Archivio | aprile 5, 2011

Deputata insultata perchè disabile, i docenti degli atenei italiani si appellano all’Europa

Deputata insultata perchè disabile
i docenti si appellano all’Europa

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I professori universitari degli atenei italiani chiedono una inchiesta e la censura per il parlamentare della Lega che ha insultato l’onorevole Ileana Argentin (Pd). Con una lettera si appellano al presidente della Repubblica Napolitano, al presidente dell’Unione europea Barroso e al presidente della Camera Fini. Promotore il pedagogista Andrea Canevaro dell’università di Bologna. Tra i firmatari i presidi di Scienze della formazione e docenti degli atenei di tutta Italia

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di ILARIA VENTURI

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 Deputata insultata perchè disabile i docenti si appellano all'Europa

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Durante la seduta parlamentare del 31 marzo, la deputata Pd Ileana Argentin è stata insultata da un deputato della Lega, Massimo Polledri, in quanto tetraplegica.

VIDEO Insultata la deputata disabile

Quel gesto ha profondamente indignato la società civile e oggi i docenti universitari, in particolare di Scienze dell’educazione, reagiscono con un appello che in poco tempo ha già raccolto centinaia di firme: “Non bastano le scuse, noi chiediamo una seria inchiesta e un’azione di censura nei confronti dei parlamentari coinvolti in questi fatti”. Così si legge nell’appello inviato al presidente Napolitano, al presidente dell’Unione europea Barroso e al presidente della Camera Fini. Di seguito il testo dell’appello e i firmatari.

L’APPELLO

Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano
Al Presidente dell’Unione Europea José Manuel Durão Barroso
Al Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana Gianfranco Fini

Inviamo questa lettera, in qualità di docenti universitari, firmata in primis dagli  specializzati nelle Scienze dell’Educazione e dediti, in particolare,  alla preparazione di professionisti qualificati nell’area dei servizi educativi,  impegnati da anni nell’inclusione dei disabili. Ricordiamo che l’Unione Europea promuove l’inclusione attiva e la piena partecipazione delle persone disabili nella società in linea con l’approccio alla disabilità basato sui diritti umani, appunto in termini di diritto e non discrezionale. Questo approccio è anche al cuore della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui l’Unione Europea è firmataria. “The EU promotes the active inclusion and full participation of disabled people in society, in line with the EU human rights approach to disability issues. Disability is a rights issue and not a matter of discretion. This approach is also at the core of the UN Convention on the Rights of People with Disabilities, to which the European Community is a signatory.”

Chiediamo una formale procedura di accertamento dei fatti diffusamente riferiti
dai canali mediatici, a proposito di frasi offensive rivolte nei confronti di una deputata tetraplegica da parte   dal deputato Massimo Polledri o da un altro suo compagno di partito (Lega Nord) durante la seduta parlamentare del 31 marzo 2011.  Noi, come educatori, riteniamo che questi comportamenti abbiano violato palesemente i principi su cui sono basate la Carta Costituzionale Italiana e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, opponendosi alla linea di contrasto delle discriminazioni in cui noi siamo attivamente impegnati, e non siano cancellabili con tardive e imbarazzate scuse. Per questa ragione, noi  chiediamo una seria inchiesta ed un’azione di censura nei confronti dei parlamentari coinvolti in questi fatti.

PRIMI FIRMATARI
Andrea Canevaro, Roberta Caldin, Manuela Gellerani, Alain Goussot, Eugenia Lodini, Maurizio Matteuzzi, Marta Paola Francesca Gagliardi, Emma Beseghi, Elena Malaguti,Giuliana Iaculli, Università di Bologna,

Luigi Guerra, Preside della Facolta’ di Scienze della Formazione,
Universita’ di Bologna

Giuseppe Elia, Preside Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi, Aldo Moro, Bari

Luisa Santelli, Università di Bari

Roberta Piazza, Università di Catania

Fabrizio Bertolino, Università della Valle d’Aosta

Marinella Muscarà, Università di Enna “Kore”

