Archivio | aprile 13, 2011

CHIESA – «Sì ai contraccettivi» Ritirato il catechismo

«Sì ai contraccettivi»
Ritirato il catechismo

Errori nella traduzione del volume per giovani Nell’edizione italiana apertura anche a eutanasia passiva

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/04/hugs.jpg?w=300

fonte immagine

.

CITTÀ DEL VATICANO – La risposta comincia con un bel «sì, una coppia cristiana può e deve essere responsabile nella sua facoltà di poter donare la vita», e fin qui tutto bene. Il problema è la domanda. Che, nella versione italiana di YouCat, acronimo per Youth Catechism – il catechismo per i giovani preparato in vista della Gmg di Madrid e tradotto in 13 lingue con tanto di prefazione di Benedetto XVI – suona così: «Può una coppia cristiana fare ricorso ai metodi anticoncezionali?».
Apriti cielo, per un pomeriggio tra blog e siti ai quattro angoli del pianeta si sparge la voce che la Chiesa abbia rivoluzionato il catechismo e detto «sì» a preservativi e pillole, si leggono titoli come «Contraception Ok!» pure su giornali online australiani. E tutto per un (tragico) errore di traduzione che ieri sera ha costretto la casa editrice italiana, Città Nuova, a decidere di «sospendere temporaneamente» l’edizione e ritirare le copie distribuite: il testo, uscito il 30 marzo, ha già venduto 14 mila copie.

E pensare che proprio oggi YouCat sarà solennemente presentato in Vaticano. Il problema è che la domanda autentica chiedeva una cosa diversa: non si riferiva all’uso degli anticoncezionali ma al controllo delle nascite. L’edizione di riferimento è in tedesco, curata dal cardinale di Vienna Christoph Schönborn, e il quesito numero 420 nell’originale suona così: «Darf ein christliches Ehepaar Empfängnisregelung betreiben?». Ovvero: può una coppia cristiana esercitare una regolazione dei concepimenti? La versione inglese, per dire, traduce con chiarezza: «May a Christian married couple regulate the number of children they have?».

Quella italiana invece no, l’espressione «ricorso a metodi anticoncezionali» stravolge il senso del «sì» successivo. È vero che, a leggere il seguito della risposta, le cose si chiariscono: «A volte ci si trova in presenza di condizioni sociali, psichiche e di salute nelle quali un altro figlio potrebbe costituire una sfida così grande da sfiorare il sovrumano», si legge. «Il regolamento della fertilità non può significare che una coppia pratica un’esclusione sistematica del concepimento», «non può neppure significare che i figli vengono esclusi per ragioni egoistiche» e «non può significare la liceità di ogni mezzo anticoncezionale». Difatti vengono indicati come leciti i metodi di «pianificazione naturale della famiglia» in base ai periodi fecondi o infecondi della donna. E alla fine si confermano i «no» ai «metodi contraccettivi artificiali» che «la Chiesa rifiuta», sia che «si tratti di mezzi chimici (la pillola), meccanici (condom, spirale) e chirurgici (sterilizzazione)». Mezzi che «interferiscono, manipolandola, nell’unione fra uomo e donna».

L’incidente, comunque, non toglie nulla allo scopo di YouCat: rendere più accessibile ai giovani l’insegnamento cristiano attraverso un’esposizione colloquiale, in 527 domande e risposte, del catechismo ufficiale: che «ovviamente», spiegano Oltretevere, «non cambia in nulla». Quello degli anticoncezionali, del resto, non è l’unico problema che si annuncia.

Almeno nell’edizione italiana, al quesito 382 sembra esserci confusione tra l’eutanasia passiva, che la Chiesa rifiuta come quella attiva, e il «no» condiviso all’accanimento terapeutico. Difatti si legge: «Chi aiuta a morire una persona nel senso dell’eutanasia attiva viola il quinto comandamento; chi invece aiuta una persona durante la morte nel senso di un’eutanasia passiva obbedisce invece al comandamento dell’amore per il prossimo. Si intende con questo che, essendo la morte del paziente ormai sicura, si rinuncia a procedure mediche straordinarie, onerose o sproporzionate rispetto ai risultati attesi…».

.

Gian Guido Vecchi
13 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_aprile_13/Vecchi-si-contraccettivi-catechismo_de5f904e-65a0-11e0-860c-f8f35d8ce484.shtml

DOVE VA LA LIBERTA’ – Sarkozy annuncia un G8 sulla governance di Internet / FOTO: Sarkozy e la ‘Sindrome di Berlusconi’

Sarkozy annuncia un G8 sulla governance di Internet

Il presidente francese convoca i responsabili dei più grandi gruppi mondiali per il 24 e 25 maggio a Parigi. Nell’agenda, il diritto d’autore e il finanziamento del settore culturale, la protezione della privacy, il cloud computing, la sicurezza del Web

.

dall’inviato di Repubblica ANAIS GINORI

.

Sarkozy annuncia un G8 sulla governance di Internet

.

PARIGI – I suoi rapporti con Internet non sono stati sempre facili. Eppure Nicolas Sarkozy ha deciso di consacrare un G8 speciale a Internet, per discutere di molti dei temi che riguardano la Rete e che
ormai occupano l’agenda politica dei governi. Il vertice si terrà il 24 e 25 maggio a Parigi. Sono stati invitati i responsabili più grandi gruppi mondiali. Tra gli ospiti, ci saranno Eric Schmidt (Google), Jimmy Wales (Wikipedia), Jack Ma (Alibaba), Bill Gates, Jeff Bezos (Amazon), Mark Zuckerberg (Facebook).  Parteciperanno ovviamente anche i rappresentati delle società francesi, come Xavier Niel (Iliad Free),
Jacques-Antoine Granjon (Vente-privée), Marc Simoncini (Meetic). Sarkozy, che quest’anno ha la presidenza di turno del G8 e del G20, vuole discutere temi come il diritto d’autore e il finanziamento del settore culturale, la protezione della privacy, il cloud computing, la sicurezza del web.

Il leader francese aveva annunciato l’idea di un G8 dedicato a Internet nel dicembre scorso, poco dopo la diffusione dei cablogrammi di Wikileaks. Il presidente francese è stato spesso oggetto di dure critiche nel mondo del web, soprattutto dopo l’approvazione della legge Hadopi, che sanziona il download illegale di musica e film. L’Eliseo ha una squadra che si occupa soltanto di nuove tecnologie e due mesi fa, Sarkozy aveva invitato a pranzo con alcuni blogger per spiegare che Internet non può continuare a essere una terra di nessuno e ha bisogno di una nuova “governance mondiale”. Proprio in questi giorni il ministro Eric Besson è andato a illustrare gli obiettivi del vertice di Parigi nella Silicon Valley, con visite alle sedi di Twitter,  Facebook, Google et Intel. Besson, titolare dell’Industria, s’incontrerà anche con Aneesh Chopra, il consigliere di Barack Obama per le nuove tecnologie. Qualsiasi siano le intenzioni, il summit di Parigi voluto dal presidente francese rischia di sollevare nuove ironie e critiche dal popolo della Rete.

.

13 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/04/13/news/sarkozy_annuncia_un_g8_sulla_governance_di_internet-14901261/?rss

____________________________

Sarkozy e la ‘Sindrome di Berlusconi’

fonte immagine

.

fonte immagine


fonte immagine

fonte immagine

Image IPB

fonte immagine

Genchi assolto dal tribunale di Roma “Nessun accesso illegale a banche dati”

Genchi assolto dal tribunale di Roma
“Nessun accesso illegale a banche dati”

.

Il consulente informatico di tante procure italiane era stato chiamato in causa per alcune consultazioni ritenute abusive dell’anagrafe dell’agenzia delle Entrate. Lui si è sempre difeso sostenendo che quelle erano attività che rientravano nelle indagini delegate dalla magistratura

.

di SALVO PALAZZOLO

.

Genchi assolto dal tribunale di Roma "Nessun accesso illegale a banche dati" Gioacchino Genchi

.

