documentazioni lacunose o sommarie.

Il settore farmaceutico, da parte sua, rivendicò le benemerenze del passato (glissando su infamie di ogni genere e sul fatto che il merito spettava quasi esclusivamente a singoli ricercatori indipendenti) ed oppose il costo esorbitante della ricerca. Se nel 1979 si stimava che un nuovo farmaco comportasse investimenti per 54 milioni di dollari, la cifra salì a 231 nel 1991 e 802 nel 2001!!! Peccato che buona parte del costo attribuito alla ricerca o fosse gonfiato o si riferisse, in realtà, a spese promozionali (comprese anche quelle inconfessabili….), pubblicitarie e di marketing! Difficile non collegare le fiere proteste con quelle dei commercianti più sfacciati: quelli che giurano e spergiurano “..non ci guadagno quasi niente”, “non copro neanche le spese”, “guadagno meno dei miei dipendenti”! Fra l’altro, nei lai degli “spacciatori di pillole” c’erano alcune piccole dimenticanze: “…la maggioranza dei farmaci salvavita fondamentali…oggi non sarebbe disponibile se i contribuenti non avessero preso in carico i costi della loro scoperta….La rilevanza del denaro pubblico per il settore, in realtà si estende ben oltre ciò che le case farmaceutiche vorrebbero far credere e riguarda la maggior parte delle medicine più importanti…”.
In conclusione: il cittadino paga tasse per consentire a gruppi senza meriti e senza scrupoli di accumulare utili immensi rivendendogli a prezzi esageratamente gonfiati quello che lui ha già pagato sotto forma di imposte, e che spesso o non funziona o gli fa del male anziché del bene! E’ un paese libero quello nel quale avviene questo? Le istituzioni governative sono fantocci di cartapesta pilotati o entità autonome?

Verifichiamo allora se queste considerazioni siano unilaterali e forzate. Leggiamo qualche altro passo illuminante: “Per creare un simile sistema, le case farmaceutiche costituirono e finanziarono delle lobby capaci di esercitare pressioni politiche su Washington per modificare le leggi a loro favore, rendendo più semplice brevettare un medicinale e assicurarsene il controllo per anni ed anni. Inoltre, riuscirono a rendere illegale la pubblica diffusione del prezzo dei farmaci, con il risultato che, ben presto, nessuno fu più in grado di dire quanto costassero in realtà le medicine” (op. cit. pag. 158).
Tornando al senatore Kefauver, emergono verità ancora più sconvolgenti. Il parlamentare, durante una delle udienze al Congresso, chiese al Dr. A. Dale Console, ex dirigente della Squibb & Sons, la percentuale di farmaci inutili o dannosi oggetto delle “ricerche” delle industrie farmaceutiche. Ecco la risposta: “Direi più della metà. E sottolinerei che la totale inutilità di molti di questi prodotti è cosa nota già al momento della loro ideazione. Prodotti inutili, ma che venderanno“. Aggiunse quindi che le case farmaceutiche avevano un raro talento nel creare “falsi miti“, come quello costituito dal materiale informativo recapitato ai medici, ed una “..capacità unica di far passare lo sfruttamento economico per una nobile causa“.

L’insolenza ed arroganza degli alti dirigenti in servizio può essere esemplificata invece dalle dichiarazioni di Francis C. Brown, presidente di Schering Corporation, il quale, incalzato da Kefauver sui prezzi troppo alti dei farmaci, rispose che non erano i farmaci ad essere troppo cari, ma “..gli americani a non guadagnare abbastanza“, ed all’osservazione che abbassando i prezzi si sarebbero attirati più clienti “..senatore, non possiamo moltiplicare i malati” (Atti del Congresso, 7-12 dicembre 1959). Ma vedremo che anche questo prodigio porterà ad una riedizione – anche se truffaldina – della moltiplicazione dei pani: i malati sono stati aumentati sia togliendo dalla circolazione sostanze utili, che perpetuando con farmaci inefficaci patologie altrimenti temporanee, che facendo diventare malati i sani, che inventando nuove (ed inesistenti) patologie. Sarà questo il tema di paragrafi che si succederanno.

