Archivio | aprile 1, 2011

EMERGENZA IN GIAPPONE – Fukushima, contaminata la falda. L’appello disperato del sindaco / VIDEO: SOS from Mayor of Minami Soma City (Fukushima nuclear power plant, Japan)

SOS from Mayor of Minami Soma City (Fukushima nuclear power plant, Japan)

Da: | Creato il: 01/apr/2011

Message from the Mayor of Minami-Soma City; filmed on March 24, 2011.
The mayor himself talks of how the city lacks supplies and how there
are no means to deliver the supplies to the citizens evacuating at
home.
Please give support to Minami-Soma!

http://www.city.minamisoma.lg.jp/

http://www.facebook.com/prayforjapan

福島第1原発から半径20~30キロ圏内の
屋内退避指示が出ている福島県南相馬市の桜井勝延市長が、
「ボランティアも物資輸送も自己責任で入らざるを得ない。
市民は兵糧攻めの状態だ」
と英語の字幕付きで強調し、
曖昧な日本政府指示の理不尽さを国際社会に直接、訴えている。

同市の屋内退避圏内に自宅のある自営業、中田建一郎さんが企画した動画を、
Twitter・Facebookでの呼びかけに応じて転載したものです。

【転載責任者】
http://www.maedahideki.com/

EMERGENZA IN GIAPPONE

Fukushima, contaminata la falda
L’appello disperato del sindaco

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Il primo cittadino di Minamisoma, vicina alla centrale. “Non funzionano i mezzi, soccorsi difficili. Ci manca il cibo. Non abbiamo informazioni”

dal nostro inviato PIETRO DEL RE

Fukushima, contaminata la falda L'appello disperato del sindaco La centrale di Fukushima vista dall’alto

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TOKYO – Il peggio è forse già accaduto,
a prescindere da quanto sostiene l’azienda che gestisce la centrale nucleare di Fukushima. In altre parole, è verosimile che la falda acquifera sottostante all’area degli impianti sia già stata contaminata da materiale radioattivo, anche se a riguardo la Tepco aveva fornito dati che potevano sembrare aberranti. A dirlo è stato Hidehiko Nishiyama, portavoce dell’Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese, auspicando nuove misure della quantità di Iodio radioattivo rinvenuta nella falda, inizialmente valutata dalla Tepco pari a 10.000 volte i limiti legali.

LE IMMAGINI: LA CENTRALE VISTA DAI DRONI
1

L’abnorme presenza di Iodio 131 è stata confermata nella falda, così come di tellurio, molibdeno e zirconio. Roberto Mezzanotte, già direttore del Dipartimento delle Scienze nucleari dell’Ispra, azzarda l’ipotesi seguente: “A Fukushima, che si trova a poche decine di metri dal Pacifico, la falda è piuttosto superficiale. È perciò probabile che l’enorme quantità d’acqua usata per raffreddare il reattore 1 vi sia poi penetrata attraverso una qualche via d’uscita, così com’è anche defluita nel mare”. Non dovrebbe quindi essere finito il nocciolo stesso nella falda acquifera, o quanto meno non ancora, bensì l’acqua che è entrata in contatto con lui, caricandosi di particelle radioattive.

“Siamo abbandonati a noi stessi, e rischiamo di morire di fame”. Comincia così il drammatico appello lanciato su YouTube da Katsunobu Sakurai, sindaco di Minamisoma, una città nella zona compresa nell’anello fra i 20 e i 30 chilometri di distanza dalla centrale danneggiata. Ora, se l’area nel raggio di 20 chilometri è stata interamente evacuata, in quella dei successivi dieci chilometri agli abitanti è stato solo suggerito di evacuare altrove, altrimenti devono rispettare l’ordine di rimanere chiusi in casa. Il sindaco accusa il governo di Tokyo e la Tepco di non fornire informazioni sufficienti, di non provvedere agli approvvigionamenti dei beni di prima necessità e di non fornire neanche i mezzi necessari a chi volesse andare via ma non ha un’auto per farlo.