Carmen Betti, Stefano Beccucci, Adriano Bugliani, Patrizia Depennato, Maria Rosaria Bortolone, Giovanna Campani, Antonio Calvani, Carlo Catarsi, Umberto Cattabrini, Enzo Catarsi, Rossella Certini, Franco Corchia, Giovanna Del Gobbo, Paolo Federighi, Giovanna Lo Sapio, Rita Mancaniello, Andrea Mannucci, Renzo Martinelli, Filomena Maggino, Maria Ranieri, Orsola Rignani, Clara Silva, Andrea Spini, Daniela Sarsini, Saverio Fontani, Tamara Zappaterra, Arianna Papini, Università di Firenze

Annalisa Pinter, Paolo Frignani, Università di Ferrara

Giampaolo Chiappini – Istituto per le Tecnologie Didattiche – CNR,Università di Genova

Giunio Luzzatto, Università di Genova

Italo Fiorin, Università LUMSA Roma

Piero Crispiani – Università di Macerata

Paolo Ferri, Elisabetta Nigris, Università degli Studi Milano Bicocca

Maja Antonietti, Fulvio De Giorgi, Enrico Giliberti, Nicola Barbieri, Università di Modena e Reggio

Vincenzo Saracino, Università di Napoli

Cristina Amplatz, Marina De Rossi, Valentina Grion, Marina Santi, Università di Padova

Gaetano Domenica, Preside Facoltà di Scienze della Formazione Roma Tre

Lucia Chiappetta Cajola, Carmela Covato, Maria Cristina Leuzzi, Massimiliano Fiorucci, Università degli Studi Roma Tre

Vega Scalera, Università di Roma “Tor Vergata”

Pasquale Moliterni, Università degli Studi Roma “Foro Italico”

Salvatore Codazzo, Stefania Pennelli, Università del Salento

Rosanna Tammaro, Università di Salerno

Roberto Trinchero, Università degli studi di Torino

Gisella Paoletti, Paolo Sorzio, Università di Trieste

Angelo Gaudio, Università degli studi di Udine

Claudio Girelli, Università di Verona

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05 aprile 2011

fonte:  http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/04/05/news/deputata_insultata_perch_disabile_i_docenti_si_appellano_all_europa-14516756/?rss

Libia, Tripoli: pronti a soluzione politica a condizione che resti Gheddafi / VIDEO: Libyan “Rebels” call for U.S. & NATO to Bomb Civilian Areas and Not To Care about Civilian Deaths

Libyan “Rebels” call for U.S. & NATO to Bomb Civilian Areas and Not To Care about Civilian Deaths

Da: | Creato il: 04/apr/2011

Libia, Tripoli: pronti a soluzione politica
ma Gheddafi deve restare

Il colonnello riappare in tv e saluta i sostenitori nella capitale

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ROMA – Il regime di Tripoli è pronto a una «soluzione politica» al conflitto ed è disposto a indire elezioni e a introdurre riforme politiche, ma solo il suo popolo può decidere se il leader libico Muammar Gheddafi può restare o meno al potere. Lo ha affermato ieri sera un portavoce del governo.

«Potremmo avere – ha dichiarato Mussa Ibrahimqualsiasi sistema politico, qualsiasi cambiamento: Costituzione, elezioni, qualunque cosa, ma il leader deve portare avanti tutto ciò. Questo è ciò che crediamo». E proprio ieri sera la tv di stato libica ha mostrato Gheddafi che salutava i suoi sostenitori dal mega-bunker di Bab al Aziziya.

Ibrahim ha poi detto che la Libia si rammarica per la decisione dell’Italia di riconoscere gli insorti. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha ieri annunciato che l’Italia riconosce il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) «come unico interlocutore legittimo della Libia per le relazioni bilaterali»

Mentre l’artiglieria di Gheddafi fa strage di civili a Misurata, il rais continua dunque a tessere anche la tela diplomatica, facendo rimbalzare il suo vice ministro degli Esteri Al Obeidi tra Grecia, Turchia e Malta con le sue “condizioni” per un cessate il fuoco. Secondo indiscrezioni raccolte in Inghilterra dal Guardian, sarebbe stato lo stesso colonnello a illustrare all’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan il suo “piano per la tregua”, ovvero la disponibilità ad andarsene e a garantire riforme politiche aprendo una fase di transizione verso la democrazia affidata al più “presentabile” dei suoi figli, Saif al Islam. Peccato che la prospettiva sia stata già bocciata dagli insorti («Gheddafi e i suoi figli devono andarsene prima di qualunque negoziato diplomatico», l’ha liquidata oggi un portavoce del Cnt di Bengasi) e che secondo molti analisti l’iperattivismo diplomatico del rais di questi giorni non sia altro che l’ennesimo espediente per cercare di guadagnare tempo.

