Archivio | aprile 9, 2011

‘Operazione Estate rovente’ contro Gaza: tre giorni di massacri by Israel / VIDEO: Gaza: a narghile under the bombs (9 april 2011)

Gaza: a narghile under the bombs (9 april 2011)

Da: | Creato il: 09/apr/2011

Gaza city, 9 aprile 2011, 00 30 am.

Here you can see 2 human rights activists talking about the latest developments in the Gaza Strip after days of Israeli massacres against the population.

One can imagine the phantomlike atmosphere under the Israeli bombings, so here two friends try to cheer each other up in between the puffs of smoke from the shisha and the fighter planes which buzz overhead as the bombings continue in the background.

Pay attention to the minute 10:18

Stay Human,

You can find Shaheen Khalil here:
http://www.facebook.com/profile.php?id=733344765

You can find Vittorio Arrigoni here:
http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451

Gaza city, 9 aprile 2011, ore 00 30 am.

Khalil del Palestinian Center for Human Rights
e
Vittorio dell’International Solidarity Movement.

2 attivisti per i diritti umani si incontrano per fare il punto della situazione dopo 2 giorni di massacri israeliani contro la popolazione civile della Striscia di Gaza

2 amici si scambiano battute e cercano di sollevarsi il morale a vicenda, nell’atmosfera spettrale di bombardamenti che intanto continuano.

Fra un arghile che non cessa di sbuffare fumo e aerei da guerra di ronzare sopra le loro teste.

Prestate attenzione cosa succede al minuto 10:18

Stay Human.

Shaheen Khalil lo potete trovare qui:
http://www.facebook.com/profile.php?id=733344765

Vittorio Arrigoni lo potete trovare qui:
http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451

مدينة غزة ، 9 أبريل 2011، 00:30.

نشطاء من حقوق الإنسان يجتمعون لتقييم الوضع بعد يومين من المجازر الإسرائيلية ضد السكان المدنيين في قطاع غزة

الصديقين يتبادلون النكات في محاولة رفع روحهم المعنوية بين أشباح التفجيرات المستمرة في الوقت نفسه.

بين دخان لشيشة التي لا تتوقف و الطائرات المقاتلة التي تحلق في سماء المنطقة.

انظروا ما يحدث في الدقيقة 3:50 كن إنساناً

إذا كنت تريد متابعة فيكتور اريجوني يمكن أن تجده هنا

‘Operazione Estate rovente’ contro Gaza: tre giorni di massacri by Israel

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Gaza – Speciale InfoPal. Sabato 9 aprile è cominciato il terzo giorno di aggressioni israeliane contro la Striscia di Gaza: 17 palestinesi sono stati uccisi, decine i feriti tra cui donne e bambini.

Anche in questa ondata di attacchi, Israele ha bombardato obiettivi civili con ogni mezzo e da ogni direzione: artiglieria, elicotteri, aerei da ricognizione e droni hanno messo a ferro e fuoco il territorio palestinese assediato.

Gli ultimi attacchi hanno provocato la morte di tre combattenti delle brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, a sud della Striscia di Gaza.
Un quarto è in gravi condizioni mentre ingenti sono i danni materiali provocati dalle offensive sferrate da Israele contro vari quartieri ad est di Gaza City, ma anche a nord della Striscia di Gaza. Un tunnel è stato completamente distrutto a Rafah e decine sono i cittadini palestinesi rimasti feriti negli attacchi delle ultime ore.

Ieri mattina cinque palestinesi sono stati uccisi a Khan Younes, a sud della Striscia di Gaza.

La sequenza di attacchi. A sud, ad est di Rafah, è stato bombardato l’aeroporto internazionale di Gaza. Qui quattro palestinesi sono rimasti feriti, mentre ad est di Khan Younes, nell’area di Kuza’ah, venivano uccisi due combattenti di Hamas, ‘Abdallah al-Qara e Mu’tazer Abu Jami’, entrambi ventenni.

Poi l’aviazione è tornata nei cieli di Gaza e ha mirato all’abitazione di Ibrahim Qadih, a Farahen, ad est di Khan Younes: una donna di 45 anni, Najah Qadih, è morta insieme al figlio Nidal, di 21 anni.

Quasi in contemporanea, un 55enne, Talal Abu Taha veniva trucidato sulla strada tra Rafah e Khan Younes.

Ancora: un gruppo di combattenti è stato ucciso nel pomeriggio di venerdì a est di Beit Lahiya, a nord della Striscia di Gaza. Si tratta due combattenti delle brigate al-Qassam di 27 e 23 anni, Ra’ed Shahadah e Ahmed al-Gharab.

Bombe al fosforo. Tre missili lanciati nell’area di Hajar ad-Dik, al centro della Striscia di Gaza erano al fosforo. Lo ha denunciato il ministero dell’Interno e lo hanno confermato le fazioni palestinesi.

Armi non convenzionali, proibite dal diritto internazionale, hanno provocato il ferimento e l’intossicazione di molti civili nelle offensive di ieri.

Anche i missili lanciati a Jabal ar-Rais, ad est di Gaza City, erano al fosforo come quello sganciato sulla casa della familgia Arqan, nel quartiere di Tuffah, sempre ad est di Gaza City.

Ad est del cimitero di ash-Shuja’iyah, l’artiglieria ha aperto il fuoco uccidendo Mahmud Wa’el al-Jur e un combattente delle brigate di al-Quds, ala militare del Jihad islamico, Bilal Mohammed al-‘Aryr. Trasportati all’ospedale ash-Shifa insieme a una decina di feriti, i corpi delle due vittime erano irriconoscibili. Tra i feriti vi sono anche personale delle ambulanze e bambini.

Bombardamenti contro i pescherecci di Gaza. Pesanti i danni inflitti dai bombardamenti israeliani contro le barche da pesca palestinesi, in particolare nel corso degli attacchi contro le coste di Rafah e Khan Younes, a sud di Gaza.

Un’auto civile è stata colpita a Gaza City, e mentre l’autista è riuscito a mettersi in salvo, un secondo missile ha distrutto completamento la vettura.

Grave bilancio delle vittime. Tra gli attacchi israeliani cominciati giovedì 7 aprile e quelli di ieri sera, la Striscia di Gaza assediata ha subito 17 perdite in vite umane: non sono solo i cinque combattenti di al-Qassam e delle brigate al-Quds, ma anche donne, anziani e bambini. I feriti sono circa 65, 14 dei quai versano in gravi condizioni.

E mentre le fazioni palestinesi restano in bilico tra tregua e resistenza, hanno fatto sapere che il sistema Iron Drome, per l’intercettazione preventiva di razzi lanciati contro Israele, ne ha abbattuti molti.

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09 aprile 2011

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=18022

Lampedusa, ancora sbarchi: arrivati oltre 200 migranti

Ieri arrivati oltre 600 extracomunitari

Lampedusa, ancora sbarchi: arrivati oltre 200 migranti

(Xinhua)(Xinhua)
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ultimo aggiornamento: 09 aprile, ore 19:54
Lampedusa – (Adnkronos/Ign) – Continuano ad arrivare barconi sull’isola siciliana: le ultime due imbarcazioni giunte in mattinata trasportavano complessivamente 266 persone. la testimonianza dei soccorritori. Berlusconi in visita sull’isola: “L’isola è svuotata, il piano ha funzionato”

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Palermo, 9 apr. (Adnkronos/Ign) – E’ ancora emergenza sbarchi a Lampedusa nel giorno dell’arrivo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ultimi in ordine di tempo due barconi che sono approdati in tarda mattinata dopo essere stati intercettati a una ventina di miglia dall’isola. Sul primo viaggiavano circa 200 migranti, provenienti dalla Libia, sul secondo erano invece in 66.

I circa trecento immigrati si sono aggiunti alle centinaia già arrivati nella notte tra venerdì e sabato: solo due giorni fa sono arrivate in poche ore 535 persone, provenienti dalla Somalia, dall’Eritrea, dal Burkina Faso e partiti dalla Libia. Per molti di loro è stato necessario il trasporto al locale Poliambulatorio, dove i medici hanno riscontrato evidenti segni di ipotermia.

Per far fronte all’emergenza non si è fermata la macchina dei trasferimenti: circa 280 persone sono state fatte imbarcare a bordo della nave San Giorgio della Marina Militare con direzione Pozzallo (Ragusa), Porto Empedole (Agrigento) e Caltanissetta. La nave ha poi concluso la sua missione rientrando alla base navale di Brindisi. La nave ha imbarcato in totale 1515 immigrati trasportandoli nei porti di Catania, Taranto e Napoli, per il successivo trasferimento nei centri d’accoglienza di Mineo (Catania), Manduria (Taranto) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Per altri 200 ospitati nell’ex base Loran è scattato il ponte aereo. Per i tunisini sbarcati venerdì, invece, si profila il rimpatrio sulla base dell’accordo sancito dal ministro dell’Interno Roberto Maroni con il governo della Tunisia.

