Archivio | aprile 5, 2011

Il Pdl contro il reato di apologia fascismo. Schifani “esterrefatto”, l’ira dell’opposizione

Il Pdl contro il reato di apologia fascismo
Schifani “esterrefatto”, l’ira dell’opposizione

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Parlamentari prossimi venturi? – fonte immagine

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Presentato al Senato un ddl costituzionale per l’abolizione della norma transitoria e finale che vieta la “riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Pd: “Grave e offensivo per la storia del Paese”. Idv: “Hanno gettato la maschera”. Il presidente del Senato auspica che il progetto venga ritirato. Protesta la comunità ebraica. I firmatari: “E’ un adeguamento dell’ordinamento”

Il Pdl contro il reato di apologia fascismo Schifani "esterrefatto", l'ira dell'opposizione

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ROMA – Un disegno di legge costituzionale che abolisce la XII norma transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta “sotto qualsiasi forma, la riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Lo ha presentato al Senato, lo scorso 29 marzo, il senatore del Pdl Cristano De Eccher (Pdl), cofirmatari i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio, che dopo un colloquio con il vicepresidente del suo gruppo Italo Bocchino ha deciso di ritirare la firma. Sulla base di quella norma costituzionale nel 1952 venne introdotto nella cosiddetta legge Scelba il reato di apologia del fascismo.

Il disegno di legge lascia “esterrefatto” anche Renato Schifani. Da ambienti vicini alla presidenza del Senato si è appreso oggi che è rimasto sorpreso dalla notizia della presentazione del ddl costituzionale che, qualora diventasse legge dello Stato, non porrebbe più divieti alla “riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama, pur nel rispetto delle loro prerogative costituzionali, auspicherebbe che i firmatari della proposta possano rivedere la loro iniziativa.

Durissima la reazione del Partito democratico. “Trovo molto grave e offensivo per la storia del Paese e della Repubblica e per la nostra democrazia che il Pdl voglia abolire, attraverso un disegno di legge, il reato di apologia del fascismo”, commenta Anna Finocchiaro. La presidente del gruppo al Senato aggiunge che “sarebbe l’ennesimo piccolo gesto mirato, sistematico ma molto significativo, che il Pdl sta usando per distruggere i pilastri della nostra Costituzione. Chiediamo che questo atto venga subito ritirato”.

Toni aspri anche in una nota del portavoce dell’Italia dei valori Leoluca Orlando: “Fascisti, avete gettato la maschera! Il Pdl sarà costretto a ritirare questa indegna proposta di legge, ma avrà mandato un segnale inquietante ed eversivo agli squadristi che lo sostengono. Ormai è allarme rosso per la democrazia”. E ancora: “Dopo le leggi ad personam, dopo la nomina di un ministro indagato per mafia, dopo il disprezzo verso le autorità di controllo, la magistratura e la Costituzione, questa maggioranza dimostra di aver perso i freni inibitori e con questo ddl  conferma quanto sia corrotta e pericolosa per la tenuta democratica delle istituzioni”.

Per il portavoce nazionale dell’Udc Antonio De Poli “è una proposta di legge vergognosa. Chiediamo al vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliarello di prendere immediatamente le distanze dal disegno di legge. E’ un atto grave, irrispettoso nei confronti della storia del nostro Paese. La Carta Costituzionale non si tocca, dobbiamo difenderla strenuamente”.

Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, parla di disegno di legge “inquietante” e “scellerato”. “Penso che oggi – afferma – in un momento in cui l’Italia sta festeggiando l’unità, sia inquietante il tentativo di voler modificare la costituzione, cominciando da uno dei suoi cardini. Una costituzione che nasce sulle ceneri del fascismo, ma anche delle leggi razziste e della Shoah”. Una norma, fa notare Pacifici, che è già fin troppo libera: “Lo dimostra il fatto che in questi anni, sotto forme e simboli contigui, si riesca ad aggirare quell’ostacolo. Non è un mistero che abbiano partecipato alle elezioni politiche, gruppi e partiti politici ispirati alle ideologie di stampo fascista”. Per questo, l’esponente della comunità ebraica, auspica che “il reato di apologia di fascismo venga reso ancora più duro”.

