SESSUALITA’ – Un piacere chiamato Trans / INCHIESTA ITALIANA – La tratta delle transessuali business da 20 milioni al mese

Un piacere chiamato Trans

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Nel sesso a pagamento chi offre il proprio corpo da donna e il proprio organo sessuale maschile ottiene sempre più clienti

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Da molto tempo le strade delle nostre periferie sono occupate da persone che vendono il proprio corpo per decine o centinaia di euro. Prostitute femmine, ma anche tante transessuali. Il quotidiano svizzero Le Matin svela chi sono le trans che si vendono sulle vie dellaRomandia e la natura dei loro clienti, tra i quali ci sono persone che hanno trasformato la loro vita per il piacere di fare sesso con le transessuali.

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IL PECCATO MORTALE – Ogni notte nel freddo losannese si scorgono gambe al vento, seni e glutei in esposizione agli sguardi dei passanti. Gli uomini, spesso al volante di macchine familiari, ci passano davanti prima di ripassare e andare più lontano. E’ un normale venerdì sera a Sébeillon. Si può trovare piacere, concupiscenza, disperazione e talvolta vergogna. La vergogna si trova per lo più nella zona dei Dock. Alcuni dei guidatori fanno finta di andarci per azzardo. Questa zona è chiamata da Catarina, una prostituta, la strada del peccato mortale. E’ dedicata alle transessuali, che come Catarina, hanno un corpo da donna e un sesso maschile. Questa sera sono solo due. Catarina spiega, mimando un rapporto orale, che i suoi clienti cercano qui quello che non trovano a casa, e rimarca come rimanga sempre offesa quando le parlano come a un uomo. Paula, l’altra trans nella via del peccato mortale sorridendo dice come “gli uomini vengono soprattutto per prenderlo”. Questa trans di 34 anni si prostituisce da quando ha 14 anni. Come il 90% delle sue colleghe attive in Svizzera romanda è brasiliana. Grazie alla sua minigonna, alla sua biancheria ultra sexy, al suo seno siliconato e al suo pene, lei riesce ad aiutare cinque fratelli e sei sorelle rimaste al suo Paese. Là, a Brasilia, lavorerà dentro un salone come parrucchiera, quando deciderà di tornare. Ma ci son ancora qualche centinaio di passanti da far godere per cento franchi tra lei e questa nuova vita. Forse anche più di qualche centinaia, perché da un po’ di tempo la prostituzione è meno redditizia, come spiega Anne Ansermet, direttrice dell’associazione Fiori del Pavè, dedita all’assistenza delle professioniste del sesso.

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LE TRANS REGINE DEL POSTRIBOLO Secondo gli ispettori della polizia di Losanna, che sono pressoché tutte le sera lungo la strada, il numero delle transessuali è in diminuzione. Quantomeno nella strade della capitale del Canton Vaud, dove se ne contano tra le tre e le dieci per sera. Alcune sono meno visibili perché si nascondono al caldo nei postriboli, spesso a fianco delle prostitute classiche. “Dentro i bordelli di solito c’è solamente una transessuale, che si amministra da sola”, spiega Gille, fondatore del sito di prostituzione Sex4u.ch. “Se un cliente crea problemi, la trans va fuori e consuma all’esterno del locale la prestazione”. E’ sempre la transessuale che apre la porta, perché chi viene per lei è un cliente molto meno imbarazzato e difficile. “Sono spesso le trans a fare i migliori affari in un postribolo”. Come legge del contrappasso, sono però costrette a passare da un salone erotico all’altro perché la clientela è più ristretta. “Per tenere il ritmo, prendono spesso il Viagra o il Cialis. E’ proprio uno sport”.