Ma continuiamo a spulciare tra i verbali di questa inchiesta governativa, e troveremo una delle prove di un falso rato e consumato: quello dei costi della ricerca quale fattore dei prezzi elevati. Il dott. E. Giffors Upjohn, presidente dell’omonimo colosso farmaceutico, dovette ammettere che il 28,6% dei costi elencati nel conto economico era comportato da spese di promozione, sotto forma di retribuzione di un migliaio di rappresentanti!!! Quando i funzionari governativi che collaboravano con il senatore indagarono sul bilancio, scoprirono che il profitto medio netto dell’azienda (al netto, quindi, di ogni costo, degli oneri finanziari, dell’imposta sugli utili, di ammortamenti ed accantonamenti) raggiungeva il 21,4% del fatturato, circa il doppio dell’11% di aziende di altri settori. Ma perché spendere tanto in marketing? Lo chiarì il dott. Louis Lasagna, direttore dell’istituto di farmacologia clinica della Johns Hopkins: troppi farmaci “..non funzionavano altrettanto bene dei farmaci più vecchi che avevano sostituito“. Assai eloquente anche un articolo del farmacologo Walter Modell, il quale rivelò che le aziende si dedicavano ad una “roulette permanente“, incaricando i propri chimici di apportare quelle minime alterazioni alla composizione molecolare dei farmaci dei concorrenti per aggirare i limiti dei brevetti. Concluse che questa “manipolazione molecolare” mirava ad “infilarsi in un mercato realizzato sulle scoperte realizzate da qualcun altro“.

Prossimamente tratteremo in modo più specifico (solleviamoci lo pubblicherà, n.d.m.) – e, in un certo senso, più coinvolgente – argomenti relativi a farmaci rivelatisi dannosi o inefficaci, a malattie inventate, alla corruzione ed alla campagna acquisti delle case farmaceutiche, con riferimenti anche a medicinali ampiamente diffusi, magnificati e prescritti nel nostro paese.

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26/01/2011

fonte:  http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=18538

L’ambasciatore britannico a Roma: «Le aziende inglesi boicottano l’Italia per gli scandali sessuali di Berlusconi»

«Le aziende inglesi boicottano l’Italia per gli scandali sessuali di Berlusconi»

Il giornale inglese Private eye riporta le affermazioni fatte dell’ambasciatore inglese durante un incontro a porte chiuse

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ROMA – La credibilità del premier Silvio Berlusconi all’estero, già scossa da scandali e gaffe, subisce un nuovo colpo. L’ambasciatore inglese a Roma, Christopher Prentice, da poco in Italia, ha detto infatti durante un incontro a porte chiuse tenuto nelle scorse settimane a Venezia che le imprese britanniche stanno boicottando il Belpaese per colpa dell’immagine del suo leader. Lo rivela nel numero in edicola oggi il periodico satirico inglese Private eye in un articolo intitolato “Silly bungas”, un gioco di parole che mischia “bunga bunga” e il modo di dire “silly buggers”, frase popolare che si usa nella lingua di Shakespeare per indicare chi combina pasticci che poi vuole tenere segreti (oltre che in una accezione decisamente più volgare). Parole, nota il giornale, che se pronunciate in pubblico avrebbero scatenato una tempesta.

«Dovete realizzare che l’Italia ha un gigantesco problema di immagine», ha detto il 56enne Prentice a una sorpresa folla di diplomatici italiani e giornalisti inglesi riuniti a Venezia per una conferenza anglo-italiana che si tiene annualmente per un selezionato gruppo di reporter “amici”. «Molte aziende britanniche hanno deciso di non investire in Italia per gli scadnali sessuali di Berlusconi», ha continuato l’esperto diplomatico. Parole che, anche se dette in un incontro a porte chiuse, sono suonate molto inusuali per un ambasciatore di un governo alleato di Roma. Il giornale inglese continua racontando che Prentice stava parlando durante una sessione seguita a un pranzo innafiato da ottimi vini del Veneto, quando la dicussione è scivolata «sull’insaziabile appetito di Silvio Berlusconi per giocare il bunga bunga con escort minorenni».