Per il governo parla il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi: “Non c’è nessuna volontà né del governo né del Pdl di promuovere l’abolizione del reato di apologia del fascismo. Il Pd eviti polemiche strumentali che diano anche solo la sensazione che le forze politiche si dividano anche sull’antifascismo, che è valore fondante della nostra democrazia”.

De Eccher invece non commenta, anzi non parla proprio con i giornalisti “per principio”. Il primo firmatario del disegno di legge, discendente di nobile famiglia trentina legata al Sacro Romano Impero e responsabile da giovane a Trento del gruppo di Avanguardia Nazionale, fu indagato da Gerardo D’Ambrosio per la strage di piazza Fontana. Mentre lascia la commissione Istruzione del Senato gli viene chesto se intende accogliere l’invito di Schifani a ritirarlo, si limita a rispondere: “Siccome non l’ho ricevuto in forma diretta…” e se ne va.

In seguito arriva una nota in cui i firmatari del disegno di legge difendono la loro iniziativa: “Nessuna battaglia ideologica” ma invece la volontà di rendere coerente l’ordinamento che ha abolito i reati di opinione, ponendo fine a una norma costituzionale che il legislatore costituente stesso ha previsto come ‘divieto temporaneo’. “Nessuno di noi – scrivono – ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato. L’intendimento è semplicemente quello di intervenire su reati di opinione, tra l’altro non più attuali, in conformità a quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi”.

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05 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/05/news/il_pdl_contro_il_reato_di_apologia_fascismo_il_pd_una_vergogna_inaccettabile-14525567/?rss

Immigrati, accordo con la Tunisia. Maroni: ”Previsti anche rimpatri”

Molto, molto fumoso questo accordo.. Secondo il mio modestissimo parere, i lampedusani hanno poco da sperare. Con l’avvicinarsi dell’estate gli sbarchi saranno sempre più numerosi e questo Governo, di fatto, non ha uno straccio di piano di intervento, umanitario o meno. Questi accordi tunisini lasciano il tempo che trovano, a meno che l’Italia non vada incontro alle vere richieste che la Tunisia ha fatto al nostro Governo e all’Europa: 5 miliardi di euro, subito, come ‘prestito’ a medio-lungo termine per risollevare le sorti dell’economia tunisina. Altrimenti, si sono premurati di farci sapere, ci sono “500.000 disoccupati..”. Chi ha orecchie per intendere intenda.

mauro

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Sarà illustrato domattina alla riunione dell’unità di crisi

Immigrati, accordo con la Tunisia. Maroni: ”Previsti anche rimpatri”

