Archivio | aprile 16, 2011

Gli studenti contro gli attacchi del premier “Non crede nella scuola pubblica? Vada a casa”

Gli studenti contro gli attacchi del premier
“Non crede nella scuola pubblica? Vada a casa”

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I ragazzi contro le nuove accuse del premier agli insegnanti. “Ci siamo stufati, se non crede nella Costituzione, si dimetta”. E parte una nuova ondata di mobilitazioni: primo appuntamento il 19 aprile

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di CARMINE SAVIANO

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Gli studenti contro gli attacchi del premier "Non crede nella scuola pubblica? Vada a casa"

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Silvio Berlusconi torna ad attaccare 1 la scuola pubblica, che “inculca ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”. E la reazione degli studenti, di chi vive ogni giorno la scuola, non si fa attendere. Il messaggio è firmato dalla Rete degli Studenti: “Il premier come al solito ci delizia con uno dei suoi show che hanno come protagonisti i comunisti, gli insegnanti di sinistra e le scuole private, paladine della libertà”. Uno show che stanca, annoia: “Se il premier la pensa in modo diverso dalla Costituzione lo pregiamo di andare a casa”. Poi l’appello: “Tutti in piazza il 19 aprile”.

“Ci siamo stufati”. E si torna a difendere la dignità e il valore dei loro insegnanti. “La scuola pubblica italiana non inculca e le famiglie e le mamme d’Italia saranno veramente libere, così come gli studenti, quando avranno la possibilità di frequentare una scuola pubblica che funziona, aperta a tutti, di tutti e di qualità”. Non manca la stanchezza. Per un governo il cui scopo principale sembra essere quello di mettere a rischio il futuro dei giovani italiani:  “Ci siamo seriamente stufati di dover difendere continuamente la scuola pubblica dagli attacchi del presidente del consiglio. La scuola è pubblica. E se Berlusconi è di un altro parere non può governare l’Italia e lo preghiamo di andare a casa”.

L’ipoteca sul futuro. Toni simili anche dall’Unione degli Studenti: “Questo attacco fatto di uscite pubbliche, ma soprattutto di politiche devastanti per la formazione e di chi vivi questi luoghi ha oltrepassato ogni limite”. E ancora: “l’assenza di politiche che difendano la scuola pubblica, è la cifra della nostra ribellione a questo governo”. Sotto accusa il caos provocato dalla legge Gelmini, la diffusione dei diplomifici, i tagli al personale e l’incuria per l’edilizia scolastica. Ipoteche che pesano sul presente e sul futuro degli studenti.

19 aprile. Poi l’annuncio di nuove mobilitazioni. “Il 19 quindi le studentesse e gli studenti saranno in piazza in oltre 50 città italiane per preparare lo sciopero generale del 6 maggio”. E non solo proteste. Ma proposte, diffusione di conoscenze e informazioni. Ancora dall’Unione degli Studenti: “Chiederemo risorse per il diritto allo studio, un vero welfare per scegliere i nostri percorsi di vita senza legami e il libero accesso alla cultura. E’ arrivato per noi il momento di riprendere parola e cacciare questo Governo che ci sta togliendo ogni diritto”.

La Cgil. Per Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, “le parole del presidente del Consiglio contro la scuola pubblica sono eversive perché mirano a cancellare la libertà d’insegnamento. È Un ulteriore attacco ai valori della Costituzione”. Per Pantaleo, “un presidente del Consiglio e un Governo moralmente impresentabili non hanno alcun diritto di attaccare il diritto allo studio e la dignità dei docenti”. Poi l’invito a partecipare, compatti, allo sciopero genarale indetto dalla Cgil per il 6 maggio. “Berlusconi sappia che non riuscirà a trasformare gli insegnanti in suoi portavoce o nelle veline delle sue televisioni”.

AteneinRivolta. E la condanna per le parole di Berlusconi arriva anche dal mondo dei collettivi universitari: “È una retorica del governo che va avanti da anni”. Poi la precisazione: “La scuola pubblica non è in mano ai comunisti, è ancora una scuola che riesce a formare persone libere in grado di pensare ed agire con la propria mente. Forse proprio questo dà fastidio al governo”.

Vendola. “Io capisco benissimo Berlusconi. Lui è un grande pedagogo, gli insegnanti che considera adeguati sono Lele Mora, Fabrizio Corona ed Emilio Fede”. Così il leader di Sel. Vendola ha aggiunto che “la pedagogia di Berlusconi è la pedagogia di Ruby. La stessa Gelmini persegue un disegno organico: una scuola è un’università che sono scomparse dal centro della scena sociale, si sono aziendalizzate e quindi non educano più alla società, ma al mercato. Si vive in una grande azienda – ha aggiunto – e la scuola viene soppiantata dalla cattedra del trash televisivo dei reality”.

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/16/news/se_berlusconi_non_crede_nella_scuola_pubblica_vada_a_casa_la_reazione_degli_studenti_il_19_aprile_mobilitazioni_in_50_citt-15017419/?ref=HRER2-1

GIA’ SENTITA – Formigoni: firme false? Io eletto dal popolo

Dopo la scoperta di oltre 700 contraffazioni sul listino del presidente

Formigoni: firme false? Io eletto dal popolo

Il governatore: mi hanno scelto due milioni di lombardi, resto al mio posto. Il Pd: chieda scusa

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MILANO – «La validità della mia elezione è dovuta al popolo sovrano che ha scelto Formigoni preferendolo a qualsiasi altra soluzione». Il presidente parla di sé in terza persona, al termine di una giornata piena di nervosismo e di tensione. Una giornata a suo modo importante, per gli impegni e gli incontri in calendario. In mattinata il governatore è nel mantovano con Emma Marcegaglia, nel pomeriggio a Monza a benedire un traguardo storico, il via al restyling della Villa Reale. Le risposte ai cronisti sul tema di giornata, le presunte firme false al suo listino e gli avvisi di garanzia che stanno raggiungendo gli uomini del Pdl, sono secche: «Consiglio a tutti di evitare di anticipare le sentenze. Ci sono ipotesi accusatorie che dovranno tutte essere verificate, in questo momento sta parlando l’accusa, ma ci sarà il momento in cui parlerà la difesa e poi un giudice terzo dovrà giudicare». Quanto alle dimissioni, Formigoni tira dritto: «Un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra». Firme vere o false? «Lo stabilirà la magistratura. Per ora si tratta solo di un’accusa tra le tante che circolano in questo strano Paese.

