Archive | aprile 19, 2011

“Oliva” a Gaza: Lancio di una barca internazionale per monitorare i diritti umani in acque palestinesi, anche in memoria di Vik

“Oliva” a Gaza: Lancio di una barca internazionale per monitorare i diritti umani in acque palestinesi, anche in memoria di Vik

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http://www.cpsgaza.org/

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Il 20 di aprile salperà dal porto di Gasa “Oliva”, una barca con equipaggio internazionale per il monitoraggio dei diritti umani. L’equipaggio del Civil Peace Service, che attualmente è composto da cittadini provenienti da Spagna, Stati Uniti, Italia e Belgio, accompagnerà i pescatori di Gaza in acque palestinesi. Verranno monitorate e documentate le violazione dei diritti umani; i materiali video e i dati saranno raccolti e diffusi.

Vittorio Arrigoni, l’attivista dei diritti umani assassinato, era impegnato nella realizzazione di questo progetto e al termine della conferenza stampa verrà ricordato con una piccola cerimonia. Poichè Vik è stato coinvolto nella scelta del nome della barca e ha espresso il desiderio che non fosse il nome di un individuo, la barca salperà col nome Oliva, da lui appoggiato, ma la missione proseguirà nel suo spirito.

Il lancio di Oliva, barca di 8 metri a motore lungo bianco, inaugurerà la missione del Civil Peace Service in acque palestinesi. Dopo l’Operazione Piombo Fuso, Israele ha unilateralmente limitato alle 3 miglia marine l’accesso alle zone di pesca. Questa drastica riduzione del limite di 20 miglia concordato negli accordi di Oslo, ha determinato l’eccessivo sfruttamento delle zone di pesca le cui scorte sono vicine all’esaurimento. I pescatori sono minacciati con armi da fuoco, con la confisca delle loro barche e attrezzi per la pesca e con l’arresto da parte della marina israeliana, che esegue regolarmente attacchi e le incursioni in acque palestinesi.

Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, quasi il 90%dei 4.000 pescatori di Gaza sono ora considerati o poveri (con un reddito mensile compreso tra 100 e 190 dollari) o molto poveri (che guadagnano meno di 100 dollari al mese), rispetto a 50% nel 2008.

Il lancio del Oliva è una risposta a questa situazione di estrema vulnerabilità. Una vasta gamma di organizzazioni internazionali sostiene questa iniziativa che viene è portata avanti in collaborazione con alcune organizzazioni locali: il Centro Palestinese per i Diritti Umani, il Coordinamento dei comitati di lotta popolare, l’Unione dei Comitati di agricoltura e pesca e la Marine Sports Association.

Che cosa: Lancio della Oliva
Dove: Porto della città di Gaza
Quando: Mercoledì 20 aprile alle ore 10
Contatto: press@cpsgaza.org, 0595 567 120

Informazioni ai media:

· Sono disponibili materiali audio-visivi e grafici.
· I media interessati possono imbarcarsi su Oliva.

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19 aprile 2011

fonte: via e-mail

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CINA – Lezioni d’amore (anche omosessuale) all’Università di Pechino

Nelle linee guida anche l’amore omosessuale

Lezioni d’amore all’Università di Pechino

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Con una iniziativa controversa, il Comitato municipale per l’educazione della capitale ha introdotto tra le materie d’insegnamento “come gestire una relazione romantica”. Nelle nuove “linee guida” per l’insegnamento universitario, per la prima volta, c’è anche “l’amore omosessuale”. “E’ una vera novità”, ha commentato Fang Gang, professore all’Università di Pechino. Secondo Fang in Cina gli omosessuali vanno ancora incontro a “pregiudizi e discriminazioni”, e il corso universitario potrà aiutare gli studenti e la società a superare gli uni e ad abbandonare le altre

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Roma,

Ore dieci, lezione di amore. Sembra il titolo di un film “rosa”, invece è quello che succederà nei prossimi mesi nelle Università di Pechino.

Con una iniziativa controversa, il Comitato municipale per l’educazione della capitale ha introdotto tra le materie d’insegnamento “come gestire una relazione romantica”. Nelle nuove “linee guida” per l’insegnamento universitario, per la prima volta, c’è anche “l’amore omosessuale”. “E’ una vera novità”, ha commentato Fang Gang, professore all’Università di Pechino. Secondo Fang in Cina gli omosessuali vanno ancora incontro a “pregiudizi e discriminazioni”, e il corso universitario potrà aiutare gli studenti e la società a superare gli uni e ad abbandonare le altre.