L’APPELLO VIDEO DEL SINDACO 2

Dice ancora il sindaco: “Molti abitanti della zona cercano di fuggire con propri mezzi malgrado il pericolo di radiazioni. A complicare la situazione c’è il fatto che non vi sono più mezzi pubblici funzionanti”. In questo filmato di una decina di minuti e sottotitolato in inglese, il primo cittadino spiega anche come i volontari e gli operatori che consegnano gli aiuti umanitari sono costretti a entrare in città a proprio rischio e pericolo. “Perciò, da un giorno all’altro, molti di noi possono davvero ritrovarsi senza più nulla da mangiare”.

Ieri, intanto, allo scopo di tranquillizzare la popolazione, il premier Naoto Kan ha detto che seguendo i consigli delle autorità i giapponesi non correranno alcun rischio di essere esposti a livelli pericolosi di radioattività.  Kan ha però poi ammesso che “portare la centrale sotto controllo sarà una battaglia lunga e dura. Allo stato, non possiamo dire che la struttura sia stata stabilizzata a sufficienza, ma ci stiamo preparando nel migliore dei modi per portarla sotto controllo”.

Il ministero dei Trasporti ha rivelato che lo tsunami dell’11 marzo scorso è arrivato a più di 40 chilometri all’interno delle coste nord-orientali del Giappone, perché l’acqua di mare si è infiltrata nei corso dei fiumi. Il Tone, nella provincia di Chiba, è cresciuto di mezzo metro a 44 chilometri dal suo estuario.

Diventa sempre più concreta l’ipotesi di una parziale nazionalizzazione della Tepco, in previsione dei pesanti oneri che la compagnia dovrà sostenere a seguito dei problemi della centrale nucleare. La più grande utility asiatica dice di possedere l’equivalente di circa 18 miliardi di euro di prestiti d’emergenza concessi dalle principali banche nipponiche per coprire i costi crescenti, ma le richieste di risarcimento potrebbero da sole superare i 96 miliardi di euro.

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01 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/01/news/sindaco_fukushima-14381477/?rss

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相馬野馬追祭事 甲冑競馬  2 2009.7.24

Da: | Creato il: 27/lug/2009

お祭りの見所の一つです。
重い甲冑を身につけて、荒馬の手綱をさばき疾走する。

http://www.interq.or.jp/leo/f2000/

La corsa delle Sacre Bandiere, una manifestazione in costume tradizionale tipica di Minamisoma che non si farà più. Molti dei presenti visibili nel video sono morti a seguito dello tsunami. I 20.000 superstiti lo saranno presto, per la fame e le radiazioni. Complimenti ai sostenitori del nucleare, davvero un bel colpo.

mauro

FIRMA L’APPELLO – Turchia alla Libia: liberate Iman!

https://i0.wp.com/avaaz_images.s3.amazonaws.com/1204_eman1_1_460x230.png

Cari amici,


Lo scorso sabato Iman al-Obeidi ha fatto irruzione in un hotel di Tripoli dicendo ai giornalisti stranieri che era stata stuprata da 15 uomini di Gheddafi. E’ stata portata via dai teppisti del regime, e da allora nessuno l’ha più vista. Lanciamo un appello enorme rivolto alla Turchia, che ha aiutato a liberare altri ostaggi libici, per aiutare a salvare Iman. Firma ora e inoltra questa e-mail a tutti:

Lo scorso sabato una giovane donna avvocato di nome Iman al-Obeidi ha fatto irruzione in un hotel di Tripoli e ha pregato i giornalisti stranieri di aiutarla, mostrando le sue ferite e denunciando che era stata violentata da 15 uomini di Gheddafi. Ha continuato a urlare mentre alcuni agenti di Gheddafi la portavano via, e da allora nessuno l’ha più vista.

