Archivio | aprile 4, 2011

AFRICA IN FIAMME – Costa D’Avorio, fuoco su Gbagbo: Onu e francesi sparano sul presidente / VIDEO: Abidjan: si combatte ancora

Abidjan: si combatte ancora

Da: | Creato il: 04/apr/2011

Abidjan è deserta, in preda a combattimenti e saccheggi. Gli scontri tra i due campi filo Gbagbo e filo Ouattara vanno in crescendo nella capitale economica della Costa d’Avorio. Le milizie del presidente internazionalmente riconosciuto Ouattara, si dicono pronte a dare la spallata finale agli uomini di Laurent Gbagbo, capo di stato uscente.

AFRICA IN FIAMME

Costa D’Avorio, fuoco su Gbagbo
Onu e francesi sparano sul presidente

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Elicotteri delle Nazioni Unite e della Francia hanno colpito la residenza e alcune basi del capo dello stato uscente, che da mesi si rifiuta di lasciare il potere al vincitore delle presidenziali di novembre, Alassane Ouattara. Rapite cinque persone ad Abdjan, tra cui due francesi

Costa D'Avorio, fuoco su Gbagbo  Onu e francesi sparano sul presidente

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ABIDJAN (Costa d’Avorio) – Fuoco sul palazzo presidenziale e sulla residenza e su alcune basi del presidente uscende della Costa D’Avorio Laurent Gbagbo, che da mesi si rifiuta di lasciare il potere al vincitore delle presidenziali di novembre, Alassane Ouattara.  Due “elicotteri MI-24 (di fabbricazione russa) della Unoci (la missione Onu in Costa d’Avorio) hanno sparato missili sulla base di Akouedo”, che ospita tre battaglioni dell’esercito ivoriano. Un altro velivolo Onu ha sparato contro il palazzo presidenzialen e la residenza di Gbagbo. Nel mentre elicotteri francesi, autorizzati dall’Eliseo a sostenere le forze Onu, hanno colpito il campo di Abgan, sempre ad Abidjan. Immediata la reazione del presidente uscente: gli attacchi sono “illegali” nonchè un “tentativo di assassinio”, ha affermato il consigliere di Gbagbo da Parigi

Nel pomeriggio l’Onuci aveva minacciato di bombardare le forze leali a Gbagbo, dopo il ferimento nei giorni scorsi di undici caschi blu. Il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Costa D’avorio, Choi Young-Jin, ha accusato Gbagbo di aver condotto attacchi “senza senso” contro la base onu di Abidjan. La città, capitale economica del paese, ha vissuto un’altra giornata tesissima, con le forze del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, Alassane Ouattara, che stanno sferrando un’offensiva contro Gbagbo. Per questo, le truppe francesi della missione ‘licorne’ stanno evacuando gli stranieri che risiedono in città.

“Stiamo velocemente raggiungendo un punto critico. Stiamo pianificando un’azione, non possiamo più perdonare gli attacchi avventati e gratuiti contro i civili e i caschi blu dell’onu con armi pesanti”, ha dichiarato Choi. “Ora siamo sotto assedio, non possiamo uscire liberamente, ci puntano con i cecchini. E’ un attacco deliberato contro le Nazioni Unite. Negli ultimi giorni abbiamo avuto 11 caschi blu feriti. Hanno preso di mira il nostro quartier generale, ci hanno tagliato l’acqua. Siamo in un bunker”. Il rappresentante speciale ha detto che i 9.000 soldati che fanno parte dell’Onuci non hanno il mandato per cacciare Gbagbo, ma hanno la possibilità di rispondere al fuoco. “Useremo i nostri aerei, agiremo presto”, aveva detto. E lo ha fatto. L’Onuci ha a disposizione tre elicotteri d’attacco mi-24 ed elicotteri mi-8 e mi-17 dell’aviazione ucraina.