L’isola di Lampedusa è stata ripulita dai rifiuti accumulati nei giorni scorsi, quando erano migliaia gli immigrati presenti. Soddisfatto il sindaco, Dino De Rubeis, secondo il quale “la nuova visita del presidente del Consiglio è segno dell’attenzione all’emergenza immigrazione e a Lampedusa, per anni abbandonata dallo Stato a causa della sua distanza”.

Sbarchi anche a Pantelleria, in provincia di Trapani, dove i carabinieri e gli uomini della Capitaneria di porto sono riusciti a rintracciare ieri mattina 124 migranti. Lo scafista del barcone è stato arrestato dopo un breve inseguimento in mare dagli uomini della Capitaneria.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Sicilia/Lampedusa-ancora-sbarchi-arrivati-oltre-200-migranti_311884656859.html

LA LETTERA – L’Aquila, i familiari delle vittime del sisma “Processo breve nuova tomba sui nostri cari”

LA LETTERA

L’Aquila, i familiari delle vittime del sisma
“Processo breve nuova tomba sui nostri cari”

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“Questa norma priverà della giustizia sia i morti che i vivi. Per noi sarà un nuovo lutto: chiediamo a tutti i parlamentari di riflettere, prima di votare una legge indecente”

L'Aquila, i familiari delle vittime del sisma "Processo breve nuova tomba sui nostri cari"

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L’AQUILA – “Il giorno in cui passerà la legge sul processo breve, e potrebbe essere il prossimo mercoledì, sarà un lutto cittadino, per noi aquilani e per tutti quei genitori che da tutta Italia avevano mandato i loro figlio a ‘studiare a L’Aquila, non a morirvi”. Antonietta Centofanti, zia di Davide, uno dei ragazzi morti nella tragica notte del 6 aprile del 2009 a L’Aquila, a nome per conto del Comitato Familiari Vittime Casa dello Studente, dell’Associazione Vittime Universitarie Sisma e dei Familiari Vittime del Convitto Nazionale scrive una lettera inviata ad Articolo21 e diretta ai deputati. “Chiediamo a tutti i parlamentari di riflettere, prima di votare una norma indecente che priverà della giustizia i morti e i vivi”.

“Il ddl sul processo breve rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini dell’Aquila, un’amnistia generalizzata per gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro, per i morti di amianto, di uranio, di frane, di alluvioni, per le vittime di Viareggio martoriate dalle ustioni e per molti reati contabili e societari – denunciano le associazioni – Per opporci a questo scempio e rivendicare il diritto alla giustizia per i nostri morti, per poter ricucire strappi dolorosi che necessitano del filo migliore, quello fatto di memoria e di legalità, saremo mercoledì mattina davanti a Montecitorio con i nostri striscioni e le foto dei nostri cari, per dire forte ‘basta morti di illegalità’.

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09 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/09/news/l_aquila_i_familiari_delle_vittime_del_sisma_processo_breve_nuova_tomba_sui_nostri_cari-14734258/?rss

La ‘guerra’ di Ignazio (digiamolo, va!)

Ritratti

La guerra di Ignazio

fonte immagine

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Al servizio militare era un soldato scadente, congedato in anticipo. Agli americani ha detto di avere fatto il parà nella Folgore: una balla. Ora si eccita per le bombe in Libia, ma i generali non lo sopportano. Storia vera di Ignazio La Russa: l’ex fascista che da giovane stava con i Pellerossa e adesso invece gioca al cow boy

Il ministro Ignazio La Russa Il ministro Ignazio La Russa

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di Gianluca Di Feo e Claudio Lindner

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“Missili anti-radiazioni! Tornado antiradar! Caccia anti-aerei!”. Il giorno del primo attacco alla Libia Ignazio Benito Maria La Russa sembrava Atlas Ufo Robot: come il Goldrake dei cartoni animati urlava in diretta tv nomi di armi portentose per scacciare Gheddafi. Poi la mattina dopo si è presentato ad annunciare che i nostri stormi avevano neutralizzato le difese di Tripoli. In realtà l’unico ad essere abbattutto è stato il pilota dell’Aeronautica che ha professionalmente spiegato i fatti: non era stato lanciato alcun missile.

Lo hanno mandato via a velocità supersonica, per evitare che i sogni fantabellici di Ignazio ministro d’acciaio venissero spazzati via. Ma chi negli Stati Maggiori deve convivere con La Russa ormai è alla disperazione, costretto a fare i conti con proclami in libertà, iniziative pasticciate e una profonda ignoranza per le questioni militari. Ama le parate, le tute mimetiche, i voli dannunziani ma si annoia nei vertici operativi e mostra insofferenza per i summit internazionali, aspettando solo il coffee break per mettersi a fumare e incollarsi al cellulare per parlare del partito. Eppure La Russa si era imposto come l’unico titolare della Difesa con un trascorso da ufficiale. Per l’insediamento avevano pensato di diffondere il suo stato di servizio in pompa magna, poi quando hanno recuperato il fascicolo si è deciso che era meglio riseppellirlo negli archivi. “Diciamo che aveva servito la patria poco e male…”, sussurrano nel palazzone di via XX settembre. Un documento top secret, in cui lo si vede recluta nella scuola di Ascoli, dove gli istruttori faticano a metterlo in riga: “Sono entrato un po’ disordinato ma mano mano ho acquisito una consapevolezza nuova”. Quindi lo mandano a Genova e di corsa lo avvicinano a Milano, dislocandolo a Bergamo. Ma nella caserma Montelungo lo vedono poco, tra permessi a casa e un addio alle armi molto rapido.

La voce sul servizio militare “agevolato” del ministro della Difesa viene raccolta anche da uno che lo aveva conosciuto e frequentato parecchio, Tomaso Staiti di Cuddia, missino della prima ora, consigliere comunale a Milano nei caldi anni Settanta, deputato per tre legislature, oggi aderente a Futuro e Libertà: “Quando l’ho visto in televisione parlare dei Tornado mi è venuto in mente del suo congedo anticipato, ho chiesto a un amico e me lo ha confermato”. Forse è nel suo plotone missilistico che La Russa ha imparato a spararle grosse perché – come rivela un cablo di WikiLeaks che “l’Espresso” pubblica in esclusiva – nel 2008 agli emissari del governo americano ha detto “di avere svolto il breve servizio militare nei paracadutisti della Folgore e che per questo aveva cercato l’incarico di ministro della Difesa”.

VISTO DA WIKILEAKS
Quel file riservato del 23 maggio 2008 descrive il primo incontro tra un rappresentante di Washington e il politico prossimo alla nomina nel governo Berlusconi. Le sue priorità? Tutte rimaste sulla carta, tranne un capriccio che gli sta particolarmente a cuore: la mini-naja “per diffondere un senso di orgoglio civico”. Come? “D’estate le caserme devono aprire le porte ai giovani per trenta giorni. Lui spera che questo spinga alcuni verso la carriera militare ma diffonda anche un senso di identità nazionale e di servizio al Paese. Ha detto che il programma può indirettamente contribuire per combattere la microdelinquenza e il consumo di droga tra i ragazzi”. Annotano però gli americani: “I suoi trascorsi e il sostegno a questa proposta profumano un po’ di fascismo…”.
La sua biografia trasmessa a Washington recita: “E’ un gran chiacchierone (talkative), energetico e ama fare battute per illustrare il suo punto di vista. E’ una personalità teatrale (flamboyant) e ammette apertamente che gli piace stare sotto i riflettori”. La Russa racconta che già nel 2001 Berlusconi gli aveva offerto una poltrona ma lui aveva preferito restare alla guida del gruppo parlamentare di An: “Io sono innamorato della politica. Mi sono divertito all’opposizione ed è stato estremamente gratificante mettere in luce le debolezze del governo”.

