Archivio | aprile 11, 2011

In Giappone nuova scossa ad un mese dalla catastrofe

In Giappone nuova scossa ad un mese dalla catastrofe

Magnitudo 7.1 Estesa la zona di evacuazione a Fukushima

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Un sistema di monitoraggio per le radiazioni nucleari. REUTERS/Kim Kyung-Hoon – fonte immagine

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Una nuova forte scossa di terremoto – 7,1 gradi Richter – ha colpito oggi la costa nord-orientale a un mese esatto dalla catastrofe, sisma 9 di magnitudo e tsunami, che fece 27.000 vittime fra morti accertati e dispersi.

Il sisma di oggi – dice l’istituto di geofisca americano Usgs – è avvenuta alle 17:17 (le 10:17 in Italia) con epicentro sulla terraferma a soli 13 km di profondità nella zona di Iwaki, nella prefettura di Fukushima, a 81 km dalla disastrata centrale nucleare, della quale ha tagliato momentaneamente l’alimentazione elettrica ai reattori 1, 2 e 3 e provocando l’allontanamento immediato del personale della Tepco al lavoro per domare la radioattività.

L’allarme tsunami è scattato per un tratto di costa fra le prefetture di Fukushima e quella di Miyagi, ma è stato revocato dopo poco. «L’iniezione di acqua per raffreddare i tre reattori (1,2 e 3 di Fukushima) si è arrestata quando l’alimentazione elettrica si è interrotta» per il sisma, ha comunicato un portavoce della Tepco, assicurando che non ci sono nuove conseguenze negative per l’impianto. La corrente è stata poi ripristinata in breve tempo ed è ripreso il pompaggio dell’acqua. Intanto il governo ha deciso di estendere il raggio di evacuazione della popolazione attorno a Fukushima, per ora fermo a 20 km.

Il segretario del governo, Yukio Edamo, ha citato il villaggio di Iitate, a 40 chilometri dalla centrale, parte della città di Kawamata e altre zone, tra quelle che «potrebbero accumulare 20 millisievert o più in un anno». «Non c’è bisogno di evacuare immediatamente», ha poi aggiunto, senza fornire ulteriori precisazioni. Un paio d’ore prima del nuovo terremoto, il nord-est del Giappone si è fermato per un minuto per ricordare la catastrofe dell’11 marzo nell’ora esatta in cui partì la grande scossa, le 14:46 (le 07:46 in Italia), seguita dal disastroso tsunami. Il primo ministro, Naoto Kan, infine, ha inviato a vari quotidiani del mondo un messaggio di gratitudine per la solidarietà verso il Giappone: «In un momento disperato, gente di tutto il mondo s’è stretta a noi, ispirandoci speranza e coraggio»

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11 aprile 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/397425/

«Permesso agli immigrati? E’ presto». Maroni: «Che senso ha stare nella Ue?». Calderoli: “Attuiamo il blocco navale”

Ma la commissione apre all’Italia. Calderoli: allora attuiamo il blocco navale

«Permesso agli immigrati? E’ presto»
Maroni: «Che senso ha stare nella Ue?»

Stop dagli altri governi alla linea dell’Italia. Il ministro si sfoga: «L’Europa ci lascia soli». Berlusconi concorda

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Il ministro dell'Interno Roberto Maroni a colloquio con il ministro dell'Interno tedesco Hans Peter Friederich (Afp)
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni a colloquio con il ministro dell’Interno tedesco Hans Peter Friederich (Afp)

MILANO – Niente da fare. La Ue boccia la linea italiana sugli immigrati. È «prematuro» decidere l’attivazione della direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea per i profughi dai paesi del Nord Africa: la proposta italiana di attivarla per far fronte all’emergenza immigrazione è stata respinta dal Consiglio Ue, come ha confermato la Commissaria per gli Affari Interni, Cecilia Malmstrom. «La maggioranza dei Paesi ritiene che la direttiva può essere utilizzata ma che non siamo ancora al punto di farlo». Condizione necessaria è infatti che ci sia una fortissima pressione di migranti da Paesi in conflitto: «Non ci troviamo ancora in una situazione tale da far scattare il meccanismo – ha ribadito Malmstrom.