Molti studenti hanno espresso opinioni critiche sull’idea che l’amore possa essere una materia d’ insegnamento, come la storia o la matematica. “Una relazione romantica non si può insegnare, è una cosa della quale bisogna fare esperienza e che bisogna capire da soli”, ha commentato Zhang Yu, studentessa dell’ Università Normale di Pechino che afferma di essersi appena separata dal suo fidanzato.

“Potrei anche seguire il corso, ma solo per divertimento”, ha aggiunto. Secondo il documento del Comitato, i corsi sulle relazioni amorose dovrebbero aiutare i giovani a capirne il significato e a gestirle. Sui banchi dell’ Università gli studenti dovrebbero imparare a esprimere, accettare, respingere, portare avanti una relazione, e a troncarla al momento opportuno.

Kong Lingyu, studentessa del secondo anno alla Tsinghua University, è anche lei scettica: “In amore – sostiene – non ci sono cose giuste e cose sbagliate. Se si comincia a insegnarlo in un corso si rischia di imporre agli studenti una visione molto tradizionale delle relazioni”. Jiang Jieqing, studente di scienze politiche, aggiunge che spesso tra giovani si parla dei problemi amorosi. “Ma – aggiunge – non ho mai sentito che qualcuno si sia rivolto ai professori per chiedere un consiglio”.

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Nel 2009 in Cina era stata lanciata la Campaign To Break Sex Taboos, per informare sulle malattie trasmissibili e combattere l’infertilità – fonte

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Xia Xuelan, insegnante di sociologia, la pensa diversamente. Secondo il professore, “(i corsi) possono aiutare gli studenti a formarsi una visione positiva dell’ amore e ad imparare a gestire i fallimenti nelle relazioni in modo da evitare comportamenti estremi”. “Ma certo – conclude – non è possibile imparare a gestire una relazione in un corso universitario”.

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19 aprile 2011

fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=152050

Terrorismo, Pierluigi Concutelli (4 ergastoli) torna libero per motivi di salute

Terrorismo, Pierluigi Concutelli
torna libero per motivi di salute

Quattro ergastoli per gli omicidi del giudice Occorsio e di due neofascisti considerati delatori. Trasferito a Ostia

Pierluigi Concutelli (foto Rino Barillari)

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ROMA – Pierluigi Concutelli, 67 anni, il leader di Ordine Nuovo che il 10 luglio del 1976, uccise a Roma il sostituto procuratore Vittorio Occorsio, è tornato libero sabato scorso. Nei giorni scorsi gli è stata riconosciuta la sospensione della pena per le gravi condizioni di salute. Due anni fa Concutelli ha subito un grave ictus che gli impedisce di parlare (comunica scrivendo) e di alimentarsi regolarmente.

È di due anni la sospensione della pena decisa dal tribunale di sorveglianza di Venezia. «I giudici di sorveglianza – ha spiegato l’avvocato Gianfranco Paiola, che assiste Concutelli assieme al collega Emilio Siviero – hanno sospeso la pena per la durata di due anni, fino al 2 marzo 2013. Concutelli quindi è libero anche se è gravemente malato. Come difesa avevamo fatto istanza di sospensione obbligatoria della pena per gravi motivi di salute al magistrato di sorveglianza che l’aveva di fatto accolta il 29 settembre scorso. Da quel momento, fino alla decisione definitiva dell’organo collegiale, Concutelli è rimasto in condizione di libertà nell’abitazione dei parenti a Portogruaro. Poi gli atti sono passati al tribunale di sorveglianza per la ratifica e i giudici hanno deciso per la sospensione della pena temporanea ponendo una durata fino a inizio marzo 2013. Tra due anni, anche se lo stato di salute del nostro assistito è molto grave, provvederemo a ripresentare l’istanza».

Concutelli ha lasciato gli arresti domiciliari ed è stato trasferito dagli amici in una casetta sul mare, sul litorale di Ostia. E’ assistito da Emanuele Macchi, uno dei capi dello spontaneismo armato: pariolino, più volte arrestato, Macchi è stato condannato come uno dei capi del MRP (Movimento rivoluzionario popolare), gruppo di estrema destra collegato a Costruiamo l’azione, che compì nel 1978 e nel 1979 attentati dinamitardi contro il Campidoglio, la Farnesina, il carcere di Regina Coeli.

Condannato all’ergastolo per l’omicidio Occorsio, negli anni ’80 gli furono comminate altre due condanne a vita per aver strangolato insieme a Mario Tuti i neofascisti Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, che considerava delatori. Un quarto ergastolo gli fu inflitto per insurrezione armata. Ottenne il regime di semilibertà, che gli fu revocato quando, nell’estate del 2008, mentre rientrava in carcere a Rebibbia fu perquisito e gli furono sequestrati hashish, denaro e coltello. Privato della semilibertà, tornò in carcere ma in seguito ottenne gli arresti domiciliari per motivi di salute.