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CHI SONO I CLIENTI – Tramite la prostituzione una minoranza delle transessuali cerca i mezzi finanziari per permettersi l’operazione che cambierà loro il sesso. “Una volta diventata completamente donne, però, devono fermare la loro professione perché i clienti non le vogliono più”, spiega Paul, gestore del sito Trans-escor.ch. Ma l’80% delle trans sono contente del loro corpo diviso a metà. Che tipo di persone attraggono? “ I loro clienti sono soventi eterosessuali che hanno idealizzato eroticamente la figura di una madre potente. Cercano una relazione con una femmina che li possa dominare rassicurandoli sulla loro eterosessualità”, spiega il sessuologo losannese Mabrouk Mehrez. “Ci sono clienti che pagano tanto le belle prostitute quanto le trans”, conferma Paul, anch’ egli un grande apprezzato del sesso con loro. “C’è in loro il desiderio di provare tutto”, e secondo Paul ci sono sempre più uomini desiderosi di sperimentare questo tipo di sessualità. “ La domanda è in crescita, il tabù cade”. Se sarà così, Paula e Catarina potranno presto tornare al caldo del loro Brasile.

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CARLA E IL SESSO DIFFERENTE – Carla, una sesta di reggiseno e 20 centimetri di sesso differente. Così recita la didascalia della foto di questa transessuale rumane che vive a Martigny, nel Vallese. Paga una cameretta 1500 franchi al mese, e prima di entrare sulla porta si possono conoscere le sue dimensioni. “Sono una donna differente, col pisello”, dice la trans rumena toccandosi il foulard che le nasconde il pomo d’Adamo. Le sue forme voluttuose e i suoi capelli biondi attirano da uno a dieci clienti al giorno. Hanno un’età tra i 18 e gli 80 anni e possono essere tanto operai quanto banchieri. Molti sono sudamericani. “Per loro, superare un tabù giudeocristiano aumenta l’eccitazione. Tutti sono eterosessuali. Un terzo di loro non mi tocca neanche. Un altro terzo si accontenta delle carezze, mentre l’altra parte vuole avere un’esperienza completa. Una volta, ho incrociato uno dei miei clienti abituali in un centro commerciale. Teneva per mano la figlia e la moglie”. Le chiamate sono continue, e Carla indica ad alcuni clienti di incontrarsi in un’altra camera che affitta in un paese poco lontano. “Martigny è un posto piccolo, non è molto discreto”. Per la trans rumena la prostituzione non è che un capitolo della sua vita, aperto solo due anni fa. “Prima ho lavorato nel mondo della notte, poi nella musica e nella vendita delle case. Lo faccio per soldi”. In ufficio setti giorni su setti, due mesi su tre, chiede per prestazione 150 franchi, sempre col preservativo. Carla non dice quanto guadagna, anche se rimarca come il suo introito superi quello di una cassiera al supermercato. Per prendersi questi soldi ha dovuto emigrare, perché nella sua natale Transilvania non avrebbe mai potuto prostituirsi.

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VIVERE PER IL PIACERE DELLE TRANS Paul è uno svizzero di 37 anni, sposato con figli. Fino ad un anno fa lavorava in banca. Ma la passione per i transessuali ha cambiato la sua vita. Lo stesso Paul si defnisce come un uomo che ama altri uomini che sembrano donne, a parte un dettaglio. L’ex bancario non nasconde la sua preferenza per le trans. Suo padre ne è a conoscenza, “anche se non fa certo i salti di gioia per questo”. Sua madre e i suoi figli no. Sua moglie l’ha saputo quattro anni fa. “Ho perso il suo rispetto. Non sono più l’uomo che voleva”. Ma la vita continua. Un’esistenza cambiata dalla visione di un film porno nel 1996. C’erano trans, e si era eccitato, incuriosito. “A differenza di tanti altri non sentivo alcuna colpa”. Fare sesso con loro diventa un’ossessione. Si concretizza qualche mese dopo, per 200 franchi svizzeri in un appartamento zurighese. Ma la prima trans piace poco a Paul. “Spesso si incontrano trans che sono muscolose, alte, molto possenti. A me piacciono quelle molto più femminili.” La seconda esperienza con un’asiatica è molto più soddisfacente, prima da attivo e poi da passivo. “Era un sogno, me ne sono quasi innamorato”. Nei cinque anni successivi va con una trans almeno una volta al mese. “Costava molto caro però, e trovarne di belle e attraenti era sempre più difficile”. Oggi il quasi quarantenne Paul si fa un viaggio ogni tanto in Asia, dove fa sesso con le trans o anche con le prostitute femmine. Il suo orientameno sessuale? “Sono solo me stesso”, dice citando molti studi psicologici sull’argomento. “Non credo nelle categorie alle quale siamo associati dalla società”. Il suo piacere è ora diventato il suo lavoro, perché gestisce il sito Trans-escort.ch, l’unica agenzia di trans in Svizzera romanda.