«CHE CI STIAMO A FARE IN EUROPA?»Amara la reazione del ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni: nell’emergenza immigrazione l’Italia «è stata lasciata sola» dall’Europa e quindi «mi chiedo se abbia un senso continuare a far parte dell’Unione europea. «È stato un incontro deludente – ha aggiunto il ministro – e la linea passata è quella che l’Italia deve fare da sola. La riunione – si è conclusa con un documento, sul quale c’è stata la mia astensione, che non prevede alcuna misura concreta. Noi, quando c’è stato bisogno, abbiamo espresso la nostra solidarietà verso la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Ma a noi, in questa situazione di grave emergenza, ci è stato detto “cara Italia, sono affari tuoi e devi fare da sola”». Le critiche, ha precisato Maroni, non sono rivolte tanto alla Commissione Ue, quanto ai governi degli altri Stati membri. Nessun commissario ha infatti eccepito sul rilascio dei permessi da parte dell’Italia. «Ma questa – ha osservato il ministro – è una magra consolazione rispetto alla delusione di aver visto ancora una volta i paesi dell’Unione europea assolutamente indisponibili ad attuare misure concrete di solidarietà. La commissaria Malmstrom, cui va il mio apprezzamento e ringraziamento, è invece molto attiva nei limiti delle possibilità della Commissione». E la Malstrom di rimando: «Dispiace se il ministro Maroni è deluso. Nessuno vuole che l’Italia abbandoni la Unione Europea». Dure anche le parole del ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Volevamo porre all’Europa il tema dell’immigrazione come un tema globale da affrontare insieme. È mancata la politica, l’Ue non è riuscita a parlare con una voce sola. L’Europa resti con il suo egoismo, noi troveremo altre soluzioni».

«E ORA IL BLOCCO NAVALE» Della vicenda Maroni ha parlato al telefono anche con il premier Silvio Berlusconi e secondo quanto si apprende, il Cavaliere ha condiviso l’analisi del ministro secondo cui l’Europa ha lasciato sola l’Italia ad affrontare l’emergenza immigrazione. In considerazione di ciò, il governo ha deciso di investire ulteriormente nella fase di attuazione dell’accordo bilaterale con la Tunisia per fermare le partenze ed aumentare i rimpatri. E proprio all’esigenza di contenere gli sbarchi fa riferimento un altro ministro leghista, Roberto Calderoli, pensa già al piano B: «Dopo l’egoistica e anticomunitaria posizione assunta oggi dall’Europa nei confronti di uno Stato membro diventa obbligatorio e urgente predisporre un blocco navale assoluto a difesa delle nostre acque e dei nostri confini, come peraltro previsto nell’accordo siglato dal ministro degli Interni, Roberto Maroni, con il Governo tunisino».

SPAGNA E GERMANIA – «Non possiamo accettare – aveva spiegato il ministro dell’Interno tedesco Hans Peter Friederich nel corso della riunione con i suoi colleghi europei in Lussemburgo – che immigrati economici in gran numero vengano in Europa passando per l’Italia. Constatiamo – ha detto Friedrich – che gli italiani stanno concedendo dei permessi di soggiorno provvisori che “de facto” permettono ai migranti di venire in Europa. I francesi stanno rafforzando i controlli, e l’Austria ci sta riflettendo. Non sarebbe nell’interesse dell’Europa – ha sottolineato il ministro tedesco – essere costretti a introdurre nuovi controlli alle frontiere; speriamo che gli italiani compiano il loro dovere». Per Friederich l’Italia starebbe così infrangendo lo spirito di Schenghen. «Dobbiamo fare in modo – ha aggiunto – che la situazione migliori nei Paesi di origine (dei migranti, ndr) e che controlli rigorosi da parte di Tunisia e Italia evitino che i migranti vengano in Europa». «La Commissione ha ragione», ha osservato, da parte sua, il ministro dell’Interno spagnolo Rubalcaba. «Non si può attivare la clausola di solidarietà di fronte a questa situazione. I migranti tunisini – ha sottolineato il ministro spagnolo – sono illegali, e bisogna riportarli in Tunisia». All’obiezione dei cronisti circa la mancanza di volontà di Tunisi di riprenderli, Rubalcaba ha risposto: «Deve accettarli». Lo spagnolo si è detto «favorevole al fatto che l’Europa resti una regione d’asilo, uno spazio in cui quelli che hanno problemi possono venire e trovare la libertà, ma bisogna dire chiaramente che gli immigrati illegali devono tornare a casa loro; quelli arrivati dalla Tunisia – ha insistito il ministro spagnolo – sono per la maggior parte migranti economici e non hanno diritto all’asilo».