Se infatti il regime vuole far filtrare una sua presunta volontà di dialogo, i segnali che arrivano dal terreno vanno da tutt’altra parte. Lealisti e ribelli continuano a inseguirsi in un’altalena di sangue tra Tripolitania e Cirenaica senza che nessuna delle due parti abbia la forza per imporsi sull’altra. Ma oggi i ribelli hanno denunciato crimini di guerra contro la città di Misurata (l’unica nell’ovest presidiato dal regime dove ancora si combatte), con l’artiglieria di Gheddafi che avrebbe martellato quartieri residenziali già dalle prime ore del mattino causando decine di morti tra la popolazione.

Forze fedeli al colonnello – stavolta la fonte è Al Jazira – avrebbero bombardato anche il campo petrolifero di Misla, nell’est della Libia. Gli insorti, da parte loro, hanno annunciato di aver respinto i lealisti fuori da Brega, terminal petrolifero a sud di Bengasi già passato di mano diverse volte nella cruenta lotta di posizione e logoramento che va avanti ormai da settimane.

Nonostante i raid della Nato (58 attacchi nelle ultime 24 ore), la situazione sul terreno rimane quindi di stallo. E a poco, probabilmente, servirà anche l’ultima minaccia di Gheddafi, quella cioè di “assetare” la capitale dei ribelli Bengasi se continueranno a piovere dal cielo le bombe degli alleati: il ministero libico dell’Agricoltura oggi ha avvertito che le infrastrutture e le condotte del Grande fiume artificiale – un acquedotto che porta sulla costa le “acque fossili del Sahara” e che rappresenta la fonte idrica dalla quale dipende il 70% degli abitanti della Libia – corrono gravi pericoli in seguito ai bombardamenti.

Una possibile via d’uscita dal pantano potrebbe essere quella diplomatica. L’inviato di Gheddafi ha avuto ieri colloqui ad Ankara dopo la tappa ad Atene. E in Turchia, che si propone di mediare per una possibile tregua, sono attesi nei prossimi giorni anche rappresentanti degli insorti. Entrambi, secondo una fonte del ministero degli Esteri turco, «hanno proposte per un possibile cessate il fuoco: ne parleremo e vedremo se c’è una base comune» dalla quale poter partire. In serata l’emissario del rais, il vice ministro degli Esteri Al Obeidi, è giunto a Malta, dove ha subito incontrato il premier Gonzi.

Per il momento però, la comunità internazionale sembra crederci poco, tanto che ieri Frattini – ricevendo alla Farnesina il responsabile per la politica estera del Cnt, Ali al Isawi – ha definito «non credibili» le proposte per uscire dalla crisi illustrate ieri ad Atene da al-Obeidi e non ha escluso di inviare armi ai ribelli, seppure come «extrema ratio». Armi dagli alleati per sbloccare l’impasse è la richiesta degli insorti, ma su questo i Paesi della coalizione sono ancora titubanti.

Martedì 05 Aprile 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=144380&sez=HOME_NELMONDO

RUBYGATE – Inizia domani, chissà se finirà / Ruby vuole costituirsi parte civile: un punto a favore dell’accusa

Rubygate

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Inizia domani, chissà se finirà

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Al via il processo per concussione e prostituzione minorile, ma la prima udienza sarà solo tecnica. Poi, grazie al legittimo impedimento, ci sarà un ingorgo con gli altri dibattimenti (Mills e Mediaset) che renderà difficilissimo arrivare a una sentenza. Mentre le Camere dilazionano ancora di più il tutto con il conflitto di attribuzione

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di Paolo Biondani e Giovanna Trinchella