Intanto, sempre ad Abidjan, si registra il rapimento di cinque persone, tra cui due francesi, nel quartiere finanziario. È la zona dove sono in corso violenti scontri tra le forze del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, Ouattara, e quelle del capo di stato uscente Gbagbo. Secondo le testimonianze, le persone sarebbero state prese in ostaggio nell’albergo Novotel, “durante un attacco delle forze fedeli” a Gbagbo.

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04 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/04/news/onu_costa_avorio-14500816/?rss

11 settembre, processo a Guantanamo

Il supercarcere non chiude più

11 settembre, processo a Guantanamo

Atteso l’annuncio del ministro della giustizia Usa: a giudicare Khalid Sheikh e gli altri il tribunale militare

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Khalid Sheikh Mohammed, detenuto a Guantanamo, è accusato di essere la mente dell'attentato dell'11 settembre (Ansa)
Khalid Sheikh Mohammed, detenuto a Guantanamo, è accusato di essere la mente dell’attentato dell’11 settembre (Ansa)

MILANO – Khalid Sheikh Mohammed e gli altri quattro accusati di avere progettato l’attacco agli Usa dell’11 settembre saranno processati da un tribunale militare a Guantanamo, non in un tribunale civile. Secondo voci riprese dalla stampa Usa l’annuncio sarà fatto dal ministro della Giustizia Eric Holder. È un nuovo passo della Casa Bianca in direzione opposta rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale di chiudere il carcere militare nell’enclave statunitense a Cuba. Il governo rinuncia così ufficialmente al piano di far processare i cinque in un tribunale federale a New York. Holder aveva annunciato nel novembre 2009 la volontà di tenere il processo a New York, ma il comune e la città si erano opposti immediatamente per motivi di sicurezza. Per lo stesso motivo il congresso era contrario a tenere i processi sul territorio degli Usa. E così al governo non resterebbe che annunciare la celebrazione del processo nello stesso luogo dove i cinque sono detenuti, Guantanamo. E non più in una corte federale ma in un tribunale militare, dove comunque gli imputati rischiano la stessa pena, la condanna a morte.

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Redazione online
04 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_04/guantanamo-processo-menti-terrore_03da75e4-5ee1-11e0-b025-06c58bf39633.shtml

NUOVA PROPOSTA DI LEGGE – Intercettazioni, nuovo blitz del Pdl “Non più utilizzabili come fonte di prova”

Intercettazioni, nuovo blitz del Pdl
“Non più utilizzabili come fonte di prova”

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La proposta in commissione del deputato Bianconi: non più nei fascicoli processuali e dunque non più pubblicabili. Se venisse approvata, gli italiani non avrebbero saputo nulla del caso Ruby

Intercettazioni, nuovo blitz del Pdl "Non più utilizzabili come fonte di prova"

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ROMA – Le intercettazioni non saranno più “mezzi di ricerca della prova”, ma semplici strumenti di investigazione. E, come tali, non finiranno nei fascicoli processuali e non saranno pubblicabili. E’ l’ultima proposta targata Pdl, in tema di riforme della giustizia, depositata alla Camera, il 3 marzo scorso, dal deputato Maurizio Bianconi e assegnata pochi giorni fa alla commissione Giustizia. Mercoledì scorso, infatti, la proposta del parlamentare pdl, presentata “a titolo personale”, è stata messa tra i proveddimenti da inserire nel calendario dei lavori.

La soluzione è la seguente, e la spiega Bianconi stesso nella premessa della legge: “Collocare il tema nel codice di procedura penale all’interno delle fonti di investigazione semplice, ‘cassandolo’ dalla collocazione nel testo vigente dei mezzi di ricerca della prova”. Così, continua il deputato berlusconiano, “si taglierebbero alla radice altri problemi, oltre a quello dell’utilizzo distorto delle intercettazioni in fase processuale”. In nome della “tutela della privacy”, infatti, gli ascolti di conversazioni o comunicazioni telefoniche, essendo a solo uso degli investigatori, non potrebbero far parte di fascicoli contenenti atti pubblicabili.

