Archive | aprile 7, 2011

NUCLEARE – L’Ingv: Lazio e Campania idonee per ospitare deposito scorie

Nucleare, l’Ingv: Lazio e Campania idonee per ospitare deposito scorie

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ROMA – Sia nel Lazio che in Campania ci sono aree potenzialmente idonee per ospitare il deposito di scorie nucleari. E’ l’opinione di Fedora Quattrocchi, studiosa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Quattrocchi è responsabile per l’Ingv proprio del deposito delle scorie, che la normativa definisce però “parco tecnologico” (anche per le attività di ricerca che vi si svolgeranno) e che sarà gestito dalla Sogin, la società del Tesoro che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nucleari. La dichiarazione di Quattrochi, che arriva dopo la frenata del governo sul programma di ritorno all’atomo seguita all’incidente nucleare della centrale giapponese di Fukushima, ha subito scatenato polemiche.

Il Lazio è una regione «fortunata può fare tuttoha aggiunto Quattrocchi riferendosi ai diversi tipi di stoccaggio nel sottosuolo tra cui metano e CO2 – e poi non è sismica». E anche «la Campania è fortunata, soprattutto per la geotermia. Inoltre ha anche delle aree per il parco tecnologico». In ogni caso – ha precisato Quattrocchi intervenendo al convegno “Sicurezza nucleare e energetica: pianificazione del sottosuolo”, organizzato oggi a Roma dal Centro studi sviluppo e relazioni per la sicurezza (Tts, Think tank security) – «i siti per il deposito di scorie sono ancora quelli della vecchia mappa», che «a distanza di anni potrebbe aver subito dei cambiamenti».

«Firmeremo in questi giorni» il decreto per rendere operativa l’Agenzia per la sicurezza nucleare, ha detto intanto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, rispondendo in Aula al Senato alle interrogazioni parlamentari sulla politica energetica nazionale. Dopo «la pausa di riflessione» sul nucleare, in seguito all’incidente alla centrale in Giappone, Romani ha spiegato che l’attenzione del Governo si «concentrerà sulla sicurezza», con particolare attenzione al «deposito nazionale per le scorie con Sogin e con l’Asn che viene messa col Dpcm finalmente in grado di operare».

«Quello che dice l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia oggi conferma quanto diciamo da tempo: il Lazio è una regione strategica per il nucleare. Nonostrante la truffaldina pausa di riflessione, quello che il governo vuole realizzare è la centrale nucleare a Montalto di Castro, e il deposito di scorie a Borgo Sabotino», ha commentato Angelo Bonelli, capogruppo regionale e presidente nazionale dei Verdi: «Nonostante il centrodestra stia cercando di insabbiare il tema, metteremo in campo una grande mobilitazione per vincere questa storica battaglia di civiltà, il 12 e 13 giugno con il referendum».

«Sono di una gravità inaudita le affermazioni del responsabile dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per il parco tecnologico nucleare della Sogin», ha sottolineato l’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino. «Affermare, infatti, come fa oggi la responsabile Ingv che Campania e Lazio sono idonee ad ospitare scorie nucleari, equivale a dire che la moratoria sulle centrali decisa dal governo pochi giorni fa è solo una colossale bufala orchestrata per tranquillizzare l’opinione pubblica sempre più scossa dalla catastrofe giapponese». «Mentre in tutta Europa – prosegue Cozzolino – si è aperta una riflessione seria e trasparente sull’utilità delle centrali nucleari, il governo italiano va avanti col suo programma atomico facendo finta di nulla. Ancora una volta, come sull’immigrazione, è il Mezzogiorno a pagare il prezzo più salato di queste scelte. Mentre al Nord il governo propone incentivi per le imprese, al Sud vuole regalare scorie nucleari pericolose». «È l’ennesima beffa – conclude l’europarlamentare del Pd – che si sta consumando con l’avallo delle classi dirigenti meridionali del centrodestra».

Profonda spaccatura intanto sul nucleare all’Europarlamento. Oggi è stata bocciata la risoluzione messa ai voti a Strasburgo sul futuro dell’atomo. In seguito all’incidente avvenuto nella centrale giapponese di Fukushima dopo il terremoto dell’11 marzo, gli eurodeputati avevano presentato un testo comune centrato sulla sicurezza del nucleare in cui si chiedevano la realizzazione degli stress test e la loro estensione anche alle centrali dei paesi limitrofi all’Ue, una moratoria sulla costruzione di nuovi impianti sino alla pubblicazione dei risultati dei test di resistenza e lo smantellamento delle centrali precedenti al 1980. Ma con 300 voti contro, 264 a favore e 61 astensioni, la risoluzione comune è stata bocciata.

A scatenare le divisioni, la richiesta di socialisti e verdi di inserire un emendamento relativo al futuro dell’energia nucleare in Europa sul medio e lungo termine con la prospettiva di una possibile fuoriuscita, che ha portato alla bocciatura non solo di tutti gli emendamenti presentati dai singoli gruppi politici ma anche della risoluzione stessa.
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Giovedì 07 Aprile 2011 – 18:07    Ultimo aggiornamento: 18:19
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SUI PERMESSI TEMPORANEI – Maroni: Francia fuori Schengen se ferma i migranti

Maroni: Francia fuori Schengen se ferma i migranti

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MARONI: FRANCIA FUORI SCHENGEN SE LI FERMA
«Dirò domani al ministro francese dell’Interno, Claude Ueant, che i tunisini cui concederemo il permesso di soggiorno temporaneo hanno diritto a circolare. C’è un solo modo per impedirlo: che la Francia esca da Schengen o sospenda il trattato». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso della registrazione del programma ‘Porta a Portà.

TERMINATO INCONTRO CON NAPOLITANO
È appena terminato al Quirinale l’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino e il presidente del Consiglio direttivo dell’Upi Fabio Melilli. Berlusconi è uscito in auto.

Ministro degli Esteri francese allerta prefetture per respingimenti.
Caos in aula per una cartello esposto da Zazzera (Idv): «Maroni assassino»; deputato sospeso per due sedute. Governo si impegna a rispettare impegni per Puglia e delibera stato emergenza: Mantovano e sindaco Manduria ritirano dimissioni. Berlusconi al Quirinale per presentare accordo con Regioni. Gabrielli commissario straordinario. Libia: ancora combattimenti; Rsf, mancano ad appello 4 giornalisti stranieri. La Ue a seguaci Gheddafi, abbandonate lui e il suo regime repressivo.