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Il processo a Silvio Berlusconi per lo scandalo Ruby rischia di essere fermato sul nascere, nonostante i magistrati milanesi abbiano chiesto e ottenuto il cosiddetto «giudizio immediato». Un aggettivo che di solito rispecchia la realtà: dopo un’indagine rapida (deve durare meno di tre mesi), chiusa senza le complicazioni dell’udienza preliminare, nel giro di poche udienze il tribunale decide se l’imputato è colpevole o innocente. Ma in un affaire come questo, con l’unico accusato che è anche capo del governo e dominus politico del parlamento, la maggioranza ha già perfezionato una manovra per bloccare la giustizia: il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, da sollevare con un voto messo in calendario proprio oggi (5 aprile), cioè alla vigilia dell’apertura del processo milanese contro il premier (6 aprile) per i reati di concussione e prostituzione minorile.

IL FISCHIO D’INIZIO
– Deludendo le aspettative dei non addetti ai lavori, nella primissima tappa del processo al premier, come del resto in tutti i dibattimenti normali, dovrebbe succedere poco o nulla: il 6 aprile, infatti, è fissata una semplice «udienza di smistamento». In pratica i giudici si limitano a fissare il futuro calendario del processo vero e proprio, controllando la rituale costituzione delle parti. Mere formalità, che qui però acquistano un significato speciale.

I REATI E LE VITTIME
– Il primo problema riguarda la ragazza marocchina al centro del processo. Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, per la giustizia è «parte offesa», cioè vittima del reato di prostituzione minorile. Si tratta dell’unico caso in cui il codice penale incrimina il cliente: pagare per fare sesso è reato (articolo 600 bis) solo se la persona retribuita è minorenne. Quindi Ruby, che all’epoca dei fatti (febbraio – maggio 2010) aveva 17 anni, avrebbe il diritto di costituirsi parte civile, affiancare la pubblica accusa e alla fine chiedere i danni all’eventuale condannato.

Invece qui la presunta vittima ha già proclamato di voler cancellare tutte le sue deposizioni accusatorie. E fino all’ultimo è rimasta incerta perfino la sua costituzione iniziale. Non va dimenticato che negli ultimi mesi la ragazza si è fatta intercettare mentre diceva (e scriveva) che Berlusconi le avrebbe promesso cinque milioni di euro per ritrattare e screditare i suoi verbali d’accusa, firmati come testimone tra il 2 luglio e il 3 agosto 2010, quando l’inchiesta era ancora segreta.

L’altro problema tecnico che diventa politico riguarda la seconda accusa, il reato di concussione, che rappresenta il reato più grave. Il codice prevede una pena massima fino a 12 anni, anche se gran parte delle condanne effettive, in Italia, non superano i 3 anni, per cui il carcere resta solo quasi sempre una semplice minaccia, poi sostituita da una misura alternativa. Secondo i pm milanesi, Berlusconi avrebbe «abusato della sua qualità di presidente del consiglio» per convincere la polizia di Milano, nella notte del 27 maggio 2010, a rilasciare la minorenne Ruby, fermata per furto, affidandola irregolarmente alla sua amica Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia, che la dirottò subito a casa di un’amica brasiliana.

Sotto accusa c’è una grossolana bugia di Berlusconi, che poco prima di mezzanotte telefonò personalmente al capo di gabinetto della questura presentando Ruby come la «nipote di Mubarak», allora presidente egiziano, e tacendo che invece era una minorenne marocchina che aveva passato almeno 13 giornate (comprese otto nottate) nella sua villa di Arcore. In cambio di buste con decine di migliaia di euro, oltre a gioielli e vestiti firmati. La vittima di questa presunta concussione a suon di bugie è la polizia, rappresentata dal ministero dell’Interno. Tradotto il politica, significa che il leghista Roberto Maroni dovrebbe costituirsi parte civile contro Berlusconi per la beffa ai danni della questura di Milano. Anche questa mossa, di solito scontata, è però rimasta incerta fino all’ultimo. E anche in caso di costituzione tecnica, resta da capire se gli avvocati dello Stato chiamati a rappresentare il ministero affiancheranno davvero la pubblica accusa chiedendo la condanna e il risarcimento, o se sceglieranno invece una linea più morbida o utile alla difesa.