La rivelazione sulle imprese inglesi che non considerano più l’Italia un paese dove investire avrebbe ammaccato ulteriormente il già indebolito premier italiano. Ma appena i giornalisti inglesi sono piombati sull’ambascotore Prentice per avere dettagli su quali fossero le imprese inglesi che non volevano più investire sull’Italia, scrive ancora il giornale, «l’untuoso portavoce di Berlusconi, il sottosegretario di Stato, Paolo Bonaiuti, è intervenuto rabbiosamente insistendo che la gaffe non poteva essere riferita perché l’incontro era a porte chiuse e nessuna dichiarazioni poteva essere riportata fra virgolette». Apparentemente imitando il suo capo, scrive ancora Private eye, «il 72enne Bonaiuti si è presentato all’evento con a rimorchio la sua giovane moglie trofeo, una statuaria bionda».

L’incidente, conclude il periodico inglese, ricorda una gaffe di un altro ambasciatore britannico, Sir Ivor Roberts, che tempo fa aveva scatenato un putiferio e titoloni su tutti i giornali per aver detto durante un’altra conferenza a porte chiuse che l’ex presidente americano George W. Bush era «il miglior sergente reclutatore di Al Qaeda». Questa volta tuttavia, chiude sarcastico Private eye, la stampa di Sua Maestà si è subito allineata. Bonaiuti ha infatti chiarito, sempre secondo quanto riportato dal giornale inglese, «che chiunque avesse fatto il suo dovere di corrispondente non sarebbe più stato invitato a divertirsi a Venezia l’anno prossimo». E dunque nessuno ha avuto il coraggio di riportare le frasi dell’ambasciatore Prentice.

Martedì 29 Marzo 2011 – 15:43    Ultimo aggiornamento: 19:55
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PrivateEyeNews

  1. Silly Bungas! Why UK papers ignored our man in Rome’s diplomatic gaffe about sexy Silvio — details in the latest Eye.

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Fukushima, plutonio intorno alla centrale. Governo: ricostruzione con energia pulita

Fukushima, plutonio intorno alla centrale
Governo: ricostruzione con energia pulita

Reattore 2 nella condizione più pericolosa di radioattività
Presenza plutonio forse segno di danni a barre di combustibile

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ROMA – L’uso dell’energia pulita sarà alla base dei piani di ricostruzione delle aree devastate in Giappone dal sisma-tsunami dell’11 marzo: lo ha annunciato il capo di gabinetto, Yukio Edano. Intanto Il governo giapponese valuta come «possibile» la fuoriuscita di plutonio dalla centrale nucleare di Fukushima. Al momento, ha detto Edano, si tratta di bassi livelli di plutonio, indicando tuttavia di fatto nuovi pericoli per i tecnici impegnati alla messa in sicurezza di Fukushima e altri dubbi in materia di sanità pubblica. Il capo di gabinetto ha spiegato che i 5 campioni presi dalla Tepco indicano che non ci sono rischi immediati. L’agenzia nucleare giapponese dal canto suo afferma che il ritrovamento di plutonio potrebbe significare danni alle barre di combustibile nel nucleo del reattore.

Quanto all’acqua fortemente tossica, il reattore n. 2 è ritenuto essere nella condizione più pericolosa: la radioattività è di 1.000 millisievert/ora, pari a quattro volte il livello massimo di esposizione annuale cui può essere esposto un lavoratore in condizioni d’emergenza. L’acqua che viene iniettata nel reattori è stata ridotta per allentare lo sforzo sui serbatoi e, quindi, limitare le perdita: tutto questo, ha concluso Edano, ha portato all’aumento della temperatura. Il raffreddamento del combustibile ha tuttavia precedenza sui problemi della fuoriuscita di liquido.