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L’omicidio di Vittorio Occorsio – fonte immagine

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Concutelli, autore del libro biografico Io, l’uomo nero, nel 2008 ha partecipato ad una intervista televisiva a La7 durante la quale disse di non essersi pentito del suo passato neofascista, ma di provare rimorso per l’omicidio di Occorsio.

Martedì 19 Aprile 2011 – 12:15    Ultimo aggiornamento: 19:01
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Migranti, salvati in 760 su un barcone che stava per capovolgersi

Migranti, salvati in 760 su un barcone che stava per capovolgersi

L’imbarcazione scortata da 4 unità italiane con sommozzatori a bordo. Frattini: il maxi-sbarco è una ritorsione di Gheddafi

Uno sbarco a Lampedusa (foto Carlo Ferraro-Ansa)

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ROMA – Dopo quattro giorni di tregua, anche per le cattive condizioni climatiche, sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa. Prima un barcone con 50 tunisini, tra cui due donne e due minori, soccorso in nottata da una motovedetta della Guardia di finanza a 12 miglia dall’isola. Poi la mattinata è stata movimentata dall’avvistamento, a circa 40 miglia da Lampedusa, di un peschereccio con diverse centinaia di persone a bordo e a rischio capovolgimento.

Arrivato il peschereccio a rischio capovolgimento. L’imbarcazione, un vecchio motopesca in ferro di circa 25 metri con a bordo circa 760 migranti (in un primo tempo si parlava di 400) provenienti dalla Libia, è stata soccorsa e scortata da quattro unità della Guardia costiera ed è entrata nel primo pomeriggio nel porto di Lampedusa. In prossimità dell’isola gli uomini delle capitanerie di porto sono saliti sul barcone e ne hanno assunto la guida, conducendoli fino in porto in condizioni di sicurezza. Secondo il conteggio ufficioso della Guardia Costiera, i migranti sarebbero 760, di cui 62 donne (molte delle incinte) e 17 bambini, alcuni dei
quali neonati. Si tratta dell’arrivo di migranti più numeroso mai registrato a Lampedusa con un solo barcone.

Una delle donne ha dato alla luce, poco prima delle 17, una bambina. La donna era stata trasferita conurgenza al Poliambulatorio di Lampedusa dove, assistita dagli specialisti della struttura sanitaria e dal un pediatra neonatologo della Croce Rossa Italiana.

La tensione della mattinata. «L’imbarcazione non riesce a mantenere la rotta e ad ogni virata si inclina pericolosamente. Noi siamo pronti ad intervenire per ogni evenienza» aveva spiegato uno degli ufficiali a bordo delle motovedette. L’imbarcazione era stata avvistata alle 7.50 da un elicottero della Marina militare, circa 40 miglia a sudest di Lampedusa, ma stava seguendo una rotta che lo avrebbe condotto sulle coste siciliane, all’altezza di Licata. Non sarebbe arrivato prima di domani mattina o forse – sottolineano alle Capitanerie di porto – non sarebbe arrivato affatto, viste le sue condizioni e il mare è in peggioramento. Verso il peschereccio si sono così dirette tre motovedette ed un pattugliatore della Guardia costiera, che hanno indicato alle persone a bordo la rotta più breve e sicura, quella per Lampedusa. Il peschereccio, procedendo a lentissima andatura, è stato scortato dalle unità italiane, a bordo delle quali c’eran anche dei sommozzatori.

Gli immigrati del primo sbarco sono stati accompagnati nel centro di prima accoglienza di Imbriacola dove si trovano ancora 24 minori che dovrebbero essere trasferiti verso altri centri italiani. Per i tunisini dovrebbe scattare il rimpatrio, in base all’accordo bilaterale stipulato il 5 aprile. I profughi libici, al loro arrivo sull’isola, saranno invece immediatamente trasbordati sulla nave Flaminia che li porterà nei siti destinati all’accoglienza. In tal modo il centro di prima accoglienza dell’isola continuerà a rimanere vuoto. L’ultimo sbarco a Lampedusa risaliva a venerdì: un barcone con 221 profughi partiti dalla Libia.

Frattini: maxi-sbarco a Lampedusa, colpa di Gheddafi.
In audizione alla commissione Affari esteri della Camera il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che il barcone con circa 700 migranti arrivato a Lampedusa è salpato dal porto di Zwara, in Libia, e il Consiglio nazionale di transizione libico «ci darà gli elementi e le prove» del fatto che «il regime di Gheddafi, così come aveva minacciato, stava cominciando da quel porto ad organizzare il traffico di esseri umani» come ritorsione per l’intervento della comunità internazionale in Libia.