Era stato accusato dalla Procura di Roma di aver eseguito numerosi accessi abusivi al sistema informatico Siatel, l’anagrafe dei tributi locali dell’agenzia delle Entrate. Nell’ambito della stessa inchiesta, gli era stato sequestrato anche il suo archivio. Gioacchino Genchi, il consulente informatico di tante procure italiane, è stato assolto dal gup del tribunale di Roma, Marina Finiti, “perché il fatto non sussiste”. Era stato lo stesso pubblico ministero, Maria Cristina Palaia, a sollecitare l’assoluzione di Genchi con la formula piena.

A Genchi era stato contestato di avere consultato il sistema informatico dell’agenzia delle Entrate per verificare, “senza giustificazioni investigative o consulenziali”, le posizioni di 238 persone fisiche e di otto enti e aziende. Alla base delle indagini, il rapporto del direttore dell’Agenzia, Stefano Crociata, e gli accertamenti del Ros dei carabinieri.

Il consulente ha invece sostenuto che gli accessi alla banca dati rientravano nelle attività d’indagine che gli erano state delegate dalla magistratura. Il caso più eclatante per cui Genchi era stato chiamato in causa era quello che riguardava il maresciallo del Ros Giorgio Riolo. E’ bastato produrre la sentenza di condanna di Riolo per spiegare al giudice che il sottufficiale era una delle talpe su cui la Procura di Palermo aveva indagato per smantellare una rete riservata di infedeli che cercava di carpire i segreti delle indagini antimafia. Nell’ambito di quella indagine, anche grazie alla consulenza di Gioacchino Genchi, è stato condannato l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, oggi in carcere per scontare una condanna a sette anni.

Dice Genchi: “E’ stato dimostrato che il mio caso, alimentato da una amplificazione senza precedenti, era una montatura. Ormai anche i bambini l’hanno capito. Dopo le anticipazioni del presidente del Consiglio, che mi aveva definito il più grande scandalo della Repubblica, il caso Genchi serviva solo a bloccare la mia collaborazione con l’autorità giudiziaria nelle più importanti inchieste che si stavano facendo in Italia. Nonostante tutto, non ho mai perso la mia fiducia nella giustizia. Mi sono presentato davanti al mio giudice e mi sono fatto processare”.

Di recente, Genchi è stato destituito dalla polizia per alcune sue dichiarazioni e per un intervento dal podio del congresso di Italia dei Valori. L’ormai ex poliziotto ha fatto ricorso al Tar.

.

13 aprile 2011

fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/04/13/news/genchi_assolto_dal_tribunale_di_roma_nessun_accesso_illegale_a_banche_dati-14904963/?rss

Fukushima inabitabile per vent’anni

Timori internazionali per le ripercussioni economiche. L’Fmi: «Difficile riprendersi»

Fukushima inabitabile per vent’anni

fonte immagine

I timori del premier giapponese. E ai residenti toccherà l’ultima parola sullo smantellamento di tutti i reattori

.

 

La misurazione dei livelli di radiazioni in una fattoria nella prefettura di Fukushima (Reuters)
La misurazione dei livelli di radiazioni in una fattoria nella prefettura di Fukushima (Reuters)

MILANO – La regione circostante la centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal sisma dell’11 marzo scorso, potrebbe rimanere inabitabile per i prossimi dieci o venti anni: lo ha affermato Kenichi Matsumoto, uno dei collaboratori del premier Naoto Kan, le cui dichiarazioni sono state diffuse dalla stampa nipponica. In un primo momento, Matsumoto – membro del consiglio di gabinetto del premier – aveva dichiarato che la stima gli era stata riferita dallo stesso Kan; successivamente ha precisato che si trattava di una sua opinione, sebbene condivisa dal Primo ministro. La zona di esclusione attorno all’impianto ha attualmente un raggio di 20 chilometri ma l’esecutivo sta valutandone un ulteriore allargamento.

LO SMANTELLAMENTO DEI REATTORINel frattempo si continua a discutere sul futuro dell’impianto. Anche i reattori 5 e 6, non coinvolti nella crisi dseguita al sisma e al conseguente tsunami dell’11 marzo scorso, potrebbero essere smantellati: l’intervento, che potrà essere effettuato una volta che vi saranno le condizioni di sicurezza per intervenire, è «da decidere dopo aver ascoltato i residenti dell’area» ha detto Hidehiko Nishiyama, portavoce dell’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, rispondendo a una domanda dell’Ansa. La stessa agenzia ha poi reso noto di aver ordinato alla Tepco «l’immediata verifica della resistenza ai terremoti» degli edifici dei reattori della centrale di Fukushima n.1 a causa della consistente attività sismica di assestamento registrata anche oggi nel nordest del Giappone.

LA VENDITA DI FUNGHIIl governo giapponese ha invece deciso di proibire in 16 municipalità dell’area attorno a Fukushima la vendita di funghi shiitake, una varietá molto diffusa in oriente. Lo ha dichiarato il portavoce del governo, Yukio Edano, sottolineando che sono stati riscontrati alti livelli di radioattivitá nei funghi coltivati all’aria aperta. I funghi coltivati al chiuso potranno invece essere consumati. L’annuncio giunge mentre l’esecutivo di Tokio fa sapere di essere costretto ad abbassare le stime sulle previsioni dell’andamento dell’economia, alla luce del sisma e lo tsunami dell’11 marzo e la conseguente crisi nuclere di Fukushima.

IL SISMA E I CONTI PUBBLICIIntanto il Fondo monetario internazionale ha commentato che le recenti catastrofi naturali e nucleari hanno reso il processo di aggiustamento dei conti pubblici in Giappone, il Paese industrializzato con i parametri peggiori per debito e deficit, «un po’ più difficile, ma è ancora presto dire quanto». L’Fmi lo scrive nel Rapporto sulla stabilità finanziaria globale, spiegando che i mercati e le istituzioni finanziarie del Sol Levante hanno dimostrato «grande resistenza» dopo le recenti catastrofi. I rischi per la stabilita finanziaria appaiono, quindi, «gestibili e limitati alle aree più direttamente interessate» dalla tragedia. Tuttavia, la possibile scarsità di energia, i problemi nelle forniture all’economia e quelli insorti nella centrale nucleare di Fukushima «lasciano un ampio margine di incertezza sull’impatto sulla crescita e sui costi finali». Le banche giapponesi, ricorda il Fondo, hanno un’esposizione limitata nella regione interessata (2,4% degli impieghi totali del sistema bancario e 1,2% degli asset totali) e le compagnie assicurative nazionali, con un ratio di solvibilità superiore al 700% (contro il 200% regolamentare) non appaiono in difficoltà. Tuttavia, il Giappone, con un debito pubblico previsto al 230% del pil a fine 2011 e una bilancia primaria negativa dell’8,5%, dovrà collegare lo sforzo della ricostruzione a «una strategia di rientro ben definita per ridurre i parametri del debito nel medio termine».

.

Redazione Online
13 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_13/fukushima-smantellamento-reattori-timori-fmi_01918b0e-65d2-11e0-860c-f8f35d8ce484.shtml

DIRETTA – Processo breve, sì alla legge «salva premier» L’opposizione vota no con la Costituzione in mano

fonte immagine

Processo breve, sì alla legge «salva premier»
L’opposizione vota no con la Costituzione in mano

.

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.281030.1302093841!/image/618260317.jpg_gen/derivatives/box_304/618260317.jpg

.

LA DIRETTA

LA DIRETTA TV

BERSANI: CON QUESTA LEGGE
IL GOVERNO FA PASSO VERSO L’ABISSO

Il Governo e la maggioranza, approvando il processo breve, hanno fatto un «passo verso l’abisso». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, conversando con i giornalisti dopo il voto della Camera, ha commentato così l’approvazione del processo breve: «Credo che oggi questo Governo, nella coscienza degli italiani, abbiamo fatto un passo verso l’abisso. Starà a noi far comprendere la vergogna di questo provvedimento e l’assoluto disprezzo del Governo e della maggioranza verso i problemi veri del Paese. In questa settimana c’è stato il massimo impegno che Governo e maggioranza hanno mostrato in questi due anni: per me rimarrà un marchio di questa legislatura».