Le parole non possono rendere conto del coraggio che Iman ha dimostrato nel denunciare pubblicamente l’episodio, e possiamo solo immaginare il terrore che sta vivendo ora fra le mani degli infami teppisti di Gheddafi. La sua vita è in pericolo, ma noi possiamo aiutarla solo se ci mobilitiamo immediatamente.

Gheddafi è indifferente all’indignazione della maggior parte della comunità internazionale, ma ha ascoltato il governo turco che gli aveva chiesto di liberare i giornalisti stranieri. Lanciamo urgentemente un grido globale al Primo ministro Erdoğan per aiutare Iman: firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti. La petizione sarà consegnata al consolato turco di Bengasi, e attraverso gli annunci sui giornali in Turchia, non appena raggiungeremo le 500.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/free_iman_al_obeidi/?vl

Iman ha detto di essere stata fermata a un posto di blocco di Tripoli e tenuta in stato di fermo per due giorni, durante i quali ha subito ripetute violenze sessuali e percosse da 15 agenti della sicurezza prima di riuscire a scappare. Ha detto che altre donne sono ancora nelle mani di questi teppisti del regime.

Gli uomini che hanno rapito Iman probabilmente hanno pensato che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di denunciare pubblicamente l’apparato del terrore di Gheddafi, e subire la vergogna di ammettere pubblicamente di essere stata stuprata in una società conservatrice dove troppo spesso sono le donne a essere incolpate per crimini del genere. Invece lei ha osato rompere il silenzio che circonda tante vittime della brutalità di Gheddafi e della violenza sessuale ovunque.

Il regime l’ha additata come prostituta e ha detto che la denuncerà per calunnia contro le forze governative. Ma i libici hanno manifestato in sostegno a Iman, e l’influenza turca su Gheddafi potrebbe essere sufficiente per liberarla. Mettiamoci dalla parte di Iman al-Obeidi, che ha osato opporsi contro i suoi persecutori nel chiedere a gran voce verità e giustizia. Firma sotto per chiedere al Primo ministro della Turchia di agire, e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/free_iman_al_obeidi/?vl

Proprio in questo momento una coraggiosa giovane donna ha rischiato tutto per i valori che tutti noi condividiamo, e ne sta subendo le terribili conseguenze. Facciamo di tutto per salvarla.

Con speranza e determinazione,

Stephanie, Pascal, Alice, Ricken, Rewan, Mohammad e il resto del team di Avaaz

Fonti:

Donna libica: stuprata da soldati di Gheddafi. Il video della sua denuncia, L’Unità
http://video.unita.it/media/Donna_libica_stuprata_da_soldati_Gheddafi_2541.html

Bengasi, corteo per donna stuprata dal regime di Gheddafi, TMNews
http://dailymotion.virgilio.it/video/xhvi40_bengasi-corteo-per-donna-stuprata-da-uomini-gheddafi-videodoc_news

La Turchia aiuta a liberare il giornalista del Guardian, Guardian (in inglese)
http://www.guardian.co.uk/world/2011/mar/17/turkey-helps-free-guardian-journalist-libya

La Turchia salva i giornalisti del New York Times in Libia, Todays Zaman (in inglese)
http://www.todayszaman.com/newsDetail_getNewsById.action?newsId=238855

La donna libica che ha denunciato di essere stata violentata è ancora dispersa, Al Jazeera (in inglese)
http://english.aljazeera.net/video/africa/2011/03/201132963515140400.html

Il governo libico ha offerto denaro per riappacificarsi con Iman al-Obaidi, la donna che ha denunciato la violenza, dice la madre, Washington Post (in inglese)
http://www.washingtonpost.com/world/mother-of-libyan-woman-in-rape-claim-case-says-she-is-very-proud-of-her-daughter/2011/03/27/AFNppLkB_story.html

E’ necessaria un’indagine sul caso dello stupro in Libia, Amnesty International (in inglese)
http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/thorough-investigation-urged-over-libya-rape-case-2011-03-28