L’accordo con la Tunisia regge, sta funzionando – ha detto Frattini a Mattino 5 – Gli italiani per ora continuano la loro azione da soli ma si augura presto di lavorare con le forze del Frontex . Le nostre navi stanno pattugliando le acque antistanti il mare territoriale della Tunisia e se ci sono barconi che si avvicinano vengono avvertite subito le motovedette tunisine per riportarli indietro… se pattugliamo al limite delle acque territoriali i porti più vicini sono proprio quelli tunisini».

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Martedì 19 Aprile 2011 – 09:59    Ultimo aggiornamento: 19:01
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NO SILVIO, ESASPERATA E’ L’ITALIA ‘SANA’ – Berlusconi e il richiamo di Napolitano: «Quello esasperato sono io»

Berlusconi e il richiamo di Napolitano: «Quello esasperato sono io»

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«Da 18 anni sotto il fuoco delle procure». Il premier deciso a trasformare le amministrative in un voto su di sé

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di Marco Conti
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ROMA – Il monito del Colle se l’aspettava. Dopotutto gli era stato profetizzato già sabato sera, ma Silvio Berlusconi è andato comunque su tutte le furie quando ha letto il passaggio della lettera del presidente della Repubblica nella quale richiama tutti alla misura perché «siamo al limite dell’esasperazione».

«Ma qui l’esasperato sono io che da diciotto anni sono sotto il fuoco delle procure!», è sbottato il Cavaliere. «Ho subito accuse, attacchi e calunnie di ogni genere. A me hanno detto e scritto di tutto, dal mafioso al corruttore, e i miei unici difensori sono sempre stati soltanto i miei elettori».

La giornata ad Arcore di ieri del Cavaliere è stata costellata dalle telefonate dei vari esponenti lombardi del Pdl. Maurizio Lupi, Mario Mantovani e Antonio Palmieri che hanno costantemente informato il presidente del Consiglio sull’andamento delle decine di riunioni organizzate dal Pdl per tentare una ricucitura tra il candidato-giamburrasca Lassini e il sindaco Moratti che non lo vuole vedere nemmeno in fotografia.

Al Cavaliere il destino di Lassini interessa poco, molto più l’attacco che «ricevo costantemente dalla procura di Milano» che mal sopporta i gazebo e le manifestazioni pro-Berlusconi organizzate sotto le finestre del tribunale. «Volevano che partecipassi ai processi no! Bene, lo faccio, ma non possono pensare di fare solo loro lo show». Ha continuato a sostenere il Cavaliere che ai suoi interlocutori telefonici ha anche ammesso di essere «stufo di tanta ipocrisia». «Lo vedono tutti che sono sotto assedio da mesi. Obbligato ad occuparmi di processi già morti e di altri che stanno allestendo».

La furia del Cavaliere – che in serata ha ricevuto ad Arcore il coordinatore lombardo del Pdl Mantovani, amico di Lassini – è totale. Così come l’isolamento nel Pdl dell’estroso candidato. Al punto che la Moratti sarebbe giunta ad un clamoroso «o io o lui», da lasciare poco spazio alle capacità mediatorie del premier.

«Si scandalizzano per un manifesto, ma quando quel professore comunista (Asor Rosa ndr) ha auspicato un golpe dei carabinieri, hanno detto che andava interpretato. I soliti due pesi e due misure», ha sostenuto il Cavaliere al telefono. Irritazione a parte, Berlusconi è comunque soddisfatto perché la polemica sui manifesti contribuisce alla linea d’attacco sulla giustizia scelta ancora una volta in campagna elettorale.

«Noi preferiamo parlare di asili nido e traffico – chiosa il leghista Matteo Salvini – e credo che anche i milanesi siano interessati a sapere più cosa si farà per la città e non del destino di processi e toghe». Se l’alleato lumbard morde il freno, Berlusconi spinge a tavoletta sulla polemica per trasformare ancora una volta l’appuntamento elettorale nell’ennesimo referendum su se stesso. Non a caso il Cavaliere, due giorni prima dell’appuntamento annunciato ieri da Napolitano del 9 maggio, sarà di nuovo al castello Sforzesco per l’ennesima puntata di una sfida senza fine.