Con la proposta Bianconi, quindi, mai più “casi Ruby”, con centinaia e centinaia di stralci di intercettazioni delle ragazze dell’Olgettina a rivelare all’opinione pubblica i particolari delle feste nelle ville del premier.

Al comma 7 dell’articolo 2, il deputato di maggioranza specifica: “In ogni caso, gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine nè costituire oggetto di deposizione nè essere altrimenti divulgate”.

Il parlamentare precisa che “questa iniziativa legislativa è prettamente personale”, tanto è vero che non ha richiesto la sottoscrizione ad alcun collega. E tuttavia, alla luce dell’intenzione della maggioranza e del governo di tornare sul tema intercettazioni, la proposta Bianconi, che fa il paio con l’altra presentata dal collega di partito Vitali (che ‘punisce’ i pm e i gip che non hanno competenza territoriale), potrebbe essere associata agli altri ddl sul tema in caso di ripartenza dell’esame alla Camera.

L’Italia dei Valori protesta per l’ennesimo colpo di mano della maggioranza. “Ne inventano una più del diavolo – ha commentato il presidente dei deputati Massimo Donadi – pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli”.

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04 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/04/news/intercettazioni_nuovo_blitz_del_pdl_non_pi_utilizzabili_come_fonte_di_prova-14481451/

Berlusconi tratta con Tunisi sui rimpatri: accordo rinviato

Berlusconi tratta con Tunisi sui rimpatri: accordo rinviato

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(AGI) – Roma, 4 apr. – Il governo di Tunisi e’ disponibile a trattare sul problema dei rimpatri. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine dell’incontro con il premier Beji Kaid Essebsi. Da entrambe le parti “c’e’ l’assoluta volonta’ di trovare delle soluzioni” all’emergenza immigrazione: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, gia’ oggi a Tunisi con Berlusconi, “lascera’ qui una commissione tecnica” e tornera’ domani per “verificare i risultati” e sottoscrivere l’eventuale intesa. “L’Italia – ha spiegato il presidente del Consiglio – dara’ il suo aiuto mettendo a disposizione tutti i mezzi” utili a raggiungere l’obiettivo: “la Tunisia sta vivendo un momento difficile e molti giovani decidono di guardare all’Europa in cerca di liberta’ e di democrazia. E’ comprensibile la loro volonta’ di cercare una nuova vita in una situazione di civilta’ e di benessere”.

BATTUTA DELLA POLVERINI, ED E’ SUBITO POLEMICA

Nel frattempo, va avanti la macchina dei trasferimenti. Ieri in oltre 3mila hanno lasciato Lampedusa, oggi altre centinaia di migranti dovrebbero trovare posto sul traghetto “Flaminia” e sulla nave “Catania”. Sull’isola, pero’, continuano gli sbarchi: nella notte sono arrivati in 200, portando a 700 il saldo di quelli giunti da ieri grazie alla bonaccia che favorisce le traversate delle ‘carrette del mare’.
Primi sbarchi anche in Sardegna: due scafisti tunisini sono stati fermati dalla Guardia di finanza a bordo del peschereccio con il quale tentavano di rientrare a Tunisi dopo aver trasportato vicino a Chia, a una quarantina di chilometri da Cagliari, 32 migranti. “E’ un dovere cercare gli immigrati dispersi” nelle acque del Mediterraneo, ha sottolineato il portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini: 70 i cadaveri individuati al largo di Tripoli, ma per Boldrini non e’ possibile sapere se facciano parte del gruppo dei 400 migranti (68 su un gommone, 330 su un peschereccio) di cui da giorni non si hanno notizie. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e’ necessario “aiutare un governo provvisorio a prendere decisioni difficili”. Gli aiuti promessi dall’Italia serviranno ad “aiutare i giovani a sviluppare microcredito, artigianato, commercio, piccole attivita’ che allevino la disoccupazione e aiutino l’economia a ripartire”.

