Archivio | aprile 6, 2011

SENATO – Sì della Giunta all’arresto del senatore Tedesco

SENATO

Sì della Giunta all’arresto del senatore Tedesco

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I leghisti non votano, il Pdl si oppone alla richiesta dei giudici di Bari. il Pd favorevole alla misura cautelare. Ora spetterà all’Aula decidere. Gasparri: “In quella sede non parteciperemo al voto”

Sì della Giunta all'arresto del senatore Tedesco Alberto Tedesco

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ROMA – La Giunta delle immunità del Senato ha bocciato con 10 voti contrari e 9 favorevoli la relazione di Alberto Balboni del Pdl, che respingeva la richiesta di arresto (avanzata dalla procura di Bari nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità in Puglia), nei confronti del senatore Pd Alberto Tedesco. Hanno votato contro la relazione Balboni 8 senatori del Pd, un esponente dell’Idv e uno del’Udc: la maggioranza si è spaccata perché i due rappresentanti della Lega non hanno partecipato al voto (secondo il Pd perchè in imbarazzo). I senatori del Pdl non erano tutti presenti (mancava il senatore Cosimo Izzo); e con il non-voto dei due esponenti della Lega Sandro Mazzatorta e Giovanni Torri la maggioranza si era ridotta a nove senatori. L’opposizione era al completo ma il presidente Marco Follini si è astenuto. Da qui il risultato di 10 no, nove sì e un astenuto.

Una decisione sofferta, giunta nella tarda serata dopo una giornata di tensione, con i senatori commissari riuniti nel pomeriggio nella sala Pannini di palazzo Madama per ascoltare di nuovo il senatore Alberto Tedesco che ha chiesto di poter esporre ancora una volta la sua vicenda giudiziaria prima del verdetto della Giunta che comunque dovrà ora essere convalidato o respinto dall’Aula. E già questa sera il Pdl, con il capogruppo Maurizio Gasparri e il suo vice, Gaetano Quagliariello, ha fatto sapere che sul caso Tedesco la maggioranza ha fatto la sua parte e che ora in aula non parteciperà più al voto sul senatore Tedesco lasciando il suo destino nelle mani dell’opposizione. “Il Pdl non parteciperà al voto in aula ma assicurerà soltanto il numero legale”, ha detto Gasparri; e Quagliariello ha aggiunto: “La sinistra dovrà assumersi la sua responsabilità e decidere da sola sulle richieste della magistratura, noi la nostra parte l’abbiamo fatta e abbiamo dato un parere sull’arresto e una valutazione politica sull’inchiesta”.

Il relatore della giunta, il senatore del Pdl, Alberto Balboni, si era subito detto contrario all’arresto pur riconoscendo che non c’è fumus persecutionis nelle carte trasmesse dai pm di Bari. La posizione della maggioranza, di negare l’arresto è stata motivata dal fatto che non si sarebbe in presenza di reati di tale straordinaria gravità da chiedere la custodia cautelare per il senatore che si è autosospeso dal Pd. Il Partito democratico, vista la validità delle richieste perché non c’è fumus persecutionis, ha ritenuto di non doversi sostituire ai giudici, ma fino all’ultimo non c’è stata una indicazione netta nel gruppo per il sì all’arresto del senatore.

Nella nuova audizione Tedesco ha ribadito che l’inchiesta a suo carico “è stata condotta oggettivamente con un intento persecutorio” come ha spiegato ai cronisti. Ma Tedesco ha anche detto che in Aula chiederà che “si voti per l’arresto” perchè “siamo davanti a una persona che non sta scappando, che non vuole sottrarsi al processo, anzi lo invoca”. Il Pd con Anna Finocchiaro aveva già detto che “i componenti della giunta appartenenti al Pd non intendono in nessun modo sostituirsi ai giudici”. E nei giorni scorsi il senatore Felice Casson, che fa parte della giunta, aveva invitato i democratici ad un voto di “coerenza, senza opporre ostacoli al lavoro della magistratura”.

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06 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/06/news/arresto_tedesco-14599685/?rss

Libia, messaggio di Gheddafi a Obama. La Nato: civili usati come scudi umani / NYT: Photos Found in Libya Show Abuses Under Qaddafi

Libia, messaggio di Gheddafi a Obama
La Nato: civili usati come scudi umani

I lealisti distruggono una moschea a Zawiya

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ROMA – Messaggio del leader libico Muammar Gheddafi al presidente americano Barack Obama, all’indomani dell’uscita degli Stati Uniti da quella che Tripoli definisce “l’alleanza coloniale dei crociati contro la Libia”. Il Pentagono ha infatti ritirato da due giorni gli aerei da combattimento dalle operazioni della Nato. Nessun dettaglio per ora sul contenuto del messaggio. E mentre il Papa rivolge un appello alla pacificazione in Libia e Costa d’ Avorio, l’Alleanza atlantica replica alle proteste degli insorti che l’accusano di agire troppo lentamente, affermando che Tripoli usa civili come scudi umani, in particolare a Misurata, e la conduzione dei raid aerei è diventata più difficile.