Soddisfazione palpabile invece dalle parti dei Radicali. «Formigoni si dimetta», dicono Marco Cappato e Lorenzo Lipparini, secondo cui «l’esito delle elezioni in Lombardia è nullo non perché Formigoni non abbia il sostegno popolare, ma perché ha dimostrato di aver in spregio il rispetto delle regole, perché dopo un ventennio di potere la consuetudine delle poltrone ha reso l’ego di questi personaggi al di sopra delle procedure». Più cauto il Pd, che con Maurizio Martina e Luca Gaffuri chiede quantomeno al governatore di riferire in aula: «Pdl e Lega dimostrano tutta la loro inaffidabilità. Ora dovranno scusarsi con tutti i cittadini per aver sostenuto il falso, e cioè che le liste erano perfettamente regolari». Il capogruppo al Pirellone del Carroccio Stefano Galli non ci sta però a finire in un unico calderone: «È una vicenda che danneggia tutti, ma che coinvolge solo il Pdl. Anzi, sarebbero tutti da prendere a calci nel sedere, dal primo all’ultimo, siamo stati colpiti tutti per colpa di quattro stupidi. Non si fanno raccogliere le firme agli inetti. Hanno dimostrato di essere degli incapaci, dilettanti allo sbaraglio».

Sul fronte Pdl la linea difensiva è chiara: «Non sarà un caso che gli avvisi di garanzia partano a un mese esatto dalle elezioni», osserva per tutti il capogruppo in Comune Giulio Gallera. Che poi però aggiunge: «Se c’è stata qualche piccola leggerezza va condannata. Ma di certo nessuno ha estorto firme a cittadini ignari». E il Terzo Polo? «È una vicenda che dimostra la lontananza del Pdl dalle regole del gioco», attacca il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. Un’altra ex è ancora più velenosa. Sara Giudice, l’«anti-Minetti»: «Avevo già detto che la mia firma su quei moduli era falsa. Il listino di Formigoni è illegittimo sia dal punto di vista legale che morale».

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Andrea Senesi
16 aprile 2011

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_aprile_16/formigoni-firme-false-io-eletto-dal-popolo-andrea-senesi-190448277027.shtml

COSTITUZIONE: DA BARBIANA PARTE SENTIERO PER CONOSCERE LA ‘CARTA’

COSTITUZIONE: DA BARBIANA PARTE SENTIERO PER CONOSCERE LA ‘CARTA’

Il pensiero pedagogico (leggi) fonte

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(AGI) – Vicchio (Firenze), 16 apr. – Quarantaquattro grandi bacheche che ripropongono gli articoli della Costituzione, illustrati dai disegni dei ragazzi di otto scuole italiane, lungo il percorso che Don Lorenzo Milani fece il primo giorno che arrivo’ a Barbiana, spostandosi in Mugello dalla sua precedente esperienza di cappellano a San Donato in Calenzano.

E’ il ‘Percorso Costituzionale di Barbiana’ inaugurato oggi dal presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo insieme al presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Michele Gesualdi; il sindaco di Vicchio, Roberto Izzo; il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci; e la vice presidente della Regione Toscana, Stella Targetti.

Sulle pendici del monte Giovi, nel cuore del Mugello, si trova arroccata Barbiana. Una ventina di case in tutto, seminascoste nel bosco, dal quale si erge la piccola chiesetta e la canonica in cui, a partire dal 7 dicembre 1954, don Milani comincio’ a insegnare ai primi sei ragazzi che nel 1956 finirono le elementari. Tredici anni in cui Don Lorenzo, come ancora lo chiamano affettuosamente da queste parti, diede vita a una delle piu’ importanti esperienze educative del nostro paese.

Oggi, in questo luogo divenuto famoso nel mondo, di fronte a centinaia di ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, il presidente della Consulta De Siervo, e’ intervenuto suggerendo di aggiungere un altro articolo, ai 44 che si possono osservare salendo il ripido sentiero che da valle porta a Barbiana: il 54. L’articolo della Costituzione che recita: ‘Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…’. “Vi consiglio di aggiungerlo – ha detto De Siervo – e di metterlo bene in evidenza”. Cita Moro, De Siervo, ricordando come lo statista democristiano amava definire la Costituzione: ‘rigidamente democratica e arditamente sociale’.

Nella scuola di Barbiana, ha ricordato il presidente Gesualdi, la Costituzione “era considerata la bussola per non smarrirsi, la guida del futuro cammino dei ragazzi nella societa’. Quando don Lorenzo indicava nella Costituzione il fondamento della formazione civile dei suoi ragazzi, nessuno metteva in discussione l’attualita’ e la lungimiranza della nostra Carta,oggi il clima e’ diverso”.