MALTA – La proposta dell’Italia e di Malta di attivare la direttiva sulla protezione temporanea dei rifugiati «non è passata» ha spiegato successivamente il ministro degli Interni maltese, Carmelo Mifsud Bonnici. «Ogni Stato membro – ha aggiunto il ministro di Malta – è rimasto sulle sue posizioni», con una larghissima maggioranza contraria all’attivazione delle norme in questione.

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Redazione online
11 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_11/immigrati-direttiva-ue-permessi-bocciatura_fd3d5632-643c-11e0-a775-19c5c2b0b4ec.shtml

L’Aquila, treno Viareggio, morti sul lavoro: i parenti delle vittime contro il processo breve

L’Aquila, treno Viareggio, morti sul lavoro
i parenti delle vittime contro il processo breve

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Mercoledì sit in, in contemporanea con il dibattito alla Camera, promosso dal Comitato per le vittime della casa dello studente del capoluogo abruzzese. “Saremo sconfitti ma vogliamo esserci. Non ci prendano in giro”

L'Aquila, treno Viareggio, morti sul lavoro i parenti delle vittime contro il processo breve Silvio Berlusconi

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di CARMINE SAVIANO

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ASPETTANO giustizia per i loro familiari. Che hanno perso la vita a L’Aquila dove il terremoto ha buttato giù edifici costruiti in barba alle norme sulla sicurezza. A Viareggio per quel maledetto incidente alla stazione ferroviaria, due anni fa. O a causa della mafia, delle case avvelenate dall’amianto. Aspettano giustizia, e puntano il dito contro le norme sul processo breve. Che rischiano di far saltare, oltre a quelli per Silvio Berlusconi, anche i procedimenti che riguardano i loro cari. E mercoledì 13 aprile saranno in piazza a Roma. Prima con un presidio all’esterno della Camera dei Deputati. Poi, dalle 18, con un sit in al Pantheon. Per raccontare ai cittadini le loro storie. Che, grazie al salvacondotto giudiziario per il premier, rischiano di trasformarsi in storie di ordinaria ingiustizia.

“Non ci prendete in giro”. Con Repubblica.it ne parla Antonietta Centofanti, del Comitato per le vittime della Casa dello Studente dell’Aquila. E le sue parole sono nervose, amare. “Vogliamo esserci anche se sappiamo che saremo sconfitti. Vogliamo testimoniare in maniera forte e chiara il nostro dissenso nei confronti dei provvedimenti che saranno approvati alla Camera”. Poi il messaggio alla maggioranza parlamentare, al governo, a Silvio Berlusconi: “Non ci prendano in giro: la riforma della giustizia non esiste. C’è solo il salvacondotto per il premier. Non è possibile, tutto questo è incredibile”.

Operazioni barbariche. E le norme sul processo breve sono l’ultimo anello di una catena fatta di proclami restati in aria e di promesse non mantenute. Il danno dopo la beffa. ” Le promesse del premier? Parlano i fatti. L’Aquila non esiste: ci sono solo 19 quartieri di cartongesso. Che vengono pomposamente chiamati new town”. Nessuna traccia di comunità. Nessuna condivisione di spazi. “E non ci sono servizi, non c’è possibilità di vivere insieme. La ricostruzione è stata solo un’operazione barbarica che ha azzerato la socialità”.