ALLA CAMERA PASSA: 314 SI’, 296 NO
LA LEGGE SUL PROCESSO BREVE

L’aula di montecitorio ha dato il via libera al disegno di legge sul cosiddetto processo breve, il cui nome è stato mutuato oggi in prescrizione breve. L’approvazione del provvedimento è avvenuta con 314 voti favorevoli, a fronte di 296 no: nessuno, tra i 610 presenti e votanti, si è astenuto. il testo, profondamente modificato rispetto alla formulazione uscita in prima lettura al senato, torna adesso a palazzo Madama.

PD E IDV GRIDANO
A CICCHITTO: P2, P2

«P2,P2!»: è l’urlo che i deputati di Pd e Idv hanno gridato al capogrupppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, durante la sua dichiarazione di voto sul testo sulla prescrizione breve. Immediata la reazione dai banchi della maggioranza, da cui sono partite le proteste. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha chiesto più volte silenzio.

FASSINO: IL PROCESSO BREVE
E’ AMNISTIA MASCHERATA
Il processo breve è una «amnistia mascherata» pensata solo per «evitare che il presidente del Consiglio sia sottoposto a giudizio». Lo ha detto Piero Fassino alla Camera, pronunciando la dichiarazione di voto a nome del Pd sul provvedimento voluto dal Governo. «Tutto questo perché? – ha detto Fassino – per una semplice ragione che hanno capito tutti gli italiani: occorre evitare che il presidente del Consiglio sia sottoposto a giudizio. È l’unica ratio di questo provvedimento. Vergogna voi, non a noi (dice replicando ai deputati del centrodestra, ndr). E ci arrivate dopo che avete tentato in ogni modo di fare altre leggi ad personam».

IL PD IN AULA CONTESTA
IL «RESPONSABILE» IANNACCONE
«Buffone», «Venduto», «Vergogna». Sono stati questi i cori indirizzati al deputato Arturo Iannaccone che, a nome del gruppo Iniziativa responsabile, ha parlato in Aula alla Camera nel corso delle dichiarazioni di voto sul processo breve. Una pioggia di contestazioni gli sono state rivolte dai banchi del Pd quando il deputato ha ricordato che formando il gruppo dei responsabili «è stato impedito il ribaltone».

DI PIETRO: VI APPRESTATE A VOTARE
UN’ALTRA SCONCEZZA
«
Vi apprestate a deliberare un’altra sconcezza, dopo quella secondo cui Ruby rubacuori è la nipote di Mubarak». Lo ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sul ddl sul processo breve. «Berlusconi – prosegue Di Pietro – fa politica per motivi giudiziari: doveva fare una scelta tra Montecitorio e San Vittore, e ha scelto che si sta meglio a Montecitorio».  

FRANCESCHINI SUL VOTO SEGRETO:
SUI MIEI DEPUTATI METTO LA MANO SUL FUOCO
«Sui miei deputati metto non una mano sul fuoco, ma tutte e due». Così Dario Franceschini, capogruppo del Pd, commenta l’aumento dei voti della maggioranza fino a 316 durante uno scrutinio segreto sul processo breve. «Sono in sei – ha detto Franceschini – ad aver votato con la maggioranza. Sui deputati del Pd non ho dubbi. Chi sia stato lo si capisce, ma io non sono sleale da attribuire ad altri questo voto».

PD CHIEDE VOTO SEGRETO
E LA MAGGIORANZA CRESCE
Il Partito democratico chiede il voto segreto su una parte di un emendamento dell’Italia dei valori per introdurre un articolo aggiuntivo al ddl sul processo breve. E alla fine, paradossalmente, la maggioranza cresce. L’emendamento, a cui il governo e il relatore avevano dato parere contrario (modificava qualcosa sulla prescrizione breve) è stato infatti respinto con un numero maggiore di voti rispetto a quelli registrati finora da Pdl, Lega e Responsabili. Uscendo dall’aula, il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, commenta: «Il voto a scrutinio segreto, che ha visto circa 8 voti in più di quelli della maggioranza, ridicolizza la sinistra, che ha ci ha chiaramente ‘passatò dei voti. L’emendamento è stato bocciato con 316 no e 288 sì. Al momento dell’approvazione in aula si sono levati ‘boatì da parte dei banchi della maggioranza per il fatto di aver incassato più consensi. E tra i deputati dell’opposizione ci si domanda chi saranno i franchi tiratori.

VIA LIBERA ALL’ARTICOLO TRE
PRESCRIZIONE PER GLI INCENSURATI

Prima votazione alla Camera. Disco verde all’articolo 3 del processo breve. È l’articolo che introduce la prescrizione breve per gli incensurati è passato con 306 sì e 288 no.

COSA DICE L’ARTICOLO
CHE SALVA IL PREMIER
L’articolo 3, modificato da un emendamento del relatore Maurizio Paniz, riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati passando da un quarto a un sesto della pena edittale. Si applica ai processi che non sono ancora giunti a sentenza di primo grado. Non riguarda i reati di grave allarme sociale: terrorismo e mafia, ad esempio. Contro questa norma hanno tuonato le opposizioni, sostenendo che è l’ennesima legge ad personam applicabile al processo Mills, in cui è imputato il premier.

BERSANI: PROCESSO BREVE
DOPPIA VERGOGNA

Il provvedimento sul processo breve è «una doppia vergogna». Lo dice alla Camera il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «È una vergogna che si facciano delle leggi così, e un’altra vergogna è che si facciano solo leggi così. È una doppia vergogna perchè non si riesce a parlare d’altro», spiega Bersani durante una conferenza stampa a Montecitorio. «Noi siamo con la gente dell’Aquila per la ricostruzione e vicini alle famiglie delle vittime della strage di Viareggio», ha aggiunto, «e vogliamo finalmente pensare all’Italia».
Il segretario Pd è intervenuto anche sulle critiche a Fini. «Giachetti ha esagerato un po’ e comunque il suo non era un giudizio globale sulla presidenza, ma su un passaggio particolare della conduzione d’aula». Così Bersani ha voluto smorzare la polemica nata da un attacco del deputato Pd Roberto Giachetti al presidente della Camera Gianfranco Fini.

PROTESTA SOTTO MONTECITORIO
INSULTI ALLA SANTANCHE’

Daniela Santanchè è scesa in piazza Montecitorio ed è stata presa a urla e insulti dai manifestanti che stanno protestando contro il processo breve. «Vorrei tranquillizzarli e dire che non è vero che i loro processi andranno in prescrizione. Mi meraviglio che qui ci siano le bandiere di Fini che in aula sta fecendo l’arbitro. Sono tutti strumentalizzati». La parlamentare è andata via tra gli insulti.

VOTO FINALE
ALLA CAMERA ENTRO LE 20,30

Entro le 20,30 l’Aula della Camera voterà il disegno di legge sul processo breve. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Alle 19 inizieranno le dichiarazioni di voto con diretta televisiva, che dovrebbero terminare entro le 20,30. Il calendario finale è stato fissato con l’intesa delle opposizioni che hanno ormai terminato i tempi a loro disposizione per intervenire. Dalle 16 dunque partiranno a raffica i voti sugli 84 emendamenti restanti e i 223 ordini del giorno.

AULA BOCCIA RICHIESTA
EMENDAMENTO PD PRO L’AQUILA
«Mi rivolgo ai singoli parlamentari di maggioranza» perchè, anche con il non voto, colgano l’occasione «di stralciare da questo provvedimento almeno i reati commessi da quelli che hanno causato la morte sotto le macerie di cittadini innocenti dell’Aquila». È l’appello lanciato in Aula alla Camera dal capogruppo Pd, Dario Franceschini. Mentre si votano gli emendamenti al processo breve, Franceschini illustra la proposta di modifica del Pd, con cui si chiede che la norma sulla prescrizione accorciata per gli incensurati non si applichi all’omicidio colposo. L’emendamento è stato fatto proprio anche da Idv e Fli. Ma la proposta è stata bocciata

PD: STRAGI E OMICIDIO COLPOSO
IN PRESCRIZIONE

«Anche i processi per reati di omicidio colposo non saranno immuni dalla tagliola della prescrizione breve. Rientrano tra questi il processi sul terremoto dell’Aquila e della strage di Viareggio». Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta il voto sull’emendamento del Pd, che chiedeva di stralciare dalla normativa sulla prescrizione breve i reati di omicidio colposo, che ha ricevuto il ‘nò compatto della maggioranza.