Sul sentiero e sul forte significato simbolico e’ intervenuta anche la Stella Targetti, vicepresidente di Regione Toscana.
“Da qui – ha affermato – e’ partito un grande modello di fare scuola, oggi ancora in larga parte disatteso”. (AGI) Mav

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.agi.it/firenze/notizie/201104161719-cro-rt10053-costituzione_da_barbiana_parte_sentiero_per_conoscere_la_carta

BUGIARDO E INCOSCIENTE – Berlusconi: “Ci sono magistrati eversivi trascinati da sinistra criminale comunista”

L’ATTACCO AI PM

Il premier: “Ci sono magistrati eversivi trascinati da sinistra criminale comunista”

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Le parole del presidente del Consiglio: Commissione d’inchiesta per accertare se c’è un’associazione a delinquere dei Pubblici ministeri. La Consulta è nelle mani dei Pm eversori. L’opposizione è sempre la stessa, nasce dall’ideologia più  disumana che c’è mai stata al mondo, il comunismo

Il premier: "Ci sono magistrati eversivi trascinati da sinistra criminale comunista"

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ROMA – Berlusconi parla ancora a tutto campo. E lo fa dal meeting del Popolo della Libertà “Al servizio degli italiani” svoltosi a Roma e organizzato da Michela Brambilla. “Io dialogherei tranquillamente con tutti, ma la sinistra ci obbliga col suo comportamento a fare da soli”, ha esordito il premier.

Dopo aver detto che “bisogna strappare Napoli al malgoverno di certi signori”, il premier ha continuato confermando la certezza che “il Pdl vincerà le prossime elezioni amministrative del 14 e 15 maggio”. Del resto, ha aggiunto Berlusconi, “dal 2008 abbiamo sempre vinto”. Il Cavaliere ha poi parlato dell’iniziativa “Al servizio degli italiani”: “E’ un modo per aprire le porte del Pdl al nostro partito che vuole costruire un paese migliore”.

Il premier si è quindi scagliato contro l’opposizione e la magistratura: “Purtroppo abbiamo a che fare con un’opposizione rimasta la stessa di sempre. Per fare del male a Berlusconi – ha aggiunto – non si preoccupa di fare del male al paese”. Silvio Berlusconi rilancia la “differenza antropologica” dei moderati che rivendica di rappresentare da chi si riconosce nella sinistra e anzi osserva che “in questo nostro difficile Paese, purtroppo l’opposizione è fatta da chi in passato ha sposato un’ideologia che per le persone normali – osserva – è la più disumana a criminale della storia dell’uomo, cioè il comunismo”.

Non è mancato un durissimo attacco ai giudici, tra gli applausi della platea, particolarmente forti quando ha nominato “il martirio di Craxi”: “Bisogna accertare se c’è un’associazione a delinquere dei magistrati. Molti giudici seguono la sinistra e hanno un progetto eversivo, così come l’hanno fatto nel ’93 facendo fuori i socialisti, la Democrazia cristiana, i repubblicani e hanno fatto fuori un leader politico come Bettino Craxi, stanno oggi cercando di farlo con Berlusconi”. Il leader del Pdl ha proseguito riferendosi alla caduta del suo primo governo nel ’94: “Fu un’operazione attuata dai magistrati di sinistra che lanciarono false accuse contro di me e contro l’esecutivo. E’ chiaro che c’è una parte della magistratura che è eversiva – ha aggiunto Berlusconi – per questo faremo la riforma della giustizia. La riforma partirà dalla divisione degli ordini tra accusa e giudici. E occorre stabilire finalmente la responsabilità civile dei magistrati, perché chi sbaglia deve pagare. Serve una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare l’esistenza di un’associazione a delinquere a fini eversivi dentro la magistratura. Questa è una patologia della democrazia con cui noi dobbiamo fare i conti, una parte della magistratura ha un ruolo eversivo”, ha sottolineato il presidente del Consiglio. Non possiamo continuare a permettere che la sovranità appartenga ai pm eversivi della sinistra”.  E  Berlusconi arriva ad ipotizzare anche le elezioni, se questo servirà – dice – a bloccare questa spirale.

“Da 17 anni – ha proseguito il premier – i magistrati permeati dall’ideologia di sinistra cercano di far cadere questo signore che si chiama Berlusconi, senza riuscirci. Ma io ci sarò sempre per difendere la libertà degli italiani” ha detto il leader Pdl. Berlusconi ha ricordato che dei suoi 31 processi fatti, 27 si sono conclusi con l’assoluzione o con la prescrizione. “Non sono solo il presidente della storia del calcio che ha vinto di più, il premier che ha presieduto tre G8, che ha governato più a lungo, ma anche il mortale – arriverò a 120 anni, ma sono pur sempre un mortale…, e forse l’alieno più processato e assolto”.

Il premier ha parlato poi della prescrizione breve: “Tutte le normative mondiali prevedono differenze tra pregiudicati, recidivi e incensurati. Noi non abbiamo fatto altro che confermare questa normativa, facendo quanto necessario per evidenziare la differenza. La magistratura ha bocciato questa legge perché colpisce i privilegi dei magistrati e l’impunità quando non fanno il loro dovere”. Berlusconi ha aggiunto ancora: “di fronte a questo attacco della magistratura, devo essere tutelato, per questo difendiamo il processo breve, anche perché il legittimo impedimento proposto da Alfano e Schifani è stato bocciato dalla Consulta”.  Attacchi anche alla Corte Costituzionale: “Da organo di garanzia è diventato un organo politico, sottoposto al volere dei pm di sinistra”.