BAGARRE IN AULA E STOP DA PARIGI
Il giorno dopo la sciagura in mare che ha causato 250 dispersi e un numero di vittime ancora da definire, per l’Italia è il giorno del dolore e delle polemiche. Se la relazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni è stata preceduta dal minuto di silenzio osservato dai deputati, il cartello del dipietrista Zazzera ha causato un vero e proprio putiferio: «Maroni Assassino» era il messaggio mostrato in Aula. Censura dal Presidente Gianfranco Fini, che ha promesso anche di rivolgersi al collegio dei questori, ma critiche anche da maggioranza e opposizione. E dallo stesso Di Pietro che ha, nei fatti, disconosciuto la bravata del deputato Idv. A questo scontro interno è poi seguita la tensione con Parigi. Intorno alle 12 Maroni censurava «l’atteggiamento ostile» di alcuni Paesi europei e della Francia in particolare. «Dalla Francia ci aspettiamo gesti concreti», è stato l’appello del presidente del Senato Renato Schifani. «Il problema dell’immigrazione clandestina – ha sottolineato – non è un problema italiano, ma europeo. Chi ritiene di doverlo recintare all’interno del nostro stesso paese, si sbaglia». Ma i segnali di Parigi non sembrano distensivi: la circolare del ministro dell’Interno francese che contiene le condizioni per autorizzare l’ingresso di migranti dall’Italia prevede condizioni molto rigide: gli immigrati dovranno presentare un documento di viaggio valido e riconosciuto dalla Francia, un documento di soggiorno valido, disporre di risorse economiche sufficienti, non costituire una minaccia per l’ordine pubblico e non essere stati in Francia nei tre mesi precedenti. «L’arrivo di profughi e migranti dal Nord Africa può dar fastidio ma non è cristiano questo egoismo», è stato il commento della Santa Sede per voce del presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, arcivescovo Antonio Maria Vegliò. Tutto mentre a sud dell’isola siciliana le ricerche dei superstiti proseguono a ritmo serrato. Le operazioni sono complicate dal mare forza 4-5 e dal maestrale che soffia con un velocità che si aggira sui 20 nodi. A bordo del barcone, secondo alcune testimonianze, c’erano oltre 300 persone. Sono, dunque, circa 250 i dispersi, tra cui donne e bambini. Dalle polemiche ai provvedimenti messi in campo per fronteggiare l’emergenza: il Consiglio dei Ministri ha nominato il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, commissario straordinario per l’emergenza immigrazione e il premier Silvio Berlusconi ha firmato il decreto del Presidente del Consiglio sulla concessione dei permessi di soggiorno temporanei agli immigrati. Sul fronte internazionale, anche l’Italia, come Malta, chiederà ai partner Ue l’attivazione del meccanismo di protezione temporanea previsto dalla direttiva Ue 55 del 2001, come ha anticipato l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci.

Mantovano ritira dimissioni da sottosegretario
Alfredo Mantovano annuncia il ritiro delle sue dimissioni da sottosegretario all’Interno «essendo venute meno le ragioni che le hanno motivate» alla luce «delle recenti decisioni del Governo e della conferma degli impegni che ero stato autorizzato ad assumere» in materia di immigrazione.

Deputato Idv Zazzera sospeso per due giorni
L’ufficio di Presidenza della Camera ha deciso che la sanzione al deputato Idv, Pierfelice Zazzera, che ha esibito in aula un cartello contro il ministro dell’Interno Roberto Maroni, consiste in una censura e due giorni di sospensione a partire da oggi.

Nel pomeriggo Maroni, Regioni e enti locali al Quirinale
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, insieme ai rappresentanti di Regioni e enti locali, sarà ricevuto nel tardo pomeriggio – intorno alle 18,30 – al Quirinale, per illustrare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’accordo raggiunto ieri sull’immigrazione tra i diversi livelli istituzionali.

Bersani: «Non decide la Francia ma Consiglio europeo»
«Se facciamo bene la nostra parte, siamo in grado di ottenere che anche gli altri facciano la loro. In ogni caso non decide la Francia, decide il Consiglio europeo. Noi facciamo bene quel che dobbiamo fare e al Consiglio europeo si decide». Così Pierluigi Bersani, leader del Pd, ai giornalisti a Montecitorio che gli chiedono un commento sulle recenti posizioni della Francia rispetto al flusso di immigrati dal nord Africa.

Flussi migranti, scontro Italia-Francia
I permessi di soggiorno temporaneo italiani dati agli immigrati per motivi umanitari non escludono la possibilità che i migranti stessi siano respinti dalla Francia e rinviati in Italia. Lo ha affermato il ministro dell’Interno francese Claude Gueant. Guent ha escluso infatti che i permessi siano sufficienti per evitare ai migranti di essere rinviati in Italia. Per circolare «all’interno dello spazio Schengen – ha spiegato il ministro – non basta avere un’autorizzazione di soggiorno in uno degli stati membri ma sono necessari documenti di identità e, soprattutto, una giustificazione di risorse».

Caso Zazzera, riunione per eventuale sanzioni
Alle 13 si riunirà l’Ufficio di presidenza della Camera per valutare eventuali sanzioni contro il deputato Idv, Pierfelice Zazzera, che stamane ha sventolato in aula un cartello con su scritto ‘Maroni assassino’.

Belisario: governo xenofobo-razzista. Scaramuccia in aula
Scaramuccia verbale tra il presidente del Senato Renato Schifani e il capogruppo dell’Idv, Felice Belisario, a palazzo Madama durante il dibattito sull’emergenza immigrazione. Belisario parla a lungo di una politica del governo sulle migrazioni fatta di «annunci umanitari mai tradotti in fatti» e di «una vena xenofobo-razzista». «Non accetto – così Schifani interrompe Belisario – che si parli di ritorno al razzismo». «La mia è una valutazione politica», conferma Belisario. Che riceve un insulto in lombardo da un senatore leghista. Belisario allora a Schifani: «Presidente, lei è sensibile alle valutazioni politiche e agli insulti no?». «Sul mio onore – si giustifica il presidente del Senato – non ho sentito alcun insulto». .

Naufragio, i sopravvissuti lasciano Lampedusa
Sono appena giunti all’aeroporto di Lampedusa 50 dei 53 sopravvissuti al naufragio di ieri nel Canale di Sicilia. Tra poco partiranno su un volo probabilmente diretti a Brindisi. Arrivati su un autobus, sono scesi e si sono fermati per pochi secondi davanti alle telecamere. Tra di loro c’era anche Mimi, la fidanzata di Peter. Ieri la loro storia, tra le poche a lieto fine, ha commosso i soccorritori e i medici di Lampedusa: l’uno credeva che l’altra fosse morta, e viceversa. Ma a un certo punto si sono ritrovati e abbracciati. «Abbiamo perso tanti fratelli e sorelle – ha detto la donna – e anche tanti bambini. Grazie Italia, grazie di averci salvato». Un giovane del Bangladesh prima di allontanarsi per entrare nello scalo, ha detto di aver perso un amico. «Venivo dalla Libia – ha spiegato – sono arrivato in Italia e qui voglio restare».

Maroni: da Francia atteggiamento ostile
C’è un «atteggiamento di ostilità» della Francia nei confronti dell’Italia sul fronte dell’immigrazione. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Parigi fissa 5 dure regole per gli ingressi
Il ministero dell’Interno francese ha inviato stamane a tutti i prefetti del paese una circolare in cui ricorda cinque regole molto rigide per l’ingresso in Francia da «un paese terzo» membro dello spazio Schengen. La circolare spiega che gli immigrati provenienti da un paese Schengen «possono effettuare in Francia soggiorni che non superino i tre mesi» ma devono rispettare diverse condizioni: essere in possesso «o di un documento di soggiorno valido emesso da uno stato membro dello spazio Schengen e del proprio passaporto», «o di un’autorizzazione provvisoria di soggiorno valida, emessa da uno stato membro, accompagnata da un documento di viaggio emesso dallo stesso stato membro». «In ognuna di queste ipotesi, questi titoli di soggiorno e autorizzazioni provvisorie di soggiorno – viene spiegato ai prefetti – sono accettabili soltanto se notificate alla Commissione europea dallo stato che li ha emessi». Oltre a «un documento di soggiorno valido» e «un documento di viaggio valido riconosciuto dalla Francia», gli stranieri interessati devono «giustificare di avere risorse sufficienti» e di «non rappresentare con la loro presenza in Francia una minaccia per l’ordine pubblico». I prefetti sono invitati a «verificare se le cinque condizioni sono tutte soddisfatte. In ogni altro caso, gli stranieri vengono riconsegnati allo stato membro di provenienza».

Zazzera: «Ho passato il limite, ma resta denuncia politica»
«Ho superato il limite e per questo chiedo scusa. Ci tengo a precisare, però, che il mio gesto non voleva essere un attacco personale al ministro Maroni, ma una provocazione e denuncia politica per quanto sta accadendo con i migranti»: lo dichiara Pierferlice Zazzera, il deputato di IDV protagonista stamattina in aula alla Camera della protesta attraverso un cartello che diceva «Maroni assassino». «I 250 morti di ieri, tra cui molti bambini, mi hanno turbato profondamente. Quanto sta accadendo in Puglia dimostra l’assenza delle istituzioni e il disagio della popolazione pugliese che si è trovata sola a gestire l’emergenza. Ritiro, dunque, anche se tardivamente, quel cartello ma resta la denuncia politica», conclude Zazzera.