Libia: rilasciate immediatamente la donna che ha denunciato lo stupro, Human Rights Watch (in inglese)
http://www.hrw.org/en/news/2011/03/28/libya-immediately-release-woman-who-alleged-rape


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Processo breve immunità lunga. L’ira del Quirinale

Dopo gli scontri in aula

Processo breve immunità lunga. L’ira del Quirinale

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fonte immagine

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L’Italia che legge, che vede, che sente, si interroga. Quell’aula è il mio Parlamento? E quell’energumeno che insulta e si agita è un Ministro? Preoccupato intervento di Napolitano. Elezioni più vicine

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Oltre ogni limite. Lo scontro politico paralizza il Parlamento. E il governo annaspa tra colpi di mano tentati e falliti. La rissa alla Camera con La Russa come provocatore protagonista. La politica prigioniera dell’ennesima legge ad personam, mentre l’emergenza immigrati preoccupa e divide il Paese. Anche Napolitano è preoccupato. Chiama al Quirinale tutti i capigruppo e spiega che così non si può andare avanti. Ieri l’incontro con gli esponenti del Pdl, di Pd e Udc. Oggi Lega e Futuro e libertà. Cresce il timore che l’esecutivo sia incapace di affrontare le emergenze, prigioniero delle vicende giudiziarie del premier. I discorsi di Napolitano somigliano molto a quanto già detto a febbraio. L’invito a «uno sforzo di contenimento delle tensioni in assenza del quale sarebbe a rischio la stessa continuità della legislatura». Audio dalla Camera dei Deputati con l’onorevole Giuseppe Giulietti ascolta l'audio

La cronaca della tempestosa giornata di ieri in Parlamento.

Cosa sta accadendo alla Camera?
«Si sta discutendo come aggiustare i processi attraverso la prescrizione breve del Presidente del Consiglio. In particolare il processo Mills: è già stato individuato il corrotto, manca il nome del corruttore. In aula il clima è di nervosismo: le aggressioni di La Russa a Fini, qualcuno ha scagliato dei giornali contro il presidente, il ministro Alfano ha scagliato la tessera elettorale contro i banchi dell’opposizione. La maggioranza non sa cosa fare: mettere il voto di fiducia o far saltare la seduta e tornare a votare martedì».

Sconcerto e confusione?
«All’interno della maggioranza c’è imbarazzo; devono fare uno strappo straordinario. Ma in un Paese che è ancora un’istituzione parlamentare non si possono pretendere silenzio e obbedienza. Oggi può accadere davvero qualsiasi cosa. Sono avvenuti dei gesti e atteggiamenti che, se fossero stati fatti dall’ultimo ragazzo in una manifestazione, avrebbero provocato un’ondata di ribellione della destra berlusconiana. Uno spettacolo politico ed etico di rarissima tristezza: stiamo parlando di un paese in cui il premier ieri è andato a fare una mediocre esibizione di cabaret a Lampedusa, luogo della tragedia e della disperazione».

Respinto il processo verbale
È stato respinto il processo verbale della seduta di ieri, giudicato incompleto dai rappresentanti dell’opposizione che hanno stigmatizzato la parte del verbale che descriveva le intemperanze del ministro della Difesa. Sulla questione si è innescata una disputa regolamentare e sono intervenuti i rappresentanti dei gruppi di maggioranza e di opposizione. Il presidente Fini ha cercato di trovare una mediazione, giudicata però insoddisfacente dall’opposizione. Il clima in aula si è acceso e Fini ha sospeso la seduta, chiedendo a maggioranza e opposizione di rileggere il processo verbale. Preso atto che non si riusciva a trovare un punto di accordo sulle modifiche da apportare, Fini ha messo ai voti il processo verbale così come era stato readatto e letto in apertura di seduta. Il voto è finito in pareggio ma per il regolamento della Camera, il processo verbale è stato respinto.