Silvio Berlusconi liquida come critiche “senza senso del ridicolo” le accuse di danneggiare le famiglie delle vittime di tragedie come il terremoto di L’Aquila o il treno di Viareggio, rivolte alla legge sul processo breve.
“Tutti i Paesi distinguono tra incensurati e no, e quindi modulano diversamente la prescrizione”, spiega il presidente del Consiglio che censura come “bazzeccole magari di 15 anni prima” le questioni per le quali è chiamato a rispondere in giudizio, circostanza che “distrae un presidente del Consiglio dal suo lavoro”. Poi entra nel merito delle critiche alla riforma. “Dicono, ‘le vittime di Viareggio, le vittime di L’Aquila, le vittime di Cirio, le vittime di Parma…”, elenca Berlusconi modulando la voce come quando si riferisce chi leva un lamento, per poi osservare che queste critiche sono “tutte senza senso”.”Il processo di Viareggio prevede due reati: il disastro ferroviario si prescrive in 23 anni, cioè fino al 2032. L’omicidio colposo plurimo invece in 34 anni, cioè c’è tempo fino al 2044. Per Cirio e Parmalat, invece, i tempi sono”da 18 anni e qualche mese a 17 anni e qualche mese”. Ecco dunque una “legge imposta dall’ Europa che ci ha già comminato multe per milioni per i ritardi processuali. Questa legge può casomai facilitare il sistema giudiziario e manda in prescrizione solo lo 0,2% dei processi”, spiega. Ma poi si lascia andare ad una confessione: “In questo provvedimento ci potrebbe essere una norma che forse, forse accorcerebbe un mio processo…”

Il leader Pdl ha poi parlato del processo Mediatrade: “Un processo risibile che si è svolto in un’atmosfera surreale”. “Non sto qui a dire che cose negative ci sono nella storia e nella vita del pm…”, ha aggiunto, adombrando comportamenti personali illeciti dei magistrati che l’accusano. E ha poi sottolineato: “Ai pm non interessa la condanna perchè sanno che non possono arrivarci. A loro interessa gettare fango mediatico su di me, sul Pdl e sul governo”.

Il presidente del Consiglio ha quindi liquidato lapidariamente il processo Mills: “E’ eversione!”. Berlusconi ha difeso la sua estraneità dai fatti sostenendo che l’avvocato inglese non è mai stato corrotto, ma ha semplicemente tentato di evadere il fisco inglese. Siccome però “è uno sfigato”, ha aggiunto, è stato coinvolto in una storia giudiziaria che lo ha portato alla condanna. ‘Noi non vogliamo uno Stato di polizia tributaria e giudiziaria dove ci sia l’oppressione burocratica e fiscale e giudiziaria. Vogliamo uno Stato libero e al servizio dei cittadini”.

Non poteva mancare un accenno alle intercettazioni: “In uno Stato che si definisce democratico i cittadini non possono sentirsi spiati quando alzano il telefono e vedere poi le loro conversazioni sui giornali in modo distorto. E’ una cosa inaccettabile perchè la privacy va sempre tutelata”.

Berlusconi  ha successivamente parlato anche dell’architettura istituzionale: “Bisogna cambiarla, perché il Consiglio dei ministri non ha poteri”. Senza la presenza in maggioranza di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, il premier assicura che “la maggioranza procederà nella direzione della riforma della giustizia, ma anche nel modificare la Costituzione.

Il premier non ha rinunciato alle sue solite battute: “Tutti noi abbiamo una componente omosessuale, del 25 per cento… Solo che io, dopo un approfondito esame, mi sono accorto che la mia è un’omosessualità… lesbica”. Silvio Berlusconi regala questa battuta alla platea Pdl dalla quale un sostenitore gli grida “sei bello”.
Un’altra battuta riguarda l’appellativo di “nano” che gli arriva dai detrattori: “Non è che sono basso, è che il più basso degli uomini della mia scorta è alto 1,95 e quindi voi capite che questo nella foto va a mio detrimento”.

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/16/news/il_premier_io_dialogherei_con_tutti_ma_sinistra_ci_obbliga_a_fare_da_soli-15024238/?rss

Sentenza ThyssenKrupp: «Fu omicidio volontario» / La fabbrica morente e le bugie in aula

ThyssenKrupp: «Fu omicidio volontario»

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L’amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario. È quanto stabilito dalla corte d’Assise di Torino, che questa sera ha pronunciato la sentenza per la strage in cui persero la vita 7 operai nella notte del 6 dicembre 2007. La pena è quella richiesta dal pm Raffaele Guariniello. È la prima volta che in Italia che in un processo per morti sul lavoro, viene stabilito l’omicidio volontario.

Condanne a 13 anni e 6 mesi per Marco Pucci, e per Gerald Priegnitz, entrambi membri del board, 10 e 10 mesi per Daniele Moroni, dirigente, 13 anni e 6 mesi per Raffaele Salerno, responsabile della sicurezza, 13 anni e 6 mesi per Cosimo Cafueri, capo dello stabilimento di Torino. Queste le altre pene cui sono stati condannati gli altri 5 imputati al processo Thyssen dalla corte d’assise di Torino per: omicidio colposo con colpa cosciente, incendio, rimozione delle misure di sicurezza.

La società Thyssen è stata sanzionata a pagare un milione di euro, a una confisca di 800mila euro, all’esclusione di agevolazioni e finanziamenti pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicità per mesi. La sentenza sarà pubblicata su Stampa, Corriere della Sera e Repubblica, ed affisa nel Comune di Terni.

I risarcimenti che i sei imputati e la ThyssenKrupp dovranno pagare alle parti civili sono i seguenti: un milione di euro per il Comune di Torino, 973mila e 300 euro alla Regione Piemonte, 500mila alla Provincia di Torino; 100mila euro ad ognuno dei sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Flm/Cub; all’associazione medicina democratica altri 100mila euro.