Berlusconi ha anche sottolineato che “ci sara’ anche da esaminare la possibilita’ di una soluzione al problema dei rimpatri: stiamo lavorando anche su questo e c’e’ la disponibilita’ da parte del governo di Tunisi e la nostra volonta’ a farlo in maniera assolutamente civile”.

SUMMIT CON LA FRANCIA ALLARGATO AI MINISTRI

Il summit italo-francese, annunciato nei giorni scorsi sulla gestione dei flussi migratori dal nord Africa, sara’ allargato ai ministri dell’Interno, degli Esteri, e dell’Economia. Lo ha detto il presidente del Consiglio senza precisare quando l’incontro bilaterale avra’ luogo. “Presto – si e’ limitato a dire il premier durante l’incontro con il primo ministro tunisino – ci sara’ il summit italo-francese. Riferendosi all’ondata di migranti che dal nord Africa stanno arrivando sulle coste italiane, Berlusconi ha sottolineato “che ci sono problemi con il resto dei paesi europei dove molti di loro vogliono alla fine recarsi. Anche questo sta per essere esaminato – ha aggiunto – e abbiamo la possibilita’ di risolverlo in modo positivo”.

“Ci sara’ un summit italo-francese allargato ai ministri – ha ribadito il premier – per cercare anche delle soluzioni in questa direzione, visto che molti emigranti hanno manifestato il desiderio di passare in un paese di lingua francese per ricongiungersi a parenti o amici. E’ un problema che deriva da questo tsunami umano che si e’ verificato e si verifichera’ ancora dalla Libia e dall’Egitto”. Berlusconi infine ha ricordato che sono circa 150mila i cittadini fuggiti dalla guerra civile in Libia per trovare rifugio in Tunisia e ha ribadito l’importanza dell’iniziativa italiana di dare aiuto “a oltre 12mila persone al confine libico-tunisino”.

BERLUSCONI, AIUTO A TUNISI PER TRANSIZIONE DEMOCRATICA

L’Italia ha offerto alla Tunisia “la piu’ ampia collaborazione grazie alla tradizione e all’esperienza della nostra Costituzione” per aiutare il Paese a realizzare una transizione democratica dopo il cambio di regime. ha detto Berlusconi dopo l’incontro con il primo ministro tunisino Beji Kaid Essebsi.
Il presidente del Consiglio ha riconosciuto che il governo transitorio di Tunisi “si e’ caricato di una responsabilita’ storica” e ha elogiato il fatto che i rappresentanti dell’esecutivo hanno deciso di non volersi candidare alle elezioni di luglio: questo comportamento – ha detto – e’ dettato dall’amore di patria e dal senso dello Stato ed e’ stato molto apprezzato anche a Bruxelles”.

Berlusconi dopo aver annunciato che il ministro dell’Interno Roberto Maroni tornera’ domani a Tunisi per tentare di chiudere l’intesa sul fronte immigrati, ha sottolineato che i rapporti tra l’Italia e la Tunisia “sono sempre stati di grande amicizia e continueranno ad esserlo”. Berlusconi ha ribadito che i contatti tra Roma e Tunisi “sono molto molto cordiali e amichevoli e ho l’assoluta certezza che continueranno ad esserlo. Ci riconosciamo – ha concluso – nel diritto che viene prima di tutti gli altri diritti, quello alla liberta’ cui aspirano i cittadini tunisini e che oggi e’ diventato finalmente realta’”.