SIT-IN CON VITTIME STRAGI,
10MILA MAIL A DEPUTATI

«Perchè, per salvare un uomo solo lasciate impuniti assassini, stragisti e violentatori?». È questo uno dei messaggi che il ‘popolo viola’ porterà davanti a Montecitorio nel sit-in organizzato a partire dalle 15 «insieme a tutti i parenti delle vittime dei processi i cui reati verranno prescritti grazie alla norma sulla prescrizione breve: i crolli per il terremoto dell`Aquila, la strage di Viareggio, i parenti dei morti per l`amianto, i consumatori ingannati dai crack Parmalat e Cirio, le vittime di violenza sessuale, le vittime di violenza sui minori e tanti altri», scrive il blogger Gianfranco Mascia.

CAMERA, ESAME TESTO
RIPRENDERÀ ALLE 16

Proseguirà dopo il question time, dalle 16, l’esame nell’Aula della Camera del testo sulla prescrizione breve. Alle 13:30 avrà inizio la conferenza dei capigruppo, la seconda in poche ore, per decidere sul prosieguo dei lavori.

FINOCCHIARO, QUI PRIORITARI
CORRUZIONE

«Mentre a Montecitorio c’è grande concitazione per l’ennesima legge che non risolve i problemi dei cittadini ma serve solo a difendere interessi particolari, in Senato si stanno discutendo provvedimenti molto importanti per la giustizia e la sicurezza del nostro Paese».

IL CARDINAL BAGNASCO:
«PIU’ SERENITA’ E CONDIVISIONE COSTRUTTIVA»
Di fronte all’infuocato dibattito sul processo breve il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, invita ad una maggiore «serenità». Interpellato dai giornalisti a margine di un convegno sull’ex arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri, Bagnasco ha ricordato che «al di sopra di tutto ci deve essere il desiderio e la meta concreta del bene comune, che è fatto di tanti aspetti che devono essere affrontati in un clima di maggiore serenità altrimenti non si arriva da nessuna parte». Quanto al provvedimento in discussione alla Camera, «al di là del merito – osserva il porporato – direi che quello che è importante per il paese è una condivisione costruttiva di diverse voci, questo fa parte della politica». 

NUOVA CONFERENZA CAPIGRUPPO
Nuova conferenza dei capigruppo sul processo breve. L’appuntamento è per le 13,30, quando la seduta dell’aula sarà sospesa. Tra le ipotesi vi è lo slittamento notturno per il voto finale sul provvedimento.

BOSSI: IL GOVERNO HA I NUMERI
Il leader della Lega, Umberto Bossi, è «fiducioso» sull’esito della discussione alla Camera sul processo breve. «Passa, passa tutto – dice Bossi – e il governo ha i numeri».

SLITTANO I TEMPI, VOTO IN TARDA SERATA
Ancora incertezza sui tempi per l’approvazione alla Camera della proposta di legge sul processo breve. La riunione dei capigruppo di ieri pomeriggio aveva previsto il voto finale verso le 20 di stasera, ma alla luce dell’ostruzionismo del Pd, questo orario non sarà probabilmente rispettato. Stamane la nuova conferenza dei capigruppo non ha potuto stabilire una tempistica precisa e il leghista Marco Reguzzoni ha ipotizzato che «si andrà oltre tarda serata». In aula restano ancora da votare circa 190 emendamenti.

EMENDAMENTO PD AL TESTO
TENSIONE IN AULA

Momenti di tensione nell’aula di Montecitorio per la decisione di tutti i deputati del Pd di sottoscrivere un emendamento al testo sulla prescrizione breve. Questa singolare forma di ostruzionismo sta costringendo il presidente di turno, Rosy Bindi, a tenere aperti i tempi della votazione, con conseguenti proteste della maggioranza. I capigruppo del centrodestra, fanno però cenno ai deputati di stare tranquilli e di non sollevare polemiche.

Nel frattempo tutti i parlamentari dell’opposizione (ora si sono aggiunti anche quelli dell’Idv) stanno sfilando al tavolo degli stenografi per rilasciare il proprio cognome come sottoscrittori della proposta di modifica che ha come prima firmataria Donatella Ferranti. Alla fine la votazione dura un bel pò, ma poi l’emendamento viene bocciato

LA CAMERA RESPINGE
INVERSIONE ORDINE DEL GIORNO

L’Aula della Camera ha respinto per 18 voti di differenza la richiesta di inversione dell’ordine del giorno presentata da Giorgio La Malfa durante l’esame del testo sulla prescrizione breve. L’esponente repubblicano aveva chiesto che venisse invertito l’ordine del giorno dei lavori dell’aula di Montecitorio per rinviare il voto sul testo per la prescrizione breve. «Il provvedimento che la maggioranza vuole votare – ha detto La Malfa – è di fatto la dimostrazione, anche alla luce di ciò che ha detto ieri il Guardasigilli, dell’intenzione di ostruire il normale funzionamento della giustizia ordinaria».

FINI RIBADISCE IL NO
ALL’AMPLIAMENTO DEI TEMPI

La presidenza della Camera «applicando rigorosamente il regolamento», non concederà all’opposizione un ampliamento dei tempi per intervenire sul testo sulla prescrizione breve il cui esame è in corso nell’Aula di Montecitorio. Lo ha ribadito all’Assemblea il presidente Gianfranco Fini.

OPPOSIZIONE NON HA PIÙ TEMPO
AVANTI CON VOTAZIONI

Non ci saranno ulteriori tempi a disposizione dell’opposizione e si andrà avanti con le votazioni. È quanto ha stabilito la capigruppo della Camera, convocata ieri sera, dopo che Rosy Bindi, presidente di turno aveva concesso 15 secondi per interventi a titolo personale all’opposizione.

RIPRENDE L’ESAME IN AULA
IL PD ATTACCA FINI
Prove di tenuta del Terzo polo in Aula a Montecitorio: il deputato Pd Roberto Giachetti ha attaccato la presidenza della Camera nella persona di Gianfranco Fini, seduto sullo scranno più alto di Montecitorio, per le decisioni assunte ieri sera sul contingentamento dei tempi sul processo breve. Subito, il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, è intervenuto in Aula e ha difeso a spada tratta il presidente Fini, sostenendo «che presiede la Camera in modo impeccabile» e che «ogni accusa di mancata terzietà è fuori luogo e insensata». A seguire, è intervenuto anche il deputato Idv Fabio Evangelisti, con una breve reprimenda nei confronti di Giachetti, ma sottolineando anche la necessità, regolamento alla mano, di «tempi un pochino più ampli laddove la discussione riguardi un argomento di particolare rilevanza».

ERI NOTTE TUMULTO IN AULA,
PDL-LEGA CONTRO BINDI

Una conferenza stabilita ieri sera per questa mattina e una nottata di tumulto d’Aula, con tanto di attacco alla vicepresidente di turno, Rosy Bindi, per la scelta di aver, secondo la maggioranza, «annullato il contingentamento dei tempi» previsti per la discussione sul processo breve. Si è conclusa così, ieri in nottata, la prima sessione della due giorni che dovrà portare, entro stasera, all’approvazione del cosiddetto, processo breve. A prendere la parola contro Bindi, al termine della seduta di ieri notte, sono stati i capigruppo della Lega, Marco Reguzzoni, e del Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Lei – ha detto Reguzzoni in Aula rivolgendosi a Bindi – oggi ha violato il regolamento e questo non può e non deve costituire in alcun modo un precedente». «Sia agli atti – ha rincarato Cicchitto – che si è assunta la responsabilità di una violazione gravissima del regolamento. Ha annullato il contingentamento dei tempi». Le critiche alla vicepresidente Bindi sono state accompagnate dal grido ‘Vergognà lanciato dalla maggioranza alla volta della vicepresidente, che si è difesa sottolineando di essere «molto serena per la mia scelta, che per altro non ho fatto da sola». Quella di consentire interventi di 15 secondi ai deputati di opposizione è stata una decisione «presa anche con il presidente della Camera, assunta a tutela del Parlamento e spero che un giorno qualcuno faccia riferimento a questo precedente».

.

