Archivio | aprile 2, 2011

Il Wikileaks a luci rosse sconvolge l’universo del cinema porno Usa

02/04/2011

Il Wikileaks a luci rosse sconvolge l’universo del cinema porno Usa

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Online nomi e indirizzi di 20mila tra attori ed ex. Tabloid scatenati

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LONDRA – Wikileaks a luci rosse. Julian Assange ha trovato un imitatore perfino anche nel settore del porno. Star dei film hard come Jenna Jameson e la sua controparte maschile Seymore Butts sono così famosi che le loro vite possono essere raccontate su Wikipedia ma per i circa 1.500 anonimi attori del cinema pornografico (soprattutto americani) la notizia può essere devastante.

Molti di loro hanno cercato finora a tutti i costi di nascondere la loro “carriera” a amici, familiari e soprattutto futuri datori di lavoro. Non è più così: Porn Wikileaks, il sito creato sulla base di files di computer della Adult Industry Medical Healthcare Foundation (Aim), mette in piazza nomi reali, date di nascita, soprannomi ufficiali, in alcuni casi perfino le mappe Google del loro indirizzo, di oltre 20 mila protagonisti di pellicole hard del presente e del passato.

La Aim ha sede nella San Fernando Valley ed è attiva dal 1998: era nata a fin di bene come centro per test anti-aids e anti-malattie veneree dei lavoratori di un’industria che non impone l’uso del preservativo se non nei film diretti specificamente al mercato gay. Chi vuole lavorare nel settore dell’hard deve sottoporsi ad analisi almeno una volta al mese. Produttori e registi possono accedere quindi alla banca dati prima di scegliere il loro cast. Porn Wikileaks, che è registrato in Olanda, è nato alcune settimane fa ma solo di recente la sua esistenza è stata svelata da Mike South, un blogger che copre l’industria del porno. Di lì ai media britannici il passo è stato breve.

«I vostri dati sono adesso nelle mani di gente che non dovrebbe averle», ha avvertito South i suoi lettori secondo quanto riporta l’Independent. Il sito, creato secondo il giornale britannico da un giornalista porno «arrabbiato», di fatto mette in piazza chi ha lavorato in un film a luci rosse in California negli ultimi 13 anni: potrebbe essere devastante per chi ha tralasciato di informare amici e famiglia della sua vera fonte di reddito ma anche e soprattutto per ex attori che da tempo hanno lasciato il settore per adottare carriere e stili di vita rispettabili. In due casi recenti negli Stati Uniti insegnanti sono stati licenziati dopo che si è appreso che da giovani hanno lavorato in film a luci rosse.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/396200/

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MA DIO NON HA BANDIERA – Il prete al funerale respinge la bara «Togliete la bandiera veneta»

Zaia, colui che se non ci fosse staremmo tutti meglio..

mauro

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Il prete al funerale respinge la bara
«Togliete la bandiera veneta»

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Leghista di Mestre l’aveva voluta per il suo funerale. Amarezza tra amici e famigliari: «Era una delle sue volontà, il leone di San Marco non è simbolo di partito»

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VENEZIA — L’aveva confidato agli amici di una vita: «Quando muoio, seppellitemi avvolto nella bandiera di San Marco». Luigi Sartorelli, d’altra parte, con quel leone nel cuore aveva vissuto un’avventura lunga vent’anni, tirando su decine e decine di ragazzi cresciuti leghisti a Mestre e dintorni. E proprio loro, quando la bara di «Gigi» è stata sollevata giovedì sul sagrato della chiesa di Santa Maria di Lourdes in via Piave, a Mestre, hanno voluto rendergli l’ultimo omaggio, tener fede all’ultima promessa, spiegando una bandiera della Serenissima e stendendola sopra il feretro. Che però così ornato ha fatto solo pochi passi.