Le forze del regime libico «stanno cambiando tattica, usando veicoli civili e nascondendo i carri armati in città come Misurata. Inoltre, usano scudi umani per la loro protezione. Ciò rende più difficile colpire i target», sottolinea la portavoce della Nato, Oana Lungescu. L’Alleanza «resta vigile per evitare vittime civili. Il nostro mandato Onu è la protezione dei civili da attacchi e da minacce di attacchi. Noi rispetteremo pienamente questo mandato», ha assicurato la portavoce.

Unità navali Nato hanno fermato oggi diverse imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata. Lo ha constatato l’inviato dell’Ansa su una delle imbarcazioni, in contatto radio con le altre. Le imbarcazioni fermate oggi sono quattro. È stata data loro la scelta se consegnare le armi o tornare indietro. Un’imbarcazione è stata fermata a 65 miglia da Bengasi, un’altra a 30 miglia da Misurata. Misurata è da giorni cannoneggiata da forze fedeli a Gheddafi che secondo fonti dei ribelli fanno anche strage di civili.

«Non abbiamo fermato alcuna nave, ma solo effettuato, ieri, dei controlli su alcune imbarcazioni», ha precisato il contrammiraglio Russ Harding, vicecomandante della Operation Unified Protector della Nato in Libia. «Abbiamo il preciso obbligo, in quanto militari – ha affermato – di aiutare nave alleate che dovessero essere minacciate. Il quel caso dobbiamo difenderle».

Ieri la Nato ha riferito che il 30% della capacità militare di Gheddafi è stata distrutta dagli attacchi aerei. I ribelli hanno accusato l’Alleanza di avere lasciato al suo destino Misurata, la terza città della Libia, che da 40 giorni è assediata dai fedeli di Gheddafi. La Nato ha replicato che la protezione di Misurata e della sua popolazione civile «è la priorità numero uno».

Le forze fedeli a Gheddafi hanno raso al suolo una moschea che era stata usata dai ribelli come centro di comando e ospedale da campo nella città occidentale di Zawiya, tornata il 10 marzo sotto controllo del regime dopo feroci combattimenti. L’edificio religioso in pietra bianca è stato demolito alcuni giorni fa e oggi le macerie sono state spianate con i bulldozer, con l’intento di eliminare i simboli della ribellione. Spianato anche un vicino cimitero dove gli insorti hanno sepolto i loro morti.

Sarebbe intanto di almeno due morti e 26 feriti il bilancio degli scontri di ieri a Misurata tra forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi e insorti. Lo riferisce l’emittente satellitare al-Jazeera, che cita fonti della resistenza nella città all’imbocco del Golfo di Sirte, 210 km circa a sud-est della capitale Tripoli.

Foto che testimoniano le torture commesse dagli uomini di Gheddafi contro gli insorti, sono state ritrovate da un gruppo di giornalisti del New York Times al secondo piano di una stazione di polizia a Zawiyah, città della Libia nord-occidentale, in Tripolitania. Nelle foto sono ritratti uomini seminudi che portano sul corpo segni di torture e cicatrici, altri con le mani legate dietro la schiena, altri ancora in una pozza di sangue. In altre foto si vedono le armi bianche usate dai torturatori, tra cui bottiglie rotte e polveri. Le foto sono state scoperte per caso durante un tour per i giornalisti organizzato proprio dagli uomini del regime, per mostrare la devastazione di Zawiyah, città in cui si è combattuto per una settimana circa e oggi tornata sotto il controllo dei lealisti.

Le notizie di feroci torture contro i ribelli circolano da tempo. Le emittenti satellitari arabe hanno raccolto le testimonianze di diversi testimoni o di prigionieri sfuggiti ai lealisti. Ha fatto scalpore il caso di Eman al-Obeidi, donna arrestata il 26 marzo a Tripoli dopo aver accusato 15 uomini di Gheddafi di averla stuprata per due giorni a causa del suo impegno per i diritti umani. La donna è stata liberata all’inizio della settimana, ma afferma di essere tuttora sotto minaccia.

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Mercoledì 06 Aprile 2011 – 09:40    Ultimo aggiornamento: 16:39
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LİBYA WAR►►harm to the person who gives the explosion image.

Da: | Creato il: 06/apr/2011

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Photos Found in Libya Show Abuses Under Qaddafi

 

Moises Saman for The New York Times

Photographs at a police station in Zawiyah, Libya, depicted dead people and scenes of torture.

By DAVID D. KIRKPATRICK and C. J. CHIVERS
Published: April 5, 2011

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ZAWIYAH, Libya — In the second-floor office of a burned-out police station here, the photographs strewn across the floor spun out the stories of the unlucky prisoners who fell into the custody of the brutal government of Col. Muammar el-Qaddafi.

airstrikes had destroyed about 30 percent of Colonel Qaddafi’s military power.

Some depicted corpses bearing the marks of torture. One showed scars down the back of a man dressed only in his underwear, another a naked man face down under a sheet with his hands bound. The faces of the dead bore expressions of horror. Other pictures showed puddles of blood, a table of jars, bottles and powders and, in one, a long saw.

In a labyrinthine basement, workers were clearing out burned books and files. One room contained a two-liter bottle of gin. Gesturing into another room that was kept dark, a worker mimicked a gun with his hands and murmured “Qaddafi,” suggesting it was an execution chamber.