E prosegue: “Come avvocato, si è detto forse più adatto per la Giustizia, un ruolo apparentemente suggerito da Berlusconi. Ma poi ha apertamente dichiarato di non volere essere la persona che finisce in mezzo tra Berlusconi e i magistrati, ironicamente notando che il leader nascente del Pdl Gelmini potrebbe essere più idonea poiché fa tutto quello che Berlusconi vuole”.
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Agli americani Ignazio promette che sui piani per l’espansione delle loro basi “non ci sarà da preoccuparsi” e si “descrive letteralmente come filostatunitense. Fa risalire il suo coinvolgimento nel movimento giovanile dell’Msi negli anni ’60 come un esempio dei suoi sentimenti filoamericani. Dice che il movimento era diviso in due: chi stava con i palestinesi e chi stava con gli Usa (e con Israele). Lui sostiene di essere stato un esponente di punta dei secondi”. Strano, perché ha battezzato i tre figli Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache secondo quel filone culturale della gioventù nera che esaltava la resistenza dei pellerossa contro gli yankee.

IL RISIKO DEL POTERE
La carriera politica di La Russa, all’apice tra la responsabilità di un ministero e la cogestione della segreteria Pdl, in questi giorni ha raccolto frutti abbondanti anche con le nomine pubbliche. Se alla Terna resta Flavio Cattaneo, da sempre considerato in buoni rapporti con lui (quando l’Inter gioca in trasferta loro due vanno a vedere la partita da Ligresti), due nuovi ingressi sono nel segno del ministro: Giovanni Catanzaro, già manager del gruppo Ligresti e presidente della Consip è entrato nel consiglio Finmeccanica, mentre Roberto Petri debutta all’Eni. Peccato che martedì il ministro abbia dovuto prendersi una censura dalla Camera per il “vaffa” al presidente Fini (che gli rispose “deve essere curato”, con un’allusione a un vizietto del quale si chiacchiera molto a Roma e Milano).

Che la sua sia una condotta spesso sopra le righe lo dimostra anche da giovane militante, quando la sua scalata nel Msi si interrompe bruscamente nell’aprile 1973. Lui ha 25 anni, barba e capelli lunghi, è il leader cittadino del Fronte della Gioventù e organizza un corteo non autorizzato che finisce con l’uccisione dell’agente Marino colpito da una bomba a mano: è la scena con cui si apre “Sbatti il mostro in prima pagina”, film girato in quei giorni da Marco Bellocchio.

Giorgio Almirante, che già ama poco quel leaderino troppo esagitato, scioglie la federazione di Milano e La Russa sparisce per una decina d’anni. Riappare alle elezioni regionali del 1985. Con una curiosa coincidenza temporale, ricorda Staiti di Cuddia, 79 anni, che all’epoca aveva pessimi rapporti con Fini e oggi sostiene alle amministrative milanesi la futurista Barbara Ciabò: “Raffaella Stramandinoli, già coniugata De Medici e poi diventata donna Assunta Almirante, aveva un figlio reduce da qualche difficoltà economica e in quel periodo riuscì a trovargli un’agenzia della Sai a Roma. Il merito fu naturalmente di Antonino La Russa, grande amico (direi quasi padrone) di Salvatore Ligresti”. Da quel momento tutto si rappacificò e Ignazio fu messo capolista scavalcando l’uscente Benito Bollati “obbedendo al principio della famiglia”, aggiunge Staiti, “che non è importante partecipare, ma vincere. Ancora prima che il Comitato centrale del partito avesse formalizzato la candidatura, Milano era tappezzata di 100 mila manifesti con scritto Ignazio La Russa. E la campagna la diresse il padre”.

IL CLAN DEI CATANESI
L’asse storico La Russa-Ligresti nasce dalla parentela con Michelangelo Virgillito, cognato del vecchio La Russa. Tutti sono di Paternò, nel catanese. Virgillito arriva a Milano nel 1921. Si dà molto da fare anche se con alterne fortune tra immobili, cinema e finanza. Con l’aiuto di La Russa conquista la Lanerossi e poi la Liquigas che gira al suo delfino Raffaele Ursini, ma dopo qualche anno entra in gioco alla grande Salvatore Ligresti. Ben tre generazioni di La Russa si sono intrecciate con gli affari dell’Ingegnere. Capostipite a parte, è coinvolto in primo luogo il figlio Vincenzo, fratello maggiore di Ignazio, già deputato e senatore democristiano e autore di tre biografie da Almirante a Scelba e Fanfani, avvocato civilista, consigliere di amministrazione della Fondiaria Sai e da un anno della Metropolitana milanese.

Ora c’è in pista anche Geronimo, uno dei tre figli di Ignazio, consigliere Premafin, di alcune collegate e della Gilli, l’azienda del lusso di Giulia Ligresti. Da poco è anche vicepresidente dell’Aci di Milano. Il terzo fratello, Romano, è assessore lombardo alla Protezione civile.

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La Russa con Donna Assunta Almirante La Russa con Donna Assunta Almirante

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Ma l’allargamento a macchia d’olio del clan familiare va oltre. Marco Osnato ha sposato Maria Cristina “Cri Cri” La Russa, figlia di Romano, ed è il coordinatore vicario del Pdl milanese, nonché consigliere comunale e dirigente dell’Aler, l’ex istituto delle case popolari. Fu protagonista di una polemica cittadina per la concessione a prezzi stracciati di un locale in affitto al gruppo neonazista degli Hammerskin coperti dalla sigla “Lealtà-azione”.

Osnato è tra i soci fondatori, assieme al suocero, di “Fare Occidente”, associazione culturale di ex aennini che ha conquistato un po’ di notorietà quando in gennaio alcuni militanti hanno oscurato un cartellone in difesa del made in Italy sul quale è raffigurato Gesù in croce. Altri due larussiani doc sono il vicesindaco De Corato e l’emergente Marco Clemente. Il primo, veterano del consiglio comunale, fu reclutato da Ignazio in Regione Lombardia (“Faceva anche il baby sitter di suo figlio Geronimo” ironizza Staiti) e si ricandida alle amministrative del 15 maggio, numero due dietro Berlusconi. E nella lista Pdl c’è anche il giovane Clemente, 32 anni, estremista di destra, già consigliere di Fiera Milano Congressi.

Frequentatore di “Giannino”, il ristorante battuto da calciatori e ragazze dell’entourage berlusconiano Ruby inclusa, il neocandidato conta anche relazioni pericolose tra cui il capo degli ultras Viking a Milano, Loris Grancini. Il suo nome appare anche nelle intercettazioni di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta al Nord anche se non risulta indagato. Intanto il “clan di Paternò” cresce. Negli affari nazionali e locali. E non sarà certo una censura alla Camera a fermare la lunga marcia su Roma.

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06 aprile 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-guerra-di-ignazio/2148588

SESSUALITA’ – Un piacere chiamato Trans / INCHIESTA ITALIANA – La tratta delle transessuali business da 20 milioni al mese

Un piacere chiamato Trans

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Nel sesso a pagamento chi offre il proprio corpo da donna e il proprio organo sessuale maschile ottiene sempre più clienti

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Da molto tempo le strade delle nostre periferie sono occupate da persone che vendono il proprio corpo per decine o centinaia di euro. Prostitute femmine, ma anche tante transessuali. Il quotidiano svizzero Le Matin svela chi sono le trans che si vendono sulle vie dellaRomandia e la natura dei loro clienti, tra i quali ci sono persone che hanno trasformato la loro vita per il piacere di fare sesso con le transessuali.

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IL PECCATO MORTALE – Ogni notte nel freddo losannese si scorgono gambe al vento, seni e glutei in esposizione agli sguardi dei passanti. Gli uomini, spesso al volante di macchine familiari, ci passano davanti prima di ripassare e andare più lontano. E’ un normale venerdì sera a Sébeillon. Si può trovare piacere, concupiscenza, disperazione e talvolta vergogna. La vergogna si trova per lo più nella zona dei Dock. Alcuni dei guidatori fanno finta di andarci per azzardo. Questa zona è chiamata da Catarina, una prostituta, la strada del peccato mortale. E’ dedicata alle transessuali, che come Catarina, hanno un corpo da donna e un sesso maschile. Questa sera sono solo due. Catarina spiega, mimando un rapporto orale, che i suoi clienti cercano qui quello che non trovano a casa, e rimarca come rimanga sempre offesa quando le parlano come a un uomo. Paula, l’altra trans nella via del peccato mortale sorridendo dice come “gli uomini vengono soprattutto per prenderlo”. Questa trans di 34 anni si prostituisce da quando ha 14 anni. Come il 90% delle sue colleghe attive in Svizzera romanda è brasiliana. Grazie alla sua minigonna, alla sua biancheria ultra sexy, al suo seno siliconato e al suo pene, lei riesce ad aiutare cinque fratelli e sei sorelle rimaste al suo Paese. Là, a Brasilia, lavorerà dentro un salone come parrucchiera, quando deciderà di tornare. Ma ci son ancora qualche centinaio di passanti da far godere per cento franchi tra lei e questa nuova vita. Forse anche più di qualche centinaia, perché da un po’ di tempo la prostituzione è meno redditizia, come spiega Anne Ansermet, direttrice dell’associazione Fiori del Pavè, dedita all’assistenza delle professioniste del sesso.