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2011-04-01 14:30:52

fonte:  http://www.agenziami.it/articolo/8369/Processo+breve+immunita+lunga+L+ira+del+Quirinale

AFGHANISTAN – Talebani attaccano sede Onu: strage. Si parla di 20 morti, 2 sono stati decapitati

AFGHANISTAN Mazar-i-Sharif, dopo la preghiera del Venerdì

Talebani attaccano sede Onu: strage
Si parla di 20 morti, 2 sono stati decapitati

https://i1.wp.com/i1.nyt.com/images/2011/04/02/world/02afghanistan2-span/02afghanistan2-span-hpMedium.jpg

Afghans carrying a man who was injured during a protest outside the United Nations Assistance Mission in Afghanistan office in Mazar-i-Sharif, Afghanistan, on Friday – fonte immagini

Afghans burn an American flag during a protest in Herat province April 1, 2011. At least eight foreign employees of the United Nations were killed on Friday in Mazar-i-Sharif after a demonstration against the burning of Korans by a U.S. preacher turned violent. Photograph by: Omar Sobhani, Reuters

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Si sono mischiati alla gente che protestava contro
il pastore Usa che aveva bruciato una copia del Corano

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MILANO – Dodici persone sono state uccise nell’attacco alla sede delle Nazioni Unite a Mazar-i-Sharif, grande città settentrionale dell’Afghanistan. Ma la conta dei morti potrebbe arrivare a venti, dicono funzionari dell’Onu che hanno chiesto l’anonimato. Tra le vittime, addetti stranieri e alcuni soldati Gurkha nepalesi impiegati per la sicurezza. Due dipendenti sono stati decapitati, l’unica italiana a lavorare in quella sede, è rimasta illesa (lo rendono noto fonti della Farnesina). Il governatore della provincia di Balkh, dove sorge Mazar-i-Sharif, conferma che a compiere l’assalto sono stati alcuni talebani che si sono mischiati ai manifestanti che protestavano per il rogo del Corano negli Usa.

MANIFESTAZIONE – La folla protestava contro Wayne Sapp, pastore della Florida che il 21 marzo aveva bruciato una copia del Corano. Stando all’agenzia Dpa, la sede di Mazar-i-Sharif della missione di assistenza dell’Onu nel Paese (Unama) è stata incendiata e sono state lanciate pietre contro gli agenti della sicurezza di guardia. La Dpa, citando il portavoce della polizia locale Lal Mohammad Ahmadzai, dà notizia anche di almeno 12 feriti. Al momento non è chiara la nazionalità delle vittime. A Mazar-i-Sharif, le tensioni sono iniziate quando la manifestazione ha raggiunto la sede di Unama, sfociando in violenze. Il comandante della polizia nazionale afghana in alcune province del nord, il generale Daud, ha spiegato che tra le vittime ci sono cinque guardie nepalesi che lavoravano per l’Onu e altri due dipendenti dell’ufficio. Il portavoce del ministero dell’Interno, Zemeri Bashary, ha aggiunto che quattro manifestanti sono deceduti nelle proteste. I manifestanti sono entrati nell’ufficio, hanno sparato sulle guardie e hanno dato fuoco all’interno dell’edificio.

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Redazione online
01 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_01/bomaba-onu-afghanistan-dieci-morti_d1c84762-5c69-11e0-b06c-b43ad3228bba.shtml

GUERRA CIVILE – La costa d’Avorio è in fiamme “L’ultimo attacco a Laurent Gbagbo” / VIDEO: Battle for Abidjan rages as Gbagbo digs in

Battle for Abidjan rages as Gbagbo digs in

Da: | Creato il: 01/apr/2011

Troops loyal to Ivory Coast’s internationally recognised president Alassane Ouattara were engaged in fierce gun battles Friday in the commercial capital Abidjan with forces belonging to strongman Laurent Gbagbo in their final push for control of the country. The African Union has urged Gbagbo to step down immediately. Duration: 00:58