Di Pietro chiede scusa
Momenti di tensione alla Camera dei Deputati, al termine dell’informativa del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulla situazione degli immigrati. Dopo l’esibizione del cartello Idv con su scritto «Maroni assassino», immediata la reazione del presidente Fini, ma anche di Franceschini (Pd) che si è dissociato dalla dimostrazione e di Di Pietro, che ha chiesto scusa. 

Cartello Idv: «Maroni assassino»
Pierfelice Zazzera dell’Idv ha esposto nell’Aula della Camera un cartello con la scritta «Maroni assassino» non appena il ministro dell’Interno ha concluso la sua informativa sull’immigrazione. Il cartello gli è stato strappato dalle mani da Giancarlo Giorgetti della Lega.

Aula semivuota
Dopo il pienone dei giorni (e della notte) scorsi, l’ Aula della Camera è questa mattina semivuota per l’informativa del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sull’emergenza immigrazione. A differenza del pienone registrato ieri, anche in seduta notturna, in occasione dell’esame del ddl processo breve, ai banchi del governo questa mattina siedono, oltre al titolare del Viminale, soltanto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e quello della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il maggior numero di assenze si registrano tra Futuro e Libertà, ma saltano all’occhio anche i banchi vuoti tra le file del Pdl. Presenti in Aula invece i leader dell’opposizione: il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, il leader di Idv, Antonio Di Pietro, e quello dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.

Permessi temporanei per l’Ue
I permessi temporanei di soggiorno per gli immigrati giunti in Italia dalla Tunisia non saranno rilasciati «ai soggetti socialmente pericolosi, a chi è destinatario di provvedimento di espulsione, a chi risulti denunciato per una serie di reati». Lo ha detto Maroni, nel corso della sua informativa alla Camera. «Costoro – ha specificato – andranno nei Cie per poi procedere all’espulsione e al rimpatrio in Tunisia».

Maroni in Parlamento
Sarà concesso un permesso di soggiorno temporaneo ai migranti che hanno rappresentato l’intenzione di andare in un altro Paese europeo «e sono la stragrande maggioranza». Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso di un’informativa alla Camera.

Naufragio, riprese le ricerche

Sono riprese all’alba nel Canale di Sicilia le ricerche dei dispersi del naufragio di mercoledì notte, quando a 39 miglia da Lampedusa si è rovesciato un barcone con a bordo circa 300 migranti, di cui solo 53 sono stati salvati. In mare sono usciti una motovedetta della Guardia costiera, un pattugliatore navale maltese e in volo si alternano due aerei della Capitaneria di porto. Più tardi si alzeranno in volo anche un elicottero e un aereo della Guardia di finanza.

Intanto, è rientrata a Lampedusa la nave Flaminia, che ieri aveva raggiunto l’area in cui si è consumata la tragedia per contribuire alle ricerche degli eventuali superstiti. Ma le speranze di ritrovare qualcuno ancora in vita sono ridotte al lumicino. «Non bisogna comunque lasciare nulla di intentato – dice il comandante della Guardia costiera, Pietro Carosia – la nostra speranza è sempre quella di trovare un naufrago, magari aggrappato ad un pezzo del relitto». Non è cominciato per ora invece il recupero dei cadaveri e, fanno sapere alla Capitaneria di porto, si attendono già in mattinata disposizioni per iniziare le operazioni.

La cronaca di ieri

Un barcone con oltre 300, forse 350 migranti. Molti di loro sono in fondo al Mediterraneo. I profughi erano salpati dal porto libico di Zuwarah su una barca di 13 metri che non ha retto le onde. Quando hanno visto il mare gonfiarsi, da un telefono satellitare hanno chiamato le autorità di Malta – competente per i soccorsi in quell’area – che hanno comunicato l’emergenza ai colleghi italiani. Due motovedette della Guardia costiera sono subito partite, mentre l’area veniva monitorata da elicotteri e aerei. Sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno tentato di «agganciare» la carretta senza più governo, che già imbarcava acqua, lanciando una cima. A bordo il peso si è squilibrato, la barca si è piegata su un fianco e rovesciata provocando la tragedia. Pochi istanti, il mare li ha inghiottiti. Tra gli affogati si contano anche bambini. Le ricerche di altri sopravvissuti sono state sospese con il buio.

Malta ha dato informazioni sbagliate?
Secondo agenzie di stampa italiane, le indicazioni riferite dai naufraghi ai maltesi sarebbero state sommariamente girate alle autorità italiane. Il contenuto delle comunicazioni non avrebbe lasciato presagire che si trattava di una emergenza così grave. Solo quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno visto che lo scafo aveva una falla.

L’organizzazione per le migrazioni: 300-350 persone, tanti bambini
Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni stando alle testimonianze sulla carretta del mare c’erano oltre 300 persone, forse 350, e i dispersi sarebbero almeno 250. Le donne a bordo erano una quarantina, diversi i ragazzi e bambini.

In serata il bilancio dei salvati arriva a quota 53: 50 dalla Guardia costiera, 3 da un peschereccio. Il naufragio è avvenuto intorno alle 2 di notte a 39 miglia da Lampedusa. Ce l’ha fatta una donna all’ottavo mese di gravidanza. La sua destinazione, dove è stata portata in eliambulanza, è l’ospedale Cervello di Palermo.

La testimonianza di un sopravvissuto
Il 29enne camerunense Peter Hugo: «In Libia la polizia ci diceva di andare, di partire. ‘Andate, andate, lì non c’è la guerra’. Siamo partiti da Al Zwara – prosegue il naufrago, che dopo le cure al poliambulatorio di Lampedusa, ora sta bene – e i poliziotti stessi, vedendoci partire , non ci hanno fermato. A bordo della barca c’erano tante donne, e tre bambini. Sembrava di essere sul Titanic. La barca oscillava a destra e sinistra. Alcuni sono caduti in mare da una parte, altri dall’altra». «La barca si è capovolta e tanti sono caduti, tra cui la mia fidanzata e un mio amico. Siamo partiti dalla Libia. Due notti in viaggio. Il mare era molto mosso e tutti sono morti attorno a me». Hugo a detto di aver perso la sua fidanzata di 24 anni e l’amico di 29. «Pochi sono sopravvissuti. Ho pagato 400 dollari per questo viaggio. Con me tanta gente, tra cui tre bambini e molte donne», ha aggiunto il giovane che nella sua terra faceva il muratore. Ha raccontato che quando sono arrivati i soccorsi tutti si sono messi su un parte della barca facendola capovolgere.

È stato fissato il vertice bilaterale Italia-Francia tra il premier Silvio Berlusconi e il Presidente francese Nicolas Sarkozy: si terrà a Roma il 26 aprile. Il vertice avrà al centro il problema dell’emergenza immigrazione, la crisi libica e più in generale l’evolversi della situazione nei paesi del Nord Africa.

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07 aprile 2011

fonte: http://www.unita.it/italia/maroni-francia-fuori-schengen-se-ferma-i-migranti-1.280963

SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE – La Resistenza e la memoria, di Daniele Biacchessi


La Resistenza e la memoria

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immagine realizzata dalla sezione ANPI di San Remo (Im)

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di Daniele Biacchessi

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24 luglio 1943, ore 17: inizia la riunione del Gran Consiglio del Fascismo, organismo costituzionale e direttorio politico del Partito Nazionale Fascista,  Alle 3 di notte del 25 luglio, viene approvato l’ordine del giorno dei gerarchi Giuseppe Bottai, Dino Grandi e Galeazzo Ciano, prevede la restituzione dell’alto comando al Re. Benito Mussolini viene destituito e subito arrestato.