Il processo è stato molto seguito non solo dalla cittadinanza, all’udienza in cui si svolse la requisitoria finale di Guariniello con le richieste di condanna in aula c’erano anche i parenti delle vittime di altre stragi: quelli della Eternit, il cui processo si svolge sempre a Torino; ma anche i parenti delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. La tesi dell’accusa è che l’ad di Thyssen Espenhahn abbia posticipato i lavori per la messa in sicurezza delle linee dello stabilimento di Torino a una data successiva, alla chiusura dello stabilimento, già decisa, accettando così di correre il rischio di eventuali incidenti o incendi mortali.

Un rischio che, per i pm, era quasi inevitabile, visto che persino le opere di manutenzione ordinaria erano venute meno, (gli estintori scarichi o mal funzionanti, le visite degli ispettori dell’Asl annunciate). Per i pm la prova di tutto ciò è nelle carte sequestrate negli uffici della Thyssen, sia a Torino che a Terni, e ha determinato la formulazione del capo d’imputazione di omicidio volontario con dolo eventuale per Espenhahn: un reato per il quale la pena può arrivare a 21 anni, mentre la procura ne ha chiesti 16 e mezzo, in considerazione di quello che Guariniello ha definito «un non pessimo comportamento processuale» dell’imputato, ascoltato in aula nel corso del processo. Per il legale Ezio Audisio, difensore di Espenhan, per cui ha chiesto l’assoluzione,«Espenhan non è un cinico assassino».

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15 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/thyssenkrupp-fu-omicidio-volontario-1.283652

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La fabbrica morente e le bugie in aula

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di Oreste Pivetta

tutti gli articoli dell’autore

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Prima sentenza. Poi si andrà in appello e si chiuderà, chissà quando, in Cassazione (alcuni magistrati ci hanno spiegato che la “prescrizione breve” non peserà). Ci sarà, alla fine, giustizia? «Ma chi ci restituirà i nostri morti?». Domanda di una sorella (di Rosario, bruciato a ventisei anni) destinata a restare senza risposta. Nessuna sentenza potrà dare giustizia a quei morti nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, tra le fiamme e l’olio incandescente, tra il grasso, il fumo e la caligine nera che si depositava ovunque. In alcune delle novantasette udienze del processo si sono riviste le immagini crude della linea 5, il laminatoio di corso Regina Margherita trasformato in una fornace allo scoppio di un tubo. La morte per alcuni fu lenta. Le ustioni consumano il corpo poco alla volta. Antonio Schiavone fu il primo a lasciare questo mondo. Il secondo fu Roberto Scola, poi Angelo Laurino e Bruno Santino. Il quinto Rocco Marzo, il più vecchio, cinquantaquattro anni. Il sesto Rosario Rodinò. Infine toccò a Giuseppe Demasi, il settimo. Nello stesso ordine, nelle bare chiare, lasciarono il Duomo di Torino. Il cardinal Poletto aveva gridato indignato contro l’orrore di quelle vite tagliate e aveva chiesto anche lui giustizia. Un cartello, fuori, pretendeva: «Mai più». Figuriamoci.

Sono stati necessari quaranta mesi per indagare, raccogliere le prove, giungere al processo, chiudere intanto con una sentenza. Il procuratore aggiunto Guariniello (che tanti anni fa guidò l’inchiesta che rivelò lo spionaggio Fiat contro i lavoratori e naturalmente soprattutto contro i lavoratori di sinistra, i comunisti) aprì la sua requisitoria con una esclamazione: «Non potevamo credere ai nostri occhi…». Non potevano credere ai loro occhi i magistrati, che leggevano le carte sequestrate negli uffici della Thyssen di Torino e di Terni, lettere, documenti interni, mail, elenchi di nomi, tutti i lavoratori che venivano cancellati via via che si procedeva nello smantellamento della fabbrica torinese, carte che dimostravano come chi dirigeva sapeva tutto, sapeva dei pericoli, sapeva che l’assicurazione aveva alzato la franchigia al limite dell’assicurabile, che la squadra antincendio non c’era, che il responsabile della sicurezza non aveva nessuna esperienza di sicurezza (in aula dimostrò di non distinguere un bottone dall’altro).

Espehahn aveva persino elaborato un piano contro gli incidenti, ma costava e non valeva la pena spendere per una fabbrica morta, c’erano ancora commesse da soddisfare, tanto valeva rischiare, produrre e poi chiudere. Massimo sfruttamento degli impianti e degli uomini. Spiegò Guariniello: all’inizio avevamo iscritto i dirigenti della Thyssen nel registro degli indagati per omicidio colposo, sono state le indagini ad imporci la contestazione del dolo, a convincerci che il vertice della Thyssenkrupp aveva accettato il rischio di incendi, anche mortali, pur di rinviare gli interventi sulla sicurezza sino al trasferimento delle linee di produzione da Torino a Terni.

La storia della tragedia di corso Regina Margherita è semplice, un classico. Il padrone che taglia, che vuol chiudere, che non investe, che considera uguale a zero la salute dei lavoratori, che manda allo sbaraglio i giovani, meno esperti, ricattati dalle miserie della vita d’oggi. Potrebbe essere un classico anche la corruzione dei testimoni, convocati amichevolmente il giorno prima dell’udienza, presentando liste di domande e di risposte, pagando per nascondere, magari con una cena alla bocciofila di Settimo, come rivelò l’interrogatorio di un ex operaio Thyssen da parte del procuratore Guariniello: ne nacque un’altra inchiesta e quattro ex dipendenti tornarono in aula per ritrattare le loro deposizioni. O il tentativo di far sparire documenti importanti, quelli dell’Asl dove si rilevavano le ragioni del rischio: altra inchiesta per “soppressione di atti”. Anche la cassa integrazione si usò: negarla per ricattare i superstiti. Un classicissimo fu il tentativo di allungare i tempi del processo. Ci provano tutti. I difensori della Thyssen ci provarono con la lingua: dissero che Espenhahn non conosceva l’italiano. In aula sul maxischermo un bel giorno comparve l’immagine del dirigente tedesco: intervistato dalla tv, dialogava con inflessione tedesca ovviamente, ma in perfetto italiano.