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(Xinhua)  (Xinhua)
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ultimo aggiornamento: 05 aprile, ore 21:57
Tunisi – (Adnkronos/Ign) – L’intesa raggiunta al termine di negoziati fiume. Il ministro dell’Interno: ”Gli interventi ci consentono di ‘chiudere il rubinetto’ dei flussi irregolari”. Il premier Essebsi: ”Individuata una soluzione sullo status dei tunisini in Italia”. Altri 900 migranti approdati a Lampedusa. Sarkò:presto vertice Italia-Francia. La denuncia dei Gesuiti: flussi fermati in passato grazie ad accordi indegni con la Libia
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Tunisi, 5 apr. (Adnkronos/Ign) – Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha firmato l’accordo con il governo tunisino per fronteggiare l’emergenza immigrati. “Sono soddisfatto, è stata un’azione lunga e non facile. Ringrazio l’ambasciatore e il nostro staff, con l’accordo siglato inizia una fase di cooperazione più intensa che in passato con la Tunisia. Ci sono tutte le iniziative per realizzare gli obiettivi”, ha detto Maroni in una breve conferenza stampa all’ambasciata d’Italia a Tunisi.
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Abbiamo sottoscritto un accordo tecnico sulla cooperazione tra Italia e Tunisia contro l’immigrazione clandestina: oltre al rafforzamento della collaborazione tra forze di polizia, previsti anche rimpatri, ha spiegato il titolare del Viminale precisando che si tratta “di interventi di prevenzione nei confronti dell’immigrazione clandestina che ci consentono di ‘chiudere il rubinetto’, fornendo anche assistenza e collaborazione non soltanto sul sistema di sicurezza”.
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L’intesa “di cooperazione operativa” servirà a ”rafforzare la cooperazione – ha continuato -, prevenire l’attraversamento irregolare delle frontiere e per la lotta contro la tratta degli esseri umani ma anche per il rimpatrio dei cittadini “.
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Il titolare del Viminale non è entrato nello specifico dell’intesa ma ha spiegato che “il valore dell’accordo è anche negli interventi di prevenzione” che il testo prevede e non riguarda soltanto sistemi di sicurezza. “Questo accordo – ha rimarcato – è una parte degli impegni complessivi tra Italia e Tunisia”.
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Maroni ha spiegato che illustrerà l’accordo domattina alla riunione dell’unità di crisi per l’attuazione di questa intesa e delle altre iniziative che l’Italia ha messo sul tavolo per la cooperazione con la Tunisia. La svolta è arrivata al termine di negoziati fiume. Maroni e il suo omologo tunisino, Habib Essid, con le rispettive delegazioni sono stati riuniti 8 ore per trovare l’accordo . Da parte sua il premier tunisino, Beji Caid Essebsi, in un incontro con il rappresentante tunisino dell’Alta Commissione per la Riforme Politiche a Tunisi, stando a quanto riferisce l’agenzia d’informazione ufficiale ‘Tap’, ha annunciato: “La politica estera del governo provvisorio tunisino è riuscita con gli sforzi degli ultimi giorni ad individuare una soluzione per lo status dei 22 mila migranti tunisini in Italia”.
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“La nostra politica estera è governata da regole basate sul diritto internazionale”, ha sottolineato il premier, secondo cui l’accordo raggiunto “è un fatto senza precedenti per la politica estera tunisina”. Essebsi, tuttavia, non ha precisato dettagli riguardo all’intesa raggiunta.
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NON PERDETEVI QUESTO VIDEO – 6 aprile 2009, due anni dopo – Un caffè nel mio giardino – di Angelo De Nicola (Il Messaggero)

6 aprile 2009, due anni dopo – Un caffè nel mio giardino – di Angelo De Nicola (Il Messaggero)

Da: | Creato il: 05/apr/2011

L’AQUILA: terremoto 6 aprile 2009

Da: | Creato il: 06/apr/2009

Costa d’Avorio nel caos. «Ad Abidjan si rischia la catastrofe umanitaria» / VIDEO: Blue Helmet Bombers: UN attack in Ivory Coast ‘hard blow to image’

Blue Helmet Bombers: UN attack in Ivory Coast ‘hard blow to image’

Da: | Creato il: 05/apr/2011

Russia wants an explanation from the UN over its use of force in Ivory Coast, which is currently gripped by civil conflict. Foreign Minister Sergey Lavrov has questioned if it was legal for international peacekeepers to support one of the presidential claimants. UN and French troops bombarded targets around the residence of incumbent president Laurent Gbagbo in the city of Abidjan. The UN says its raids were carried out to protect civilians.

Verso la resa dei conti

Costa d’Avorio nel caos. «Ad Abidjan si rischia la catastrofe umanitaria»

Nella strade si combatte da giorni. Gbagbo tratta la resa. Obama appoggia l’azione di Onu e Francia

MILANO – Dopo mesi di guerra civile, la Costa d’Avorio è arrivata alla resa dei conti e per la popolazione civile i costi sono altissimi. Nella capitale economica Abidjan si combatte da giorni attorno al palazzo presidenziale: Laurent Gbagbo, il presidente uscente che da novembre resiste agli appelli della comunità internazionale a farsi da parte, si sarebbe rifugiato insieme alla famiglia negli scantinati della sua residenza, ma l’edificio è circondato dalle forze di Alassane Ouattara, che da lunedì hanno dato il via a un’offensiva in forze per dare la spallata finale al regime vacillante di Gbagbo.