Martedì 29 Marzo 2011 – 10:24    Ultimo aggiornamento: 14:55
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Si è acceso Icarus: dovrà svelare i segreti dell’Universo, di Carlo Rubbia / VIDEO

Esperimento Icarus, per svelare i misteri dell’Universo.mpg

Da: | Creato il: 29/mar/2011

Nei laboratori del Gran Sasso è stato inaugurato l’esperimento ICARUS T600, progettato dal premio nobel Carlo Rubbia, e frutto di una cooperazione scientifica internazionale. Icarus è un rivelatore contenente 600 tonnellate di argon liquido, nato per studiare prima di tutto l’oscillazione e la trasformazione dei neutrini.

Oggi al Gran Sasso si inaugura il rilevatore delle particelle

Si è acceso Icarus: dovrà svelare i segreti dell’Universo

L’obiettivo è capire i misteriosi «neutrini», che già furono messi sotto osservazione da Enrico Fermi nel 1934

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di  CARLO RUBBIA

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Uno scorcio delle apparecchiature che fanno parte del progetto «Icarus» al Gran Sasso
Uno scorcio delle apparecchiature che fanno parte del progetto «Icarus» al Gran Sasso

La parola neutrino è italiana, coniata da Enrico Fermi nel 1934 per caratterizzare queste particelle dalle più straordinarie proprietà. Ogni secondo, di giorno come di notte, senza rendercene conto, siamo attraversati su ogni centimetro quadrato da ben 65 miliardi di neutrini solari, ad una velocità vicina a quella della luce. La maggioranza di questi neutrini proviene dal Sole e attraversa quasi senza effetti sia il Sole che la nostra Terra perdendosi nell’immensità del fondo cosmico. I neutrini sono simili ai ben più familiari elettroni, ma con una cruciale differenza, quella di essere elettricamente neutri e influenzati solamente dalla forza debole trasmessa dai bosoni W e Z, per la cui scoperta al Cern ho ricevuto assieme a Van der Meer il premio Nobel per la Fisica nel 1984.
Un grandissimo numero di neutrini sono anche prodotti da certi tipi di decadimenti radioattivi e da reazioni nucleari come quelle prodotte dal Sole, dai raggi cosmici e soprattutto dai reattori nucleari. Forse pochi sanno che una importante frazione dell’energia prodotta dalla fissione nucleare sfugge sotto forma di neutrini. Postulato da Pauli nel 1930, il neutrino fu rivelato sperimentalmente nel 1956 da Cowan e Reines, che ricevettero solo quarant’anni dopo il premio Nobel.

Il 23 febbraio 1987 neutrini provenienti dall’esplosione della supernova SN 1987A a 168 mila anni luce furono rivelati sperimentalmente in laboratori sotterranei in Giappone e negli Usa, la più luminosa esplosione stellare vista ad occhio nudo da quando Keplero osservò una supernova nel 1604. Oggi sappiamo che i neutrini saranno la fine ultima della morte di ogni stella, incluso il nostro Sole, ma fortunatamente solo tra circa cinque miliardi di anni!

Per comprendere l’immensità dell’Universo che ci circonda, basti pensare che all’incirca ogni secondo una nuova supernova esplode, trasformandosi in neutrini, da qualche parte dell’Universo!

I fisici sono quindi convinti che i neutrini siano uno dei più importanti e straordinari fenomeni cosmologici, in gran parte ancora tutti da scoprire, come confermato peraltro dai numerosi premi Nobel per la Fisica attribuiti a questo soggetto. Basti pensare che assieme a ogni protone proveniente dalla primordiale nucleosintesi, quella che generò circa tre minuti dopo il Big Bang tutta la materia conosciuta dell’universo – i famosi tre minuti così ben descritti dal libro di Steve Weinberg – sono generati ben un miliardo di neutrini, che ancora oggi attraversano lo spazio cosmico.

Come inizialmente postulato dal nostro Bruno Pontecorvo e dimostrato da numerosi esperimenti, oggi sappiamo che esistono almeno tre tipi diversi di neutrini. Uno dei fenomeni più straordinari è che essi spontaneamente «oscillano» tra di loro e cioè viaggiando a grandi distanze si trasformano continuamente tra di loro. Da qui l’estremo interesse ad esempio del fascio di neutrini proveniente dal Cern di Ginevra che attraversando le Alpi e gli Appennini a grande distanza sottoterra, risale in superficie grazie alla rotazione della Terra e viene rilevato, unico in Europa, nei laboratori del Gran Sasso presso L’Aquila a circa 800 chilometri di distanza. I nostri esperimenti al Gran Sasso stanno mostrando ogni giorno di più come i neutrini risultanti alla fine di questo lungo viaggio siano profondamente diversi da quelli inizialmente prodotti.