Non avrà rilevanza penale, ma resterà nella storia anche il documento segreto, in tedesco, per i vertici aziendali, sequestrato a Terni, nel quale si chiamavano in causa i sindacati torinesi, accusati di appartenere alla «tradizione comunista», le brigate rosse, la scarsa affidabilità degli operai italiani: in fondo, questa la tesi ripetuta in tribunale, l’incendio era anche colpa loro. Quelli che l’hanno scampata (Boccuzzi ad esempio, protetto davanti alle fiamme da un muletto) «passano di televisione in televisione e si presentano come eroi». Però, raccomandava il documento, non si muova un dito contro di loro: troppo popolari ormai perché si possa nei loro confronti avviare un’azione disciplinare, meglio aspettare…

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/sociale/la-fabbrica-morente-br-e-le-bugie-in-aula-1.283714

Ventimiglia, coda per i permessi. L’ira di Alemanno: “Via da Roma” / Ventimiglia: domani il primo treno dei migranti. Partirà da Genova domani mattina e cercherà di sfondare il blocco francese

16/04/2011 – EMERGENZA PROFUGHI

Ventimiglia, coda per i permessi
L’ira di Alemanno: “Via da Roma”

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Un immigrato mostra il permesso di soggiorno temporaneo

Migranti in fila anche a Trapani per i documenti di soggiorno temporaneo. Il sindaco della Capitale: «Situazione gestita
male». A Lampedusa nuove proteste: «No al rimpatrio»

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VENTIMIGLIA – E’ cominciata in mattinata, al commissariato di Ventimiglia, la consegna dei permessi di soggiorno temporanei ai migranti nordafricani che nelle ultime settimane hanno raggiunto la città di confine nella speranza di varcare la frontiera con la Francia. Piccoli gruppi di immigrati, quasi tutti di origine tunisina, stazionano all’esterno della caserma in attesa di ricevere il tanto agognato documento. Secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale della cittadina ligure, 150 nordafricani hanno trascorso la notte nel centro di accoglienza del Parco Roja e altre decine di migranti hanno trovato ospitalità nell’area di sosta allestita nel corridoio dell’ex dogana francese, all’interno della stazione ferroviaria.

Uno scenario simile si registra al centro d’accoglienza di Salinagrande, vicino Trapani, dove sono iniziate le procedure di rilascio dei permessi temporanei di soggiorno ai 700 extracomunitari stanziati nella tendopoli di Kinisia che hanno fatto richiesta di asilo politico.

Intanto a Roma non si placa la furia di Alemanno per l’arrivo, nella serata di ieri, di un centinaio di tunisini, provenienti da Lampedusa e trasportati in pullman in un’area verde nei pressi di via Grottarossa, a Roma. «La cosa è stata gestita malissimo. Le istituzioni non sono state neanche avvertite. Né io né il presidente della Regione Lazio. Mi sono molto adirato per il modo di procedere», ha tuonato il sindaco della capitale. E ha aggiunto: «Abbiamo parlato con chiarezza della situazione di Roma che è già al limite e ben oltre», concetto questo ribadito già in passato. In merito alla gestione di chi arriva nel porto di Civitavecchia il sindaco ha precisato: «Ci deve essere l’impegno del Governo e della protezione civile nazionale di sistemare i tunisini fuori dall’area metropolitana di Roma. Diverso è il discorso della Regione Lazio. C’era un patto che va rispettato».

E a Lampedusa sono riprese stamani le proteste dei tunisini destinati ad essere rimpatriati, così come previsto dall’accordo siglato nelle scorse settimane dal ministro Maroni con il governo di Tunisi. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine presenti davanti al centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola, infatti, i maghrebini rifiutano il trasferimento in aeroporto dove li attende il primo dei due aerei che oggi dovrebbe rimpatriare i primi 30 nordafricani. Fino a questo momento la protesta è ancora pacifica, ma la tensione, all’interno della struttura, è destinata a salire.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/398184/

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Ventimiglia: domani il primo treno dei migranti, ed il circolo Arci commenta la situazione

Il treno partirà da Genova domani mattina e cercherà di sfondare il blocco francese portando queste persone a Marsiglia

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“I permessi di soggiorno invocati dai movimenti e che inizieranno ad essere consegnati dal governo italiano, rischiano di divenire carta straccia dinanzi ai blocchi del governo francese, deciso a riconoscerli solo a strette condizioni”.

Sono queste le parole che arrivano dal circolo Arci Guernica di Imperia in merito a quanto sta accadendo a Ventimiglia con il continuo arrivo di profughi che vorrebbero raggiungere i propri parenti oltre confine ma che vengono bloccati dalle autorità francesi. “I governi trovano facilmente l’accordo per attuare una criminale politica di respingimenti in mare, ma si beffano dei diritti umani fondamentali dei migranti. Se i governi nazionali accampano ipocrite distinzioni tra profughi e migranti irregolari o criteri basati sul momento di arrivo sul suolo europeo per negare a queste donne e questi uomini la necessaria protezione umanitaria, occorre intrecciare dal basso ponti di cooperazione per difendere i loro diritti.Facciamo appello a tutti i cittadini – italiani e francesi – a sostenere e partecipare a una serie di iniziative congiunte per la libertà di circolazione e contro ogni respingimento e rimpatrio: i “Treni della dignità”, che nelle prossime settimane accompagneranno e proteggeranno l’attraversamento della frontiera da parte dei migranti, con l’assistenza di attivisti dei diritti umani, avvocati e media-attivisti”. Il primo “Treno della dignità” partirà da Genova domani mattina per raggiungere Ventimiglia intorno alle ore 11 e da lì proseguire fino a Marsiglia, dove i migranti saranno accolti da una città in festa. “Italiani, francesi e migranti sfideranno insieme i blocchi dei governi, per riaprire le frontiere, garantire il libero accesso al territorio europeo e ribadire che nessun uomo è illegale” – hanno spiegato gli organizzatori.