25 luglio, ore 22:45: il popolo italiano apprende dalla radio che il Re ha assunto il comando supremo delle Forze Armate e il piccolo maresciallo Pietro Badoglio il governo militare del paese con pieni poteri. Poco dopo il piccolo Badoglio indica già le sue prime direttive. Non so se avete presente, il piccolo Badoglio che detta le sue condizioni:

«… la guerra continua e l’Italia resta fedele alla parola data… chiunque turbi l’ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito».

Benito Mussolini, ormai ridotto a un ducetto, viene trasferito per tre giorni alla caserma della Legione Allievi Carabinieri, nel quartiere Prati di Roma. Poi spostato via mare nelle isole di Ventotene, Ponza, Maddalena. Infine, rinchiuso in una cella a Campo Imperatore, sorvegliato da duecentocinquanta uomini tra carabinieri e guardia di finanza.

Ovunque, nelle città e nei paesi, manifestazioni di piazza salutano la caduta del regime fascista.

3 settembre 1943: a Cassibile, in Sicilia, viene firmato il testo del breve armistizio tra il generale Giuseppe Castellano, per conto del maresciallo Pietro Badoglio, e il generale Walter Bedell Smith, per conto di Dwight D. Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate nel Mediterraneo.

8 settembre 1943, ore 19:45: dopo cinque giorni di lunghe ed estenuanti trattative, il piccolo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio dai microfoni dell’E.I.A.R.:

«Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower… La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

Roba da duri, gente con le palle, gente che non ha paura, che sfida il nemico a testa alta, direte voi. E invece no…..

9 settembre 1943, ore 5:10: il Re, la famiglia reale e Pietro Badoglio, seguiti da un corteo di generali e funzionari, abbandonano Roma diretti a Pescara, dove li attende una corvetta che li trasporta in Puglia. L’Italia è ormai occupata da ore dai nazisti. L’esercito regolare muore schiacciato da una guerra più grande delle sue possibilità militari, abbandonato a se stesso nelle ore dell’agonia, dal Re e dal comando supremo militare. Gli ufficiali di professione attendono ordini che non arriveranno mai. I soldati sfondano le porte, escono dalle camerate, abbandonano le caserme, le armi pesanti e leggere, i mezzi, i “muli di Badoglio”, barattano per pochi soldi ogni abito borghese, ogni via di scampo, ogni ritorno a casa. L’Italia si trasforma in un’immensa retrovia dove i soldati fuggono e si nascondono nelle case di famiglia, nei boschi, nelle valli, tra sentieri impervi e piccoli borghi e rifugi di montagna.

Intanto, il feldmaresciallo Erwin Rommel liquida le nostre armate al Nord, il feldmaresciallo Albert Kesserling quelle del Sud, mentre si oppone alle forze anglo-americane, sbarcate a Salerno e Taranto.

E allora? Che si fa in questi casi?

Allora inizia la Resistenza.

La guerra dell’Italia partigiana incomincia proprio quando termina la guerra del regime. L’armata ribelle si forma dopo la disfatta di quella regia e fascista. All’inizio sono poche migliaia di persone. In certi luoghi di montagna, mentre scendono a valle i soldati dell’esercito in rotta, risalgono gruppetti di studenti universitari, operai delle fabbriche delle città, ufficiali del corpo degli alpini, intellettuali, scrittori, giornalisti, professionisti affermati, contadini. La minoranza del settembre 1943 è l’avanguardia di una Resistenza che ha radici lontane: nelle fabbriche, nei campi, nelle scuole, nelle prigioni, tra i fuoriusciti in Francia e i confinati a Ventotene, fin dentro l’esercito fascista. I Comitati di opposizione interpartitici diventano Comitati di Liberazione Nazionale, CLN. Persone con idee diverse, spesso contrapposte, ma unite da un’idea comune: organizzare la lotta armata contro gli occupanti tedeschi.

13 settembre 1943: la radio tedesca annuncia la liberazione di Benito Mussolini dalla sua prigione, un albergo sul Gran Sasso d’Italia. Il giorno dopo il Duce va a Rastenburg, in Germania, in aereo. Hitler lo attende davanti al bunker. Mussolini è nelle sue mani, il Führer è il suo padrone politico e militare. Il Duce è ormai un fantoccio del Terzo Reich.

18 settembre 1943: da Radio Monaco, Benito Mussolini riprende le redini del “nuovo fascismo” nato sotto l’ombrello nazista:

«Riprendere le armi a fianco della Germania e del Giappone, nostri alleati… preparare senza indugio le nostre Forze Armate attorno alle formazioni della Milizia… eliminare i traditori…».

Nell’Italia occupata dai nazisti nasce la Repubblica Sociale Italiana.

I ribelli si posizionano sopra Boves (teatro della prima strage nazifascista nel nostro paese), tra i laghi Maggiore e di Como (all’hotel Meina vengono trucidati un gruppo di ebrei), sulle Prealpi venete, sopra Sassuolo, sul Monte Amiata, sul Pratomagno, nelle valli abruzzesi.

La guerra di liberazione è lunga, dura, estenuante.

Prosegue tra forti avanzate, rastrellamenti dei nazifascisti, faticose ritirate, umilianti ripiegamenti, ancora avanzate, azioni di sabotaggio e attacchi contro postazioni strategiche, occupazioni di paesi e valli (Alba e Langhe, Montefiorino, Ossola, Valsesia sono i luoghi più importanti), insurrezioni di città (Napoli, Firenze, Milano, Torino, Genova), fino all’aprile del 1945, i giorni della resa dei conti finale e della libertà conquistata.

A che prezzo?

Dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945: 45.000 partigiani civili italiani morti in combattimento o fucilati dopo atroci torture; 22.000 mutilati e invalidi; 45.000 soldati uccisi in azione, quelli che dopo l’8 settembre 1943 decidono di schierarsi contro i nazifascisti; oltre 10.000 militari della Divisione Acqui, impegnati a Cefalonia e Corfù assassinati dai nazisti; 650.000 soldati rinchiusi nei lager per essersi rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò, 40.000 sterminati, come altri 36.000 civili; 15.000 tra civili, partigiani, simpatizzanti della Resistenza trucidati nelle oltre duemila stragi naziste e repubblichine avvenute in Italia.

Dal 1943 al 1945, l’Italia occupata dai nazisti diventa un enorme mattatoio dove gli oppositori al regime fascista vengono arrestati illegalmente, trasferiti in ville tristi come Villa Fossati a Milano, cantine, pensioni anonime come Oltremare e Jaccarino a Roma, trasformati in luoghi di detenzione come il palazzo di via Rovello dove la tortura è una pratica sistematica per i prigionieri.

La Carovana della morte, il Reparto Speciale di Polizia guidato da Pietro Koch, scivola lungo l’Italia come serpe affamata, cerca uomini e donne con idee diverse per placare la sua sete di sangue.

Il Reparto Speciale di Polizia entra nelle loro case.

Li stana come animali braccati: incatena le loro mani.

Mani grosse.

Non affusolate e ben curate come quelle degli aguzzini, ma mani da macellai, enormi.

Mani di contadini rugose, screpolate.

Mani di meccanici, sempre un po’ macchiate d’olio esausto.

Mani di donne giovani, ma già abituate a tirar su tre figli: mani forti per non crescere delinquenti, mani delicate per non lasciarli in balia della notte, svegli.

Mani di lavoratori che non hanno orario se non seguire la luce del giorno e l’oscurità della notte.

Mani callose di falegnami.

E poi ancora.

Mani di elettricisti coi capelli lunghi tenuti legati dietro la testa.