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04 aprile 2011

fonte:  http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/berlusconi-tratta-con-tunisi-sui-rimpatri-accordo-rinviato

Altri 900 appartamenti per ebrei nella Gerusalemme araba

Razzo da Gaza sul Neghev

Altri 900 appartamenti per ebrei nella Gerusalemme araba

L’annuncio del Consiglio comunale della città indebolisce ulteriormente ogni residua speranza di ripresa di colloqui di pace israelo-palestinesi

Un cantiere a Gerusalemme estUn cantiere a Gerusalemme est

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Gerusalemme, 04-04-2011

Le autorità israeliane hanno autorizzato la costruzione di altre 942 case a Gilo, un
sobborgo di Gerusalemme Est. Si tratta di quella porzione della città che gli israeliani considerano dal 1967 parte integrante del loro territorio, pretesa non riconosciuta dalla comunità internazionale.

L’annuncio del Consiglio comunale della città indebolisce ulteriormente ogni residua
speranza di ripresa di colloqui di pace israelo-palestinesi.

Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza, territorio controllato dagli integralisti palestinesi
di Hamas, è esploso oggi nella regione israeliana del Neghev senza provocare vittime o danni. Lo riferisce la Radio militare. Si tratta del primo lancio dopo il proclama lanciato ieri da un coordinamento di gruppi armati radicali da Gaza nel quale si minacciava vendetta per la morte di tre esponenti del braccio militare di Hamas, uccisi nel fine settimana da un raid aereo israeliano sull’onda della fase di escalation di attacchi e
rappresaglie registrata alcuni giorni prima.

In questo clima, Israele ha dislocato oggi la sua seconda batteria mobile di missili anti-missile di ultima generazione, denominata ‘Cupola di Ferro’ e ritenuta in grado di creare uno scudo quasi impenetrabile entro il suo raggio d’azione.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=151599

“Tangenti per il via libera ai farmaci” Denuncia dell’Università di Chieti-Pescara

“Tangenti per il via libera ai farmaci”
Denuncia dell’Università di Chieti-Pescara

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Esposto del dg dell’Ateneo D’Annunzio contro Tullio Raimondo Faiella: avrebbe pagato una mazzetta da 92mila euro per il nulla osta al commercio di un medicinale. L’uomo è già stato coinvolto in una vicenda di sesso in cambio di ricette false

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di GIUSEPPE CAPORALE

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"Tangenti per il via libera ai farmaci" Denuncia dell'Università di Chieti-Pescara Edifici dell’Università Gabriele D’Annunzio

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CHIETI – Tangenti all’Università. Tangenti per corrompere funzionari e ricercatori dell’ateneo D’Annunzio impegnati nella sperimentazione dei farmaci. Avrebbe pagato 92 mila euro di mazzette Tullio Raimondo Faiella, titolare di un’azienda di distribuzione farmaceutica (già coinvolto a Roma in uno scandalo da dieci milioni di euro per ricette false in cambio di sesso). Stavolta i soldi servivano per ottenere dal Cesi – istituto di ricerca scientifica dell’Università D’Annunzio finanziato dalla fondazione dell’ateneo – un parere favorevole sulla messa in commercio di un farmaco. 92 mila euro di soldi in nero divisi per tre ricercatori responsabili del centro di sperimentazione.

A denunciare la vicenda sono stati il rettore dell’ateneo D’Annunzio, Franco Cuccurullo, e il direttore generale, Marco Napoleone, che proprio oggi hanno inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Chieti, raccontando il fatto nei dettagli. “L’imprenditore – scrivono nell’esposto – si è presentato dieci giorni fa all’università e davanti a noi ha raccontato di aver pagato 92 mila euro di soldi in nero per la sperimentazione di un farmaco. Un racconto dettagliato dove ha precisato anche i nomi delle persone ha cui avrebbe versato i soldi in contanti”. Cuccurullo e Napoleone nell’esposto citano i tre nominativi che avrebbero ricevuto rispettivamente tangenti da 50 mila, 25 mila e 17 mila euro in base al loro “peso” sulla riuscita della sperimentazione del farmaco.