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LE TRANS REGINE DEL POSTRIBOLO Secondo gli ispettori della polizia di Losanna, che sono pressoché tutte le sera lungo la strada, il numero delle transessuali è in diminuzione. Quantomeno nella strade della capitale del Canton Vaud, dove se ne contano tra le tre e le dieci per sera. Alcune sono meno visibili perché si nascondono al caldo nei postriboli, spesso a fianco delle prostitute classiche. “Dentro i bordelli di solito c’è solamente una transessuale, che si amministra da sola”, spiega Gille, fondatore del sito di prostituzione Sex4u.ch. “Se un cliente crea problemi, la trans va fuori e consuma all’esterno del locale la prestazione”. E’ sempre la transessuale che apre la porta, perché chi viene per lei è un cliente molto meno imbarazzato e difficile. “Sono spesso le trans a fare i migliori affari in un postribolo”. Come legge del contrappasso, sono però costrette a passare da un salone erotico all’altro perché la clientela è più ristretta. “Per tenere il ritmo, prendono spesso il Viagra o il Cialis. E’ proprio uno sport”.

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CHI SONO I CLIENTI – Tramite la prostituzione una minoranza delle transessuali cerca i mezzi finanziari per permettersi l’operazione che cambierà loro il sesso. “Una volta diventata completamente donne, però, devono fermare la loro professione perché i clienti non le vogliono più”, spiega Paul, gestore del sito Trans-escor.ch. Ma l’80% delle trans sono contente del loro corpo diviso a metà. Che tipo di persone attraggono? “ I loro clienti sono soventi eterosessuali che hanno idealizzato eroticamente la figura di una madre potente. Cercano una relazione con una femmina che li possa dominare rassicurandoli sulla loro eterosessualità”, spiega il sessuologo losannese Mabrouk Mehrez. “Ci sono clienti che pagano tanto le belle prostitute quanto le trans”, conferma Paul, anch’ egli un grande apprezzato del sesso con loro. “C’è in loro il desiderio di provare tutto”, e secondo Paul ci sono sempre più uomini desiderosi di sperimentare questo tipo di sessualità. “ La domanda è in crescita, il tabù cade”. Se sarà così, Paula e Catarina potranno presto tornare al caldo del loro Brasile.

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CARLA E IL SESSO DIFFERENTE – Carla, una sesta di reggiseno e 20 centimetri di sesso differente. Così recita la didascalia della foto di questa transessuale rumane che vive a Martigny, nel Vallese. Paga una cameretta 1500 franchi al mese, e prima di entrare sulla porta si possono conoscere le sue dimensioni. “Sono una donna differente, col pisello”, dice la trans rumena toccandosi il foulard che le nasconde il pomo d’Adamo. Le sue forme voluttuose e i suoi capelli biondi attirano da uno a dieci clienti al giorno. Hanno un’età tra i 18 e gli 80 anni e possono essere tanto operai quanto banchieri. Molti sono sudamericani. “Per loro, superare un tabù giudeocristiano aumenta l’eccitazione. Tutti sono eterosessuali. Un terzo di loro non mi tocca neanche. Un altro terzo si accontenta delle carezze, mentre l’altra parte vuole avere un’esperienza completa. Una volta, ho incrociato uno dei miei clienti abituali in un centro commerciale. Teneva per mano la figlia e la moglie”. Le chiamate sono continue, e Carla indica ad alcuni clienti di incontrarsi in un’altra camera che affitta in un paese poco lontano. “Martigny è un posto piccolo, non è molto discreto”. Per la trans rumena la prostituzione non è che un capitolo della sua vita, aperto solo due anni fa. “Prima ho lavorato nel mondo della notte, poi nella musica e nella vendita delle case. Lo faccio per soldi”. In ufficio setti giorni su setti, due mesi su tre, chiede per prestazione 150 franchi, sempre col preservativo. Carla non dice quanto guadagna, anche se rimarca come il suo introito superi quello di una cassiera al supermercato. Per prendersi questi soldi ha dovuto emigrare, perché nella sua natale Transilvania non avrebbe mai potuto prostituirsi.

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VIVERE PER IL PIACERE DELLE TRANS Paul è uno svizzero di 37 anni, sposato con figli. Fino ad un anno fa lavorava in banca. Ma la passione per i transessuali ha cambiato la sua vita. Lo stesso Paul si defnisce come un uomo che ama altri uomini che sembrano donne, a parte un dettaglio. L’ex bancario non nasconde la sua preferenza per le trans. Suo padre ne è a conoscenza, “anche se non fa certo i salti di gioia per questo”. Sua madre e i suoi figli no. Sua moglie l’ha saputo quattro anni fa. “Ho perso il suo rispetto. Non sono più l’uomo che voleva”. Ma la vita continua. Un’esistenza cambiata dalla visione di un film porno nel 1996. C’erano trans, e si era eccitato, incuriosito. “A differenza di tanti altri non sentivo alcuna colpa”. Fare sesso con loro diventa un’ossessione. Si concretizza qualche mese dopo, per 200 franchi svizzeri in un appartamento zurighese. Ma la prima trans piace poco a Paul. “Spesso si incontrano trans che sono muscolose, alte, molto possenti. A me piacciono quelle molto più femminili.” La seconda esperienza con un’asiatica è molto più soddisfacente, prima da attivo e poi da passivo. “Era un sogno, me ne sono quasi innamorato”. Nei cinque anni successivi va con una trans almeno una volta al mese. “Costava molto caro però, e trovarne di belle e attraenti era sempre più difficile”. Oggi il quasi quarantenne Paul si fa un viaggio ogni tanto in Asia, dove fa sesso con le trans o anche con le prostitute femmine. Il suo orientameno sessuale? “Sono solo me stesso”, dice citando molti studi psicologici sull’argomento. “Non credo nelle categorie alle quale siamo associati dalla società”. Il suo piacere è ora diventato il suo lavoro, perché gestisce il sito Trans-escort.ch, l’unica agenzia di trans in Svizzera romanda.

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08 aprile 2011

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/120719/un-piacere-chiamato-trans/2/

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INCHIESTA ITALIANA

La tratta delle transessuali business da 20 milioni al mese

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/04/sadomaso1.jpg?w=300

Si comincia con le promesse nel paese d’origine e con un biglietto aereo pagato. La piazzola dove lavorare si vende a caro prezzo: da 4mila a 10mila euro. E poi sulla strada ad estinguere il debito

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di Vladimiro Polchi

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ROMA – Leila oggi è libera. Vive alle porte di Torino, col suo fidanzato. Fa la parrucchiera. Leila è una trans di nazionalità brasiliana. A Recife lavorava in un salone di bellezza. Il suo sogno? La riattribuizione chirurgica di sesso: “Volevo diventare donna”. Per questo nel 2006 è venuta in Italia. A Torino si è prostituita per anni su strada. A sfruttarla la sua “cafetina”: un’altra trans brasiliana, che le ha prestato i soldi per il viaggio in Italia e per i primi interventi estetici, ma soprattutto le ha “venduto” per 6mila euro la piazzola dove prostituirsi. “Ero in suo potere e non riuscivo a estinguere il mio debito”. Leila alla fine ha trovato la forza di denunciare e di uscire dal giro. Oggi è salva: ha un permesso di soggiorno in regola ed è in lista d’attesa per l’operazione chirurgica. La sua è una storia di sfruttamento e di violenza: è la tratta delle trans, un fenomeno poco conosciuto, che assicura un business fiorente alle “cafetinas” di casa nostra. Ma come si entra nel giro? Quanto è difficile uscirne? E chi ci guadagna davvero?