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08 aprile 2011

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/120719/un-piacere-chiamato-trans/2/

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INCHIESTA ITALIANA

La tratta delle transessuali business da 20 milioni al mese

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/04/sadomaso1.jpg?w=300

Si comincia con le promesse nel paese d’origine e con un biglietto aereo pagato. La piazzola dove lavorare si vende a caro prezzo: da 4mila a 10mila euro. E poi sulla strada ad estinguere il debito

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di Vladimiro Polchi

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ROMA – Leila oggi è libera. Vive alle porte di Torino, col suo fidanzato. Fa la parrucchiera. Leila è una trans di nazionalità brasiliana. A Recife lavorava in un salone di bellezza. Il suo sogno? La riattribuizione chirurgica di sesso: “Volevo diventare donna”. Per questo nel 2006 è venuta in Italia. A Torino si è prostituita per anni su strada. A sfruttarla la sua “cafetina”: un’altra trans brasiliana, che le ha prestato i soldi per il viaggio in Italia e per i primi interventi estetici, ma soprattutto le ha “venduto” per 6mila euro la piazzola dove prostituirsi. “Ero in suo potere e non riuscivo a estinguere il mio debito”. Leila alla fine ha trovato la forza di denunciare e di uscire dal giro. Oggi è salva: ha un permesso di soggiorno in regola ed è in lista d’attesa per l’operazione chirurgica. La sua è una storia di sfruttamento e di violenza: è la tratta delle trans, un fenomeno poco conosciuto, che assicura un business fiorente alle “cafetinas” di casa nostra. Ma come si entra nel giro? Quanto è difficile uscirne? E chi ci guadagna davvero?