Journalists discovered the photographs and records on an official trip to this devastated city, where Qaddafi forces battled rebels for nearly a week to retake control. They were the latest reminder of the long record of arbitrary violence against civilians that now overshadows the government’s efforts to broker an end to the international airstrikes and domestic rebellion threatening Colonel Qaddafi’s four decades in power.

As Colonel Qaddafi’s son, Seif al-Islam, promised in a television interview to usher in a new era of constitutional democracy in which his father would be a mere figurehead “like the queen of England,” the prosecutor for the International Criminal Court escalated international pressure on the government by declaring that it had deliberately ordered the killing of civilians in a bid to hold back the democratic revolution sweeping the region.

“We have evidence that after the Tunisia and Egypt conflicts, people in the regime were planning how to control demonstrations in Libya,” the prosecutor, Luis Moreno-Ocampo, told Reuters. “The shootings of civilians was a predetermined plan.”

In the rebel-held city of Misrata in western Libya and on the eastern front with the rebels around the oil town of Brega, Qaddafi forces continued to hammer rebels with rockets, artillery and mortars, as rebel leaders expressed exasperation at the limits of NATO’s support.

In Brussels, Brig. Gen. Mark van Uhm of NATO said Tuesday that Western airstrikes had destroyed about 30 percent of Colonel Qaddafi’s military power.

But Gen. Abdul Fattah Younes, the head of the rebel army, lashed out at his Western allies during a news conference in Benghazi, accusing NATO of tardiness and indecision. “What is NATO doing?” he asked. “Civilians are dying every day. They use the excuse of collateral damage.”

He charged that NATO was enforcing the United Nations-sanctioned no-fly zone too equally, barring the rebels from providing cover for their troops with the few warplanes he said they had repaired. “They said, ‘No, don’t use your planes,’ ” he said.

General Younes also charged that Qaddafi forces had attacked oil installations in southeastern Libya, “to deprive the Libyan people from their right of selling the oil.” He said the damage was “not significant.”

Nor was there was any sign Tuesday of the air power that two weeks ago sent the loyalist forces reeling toward the Qaddafi stronghold of Surt.

Instead, they hammered rebels once again along the coastal road around the strategic oil town of Brega, more than 100 miles to the east.

On Tuesday the Qaddafi forces reversed some minor rebel gains with rocket attacks and pushed vehicle patrols northeast from their positions. They forced the rebels to withdraw nearly to Ajdabiya, to be safely out of the superior range of the loyalist forces’ weapons.

Resting on dunes and knolls, soldiers peered down the road toward Brega nervously. They said that it appeared that the Qaddafi forces, less pressured now by airstrikes, had managed to resupply their forward troops, and were emboldened and dangerous.

The rebels had pulled back so quickly under fire that their casualties on Tuesday were light, said Dr. Habib Multadi, who was organizing the evacuation of wounded from the front. But as cargo trucks moved more ammunition forward at dusk, their force seemed stuck.

In the rebel capital, Benghazi, a military spokesman said he was not ashamed to admit that the rebel forces needed help.

“To your people I would like to say, ‘Don’t leave us,’ ” the spokesman, Col. Ahmed Omar Bani, said in an interview. “We need support. We need your support.”

In Misrata, the last major rebel-held city in western Libya, rebels said they were losing ground to a constricting siege by Qaddafi forces. “The Qaddafi forces are expanding their territorial gains every day,” said Mohamed, a rebel spokesman whose name was withheld to protect his family.

The Qaddafi forces had shelled the port so heavily, he said, that the local authorities closed and evacuated it, sending a ship from Benghazi back into deeper waters.

David D. Kirkpatrick reported from Zawiyah, and C. J. Chivers from Brega, Libya. Moises Saman contributed reporting from Zawiyah, and Kareem Fahim from Benghazi, Libya.

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fonte:  http://www.nytimes.com/2011/04/06/world/africa/06libya.html?_r=1&ref=world

Processo breve, Csm: è come amnistia. Alla Camera ostruzionismo “creativo”

Processo breve, Csm: è come amnistia
Alla Camera ostruzionismo “creativo”

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fonte immagine

La maggioranza contesta Fini e l’opposizione. Buttiglione: applicato il regolamento. Napolitano: lo seguo come posso

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Il deputato Roberto Menia gioca in aula con l'Ipad (foto Alessandro Di Meo - Ansa)ROMA – Avrà l’effetto di una «sostanziale amnistia» per i processi in corso la norma

sulla prescrizione breve. Inciderà soprattutto su quelli riguardanti i reati contro la pubblica amministrazione e la corruzione. È questa la tesi sostenuta nel documento che sarà discusso oggi pomeriggio dal plenum del Csm. Si tratta di un testo messo a punto dal togato del Movimento per la giustizia, Nello Nappi, dopo un confronto con altri consiglieri di Palazzo dei Marescialli.

Dal Csm alla Camera. Alla Camera, tra mille polemiche per l’ostruzionismo dell’opposizione, è continuato l’esame delle norme sul processo breve.

Cicchitto: ostruzionismo senza precedenti. «Voglio che sia messo a verbale che non c’è nessuna nostra complicità o copertura rispetto a una situazione che non ha precedenti». Lo ha detto nell’Aula della Camera il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto rispetto all’ostruzionismo praticato dall’opposizione sul processo breve con interventi a raffica sul processo verbale della seduta di ieri.