La “pappone”
Oggi in Italia i transessuali sono 40mila e circa 10mila vivono prostituendosi: di questi, il 60% è di origine sudamericana (nell’ordine vengono da Brasile, Colombia, Perù, Argentina ed Ecuador), il 30% italiana e il 10% asiatica (dati dell’associazione Free Woman). Il giro d’affari della prostituzione transessuale supera in Italia i 20 milioni di euro al mese. Gran parte di loro è vittima di sfruttamento. A inchiodarle è la catena del debito, contratto già nel Paese d’origine. Nella prostituzione delle trans straniere, infatti, tutto ha un costo: dal viaggio in Italia, alla piazzola sul marciapiede; dagli interventi chirurgici, al trasporto sul posto di lavoro. La tratta delle trans – soprattutto brasiliane – ricalca quella delle ragazze nigeriane. Se queste ultime sono in mano alle maman, ex prostitute diventate sfruttatrici, le trans brasiliane dipendono in tutto e per tutto dalle cafetinas: trans più anziane, che lucrano sul lavoro delle loro “figliole”. Come? Strozzandole con i debiti.
“Tutto ha origine nel Paese d’origine – spiega Francesca Rufino, psicologa dell’associazione “Libellula” – dove le trans vengono contattate anche attraverso apposite chat dedicate. Le cafetinas raccontano loro dell’incredibile generosità dei clienti italiani, della chirurgia estetica a basso costo, della possibilità di sfondare nel mondo dello spettacolo. Sono delle sirene, alle quali è difficile resistere, anche perché si rivolgono a trans che vivono spesso in una situazione di degrado e povertà e che sono alle primissime fasi di trasformazione del loro corpo. Così molte si convincono e partono per l’Italia”. Da quel momento comincia la catena dello sfruttamento. La trans infatti contrae con la sua cafetina un debito, che difficilmente riuscirà a saldare. Il primo prestito è per pagarsi il viaggio: “Al costo del biglietto aereo, intorno ai 1.200 euro – racconta la Rufino – si aggiunge il compenso per il “traghettatore”: 500 euro. Sarà lui ad accogliere la trans all’aeroporto d’arrivo, solitamente in un Paese del Nord o Est Europa, e a portarla in Italia clandestinamente. Qui la trans viene presa in consegna dalla cafetina, che le vende la piazzola dove lavorare. Il costo? Circa 4mila euro, che possono arrivare a 10mila se la cafetina a sua volta deve comprare la piazzola da un’altra sfruttatrice”. Non è tutto. Le spese infatti non si fermano qui: un posto letto, in un appartamento con altre trans, costa mediamente 300 euro a settimana; altre 100 euro a settimana se ne vanno per il vitto e 40 euro al giorno servono a pagare il passaggio da casa al marciapiede.
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La chirurgia fai da te
Poi ci sono le spese per silicone e interventi estetici. “Per fianchi, glutei e seno – spiega la Rufino – si ricorre alla chirurgia clandestina delle “bombadeira” o si va in Ecuador, dove i prezzi sono molto bassi”. Spesa media per un intervento al seno? 3.500 euro. E chi intende fare l’operazione chirurgica di cambio del sesso, la rinvia, “visto che questa comporta l’espulsione automatica dal mercato della prostituzione”. Quella della chirurgia fai da te è una pratica non priva di rischi. “Le “bombadeira” – racconta Mirella Izzo, trasgender non operata e presidente dell’associazione Crisalide Pangender – sono transessuali che ti iniettano, a basso costo, il silicone liquido nei fianchi e nei glutei, in modo da avere dei sederi super-femminili. Ma questi interventi sono estremamente pericolosi. Il silicone liquido col tempo, infatti, tende a scendere. Io stessa ho conosciuto una transessuale brasiliana disperata: il silicone le era calato fin nei piedi, gonfiandoli, ed era impossibile da rimuovere, perché ormai troppo infiltrato nei tessuti”.
Insomma, coi prestiti per viaggio, piazzola e chirurgia, le sfruttatrici tengono in pugno le loro “figliole”. “Le trans – conferma la Rufino – contraggono un debito con le cafetinas, che riusciranno ad estinguere solo con 2/3 anni di lavoro”. Ma cosa succede a chi non riesce più a pagare? Spesso viene minacciata di tagli al volto e di ritorsioni sui familiari rimasti in Brasile. Non solo. C’è anche la beffa finale. Una volta estinto il debito, la trans deve alla sua sfruttatrice un regalo finale: solitamente un gioiello o un orologio di valore.
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Gli arresti
Le frequenti notizie di cronaca confermano questo meccanismo. A Roma, nel luglio del 2008, i carabinieri hanno sgominato un’organizzazione di transessuali che sfruttavano proprie connazionali fatte arrivare dalle favelas del Brasile. Le prostitute pagavano alle cafetinas tutto: dal marciapiede dove lavorare, al Viagra; dagli anabolizzanti, al posto letto. A Piacenza, nel luglio scorso, la polizia municipale ha arrestato Costa Wagner, trans brasiliana 45enne: era lei che selezionava e gestiva le varie trans (dieci, tutte in Italia clandestinamente), obbligandole a versare, oltre a una cifra iniziale, una somma mensile, compresa tra 500 e mille euro. E ancora: a Roma, il 26 agosto scorso, una transessuale brasiliana di 19 anni è stata arrestata dai carabinieri per riduzione in schiavitù. Vittima della 19enne, un’altra brasiliana di 34 anni, che ha trovato il coraggio di denunciare la sua aguzzina. La trans era stata adescata su internet. Giunta a Roma, la 34enne è stata costretta a prostituirsi e a dare buona parte dei suoi guadagni alla sfruttatrice.

Non è tutto. A legare trans e cafetinas non sono solo i debiti. “In alcune grandi città, a partire da Roma – spiega Mirella Izzo – c’è una clientela ricca, fatta di politici e imprenditori, che oltre alla prestazione sessuale, chiede anche la cocaina. Questo fa sì che molte trans entrino facilmente anche nel meccanismo dello spaccio, dal quale difficilmente usciranno”. Sia ben chiaro. Il mondo trans non va confuso con quello della prostituzione. A vendersi è infatti una netta minoranza dei tanti transessuali che vivono e lavorano – non senza difficoltà – in Italia. E anche tra chi si prostituisce, le differenze non mancano. “Le transessuali italiane che si prostituiscono – chiarisce Giò Sensation, ex trans abruzzese, che ha fatto la riattribuzione chirurgica di sesso – non sono vittima di sfruttamento. Sono state spinte sul marciapiede, non tanto da una scelta libera, quanto dalla difficoltà di trovare un qualunque posto di lavoro normale, ma non hanno pappone. La maggioranza delle prostitute transessuali – aggiunge Giò, che in Abruzzo organizza il concorso Miss Italia Trans – vengono però dal Sud America e loro sì che sono in mano alle loro padrone”.

Ma come si esce dal circuito dello sfruttamento? Esiste una tutela legale per chi trova il coraggio di fare una scelta di vita diversa? “Molte transessuali non sono pienamente consapevoli di essere vittime di tratta, non si sentono schiave – sostiene Vincenzo Castelli, presidente dell’associazione “On the road” – e oltretutto per chi vuole uscire dal giro è difficile trovare una rete di sostegno sociale. Questo spiega la difficoltà di denunciare i propri sfruttatori e di ricorrere all’articolo 18″. L’articolo 18 è quello del Testo unico sull’immigrazione: concede un permesso di soggiorno per protezione sociale a chi denuncia di essere vittima di sfruttamento e fa i nomi dei suoi aguzzini. Ma poche trans vi ricorrono: sugli oltre 13.500 permessi di soggiorno rilasciati per motivi di protezione sociale tra marzo 2000 e maggio 2007, sono solo 270 le transessuali vittime di sfruttamento che hanno ottenuto i benefici previsti dall’articolo 18. Ma qualcosa sta cambiando. “È vero che lo sfruttamento spesso non è esplicito – conferma Porpora Marcasciano, sociologa e vicepresidente del “Movimento identità transessuale” (Mit) – ma sembra piuttosto un favore: ti pago il viaggio, ti trovo un posto e tu mi fai un regalo. Ma la recente crisi della prostituzione di strada e la conseguente difficoltà di pagare i debiti sta portando molte trans a denunciare i loro aguzzini”. Non mancano però gli ostacoli. “Ad oggi in Italia – fa sapere la Marcasciano – c’è solo una piccola casa d’accoglienza per trans, gestita a Roma dall’associazione Ora d’aria. Un’altra struttura verrà aperta a breve a Bologna dal Mit, insieme ad alcuni enti locali, con sette posti letto, per chi denuncia gli sfruttatori e ricorre all’articolo 18. Ma per fortuna le trans possono trovare accoglienza anche nelle case gestite dal gruppo Abele e dal Ceis di Lucca. Per il resto, manca ancora in Italia una vera rete di accoglienza per le prostitute transessuali”.
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La casa d’accoglienza
Carmen Bertolazzi è la presidente dell’associazione Ora d’aria. È lei a gestire, a Roma, l’unica casa d’accoglienza per trans aperta oggi in Italia. “Originariamente – ricorda – ospitavamo solo le donne vittime di tratta. Poi, tre anni fa, la questura di Roma ci chiese di dedicare la casa d’accoglienza alle transessuali, perché non sapeva a chi rivolgersi nel caso di trans che decidevano di denunciare le loro sfruttatrici”. Nel corso degli anni l’associazione si è presa cura di circa 25 persone: tutte brasiliane, tranne una argentina. Oggi a essere seguite sono in nove, tra transessuali e omosessuali: “Ospitiamo infatti anche omosessuali particolarmente femminili nell’aspetto – spiega Bertolazzi – che sono stati costretti a travestirsi e a prostituirsi”. Le storie che si incontrano nella casa d’accoglienza sono le più diverse e drammatiche. “Alcune sono vittime di feroci violenze fisiche e psicologiche da parte delle loro sfruttatrici; altre sono state implicate nel mercato nero dello spaccio di ormoni o degli stupefacenti, che servono tanto a loro per tenersi sveglie e lavorare, che ai loro clienti”. Le trans ospitate nella casa d’accoglienza ricorrono all’articolo 18 della legge sull’immigrazione, ma non manca chi negli anni passati ha chiesto lo status di rifugiata, perché oggetto di violenze nel Paese d’origine. “Nel nostro progetto – racconta Bertolazzi – offriamo anche la possibilità dell’operazione chirurgica di cambio del sesso, in una struttura pubblica della città. Operazione riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale. Ma sia ben chiaro – aggiunge – alcune delle ragazze che ospitiamo non desiderano operarsi, ma preferiscono rimanere con gli organi genitali maschili. Scelta, questa, che va naturalmente rispettata, senza ingerenze da parte di nessuno”.
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Fonte:http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/10/news/la_tratta_delle_transessuali_business_da_20_milioni_al_mese-6925727/