Poi la rabbia. Perché alla loro lettera aperta, inviati a tutti i parlamentari italiani, non è arrivata nessuna risposta dalla maggioranza. Neanche un cenno. “Ma è normale – dice la Centofanti – dopo il 14 dicembre a Montecitorio non c’è più un Parlamento, non c’è politica: è puro mercimonio”. E da qui che parte l’idea di mettere insieme tutte le associazioni di vittime. Cui non manca la solidarietà e il supporto di tante associazioni. Da Articolo 21 a Libertà e Giustizia, passando per il Popolo Viola, l’Arci e l’Anpi. Che mercoledì saranno in piazza con loro.

I processi a rischio. “Berlusconi continua ad andare avanti con le sue leggi ad personam – dice Gianfranco Mascia del Popolo Viola – e non si preoccupa delle migliaia di processi che verranno prescritti per salvarlo dai suoi processi”. E scorrere la lista dei procedimenti a rischio, si resta senza fiato: Terremoto dell’Aquila, infortuni mortali sul posto di lavoro, Strage di Viareggio, Crac Parmalat, Crac Cirio, il processo Eternit di Torino, i rifiuti a Napoli. Tutto per “salvare Silvio Berlusconi”.

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11 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/11/news/aquila_processo_breve-14809042/?rss

TESTIMONE NEL PROCESSO RUBY – Arrestato l’ex prefetto di Napoli Ferrigno: sesso in cambio di agevolazioni

Così fan tutti..

mauro

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Arrestato l’ex prefetto di Napoli Ferrigno: sesso in cambio di agevolazioni

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(AGI) – Milano, 11 apr. – L’ex prefetto di Napoli, Carlo Ferrigno, e’ stato arrestato a Roma su disposizione del gip di Milano per millantato credito perche’ avrebbe ricevuto prestazioni sessuali millantando agevolazioni nella pubblica amministrazione. Ferrigno e’ anche indagato per prostituzione minorile perche’ avrebbe compiuto atti sessuali con alcune minorenni. Il nome dell’ex prefetto Carlo Ferrigno era comparso anche negli atti dell’indagine sul caso Ruby, perche’ erano state intercettate alcune conversazioni tra lui e Maria Makdoum, una delle ragazze che avrebbero partecipato ai presunti festini a luci rosse ad Arcore.

Ferrigno fugura anche anche nella lista dei testimoni dei pm per il processo Ruby.
L‘ex prefetto e’ stato arrestato oggi a Roma con un’ordinanza firmata dal gip di Milano Franco Cantu’ Rajnoldi, su richiesta del pm Stefano Civardi, titolare di un’inchiesta nata anche a seguito di alcune denunce da parte dell’associazione ‘Sos Racket e Usura’. L’associazione infatti aveva raccolto e documentato le testimonianze di alcune persone che avevano raccontato di aver subito proposte sessuali in cambio di favori.

A Ferrigno vengono contestate ipotesi di reato che vanno dal 2005 ad oggi. L’accusa di millantato credito si riferisce alla richiesta di prestazioni sessuali per agevolazioni che l’ex Prefetto avrebbe promesso. L’accusa di prostituzione minorile e’ relativa a presunti atti sessuali compiuti con minorenni in cambio di denaro o altre utilita’.

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11 aprile 2011

fonte:  http://www.agi.it/cronaca/notizie/arrestato-ex-prefetto-ferrigno-sesso-in-cambio-agevolazioni

NAPOLI – I rifiuti speciali verso la Cina: dovevano servire per produrre giocattoli

Da: | Creato il: 11/apr/2011

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=145128&sez=NAPOLI NAPOLI – Cinque containers contenenti rifiuti speciali non pericolosi, diretti in uno stabilimento della Repubblica Popolare Cinese, sono stati scoperti e sequestrati nel Porto di Napoli dagli…

Ma le fiamme gialle bloccano cinque container

I rifiuti speciali verso Cina: dovevano servire per produrre giocattoli

Operazione con i funzionari dell’ufficio Dogane al porto di Napoli. All’interno scarti delle lavorazione plastiche

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NAPOLI – Cinque container contenenti rifiuti speciali pronti per essere imbarcati alla volta della Cina sono stati scoperti dagli agenti della Guardia di Finanza in collaborazione con i funzionari dell’ufficio Dogane al porto di Napoli. All’interno dei container c’erano scarti derivanti dalla lavorazione di materiale plastico, che anziché essere destinati ad attività di recupero così come dichiarato nella documentazione che accompagnava il carico, erano diretti ad una società esercente un’attività legata alla realizzazione di giocattoli, casalinghi per la casa e articoli elettronici.