Bersani: usiamo strumenti regolari contro colpi di mano. «Credo dovrebbero vergognarsi loro a dire cose del genere. Noi usiamo tutti gli strumenti regolamentari perchè sappiamo che loro hanno l’intenzione proditoria di invertire l’ordine del giorno, far saltare una legge importante come la comunitaria per insistere sulla prescrizione breve». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani replica agli attacchi della maggioranza contro l’ostruzionismo del Pd. «Noi siamo assolutamente – afferma Bersani – rispettosi del Parlamento e stiamo usando strettamente gli strumenti regolamentari per impedire colpi di mano».

Interventi creativi di Pd e Idv. Dal culatello al lardo di colonnata, fino al rubygate. Dura dalle 9:30 di stamani nell’Aula della Camera l’ostruzionismo dell’opposizione rispetto al testo sul processo breve, l’avvio del cui esame il centrosinistra tenta di far slittare il più tardi possibile divagando su tanti temi fuori dall’ordine del giorno. Dall’inizio della seduta, i deputati di Pd e Idv intervengono a raffica per precisazioni sul processo verbale della seduta di ieri. Una manovra chiaramente ostruzionistica ma consentita dal regolamento di Montecitorio, che per questa fase assegna cinque minuti per intervenire a ciascun deputato che era intervenuto nella seduta precedente.

La maggioranza denuncia la manovra ostruzionista ed attacca il presidente Gianfranco Fini, accusato di non fermare gli interventi a raffica del centrosinistra, l’opposizione rivendica il proprio diritto a parlare sancito sul tema dal regolamento. «Finchè il regolamento è questo si può fare. Quando verrà cambiato si vedrà», ha più volte ribadito il vicepresidente Rocco Buttiglione rispondendo alle proteste anche dure della maggioranza.

Napolitano: lo segue come posso. «Presidente, non consenta la prescrizione breve e il processo breve. Glielo chiedo in ginocchio. Faccia di tutto». «Questo lei non deve dirmelo. Conosco le questioni e le seguo come posso». Questo lo scambio di battute fra la madre di una delle 32 vittime della strage del treno di Viareggio del 2009 e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all’uscita della Basilica di Collemaggio dell’Aquila dove si è svolta la messa in ricordo delle vittime del terremoto di due anni fa.

Fini: ridurrò tempi in caso di ostruzionismo. «Ove dovessero riproporsi nelle prossime sedute situazioni analoghe la presidenza della Camera, in mancanza di una espressa previsione regolamentare sulla durata degli interventi, ridurrà il tempo massimo degli interventi in relazione al numero degli iscritti a parlare». Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini riferendosi all’ostruzionismo praticato oggi in Aula sul processo verbale della seduta precedente da parte dell’opposizione.

Alla conferenza dei capigruppo Fini ha puntualizzato che quanto è avvenuto oggi sarà oggetto di un approfondimento da parte della Giunta per il Regolamento di Montecitorio. Chi era presente alla riunione riferisce che la decisione del presidente Fini è stata giudicata «tardiva» dalla maggioranza ed «inopportuna» dai rappresentanti dell’opposizione.

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Mercoledì 06 Aprile 2011 – 14:14    Ultimo aggiornamento: 16:08
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IMMIGRAZIONE – Paura, attesa, speranza: gli italiani divisi sull’integrazione multiculturale

Paura, attesa, speranza: gli italiani divisi sull’integrazione multiculturale

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Convegno di Fondazione Intercultura e Università sul tema dell’educazione al cosmopolitismo.
Un sondaggio Ipsos. Seminari di livello internazionale al Cosmo Hotel e Villa Di Breme Forno

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di MASSIMO RAZZI

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Paura, attesa, speranza: gli italiani divisi sull'integrazione multiculturale

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Migranti, popoli in fuga, tragedie in mare, impreparazione nazionale ad accogliere. Ci vuole lo storico coraggio di Intercultura per mettersi a discutere oggi di “cosmopolitismo”. Eppure, mentre giornali e televisioni sono pieni della nostra paura a ricevere, Milano diventa per quattro giorni (7-9 aprile al Cosmo Hotel e a Villa Di Breme Forno) il centro del pensiero e del dibattito sull’educazione al cosmopolitismo. Il convegno “Ricomporre Babele” parte dal concetto fondante di questa associazione che da oltre mezzo secolo manda studenti italiani in giro per il mondo e riceve studenti stranieri nelle famiglie italiane. Alla base il principio che è possibile, soprattutto partendo dai giovani e dall’educazione individuale, costruire una cittadinanza mondiale in cui riconoscersi e riconoscere il prossimo qualunque lingua parli e qualunque faccia abbia.

Tra i materiali del convegno (organizzato, appunto dalla Fondazione Intercultura con l’alto patrocinio del Quirinale) c’è un sondaggio realizzato da Ipsos PA sul grado di preparazione che gli italiani riconoscono in se stessi e nei loro connazionali davanti al tema dell’integrazione multietnica e multiculturale. La maggior parte degli intervistati (il 56,9% del campione rappresentativo di circa 500 interviste su 6.477 contatti) ritiene che gli italiani stiano compiendo i primi passi verso l’integrazione, ma che la strada sia ancora lunga. Un 13,9% pensa che da noi ci sia una grande apertura, il 5,2% che gli italiani non vogliono un’integrazione a tutti i costi e il 15,7% pensa che siano chiusi nella propria cultura e diffidino di quella degli altri.