CALENDARIO A OSTACOLI – Dopo l’udienza di smistamento del 6 aprile, i giudici del processo Berlusconi/Ruby rischiano di poter celebrare solo tre udienze in sei mesi: 18 aprile, 6 e 13 giugno. L’ostacolo nasce dalla legge sul legittimo impedimento. La Corte Costituzionale ha bocciato le norme originarie che attribuivano al premier il potere di evitare qualsiasi processo, appellandosi a qualunque impegno «auto-certificato». Ora invece la giustificazione può essere controllata dal tribunale: se non ci sono veri impegni di governo, l’impedimento non viene considerato «legittimo» e il processo può andare avanti ,come per qualsiasi altro imputato. Dopo la sentenza della Consulta, quindi, Silvio Berlusconi ha promesso che le sue udienze si potranno celebrare regolarmente «tutti i lunedì».

Prima di essere dichiarata incostituzionale, però, la cosiddetta legge Alfano-Ghedini aveva già sospeso i tre processi già in corso, che riguardano i reati contestati a Berlusconi come imprenditore: corruzione del testimone David Mills, frodi fiscali e falsi in bilancio per i diritti tv di Mediaset e Mediatrade. Questo stop ormai abolito ha finito per creare un ingorgo: quei tre processi sono potuti riprendere solo quando ormai si stava per aprire il nuovo dibattimento per Ruby. E così gran parte dei famosi lunedì sono già occupati: l’11 aprile c’è l’affare Mediaset, il 25 è festa; in maggio, il 2 e il 30 c’è Mediatrade, mentre il 9, 16 e 23 c’è di nuovo Mills, che occuperà anche le udienze del 20 e 27 giugno, nonché del 4, 11 e 18 luglio. Una raffica di impegni che sembra fatta apposta per far gridare all’accanimento giudiziario, anche se in realtà il ritardo dei tre processi precedenti è dovuto a una legge ad personam, per giunta dichiarata incostituzionale.

Dal primo agosto al 15 settembre, poi, tutti i processi si fermano per legge. Basta questo calendario, insomma, a spiegare perché la nuova emergenza, per la maggioranza berlusconiana, è diventata la riforma che dovrebbe tagliare ancora una volta i tempi della prescrizione: guarda caso, proprio di quell’annetto che servirebbe a cancellare il reato di corruzione del testimone Mills. Rendendolo impunibile già dal prossimo giugno, anziché tra più di un anno, e impedendo così al tribunale di decidere anche solo una condanna di primo grado.

CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI – Contro il processo Ruby è già innescata una nuova mina vagante: il presunto conflitto tra poteri dello Stato. Secondo la tesi sostenuta da un plotone di avvocati-deputati, e prontamente accolta dalla maggioranza del parlamento (Lega compresa), Berlusconi credeva veramente alla balla che stava raccontando alla polizia di Milano, ovvero che la marocchina Ruby fosse la nipote dell’egiziano Mubarak. Dunque, secondo la versione della difesa, il premier ne avrebbe chiesto il rilascio solo per evitare un incidente diplomatico, ossia nell’esercizio della sua «funzione» di capo del governo. L’eventuale reato da lui commesso, di conseguenza, andrebbe giudicato dall’apposito tribunale dei ministri.

La tesi della difesa è già stata respinta dal giudice, Cristina Di Censo, che ha ordinato il processo immediato, con pagine di argomentazioni che gli avvocati potranno ancora contestare in tutti i gradi di giudizio. Nel frattempo però si è mosso il parlamento, che vuole chiamare la Corte Costituzionale a dirimere questo problema di competenza «funzionale».

Il primo verdetto, che potrebbe arrivare nel giro di uno o due mesi, riguarderà solo l’ammissibilità tecnica del conflitto. Ma forse l’obiettivo è solo questo: se il ricorso del Parlamento venisse dichiarato «ammissibile», infatti, in teoria il processo potrebbe proseguire, perché la legge non prevede una sospensione automatica, ma in pratica è probabile che a quel punto lo stesso tribunale sospenda le udienze «per motivi di opportunità». E anche se alla fine la mossa dei politici dovesse risultare infondata, la decisione di merito della Corte costituzionale arriverebbe dopo molto altro tempo: si prevede circa un anno.