Gli scarti, soprattutto materiali plastici derivanti da elettrodomestici o da immondizia domestica, erano diretti allo scalo di Qingdao, meglio conosciuta in Occidente come Tsingtao, città sub-provinciale nell’est della provincia di Shandong, sede di un importante porto, base navale e centro industriale. Difficile, però, riuscire a capire se i rifiuti sarebbero rimasti lì oppure trasportati e trasferiti in altre città della Cina. È, comunque, certo che gli scarti sarebbero finiti nuovamente nel ciclo produttivo.

«Non è la prima volta che operiamo sequestri di questo tipo – ha spiegato il capitano della Guardia di Finanza di Napoli, Alessio Iannone – è difficile, però, riuscire a capire la loro destinazione finale perché, non essendo Paese comunitario, è complesso estendere la nostra giurisdizione. Certamente i rifiuti che, nel corso del tempo, abbiamo rinvenuto nel porto partenopeo vengono reimpiegati e trasformati in altro che poi, a sua volta, viene rimesso sul mercato o sotto forma di giocattoli, o di articoli elettronici oppure in fibre sintetiche per abiti e maglieria. I rifiuti illeciti rinvenuti a Napoli provengono essenzialmente dal Napoletano e dal Basso Lazio e sono destinati principalmente in Cina e nel Sud est asiatico, soprattutto Malesia e Vietnam».

Iannone ha spiegato che non solo la plastica (che viene fusa e riciclata, ndr) viene reimpiegata, ma anche il materiale ferroso utilizzato nuovamente nelle fonderie e la gomma, trasformata poi in altra gomma oppure bruciata negli inceneritori per produrre energia. « È un mercato molto florido – ha aggiunto il colonnello Pietro Venutolo – perché, nonostante il prezzo di ogni singolo quintale di rifiuti non sia molto alto, queste aziende si arricchiscono sulle grosse quantità e sul fatto che, violando le normative vigenti in materia, evitano di pagare tasse specifiche violando, di fatto, le regole della concorrenza. Nel caso del sequestro specifico dei cinque container, il carico era privo di autorizzazioni e la merce destinata a impianti inesistenti o non impiegati per il trattamento dei rifiuti».

Il titolare della ditta esportatrice, operante nell’hinterland napoletano, è stato denunciato a piede libero mentre i rifiuti, per un totale di 86.070 chilogrammi, sono stati sequestrati.

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Francesco Parrella
11 aprile 2011

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/11-aprile-2011/i-rifiuti-speciali-spediti-cina-ma-fiamme-gialle-li-bloccano-190414313251.shtml

Libia, i ribelli: no al cessate il fuoco senza il ritiro delle truppe di Gheddafi

Libia, i ribelli: no al cessate il fuoco senza il ritiro delle truppe di Gheddafi

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110411_zuma123.jpg

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ROMA – Prima di ogni cessate il fuoco le truppe di Muammar Gheddafi devono ritirarsi dalle strade e deve essere rispettata la libertà di espressione. Lo hanno detto oggi i ribelli libici a Bengasi dove è attesa una delegazione dell’Unione africana per una missione di mediazione.

A quasi due mesi dall’inizio della rivolta in Libia, il 17 febbraio scorso, era partita con un primo, scontato successo la mediazione dell’Unione Africana (Ua) nel conflitto. Mentre le giornate continuano adessere ritmate dal tam tam della guerra di posizione tra le due fazioni in lotta, il presidente sudafricano Jacob Zuma ieri sera aveva infatti annunciato a Tripoli che Gheddafi ha accettato la Road Map tutta africana portata ieri al colonnello da una delegazione della stessa Ua.

Il piano dell’Ua verte sul cessate il fuoco immediato, il via libera agli aiuti e l’apertura di un dialogo tra Tripoli e Bengasi.