La linea scelta dal Cavaliere preoccupa i suoi collaboratori soprattutto per i riflessi che potrebbe avere nei rapporti con il Quirinale. D’altra parte il premier ha bisogno di una vittoria elettorale sonante a Milano e Napoli, per sostenere un nuovo braccio di ferro con il Colle sulla prescrizione-breve. Il provvedimento, la cui approvazione slitterà a dopo le amministrative, non sembra piacere al Quirinale e nei ragionamenti del premier, solo un successo alle amministrative riuscirà ad imporre non solo la norma sottoscritta dall’onorevole Paniz, ma anche il ddl blocca-Ruby che servirà a sospendere il processo in presenza di un conflitto d’attribuzione sollevato presso la Consulta.

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Martedì 19 Aprile 2011 – 10:38    Ultimo aggiornamento: 19:54
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BRESCIA – Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi

Brescia

Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi

Non ce l’ha fatta Tommaso, 17 mesi: era diventato un simbolo. Soffriva di una rarissima malattia genetica

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la foto di Tommaso nella roulotte (Cavicchi)
la foto di Tommaso nella roulotte (Cavicchi)

BRESCIA – Tommaso non ce l’ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d’urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l’ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.

Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l’elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così – spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c’è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile…». Al campo di via Orzinuovi, dove l’amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.

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Giuseppe Spatola
19 aprile 2011

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_aprile_19/brescia-morto-bambino-rom-ossigeno-roulotte-190467672428.shtml

GIAPPONE – Fukushima, barre parzialmente fuse. Pompata l’acqua radioattiva

GIAPPONE

Fukushima, barre parzialmente fuse
Pompata l’acqua radioattiva

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La conferma dei danni dopo la prima ricognizione dei due robot inviati dagli Usa per misurare la radioattività degli ambienti. Ma si temono ripercussioni gravi anche nel reattore 2, dove oggi è iniziato il pompaggio delle 60mila tonnellate di acqua riversata sulla centrale. Lo stoccaggio del liquido radioattivo durerà 26 giorni

Fukushima, barre parzialmente fuse Pompata l'acqua radioattiva Uno dei robot radiocomandati ispeziona gli ambienti del reattore 1 alla centrale nucleare di Fukushima

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TOKYO – Alla centrale nucleare di Fukushima, i due robot inviati in “missione” dagli Usa hanno portato a termine la loro prima ricognizione. I dati raccolti non sono confortanti. L’Agenzia giapponese per il nucleare oggi certifica che le barre di combustibile dei reattori 1 e 3 sono parzialmente fuse. Ma desta forti preoccupazioni anche il reattore 2, dove i robot adibiti alla misurazione della radioattività degli ambienti per decidere poi sull’accesso dei tecnici per la riparazione dei circuiti di raffreddamento, hanno rilevato del tecnezio 99, elemento radioattivo che si libera solo con la fusione del combustibile nucleare. Il che fa crescere i timori su eventuali danni anche al secondo reattore dell’impianto in seguito alla crisi nucleare determinata dallo tsunami dell’11 marzo scorso 1. L’ambiente a Fukushima è dunque così a rischio da escludere l’attività di esseri umani.

INTERATTIVO DELLA CENTRALE 2

Proprio nel reattore 2, i tecnici della Tepco, la società che gestisce l’impanto, hanno dato il via oggi al pompaggio delle 60mila tonnellate di acqua altamente radioattiva dalla centrale. La massa liquida contaminata, altro ostacolo nel complicato lavoro di ripristino dei circuiti elettrici e di raffreddamento, è il residuo delle tonnellate e tonnellate di acqua di mare e di acqua dolce riversate nei giorni più drammatici della crisi nell’impianto con elicotteri e camion cisterna per raffreddare i reattori e impedire un’eventuale fusione nucleare. Ma l’acqua ha inondato le sale macchine di tre dei sei reattori della centrale, oltre che tutte le gallerie e i locali sotterranei, impedendo l’accesso delle squadre di tecnici della Tepco per la riparazione dell’impianto di raffreddamento.

Il reattore 2 è sommerso da 25mila tonnellate di acqua, 10mila saranno risucchiate oggi. Sono invece 42mila le tonnellate di liquido presenti nei reattori 1 e 3, dove sono stati registrati livelli di radiottività inferiori a quelli del reattore 2. Un portavoce della società ha spiegato che l’acqua pompata oggi sarà riversata in una piscina di trattamento delle scorie radioattive con una capacita di 30mila tonnellate. Nel deposito, che si trova sempre nell’impianto di Fukushima, verranno trasferite 480 tonnellate di acqua al giorno. L’agenzia per la sicurezza nucleare giapponese precisa che le operazioni di pompaggio e travaso dureranno 26 giorni.

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19 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/19/news/fukushima_barre_combustibile_parzialmente_fuse-15129324/