Ma, nonostante il versamento delle tangenti, il medicinale non avrebbe superato il vaglio dell’Aifa (l’agenzia italiana per il farmaco, organo del ministero della salute). “L’imprenditore ha raccontato che appena ricevuta la bocciatura dall’Aifa – scrivono rettore e dg nel documento inviato alla procura – ha preteso dai tre la restituzione del denaro, che poco dopo avrebbe ricevuto indietro solo in parte. A me e al rettore ha chiesto un risarcimento di 150 mila euro per il danno arrecatogli. Davanti alle obiezioni da parte del rettore Cuccurullo, Faiella ha ribattuto asserendo che quello delle tangenti era a sua avviso un sistema dentro l’università e dentro la fondazione dell’ateneo”. “A quel punto ho inviato l’imprenditore a denunciare il fatto alla Procura competente – spiega ancora il direttore generale nell’esposto – ma la sua risposta è stata che con la denuncia non avrebbe certo ottenuto i fondi. La sensazione è stata come se volesse da noi i soldi persi”.

Faiella nel 2008 fu coinvolto in una vicenda di sesso e soldi in cambio di ricette false. Secondo la procura di Roma ammontava a 10 milioni di euro la truffa al sistema sanitario nazionale per rimborsi illeciti di medicinali, scoperta dai carabinieri del Nas. Una novantina le persone coinvolte nell’inchiesta che, coordinata dalla Direzione Settore Antimafia, aveva portato all’arresto di 43 persone tra imprenditori, informatori scientifici, medici e farmacisti.  Un sistema ben oleato quello smascherato dall’operazione “Apotheke”, con ramificazioni, oltre che a Roma e nel Lazio, anche in Campania, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, c’era proprio Tullio Raimondo Faiella, napoletano di 48 anni, titolare di un’azienda di distribuzione di farmaci a Grottaferrata, nella zona dei castelli romani: gestiva una rete di 25 informatori scientifici che avevano il compito di corrompere medici e farmacisti per ottenere prescrizioni di medicinali di fascia A (completamente a carico del Ssn) in modo tale da incrementare le sue vendite in modo vertiginoso. Le ricette, intestate a pazienti inesistenti o presi a caso dall’elenco telefonico (tra cui figura anche un gruppo di suore di clausura), venivano poi consegnate a farmacisti spesso compiacenti per ottenerne i rimborsi. I medicinali andavano invece distrutti o gettati nell’immondizia. In cambio dell’aiuto, a medici e farmacisti andava un compenso dal 5 al 10% del prezzo del farmaco o, in alternativa, le prestazioni di una prostituta. Una decina le ragazze italiane e colombiane, in qualche caso studentesse universitarie o soubrette di televisioni locali che, gestite da una maitresse di Roma, incontravano i clienti in tre alberghi, in provincia dell’Aquila, a Cagliari e a Napoli.

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04 aprile 2011

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/04/news/tangenti_universit_farmaci-14486757/?rss

La Lega ci riprova: “Istituire subito gli eserciti regionali”

La Lega: “Istituire subito gli eserciti regionali”

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La proposta di legge del Carroccio prevede battaglioni di volontari, mille uomini per Regione, addestrati da Esercito e Carabinieri, pronti a intervenire in caso di calamità ma anche a mobilitarsi per l’ordine pubblico su richiesta dei governatori o del Consiglio dei ministri. Pd: “Pericoloso”. Idv: “Ultima follia leghista”

La Lega: "Istituire subito gli eserciti regionali"

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ROMA – Andata male con la corsia preferenziale riservata agli alpini del Nord 1, la Lega ci riprova puntando addirittura più in alto, alla istituzione di eserciti regionali. Perché è questo obiettivo, corpi militari sul modello della Guardia nazionale americana, a cui mira una proposta di legge presentata il 15 marzo e annunciata oggi alla Camera, primo firmatario il deputato leghista Franco Gidoni. Eserciti regionali pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi. Ma anche a mantenere l’ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino. E l’opposizione insorge.