GUERRA CIVILE

La costa d’Avorio è in fiamme
“L’ultimo attacco a Laurent Gbagbo”

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I racconti di un commerciante italiano e un sacerdote residenti ad Abidjan. “Sparano cannonate”. I sostenitori di Ouattara conquistano la sede della Tv di stato. Assediata la casa del presidente uscente che denuncia di essere vittima di un complotto internazionale “guidato da Usa e Francia”

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di CARLO CIAVONI

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La costa d'Avorio è in fiamme "L'ultimo attacco a Laurent Gbagbo"

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ABIDJAN – “Sparano come pazzi. anche col cannone. Tremano le pareti. Lo hanno fatto per tutta la notte. Sono chiuso in casa, non ho coraggio di affacciarmi alla finestra. Anche adesso, non accennano a fermarsi un attimo. Hanno attaccato la sede della televisione e stanno facendo la stessa cosa al palazzo presidenziale di Gbabo. Ma io resto chiuso in casa…” E’ la testimonianza di Salvatore Zarlengo, un operatore commerciale italiano, da anni ad Abidjan per lavoro, che ha contattato Repubblica.it per dare la sua testimonianza diretta su quanto sta accadendo in Costa d’Avorio.

Un’altra testimonianza. “Sono arrivati stanotte, verso l’una e mezza. Le cannonate hanno fatto vibrare i palazzi. Ci siamo svegliati di soprassalto. Poi hanno continuato con le mitraglie”. E’ invece il racconto di padre Dario Dozio, provinciale della società Missioni Africane, alla MISNA 1. “Lo avevano annunciato e ci sono riusciti – prosegue il religioso- Pare che l’attacco sia partito dai quartieri di Cocody e Plateau, dove c’è la residenza di Gbagbo e il palazzo presidenziale. Il nostro quartiere (Abobo Doumè – Yopougon) è ancora nelle mani dei patrioti e di miliziani non bene identificati”, aggiunge il missionario. “Tutt’intorno – continua padre Dozio-  si vedono miliziani armati,  ma che non sembrano appartenere nè all’uno nè all’altro schieramento”.

Combattimenti furiosi. Sono notizie che non fanno che confermare tutte le altre in arrivo da diverse fonti di informazione. Tutte parlano di “furiosi combattimenti”, tra i gruppi armati che fanno capo al presidente uscente, Laurent Gbagbo – accusato dal suo antagonista, Alassane Ouattara e dalla comunità internazionale di aver manipolato a suo favore l’esito delle elezioni del novembre scorso – e la fazione fedele a quello che viene invece indicato come il reale vincitore della competizione elettorale. Ouattara, appunto.

Nel mirino dei “Cecos”. Gli scontri attualmente sono in corso a Cocody, quartiere residenziale nella parte nord di Abidjan, dove si trova la residenza ufficiale di Laurent Gbagbo: le forze  fedeli al suo avversario, dopo aver conquistato anche la sede della televisione di Stato hanno lanciato l’assalto alla roccaforte di Gbagbo, difesa dalle unità di élite della Guardia Repubblicana e dei commando chiamati ‘Cecos’. “La residenza di Gbagbo è sotto attacco”, ha confermato Patrick Achi, portavoce del governo ‘parallelo’, nominato da Ouattara”. Testimoni oculari hanno poi riferito che intorno al complesso “c’è un’intensa sparatoria, i punti di fuoco provengono da quattro o cinque direzioni diverse, e continua ad arrivare di continuo tanta gente armata”.