L’ESERCITO SI FERMA – Gli avvenimenti si stanno succedendo in maniera rocambolesca. Il capo di stato maggiore dell’esercito di Gbagbo, generale Philippe Mangou, ha annunciato che le sue truppe hanno cessato di combattere contro quelle del rivale, Alassane Ouattara; il generale ha anche chiesto un cessate il fuoco garantito dai peacekeeper Onu. Ci sono anche diserzioni nelle file di Gbagbo: il ministro degli Esteri, Alcide Djedje, si è rifugiato nell’ambasciata francese. Per fermare il massacro di vittime civili, nella serata di lunedì elicotteri Onu, affiancati dalle truppe di pace della missione francese, hanno bombardato cinque obiettivi legati a Gbagbo ad Abidjan.

OBAMA: APPOGGIO A ONU E FRANCIA – Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama appoggia con forza l’azione dell’Onu e della Francia in Costa d’Avorio e ribadisce che l’ex presidente Laurent Gbagbo deve lasciare il potere il più presto possibile. In una nota diffusa martedì a Washington, Obama scrive: «Appoggio con forza il ruolo che i peacekeeper delle Nazioni Unite stanno svolgendo per ottenere il rispetto del loro mandato di proteggere i civili, ed accolgo con favore gli sforzi delle forze francesi che stanno appoggiando questa missione».

TRATTATIVE SULLA RESA – Gli uomini di Ouattara in mattinata hanno diffuso la voce che Gbagbo stia trattando la resa. Lo ha riferito il portavoce del suo governo (ormai senza alcun riconoscimento internazionale), Ahoua Don Mello. «Sono in corso trattative dirette che si basano sulle raccomandazioni dell’Unione Africana secondo la quale il presidente è Alassane Ouattara – ha detto Don Mello – Si stanno anche negoziando condizioni che garantiscano la sicurezza fisica e giuridica dei sostenitori di Gbagbo e dei suoi parenti».

«CATASTROFE UMANITARIA» – Nella capitale economica ivoriana si vivono momenti di altissima tensione: da quattro giorni nella città sono letteralmente intrappolati 4 milioni di abitanti. Le agenzie umanitarie dicono che la situazione si è deteriorata al punto da essere ormai «assolutamente drammatica». «Ci sono esplosioni continue in tutta la città», ha denunciato la portavoce per gli Affari Umanitari dell’Onu, Elisabeth Byr. «La maggioranza degli ospedali non sta più lavorando, mancano di ossigeno. I servizi pubblici non funzionano più per cui ci sono decine di cadaveri nelle strade che nessuno raccoglie. Non si possono trasportare i feriti perchè le ambulanze non funzionano più e quando escono gli sparano contro». Insomma siamo in piena «catastrofe umanitaria». La Byrs ha aggiunto che «l’accesso alle popolazioni è impossibile per motivi di sicurezza». E altrove la situazione non è migliore. L’Onu ha trovato a Duekuè una fossa con circa 200 cadaveri: la città era stata attacca la scorsa settimana da Ouattara, l’uomo che l’Occidente vuole alla guida del primo esportatore mondiale di cacao.