Questi esperimenti sono anche centrali ad un’altra delle più straordinarie scoperte degli ultimi anni e cioè l’evidenza sperimentale di quella che comunemente si chiama la «materia oscura», che diede tra l’altro il premio Nobel nel 2006 a John Mather e a George Smoot per il successo del satellite Cobe lanciato nel 1989 e del loro successivo prodigioso lavoro di ricerca con più di mille tra ricercatori e ingegneri.

Questo straordinario risultato, oggi confermato da molteplici osservazioni cosmologiche, ci dice che la materia ordinaria, quella di cui siamo fatti e caratterizzata dalla ben nota tabella degli elementi chimici di Mendeleiev, non è la forma predominante della materia dell’Universo e che una ben altra componente, molto più massiva, invisibile e fino ad ora completamente sconosciuta, in realtà controlla, grazie alla sua forza gravitazionale, la massa dell’Universo tutto intero. Da qui l’immenso interesse di scoprire la presenza in laboratorio e la vera natura della materia oscura che senza dubbio ci attraversa continuamente, un risultato le cui conseguenze immense superano largamente quelle della fisica e cosmologia, della stessa importanza della rivoluzione copernicana quando si dimostrò che la Terra non era il centro dell’Universo. Lo studio della materia oscura è un altro argomento portante dell’Infn e dei laboratori del Gran Sasso.

Quest’ultimo e quello dei neutrini sono ambedue campi di ricerca ancora tutti da scoprire. E’ forse anche possibile che la materia oscura origini in una forma ancora da scoprire dovuta ai neutrini e più precisamente ai cosiddetti neutrini sterili. Ma potrebbe essere anche qualcosa d’altro, come ad esempio le particelle Susy che sono un soggetto centrale di ricerca dell’acceleratore Lhc al Cern di Ginevra. E’ questo un magnifico e meraviglioso esempio di quello che Galileo Galilei battezzò come «filosofia naturale»: solo l’esperimento potrà darci le risposte che ci attendono.
E’ indubbio che queste grandissime potenziali scoperte necessitino di nuovi, più potenti strumenti di osservazione. Da qui l’importanza dell’evento che si celebra oggi ai laboratori del Gran Sasso con l’inaugurazione dell’ esperimento Icarus, un programma di altissimo livello fondato sulla tecnica innovativa di liquidi criogenici di elevatissima purezza e di centrale importanza tanto per lo studio dei neutrini a grande distanza che per il problema della materia oscura.
E’ questa un’occasione per celebrare vent’anni di originale ricerca e sviluppo attraverso la realizzazione concreta in Italia di uno strumento scientifico di grandi dimensioni, di altissima tecnologia e fino ad ora unico al mondo, e che, peraltro seguendo il nostro esempio, sia americani che giapponesi hanno iniziato a sviluppare e perseguire.
*Premio Nobel per la fisica
Si inaugura oggi nei laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare diretti da Lucia Votano l’esperimento Icarus, condotto sotto la guida del Premio Nobel Carlo Rubbia: riguarda la «cattura» dei neutrini.

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Carlo Rubbia
29 marzo 2011

fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_marzo_29/rubbia-si-e-acceso-icarus_d39c3c64-59cc-11e0-b755-6c1c80e280c5.shtml

B? POLITICAMENTE ‘INESISTENTE’ – Lo schiaffo più sonoro degli ultimi 150 anni

Lo schiaffo più sonoro degli ultimi 150 anni

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di Fabio Scacciavillani

29 marzo 2011

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E’ riverberata persino tra gli impervi wadi desertiche dell’Arabia Orientale l’eco del manrovescio diplomatico rifilato platealmente, dai leader europei che contano, al primo ministro italiano, i cui segni rimarranno metaforicamente stampati sulle gote liftate per gli anni a venire. Non era mai successo che dalle decisioni gravi su una guerra venisse escluso il governo del paese dal cui territorio vengono condotte le operazioni belliche più importanti. A meno che non si trattasse di una colonia. Persino alla Germania, che da questo conflitto si è defilata e a cui pare ostile, viene conferita voce in capitolo. Ma per le macchiette, ai tavoli che contano, posti non si riservano.