La “pappone”
Oggi in Italia i transessuali sono 40mila e circa 10mila vivono prostituendosi: di questi, il 60% è di origine sudamericana (nell’ordine vengono da Brasile, Colombia, Perù, Argentina ed Ecuador), il 30% italiana e il 10% asiatica (dati dell’associazione Free Woman). Il giro d’affari della prostituzione transessuale supera in Italia i 20 milioni di euro al mese. Gran parte di loro è vittima di sfruttamento. A inchiodarle è la catena del debito, contratto già nel Paese d’origine. Nella prostituzione delle trans straniere, infatti, tutto ha un costo: dal viaggio in Italia, alla piazzola sul marciapiede; dagli interventi chirurgici, al trasporto sul posto di lavoro. La tratta delle trans – soprattutto brasiliane – ricalca quella delle ragazze nigeriane. Se queste ultime sono in mano alle maman, ex prostitute diventate sfruttatrici, le trans brasiliane dipendono in tutto e per tutto dalle cafetinas: trans più anziane, che lucrano sul lavoro delle loro “figliole”. Come? Strozzandole con i debiti.
“Tutto ha origine nel Paese d’origine – spiega Francesca Rufino, psicologa dell’associazione “Libellula” – dove le trans vengono contattate anche attraverso apposite chat dedicate. Le cafetinas raccontano loro dell’incredibile generosità dei clienti italiani, della chirurgia estetica a basso costo, della possibilità di sfondare nel mondo dello spettacolo. Sono delle sirene, alle quali è difficile resistere, anche perché si rivolgono a trans che vivono spesso in una situazione di degrado e povertà e che sono alle primissime fasi di trasformazione del loro corpo. Così molte si convincono e partono per l’Italia”. Da quel momento comincia la catena dello sfruttamento. La trans infatti contrae con la sua cafetina un debito, che difficilmente riuscirà a saldare. Il primo prestito è per pagarsi il viaggio: “Al costo del biglietto aereo, intorno ai 1.200 euro – racconta la Rufino – si aggiunge il compenso per il “traghettatore”: 500 euro. Sarà lui ad accogliere la trans all’aeroporto d’arrivo, solitamente in un Paese del Nord o Est Europa, e a portarla in Italia clandestinamente. Qui la trans viene presa in consegna dalla cafetina, che le vende la piazzola dove lavorare. Il costo? Circa 4mila euro, che possono arrivare a 10mila se la cafetina a sua volta deve comprare la piazzola da un’altra sfruttatrice”. Non è tutto. Le spese infatti non si fermano qui: un posto letto, in un appartamento con altre trans, costa mediamente 300 euro a settimana; altre 100 euro a settimana se ne vanno per il vitto e 40 euro al giorno servono a pagare il passaggio da casa al marciapiede.
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La chirurgia fai da te
Poi ci sono le spese per silicone e interventi estetici. “Per fianchi, glutei e seno – spiega la Rufino – si ricorre alla chirurgia clandestina delle “bombadeira” o si va in Ecuador, dove i prezzi sono molto bassi”. Spesa media per un intervento al seno? 3.500 euro. E chi intende fare l’operazione chirurgica di cambio del sesso, la rinvia, “visto che questa comporta l’espulsione automatica dal mercato della prostituzione”. Quella della chirurgia fai da te è una pratica non priva di rischi. “Le “bombadeira” – racconta Mirella Izzo, trasgender non operata e presidente dell’associazione Crisalide Pangender – sono transessuali che ti iniettano, a basso costo, il silicone liquido nei fianchi e nei glutei, in modo da avere dei sederi super-femminili. Ma questi interventi sono estremamente pericolosi. Il silicone liquido col tempo, infatti, tende a scendere. Io stessa ho conosciuto una transessuale brasiliana disperata: il silicone le era calato fin nei piedi, gonfiandoli, ed era impossibile da rimuovere, perché ormai troppo infiltrato nei tessuti”.
Insomma, coi prestiti per viaggio, piazzola e chirurgia, le sfruttatrici tengono in pugno le loro “figliole”. “Le trans – conferma la Rufino – contraggono un debito con le cafetinas, che riusciranno ad estinguere solo con 2/3 anni di lavoro”. Ma cosa succede a chi non riesce più a pagare? Spesso viene minacciata di tagli al volto e di ritorsioni sui familiari rimasti in Brasile. Non solo. C’è anche la beffa finale. Una volta estinto il debito, la trans deve alla sua sfruttatrice un regalo finale: solitamente un gioiello o un orologio di valore.
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Gli arresti
Le frequenti notizie di cronaca confermano questo meccanismo. A Roma, nel luglio del 2008, i carabinieri hanno sgominato un’organizzazione di transessuali che sfruttavano proprie connazionali fatte arrivare dalle favelas del Brasile. Le prostitute pagavano alle cafetinas tutto: dal marciapiede dove lavorare, al Viagra; dagli anabolizzanti, al posto letto. A Piacenza, nel luglio scorso, la polizia municipale ha arrestato Costa Wagner, trans brasiliana 45enne: era lei che selezionava e gestiva le varie trans (dieci, tutte in Italia clandestinamente), obbligandole a versare, oltre a una cifra iniziale, una somma mensile, compresa tra 500 e mille euro. E ancora: a Roma, il 26 agosto scorso, una transessuale brasiliana di 19 anni è stata arrestata dai carabinieri per riduzione in schiavitù. Vittima della 19enne, un’altra brasiliana di 34 anni, che ha trovato il coraggio di denunciare la sua aguzzina. La trans era stata adescata su internet. Giunta a Roma, la 34enne è stata costretta a prostituirsi e a dare buona parte dei suoi guadagni alla sfruttatrice.