Aumentano a vista d’occhio. I miliziani di Ouattara sembrano aumentare di numero e in possesso di armi sempre più potenti, man mano che la battaglia aumenta d’intensità. Un appoggio di massa, insomma (sebbene non si capisce armato da chi)  per appoggiare i gruppi armati sul teatro di quella che potrebbe essere la battaglia finale per il potere nel Paese dell’Africa occidentale, primo produttore mondiale di cacao. C’è chi sostiene, tra gli abitanti della zona vicina alla residenza presidenziale, di aver visto cortei con due-tremila persone a piedi dirigersi verso la casa di Gbagbo, “seguite da decine di veicoli con i fari accesi”.

L’esodo biblico. Gli scontri armati  –  che hanno provocato già molte vittime tra la popolazione civile (compresa una funzionaria dell’Onu di nazionalità svedese, uccisa da un proiettile vagante) ma soprattutto hanno dato il via ad un vero e proprio esodo di massa dalla capitale, sia  verso i villaggi all’interno del Paese, ma anche verso Ovest, in direzione del confine con la Liberia e ad Est  verso il Ghana. L’UNHCR ha calcolato che a fuggire non siano meno di un milione di persone.

“Gbagbo ha le ore contate”. “Non credo che Laurent Gbagbo sia capace di resistere più a lungo, con tutte le defezioni nei suoi ranghi. Ha un istinto suicida, s’impegna in una strada senza uscita ed è condannato ad essere cacciato”. Lo ha dichiarato alla France Presse una portavoce di Ouattara. “Se vuole darsi alla macchia, sarà trattato come un fuggitivo” ha aggiunto, senza fornire dettagli sulla situazione attuale negli scontri. Intanto, fonti ufficiali della Farnesina ha dichiarato che “tutti gli italiani presenti nel Paese, qualche centinaio, sono in costante contatto con l’ambasciata italiana ad Abidjan”.

“Ouattara golpista fantoccio di Usa e francesi”. “Il presidente Gbagbo non ha intenzione di abdicare o arrendersi ad un qualsiasi ribelle – ha dichiarato Alain – Si trova davanti a un colpo di Stato post-elettorale di Alassane Ouattara, che è sostenuto da una coalizione internazionale. Si parla di una guerra ivoriana, ma in realtà c’è un conflitto regionale – ha aggiunto – Ouattara ha l’appoggio di mercenari e soldati venuti dal Burkina Faso e anche dal Mali, dalla Nigeria..”. A fianco di questo sostenitori africani, sempre secondo Alain, “c’è una coalizione internazionale guidata dalla Francia e dagli Stati Uniti, che portano equipaggiamento, intelligence e armi. Ouattara è stato presentato come un democratico, ma è un signore della guerra, come noi abbiamo sempre detto”, ha aggiunto.

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01 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2011/04/01/news/la_costa_d_avorio_in_fiamme_l_ultimo_attacco_a_laurent_gbagbo-14374142/?rss

Noi, cavie per la carne clonata

Noi, cavie per la carne clonata

clonazione-carne-aggiornamento

fonte immagine

 

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di GIORGIO CALABRESE

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Dopo il fallimento del negoziato Ue sul consumo di «nuovi alimenti», tra cui carne e latte clonati, c’è da chiedersi: abbiamo bisogno di nutrirci di questi cibi?

Noi no, ma gli industriali americani che giocano a fare gli onnipotenti con la genetica, pare proprio di sì. Per la vendita della carne di animali clonati la normativa europea del 1997 impone un’autorizzazione, mentre la stessa non è necessaria per la vendita dei discendenti di questi animali hi-tech e per la loro prole. Il Parlamento e il Consiglio Ue hanno tentato inutilmente una mediazione, tramite il nostro vicepresidente europeo Gianni Pittella, ma è andata buca. La soluzione proposta era l’imposizione ai produttori di bistecche clonate di una chiara etichettatura, ma questa è stata rifiutata dai Paesi del Nord Europa, che hanno sposato la scelta fatta dall’America, per la quale tutto regolare e non ci sono problemi, perché per loro è solo un business.