13 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/processo-breve-tensione-in-aula-il-pd-attacca-fini-1.282615

Io, inflitrato nella claque di B.

Esclusivo l’Espresso

Io, inflitrato nella claque di B.

https://i2.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2011/04/12/jpg_2148996.jpg

.

Uno studente di sociologia si mescola al ‘popolo del premier’ di fronte al Palazzo di Giustizia di Milano. Scoprendo i meccanismi di una messinscena che non ha niente di spontaneo. Con tanto di “premi” e “incentivi” che vengono elargiti ad anziani e disoccupati per stare lì e poi spostarsi ai comizi della Moratti

.

di Massimiliano Mesenasco

.

.
Sono uno studente di 24 anni della facoltà di Sociologia all’Università Bicocca di Milano. Non sono iscritto a partiti politici e fino alla fusione di Alleanza nazionale con il Pdl votavo per Fini.

Come aspirante sociologo, all’università dovevo presentare un lavoro di ricerca con metodo etnografico (una metodologia di ricerca sociale che prevede l’osservazione partecipante e permette di comprendere le dinamiche di gruppo). Ho scelto di studiare la gente che presidiava il gazebo a favore del presidente Silvio Berlusconi, al di fuori del Palazzo di giustizia di Milano. Questo è un riassunto di quello che ho visto e sentito.

I primi approcci

Il mio studio inizia il 9 febbraio, il giorno in cui la procura di Milano inoltra al gip la richiesta di giudizio immediato per i due reati contestati nel cosiddetto “Rubygate”, concussione e prostituzione minorile. E’ da quel mercoledì che s’intensifica infatti la mobilitazione pro-Berlusconi attraverso il gazebo al di fuori del Palazzo di Giustizia di Milano.

Il gazebo in questione è una struttura bianca, che ogni mattina – fino almeno lunedì scorso – viene montata poco prima delle 9, dopo l’arrivo di due furgoncini che portano il necessario.

Le persone che popolano il gazebo attaccano alle 9 di mattina e alle 13, puntualissime, se ne vanno: dal lunedì al venerdì, week-end escluso.

Dai furgoncini arriva molto materiale: scatoloni pieni di volantini (diverse migliaia), striscioni, palloncini, bandiere, tutte cose che vengono distribuite in abbondanza.

In generale, attorno ai gazebo niente sembra accadere per caso. Ci sono sempre alcune persone, generalmente un po’ in disparte, che ogni tanto parlano ai gruppetti e danno ordini di scuderia, del tipo: “Oggi non rilasciate interviste”, come nel giorno della prima udienza del processo Mediatrade.

A parte i giorni in cui Berlusconi presenzia ai processi, il numero di persone del gazebo non supera mai la ventina, con una proporzione paritaria tra uomini e donne. L’età media è alta, gran parte over 55.

Parlando con quasi tutti ho verificato la loro istruzione (in generale medio-bassa) e la loro condizione sociale: si tratta per lo più di pensionati e disoccupati.

La maggior parte si muove in gruppetti, pochi sono i cani sciolti. Ci sono poi due signore (una sui 50 anni e una sui 25) che passano con una cartellina prendendo nomi e indirizzi di alcuni presenti (non ho capito bene a che scopo, comunque sembra un appello).

L’impressione è che ci siano due livelli di supporter: quelli più importanti, di rango, a capi dei gruppetti, e i semplici manifestanti. Curioso il caso di alcuni uomini, tra i 45 e i 60 anni, che si riuniscono sempre attorno al semaforo attiguo al gazebo. Rappresentano quasi un terzo della forza manifestante e a quanto ho compreso sono tutti colleghi di lavoro. Parlare con loro però è impossibile, perché non vogliono rispondere e temono che ci siano giornalisti pronti a registrarli.

Le risposte alle domande

Dopo il primo primo periodo di avvistamento esterno, ho iniziato ad avvicinarmi di tanto in tanto ai fan berlusconiani.

Ho iniziato anche a porre domande più politiche: “Siete iscritti a qualche partito? Perché siete qui? E’ vero che vi pagano?”. A queste mi hanno risposto sempre le stesse due o tre persone, che parlavano come un libro stampato: “Siamo liberi cittadini, che spontaneamente si sono mobilitati liberamente in difesa del premier”. I due aggettivi – spontaneo e libero – venivano ripetuti continuamente dai pochissimi che accettavano di parlare.

Gli altri discorsi dei sostenitori erano sempre molto simili tra loro: “Berlusconi ha abbassato le tasse, i comunisti le hanno alzate. Prodi ci ha fatto entrare nell’euro (vista come una cosa negativa). Noi abbiamo vinto le elezioni e adesso devono sconfiggerci alle urne. Prima parlavano dell’amore libero, adesso fanno i bacchettoni”.

Molti dicevano di essere assidui telespettatori de “L’ultima parola” di Gianluigi Paragone, e si organizzavano in gruppo anche per andare alla sua trasmissione. Nonché di essere fedeli di “Radio Londra” di Giuliano Ferrara. Pochissimi conoscevano la riforma della giustizia o di cosa trattasse il processo Mediatrade per il quale erano al gazebo. Quando è arrivato l’imitatore di Bruno Vespa di “Striscia la Notizia”, sapevano invece benissimo chi fosse.

Un paio di volte al giorno, lungo la settimana dal 4 all’8 aprile, passavano in corso di Porta Vittoria alcuni sostenitori del premier in macchina inneggiando al gazebo. Uno gridava: “Bravi, date addosso a questi compagni di merda”.

Un uomo sulla sessantina, che il 6 aprile girava con una gigantografia della prima pagina de “Il Giornale”, spiegava ai giornalisti stranieri che la Federazione dei giovani comunisti italiani, negli anni Settanta, riceveva fondi dall’Urss per finanziare corsi di formazione e preparare le nuove leve della magistratura, oggi in carica. Perché? Semplice, l’Unione Sovietica aveva intuito che tra le istituzioni costituzionali la magistratura era il tassello più debole e attaccabile. Ed ecco perché oggi i giudici comunisti italiani ce l’hanno tanto con Berlusconi.

Il 4 aprile, giorno di udienza al processo Mediatrade, ho deciso di provare a presentarmi ad alcuni come un supporter berlusconiano: ho detto a un gruppetto di essere un giovane tesserato del Pdl della provincia di Alessandria. Subito un sedicente coordinatore di zona del Pdl di circa 80 anni è venuto a farmi domande sul Pdl locale: credo volesse provare a vedere se ero sincero o meno.

Basta che paghino

Sono andato lì per cercare di capire le motivazioni profonde della manifestazione ma non ho trovavo nulla di chiaro e concreto, oltre gli slogan. Mi ha colpito però l’atteggiamento da partita di calcio: la gente del gazebo si identifica con la caratterizzazione del nemico, che è sempre “il comunista”. E la sua squadra non può essere scissa dal capitano: per loro Berlusconi e il Pdl sono la stessa cosa, e il partito è come se fosse un corollario del premier.

In generale, la gente del gazebo si vanta di aver visto almeno una volta nella vita, da vicino, Berlusconi o Ghedini.

Mi ha molto colpito un gruppetto di signore tra i 40 e i 50 anni, già viste in altre manifestazioni del Pdl, che erano quasi sacerdotesse del culto: gridavano “Silvio, Silvio” e guidavano i cori. Spesso con apparente livore e rabbia.

Poi ho intuito che però le motivazioni della presenza quotidiana di alcuni sono diverse: è stato quando ho sentito parlare di “premio” e di “incentivazione”. Lunedì 4 aprile, giorno del processo Mediatrade, un uomo sulla sessantina, in giacca e cravatta, con i baffetti, si è avvicinato al gruppo che presidiava il semaforo antistante il gazebo e ha detto: “Lunedì prossimo vi spostate ai punti della campagna elettorale della Letizia Moratti”. E uno di loro ha risposto: “Quello che vuoi, basta che paghino”.

Da lì ho provato a verificare se ci fossero effettivamente dei pagamenti sottobanco, ma non è stato possibile. Erano sempre le stesse persone a presidiare il gazebo, una ventina, e un gruppo molto chiuso. Una volta ho provato ad avvicinarmi a tre ragazzi dicendo: “Sono qui per il presidente!”. Non sono riuscito ad aggiungere altro: appena hanno visto una faccia sconosciuta, si sono dileguati.