Non è tutto. A legare trans e cafetinas non sono solo i debiti. “In alcune grandi città, a partire da Roma – spiega Mirella Izzo – c’è una clientela ricca, fatta di politici e imprenditori, che oltre alla prestazione sessuale, chiede anche la cocaina. Questo fa sì che molte trans entrino facilmente anche nel meccanismo dello spaccio, dal quale difficilmente usciranno”. Sia ben chiaro. Il mondo trans non va confuso con quello della prostituzione. A vendersi è infatti una netta minoranza dei tanti transessuali che vivono e lavorano – non senza difficoltà – in Italia. E anche tra chi si prostituisce, le differenze non mancano. “Le transessuali italiane che si prostituiscono – chiarisce Giò Sensation, ex trans abruzzese, che ha fatto la riattribuzione chirurgica di sesso – non sono vittima di sfruttamento. Sono state spinte sul marciapiede, non tanto da una scelta libera, quanto dalla difficoltà di trovare un qualunque posto di lavoro normale, ma non hanno pappone. La maggioranza delle prostitute transessuali – aggiunge Giò, che in Abruzzo organizza il concorso Miss Italia Trans – vengono però dal Sud America e loro sì che sono in mano alle loro padrone”.

Ma come si esce dal circuito dello sfruttamento? Esiste una tutela legale per chi trova il coraggio di fare una scelta di vita diversa? “Molte transessuali non sono pienamente consapevoli di essere vittime di tratta, non si sentono schiave – sostiene Vincenzo Castelli, presidente dell’associazione “On the road” – e oltretutto per chi vuole uscire dal giro è difficile trovare una rete di sostegno sociale. Questo spiega la difficoltà di denunciare i propri sfruttatori e di ricorrere all’articolo 18″. L’articolo 18 è quello del Testo unico sull’immigrazione: concede un permesso di soggiorno per protezione sociale a chi denuncia di essere vittima di sfruttamento e fa i nomi dei suoi aguzzini. Ma poche trans vi ricorrono: sugli oltre 13.500 permessi di soggiorno rilasciati per motivi di protezione sociale tra marzo 2000 e maggio 2007, sono solo 270 le transessuali vittime di sfruttamento che hanno ottenuto i benefici previsti dall’articolo 18. Ma qualcosa sta cambiando. “È vero che lo sfruttamento spesso non è esplicito – conferma Porpora Marcasciano, sociologa e vicepresidente del “Movimento identità transessuale” (Mit) – ma sembra piuttosto un favore: ti pago il viaggio, ti trovo un posto e tu mi fai un regalo. Ma la recente crisi della prostituzione di strada e la conseguente difficoltà di pagare i debiti sta portando molte trans a denunciare i loro aguzzini”. Non mancano però gli ostacoli. “Ad oggi in Italia – fa sapere la Marcasciano – c’è solo una piccola casa d’accoglienza per trans, gestita a Roma dall’associazione Ora d’aria. Un’altra struttura verrà aperta a breve a Bologna dal Mit, insieme ad alcuni enti locali, con sette posti letto, per chi denuncia gli sfruttatori e ricorre all’articolo 18. Ma per fortuna le trans possono trovare accoglienza anche nelle case gestite dal gruppo Abele e dal Ceis di Lucca. Per il resto, manca ancora in Italia una vera rete di accoglienza per le prostitute transessuali”.
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La casa d’accoglienza
Carmen Bertolazzi è la presidente dell’associazione Ora d’aria. È lei a gestire, a Roma, l’unica casa d’accoglienza per trans aperta oggi in Italia. “Originariamente – ricorda – ospitavamo solo le donne vittime di tratta. Poi, tre anni fa, la questura di Roma ci chiese di dedicare la casa d’accoglienza alle transessuali, perché non sapeva a chi rivolgersi nel caso di trans che decidevano di denunciare le loro sfruttatrici”. Nel corso degli anni l’associazione si è presa cura di circa 25 persone: tutte brasiliane, tranne una argentina. Oggi a essere seguite sono in nove, tra transessuali e omosessuali: “Ospitiamo infatti anche omosessuali particolarmente femminili nell’aspetto – spiega Bertolazzi – che sono stati costretti a travestirsi e a prostituirsi”. Le storie che si incontrano nella casa d’accoglienza sono le più diverse e drammatiche. “Alcune sono vittime di feroci violenze fisiche e psicologiche da parte delle loro sfruttatrici; altre sono state implicate nel mercato nero dello spaccio di ormoni o degli stupefacenti, che servono tanto a loro per tenersi sveglie e lavorare, che ai loro clienti”. Le trans ospitate nella casa d’accoglienza ricorrono all’articolo 18 della legge sull’immigrazione, ma non manca chi negli anni passati ha chiesto lo status di rifugiata, perché oggetto di violenze nel Paese d’origine. “Nel nostro progetto – racconta Bertolazzi – offriamo anche la possibilità dell’operazione chirurgica di cambio del sesso, in una struttura pubblica della città. Operazione riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale. Ma sia ben chiaro – aggiunge – alcune delle ragazze che ospitiamo non desiderano operarsi, ma preferiscono rimanere con gli organi genitali maschili. Scelta, questa, che va naturalmente rispettata, senza ingerenze da parte di nessuno”.
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Fonte:http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/10/news/la_tratta_delle_transessuali_business_da_20_milioni_al_mese-6925727/