Il provvedimento, che porta la firma di quasi tutti i componenti del gruppo del Carroccio (ad eccezione del capogruppo Marco Reguzzoni) prevede che le “milizie” siano composte, tra l’altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40 anni.

“Nella Repubblica – si legge nella relazione del provvedimento – manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l’attivazione del sistema di protezione civile”. “L’importazione nel nostro ordinamento dell’Istituto della Guardia Nazionale – aggiungono i deputati della Lega – permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all’occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all’estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria”.

Secondo il progetto di legge messo a punto dal Carroccio, dovranno entrare a far parte del Corpo dei volontari militari, previo superamento di esami psico-attitudinali, i militari che non sono più in servizio (senza demerito) e che non abbiano superato i 40 anni di età. Il limite di età varrà anche per gli ufficiali e i sottoufficiali.
Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale. E quelli che il Carroccio già definisce “battaglioni regionali” dovranno avere prevalentemente il carattere di ‘strutture-quadro’, che potrebbero poi aumentare di numero in caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno l’obbligo di prestare servizio un mese all’anno, anche per garantire la formazione permanente del personale. La loro retribuzione sarà identica alla paga giornaliera che si riceve nell’esercito e ci sarà l’aspettativa non retribuita nel caso in cui i nuovi soldati lavorino nel settore pubblico o privato.

Toccherà all’Esercito e ai Carabinieri addestrare il nuovo ‘Corpo Regionale’ che non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali (con il nome della regione di riferimento) sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall’Esercito e dall’Arma. Ogni battaglione quindi sarà composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a quelle dell’Esercito, ma con un distintivo in più, ‘ad hoc’ per ogni regione. Girerebbero armati (armamento leggero) come i Carabinieri.

Per quanto riguarda la carriera, il governo dovrà assicurare una corrispondenza con i gradi dell’Esercito anche se con alcuni distinguo. Si preclude però il passaggio di questi ‘miliziani’ regionali all’Esercito o ai Carabinieri.
Il Generale comandante del Corpo dipenderà dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri, mentre i Tenenti colonnelli, che guidano i singoli battaglioni regionali, risponderanno direttamente ai presidenti delle Regioni in cui saranno stanziati per fronteggiare le emergenze locali. Il Corpo dei volontari militari non potrà essere impiegato fuori dall’Italia.

Il capogruppo Pd nella commissione Difesa della Camera, Antonio Rugghia, definisce “pericolosa” la proposta di legge della Lega. “Sta forse puntando alla secessione militare?” commenta Rugghia, aggiungendo: “Sembra voler mettere in discussione l’unità stessa del paese e creare venti piccoli eserciti da brandire contro i propri vicini.  Se non fosse stata presentata da un gruppo così folto di deputati l’avrei definita una pagliacciata, ma la presenza di autorevoli esponenti del Carroccio la rende seriamente preoccupante. Aspettiamo adesso la reazione del ministro La Russa”. “Già la Lega ci aveva provato con la proposta sugli alpini e aveva incassato critiche su critiche da parte del mondo militare – ricorda ancora Rugghia -. Pensavamo fossero state sufficienti per mettere definitivamente da parte questi interventi di cui non si sente alcuna necessità”.

Adolfo Urso di Fli bolla la proposta di legge leghista come una “sciocchezza propagandistica, paragonabile a quella delle ronde cittadine”. “Spero che il Pdl e il ministro della Difesa rigettino questa proposta subito e senza infingimenti” dichiara ancora Urso, secondo cui semmai “avremmo bisogno di un vero esercito europeo, con una chiara e comune politica di difesa, invece di evocare le divise dei campanili”.