Il risultato è che la dichiarata disponibilità di Berlusconi a presentarsi davanti ai giudici, probabilmente alla luce dei sondaggi che sembrano punire la sua assenza dai tribunali perfino in un caso di prostituzione minorile, potrebbe risolversi senza veri danni e anzi con un guadagno propagandistico d’immagine: il premier andrà certamente in aula, ma solo nei processi destinati a morte sicura (con la prescrizione accelerata) o a entrare nel vivo non prima del prossimo autunno. Quando la maggioranza potrebbe aver già escogitato un nuovo cavillo.

IL COLLEGIO
– Il collegio della quarta sezione chiamato a giudicare Berlusconi è composto da tre donne: presidente Giulia Turri, a latere Carmen D’Elia e Orsola de Cristofaro. Il trio femminile non è una manovra dei pm né una nemesi storica, ma l’effetto dell’assegnazione automatica dei processi ai diversi collegi, a rotazione, e di una magistratura formata da un numero sempre maggiore di donne, che in molte città superano gli uomini. I tre giudici si sono già occupati di imputati vicini al premier: Turri ad esempio ha rinviato a giudizio il parlamentare berlusconiano Massimo Berruti per riciclaggio, mentre D’Elia ha fatto parte del collegio che condannò per corruzione l’avvocato nonché ex ministro Cesare Previti. Nessuna delle tre toghe si è però mai interessata in alcun modo del caso Ruby, altrimenti sarebbe diventata incompatibile a processare Berlusconi.

L’AULA-BUNKER
– Il processo, visto l’alto numero di giornalisti italiani e soprattutto stranieri che hanno chiesto di assistere al dibattimento, si svolgerà nell’aula più grande del palazzo di giustizia di Milano, l’unica in grado di contenere tutti. E’ la sede della prima corte d’assise, dove in genere si giudicano omicidi, mafia e terrorismo. Nella stessa aula al piano terra del palazzo milanese sono stati celebrati, tra gli altri, i processi per il crac Parmalat, gli orrori della clinica Santa Rita e i neo-brigatisti condannati su richiesta del pm Ilda Boccassini, che ora è capo dell’antimafia milanese e qui rappresenta l’accusa insieme al sostituto Antonio Sangermano e al procuratore aggiunto Pietro Forno, esperto di reati sessuali con vittime minorenni.

L’ALTRO PROCESSO RUBY – L’agente televisivo Lele Mora, il giornalista Emilio Fede e la consigliere regionale Nicole Minetti sono accusati, in un’inchiesta collegata, di induzione e favoreggiamento della prostituzione di almeno 43 ragazze, che avrebbero intascato decine o centinaia di migliaia di euro (oltre a case, auto e gioielli) per partecipare a decine di nottate di sesso a casa del premier. Le serate si aprivano con una specie di gara, tra balletti e spogliarelli, per diventare le favorite di turno del premier: un rito chiamato «bunga-bunga» in omaggio a un ex amico libico, il dittatore Gheddafi. Ruby è solo una delle tante giovanissime che secondo l’accusa furono reclutate e gestito dai presunti complici dell’«utilizzatore finale», ma essendo minorenne è costata ai tre indagati l’ulteriore accusa di prostituzione minorile.

Questo secondo processo, che in realtà è l’inchiesta-base da cui è emerso il coinvolgimento di Berlusconi, è stato separato dal primo e segue il rito ordinario: le difese hanno tempo fino al 14 aprile per chiedere interrogatori o indagini a proprio favore. Dopo altri 20 giorni, la procura potrà chiedere il rinvio a giudizio (non immediato), che andrà valutato da un nuovo giudice dell’udienza preliminare (gup), probabilmente tra giugno e luglio. Oltre al collegio, a quel punto cambierebbe anche la sezione del tribunale. Almeno per ora, a conti fatti, i tempi più lunghi del rito ordinario rendono difficile una riunificazione con il processo Berlusconi, che tornerebbe però ipotizzabile in autunno, se il giudizio immediato venisse nel frattempo paralizzato dal conflitto di potere sollevato dal Parlamento.

SUA EMITTENZA
– Il processo al re della tv dovrebbe svolgersi, salvo colpi di scena, senza televisioni. Gli stessi magistrati dell’accusa hanno chiesto di ammettere in aula solo i giornalisti della carta stampata, mentre i giudici dovrebbero dare via libera almeno alle registrazioni audio, visto l’indubbio interesse pubblico a un’informazione non manipolabile e completa.