Mani di operai e manovali capaci di alzare 150 chili senza la paura di cadere sfiniti.

Mani di carta vetrata, con la polvere che è ormai tutt’uno con la pelle, sono le mani dei minatori di pietre che feriscono talvolta.

E tuttavia non fanno male come le bastonate che schioccano quei vigliacchi in guanti neri o guanti bianchi.

Aguzzini le cui mani sotto la pregiata stoffa che le nasconde sono rosse di sangue altrui, incancrenite di dolore appiccicato per sempre, eterna condanna.

Una volta che ha completato il carico, la carovana della morte, il Reparto Speciale di Polizia riprende il suo viaggio per giungere alla destinazione finale: Villa Fossati detta Villa Triste.

Uomini, donne, ragazzi, ragazze, gente felice lasciata in balia di aguzzini feroci passano da Villa Triste nei soli 45 giorni milanesi.

Non tutti vengono uccisi: ma cosa vedono i loro occhi?

Quanta voglia di campare può esserci per gente che ha visto esseri umani tramutarsi in dèmoni, facce deformate dalle urla del comando?

Quale orizzonte puoi inseguire, se hai sentito uomini e ragazzi e donne provare sulla pelle ancora liscia la cancrena del bastone, il gemito del collo spezzato…

Il fuoco dell’inferno divora la speranza di un futuro.

Il terrore fa prigionieri gli occhi.

Quando gli uomini di Pietro Koch arrivano a Milano nel giugno del 1944, si portano dietro un numero elevato di nefandezze.

A Roma la banda Koch fornisce a Kappler, Pribke, Hass liste di detenuti poi mandati al macello alle Fosse Ardeatine.

Ma a Milano Pietro Koch perfeziona la tecnica.

Quando gli aguzzini entrano nelle case di antifascisti e partigiani rubano i loro averi.

Oggetti di valore, denaro, gioielli, orologi, pellicce, fucili da caccia, indumenti calze da seta, generi alimentari, persino protesi dentarie in oro.

Poi trasferiscono i detenuti nelle camere di sicurezza di Villa Triste.

Le persone arrestate vengono fatte oggetto di sevizie particolarmente efferate: formidabili pugni, schiaffi, calci, colpi inferti mediante bastoni di legno e di ferro, anche a spirale intrecciata e retrattili, frustini, nervi di bue, fustigazione dei testicoli.

I detenuti vengono portati in una cella detta carbonaia, richiusi in un pertugio detto “buco”, legati in due l’uno all’altro e appesi per giorni senza mangiare.

Alcuni sono costretti a pulire il pavimento dal proprio sangue con i gomiti.

Altri vengono trasportati per le scale tenendoli per i piedi così che il capo batte ogni scalino.

Colpi fortissimi vengono inferti alla regione cardiaca e al centro dello stomaco, oppure dritti contro gli occhi e le orecchie per provocare cecità e sordità, oppure ancora colpi alla mascella diretti a svellere i denti.

Ad altri ancora viene applicato alla fronte un semicerchio di ferro con due punte alle tempie oppure un telaio in legno che comprime il corpo umano contro una striscia chiodata.

Per i detenuti delle Ville tristi si alternano docce gelide e bollenti, gelide e bollenti, gelide e bollenti, così per ore, che diventano giorni.

Tortura per estorcere informazioni preziose, per demolire la dignità delle persone, per ucciderle…

Ma non subito… no…

Poco alla volta…

Gli aguzzini delle Ville Tristi ne studiano di notte e di giorno… bisogna esserci portati… non si possono compiere certi atti efferati e magari poi tornare a casa, baciare i propri figli come se nulla fosse successo…

Non puoi dire che torturi solo per il piacere di veder soffrire vite umane…

Torturi perché vuoi annullare ogni possibilità di opporsi ad un sistema che tu stesso hai costruito.

Non é una follia patologica, è una lucida consapevolezza.

Luoghi di tortura dove si entra e non si esce vivi.

Case anonime, garage, ville che si trasformano in centri di detenzione.

E hanno nomi precisi… indirizzi… località….

A Milano…Via Paolo Uccello, via Rovello.

Ora se credi ti possa esser bastato

Voglio che mi accompagni fino in fondo alla caina

Là dove l’uomo non è mai arrivato

Là dove vi è la disumana violenza e la rovina.

Qui l’arte non riesce più a sostenere

La metafora, l’immagine, il suono dell’abisso

Perché il confine non lo puoi oltrepassare

Perché laggiù l’uomo, non è più uomo: è crocifisso.

Le menti lucide di carnefici senza ritegno

Annullano il concetto primitivo di razza umana

Non riesco più a pensare, abbasso gli occhi e mi sdegno

Di fronte ad un boia ancor più feroce di una mammana.

Cosa può esserci di più tremendo di violenta morte?

Cosa si può immaginare che superi qualsiasi aberrazione?

Apri gli orecchi quel che sto per dirti è veramente troppo forte

E se vuoi andartene, fallo ora, è la tua ultima occasione.

Per dirti questa cosa non voglio usare mezze parole

Perché se dici di appartenere al genere umano

È ora di illuminare la coscienza con il sole

È ora di gridare, agire e fare un gran baccano.

Chino il capo come uomo abbattuto da altro uomo

Non chiedo perdono per i boia degli abissi

Taccio, ma non sarò mai domo

E griderò con tutta la mia rabbia e con gli occhi vergognosi e bassi

Che ormai il tempo della giustizia è tramontato

Questo è il tempo della verità e dei grandi passi.

Come ricordare oggi i valori della Resistenza?

La memoria è come un film in bianco e nero.

A volte viene nascosta, chiusa chiave nei cassetti della storia.

Ma altre volte, quella memoria torna, ritorna, e lascia tracce.

Non è memoria buona per anniversari, per tutte le stagioni, buona per parate militari, per finti applausi, buona per politici con la bandiera italiana in mano e l’ipocrisia nel cuore.

E’ memoria viva, quotidiana, un ponte tra generazioni diverse che vivono o hanno vissuti tempi diversi.

E’ un impegno civile, quotidiano, fatto di piccole cose, di gesti, di atti pubblici, soprattutto di parole.

Io racconto una storia a te e tu la racconterai ad altri figli, ad altri amici.

E fino a quando queste storie avranno gambe per poter camminare, queste storie non moriranno mai.

Quando qualcuno si stancherà di raccontarle, queste storie moriranno due volte, con le persone e con le ingiustizie.

“I gendarmi del revisionismo” e “I gendarmi della memoria”.

Si, siamo fieri e orgogliosi di questa definizione, siamo proprio i “gendarmi della memoria”.

Siamo quelli che hanno deciso di stare da una parte, non abbiamo cambiato bandiera solo per vendere qualche libro in più.

Pensiamo cioè che il peggiore dei partigiani stava dalla parte della democrazia, e il migliore dei repubblichini di Salò era alleato dei nazisti responsabili dello sterminio pianificato di milioni di ebrei e di oppositori politici.

Nessuna parificazione tra partigiani e fascisti.

Il sangue dei vinti non può essere mischiato con quelli dei vincitori.

Niente retorica ma giù le mani dai valori scritti nella nostra Costituzione, la più bella in Europa, valori antifascisti.

Costituzione italiana

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro.

Art.10

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

E’ per questi e altri motivi che i nostri padri hanno combattuto il fascismo, hanno sognato un paese democratico.

Non disperdiamo mai questi valori.

E’ la nostra carta d’identità, il nostro dna, l’unico modo per stare insieme davvero.