Ancora più interessante, forse, è il “sentiment” che ciascuno si riconosce o ritiene di avere sul problema di una possibile Italia multiculturale. Grosso modo il campione si divide in tre gruppi di pari dimensioni. Il 12,2% ne ha un po’ paura e il 16,2% la guarda con sospetto e curiosità insieme. Sommati fanno un 28,4% su posizioni piuttosto “negative”. Al “centro” c’è un 35% che la ritiene inevitabile che la si voglia o no. Mentre il 29,7% l’aspetta fiduciosa e un 6,9% non ha un’opinione in merito. L’atteggiamento positivo cresce con il diminuire dell’età e il salire del titolo di studio. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni anni, il 34,2% attende con fiducia che si compia il tempo dell’integrazione. L’atteggiamento favorevole è anche più forte nel Sud e nelle isole rispetto al Nord Est e anche al Centro.

Come spesso succede agli italiani, non sentendoci sicuri di noi stessi, ci affidiamo alla spesso vituperata e depauperata istituzione scolastica chiedendole di migliorarci. Così, quasi il 90% del campione (44,5% più 44,6%) ritiene sarebbe necessario o quantomeno utile un forte impegno della scuola per favorire l’integrazione culturale.

“Ricomporre Babele” si articola su 28 workshop condotti da docenti universitari e professionisti del settore che hanno raccolto oltre 350 iscrizioni in tutto il mondo. Per due giorni, dunque, esperti e addetti ai lavori si confronteranno su temi come “Ipotesi per un dialogo di civiltà”, “Aspetti di un mondo globalizzato” (etica, scoperte, religioni, comunicazione, ambiente, cultura del cibo ecc.), “Educare al cosmopolitismo” (educazione interculturale, ai diritti umani, alla cittadinanza). Sabato, all’Auditorium Giorgio Gaber (Grattacielo Pirelli) la seduta plenaria con il collegamento con l’astronauta italiano Paolo Nespoli da bordo della stazione spaziale internazionale della Missione MagISStra. Il confronto finale vedrà impegnati i Rettori delle università milanesi con il presidente di Intercultura Francesco Favotto, il presidente dei presidi italiani, Giorgio Rembado, l’ex Rettore dei Collegi del Mondo Unito David Sutcliffe e il direttore generale dell’Istruzione in Lombardia, Giuseppe Colosio.

Spiega Roberto Ruffino, fondatore e segretario generale di Intercultura: “Noi vogliamo porre alcune questioni: quali sono gli scenari possibili della città mondiale che stiamo costruendo? C’è una prospettiva di un’alleanza tra le varie civiltà? Quali sono i punti di vista delle regioni periferiche rispetto a quelle che vanno per la maggiore nei Paesi principali del mondo? Vi è una morale condivisa dei principi etici in cui possiamo ritrovarci tutti? Il pensiero scientifico può essere uno dei collanti che servono ad identificare il mondo? C’è una possibilità in questo mondo sempre più unificato di salvaguardare le tradizioni locali, le culture dei vari Paesi?”. Per le risposte, oltre il convegno, ci sarà (e verrà fatto) un grosso lavoro da svolgere nelle scuole.

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06 aprile 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/06/news/paura_attesa_speranza_italiani_divisi_sull_integrazione_multiculturale-14582563/?rss

Lampedusa, barcone affonda: avvistate decine di cadaveri

Da: | Creato il: 06/apr/2011

Lampedusa, barcone affonda: avvistate decine di cadaveri

mercoledì 6 aprile 2011 15:41
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ROMA (Reuters) – Un barcone con a bordo almeno 200 migranti si è ribaltato questa notte a 40 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, in acque maltesi, e decine di cadaveri sono state avvistate in mare questa mattina, compresi quelli di alcuni bambini.

Lo riferiscono fonti della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, aggiungendo che dei 200 migranti a bordo 47 sono stati tratti in salvo, mentre gli altri risultano ancora dispersi. Tra i 47 superstiti ci sono anche donne e minori, compresa una donna all’ottavo mese di gravidanza.

Il barcone, riferiscono le fonti, è stato avvistato alle 4 di questa notte quando le autorità maltesi hanno diramato a quelle italiane la richiesta di aiuto. Sul posto sono arrivate le motovedette della Guardia Costiera e anche un elicottero della Guardia di Finanza.

Le operazioni di soccorso, segnalano ancora le fonti, sono avvenute in condizioni difficilissime per il forte vento e il mare particolarmente agitato.

Secondo il racconto di alcuni migranti il barcone sarebbe partito dalla Libia due giorni fa, hanno aggiunto le fonti.

Funzionari dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni hanno fatto sapere, dopo aver parlato con i superstiti, che i migranti a bordo del barcone potrebbero essere circa 300, 250 dei quali risultano quindi dispersi.