Pubblicato da Vanessa Mazza Transessuali, transgender, glbt

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http://www.vanessamazza.org

SALUTE – “Ehi nonna, vai su Facebook: aiuta la memoria!”

“Ehi nonna, vai su Facebook: aiuta la memoria!”

https://i0.wp.com/www.giornalettismo.com/r/350xc/2011/04/270px-Nonna_computer.jpg

Nuovi studi dimostrerebbero che il social network è come il fosforo

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Acciacchi dell’età: cala la vista e, anche senza nessun disturbo clinico, la memoria cala. Tutto normale, tutto fisiologico. Come intervenire? Una ricerca dimostrerebbe che l’uso intensivo di Facebook aiuta i più anziani a ricordarsi il nome dei nipoti – così che non lo confondano con quello dei figli – e tante altre piccole cose importanti che a volte sfuggono. Sarà per questo che oltre un milione e mezzo di utenti over 65 ormai sono stabilmente connessi alla rete creata da Mark Zuckerberg.

NONNO FACEBOOKLo studio è tutto italiano, e arriva dall’associazione italiana di psicogeriatria.

I social network spopolano anche tra gli over 65: circa un milione e mezzo di anziani usa facebook per tenersi in contatto con parenti e amici e, grazie agli stimoli della rete, hanno meno disturbi di memoria e mantengono il cervello giovane piu’ a lungo. E’ quanto emerge da uno studio presentato al congresso dell’Associazione italiana di psicogeriatria (Aip) a Gardone Riviera. Ma non e’ solo facebook ad attirare gli utenti dai capelli bianchi, ma tutto il mondo di internet. Agli amanti di facebook si aggiunge infatti un altro milione di ‘nonni internauti’, che si tengono in contatto con parenti e amici attraverso Skype o guardano i video dei nipotini lontani su YouTube. Il tutto con effetti positivi sulla salute. Uno studio condotto in due residenze sanitarie assistite italiane, in provincia di Cremona e di Brescia, ha dimostrato che collegarsi quotidianamente a Facebook per un’ora ha un effetto benefico sulla memoria, la conserva attiva perche’ stimolata e migliora l’umore dei navigatori della rete dai capelli bianchi. ‘Negli ultimi anni il numero di anziani che si sono avvicinati al web e’ cresciuto dell’80% – spiega Marco Trabucchi, presidente Aip – Basti pensare che gli iscritti over 65 a Facebook o MySpace sono circa l’8% del totale. Generalmente hanno un livello di istruzione piu’ elevato e in 4 casi su 10 si sono fatti insegnare i segreti della rete dai nipoti, rinsaldando cosi’ i rapporti’.

Insomma, per tutti i nipoti che cercano un regalo originale per i nonni, può essere una buona idea aprire una pagina facebook personale e insegnare all’anziano parente come usarla. Pensiamoci.

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09 aprile 2011

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/120891/ehi-nonna-vai-su-facebook-aiuta-la-memoria/

ROMA – In corteo per un futuro migliore i precari cacciano i black bloc / VIDEO

Roma, corteo dei precari

Da: | Creato il: 09/apr/2011

Stanno sottraendoci i diritti e la possibilità stessa di campare decentemente.
Bisogna ribellarsi, con forza, senza mediazioni

AL VIA ALLE 15 LA MANIFESTAZIONE DA PIAZZA ESEDRA FINO AL COLOSSEO

In corteo per un futuro migliore
i precari cacciano i black bloc

Lancio di vernice blu contro una banca a Roma. I partecipanti al corteo allontanano gli incappucciati. Pacifica protesta di studenti, disoccupati, free lance

Corteo pacifico: migliaia di giovani studenti, precari, ricercatori, disoccupati hanno preso parte al corteo a Roma; cacciati i black bloc che avevano lanciato vernice (foto Infophoto)

Corteo pacifico: migliaia di giovani studenti, precari, ricercatori, disoccupati hanno preso parte al corteo a Roma; cacciati i black bloc che avevano lanciato vernice (foto Infophoto)

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Lancio di vernice contro una banca in via Statuto (De Leo)
Lancio di vernice contro una banca in via Statuto (De Leo)

ROMA – Un gruppo di giovani mascherati da black bloc, con caschi neri e cappucci ha lanciato vernice blu contro le vetrine della banca Unicredit in via Statuto: è il primo tentativo di trasformare in qualcosa di diverso il corteo pacifico dei precari a Roma. Ma studenti, disoccupati, free lance, ricceratori non ci stanno: in molti sono intervenuti per allontanare, cacciandoli dal corteo, i presunti black bloc.
Questa volta i «bamboccioni» fanno sul serio. Gli eterni giovani, senza diritti né certezze lavorative, sono scesi in piazza per lanciare alla politica un messaggio forte e chiaro: «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta». È questo lo slogan – e il nome del comitato promotore – della manifestazione che sabato pomeriggio mobilita l’Italia intera.

VESTITI DA VECCHI – Il corteo dei precari, dei disoccupati, il popolo delle partite Iva, gli studenti, gli stagisti, i ricercatori, i free lance ha cominciato a sfilare per le strade di Roma intorno alle 15.30, mentre manifestazioni iniziavano in un’altra trentina di città italiane (e non solo). Obiettivo: riprendersi il presente, ancor prima del futuro, ed il Paese, partendo dal lavoro.
«Quando saremo assunti saremo dei vecchi»: alcune decine di giovani si sono presentati al corteo contro il precariato, travestiti da anziani. Sono i vincitori di concorso pubblico che non sono stati assunti dalla pubblica amministrazione: i posti di lavoro che dovrebbero spettare loro sono al Miur, Inail, Inps, Istituto per il commercio estero e ministeri della Difesa e dell’Interno.

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Il corteo dei precari Il corteo dei precari Il corteo dei precari Il corteo dei precari

Il corteo dei precari Il corteo dei precari Il corteo dei precari Il corteo dei precari

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DISOCCUPAZIONE FUORI CONTROLLO – Davanti a Santa Maria Maggiore la prima di una

Un cartello dei precari a Roma (Agfroma)
Un cartello dei precari a Roma (Agfroma)

serie di performance: i precari piantano le loro tende canadesi sotto la basilica e stendono fili con mutande e calze, per protestare contro la mancanza di abitazioni popolari o a canoni accessibili. I precari stimano in 400 milioni di euro il volume degli affitti in nero nella Capitale. Ma non è soltanto un problema di casa, che è solo una conseguenza della mancanza di redditi dignitosi. «Sono in piazza per mio figlio Andrea, giovane fisico in fuga e per tutti i giovani d’Italia» recita il cartello portato da una donna scesa in piazza.