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fonte:  http://www.radio24.ilsole24ore.com/blog/biacchessi/?p=391

GUERRA SEGRETA – Giallo in Libia: commando francese si perde al confine con l’Algeria

GUERRA SEGRETA

Giallo in Libia: commando francese si perde al confine con l’Algeria

fonte immagine

Doveva contrastare armi, mercenari e terroristi.
Il rifiuto di Algeri alla richiesta di basi nel suo territorio

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(Olycom)
(Olycom)

WASHINGTON – La Nato sembra aver intensificato le operazioni di attacco in Libia ma gli sviluppi nuovi vengono dal terreno con segnali evidenti della “guerra segreta”. Tre le notizie in questo senso.

MISTEROUn commando di forze speciali francesi è stato dato disperso nell’area desertica di Al Hamada Al Hamrah, nel sud ovest della Libia. Poi, voci non ufficiali, hanno sostenuto che sarebbe stato tratto in salvo. E’ difficile, per ora, capire quale sia la situazione. Secondo il quotidiano algerino “Al Khaber” l’unita’ era impegnata in una missione per contrastare flussi di armi, mercenari e terroristi. Per ragioni non ancora chiarite Parigi ha perso i contatti ed ha chiesto all’Algeria il permesso di usare lo spazio aereo e due basi dove inviare squadre di ricerca. Inizialmente le autorita’ locali hanno negato il permesso, poi lo avrebbero accordato. Il commando francese è uno dei tanti nuclei inviati dalle forze della coalizione in supporto ai ribelli. Nel teatro operano gli inglesi del Sas, i paramilitari della Cia e probabilmente uomini di alcuni servizi arabi.

GLI SPAGNOLI – Ex membri dell’esercito spagnolo (circa una trentina) stanno addestrando gli insorti libici. Il team, che lavora per la società petrolifera SGSI, era stato inviato in Libia per recuperare i dipendenti nei primi giorni della crisi. Poi, i soldati hanno deciso di rimanere – questa la spiegazione ufficiale – su «base volontaria». Fino ad oggi hanno addestrato circa 200 ribelli.

LA PROPOSTA – Il ruolo degli spagnoli combacia alla perfezione con la proposta avanzata da Londra. Gli alleati dovrebbero ingaggiare degli ex membri di unità speciali per assistere l’insurrezione. I costi dell’operazione sarebbero coperti da alcuni paesi arabi, come il Qatar e gli Emirati, che già partecipano alla missione. Il ricorso ai«privati» potrebbe aggirare l’ostacolo – diplomatico e politico – che impedisce l’uso di forze di terra. È chiaro che i «contractors» sono una foglia di fico ma che almeno sul piano legale consentirebbe agli alleati di assistere in modo diretto i nemici di Gheddafi. Lo schema potrebbe essere il seguente: il comitato libico ingaggia ufficialmente i mercenari e i paesi arabi pagano il conto mentre la coalizione sovraintende all’operazione. Come hanno segnalato molti esperti l’offensiva Nato senza il ricorso ai soldati l’offensiva è destinata a raggiungere risultati parziali. E i ribelli, per ora, non sono in grado di fare da soli.

I RAID – Infine un’annotazione sulla Nato. Dopo le critiche di fare poco, gli aerei alleati sono tornati a colpire con intensità. Gli alleati, dopo molti giorni, hanno bombardato anche Tripoli. Missioni comunque sempre rischiose, come dimostra l’uccisione per “fuoco amico” di un gruppo di ribelli a Brega. Quando le posizioni dei contendenti sono vicine e usano stessi mezzi i rischi di sbagliare sono alti.

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Guido Olimpio
07 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_07/olimpio-commando-perduto_294fb390-610f-11e0-9e67-aae4bf36a1a3.shtml

Storici e associazioni contro De Mattei: “Non può restare vicepresidente del Cnr” / FIRMA LA PETIZIONE

Storici e associazioni contro De Mattei
“Non può restare vicepresidente del Cnr”

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Si allarga il fronte che chiede le dimissioni dello studioso dopo le sue crociate contro gay e Islam. Dal Pd interrogazione alla Gelmini, diecimila firme a una petizione online. E gli accademici attaccano: “Roma caduta per colpa dei gay? Baggianate”

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di MARCO PASQUA

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Storici e associazioni contro De Mattei "Non può restare vicepresidente del Cnr"

Roberto De Mattei, vicepresidente Cnr

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LE CROCIATE del vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei contro omosessuali e darwiniani e gli attacchi verso l’Europa multietnica, scuotono il mondo accademico, che chiede con forza le dimissioni dello storico ultracattolico o, in alternativa, la sua rimozione da quell’incarico. Della vicenda sarà anche investito il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che lo ha confermato nel suo ruolo all’interno del Cnr (la sua, infatti, è una nomina politica): la deputata del Pd, Paola Concia, presenta in queste ore un’interrogazione parlamentare. Unanime il giudizio degli storici: “La tesi secondo cui l’impero romano sarebbe caduto per colpa dei gay 1, non merita neanche di essere discussa”.

VIDEO Tutte le “crociate” di De Mattei
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Il malumore tra i ricercatori del Cnr è palpabile. Sono in tanti a vivere con imbarazzo le bizzarre (e antistoriche) affermazioni di De Mattei, che da anni si è fatto notare dalla comunità scientifica per le sue tesi. Ma c’è anche frustrazione, perché la nomina dei vertici del primo ente scientifico italiano, è decisa dalla politica: De Mattei deve il suo incarico a ministri dell’Istruzione scelti da Silvio Berlusoni (dalla Moratti alla Gelmini). Del resto, il rapporto con i governi di centrodestra guidati da Berlusconi risale a diversi anni fa, se è vero che, come scrive sul suo sito, dal 2002 al 2006 De Mattei fu consigliere per le questioni internazionali del governo.

Vi fu una sola parentesi, nel corso della quale venne “rimosso” dall’incarico di vicepresidente, come ricordano i ricercatori riuniti nell’associazione “Articolo 33”. “Nel 2007, l’allora ministro dell’Università, Fabio Mussi, riuscì a sostituirlo con un altro docente. Rimase nel cda dell’ente, ma non era più vicepresidente”, spiega il portavoce dell’associazione, Vito Mocella. Nel 2008, col ritorno del governo Berlusconi, De Mattei poté tornare ad occupare la sua poltrona. I ricercatori di “Articolo 33” chiedono ora con un appello online 3 che, qualora De Mattei non si dovesse dimettere, “il cda adotti un provvedimento analogo a quello del 2007, quando venne sostituito”. E lanciano anche una provocazione: “Potremmo chiedere ad un giudice tutelare di nominare un amministratore di sostegno per De Mattei, visto che ha dimostrato di non saper svolgere alcune sue funzioni”.

“Una vergogna”, attacca Fabio Mussi, oggi presidente dell’Assemblea di Sinistra e Libertà, che ricorda il suo intervento nel 2007: “De Mattei era ed è un rappresentante della superstizione nella comunità scientifica. Da ministro, pensavo che la questione andasse risolta. La sua presenza appartiene agli aspetti burleschi della società contemporanea. Per questo promossi un atto che avrebbe favorito la sua sostituzione”. Il problema, per l’ex ministro dell’Università e ricerca scientifica, è che “il governo in carica non sa che il Cnr è uno dei pezzi pregiati del Paese. Questo governo, infatti, preferisce come scuole di pensiero le madrasse televisive del premier piuttosto che le istituzioni scientifiche”. Per De Mattei, Mussi suggerisce una delle “tante trasmissioni televisive che parlano di alieni e fantasmi: sarebbe un ottimo conduttore”.

Le dimissioni di De Mattei sono invocate anche da Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, e da Orazio Licandro (Pcdi-Federazione della sinistra).