Pubblicato da Vanessa Mazza Transessuali, transgender, glbt

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http://www.vanessamazza.org

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3 responses to “SESSUALITA’ – Un piacere chiamato Trans / INCHIESTA ITALIANA – La tratta delle transessuali business da 20 milioni al mese”

  1. Caroline says :

    NO CI SONO TRANSSESSUALI, per l’amore di dio! SONO UOMINI TRAVESTITI DA DONNA E CON CORPO TRANSGENERO (uomo con corpo che sembra donna).

    TRANSSESSUALE é un complemento di soggeto per UOMO o DONNA.
    UN UOMO TRANSSESSUALE é un uomo che é nato uomo con sesso di uomo come tutti bambini di sesso maschile ma che nel suo cerebello é UNA DONNA.

    UN UOMO TRANSSESSUALE non é obbligato a travestirsi da donna per essere transsessuale, gia’ é nato transsessuale.

    LA GRANDE MAGGIORENZA di quelli uomini travestiti molto femminile che fanno la prostituzione NO SONO UOMINI transsessuali, sono semplicemente UOMINI OMOSSESSUALI O ETEROSSESSUALI O BISSESSUALE A VOLTE ma NO SONO assolutemente trans o transsessuali perché sono molto trasformati il corpo con silicona e ormone chimiche cancerigene. LORO FINE é molto triste perché giustamente NO SONO UOMINI TRANSSESSUALI che vogliano cambiare di sesso ma semplicemente UOMINI TRAVESTITI da donna che vogliano godere come si fosseno donna ma NO SONO DONNE!

    I veri uomini transsessuali che no sono transformati e che no fanno la prostituzione per guadagnare i soldi voi ringraziano per capire lo che voi dire UOMO TRAVESTITO TRANSGENERO E UOMO TRANSSESSUALE che molte volte non é travestito da donna in suo lavoro.

  2. alessia trans says :

    vorrei solo dire che detto da una donna è solo una forma d’invidia dicendo che un transessuale sono uomini omosessuali ed evidentemente possiamo permettercelo di fare determinati interventi chirurgici…..e alla fine siamo molto meglio delle donne.Non siamo illuse dalla vita come voi

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