Don Renato Mazzuia, il parroco chiamato a celebrare le esequie, ha infatti fermato il corteo funebre: «Con quella bandiera lì sopra, non lo benedico neppure» avrebbe detto ai famigliari. Ne sarebbe nato un diverbio, secondo quanto riferiscono gli uomini del Carroccio, che alla fine hanno ceduto: la bandiera del Veneto è stata tolta e solo allora la bara è stata lasciata entrare in chiesa, dove il funerale si è poi svolto normalmente. «Un episodio che ci ha amareggiato moltissimo – racconta Alessandro Vianello, segretario cittadino della Lega – ci è sembrata una forzatura senza senso, in un momento triste, in cui si cerca soltanto di salutare degnamente chi ci ha lasciato, dando pace alle sue ultime volontà e stando vicini alla sua famiglia». E Gigi Sartorelli non aveva chiesto poi molto: d’essere benedetto in chiesa e d’essere accompagnato nell’addio dai simboli della terra che aveva amato e del partito in cui aveva creduto. Per lui, che aveva fondato la sezione mestrina della Lega all’inizio degli anni Novanta, che era stato segretario cittadino fino a quattro anni fa ed aveva guidato la circoscrizione del partito sulla terraferma fino al tragico arresto cardiaco che l’ha stroncato a 67 anni, il movimento aveva portato in via Piave un cuscino di rose a comporre il Sole delle Alpi e, appunto, il vessillo del Veneto.

«Abbiamo evitato di portare con noi le bandiere del partito – spiega Vianello – che pure gli avrebbero fatto piacere, proprio perché abbiamo pensato che potessero essere strumentalizzate e potesse nascerne qualche polemica spiacevole». Per scatenare un putiferio è bastata quella della regione. Pare che all’origine della decisione di don Mazzuia di non lasciare che la bara entrasse coperta dalla bandiera via sia una precisa disposizione del Vaticano, che vieta di esporre all’interno delle chiese simboli di partito. «Il punto è che il leone di San Marco non è il simbolo della Lega Nord ma quello del Veneto – continua Vianello – dunque non si capisce dove sia il problema». A ben vedere il 19 agosto scorso, l’arcivescovo di Sassari monsignor Paolo Mario Virgilio Atzei ed il vescovo di Nuoro monsignor Pietro Meloni accolsero senza alcun problema il feretro dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nella Chiesa di San Giuseppe a Sassari, avvolto dal tricolore sì, ma anche dai quattro mori della bandiera sarda.

Difficile anche appellarsi a ragioni di decoro, visto che di fronte al dolore spesso si indulge, lasciando che i famigliari e gli amici espongano quanto di più caro vi era stato per il defunto, non ultime le bandiere della squadre del cuore. Tant’è, alla fine le esequie si sono svolte come da rigido regolamento vaticano. Ma gli amici di Gigi non hanno rinunciato ad una piccola rivincita. Si sono infatti organizzati in fretta ed all’uscita dalla chiesa l’hanno accolto schierati con le bandiere del Veneto sollevate al cielo. Per fargli ombra, col leone di San Marco. Come avrebbe voluto, per il suo ultimo viaggio.

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Marco Bonet
01 aprile 2011(ultima modifica: 02 aprile 2011)

fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/1-aprile-2011/prete-funerale-respinge-bara-togliete-bandiera-veneta-190353943111.shtml

Bomba nell’Irlanda del Nord: ucciso un poliziotto cattolico / VIDEO: Sky News – Policeman killed in Northern Ireland car bomb attack

Sky News – Policeman killed in Northern Ireland car bomb attack

Da: | Creato il: 02/apr/2011

A 25-year-old police officer has been killed after a bomb exploded under his car in Omagh, County Tyrone. The device exploded under the vehicle outside his home in Highfield Close, off the Gortin Road, just before 1600 BST on Saturday. He is the second policeman to be killed since PSNI was formed out of the RUC. Video by Sky News. Share this video.

Bomba nell’Irlanda del Nord
ucciso un poliziotto cattolico

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La vittima è un agente cattolico di 25 anni,appena entrato nelle forze di polizia. Il primo ministro dell’Ulster: “Tentano di riportarci nella miseria e nel dolore. Ma non ci riusciranno”. Dura condanna dello Sinn Fein: “L’assassinio non fermerà il processo di pace”

Bomba nell'Irlanda del Nord ucciso un poliziotto cattolico Il premier nord irlandese Enda Kenny

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BELFAST – Un’autobomba è esplosa oggi ad Omagh, una piccola cittadina a nord di Belfast nell’Irlanda del Nord. Lo rende noto la Bbc. Secondo le prime informazioni, un agente di polizia, cattolico, è rimasto ucciso. L’attentato potrebbe essere opera di un gruppo di estremisti legato agli indipendentisti repubblicani.
L’ordigno è esploso sotto l’automobile dell’agente. Il poliziotto, secondo quanto si è appreso, era appena uscito dalla sua abitazione, nell’area di Highfield Close. La bomba è deflagrata quando l’agente ha messo in moto il veicolo. L’agente ucciso aveva 25 anni.