I sopravvissuti, migranti provenienti da Somalia, Nigeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Chad e Sudan, hanno detto che quando i soccorsi sono arrivati sul posto il barcone stava già affondando, riferisce l’Oim, aggiungendo che tra i passeggeri a bordo c’erano circa 40 donne e 5 bambini. Solo due donne sarebbero sopravvissute.

“I sopravvissuti sono tutti in stato di shock”, ha detto Simona Moscarelli, funzionaria dell’organizzazione. “Un uomo mi ha detto di aver perso suo figlio di un anno. Una delle due donne sopravvissute mi ha detto come ha perso suo marito”.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE73501L20110406

Gesuiti, euclidei, vestiti come degli hacker

Gesuiti, euclidei, vestiti come degli hacker

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immagine tratta da: cyberteologia.it

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Padre Antonio Spadaro sul curioso rapporto tra etica hacker e visione cristiana. La creatività e la voglia di superare i limiti come contributo alla conoscenza e partecipazione emotiva al lavoro di Dio

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di Mauro Vecchio

Mauro Vecchio

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Roma – Etica hacker e visione cristiana. Questo il titolo di un recente articolo firmato da padre Antonio Spadaro, critico letterario ed esperto di nuove tecnologie presso la redazione del periodico gesuita Civiltà Cattolica. Un lungo intervento che certamente ha fatto discutere, accomunando due ecosistemi tanto complessi quanto differenti.

Visione cristiana ed etica hacker. Padre Spadaro ha voluto in primis fare chiarezza sulla sostanziale differenza – molto spesso ignorata da film e romanzi – tra i termini hacker e cracker. Sottolineando come il termine hacker individui “una figura molto più complessa e costruttiva”. Colui che si impegna ad affrontare sfide intellettuali per superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte.

“Quella hacker è, insomma, una sorta di filosofia di vita – ha spiegato nel suo articolo padre Spadaro – di atteggiamento esistenziale, giocoso e impegnato, che spinge alla creatività e alla condivisione, opponendosi ai modelli di controllo, competizione e proprietà privata”.

Ma come può accomunarsi il lavoro creativo di un hacker alla visione promossa da Gesù Cristo? Spadaro si è rifatto ad uno dei primi filosofi hacker, quel Tom Pittman membro dell’Homebrow Computer Club. Secondo il gesuita, “L’hacker ha in effetti una precisa percezione dell’importanza di dare un contributo personale e originale alla conoscenza”.

“Pittman, che si presenta come a Christian and a technologist, interpreta questa azione come una partecipazione emotiva al lavoro creativo di Dio, un lavoro che sviluppa interesse, passione, curiosità, che mette in moto le capacità di chi lo compie non avvilendolo”.

L’hacker sarebbe dunque “un creativo sempre in ricerca. Come cristiano egli vive e interpreta il suo gesto creativo come una forma di partecipazione al lavoro di Dio nella creazione”. Padre Spadaro ha infine sottolineato come una tale etica hacker possa acquistare “persino risonanze profetiche per il mondo d’oggi votato alla logica del profitto, per ricordare che il cuore umano anela a un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi”.

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05 aprile 2011

fonte:  http://punto-informatico.it/3125234/PI/News/gesuiti-euclidei-vestiti-come-degli-hacker.aspx

SANTO O TRUFFATORE? – Sai Baba, il guru in fin di vita

India, tensioni all’ashram

Sai Baba, il guru in fin di vita

fonte immagine

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Nuova Dehli – Le sue apparizioni in pubblico negli ultimi anni si erano fatte sempre più rare ed ora c’è la conferma che il guru Sathya Sai Baba (al secolo Sathya Narayana Raju) si trova nell’unità di rianimazione di un ospedale dello Stato indiano dell’Andhra Pradesh con un quadro clinico generale «molto preoccupante».

Ricoverato per problemi respiratori e renali il 28 marzo nello Sri Sathya Sai Institute of Higher Medical Sciences, da lui stesso finanziato, l’85enne santone «faro» per milioni di persone ha secondo i sanitari prima risposto bene alle terapie, poi però le sue condizioni generali sono improvvisamente peggiorate. Cauta nel fare previsioni, l’equipe medica ha indicato oggi in un bollettino che il guru «è in condizioni stabili, è cosciente, ha ricevuto un pacemaker, respira con assistenza meccanica ed è sottoposto a dialisi per permettere il miglioramento della funzionalità dei reni».

La notizia del peggioramento delle condizioni di salute, o addirittura della sua possibile morte, ha fatto rapidamente il giro del mondo, e centinaia di seguaci sono accorsi nelle vicinanze dell’ospedale, scontrandosi anche con i responsabili amministrativi e la polizia che hanno impedito loro di avere una `arshan´ (visione divina) del guru.

I media riferiscono anche di tensioni crescenti nel Prasanthi Nilayam, come si chiama l’ashram a Puttaparthi, di fronte alle incognite riguardanti il futuro dell’enorme fortuna che gestisce Sai Baba e che non ha mai cessato di incrementarsi. Universalmente noto per la sua discussa capacità di materializzare il vibuthi (la cenere sacra) ed altri piccoli oggetti preziosi (ma qualcuno ha assicurato anche orologi Rolex), Sai Baba ha molti seguaci in 120 paesi del mondo (nel 1991 uno studio li calcolò in 4.000 in Italia). Questi lo riconoscono come `avatar´ (incarnazione divina), con un messaggio che fa breccia soprattutto nella classe media e alta della società, mentre i suoi detrattori lo criticano come persona senza scrupoli, «mago», e perfino «pedofilo».