C’è poco da piagnucolare, come gli ascari dattilografi che blaterano di schiaffo ingiustificato sulle prime pagine, si dolgono dell’umiliazione e si infervorano di “sacrosanta indignazione”. Fintanto che si ballano i minuetti al G8 o al G20 un pagliaccio chansonnier a cena si può anche tollerare. Per quanto possa dare sui nervi ai commensali, trattasi di presenza innocua. Ma quando si affrontano faccende serie e gli eventi incalzano è inutile far finta di prestare attenzione al miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 o 1500 anni.

Del resto, anche un sovrumano sforzo di diplomazia sarebbe stato vano, perché ciò che oggi si afferma a Palazzo Chigi, domani si smentisce dalla Farnesina e comunque poco dopo arriva da Via Bellerio la dichiarazione che liquida il tutto con sussieguo. Che credibilità può avere un governo dove il ministro degli Esteri, che in questo momento riveste un ruolo cruciale, si inventa di sana pianta un’iniziativa congiunta con la Germania? Figurarsi se la Merkel, a rischio di liquidazione politica dopo un impressionante filotto di disfatte elettorali, abbia voglia di seppellire la propria residua credibilità presentandosi (senza sganasciarsi) di fronte ai media tedeschi ed internazionali per illustrare un’iniziativa sulla Libia insieme a Berlusconi. Saranno gli effetti dell’irradiazione solare in Val Badia o ad Antigua.

Tuttavia è fuorviante considerare l’umiliazione patita da Berlusconi e Frattini come il frutto di una decisione deliberata: lo sgarbo è comunque un atto rivolto all’indirizzo se non proprio di un potente almeno di qualcuno che conti qualcosa, che abbia un ruolo. A volte è un modo per colpire un avversario, di irritare un rivale, al limite di sottolineare una distanza. I primi ministri dei grandi paesi europei, c’è da scommettere, non nutrivano alcuno di questi propositi. L’Italia di Berlusconi per loro è semplicemente inesistente. Se proprio se ne fossero curati, al limite avranno pensato di fare un favore al vecchio istrione sul viale del tramonto. Non avranno voluto distoglierlo dallo show al Tribunale di Milano oppure dalle più piacevoli incombenze da sbrigare nei bassifondi di Arcore tra Coca Light e lap dance.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/lo-schiaffo-piu-sonoro-degli-ultimi-150-anni/100840/

Alfa Arese, la storia infinita. “O a Torino, o licenziati”

Alfa di Arese, il ricatto di Mirafiori


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di Franz Baraggino

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Dopo anni di cassa integrazione, promesse, e progetti industriali naufragati, i 160 dipendenti dell’Alfa Romeo di Arese (Milano) dovranno trasferirsi a Mirafiori, lo stabilimento Fiat di Torino. O così o il licenziamento, nessuna alternativa. Per dire no ad una soluzione che li costringerebbe a percorrere 350 chilometri al giorno, e per chiedere di essere ricollocati nell’area milanese, oggi un centinaio tra lavoratori e delegati FIOM ha presidiato il palazzo di Regione Lombardia. “Chi ha famiglia non può andare tutti i giorni a Torino – si arrabbia Patrizia, in azienda da 21 anni e madre di due figli – inoltre, con milleduecento euro al mese sarebbe un salasso”. L’area che ospita lo stabilimento doveva trasformarsi in un polo d’eccellenza dove costruire vetture ecologiche, prototipi di auto elettriche. “Poi non se n’è fatto più nulla – spiegano alcuni – ed è solo una delle tante promesse fatte da Fiat e da Regione Lombardia”. Durante la mattinata, una delegazione di rappresentanti sindacali è stata accolta dall’ufficio di presidenza della Regione, con la promessa di riportare la Fiat al tavolo delle trattative. “Abbiamo chiesto che la Lombardia utilizzi le risorse che dice di avere per prolungare la cassa integrazione di altri nove mesi – racconta Maria Sciancati, segretario generale della Fiom milanese – e che nel frattempo si attivi un piano concreto di ricollocazione dei lavoratori nell’area di Milano”