Stefano Michero

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.sanremonews.it/2011/04/16/leggi-notizia/argomenti/politica-1/articolo/ventimiglia-domani-il-primo-treno-dei-migranti-ed-il-circolo-arci-commenta-la-situazione.html

VIDEO: Restiamo umani. Intervista a Vittorio Arrigoni / Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? E perchè?

Restiamo umani. Intervista a Vittorio Arrigoni

Gaza: Restiamo Umani (intervista a Vittorio Arrigoni) – 2 parte

Gli articoli di Vittori Arrigoni pubblicati sul Pane e le rose:

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In evidenza / 1

Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? E perchè?

Alcuni dubbi su uno strano sequestro e un tragico assassinio

15-04-2011/15:29 — Il complottismo a tutti i costi spesso porta fuori strada nell’analisi di vicende oscure e ambigue, come è quella di Vittorio Arrigoni. Ma non può essere considerata seria e credibile l’analisi di un evento che non tenga razionalmente conto della ‘fabbrica del falso’ all’opera costantemente per renderne più difficile la lettura. Soprattutto…

(15 Aprile 2011)

Marco Santopadre, Radio Città Aperta
in: «Restiamo umani»

In evidenza / 2

Cosa c’è dietro l’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza

La competizione tra i network della Jihad

Il rapimento e l’assassinio di Vittorio Arrigoni per mano di un gruppo islamico di ispirazione salafita, segnala l’aspra competizione in corso tra i network dell’islam politico, una competizione accentuata dalle rivolte, dagli sconvolgimenti e dalle alleanze spurie e inedite in corso nel Medio Oriente. A Gaza questa competizione tra Hamas e i gruppi islamici salafiti, già in diverse…

(15 Aprile 2011)

Sergio Cararo – direttore di Contropiano, giornale comunista online
in: «Restiamo umani»

In evidenza / 3

Vittorio è stato ucciso

15-04-2010/07:59:40 — . Il gruppuscolo salafita che lo aveva rapito ieri mattina non ha nemmeno atteso la scadenza che aveva fissato per stasera. La polizia di Hamas lo ha trovato morto, foese soffocato. Due persone sono state arrestate, una terza viene ricercata. Vittorio Arrigoni, attivista di 36 anni,vicino ai palestinesi per scelta, da anni a Gaza, unica voce libera da quell’inferno a cielo…

(15 Aprile 2011)

Contropiano

in: «Restiamo umani»

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Leggi anche:

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fonte:  http://www.pane-rose.it/files/index.php

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Restiamo Umani, l’ultima testimonianza del volontario ucciso dagli estremisti salafiti

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Ultima modifica: 15 aprile 2011 – 10:36
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Visite: 387

GAZA / “Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore”. 34 parole per dire che cos’è “Gaza.Restiamo Umani” di Vittorio Arrigoni, il cooperante italiano rapito il 14 aprile nella città di Gaza, e ucciso, qualche ora più tardi, dai salafiti della Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima.

Il libro di Arrigoni, Gaza. Restiamo Umani, edito da Manifestolibri, è l’ultima testimonianza del volontario italiano devoto alla causa dei diritti umani che, per più di dieci anni, ha prestato la sua vita in tutto il mondo. L’ultimo libro del volontario parla di Gaza e di tre settimane di massacro:” L’ho scritto – come si legge nella prefazione – al meglio delle mie possibilità, in situazioni di assoluta precarietà, spesso trascrivendo l’inferno circostante su un taccuino sgualcito piegato sopra un’ambulanza in corsa a sirene spiegate”.

Arrigoni, in una presentazione, aveva dichiarato che questo libro era una scommessa che voleva vincere:” Non avremo certo gli stessi spazi promozionali di un libro su Cogne di Bruno Vespa o una collezione di lodi al padrone di Emilio Fede:” Da qui nasce la mia scommessa, sperando si riveli vincente”. I proventi dell’autore sulla vendita del libro saranno, per sua volontà, devoluti interamente ai bambini di Gaza:” Sono sopravvissuti all’orrenda strage, vorrei che le loro ferite si rimarginassero presto”.

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fonte:  http://www.cronacalive.it/restiamo-umani-lultima-testimonianza-del-volontario-ucciso-dagli-estremisti-salafiti.html

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Restiamo Umani è diventato un libro:
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L’atroce morte di Vik, fiaccolata a Gaza. Hamas: «E’ un nostro martire» / Restiamo Umani – Fiaccolata in Memoria di Vittorio Arrigoni – Cagliari 15 Aprile 2011

L’atroce morte di Vik, fiaccolata a Gaza
Hamas: «E’ un nostro martire»

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110416_fiaccole1.jpg

Oggi o domani il rientro della salma di Arrigoni in Italia

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ROMA – Una sobria fiaccolata in memoria di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano rapito e strangolato due giorni fa nella Striscia di Gaza da un gruppo di ultra estremisti salafiti che si ispirano ad Al Qaeda, si è svolta ieri sera a Gaza City per iniziativa di gruppi di tutela dei diritti umani, associazioni professionali palestinesi e organizzazioni non governative. In testa al corteo sono state esposte, una accanto all’altra, una bandiera italiana e una palestinese. Si attende ora il trasferimento della salma del giovane che potrebbe avvenire oggi o, al più tardi, domenica.