La donna con il cartello sul figlio «cervello in fuga» (foto Infophoto)
La donna con il cartello sul figlio «cervello in fuga» (foto Infophoto)

LAUREATO IN FUGA – «Mio figlio è un laureato 3+2 con 110 e lode e una tesi in neuroscienza – sintetizza la donna – È dovuto emigrare a Londra per un dottorato per il quale viene pagato 1.500 euro». E sono «oltre 2 milione i Neet in Italia, ovvero i giovani che non studiano non lavorano e non si formano; sfiora il 30% la disoccupazione giovanile», sottolinea Salvo Barrano, archeologo free lance tra i 14 promotori della manifestazione. Tra loro anche Ilaria Lani, responsabile Politiche giovanili della Cgil: «Siamo in una condizione di stabile precarietà» che coinvolge già «due generazioni di lavoratori segnati da contratti a termine, senza diritti e con retribuzioni da fame. Servono risposte adesso».

SACCONI: SONO IN POCHI – Dalla Romagna dov’è in visita ai candidati sindaci del centrodestra a Gatteo e a Cesenatico, il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi, minimizza la portata delle manifestazioni a Roma e nelle altre città: «Mi sembra un ritrovo sostenuto solo da alcune associazioni». «Non sono i precari, sono alcune associazioni – osserva il ministro -. Anzi, la Cgil è l’unica organizzazione che appoggia le manifestazioni. Non la Cisl e la Uil».

Il finto senatore che distribuisce pane ai precari (De Leo)
Il finto senatore che distribuisce pane ai precari (De Leo)

CAMUSSO A ROMA – A Roma, dove si svolge l’evento principale con una street parade rumorosa e colorata, è previsto al Colosseo anche un palco per musica e interventi: previsto quello del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che già con un videomessaggio era scesa in campo con i giovani, e che ha aperto il corteo marciando in testa ai ragazzi che reggevano lo striscione «Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta», slogan della protesta.
«Ma vogliamo essere anche ironici e dissacranti: siamo tutti giovani, studenti, precari, non precari e cittadini. L’unica cosa che non vogliamo sono le bandiere di partito» spiega Luca De Zolt, organizzatore dell’evento romano. E a dimostrarlo, davanti all’anfiteatro Flavio c’è un finto senatore sui trampoli, che distribuisce pane ai precari. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è giunto fin qui dopo aver attraversato l’Esquilino. «Abbiamo scelto un percorso nuovo – aggiunge De Zolt – che passa attraverso il quartiere Esquilino, perché tutta la città ci possa vedere e partecipare». Al Colosseo sarà allestito

VIP E POLITICA– L’iniziativa è nata sul web, grazie al passa parola tra la «generazione precaria». Ha coinvolto anche personaggi famosi: Ascanio Celestini, Dario Vergassola, Dario Fo, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Subsonica e tutto il cast de’l film Boris che sfilerà a Roma. In piazza ci saranno anche i precari dell’Ispra (i primi a salire sul tetto per evitare il licenziamento), il comitato «Se non ora quando» (protagonista delle manifestazioni da un milione di persone del 13 febbraio scorso per rivendicare la dignità delle donne) ed il fronte dell’opposizione: Pd, Idv, Verdi, Pdci-Federazione della sinistra. Tra i politici in prima fila, Nichi Vendola.

La testa del corteo dei precari sabato a Roma (foto De Leo)
La testa del corteo dei precari sabato a Roma (foto De Leo)

BAGNASCO: PRECARI SENZA FUTURO– Al fianco dei giovani, senza se e senza ma, si schiera la Cei: «Il precariato lavorativo sia solo una fase transitoria», ammonisce il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, per aprire le porte ad un lavoro «a tempo indeterminato» e «dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita».

«BERLUSCONI SI FACCIA DA PARTE» – I precari accusano il governo «che ha deciso di sacrificare una o più generazioni sull’altare degli interessi di qualcuno, della rendita e della speculazione». E chiedono al premier Silvio Berlusconi di «farsi da parte»: «Non ha affrontato la crisi – dicono – ci ha umiliati e trascinati in un baratro di povertà e disoccupazione». I precari, chiedono un Paese diverso che «permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare» e che, quindi, «investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni, invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale».

Lo «speech corner» a Porta Portese per i precari (Omniroma)
Lo «speech corner» a Porta Portese per i precari (Omniroma)

MELONI: SERVE PIU’ CORAGGIO – «Dite che è giunto il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per questo scendete in piazza il 9 aprile. Sono d’accordo» scrive Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, in una lettera aperta ai precari. «Ma dopo aver letto il vostro manifesto, ho qualche timore – aggiunge -. Non possiamo scendere in piazza per difendere non i nostri diritti, ma quelli della generazione precedente che ce li ha scippati. Proprio come pochi mesi fa quando gli studenti hanno manifestato in difesa dei privilegi dei baroni. È inutile rimpiangere un sistema che non ci possiamo più permettere, ma è possibile impegnarsi per costruirne un nuovo. La battaglia sarà dura. Io sono vostra disposizione per affrontare insieme il programma di un’agenda concreta» conclude Meloni.

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Carlotta De Leo
09 aprile 2011

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/11_aprile_9/corteo-precari-deleo-190404238841.shtml

TERREMOTO – Misteriosa luce filmata in Giappone / VIDEO: Mysterious light in Earthquake and power outage

Mysterious light in Earthquake and power outage

Da: | Creato il: 07/apr/2011

Mysterious light in April 8, 2011 earthquake in Japan, Miyagi.

Misteriosa luce filmata in Giappone

Una sfera luminosa è stata ripresa durante l’ultimo terremoto in Giappone. Nessuno riesce, al momento, a darne una spiegazione scientifica

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di Lucia Picardo

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Una  misteriosa luce è stata filmata durante un nuovo terremoto che ha colpito il Giappone. Il sisma, d’intensità 7.4, ha fatto temere in un nuovo tsunami. Ha provocato la morte di 3 uomini e 140 feriti.

Il nostro pensiero non può, però, non andare a quel terribile 11 marzo. Ancora ora, i danni provocati non sono tuttora quantificabili. Ad oggi si contano tra morti e dispersi più di 27.000 persone.

La preoccupazione maggiore resta comunque una crisi nucleare. Ma il recente terremoto non ha determinato un aggravamento della situazione già precaria. Sono state però rilevate delle perdite d’acqua nella centrale nucleare di Onagawa. Acqua, ovviamente, radioattiva. Ma il problema di una possibile diffusione di radiazioni resta comunque legato all’impianto di Fukushima.

Durante l’ultimo terremoto è stata ripresa una inspiegabile sfera luminosa. Sia gli esperti che semplici curiosi si interrogano per venirne a capo.

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fonte:  http://www.universy.it/2011/04/misteriosa-luce-filmata-in-giappone/

RUBYGATE, ESCLUSIVO L’ESPRESSO – Pronto, c’è lo zio Silvio?

Esclusivo l’Espresso

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Pronto, c’è lo zio Silvio?

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Le 23 chiamate di Karima a Berlusconi. E il metodo con cui riuscivano a parlare in tranquillità. Nelle carte dei pm il rapporto tra la ragazza e il premier fino a gennaio scorso

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di Gianfrancesco Turano

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“Tu secondo me non ne esci male perché insomma, è più problematica la posizione dello zio. Lo zio col quale io spero di poter parlare al più presto per poter fare un attimino il punto della situazione”. “Con chi?”. “Con lo zio Silvio”. “Sì?”. “Per forza. Bisogna informarlo, Ruby”. “Ma s’incazzerà, vero?”.

Questo dialogo telefonico, datato 7 ottobre, è fra l’avvocato Luca Giuliante, tesoriere del Pdl milanese, e la sua patrocinata Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, parte lesa nel processo per prostituzione minorile e concussione in cui è imputato Silvio Berlusconi, zio di Karima quanto lo è Hosni Mubarak. La “nipotina” può certamente vantare un rapporto particolarmente affettuoso con lo “zio” presidente del Consiglio.

I brogliacci del Rubygate segnalano 16 chiamate dal cellulare di Karima verso la residenza di Arcore e verso Palazzo Grazioli a Roma nelle due settimane fra il 13 e il 27 settembre. E’ una cadenza da stalking, con orari che vanno dalle 10 di mattina fino all’una di notte passata. I centralinisti la mettono in attesa. Lo zio Silvio non risponde mai. Ma Ruby lascia il messaggio. Sa che verrà richiamata. Lei stessa spiega come. “Io quando devo chiamare a lui, lui mi chiama a me, perché non posso chiamarlo. C’ha il suo numero privato e mi chiama lui”.

Sotto il bombardamento di Karima (23 telefonate in totale alle residenze fino al 12 gennaio 2011) la segretaria di palazzo Grazioli a un certo punto perde la pazienza: “Guarda che se vuoi, vado di là, è in riunione con altre persone, prendo la parola e dico: presidente, quando chiama Ruby?”.