(in collaborazione con FpS Media)

_____________________________________________________________
_____________________________________________________________
13 aprile 2011
.

Legambiente: il cemento si sta mangiando l’Italia

Legambiente: il cemento si sta mangiando l’Italia

.

fonte immagine

.

Nel rapporto Ambiente Italia 2011, l’associazione del cigno lancia l’allarme. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. E’ come se ogni quattro mesi nascesse una nuova Milano

.

di Andrea Bertaglio

.

Il cemento si sta mangiando l’Italia, al ritmo di 10.000 ettari di territorio all’anno: ogni 4 mesi è come se nascesse una nuova Milano. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. Grappoli disordinati di sobborghi residenziali e centri commerciali sorti in mezzo alle campagne. È l’ambiente nel quale vivono 6 italiani su 10.

Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l’asfalto, la terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. È il nuovo allarme lanciato dal rapporto Ambiente Italia 2011, promosso da Legambiente: insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l’agricoltura, che vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi: negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a pagare l’affitto o la rata del mutuo.

Urbanizzazione selvaggia, sempre più insostenibile. Lo rivela il rapporto realizzato in collaborazione con l’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, presentato in questi giorni a Milano. Un quadro inquietante del consumo di territorio, che oltre all’ambiente mette in pericolo anche la produzione agroalimentare. Il cemento invade già 2 milioni e 350.000 ettari. Un’estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme: il 7,6% del territorio nazionale, con 415 metri quadri per abitante. Risultato: crescono le superfici impermeabili. Già nel 2007, in città come Napoli e Milano era isolato dall’acqua il 62% del suolo. Il primato è della Lombardia, con il 14% di superfici artificiali. Seguono Veneto (11%), Campania (10,7%), Lazio ed Emilia (9%). A rischio la Sardegna, dove la cementificazione minaccia patrimoni naturali di inestimabile valore.

“Il territorio italiano si sta rapidamente metropolizzando”, afferma il presidente INU, Federico Oliva. “Alla città tradizionale si sta sostituendo una nuova città, in cui vive oltre il 60% dell’intera popolazione italiana”. Si vive in condizioni insostenibili: cementificazione, traffico congestionato, nuovi squilibri e fame di spazio pubblico. Principale imputato: la crescita incontrollata delle periferie metropolitane, che divorano ogni anno 500 chilometri quadrati di aree verdi. Un esempio? Roma, il più grande comune agricolo in Europa. Nella città eterna, i complessi residenziali in periferia hanno “mangiato” 4.384 ettari agricoli, il 13% del totale, e 416 ettari di bosco. E il peggio deve ancora arrivare: i piani regolatori di Roma e Fiumicino prevedono di consumare altri 9.700 ettari, più di quanto sia stato urbanizzato dal 1993 al 2008.

Per Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del documento, “ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità, che costituiscono uno dei beni comuni più importanti”. L’Italia è in controtendenza rispetto ai paesi europei dove “sono in atto da tempo politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i suoi costi sociali”. Lo sfruttamento del suolo italiano non produce “solo ferite al paesaggio”, ma “una vera e propria patologia del territorio”. Per questo Legambiente e INU hanno deciso di creare un Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS). Nella legislazione italiana “mancano ancora regole efficaci sulle facoltà di trasformazione dei suoli”, afferma il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine: “Qualunque sia la politica che una Regione attua per il governo del territorio, riteniamo irrinunciabile che essa sia confortata da un’attività di verifica e monitoraggio, oggi estremamente lacunosa”.

Molti comuni piemontesi, stanchi di vedere il proprio territorio invaso da capannoni sfitti, hanno dato vita alla Campagna nazionale Stop al consumo di territorio. “Il consumo di suolo – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli altri Paesi europei, dove lo si contrasta attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno”. Tra le abitazioni sfitte, 245.142 sono a Roma, 165.398 a Cosenza, 149.894 a Palermo, 144.894 a Torino e 109.573 a Catania. Ma il fenomeno sfugge, perché non ci sono banche dati aggiornate. E la piaga dell’abusivismo si aggiunge alle carenze di pianificazione.

.

12 aprile 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/legambiente-il-cemento-si-sta-mangiando-litalia/103913/

FEDERICO ALDOVRANDI – Ucciso dalla polizia, la madre a processo: “Diffamò la pm”

Federico, prima e dopo la ‘cura’ – fonte immagine

Ucciso dalla polizia, la madre a processo: “Diffamò la pm”

Ferrara, la donna si batté per ottenere giustizia. In un’intervista aveva detto: “Il fascicolo è vuoto”

I genitori e il fratello di Federico in una foto scattata nei giorni della battaglia giudiziaria

.

di FRANCO GIUBILEI
.

FERRARA – Rinviata a giudizio per aver criticato il primo pm che indagò sulla morte violenta del figlio. Eppure, non fosse stato per la sua ostinazione di madre, forse le indagini sulla fine di Federico Aldrovandi si sarebbero impantanate in quell’incredibile versione ufficiale per cui il ragazzo era deceduto in seguito all’assunzione di droghe, durante un controllo di polizia particolarmente movimentato. Invece Patrizia Moretti non si arrese, aprì un blog che attirò l’attenzione di tutta l’Italia sulla vicenda e di fatto riuscì a imprimere una svolta decisiva all’inchiesta: quattro poliziotti furono poi condannati in primo grado per eccesso colposo in omicidio colposo del giovane 18enne, morto per le botte prese mentre era ammanettato a terra. Non solo, lo Stato ha riconosciuto alla famiglia un risarcimento danni da due milioni di euro in cambio dell’impegno a non costituirsi parte civile.

Ma ora, il gup del tribunale di Mantova ha deciso di processare la madre di Federico per diffamazione a mezzo stampa. Insieme a lei sono stati rinviati a giudizio due giornalisti e il direttore del quotidiano La Nuova Ferrara. E così, con una capriola che ha il sapore del paradosso giudiziario la donna che era riuscita a ottenere giustizia per suo figlio ora si ritrova lei a subire un processo. La frase che le è costata l’incriminazione, pronunciata nel gennaio 2006 quattro mesi dopo la morte di Federico, quando le indagini ancora languivano, è questa: «È un fascicolo ancora vuoto». Patrizia Moretti si prepara a una nuova battaglia in tribunale: «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi imputata per aver criticato chi non aveva fatto le prime indagini sulla morte di mio figlio. I giudici hanno deciso per il processo e noi lo faremo, e così come lo avevano fatto a Ferrara a Federico ora lo faremo noi al magistrato che mi ha denunciata».

Si chiama Maria Emanuela Guerra la pm che condusse la prima parte dell’inchiesta prima di rinunciare all’incarico e che ha ritenuto lesive quelle dichiarazioni. La Moretti da parte sua non si aspettava né che il magistrato andasse a fondo nella querela né, tantomeno, che ieri il gup decidesse per il rinvio a giudizio: «Abbiamo prodotto documenti che dimostrano che le mie parole sono state dette in tribunale, durante due dei processi per l’omicidio di Federico, e che sono sancite in due sentenze. Eppure il Gup ha disposto il rinvio a giudizio». E’ addolorata ma non ha perde la sua determinazione: «Non mi tiro indietro. Io della dottoressa Guerra non volevo più sentir parlare, ma se mi tira per i capelli ci sarò, e allora dovrà dire lei perché ha aperto il fascicolo solo il 16 gennaio, perché non è andata sul posto e perché non ha sequestrato i manganelli».

Il legale della Moretti, Fabio Anselmo, aggiunge che la pm «sarà il nostro principale teste a discarico” e ricorda come, stranamente, il docufilm del giornalista Rai Filippo Vendemmiati –
«E’ stato morto un ragazzo», che a maggio sarà anche premiato dal presidente Napolitano -, pur riportando le stesse parole non sia stato oggetto di alcuna denuncia. «Tutto ciò è pazzesco ma a questo punto non vedo l’ora di andare a processo, così verrà fuori tutto quanto – aggiunge la madre di Federico – La cosa che mi dispiace è che l’udienza è stata fissata per il 1˚ marzo 2012…».

.