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04 aprile 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/inizia-domani-chissa-se-finira/2148300/8

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05/04/2011 – IL CASO

Ruby vuole costituirsi parte civile: un punto a favore dell’accusa

Oggi la decisione della marocchina con i suoi legali

Ruby Rubacuori, al centro dello scandalo 

+ “Mediatrade, processate Berlusconi Socio occulto anche da Palazzo Chigi”
+ Intercettazioni, proposta del Pdl “Mai più nelle carte processuali”

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di PAOLO COLONNELLO
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MILANO – La vera incognita nel processo con rito immediato che si aprirà domani contro Silvio Berlusconi, è ancora una volta lei: Ruby Rubacuori. La giovane marocchina infatti, indicata come parte lesa per il reato di prostituzione minorile dalla Procura, sarebbe intenzionata a costituirsi parte civile.

Una scelta di campo che pur facendola rimanere testimone citata sia dall’accusa che dalla difesa, la porrebbe nella condizione di poter richiedere i danni all’unico imputato del processo, il Cavaliere. Dunque, riconoscendosi come possibile “vittima”, Karima El Mahroug diventerebbe una carta in più in mano all’accusa che finora si è mossa quasi prescindendo dalle dichiarazioni della ragazza che in un’intercettazione aveva confessato di essere stata spinta da Berlusconi «a fare la pazza e dire c…zate» per confondere le acque e ricevere in cambio così «cinque milioni di euro». E dovendo testimoniare nel proprio interesse di parte lesa, Karima potrebbe addirittura raccontare più di quanto non abbia mai fatto finora.

Si tratta però di mere ipotesi. Intanto perchè il suo avvocato ha fatto sapere di voler sciogliere la riserva soltanto oggi e poi perchè la semplice costituzione come parte civile non comporta necessariamente (ammesso che il processo si riesca mai a celebrare) un appiattimento sulle tesi accusatorie.

Imprescindibile per la ricostruzione dell’inchiesta, nata proprio dalla sua “liberazione” in Questura, Ruby in realtà si rivelata finora una testimone poco attendibile sia per l’accusa che per la difesa che di lei ha prodotto una dichiarazione giurata nella quale la giovane ha negato di avere mai avuto rapporti sessuali con il Premier. Ma la ragazza che il Cavaliere tentò di far passare come “nipote del presidente egiziano Mubarak”, telefonando in Questura per fare in modo che venisse rilasciata senza una compiuta identificazione, dopo l’incontro con il suo nuovo legale, l’avvocato Paola Boccardo, sembra cambiata diventando meno esuberante e più discreta. Interessante sarà anche vedere se tra i funzionari della Questura coinvolti nella notte del rilascio di Ruby e individuati dalla Procura come parti lese per il reato di concussione, qualcuno domani deciderà di costituirsi parte civile. Ipotesi sulla quale in Procura non si fa alcun affidamento visto che finora nessuno dei funzionari citati, dal capo di Gabinetto Piero Ostuni alla giovane commissaria Giorgia Iafrate fino al Ministero degli Interni, ha fatto avere notizie di sè. Tutti comunque dovranno comparire come testimoni.

Intanto dalle ultime carte depositate dai pm spuntano nuovi assegni versati dal Premier nel 2009 ad alcune ragazze ospiti alle feste di Arcore. Tra questi, anche 50 mila euro finiti sul conto di Silvia Trevaini, giornalista, nel 2005 finalista di Miss Muretto e due anni fa candidata alle europee per il Pdl. E poi documenti su un bonifico di 168.400 euro da parte del Premier a Giuseppe Scabini, manager storico Fininvest, su un prestito infruttifero di 360 mila euro al suo contabile di fiducia Giuseppe Spinelli, e su alcuni assegni circolari versati su conti Mps di quest’ultimo e anche di lele Mora. Infine allegato agli atti anche un filmato di La7 dove si vede Ruby che dichiara la sua vera età al concorso di bellezza in Sicilia del 2009: 16 anni.

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MULTIMEDIA


AUDIO
“Dimostrerò che
le accuse dei pm sono ridicole”

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/396518/