La bomba, secondo quanto ricostruito dalla polizia, era stata piazzata sotto la macchina del giovane poliziotto irlandese che aveva appena finito la sua formazione per entrare in polizia. Si tratta del secondo poliziotto ucciso da quando nel 2001 la polizia ha sostituito il Royal Ulster Constabulary, le forze di sicurezza dell’Irlanda del Nord. Omagh, capitale della contea di Tyrone, è stata palcoscenico di violenti scontri tra protestanti e cattolici nel terribile periodo dei Troubles, le tre decadi di violenza a cui hanno messo fine gli accordi del 1998. Al momento nessun gruppo ha comunque rivendicato l’attentato.

Omagh, nel 1998, fu teatro di uno degli attentati più sanguinosi perpetrati in Irlanda del Nord dalla Real Ira, costato la vita a 29 persone.

“Chi ha messo la bomba vuole riportarci nella miseria e nel dolore del passato. E’ un atto di sfida contro il popolo irlandese”, ha detto il primo ministro irlandese Enda Kenny, secondo cui gli attentatori “non riusciranno a sconfiggere la libera volontà del popolo”.

Il presidente dello Sinn Fein, Gerry Adams, ha unito la sua voce a quella di numerosi altri politici nordirlandesi nel condannare l’attentato di Omagh. “Anche se mancano ancora tutte le informazioni relative a questo incidente, è chiaro che un giovane ha perso la vita”: la vittima è un poliziotto cattolico di 25 anni da poco arruolato nel corpo di polizia. Adams ha aggiunto – riporta il Times – che lo “Sinn Fein è convinto che i responsabili di questo gesto non riusciranno a far arretrare il processo di pace” in Irlanda del Nord.

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02 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/02/news/bomba_nell_irlanda_del_nord_ucciso_un_poliziotto-14421845/?rss

PARMA – Violenza sessuale: Figlia ‘inchioda’ il padre riprendendolo in video

Violenza sessuale a figlia
vittima gira video col telefonino

Ragazzina di 14 anni per essere creduta dalla madre usa la tecnologia . Il padre arrestato dalla polizia

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Per essere creduta dalla madre ha girato con il telefonino un video nel quale riprendeva il padre che commetteva atti sessuali su di lei. Così, oltre a essere creduta dalla madre, una ragazzina di 14 anni ha spedito il genitore in carcere con l’accusa di violenza sessuale su minori. La vicenda è accaduta in un paese della provincia di Reggio Emilia.

La ragazzina avrebbe subìto le attenzioni del padre da quando aveva 12 anni. Ne aveva parlato con la madre, ma senza essere creduta, e così avrebbe deciso di fornirle la prova, nascondendo il telefonino nel luogo dove si consumavano le molestie e riprendendo l’atto del padre. A quel punto la madre ha lasciato la casa portando con sè la ragazzina e un’altra figlia e si è trasferita in una città del centro Italia. Il padre ha vagato alcuni giorni per la provincia, cercando anche il modo di farla finita (così almeno avrebbe raccontato agli inquirenti), fino a quando è andato a denunciare la scomparsa di moglie e figlie dai carabinieri. Il suo racconto molto confusionario ha insospettito però gli investigatori.

Nel frattempo la moglie aveva presentato una denuncia in un commissariato di polizia. Le indagini sulla presunta violenza sono quindi partite dalla Squadra mobile di Roma. Quando i carabinieri reggiani sono riusciti a ritracciare a loro volta la donna, hanno appreso il motivo del suo allontanamento. Il pm Maria Rita Pantani ha così ottenuto la misura restrittiva nei confronti del padre, che da ieri si trova nel carcere di Reggio Emilia. Oggi si è svolto l’interrogatorio di garanzia. ( L’uomo, 44 anni, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Antonella Siri Bentivoglio, al tribunale di Reggio Emilia, assistito dall’ avvocato Domenico Noris Bucchi. Ha risposto alle domande del giudice, collaborando, e mostrandosi molto provato. I legali non hanno chiesto la revoca della misura cautelare in carcere.