13 aprile 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/397682/

Immigrati, il leghista Castelli: «Sparare in caso di violenza». E’ bufera

Immigrati, il leghista Castelli: «Sparare in caso di violenza». E’ bufera

Bertone: l’Europa ha deluso. Il governo: stato d’emergenza umanitario. Bossi frena: dall’Europa non si esce

.

 

ROMA – Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, si dice profondamente deluso dal comportamento dell’Europa nel fronteggiare l’emergenza immigrati.

Bufera intanto per una frase del leghista Roberto Castelli. «Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora». Questo il pensiero dell’ex ministro della Giustizia e attuale viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, che oggi è stato ospite in studio del programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”. «Le violenze degli immigrati, che potrebbero diventare milioni nel corso del tempo, potrebbero obbligare le autorità ad usare le armi». Parole che l’opposizione definisce irresponsabili e ignobili al punto che il Pd chiede le dimissioni dell’ex Guardasigilli mentre l’Idv invita Berlusconi e Maroni a prendere immediatamente le distanze da Castelli.

Castelli ha esordito illustrando il possibile scenario legato all’immigrazione che si potrebbe creare nel corso del tempo: «Zapatero ha sparato agli immigrati che volevano andare in Spagna, Sarkozy sta bombardano alcuni possibili immigrati in Libia: si prefigurano momenti drammatici. E, se ragioniamo in termini storici, cioè nell’ambito dei prossimi decenni, c’è il pericolo che questa invasione possa diventare di decine di milioni».

Se questo avvenisse, cosa dovrebbe fare l’Italia? «Le controversie internazionali, spesso, come abbiamo visto in Iraq o in Kosovo, si risolvono con le armi». Vuole dire che potrebbe essere necessario usare le armi anche da noi? «Anche se io spero che questo momento non debba mai venire, questo problema potrebbe diventare talmente enorme che dovremo porci il problema di usare anche le armi». Qual è la soglia per decidere di sparare? «Quando si arriva alla violenza». Può essere più chiaro? Riferendosi agli immigrati di Lampedusa, Castelli ha spiegato: «questi signori, che dovevano già essere rimpatriati, hanno cominciato a bruciare i materassi. E se poi cominciassero a tirare sassi, pietre, e quant’altro? Si risponderebbe con gli scudi e i manganelli, perché così si fa nei confronti di qualsiasi cittadino italiano che non rispetta le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza». Poi, polemico, si chiede: «E se uscisse qualche arma e cominciassero a sparare, noi cosa dovremmo fare?». Sparare? «Contro le Brigate Rosse, cosa abbiamo fatto?», conclude il leghista.

Le critiche dell’opposizione sono durissime. «È inammissibile l’escalation delle dichiarazioni dei leghisti al governo», afferma Giorgio Conte di Fli. «Castelli si dovrebbe vergognare di un pensiero che richiama il peggior fascismo. Non è degno di essere membro del governo e del Parlamento di un Paese democratico come l’Italia ancora è», rimarca il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

Immediata la replica di Castelli: «Le agenzie di stampa riportano in maniera del tutto corretta quanto da me dichiarato, per cui confermo parola per parola ciò che ivi è riportato – afferma il senatore leghista – Ritengo di avere usato un linguaggio semplice e comprensibile per tutti, quindi invito chi ne ha voglia a leggersi le mie dichiarazioni per intero».

Intanto con un decreto del premier Silvio Berlusconi, pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale, è stato dichiarato «lo stato di emergenza umanitaria nel territorio del Nord Africa per consentire un efficace contrasto dell’eccezionale afflusso di cittadini nel territorio nazionale». Il provvedimento è stato firmato su proposta del capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli.

A motivare il decreto è «la grave situazione determinatasi nella fascia del Maghreb ed in particolare nel territorio della Repubblica della Libia che ha causato l’emigrazione di un gran numero di cittadini libici, la maggior parte dei quali si è riversata al confine con la Tunisia, creando un’emergenza di carattere umanitario di estese proporzioni». E l’Italia partecipa alle attività di carattere umanitario su richiesta dei governi egiziano e tunisino. La situazione, indica il provvedimento, «è destinata ad aggravarsi ulteriormente in ragione dall’attuale clima di grave instabilità politica che interessa gran parte dei Paesi del Nord Africa. Si ravvisa, quindi, la necessità di porre in essere misure di carattere straordinario ed urgente finalizzate alla predisposizione di strutture idonee per le necessarie forme di assistenza umanitaria nei territori del Nord Africa, assicurando nel contempo l’efficace contrasto dell’immigrazione clandestina nel territorio nazionale». Nonché «l’ineludibile esigenza di assicurare l’urgente attivazione, in coordinamento con il ministero degli Affari esteri, di interventi in deroga all’ordinamento giuridico».

«Non c’è dubbio che l’Europa ha profondamente deluso» di fronte all’emergenza immigrazione, ha detto il cardinale Bertone. «Credo che i primi delusi sarebbero i padri fondatori dell’Europa – ha aggiunto – perché l’Europa ha perso il suo spirito profondo di grande solidarietà». Pur dicendosi d’accordo con l’appello di Napolitano a non drammatizzare lo scontro col l’Europa, Bertone ha chiesto che l’Unione Europea «aiuti l’Italia».

«L’appello di Napolitano – ha spiegato Bertone – vuole cercare di mettere ordine, di ricostruire, di ricompattare la fiducia nell’Europa. Ma non c’è dubbio – ha rimarcato a questo punto il segretario di Stato Vaticano – che l’Europa ha profondamente deluso». Perché «l’Europa ha perso il suo spirito profondo, uno spirito di grande solidarietà prima di tutto tra i popoli dell’Europa e poi verso gli altri popoli. Pensiamo all’Africa, che ha tanto sfruttato: sembra che l’Europa le abbia voltato le spalle» a sottolineato Bertone. «Quindi – ha aggiunto – accogliamo l’appello del presidente Napolitano e nello stesso tempo vorremmo alzare la voce perchè questa Europa ritrovi la sua anima, un’anima di grande solidarietà e generosità verso queste popolazioni che sono in emergenza e in grande necessità. E vorremmo – ha concluso Bertone – che non lasci sola l’Italia».

Maroni: deluso dalla Ue. «Il fenomeno migratorio in corso – ha detto oggi il ministro dell’interno Maroni – non è solo immigrazione clandestina, ma è sociale, geopolitico, una rivoluzione che molti Paesi europei non sono in grado di comprendere, la considerano solo una questione di immigrazione clandestina di competenza dell’Italia, non è così». Maroni, si è detto «deluso» per l’esito dell’incontro dei ministri dell’Interno europei che si è svolto ieri a Lussemburgo: «Mi pare sia un’occasione persa sul piano della solidarietà europea. Io ho distinto tra il ruolo della Commissione, che ho sentito sempre vicina, la commissaria Malmstrom con cui ho dialogato sin da inizio febbraio sul ruolo dell’Europa, e i Paesi europei e l’atteggiamento che hanno assunto nei nostri confronti».

«L’Italia è stata lasciata sola a fare quello che deve fare e che continuerà a fare – aveva detto ieri Maroni – Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare a far parte dell’Unione europea».

Bossi: non usciamo dalla Ue, dopo una notte passa la rabbia di Maroni. «Non usciamo dall’Ue. E’ solo uno stimolo per far fare le cose. Dopo una notte passa la rabbia di Maroni» ha detto oggi il leader della Lega, Umberto Bossi, che, parlando del problema immigrazione, ha aggiunto: «La soluzione sono i respingimenti e le espulsioni. Bisogna pattugliare le coste e fermarli a casa loro. La Ue è un problema, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, come abbiamo sempre fatto».

«L’accordo con la Tunisia può consentire di risolvere il problema: ora bisogna dare piena attuazione» ha detto oggi Maroni, durante un’audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri della Camera. L’accordo prevede la fornitura di mezzi a Tunisi e, ha assicurato Maroni, quattro motovedette sono pronte a partire già nei prossimi giorni, oltre a fuoristrada ed altre dotazioni per un valore complessivo di 30 milioni euro. «L’intesa – dice Maroni – indica anche il soccorso in mare dei natanti in difficoltà con il trasferimento nel porto più vicino che, se le navi stanno appena fuori dalle acque territoriali tunisine, non è certo Lampedusa».