La cosa grave è che anche l’Europa si è allineata su questo orientamento, ma con un po’ più di apparente pudore. L’Efsa, cioè l’Agenzia Europea della Sicurezza Alimentare, con sede a Parma, qualche anno fa aveva affermato che la clonazione provocava sofferenze agli animali e che c’erano pochi dati per cui bisognava tener d’occhio le generazioni future e l’evoluzione di questa tecnica genetica. Il Comitato Etico Ue, inoltre, sostiene che al momento non ci sono ragioni per giustificare la produzione di cibo da animali clonati o da loro prole. E sempre l’Efsa sottolinea che, soprattutto alla nascita, vitelli e maialini clonati hanno più problemi di salute rispetto agli altri, e che spesso i parti sono difficoltosi. L’Agenzia aggiunge ancora che i dati sono scarsi, in particolar modo per le generazioni successive alla prima. Raccomanda, quindi, di tenere d’occhio i cloni e i loro discendenti e di controllare se si verificano mutazioni genetiche e se hanno problemi al sistema immunitario. E dice anche che nel caso in cui dovesse manifestarsi una ridotta risposta del sistema immunitario, bisognerebbe anche stabilire se e fino a che punto il consumo di carne e latte derivante da animali clonati o da loro discendenti potrebbe aumentare l’esposizione umana ad «agenti trasmissibili», tradotto: «in malattie». Noi consumatori saremo le vere cavie! Sin dai primi animali clonati, come la pecora Dolly, si sono avuti esemplari di pecore fotocopie, subito con salute precaria e ammalate, ciò ha imposto l’uso di farmaci in abbondanza, soprattutto di antibiotici, cortisonici, antinfiammatori e antivirali. La stessa cosa è capitata nuovamente con altri animali, per cui è lecito chiedersi, come liberi uomini di scienza: perché la carne che deriva da questi animali non deve essere resa riconoscibile immediatamente da noi consumatori con un’etichettatura chiara e inconfondibile? Forse, perché questo comporterebbe un disallineamento economico con gli Usa della Gran Bretagna e di altri Paesi dell’Europa del Nord. Il motivo? Negli Stati Uniti, così come in Argentina e in Brasile, i discendenti dei cloni sono già da tempo nella filiera alimentare, indistinguibili dagli altri. In caso di etichettatura, le loro esportazioni verso l’Unione Europea sarebbero state di fatto bloccate.

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01 aprile 2011

fonte:  Noi, cavie per la carne clonata

IL PUTTANIERE INFINITO – Ruby, spuntano fuori altre ragazze

Verso il processo. Approfondimento sul concorso di bellezza a Taormina nel 2009

Ruby, spuntano fuori altre ragazze

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fonte immagine

Una decina di nuovi nomi per le feste di Arcore. Sono emersi dagli atti depositati dai pm milanesi

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Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori
Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori

MILANO – Sarebbero una decina le nuove ragazze che sarebbero state ospiti di Silvio Berlusconi ad Arcore durante i presunti festini a luci rosse. È quanto emerge dagli atti depositati dai pm milanesi che indagano sul caso Ruby in vista del processo a carico del premier, che si aprirà mercoledì prossimo a Milano. Da quanto si è appreso, dalle analisi delle celle telefoniche sarebbero state individuate altre giovani che lo scorso anno avrebbero frequentato la residenza del presidente del consiglio e che si aggiungono alle 33, Ruby compresa, già individuate dagli inquirenti.

IL CONCORSO DI TAORMINA – Tra le nuove carte depositate alla difesa, ce ne sono alcune che riguardano un approfondimento sul concorso di bellezza a Taormina del settembre 2009, ritenuto ‘importante’. Secondo l’ipotesi accusatoria dopo quel concorso sarebbe iniziata l’induzione e il favoreggiamento della prostituzione della giovane marocchina, che ora è parte offesa.

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Redazione online
01 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_aprile_01/ruby-nuove-ragazze_fdef4506-5c4c-11e0-b06c-b43ad3228bba.shtml

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