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02 aprile 2011

fonte:  http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/04/02/news/violenza_sessuale_a_figlia_vittima_gira_video_col_telefonino-14417161/?rss

FOLLIA PURA – Alfano alza le barricate: “Nelle piazze per fare passare la riforma”

Storming the Bastille – fonte immagine

Non la ‘sinistra’ caro Alfano, ma il ‘sentire comune’ non vuole queste riforme. E se il sentire comune è corretto (visto che voi della destra vi ci appellate tanto) vi sta dicendo che è ora di ‘spazzare’ via te e tutta la manica di mafiosi, imbroglioni, arruffapopoli e delinquenti in genere che occupano indebitamente i vostri banchi in Parlamento. E prega che il ‘sentire comune’ non voglia farlo in piazza ma scelga, ancora una volta, la via democratica dell’opposizione moderata. Perché, se scende in strada, io temo, sarà solo per far scorrere sangue questa volta. Ma tanto.

mauro

Giustizia, Alfano sulle barricate
“Nelle piazze per fare passare la riforma”

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Il Guardasigilli: “La sinistra ci dice che non sono pronti a fare il bene dell’Italia, pur di fare il male di Berlusconi”. “La legge è uguale per tutti, anche per i magistrati. Se non ora quando? Cosa aspettiamo a cambiare?”

Giustizia, Alfano sulle barricate "Nelle piazze per fare passare la riforma"

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TRENTO – “Ci batteremo per far passare la riforma della giustizia nelle piazze”. Lo ha detto il ministro Angelino Alfano parlando di giustizia al convegno di Rete Italia a Riva del Garda. Parole pronunciate alla vigilia di una settimana densa di passaggi delicati sul fronte della giustizia, dalla ripresa del dibattito parlamentare sul processo breve al voto di Montecitorio sul conflitto d’attribuzione per il caso Ruby.

“Sarà necessario l’impegno di un grande partito come il nostro, guidato da Berlusconi” dice il Guardasigilli. Per poi aggiungere: “La legge è uguale per tutti e anche per i magistrati: questo principio non ha nulla di punitivo verso i magistrati, sarebbe punitivo verso i cittadini se non facessimo una legge di questo genere”.

“Io chiederò a Rete Italia – scandisce il ministro – il sostegno culturale, pratico e materiale della militanza, perchè noi dobbiamo batterci per far passare quella che in altri Paesi è un’ovvietà e purtroppo è il limite del nostro Paese. Dobbiamo batterci contro il pregiudizio dei soloni del diritto che ritengono che noi non siamo idonei culturalmente a proporre una riforma costituzionale della giustizia. Dobbiamo batterci contro il pregiudizio di chi ritiene di rappresentare la virtù anche dal punto di vista della interpretazione costituzionale e dobbiamo batterci contro il pregiudizio doloso di chi sposa le ragioni dei magistrati a prescindere dai loro meriti e dai loro demeriti”.

Poi arriva l’attacco all’opposizione che “non condivide la nostra proposta di riforma della giustizia pur di far male a Berlusconi” e si rifugia “nel benaltronismo per uccidere il riformismo. Sono i titolari della virtù e la nostra riforma non la accettano perchè siamo brutti e cattivi”.

E’ un fiume in piena il ministro. “La sinistra ci dice che aveva dato una grande apertura di credito sulla riforma della giustizia, ma siccome ora facciamo leggi che non le piacciono, allora non va bene la riforma – continua Alfano – Noi separiamo le polemiche su queste leggi che non piacciono alla sinistra, ma loro devono avere il coraggio di presentare gli emendamenti alla riforma della giustizia. E se presenteranno foglio bianco sarà chiaro che non hanno un’idea di riforma della giustizia”.

Muoversi, dunque, per evitare il rischio che “il ministro della giustizia del 2031” dica “le stesse cose del ministro della giustizia del 2011, che recrimina come il ministro della giustizia martinazzoli 20 anni fa – continua Alfano occorre che cambiamo e questo vale anche per la scuola e la sanità: noi abbiamo coraggio, il nostro programma non è il Vangelo ma noi ci crediamo”. Ed è a questo punto che Alfano prende in prestito il motto delle donne scese in piazza a febbraio: “Se non ora quando? Cosa aspettiamo a cambiare? Che torni la sinistra?”.

Le reazioni
. ‘Alfano stia sicuro che saranno i cittadini a scendere in piazza, ma lo faranno per mandare a casa lui e i suoi colleghi di questo indegno governo” attacca l’Idv.