«Con il permesso temporaneo si potrà circolare nell’area Schengen».
«Il permesso temporaneo di soggiorno consentirà ai titolari di circolare liberamente nell’area Schengen: in questo senso si sono espressi l’Avvocatura dello Stato, la commissaria Malmstrom e altri ministri che ieri non hanno contestato la validità del titolo – ha detto il ministro – I ministri hanno detto che ciascuno Stato verificherà se ci sono le condizioni per circolare con il permesso. Noi siamo certi che ci sono, quindi la polemica sui titoli che non consentirebbero la circolazione in Schengen è sbagliata e mi aspetto che la Commissione studi misure immediate per consentire che queste persone vengano accolte là dove vogliono andare o rimpatriate. Le persone sbarcate sono quasi tutti giovani ansiosi di andarsene in Francia e in altri Paesi. Sono stati tutti identificati, ad ognuno sono state prese le impronte digitali e sono stati intervistati per conoscere la loro destinazione. La stragrande maggioranza ha detto che è arrivata in Italia per andare in altri Paesi».

«Miopi alcuni Paesi europei».
«I Paesi europei che dicono che l’emergenza immigrazione deve essere gestita solo dall’Italia hanno una visione miope, sono portatori di una concezione sbagliata del ruolo dell’Europa – ha detto Maroni – Forse, però, qualcosa si sta muovendo. Il presidente Barroso è in contatto con Berlusconi e speriamo si possa aumentare la velocità di reazione dell’Europa, che finora è stata troppo lenta lasciando sola l’Itala a gestire un carico difficile».

Barroso: la Tunisia accetti i rimpatri. «L’immigrazione deve essere vista come una sfida comune, una responsabilità condivisa. Ci aspettiamo dalla Tunisia un’azione forte e chiara nell’accettare il rinvio di propri cittadini che si trovano in maniera irregolare in Europa»: è l’invito rivolto dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, al premier tunisino Beji Caied Essebsi, incontrato oggi a Tunisi. Barroso ha sollecitato azioni concrete della Tunisia anche sul fronte della lotta contro l’immigrazione irregolare. «L’impegno della Tunisia – ha sottolineato il presidente dell’esecutivo europeo – è cruciale per il seguito della nostra cooperazione. L’Europa è pronta ad aiutarvi con mezzi supplementari. Ma è necessario che prima le autorità tunisine prendano impegni precisi. La Commissione Ue riorienterà i suoi programmi di aiuto, che per il periodo 2011-2013 ammontano a 4 miliardi di euro per i Paesi vicini del Sud del Mediterraneo. Per la Tunisia si prevede un pacchetto supplementare di aiuti che potrebbe ammontare a 140 milioni di euro aggiuntivi rispetto alle risorse già stanziate per gli anni 2011-2013, pari a 257 milioni di euro».

«Senza l’Europa l’Italia sarebbe troppo piccola – ha detto oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini intervenendo sulla questione sollevata ieri da Maroni – Avanti nell’Europa facendo valere un ruolo europeo che purtroppo non c’è stato. Sull’Europa bisogna avere nervi saldi. Per l’Italia la Ue è una straordinaria opportunità. Non credo che il ministro Maroni abbia detto che dobbiamo lasciare l’Europa. Ha espresso la sua forte delusione in un momento di delusione, di ira e di rabbia che possiamo comprendere, ma dobbiamo avere nervi saldi. L’Europa è e sarà per noi una straordinaria opportunità: l’Italia senza l’Europa sarebbe non solo talmente piccola da essere insignificante, ma non in in grado di affrontare le grandi sfide. Quindi avanti nell’Europa, ma facendo valere un ruolo europeo che purtroppo non c’è stato in questa vicenda».

Berlusconi invita a non parlar male dell’Unione europea e vede come un buon segnale da parte della Ue il viaggio a Tunisi di Barroso: «E’ il segno che l’Europa qualcosa sta facendo».

Bersani: il governo fa propaganda. «Sento che la destra vuole portarci fuori dall’Unione europea, dove vuole portarci? Nell’Unione Africana? – attacca il leader del Pd, Pier Luigi Bersani – Credo che un problema del genere non lo sia affrontato altre volte senza tutte queste confusioni. Se siamo finiti qui è perchè gli apprendisti stregoni della propaganda sono finiti vittime della loro propaganda e adesso ci lasciano nei guai – ha aggiunto Bersani riferendosi alla bocciatura data ieri dalla Ue alla linea italiana – Chi semina vento raccoglie tempesta. Ci sono governi di destra che su questi problemi preferiscono far propaganda piuttosto che risolverli, consiglierei più razionalità, non è la prima volta che abbiamo una tale emergenza. Siamo in questo incidente internazionale perchè 20mila tunisini sono arrivati da noi: è un problema, ma non può essere un problema di questa portata. Non so dove andranno questi 20mila tunisini».

Nel frattempo, all’una della scorsa notte, è approdato nel porto di Licata il barcone con circa 250 profughi soccorso a 12 miglia dalla costa da due motovedette della guardia costiera. L’imbarcazione, che era stata avvistata da un aereo in ricognizione nel Canale di Sicilia con il motore in avaria, è stata trainata dalle due unità.

.

Martedì 12 Aprile 2011 – 10:17    Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Aprile – 09:26
.

MIGRANTI – Sbarchi senza sosta. Due donne morte a Pantelleria

Sbarchi senza sosta
Due donne morte a Pantelleria

.

Erano a bordo di un vecchio peschereccio con 250 profughi, quasi certamente partito dalla Libia, che è finito sugli scogli. Oggi all’alba un altro barcone con un centinaio di migranti è arrivato a Lampedusa

Sbarchi senza sosta Due donne morte a Pantelleria

.

Due migranti sono morti questa mattina a Pantelleria, durante l’ennesimo tragico sbarco sulle coste siciliane. Le vittime sono due giovani donne. Erano a bordo di un barcone di una decina di metri che trasportava centinaia di persone e che si e’ incagliato contro gli scogli di localita’ Arenella.

Secondo una prima ricostruzione le vittime sono morte annegate dopo che il barcone utilizzato per la traversata si è incagliato contro gli scogli di località Arenella. Secondo le prime stime sull’imbarcazione viaggiavano circa 250 persone. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri e uomini della Guardia costiera, che per recuperare i disperati hanno realizzato un ponte con le corde. I corpi senza vita sono stati recuperati a circa duecento metri dal luogo del naufragio. Ora si aspetta il medico legale per un primo esame.

La testimonianza. “A bordo del barcone eravamo in centinaia. Inizialmente eravamo diretti a Lampedusa, poi qualcuno ha deciso di fare rotta su Pantelleria”, racconta uno dei testimoni della tragedia. L’uomo ha dichiarato di essere originario del Congo, di avere lavorato per un periodo di tempo per una azienda italiana a Perugia, e di essere tornato in Italia dopo essere rientrato nel suo Paese per trovare un nuovo lavoro. Con la moglie racconta di essere partito da Tripoli. Una traversata drammatica: “dopo che si siamo arenati – afferma – molti di noi sono stati presi dal panico, e si sono tuffati in mare”.
A Pantelleria si è alzato un forte vento di tramontana e le condizioni del mare stanno peggiorando.

Un centinaio di persone a largo di Lampedusa. Non si arresta l’ondata di sbarchi dal Nord Africa verso le coste siciliane. Oggi all’alba un altro barcone carico di migranti è arrivato a Lampedusa.

Una motovedetta della Guardia di Finanza ha soccorso un barcone con 105 tunisini che stava affondando a poche miglia da Lampedusa, dove ieri sera erano sbarcati già altri 57 migranti.

FOTO La fuga dal centro di accoglienza

Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia sono in netto peggioramento, con il mare in burrasca. Questa mattina si è alzato in volo un aereo per controllare l’eventuale presenza di altri barconi in difficoltà.

LEGGI Berlusconi: “Isola svuotata”| Lampedusa, tensione per i rimpatri

.

13 aprile 2011

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/04/13/news/in_centinaia_sbarcano_a_lampedusa_e_pantelleria-14868967/?rss