Ma anche le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali sono sul piede di guerra. Le frasi omofobe di De Mattei, fanno notare, sarebbero state oggetto di denuncia, se solo esistesse nel nostro Paese il reato di omofobia. “De Mattei ci ha abituati alle sue grottesche affermazioni,  ispirate alle più ridicole e becere superstizioni, e se fosse un attore di avanspettacolo o un aspirante stregone o un superstite delle glaciazioni  tutto sommato si potrebbe pure provare a riderci sopra”, sottolinea il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “Tale però non è, e poiché le sue non sono barzellette e lui non è un druido ma il vicepresidente del Cnr, dovrebbe possedere nel suo stesso pensare il rigore scientifico che il suo ruolo richiede. L’unica cosa seria che il Cnr può fare a questo punto è imporgli di dimettersi, ovvero cacciarlo con  la stessa risolutezza con cui ha disprezzato la vita e la morte di migliaia di persone vittime del terremoto in Giappone, e con cui addita, con profonda e pericolosa ignoranza, la natura di milioni di omosessuali e transessuali. Il professore possiede una mente antistorica, antiscientifica e persino anticristiana, perché le sue parole offendono il rispetto a cui si ispira la quotidianità dei veri credenti . Se ha così tanti problemi fustighi se stesso e si ritiri in un eremo”.

Non meno duro il giudizio di Aurelio Mancuso, presidente di “Equality Italia”, che vede, nella presenza di De Mattei, una precisa operazione politica: “C’è un’alleanza all’interno del governo, con una parte delle gerarchie cattoliche che hanno tutto l’interesse ad orientare istituti di questo tipo. Pur di avere un appoggio della Chiesa, il governo concede questo tipo di spazi”. Per Mancuso, De Mattei rappresenta “il ritorno del cattolicesimo della superstizione: si leggono i fenomeni sociali e storici con una interpretazione non scientifica, ma ideologica”. Della vicenda sarà presto investita la Gelmini, attraverso un’interrogazione parlamentare presentata da Paola Concia: “Questa persone non è in grado di ricoprire quel ruolo”, attacca la deputata del Pd. “Non possiede i requisiti per essere il vicepresidente del Cnr. Andrebbe denunciato, perché sta offendendo la dignità delle persone”.

Unanime il giudizio degli accademici. Emilio Gabba, storico dell’antichità italiana, studioso di Storia romana e socio dei Lincei, non accetta neanche di discutere la tesi secondo cui l’impero romano sarebbe caduto per colpa degli omosessuali: “E’ una cosa assolutamente improbabile, e non ha alcun senso parlarne”. Lellia Cracco Ruggini, professore emerito, già ordinario di Storia romana all’Università di Torino e accademica dei Lincei, spiega che De Mattei si richiama a tesi di fine Ottocento: “Non ci sono prove che a Roma ci sarebbero stati molti omosessuali. E, comunque, l’impero romano non è caduto per questo, direi che la cosa è certa. Ci furono cause interne ed esterne, ma certamente non basta contrapporre i barbari da una parte e i popoli civilizzati dall’altra”. Un altro professore universitario, chiede l’anonimato: “Conosco De Mattei, e non vorrei attaccarlo frontalmente. Ma quando lo incontrerò, gli dirò di piantarla con queste baggianate”. Intanto, la petizione online 4 con la quale si chiedono le sue dimissioni dal Cnr sta sfiorando le diecimila adesioni.

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07 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/07/news/reazioni_de_mattei_cnr-14621774/?rss

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Il perché delle petizione

DIMISSIONI DEL VICEPRESIDENTE DEL CNR ROBERTO DE MATTEI

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Chiediamo al Consiglio Nazionale delle Ricerche le dimissioni del Prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR per l’evidente incompatibilità con l’incarico conferitogli e le sue affermazioni che lo pongono al di fuori del pensiero razionale e esperienza e comprensione del mondo mediata dal metodo scientifico.

Nelle ultime dichiarazioni andate in onda su Radio Maria ha dichiarato che lo tsunami in Giappone e la conseguente morte e distruzione sarebbe un “castigo di Dio”, “un modo per purificare”, che le catastrofi siano “sicuramente un’esigenza di giustizia divina”, che “Dio se ne serve per raggiungere un fine alto della sua giustizia”, che “la morte di un colpevole è l’esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte”, che “il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire”.

Riteniamo che il fervente cattolico Roberto De Mattei, noto per aver organizzato un convegno di stampo creazionista all’interno della più importante istituzione scientifica italiana, storico del Cristianesimo, direttore di “Radici Cristiane” e presidente della Fondazione Lepanto, sia libero di credere e pensare ciò vuole – superstizioni comprese – ma che tali assurdità siano incompatibili con la carica di Vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Chi riteneva che l’assurda e crudele strategia di giustificare il male attraverso gli ineffabili disegni di Dio fosse un trucco smascherato e sbeffeggiato una volta per tutte da Voltaire a seguito del terribile terremoto di Lisbona del 1755 non aveva fatto i conti con il prof. De Mattei che questa mattina non ha esitato a sostenere quanto segue:

“Cari amici di Radio Maria buonasera,
vi parla Roberto de Mattei e vorrei fare stasera con voi delle riflessioni che partono da fatti drammatici di attualità.

Il primo fatto è la tragedia del Giappone, lo spaventoso terremoto e maremoto con il rischio nucleare che si profila.

Dice Mons. Mazzella, che in primo luogo le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di dio, che ci scuote e ci richiama col pensiero ai nostri grandi destini, al fine ultimo della nostra vita, che è immortali.

Infatti, se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, la Terra eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, non ci accorgeremmo che essa è un luogo di esilio, e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo.

Ma in secondo luogo, osserva l’arcivescovo di Rossano calabro, le catastrofi sono talora esigenza della giustizia di dio, della quale sono giusti castighi. Infatti, la colpa del peccato originale che tocca tutta l’umanità, si aggiungono nella nostra vita le nostre colpe personali: nessuno di noi è immune dal peccato e può dirsi innocente; e le nostre colpe possono essere personali o collettive, possono essere le colpe di un singolo o quelle di un popolo, ma mentre dio premia e castiga i singoli nell’eternità e sulla terra che premia o castiga le nazioni, perché le nazioni non hanno vita eterna, hanno un orizzonte terreno.

Nessuno può dire con certezza se il terremoto di Messina ieri, o quello del Giappone oggi, sia stato un castigo di dio, sicuramente è stata una catastrofe. E scrive Mons. Mazzella, la catastrofe è un fenomeno naturale che dio ha potuto introdurre nel suo piano di creazione per molteplici fini degni della sua sapienza e bontà. Ha potuto farlo per raggiungere un fine della stessa natura ottenendo per mezzo di una catastrofe un bene fisico più generale, come quando con una tempesta di venti che produce danni si purifica l’aria. Ha potuto farlo per un fine di ordine morale, come per esempio accuire il genio dell’uomo, eccitarlo a studiare la natura per difendersi dalla sua potenza distruggitrice, e così determinare un progresso della scienza.

Ha potuto farlo per uno dei fini per i quali la fede ci dice che talora l’ha fatto, come sarebbe quello di infliggere ad una città
un esemplare castigo. Ha potuto farlo per un fine a noi ignoto, per quale fine dio ha operato in un caso speciale. Per quale fine Messina e Reggio sono state distrutte. Chi potrebbe dirlo. È possibile fare delle congetture, non è possibile affermare alcuna cosa con certezza. Intanto per noi al nostro scopo basta la sicurezza che le catastrofi possono essere e talora sono, esigenza della giustizia di dio.