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Redazione online
05 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_05/costa-avorio_dfcac552-5f88-11e0-a9b0-e35a83b9ad3b.shtml

POLO NORD – Ozono, a marzo buco record. Colpa di clima e inquinanti

Ozono, a marzo buco record
Colpa di clima e inquinanti

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Allarmanti rilevamenti dell’Agenzia spaziale europea: lo strato che ci protegge dai raggi ultravioletti mai così sottile dal 1997. L’Organizzazione mondiale meteorologica denuncia il persistere nell’atmosfera delle sostanze chimiche novice

Ozono, a marzo buco record Colpa di clima e inquinanti Illustrazione tratta da Wikipedia

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Guai ad abbassare la guardia nella lotta contro il buco nell’ozono. Gli ultimi rilevamenti satellitari indicano a marzo “una diminuzione record dei livelli di ozono sul settore euro-atlantico dell’emisfero nord” del Pianeta. Detto in altri termini, si è avuta quella che l’Esa, l’agenzia spaziale europea 1, definisce una “perdita record di ozono sull’Artico” con livelli scesi ai minimi dal 1997. Come è noto questo gas costituisce uno strato in grado di proteggere gli organismi viventi dalle radiazioni ultraviolette nocive del sole ma l’utilizzo di una serie di sostanze chimiche, e in particolare i clorofluorocarburi, negli anni passati ne ha assottigliato fortemente la consistenza. Grazie alla messa al bando di queste sostanze decisa con il Protocollo di Montreal del 1987, il buco nel corso degli anni si è andato gradualmente riducendo, fino all’imprevista frenata delle scorse settimane.

Le interpretazioni sui motivi della controtendenza sono però almeno in parte divergenti. Secondo l’Esa la colpa è di “insoliti forti venti, conosciuti come ‘vortici polari'”. Sarebbero questi vortici ad aver determinato la perdita record di ozono. Praticamente, spiega l’Esa, al Polo Nord “si sono create condizioni simili a quelle che si determinano ogni inverno al Polo Sud”. Le temperature della stratosfera nel circolo polare artico cambiano di inverno in inverno, ma “l’anno scorso temperature e quantità di ozono sopra l’Artico sono state piuttosto elevate”, come non accadeva dal 1997.

Adesso gli scienziati sono al lavoro per cercare di capire perché gli inverni di questi due anni sono stati così caldi e “se questi eventi casuali sono statisticamente collegati ai cambiamenti climatici globali”. Il danno potrebbe non essere però irreparabile. Secondo Mark Weber, dell’università di Brema, “molti studi mostrano come la circolazione” delle correnti nella stratosfera nell’emisfero nord “in futuro potrà aumentare e, di conseguenza, molto più ozono potrà essere trasportato dai tropici a latitudini più elevate e ridurne la perdita”. Nel frattempo, però, “nei decenni a venire continueranno ad esserci forti perdite chimiche di ozono nel corso di inverni artici eccezionali”.

Diversa l’intepretazione dei dati dell’Omm, l’Oorganizzazione mondiale meteorologica. La distruzione, per l’agenzia scientifica che fa capo alle Nazioni Unite, è dovuta alla persistenza nell’atmosfera di sostanze nocive e ad un inverno molto freddo nella stratosfera. “Se l’area priva di ozono si muove via dal Polo verso latitudini più basse c’è da temere una maggiore radiazione ultravioletta nel corso della prossima stagione”, avverte l’Omm. I pericoli sono legati soprattutto a maggiore incidenza di tumori nella pelle e guasti al sistema immunitario. Le zone più a rischio sono Canada, Russia e Alaska.

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05 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/04/05/news/ozono_polo-14511507/?rss

ECONOMIA – Draghi: Da Nord Africa e Giappone rischi a medio termine su prezzi energia

Draghi: Da Nord Africa e Giappone rischi a medio termine su prezzi energia

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Il prezzo del petrolio e le conseguenze del sisma nel paese nipponico hanno complicato moltissimo lo scenario dell’economia mondiale, anche dal punto di vista finanziario. Bene le banche italiane che hanno già disposto un incremento dei capitali

Draghi: Da Nord Africa e Giappone rischi a medio termine su prezzi energia

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ROMA- Lo scenario dell’economia mondiale si è “complicato moltissimo”‘ ha avvertito il presidente del Financial stability board, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, a causa delle tensioni nel mondo arabo, dei rincari del petrolio e del cataclisma in Giappone. Sul medio periodo questi fattori avranno “conseguenze da considerarsi rilevanti” sui prezzi dell’energia, ha detto. Gli eventi in Giappone e in Nord Africa, ha aggiunto Draghi, “hanno un impatto che a breve termine è stimato contenuto ma nel medio termine le conseguenze saranno rilevanti”. La situazione si complica “anche dal punto di vista finanziario”, aggiunge Draghi, “ma escluderei una connessione diretta degli eventi con la situazione dei mercati finanziari e dei debiti sovrani”.