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02 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/02/news/alfano_riforma-14420560/?rss

Emergency e pacifisti in piazza “L’Italia ripudia la guerra” / VIDEO: Gino Strada: ”Come abolire la guerra” – La Terza Crociata (1189-1192) – completo

Gino Strada: ”Come abolire la guerra”

Da: | Creato il: 02/apr/2011

Gino Strada: ”Come abolire la guerra”
(2 aprile 2011)

Oggi pacifisti in piazza. Una giornata di mobilitazione per dire “no alla cultura della guerra”. Da Roma a Milano. Passando per Bologna, Napoli, Torino. Da Radio Capital, l’intervista al fondatore di Emergency
di Mario Caprara

LA MANIFESTAZIONE

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Emergency e pacifisti in piazza
“L’Italia ripudia la guerra”

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Proteste contro quella che viene considerata una violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana. Moni Ovadia: “Quello stesso tiranno che ora si sta combattendo, l’avevano messo all’Onu nella Commissione diritti umani”

Emergency e pacifisti in piazza "L'Italia ripudia la guerra"

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“La guerra non si può umanizzare. Si può solo abolire”. I pacifisti si appropriano della frase detta dal fisico Albert Einstein e scendono in piazza a Roma per protestare contro la guerra in Libia. Sono alcune centinaia le persone radunate a piazza Navona che hanno raccolto l’invito lanciato da Emergency per una manifestazione nazionale. In mano, bandiere arcobaleno della pace e bianche con le tre strisce rosse che formano la “E” di Emergency, della Fiom Cgil, di Sel. Tutti uniti contro ogni forma di violenza e di violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana.

Dal palco si alternano gli interventi, musicali e non, di chi sostiene la pace. Intellettuali, uomini e donne dello spettacolo e testimonianze di tante persone si susseguono sul palco presentate dal presidente di Emergency Cecilia Strada. Alla manifestazione hanno preso parte, alcuni intervenendo dal palco, anche Moni Ovadi, Vauro, Andrea Rivera, Dario Vergassola, il leader Maurizio Landini, Oliviero Diliberto.

“Ci si nasconde dietro la foglia di fico della risoluzione dell’Onu – ha denunciato Ovadia – mentendo sistematicamente. Gheddafi – ha aggiunto l’artista – quello stesso tiranno che ora si sta combattendo, l’avevano messo all’Onu nella Commissione diritti umani. Questa guerra non è umanitaria. Un aggettivo, quest’ultimo, che non è altro che una foglia di fico”.

Emergency ha lanciato un appello sul web per dire no alla guerra. “L’Italia ripudia le guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Questo, ciò che si chiede di rispettare nell’appello che è possibile sottoscrivere sul sito dueaprile.it; tra i primi firmatari Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Riccardo Scamarcio e Valeria Solarino. “Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra – si legge nell’appello – Gheddafi ha scelto la guerra contro i propri cittadini e i migranti che attraversano la Libia. E il nostro Paese ha scelto la guerra ‘contro Gheddafi’: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria. Nessuna guerra può essere umanitaria, inevitabile e necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità”.

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02 aprile 2011

fonte:  http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/04/02/news/pacifisti-14413984/

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La Terza Crociata (1189-1192) – completo

Da: | Creato il: 02/apr/2011

Le Crociate sono uno degli episodi più discussi di tutta la Storia, antica e moderna. Sicuramente, la Terza Crociata è quella che nell’immaginario collettivo rappresenta la più grande, la più gloriosa, la più eroica e, soprattutto, la più famosa. Personaggi del calibro di Saladino o Riccardo, luoghi simbolo delle più grandi religioni monoteiste (l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam), come Gerusalemme, hanno contribuito ad imprimere nella memoria storica dei popoli questi grandi avvenimenti, ma hanno fatto trascurare (forse anche volontariamente) il loro vero significato, il perchè ciò venne fatto, le cause e gli effetti. Davvero i cristiani volevano restituire alla cristianità la loro città santa? E davvero i musulmani difesero così strenuamente quei territori, distribuendo in questi un’immane quantità di risorse, mezzi e uomini? La realtà potrebbe essere differente. La voglia del Papa e della Chiesa di spingere i sovrani alla guerra, su invito di quest’ultimi, infatti, mirava in realtà a riaffermare, se mai ce ne fosse stato bisogno, in quegli anni, il potere spirituale e temporale della Chiesa e del papato. I sovrani, dal canto loro, speravano di far bottino, di sbarazzarsi di qualche fastidioso nobile avversario, con l’elargizione di terre da controllare, di ingraziarsi il favore popolare, che molto contava sulla religione e sulla sua osservanza da parte del monarca. Saladino era conscio dell’importanza della regione, da un punto di vista propagandistico, ovvio, ma anche strategico e commerciale. Da lì, e dalle coste egiziane e turche, già sotto il dominio musulmano, si potevano controllare tutte le rotte commerciali del Mediterraneo orientale, e quindi controllare un’immensa ricchezza derivante dal commercio della seta, delle spezie, ecc. Anche le “città marinare” di Genova e Venezia, oltre che Messina e Creta, si arricchirono fornendo i mezzi con cui trasportare gli immensi esercito da un capo all’altro del Mediterraneo. In definitiva, le crociate costituirono un’occasione, persa, da parte dell’Occidente, di conquista e di controllo di una parte dei mercati orientali, ma contemporaneamente fornirono la prima vera prova di unità europea e cristiana contro il “nemico musulmano”. Invece, con la vittoria (definitiva) musulmana si getteranno le basi per un controllo quasi totale dell’area, rinsaldato nei secoli successivi, e il rafforzamento dell’identità religiosa dei popoli di origine araba.