Duro anche il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa: “Dopo la pagliacciata delle ronde, fallite miseramente perché respinte dalla stessa società civile, prepariamoci all’ennesimo interminabile e inutile dibattito sugli eserciti regionali, l’ultima grottesca provocazione della Lega che non troverà mai attuazione. Invece di perdere tempo con queste ‘boutade’, il Carroccio pensi a governare e a sostenere seriamente le Forze dell’Ordine, che per colpa degli ingenti tagli del governo non hanno le risorse e i mezzi necessari per difendere i cittadini”.

Per Pino Pisicchio di Alleanza per l’Italia, la Lega “gioca a risiko con gli eserciti regionali per nascondere il fallimento delle politiche sull’immigrazione”. “Il problema serio della sicurezza in Italia – prosegue Pisicchio -è trovare i finanziamenti per l’attività quotidiana delle forze dell’ordine che, grazie ai tagli selvaggi del Governo, non possono nemmeno fare il pieno di benzina alle macchine di servizio. E la Lega cosa fa? Si inventa le milizie regionali: la dimostrazione dello stato di caos che ormai investe la maggioranza”.

Per Massimo Donadi di Idv, si tratta dell'”ultima follia leghista”. “Gli eserciti regionali sono l’evoluzione delle ronde padane – commenta il presidente del gruppo Idv alla Camera -, l’eterna tentazione del Carroccio di creare uno stato nello Stato”. “Il cinismo della Lega non ha limiti – spiega ancora Donadi –  utilizza questa pericolosa panzana delle milizie territoriali per fare campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. Un atteggiamento, come al solito, irresponsabile dal punto di vista politico e culturale”. “Berlusconi e i vertici del Pdl – conclude il capogruppo Idv – hanno il dovere di intervenire come capo del governo italiano e come rappresentanti del principale partito della maggioranza per stoppare un progetto che ha l’unico obiettivo di mettere a rischio l’unità dello Stato”.

La Lega è costretta a “proposte folli ed eversive” per “sviare l’attenzione del proprio elettorato dalle vicende giudiziarie di Berlusconi e sui pasticci che la maggioranza sta facendo per assicurare l’impunità del presidente del Consiglio”. E’ il giudizio del presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che aggiunge: “Ormai il carroccio è costretto a spararle grossissime perché il governo di cui fa parte non solo non governa, ma non dà alcuna risposta alla drammatica situazione in cui si trova l’italia”

Pareri soprattutto negativi anche da parte degli enti locali. Per il governatore del Lazio, Renata Polverini, si tratta di “un altro momento di estrema fantasia della Lega”. No, “nel merito e nel metodo” anche dal presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, che afferma: “Parlare di un esercito con compiti a cavallo tra protezione civile e ordine pubblico  con in campo una strana ‘milizia’ vuol dire giocare sull’equivoco e alimentare sentimenti negativi che non consolidano il federalismo e distruggono il Paese”. Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, premette che è “solita commentare cose serie e questa non lo è”, poi aggiunge “che di fronte a tali iniziative sento il dovere di dire che intendo difendere con fermezza il ruolo delle forze armate, al cui capo c’è il presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale”. Di “proposta senza senso” e di “ennesima trovata” parla anche il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando.

Unica voce fuori dal coro, per il momento, è quella del leghista Daniele Stival, assessore veneto alla protezione civile. “Credo che la proposta della Lega di istituire ‘eserciti regionali’ sia ‘l’ideale prosieguo di quanto prevedeva il disegno di legge sulla devoluzione, in cui si era prevista appunto l’istituzione di una polizia locale”. L’assessore veneto considera la proposta di legge in linea con “la direzione che sta percorrendo la Regione Veneto, con la scuola di formazione per le polizie locali e la divisa unica. E, soprattutto è positivo che si voglia ‘fare sistema’ tra diverse forze locali già esistenti. L’importante è che oltre al quadro legislativo sia previsto anche l’aspetto economico per far fronte a questi nuovi compiti”.

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04 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/04/news/eserciti_regionali-14489657/