Il governatore della Banca d’Italia ha parlato anche di banche e tassi d’interesse. “Il prolungato contesto di bassi tassi di interesse a livello globale, operati a seguito della crisi economica sta spingendo gli investitori ad arrischiarsi in nuovi strumenti di investimento non standard che richiederebbero però una rafforzata vigilanza” ha spiegato.  Draghi ha citato gli esempi degli Etf, o Exchange traded funds, delle materie prime e dei nuovi mercati che offrono elevati rendimenti: sono settori che “richiederebbero una vigilanza più attenta da parte delle autorità”, ha affermato.

Parole d’encomio, invece, per le banche italiane: “I nostri istituti di credito hanno attraversato la crisi finanziaria meglio di altri, senza bisogno di supporto esterno, ma bisogna guardare “all’andamento del ciclo economico, le sofferenze sui crediti sono aumentate, in questo scenario è importante rafforzare il patrimonio”, ha spiegato il governatore di Bankitalia.
Draghi ha ricordato di aver invitato pubblicamente le banche tricolori “a muoversi prima invece che dopo, mi sembra che stia accadendo, si tratta di un segnale incoraggiante”. Recentemente hanno annunciato misure di rafforzamento del capitale Ubi banca e Intesa Sanpaolo, il Monte dei Paschi potrebbe muoversi nelle prossime settimane.

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05 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/04/05/news/draghi_da_nord_africa_e_giappone_rischi_a_medio_termine_su_prezzi_energia-14542704/?rss

Caso Ruby, alla Camera sì al conflitto: Proposta approvata per 12 voti

Caso Ruby, alla Camera sì al conflitto
Proposta approvata per 12 voti

Subito polemica. Bindi: offesa a intelligenza e Costituzione
Sit-in del Popolo Viola a pizza Montecitorio

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110405_day2.jpg

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ROMA – L’Aula della Camera ha approvato la proposta avanzata dalla maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sul caso Ruby. Banchi del governo al gran completo nell’Aula della Camera per la votazione sul conflitto di attribuzioni sul caso Ruby. In Aula c’erano praticamente tutti i ministri tranne il presidente del Consiglio: alla poltrona da lui usualmente occupata c’era il ministro Michela Vittoria Brambilla, tra i ministri Umberto Bossi e Franco Frattini. I banchi erano talmente pieni di ministri e sottosegretari che i ministri La Russa e Meloni non hanno trovato posto ed hanno dovuto accomodarsi ai banchi da deputato. La proposta di sollevare il conflitto di attribuzioni sul caso Ruby è stata approvata nell’Aula della Camera per 12 voti di scarto.

Il conflitto di attribuzione è passato nell’aula della Camera per 12 voti di differenza tra il voto di maggioranza (314) contro quello delle opposizioni (302). «I 330 – commenta il capogruppo Pd Dario Franceschini – Berlusconi se li è sognati di notte. Sono arrivati a 314 e quindi i 330 sono un miraggio del premier che come tutti i miraggi si allontana».

«Oggi abbiamo assistito ad un’altra pagina davvero vergognosa. È straordinario come i banchi del governo erano pieni e un ministro degli Esteri che, in piena crisi internazionale, passa le sue giornate a votare in difesa del premier». Così il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini commenta il voto sul conflitto di attribuzioni, appena conclusosi a Montecitorio.