Lei non demorde e lo bersaglia anche alla vigilia del voto di fiducia alla Camera, il 13 dicembre. Prima o poi, il presidente si farà vivo, anche se non c’è traccia delle sue telefonate nelle carte del processo partito mercoledì 6 aprile. I magistrati le hanno eliminate tutte, a differenza di quanto accaduto con i dialoghi fra il premier e Nicole Minetti, Maria Ester Polanco e Raissa Skorkina.

SETTE VOLTE AL DI’

Nei giorni di punta, come il 13 e il 14 settembre, quando Ruby chiama sette volte Arcore e Palazzo Grazioli, le telefonate sono intervallate da contatti con il ragionier Giuseppe Spinelli, l’ufficiale pagatore delle Papi girls con ufficio a Milano2, e alla famiglia El Mahroug, residente in Sicilia. Karima avvisa che sta per mandare bonifici sul conto dei genitori. Il padre Mohammed le chiede se ha preso lo stipendio. L’altro giorno di fuoco è il 22 settembre, quando in teoria la minorenne marocchina sarebbe affidata alla comunità Sant’Ilario di Genova e non, com’è in realtà, al manager di spettacolini porno-soft Luca Risso.

Ruby parte per Milano dove ha appuntamento con Spinelli. Karima chiama villa San Martino, subito prima e subito dopo l’incontro con il ragioniere della Fininvest che le ha consegnato lo “stipendio”. Qualche ora dopo, rientrata a Genova, la ragazza viene fermata dalla polizia stradale e trovata con 5.070 euro in borsa. Anche in quel caso, Ruby telefona subito a Berlusconi, che già era intervenuto dopo l’arresto per furto della giovane a Milano il 27 maggio sia di persona sia spedendo Minetti a recuperare Ruby in questura.

Ma a settembre il premier è molto più prudente. Sa dell’inchiesta. Sa degli interrogatori resi da Ruby almeno dal primo agosto, quando Nicole Minetti racconta a Berlusconi che la ragazza è stata sentita dal sostituto procuratore Pietro Forno. La fonte della Minetti è Giuliante che in quel momento non ha alcun titolo formale per occuparsi della signorina El Mahroug. Il tesoriere del Pdl diventerà il legale di Ruby soltanto il 5 agosto e abbandonerà l’incarico il 29 ottobre. A fine luglio, quando passa la soffiata alla Minetti, Giuliante è soltanto il difensore di Lele Mora, l’uomo che gestisce Karima fin dal suo arrivo a Milano nel gennaio 2010 e che rifornisce le serate bunga bunga di “roba sana”.

CON MARA E NICOLE

Anche i suoi dialoghi con Ruby saranno eliminati dal processo. Cliente e avvocato non possono essere intercettati. Quando la notizia del fermo di Ruby esce sui quotidiani genovesi è il 3 ottobre. Ruby propone di andarsene in Svizzera e chiede di non essere abbandonata. Aggiunge che è sceso in Sicilia il giudice Pietro Forno, che ha sentito sua madre dai carabinieri a Letojanni e che le ha fatto domande su Silvio e Mora. La ragazza si lamenta del fatto che dai centri sono scappati tanti minorenni e nessuno di loro è finito sui giornali. Giuliante dice: “Però Ruby, io te lo avevo detto dall’inizio che bisognava tenere bassa l’attenzione. E’ inevitabile ormai”.

E lei ribatte: “E’ inevitabile perché una volta che hanno l’evidenza. Non puoi negare davanti l’evidenza. C’avevano le foto con la Nicole Minetti, con la Mara Carfagna, io non potevo negare niente. Tu parla con Lele, parla con… con “Lui” direttamente. Vedete cosa potete fare, perché io veramente non so come uscirne fuori”.

I problemi di soldi della ragazza si aggravano con l’avvicinarsi del temporale giudiziario. Dopo la chiusura del canale Spinelli, la gestione economica di Ruby grava su Risso e, soprattutto, sul suo pigmalione Mora. Lele non è solo l’agente di quella che dovrebbe essere la sua vittima. Per certi aspetti, è il socio. Il 2 dicembre le dice che sta chiudendo un contratto con una tv francese dove prenderanno 10 mila euro a testa. Poi si impegna a parlare con Simona Ventura per piazzarla all'”Isola dei Famosi”. Una serata a Pistoia, un’altra in Veneto. Lele le cambia gli assegni e, dice Ruby, “tutto quello che ricevo durante le serate sono guadagni registrati sul nome di Lele Mora, non sul mio nome”.

Certo, non tutte le promesse di Lele vengono mantenute. Il Capodanno da 11 mila euro a San Vito di Cadore si fa con l’ex tronista Costantino Vitagliano, con lo stesso Lele, ma senza Ruby. Niccolò Ghedini dice no all’intervista da 5 mila euro su Domenica 5. E all'”Isola dei Famosi” ci va Raffaella Fico. Ma Karima non può protestare. La sua testimonianza al Rubygate sembra già scritta.

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08 aprile 2011

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pronto-ce-lo-zio-silvio/2148675

Egitto, guerriglia al Cairo: due morti. La polizia spara a piazza Tahrir / VIDEO: Youth Coalition in Egypt protest

Youth Coalition in Egypt protest

Da: | Creato il: 08/apr/2011

The Muslim Brotherhood has steered clear of recent demonstrations in Cairo’s Tahrir Square, but joined protesters on Friday, calling for the prosecution of former president Hosni Mubarak.

Islam Lotfy, who represents the brotherhood and the Youth Coalition, speaks to Al Jazeera from Cairo and explains why his organisation joined today’s gathering.

Egitto, guerriglia al Cairo: due morti
La polizia spara a piazza Tahrir

Bus dell’esercito in fiamme. Le forze armate accusano
per i disordini il capo del partito dell’ex rais Mubarak

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ROMA – Due persone sono morte al Cairo in Egitto per ferite da arma da fuoco dopo che l’esercito ha disperso la folla sulla piazza Tahrir la notte scorsa. Lo riferiscono fonti ospedaliere. Le due persone uccise erano tra le 15 ferite da colpi di armi da fuoco.

La notte scorsa, da piazza Tahrir è arrivato il rumore di spari. I manifestanti hanno dichiarato che l’esercito ha sparato colpi in aria. Non è chiaro se al momento degli spari ci fossero altre persone armate nelle piazza. Un portavoce dell’esercito, parlando con l’agenzia Reuters, ha negato precisando di aver sparato a salve e solo come un avvertimento ai manifestanti. In una dichiarazione precedente, l’esercito aveva detto che di aver dovuto «affrontare delle sommosse e quindi di aver dovuto attuare un coprifuoco» senza perdite umane.

Il consiglio supremo delle forze armate egiziano ha ordinato l’arresto di Ibrahim Kamal, esponente di spicco del Partito nazionale democratico dell’ex rais Hosni Muabarak, con l’accusa di avere incitato gli scontri violenti avvenuti questa notte in piazza Tahrir. Lo riferisce l’agenzia Mena. Mandati di cattura sono stati emessi anche nei confronti di alcuni componenti dello staff i Kamal, si legge nel comunicato numero 34 delle forze armate postato su Facebook, nel quale affermano che continueranno perseguire i fedelissimi del vecchio regime e del partito democratico nazionale dell’ex rais Hosni Mubarak. Le forze armate continueranno a lavorare per soddisfare le aspirazioni del popolo egiziano» sostiene il comunicato.

Un pullman per il trasporto di truppe è bruciato in piazza Tahrir, dopo una notte di battaglia fra manifestanti ed esercito. Ambulanze sono arrivate sulla piazza che è stata completamente sigillata dalle forze armate anche con filo spinato. L’esercito afferma che la situazione è sotto controllo. Secondo i manifestanti l’esercito ha cominciato a sparare per disperdere la folla che è rimasta sulla grande piazza simbolo della rivoluzione anti Mubarak anche dopo l’inizio del coprifuoco alle 2 del mattino ora locale, in seguito alla mega manifestazione di ieri nella quale è stato chiesto un processo rapido all’ex rais e alla sua famiglia.

Due mesi dopo la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak più di 100mila persone hanno manifestato ieri per chiedere che venga processato, criticando allo stesso tempo la leadership militare che guida il Paese. Sfidando le istruzioni dei propri superiori di non manifestare in uniforme, sette luogotenenti hanno preso la parola per chiedere «il giudizio dei corrotti» e una epurazione dell’esercito. A mezzanotte, gli ufficiali dissidenti erano ancora sul posto, riuniti in una tenda e protetti da manifestanti che dicevano di voler impedire loro di essere arrestati.

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Sabato 09 Aprile 2011 – 10:32    Ultimo aggiornamento: 12:18
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