Riconoscibile per la inseparabile kurta arancione ed i capelli che ricordano il cantante Jimmy Hendrix, Sai Baba ha assicurato di essere la reincarnazione di un guru del 19/o secolo, Sai Baba di Shirdi, molto venerato in India e considerato santo allo stesso tempo dagli hindu e dai musulmani.

Rispettato da statisti – il premier indiano Manmohan Singh ha partecipato ai festeggiamenti del suo 85/0 compleanno nel novembre 2010 – e da personalità di cultura e spettacolo, ha stabilito il suo quartier generale nella città di Puttaparthi dove da anni si muove su una sedia a rotelle, e dove ha smesso di partecipare alle riunioni con i seguaci che si accontentano ormai della sua presenza in una foto su una seggiola. Negli anni `80 ebbe una grande notorietà in Italia, sia per la scelta del fratello di Bettino Craxi, Antonio, di trasferirsi per un lungo periodo nell’ashram in Andhra Pradesh, sia per la scomunica per eresia disposta dal cardinale Camillo Ruini nei confronti di don Mario Mazzoleni, grande sostenitore del guru indiano.

Sul gruppo su Facebook dedicato a Sai Baba, 120mila iscritti in tutto il mondo, i ‘devoti’ seguono con ansia l’evolversi della situazione.

Video: La vita di Sai Baba

Il video di un ‘devoto’ italiano:

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05 aprile 2011

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/04/05/AO0DyHK-vita_baba_guru.shtml

Roma, Casapound occupa la Parini. Carla Verbano: via i fascisti da casa mia

Roma, Casapound occupa la Parini
Carla Verbano: via i fascisti da casa mia

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ROMA – «Non li voglio qui, non voglio fascisti qui». Così la madre di Valerio Verbano, Carla Zappelli, ha reagito all’ occupazione questa mattina, da parte di militanti di Casapound, della scuola «Parini», in piazza Capri, a pochi metri dalla sua abitazione. «Ho parlato con tutti, carabinieri, vigili urbani, polizia, non è giusto che vengano a manifestare proprio qui, vicino a casa di Valerio. Non è giusto e non ce li voglio», ha aggiunto. La signora ha annunciato che «nel pomeriggio davanti a casa ci sarà un presidio di compagni».

«Il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Ministero dell’Interno devono mettere fine immediatamente
alla vergognosa occupazione fascista realizzata da Casa Pound all’interno della scuola Parini». Lo chiede il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, in una nota. «Si tratta di un doppio oltraggio alla città, in quanto la scuola non abbandonata ma i lavori di ristrutturazione stavano per partire, e poi perché‚ questo manipolo di fascisti sta occupando la scuola a piazza Capri proprio davanti alla casa dove venne barbaramente ucciso Valerio Verbano e dove vive la mamma, Carla Zappelli. Siamo convinti che Alemanno e il Ministro Maroni interverranno al più presto per ripristinare la legalità contro questi assurdi rigurgiti neofascisti», conclude Miccoli.

«Il Sindaco Alemanno prenda le distanze dall’occupazione deprecabile dei militanti di Casa Pound, e provveda a ripristinare immediatamente la legalità nella scuola Parini di Montesacro. È inconcepibile che a Roma, nella Capitale d’Italia, qualcuno possa mettere impunemente le mani su una scuola del Comune». Lo afferma in una nota Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio. «Ci auguriamo – prosegue Onorato – che non ci siano coperture politiche ad atti che devono essere inequivocabilmente condannati. Quello dell’emergenza abitativa è un drammatico problema della Capitale, che coinvolge migliaia di famiglie romane e che non può certo essere risolto con le occupazioni, azioni illegali che servono solo per aggirare le graduatorie delle case popolari».

«La nostra occupazione è servita a segnalare un caso di grave spreco e degrado – spiega Andrea Antonini, vicepresidente di CasaPound Italia – Abbiamo posto l’accento sulla drammatica emergenza abitativa che vive Roma e sulla tragedia di 17 famiglie senza casa. Ora che sulla loro sorte abbiamo avuto rassicurazioni dal Comune e dal IV Municipio siamo disposti a lasciare lo stabile, che, stando a quanto afferma il Comune, dovrebbe in tempi brevissimi tornare a funzionare come scuola, una circostanza che non può che farci piacere. Dal canto suo CasaPound Italia vigilerà sul rispetto degli impegni presi dalle istituzioni sia nei confronti delle famiglie che sul fronte della riqualificazione della struttura».

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Martedì 05 Aprile 2011 – 15:30    Ultimo aggiornamento: 20:05
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Lazio, 9 milioni di esami e visite mediche senza prenotazioni per amici e furbi

Lazio, 9 milioni di esami e visite mediche
senza prenotazioni per amici e furbi

Fuori da ogni controllo l’85,8% delle prestazioni all’Umberto I
Per una ecografia addominale attesa record di 340 giorni

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di Marco Giovannelli
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ROMA – Nove milioni di prestazioni sanitarie “sotto banco”, spesso per “gli amici degli amici”. Lo scandalo è denunciato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato che ha scoperto che negli ospedali e negli ambulatori pubblici del Lazio il 63 per cento delle prestazioni vengono effettuate senza nessuna prenotazione. La conseguenza è quella che i cittadini meno scaltri o quelli che non hanno conoscenze, aspettano mesi per una visita specialistica o una prestazione diagnostica.