«Abbiamo completato la nostra missione con il fratello leader, che ha accettato il percorso di pace che abbiamo proposto. Ora bisogna dare una chance a un cessate il fuoco», ha detto dopo un colloquio durato diverse ore e tenutosi nella residenza bunker del colonnello di Bab al-Aziziyah, a Tripoli. Lo stesso Gheddafi aveva già detto che avrebbe accettato qualsiasi soluzione decisa dall’Ua per uscire dalla crisi. Assai meno scontata invece la risposta degli insorti, che infatti per ora è stata negativa.

La delegazione guidata da Zuma ora si sposta a Bengasi per parlare con i ribelli ma pochi scommettono che siano disposti ad accettare il piano supinamente: prima di qualsiasi soluzione diplomatica esigono che Gheddafi se ne vada. Con Zuma proseguiranno la missione gli altri membri della delegazione: Amadou Toumani Tour‚ (Mali), Mohamed Ould Abdel Aziz (Mauritania), Denis Sassou Nguesso (Congo), accompagnati dal ministro degli Esteri ugandese, Henry Oryem Okello.

Per tutta la giornata di ieri, intanto, le due fazioni hanno continuato a fronteggiarsi nelle due città chiave di Misurata, a ovest stretta tra Tripoli e Sirte, e Ajdabiya, ultima linea del fronte sulla strada verso la capitale dell’insurrezione, Bengasi. Il bilancio degli scontri del fine settimana nelle due città è di almeno 23 morti tra i ribelli e i civili.
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Lunedì 11 Aprile 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=145111&sez=HOME_NELMONDO

COSTA D’AVORIO – Gbagbo catturato nel bunker di Abidjan, arrestato dalle forze del rivale Ouattara

COSTA D’AVORIO

Gbagbo catturato nel bunker di Abidjan
arrestato dalle forze del rivale Ouattara

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Blindati ed elicotteri hanno preso d’assalto la residenza del leader uscente ivoriano, da giorni asserragliato nel suo palazzo. E’ stato poi condotto al quartier generale del suo rivale, appoggiato dalla comunità internazionale

 Gbagbo catturato nel bunker di Abidjan arrestato dalle forze del rivale Ouattara  Blindato delle forze francesi speciali Licorne

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ABIDJAN – Il presidente uscente della Costa D’Avorio Laurent Gbagbo è stato arrestato dalle forze del capo di stato Alassane Ouattara e condotto al Golf Hotel, quartier generale del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Lo ha precisato l’ambasciatore francese ad Abidjan, Jean-Marc Simon, smentendo che l’arresto sia stato eseguito dalle forze speciali francesi, come riferito in precedenza da diversi media.

Diversi tank sono entrati oggi nella sua residenza ad Abijdan, capitale economica del Paese, dove da giorni si era asserragliato. I numerosi tentativi di arrivare ad un accordo per la sua resa, nelle ultime settimane, non sono andati a buon fine 1.

Il ministero della difesa francese, citato da Le Monde, ha precisato che le forze di Ouattara hanno operato l’arresto con il sostegno della missione Onu e di quella francese Licorne. Mezzi blindati francesi e Onu erano infatti stati dispiegati lungo la strada che conduce alla residenza di Gbagbo, “parzialmente distrutta” dai bombardamenti lanciati la scorsa notte dalle forze Onu e francesi.

Da Parigi, la presidenza francese aveva sottolineato in precedenza che “l’intervento militare è stato richiesto dall’Onu per proteggere la popolazione” e che la missione della Francia “non è quella di deporre Gbagbo per via militare”. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha confermato di aver chiesto l’attacco e ha ribadito le accuse del palazzo di vetro nei confronti di Gbagbo, che la scorsa settimana “ha riunito le sue forze e ha dispiegato nuovamente l’artiglieria pesante”.

Gli scontri fra le forze fedeli al leader uscente e quelle di Alassane Ouattara 2, vincitore delle ultime elezioni presidenziali e sostenuto dalla comunità internazionale, ma considerato da Gbagbo un usurpatore, hanno provocato centinaia di vittime 3 nel Paese e una situazione umanitaria tragica 4, come hanno denunciato diverse organizzazioni umanitarie.

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11 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/11/news/costa_d_avorio_gbagbo_preso-14797052/?rss