Intanto il premier di Hamas Ismail Hanyeh ha telefonato alla famiglia di Vittorio Arrigoni, strangolato ieri da una banda di estremisti salafiti, e ha promesso che «sarà fatta giustizia». «Non ci sono parole per esprimere la condanna di un crimine così efferato, che non rappresenta il popolo palestinese. Abbiamo fatto tutto il possibile per cercare di ritrovarlo prima di quel drammatico epilogo. Vittorio è un nostro martire», ha annunciato lo stesso premier in una intervista a La Repubblica. Quanto alle indagini, Haniyeh fa sapere che «abbiamo arrestato diverse persone, tre di queste sono direttamente coinvolte con il sequestro, ma la caccia continua. E voglio dire a tutto il popolo italiano che non si fermerà fintanto che tutti i responsabili non saranno portati davanti al giudice per subire la condanna che si meritano. L’ho promesso a sua madre». Il premier Hanyek ha fatto inoltre sapere che una strada della Striscia avrà presto il nome di Arrigoni.

Il blog di Arrigoni, Guerrilla Radio, è fermo al 13 aprile, ma il profilo Facebook del volontario italiano (che aveva anche una pagina personale ora inattiva) da ieri sera ha ripreso a pubblicare notizie su Gaza. «Vittorio ha lasciato in mani fidate l’accesso a questa pagina. D’accordo con la famiglia abbiamo deciso di continuare a pubblicare», si legge in un post, che si conclude con il monito di Vittorio, ‘Stay Human’. Sulla pagina sono stati quindi postati alcuni video con protagonista Arrigoni, tra cui uno girato il 9 aprile scorso, intitolato ‘a narghile under the bombs’, dove l’attivista dialoga con un altro pacifista. L’ultimo messaggio, che accompagna la foto di braccia palestinesi con la scritta Vittorio, dice che «Il coraggio e la compassione del popolo Palestinese sono di ispirazione per il mondo». Centinaia da tutto il mondo, arabo e occidentale in ugual misura, i messaggi dolenti in ricordo di Vittorio “Utopia” Arrigoni, cui è anche stata dedicata una pagina Facebook che lo propone come prossimo premio Nobel per la pace.

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Sabato 16 Aprile 2011 – 10:24    Ultimo aggiornamento: 11:37
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Restiamo Umani – Fiaccolata in Memoria di Vittorio Arrigoni – Cagliari 15 Aprile 2011

Da: | Creato il: 15/apr/2011

Fiaccolata in Memoria di Vittorio Arrigoni – Cagliari Bastione San Remy 15 Aprile 2011- Realizzazione video a cura di Mariella Murgia

Berlusconi attacca ancora la scuola pubblica “Insegnanti con valori contrari alla famiglia”

Berlusconi attacca ancora la scuola pubblica
“Insegnanti con valori contrari alla famiglia”

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Messaggio del premier alla riunione dell’Associazione delle mamme: “Ora potete scegliere liberamente quale educazione dare ai vostri figli e sottrarli ai professori di sinistra”. Insorge l’opposizione: “Parole ignobili”

Berlusconi attacca ancora la scuola pubblica "Insegnanti con valori contrari alla famiglia" Silvio Berlusconi

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PADOVA – Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato a Padova a una riunione dell’Associazione nazionale delle mamme, ha sottolineato che i genitori oggi possono scegliere liberamente “quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi dal quelli della famiglia”.

Un attacco frontale contro la scuola pubblica che richiama quello già fatto dal premier alla fine dello scorso febbraio in un intervento al congresso dei cristiano riformisti 1. In quell’occasione il presidente del Consiglio, citando a sua volta il suo discorso del ’94 in occasione dell’avvio del suo impegno politico, aveva detto: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.

Il premier oggi, parlando poi dell’azione del governo ha ricordato l’introduzione di leggi contro la violenza sessuale e il reato di stalking. Si è detto quindi convinto delle grandi capacità delle donne: “siete più brave di noi uomini, a scuola, sul lavoro, siete più puntuali , più precise e più responsabili. Anche per questo ho voluto che nel nostro governo ci fossero ministri donne e mamme che sono attivissime e bravissime”.

“Care mamme – ha concluso – vi garantisco che il governo continuerà a lavorare con lo stesso entusiasmo e con lo stesso impegno per valorizzare il vostro ruolo nella famiglia nel mondo del lavoro e nella società”. Berlusconi nella nota si è congedato con “un bacio e un saluto affettuoso a tute voi con l’augurio che possiate realizzare tutti i progetti e i sogni che avete nella mente e nel cuore”.

L’intervento del premier ha fatto subito scattare le proteste dell’opposizione. “Le parole di Berlusconi sulla scuola pubblica sono un ignobile attacco, privo di qualsiasi giustificazione reale. Il capo del governo – afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi – dovrebbe difendere e valorizzare il pilastro educativo del paese, non additarlo come esempio negativo. Queste parole aiutano a comprendere la vera missione che il governo ha portato avanti in questi anni: tagliare i fondi alla scuola pubblica per aiutare quelle private. L’istruzione pubblica è un valore costituzionale da difendere e ampliare. Berlusconi chieda scusa a tutti gli insegnanti, che, pur in condizioni difficili, continuano a svolgere egregiamente il loro ruolo”.

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16 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/16/news/berlusconi_insegnanti-15008540/