«Cittadini disorientati e a caccia di informazioni, in ansia per presunti errori diagnostici e terapeutici, in lotta tra loro per accedere alle prestazioni ma il più delle volte vittime di un sistema di liste di attesa colabrodo, buono solo per essere aggirato se non sfruttato per fini personali – denuncia Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale dell’associazione commentando il secondo rapporto sulla sanità nel Lazio -. Lo scandalo è ancor più grave perché i furbi non fanno la fila mentre gli onesti aspettano fino a 340 giorni per una ecografia».

«L’ottimo lavoro del Recup – dice Scaramuzza – è in gran parte vanificato dal fatto che solo poche aziende forniscono una percentuale significativa delle agende. Il risultato è che oltre il 60% delle prestazioni erogate nel Lazio non sono prenotate. Questo dato si colloca fuori da ogni controllo del Servizio regionale di prenotazione, e non fa che alimentare in tanti cittadini un comune senso di ingiustizia perché può facilmente nascondere un sistema di favoritismi, clientele e concussione, se non di corruzione».

Umberto Primo: il miraggio della prenotazione. A Roma percentuali particolarmente alte di prestazioni erogate ma non prenotate si riscontrano presso l’Umberto I (85,8% di prestazioni “fuori lista”) e Asl Roma H (64,9%). In provincia, si distingue in negativo l’Asl Viterbo (70,9%), seguita da Asl Frosinone (68,1%) e Asl Latina (67,6%); valori più contenuti presso l’Asl Rieti (49,5%).

Liste d’attesa. Con il rapporto, Cittadinanzattiva-tribunale per i diritti del malato ha proposto anche delgi esempi di lista d’attesa: Eco(color) doppler dei tronchi sovraortici 289 giorni, mammografia bilaterale 114, ecografia dell’addome completo 340, ecografia dell’addome superiore 121, ecografia del capo e del collo 210, visita oculistica 103 giorni, visita cardiologia 186, visita urologica 124, ecografia ostetrica 98, visita ginecologica 93, e Ecg sotto sforzo 186 giorni di attesa.

Nel 2010 infatti le prestazioni erogate e non prenotate nella Regione Lazio sono state 8.751.821, pari al 62,9% del totale delle prestazioni erogate. Mentre chi le rispetta può attendere oltre 100 giorni per una visita oculistica o urologica, più di 180 per una visita cardiologia, oltre 280 per un eco-color doppler, addirittura 340 giorni per un’ecografia all’addome. Nel II Rapporto regionale curato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, lo scenario poco edificante dei cittadini del Lazio alle prese con le tante contraddizioni della sanità regionale, alla luce dei 4023 casi giunti al servizio Pit (Progetto integrato di Tutela) di Cittadinanzattiva Lazio dal 1 gennaio al 31 dicembre 2010. «Con un sistema sanitario in fase di ristrutturazione noi crediamo che il principio della contestualità sia sacrosanto – ha aggiunto Scaramuzza -: si chiudono i servizi solo laddove si riesce a garantire contestualmente l’apertura di nuovi e più adeguati servizi sanitari».

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Mercoledì 06 Aprile 2011 – 10:06    Ultimo aggiornamento: 12:38
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Fukushima, pronto l’azoto per evitare esplosioni

Tappata falla al reattore 2

Fukushima, pronto l’azoto per evitare esplosioni

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Tokyo, 06-04-2011

La Tepco, il gestore della centrale nucleare di Fukushima, ha reso noto che potrebbe iniettare oggi azoto nel reattore n.1, il piu’ danneggiato tra i sei della struttura, per neutralizzare possibili esplosioni a causa dell’accumulo di idrogeno.

La misura, la prima del suo genere nell’ambito degli sforzi per fronteggiare la crisi all’impianto dopo il sisma/tsunami dell’11 marzo, potrebbe essere ripetuta nei reattori n.2 e n.3, secondo il quotidiano Yomiuri. Nel complesso, i danni al combustibile dei tre reattori sono ora stati stimati nell’ordine del 70% (nel n.1), 30% (n.2) e 25% (n.3): quest’ultimo e’ il piu’ pericoloso perche’ alimentato a mox, una miscela altamente radioattiva composta da ossidi di uranio e plutonio.

La Tepco annuncia, chiusa la falla al reattore 2
E’ stata tappata la falla dalla quale usciva acqua altamente radioattiva del reattore n.2 di Fukushima. Lo ha annunciato la Tepco, la compagnia che gestisce la centrale nucleare giapponese. La breccia di 20 cm e’ stata chiusa con iniezioni di silicato di sodio. La soluzione al problema, ha detto ancora la compagnia gestrice della centrale, e’ stata trovata dopo diversi tentativi falliti di arginare la falla con cemento e con un mix di polimeri, carta di giornale e segatura.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151660