Medici, è donna il 64% degli under 30

02/04/2011

Medici, è donna il 64% degli under 30

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Gli uomini sono “una razza in via di estinzione”: ribaltati
tra le nuove generazioni i numeri odierni, che vedono solo il 37% di “camici rosa”. Ma per le donne è più difficile conciliare famiglia e carriera

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La sanità italiana si tinge sempre più di rosa. Di più: tra i medici, gli uomini sono una razza in via di estinzione. Il dato è impressionante, perché oggi la professione è decisamente a maggioranza maschile, con appena il 37% degli iscritti all’ordine di sesso femminile. Ma in futuro le proporzioni si ribalteranno. Nel nostro Paese ben il 63,8% dei medici “under 30” è donna. Un’avanzata lenta e totale, che non pare arrestarsi negli ultimi anni. Attenzione però: se il medico è donna, per lei conciliare carriera e vita privata sarà, se non quasi impossibile, veramente roba da salti mortali.

Sono i numeri degli iscritti alla Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), illustrati a Firenze al convegno Leadership in sanità: interpretazione al femminile, innovazioni, opportunità, in corso a Firenze. Analizzando i dati della Fnomceo, si scopre infatti che nella fascia di età tra i 24 e i 29 anni i “medici in gonnella” sono 5.490 (circa il 64%), mentre gli uomini sono 3.118. Se poi si sale di qualche anno, nella fascia di età tra i 29 e i 34 anni, le donne medico iscritte all’Albo sono 16.810, mentre i camici bianchi maschi sono 9.351. Percentualmente, in questa fascia, le donne rappresentano quindi il 64,25% degli iscritti.

Se si prende invece in esame il totale degli iscritti (399.641), le donne sono 147.826, mentre gli uomini 251.815. I “camici rosa” rappresentano quindi il 37% del totale degli iscritti all’Albo dei medici e degli odontoiatri.

Al convegno è emerso anche il connubio difficile fra carriera e vita privata, e la difficoltà colpisce sempre in misura maggiore le donne. Il 30 delle donne medico ai vertici di carriera sono single o separate. Ma lo stesso prezzo in termini di vita privato non viene chiesto ai colleghi uomini: solo il 10% di loro vive la stessa situazione. La differenza riguarda tutto l’arco affettivo. Quasi una donna medico su 3 non ha figli contro il 13% dei medici uomini. Il 20% delle donne medico ha scelto di mettere al mondo un solo figlio mentre i colleghi con un figlio unico sono il 16%.

Quanto al tipo di specializzazioni, è sempre in testa la preferenza delle donne per la pediatria, dove sono iscritte oltre 8.500 specializzande, seguita da ginecologia (4.479) e ondontostomatologia (3.606). Agli ultimi posti la chirurgia generale (1.177) e oncologia con 1076 iscritte, anche se tra le giovani generazioni le preferenze cambiano. Anche la chirurgia – da sempre carente di “camici rosa” – sembra guadagnare consensi: negli ultimi dieci anni il numero delle donne medico che hanno scelto il bisturi come proprio strumento di lavoro è aumentato di circa il 15%. Si è infatti passati da 2.869 donne specializzate nelle varie discipline della chirurgia del 2000 alle 3.313 del 2010..

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fonte:  http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/396134/