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29 marzo 2011

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Pd contro l’uscita di Bossi, ‘se l’ignuranza…’

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Pd contro l’uscita di Bossi, ‘se l’ignuranza…’

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ROMA  – Se sull’immigrazione la linea politica del governo è quella espressa oggi da Umberto Bossi, allora “faccia da solo” senza la collaborazione del Pd. Lo ha detto il segretario dei Democratici, Pier Luigi Bersani, a margine della presentazione di un libro.

“Maroni – ha sottolineato Bersani – dice alle Regioni ‘prendete gli immigrati’. Bossi dice ‘fora di ball’. Adesso il governo – ha aggiunto Bersani – si metta d’accordo”. “E’ chiaro – ha detto ancora il segretario del Pd – che noi per un’operazione organizzata e seria siamo ventre a terra disponibili, a condizione che il governo dica una parola chiara al Paese, perché i piedi in due scarpe non li può tenere”. “Ma se dice ‘fora di ball’ – ha concluso Bersani – allora fa da solo. E’ chiaro? Questa è la nostra posizione”.

FRANCESCHINI A BOSSI, ‘SE L’IGNURANZA…’
– “Se l’ignuranza l’agh’ess i al, ign darev da magnar con la fionda”. Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, ricorre al dialetto ferrarese, per rispondere a Umberto Bossi, che sugli immigrati a Lampedusa aveva auspicato, in dialetto, una loro espulsione. Il proverbio ferrarese, riferito da Franceschini ai cronisti in Transatlantico, tradotto in italiano suono: “se l’ignoranza avesse le ali, gli si darebbe da mangiare con la fionda”.

FARINONE (PD), BATTUTACCE NON RISOLVONO PROBLEMA – “I problemi legati all’immigrazione esigono di essere affrontati con serietà massima, non con battutacce”. Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. “Di fronte al dramma che si sta vivendo a Lampedusa e devo dire anche di fronte all’impegno che Maroni ha chiesto alle regioni una banalizzazione volgare come quella del ministro Bossi non fa onore né a lui né al governo di cui è parte – conclude Farinone – Una situazione davvero inaccettabile”.

SCALFAROTTO, BOSSI? CERTE USCITE NON AIUTANO – “Forse sarà anche per il cattivo gusto di Bossi e del suo linguaggio che non ci chiamano ai vertici internazionali per risolvere la situazione in Libia? Che credibilità e autorevolezza può avere un Governo con un Ministro come Bossi che riesce a liquidare un problema così contingente e grave come l’accoglienza e la gestione dei tantissimi immigrati che continuano ad arrivare? ” Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD, attribuisce anche alle sortite di alcuni membri della maggioranza la mancata considerazione internazionale dell’Italia che in questi giorni si manifesta con il relegamento a un ruolo marginale nella soluzione della crisi libica. “Il Governo è in piena confusione, a Berlusconi nessuno dei leader internazionali vuole dare credito e di conseguenza Frattini e Maroni non trovano interlocutori e continuano ad essere esclusi da decisioni importanti. Intanto – continua Scalfarotto – migliaia di persone continuano ad arrivare, il richiamo alle regioni continua a essere un buco nell’acqua e le condizioni umane sono vicine al collasso senza che si riesca a proporre un piano credibile da condividere con l’Unione Europea”. “Il nostro Paese – conclude il vicepresidente dei democratici – non può rimanere marginale in questo momento storico e politico così delicato e importante per il Mediterraneo. Se il nostro Governo non è in grado di dialogare con le altre potenze ed elaborare piani concreti e condivisibili deve andarsene e non condannare l’Italia al ruolo marginale”.

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29 marzo 2011

Prima pagina: Ansa.it

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2011/03/29/visualizza_new.html_1529509874.html