Aggiungiamo il concetto che dio talora si serve delle catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia si trova in tutte le pagine della sacra scrittura. Cosa furono il diluvio, il fuoco che cadde su Sodoma e Gomorra e che non si abbatté su Ninive se non castighi di dio. Però si dice, la catastrofe c’è punisce il colpevole, colpisce anche l’innocente, come si conciliano con la provvidenza queste stragi dell’innocenza e della virtù. E la risposta è che dio non potrebbe fare in modo che un terremoto colpisca il colpevole e rispetti l’innocente, se non la moltiplicazione di miracoli, attraverso una profonda modifica del piano della creazione divina. Ora è chiaro che dio può salvare e talvolta salva l’innocente operando un miracolo. Ma dio non è obbligato a moltiplicare i miracoli o a rinunziare al piano della sua creazione per salvare la vita di un innocente. E poi dio è padrone della vita e della morte di ognuno, misura i giorni dell’uomo sulla terra, stabilisce l’ora e la morte di ciascuno, quindi l’innocente che muore sotto una catastrofe generale che punisce i colpevoli, si trova nelle stesse condizioni nella quale si trovano tutti gli innocenti che sono sorpresi dalla morte. Per loro questa morte non è un castigo di colpa personale, ma è l’esecuzione di un decreto di colui che è il padrone della vita e della morte.

Ogni giorno noi vediamo fanciulli innocenti o uomini virtuosi che muoiono di morte naturale o violenta. Perché meravigliarsi quando poi vediamo molti fanciulli innocenti o uomini virtuosi morire sotto le rovine di un terremoto. La loro morte presa isolatamente non è diversa da quella di tanti uomini innocenti o virtuosi, che sono vittime di un accidente, muoiono per esempio schiacciati da una macchina o investiti da un treno.

Ma c’è un terzo punto, le grandi catastrofi non sono solo spesso atti di giustizia di dio ma sono altrettanto spesso una benevola la misericordia di dio. Abbiamo detto infatti che nessuno mettendosi la mano sulla coscienza potrebbe dare a se stesso un certificato di innocenza, nessuno può dire io sono innocente, e non lo può dire né per il peccato originale che lo macchia, né per i propri peccati personali.
E un giorno quando sarà sollevato il velo che copre l’opera della provvidenza e alla luce di dio vedremo quello che egli avrà operato nei popoli e nelle anime, ci accorgeremo che per molte di quelle vittime che oggi compiangiamo il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi, e grazie a questa morte tragica, la loro anima è volata al cielo dio ha voluto risparmiarle un triste avvenire.

Scrive Mons. Mansella, noi pensiamo con raccapriccio a quei momenti terribili passati da loro tra la vita e la morte sotto le rovine ma forse appunto in quei momenti discese su quelle anime un torrente di una speciale misericordia di dio sotto forma di profonda contrizione e rassegnazione. Chi può dire ciò che è passato tra quelle anime e la misericordia di dio in quei momenti. Chissà con quali slanci dio misericordioso e buono nelle terribili sofferenze ha toccato i loro cuori per unirli a lui. Chi potrebbe in una parola scandagliare l’abisso di espiazione, di merito e di doni di dio che in quelle anime fu scavato per occasione del terremoto. E non si tratta di pie illusioni. Perché sta scritto che nella tribolazione dio rimette più facilmente i peccati e versa più abbondantemente i suoi doni e sta scritto che dio manda la morte prematura agli innocenti per liberarli da un triste avvenire.

Per comprendere l’azione della provvidenza che da una ragione a tutto ciò che avviene anche alle tragedie come i terremoti, bisogna però avere una prospettiva sovrannaturale, la prospettiva di chi crede nell’esistenza di un dio creatore e remuneratore della vita eterna.
Chi nega dio, gli atei, i laicisti militanti, ma anche coloro che non professando l’ateismo, vivono di fatto nell’ateismo pratico costoro non possono concepire l’idea della provvidenza.

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FIRMA LA PETIZIONE QUI

Giappone. Terremoto magnitudo 7.4

La scossa avvertita a Tokyo, rientrato allarme tsunami

Giappone. Terremoto magnitudo 7.4.

Una forte scossa di terremoto si e’ appena registrata in Giappone con epicentro nella prefettura di Miyagi, dove e’ stato lanciato un allarme tsunami fino a 2 metri, poi rientrato. Tecnici fatti uscire dalla centrale di Fukushima

La centrale di FukushimaLa centrale di Fukushima 

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Tokyo, 07-04-2011

Le autorita’ giapponesi hanno revocato l’allarme tsunami lanciato nel nordest del paese subito dopo la forte scossa di magnitudo 7.4 della scala Richter registrata oggi nella prefettura di Miyagi, la stessa devastata dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo.

Fonti ufficiali annunciano che il sisma ha colpito una zona a 40 chilometri di profondita nell’Oceano e la costa della prefettura Miyagi. Le autorità hanno ordinato l’evacuazione delle zone costiere. Gli edifici di Tokyo hanno tremato per circa un minuto.

I tecnici al lavoro presso la centrale nucleare di Fukushima n.1 sono stati allontanati per motivi precauzionali. Lo riferisce la tv pubblica Nhk.

La Nhk, la tv pubblica giapponese, ha esortato la popolazione “ad allontanarsi dal mare e a salire su colline o su postazioni piu’ in alto”, dopo il nuovo sisma che ha colpito oggi il Giappone nord-orientale. L’allarme diffuso dalla tv e’ stato diffuso in diverse lingue, fra cui l’inglese e il portoghese.

La scossa, secondo i dati preliminari della Japan Meteorological Agency (Jma), e’ stata registrata alle ore 23.32 locali (le 16.32 in Italia) e ha avuto la magnitudo di 7.4,
mentre l’intensita’ e’ stata di 6+ su 7 della scala di rilevazione giapponese.

A Minamisoma e Futabamachi, due cittadine nelle immediate vicinanze della disastrata centrale nucleare di Fukushima n.1, l’intensita’ e’ stata pari a 5+ e 5-.
L’epicentro e’ stato individuato a pochi chilometri dalla costa della prefettura di Miyagi e alla profondita’ di 40 km. Lo tsunami e’ atteso fino a 2 metri a Miyagi e fino a 50 cm
sulla costa del Pacifico della prefettura di Aomori, nonche’ nelle prefetture di Iwate, di Fukushima e di Ibaraki.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151689

DON GALLO: Appello dalla Comunità San Benedetto

Appello dalla Comunità San Benedetto

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Carissimi amici della Comunità San Benedetto,
in questi giorni si stanno predisponendo i nuovi Bilanci 2011 degli Enti Locali e delle ASL e le notizie che giungono sono davvero allarmanti.
In Piemonte alcune realtà, servizi e progetti sono ormai al collasso e alla chiusura. In Liguria non si sta affatto meglio e diversi progetti sono già stati vittime incolpevoli dei tagli e di pesantissime riduzioni.
Centinaia di posti di lavoro (solo in queste due Regioni) sono a rischio e i primi a perdere il posto saranno e sono ancora una volta i precari, i CoCoPro, gli esternalizzati, i non garantiti.
Tanti di questi sono professionisti stimati e riconosciuti per le loro doti e il loro lavoro, che hanno perso o perderanno il lavoro nel corso dell’anno.

Amo citare il Manzoni: ”  ….I colpi cascano sempre all’ingiù; i cenci vanno all’aria…”
A  questo sfacelo del Welfare e del Sistema Sanitario, la Comunità San Benedetto tenta di opporsi con tutte le forze.
Non è giusto scaricare sugli ultimi, sui soggetti con più difficoltà, i costi di manovre finanziarie e piani di assestamento criminali.
Mobilitiamoci per creare alleanze, strategie comuni, reti di solidarietà.

Aiutateci a reagire e forniteci, se potete, un Vostro contributo sul C/C postale 15149164 o bancario usando l’IBAN: IT89L0617501445000000117480 con la causale: AIUTO ALLA COMUNITA’.
Grazie al Vostro aiuto la Comunità intende mantenere alta la qualità dei Servizi alla persona e offrire un sostegno critico ai territori e alle persone. Un caro saluto
don Andrea Gallo …

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fonte:  http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1510:appello-dalla-comunita-san-benedetto&catid=17:approfondimenti&Itemid=80