«Le leggi ci sono e si applicano. Saverio Romano, ministro per contratto, non sa di cosa parla. Il giudice naturale di Berlusconi non lo decide nè lui nè il Parlamento e, nonostante le frottole, neanche i telegiornali e i parlamentari asserviti. Il giudice naturale di Berlusconi è il tribunale di Milano». Lo ha detto il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario secondo il quale «la buffonata tragicomica che è andata in onda alla Camera serve soltanto a gettare fumo, perchè le cene innocenti altro non erano che orge di regime». «Romano cominci a occuparsi dell’agricoltura italiana in difficoltà e di quote latte, indegna compravendita del consenso targato Lega» conclude Belisario.

«Non hanno stravinto, ma hanno avuto i voti sufficienti per offendere l’intelligenza umana, oltre al Parlamento, le leggi e la Costituzione». Lo ha detto la presidente del Pd, Rosy Bindi, commentando il voto della Camera sul conflitto di attribuzione per il processo Ruby.

«Il Parlamento è in ostaggio dei problemi giudiziari del premier. Ma le bandiere di Fli in piazza in segno di protesta e impegno civile sono un importante segnale di vita». Il deputato finiano Fabio Granata commenta così il voto di oggi sul conflitto di attribuzioni per il caso Ruby. «Torniamo così – aggiunge – allo spirito antagonista alla deriva di illegalità che tiene bloccata l’Italia e costruiamo l’alternativa al Pdl e a questa maggioranza».

Un’ovazione accoglie il leader dell’Idv che, pochi minuti dopo la votazione della Camera
che ha scelto di sollevare alla Consulta il conflitto di attribuzione sul caso Ruby, è uscito da Montecitorio per incontrare il popolo viola. «Il Parlamento un minuto fa ha deliberato che Ruby è la nipote di Mubarak. Il problema è: bisogna mandarli a casa». La soluzione più efficace per fare questo, secondo Di Pietro, consiste nell’andare a votare i referendum, «uno dei quali è proprio un referendum politico, su questo tema, sul legittimo impedimento. Per non essere complici di Berlusconi gli italiani, il 12 e 13 giugno, non devono andare al mare. Solo andando a votare si può evitare la rivolta sociale». Quanto al voto di oggi Di Pietro ha spiegato ai manifestanti che «anche nell’opposizione qualcuno aveva male al ditino e non ha votato. Abbiamo chiesto al presidente della Camera di sapere i nomi di quelli presenti che non hanno votato».

«L’udienza di domani è solo di smistamento. Noi non ci saremo perchè siamo legittimamente impediti anche se non lo faremo valere. Domani, alla presenza delle parti, si definirà solo la data del rinvio per cui ci sarà un collega. Ovviamente se ne discuterà in udienza e poi vedremo». Lo afferma Niccolò Ghedini, avvocato del premier Berlusconi, conversando con i cronisti alla Camera e rispondendo a chi gli chiede se il voto di Montecitorio sulla sollevazione del conflitto di attribuzione sul cosiddetto caso Ruby avrà ricadute sul processo. A chi gli chiede se a questo punto il processo debba essere sospeso, Ghedini, riferendosi ai giudici di Milano risponde: «Faranno come sempre quello che vogliono».

Sit-in del Popolo viola in Piazza Montecitorio «contro le leggi ad personam». La manifestazione apre la giornata della democrazia, organizzata in concomitanza col voto in Aula sul conflitto di attribuzione. «Dopo Mubarak Silvio Berlusconi» urlano in coro i manifestanti ripetendo: «Vergogna, vergogna». In piazza qualche centinaio di persone che sventolano bandiere tricolore, dell’Italia dei Valori, del Partito Comunista ma anche di Fli. Alcuni manifestanti indossano casacche nere con su scritto: «Casa = per tutti». Dalla folla anche cori: «E dopo il faraone il farabutto». Tra i politici scesi a portare solidarietà ai manifestanti il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro.

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Martedì 05 Aprile 2011 – 16:13    Ultimo aggiornamento: 17:42
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