Archivio | aprile 20, 2011

FOTOVOLTAICO – Sviluppo sostenibile, sul tetto dei Tontarelli ci sono 2400 famiglie

Un impianto fotovoltaico sul tetto, da 7,1 mw.

Sviluppo sostenibile, sul tetto dei Tontarelli ci sono 2400 famiglie

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A Castelfidardo un impianto ad integrazione architettonica totale tra più grandi al mondo, installato su coperture e pensiline della ditta Tontarelli. Mica tanto.

Il tetto fotovoltaico della Energy Resources per il Gruppo TontarelliIl tetto fotovoltaico della Energy Resources per il Gruppo Tontarelli

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di Enzo Cappucci
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Ancona, 20-04-2011

Quando il fotovoltaico è apparso all’orizzonte dei cieli italiani, in molti abbiamo gridato al miracolo: perché se ne intravedeva una vera svolta energetica in direzione di uno sviluppo ecocompatibile, ma anche per gli evidenti vantaggi economici che una bolletta alleggerita garantiva.
In questi anni abbiamo visto però che nel Belpaese il fotovoltaico non ha poi avuto lo sviluppo che ci si aspettava.

Sì, certo, i dati dicono che siamo in linea con le direttive di Bruxelles, della Commissione europea, che lo sviluppo di un’energia pulita c’è, eccome.
Ma la realtà, se la si guarda da vicino, racconta purtroppo un’altra storia.
I tetti foderati di fotovoltaico sono infatti davvero pochi in Italia, qualche villetta isolata, al centro nord soprattutto, e quasi niente al sud dove il sole è il vero protagonista di ogni tradizione: culturale, architettonica, gastronomica e quant’altro. Come al solito, nel nostro Paese è passato un altro principio, piuttosto che quello dell’affrancamento dalla bolletta energetica e del risparmio ecosostenibile.

Grazie agli incentivi messi a disposizione dal conto energia i pannelli fotovoltaici sono infatti stati presi in considerazione come una forma d’investimento: quanti interessi mi frutta un impianto fotovoltaico?
Più di un qualsiasi conto in banca, questo è sicuro, e molto meno rischioso di qualsiasi altro investimento di Borsa.
E non c’è nessun male a pensarla così, sia chiaro.

Quello che non va bene è che oramai non si contano più i terreni agricoli sui quali si è messo a “coltura” il mega impianto fotovoltaico, sostituendolo alle produzioni agricole, che garantiscono guadagni minori e soprattutto fatiche che il solare non conosce.
Ce ne sono un’infinità, tutti creati in nome del business e non in nome di un futuro sostenibile, come ci si sarebbe augurato.
Sono questi impianti a far stare l’Italia in linea con le direttive europee, sono loro a fare i numeri che contano e ci promuovono e non i tetti delle abitazioni come sarebbe logico: non la produzione familiare o condominiale che doveva entrare nella cultura del cittadino.
Non la rivoluzione dell’energia che ognuno potrebbe produrre per contribuire ad affrancare il Paese da una bolletta energetica sempre più cara.
E sempre più rischiosa se vogliamo considerare la questione del nucleare e delle sue centrali, che il Governo avrebbe voluto portare avanti, rinunciandovi infine davanti all’evidenza della tragedia giapponese.

No, questa rivoluzione non è passata. Non ancora almeno. Speriamo.
Ci vorrebbe molta più informazione per poter raggiungere la gran parte dei cittadini che proprio non sanno cosa sia e quali potrebbero essere i vantaggi del fotovoltaico. Occorrerebbe più capillarità, più consapevolezza dei frutti che un piccolo passo può garantire in termini di benessere ambientale.
Per questo la notizia che il tetto di un capannone industriale è stato “foderato” e persino abbellito da un gigantesco impianto fotovoltaico da ben 7100 kilowatt, è una bella notizia.

Succede a Castelfidardo, in provincia di Ancona, dove il Gruppo Tontarelli, azienda leader nello stampaggio di articoli casalinghi in plastica, ha messo in rete il suo proprio impianto di produzione energetica “pulita”, regalata (non del tutto, però…) dal sole, realizzandolo sul tetto del suo stabilimento: forse uno dei più grandi impianti al mondo su di un tetto, dopo quello della Sala Nervi in Vaticano.
Certo, non saranno mica francescani, il loro è un investimento, ma non consumano altro territorio, altra terra. E tanto basta.

La realizzazione è di una ditta italiana specializzata, la Energy Resources, che ha operato in stretta sinergia con il cliente e l’impianto è adesso in grado di produrre ogni anno oltre 7 milioni di kilowatt/ora di energia elettrica pulita, pari al consumo medio di circa 2400 famiglie, senza alcuna emissione inquinante e, grazie all’integrazione totale, senza alcun impatto visivo, anzi, aggiungendo eleganza ad un sito industriale.
L’impianto alimenterà il sito produttivo di Castelfidardo evitando ogni anno l’immissione in atmosfera di circa 9700 tonnellate di CO2.
E’ questo che viene chiamato sviluppo sostenibile.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=152100

INTOLLERABILE – Pomezia, non cede il posto sull’autobus: Presa a calci una donna incinta

Pomezia, non cede il posto sull’autobus
Presa a calci una donna incinta

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ROMA – Hanno preso a calci e pugni una donna incinta che sull’autobus non voleva cedere loro il posto. Picchiato anche il marito della donna a cui è stato addirittura rotto il setto nasale. È accaduto ieri sera su un autobus di linea nel centro cittadino di Pomezia, in provincia di Roma. In manette, arrestati dai carabineri, sono finiti due ghanesi. I due sono saliti a bordo dell’autobus e con strafottenza hanno preteso i posti a sedere occupati da una coppia di coniugi, lei italiana di 25 anni, lui di origine marocchina di 30 anni. Al rifiuto opposto dalla coppia, i due ghanesi li hanno violentemente aggrediti prendendoli a calci e pugni, senza fermarsi nemmeno di fronte all’evidente stato di gravidanza della ragazza.

L’autista del mezzo pubblico ha immediatamente chiamato il 112 e pochi istanti dopo, una pattuglia di carabinieri del Nucleo Radiomobile della compagnia di Pomezia, impegnata in un controllo a poca distanza dalla fermata del bus, è intervenuta arrestando i due ghanesi. Trattenuti in caserma, gli aggressori sono in attesa di essere giudicati con rito direttissimo. Le vittime della brutale violenza sono state trasportate al Policlinico S. Anna di Pomezia: il 30enne ha riportato la frattura del setto nasale con una prognosi di 20 giorni mentre la donna, che nel corso della zuffa era stata più volte strattonata e colpita, ha riportato alcune contusioni e una lombalgia, giudicate guaribili in 5 giorni. Fortunatamente, i medici hanno escluso complicazioni per lo stato di gravidanza.

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Mercoledì 20 Aprile 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=146387&sez=HOME_ROMA


NAPOLI – Pozzuoli, un mausoleo romano sepolto sotto discarica abusiva di rifiuti speciali

Pozzuoli, un mausoleo romano sepolto sotto discarica abusiva di rifiuti speciali

La Finanza nel mausoleo (foto Ciro Fusco – Ansa)

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POZZUOLI – Un mausoleo di epoca romana, risalente al II secolo d.C., con resti di decorazioni e stucchi, completamente sotterrato da una discarica di rifiuti speciali, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Napoli a Pozzuoli.

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fonte immagine

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Il ritrovamento è avvenuto durante il sequestro di un’area di 1.700 metri quadrati, in via Arco Felice vecchio, dove erano stati scaricate 58 tonnellate di rifiuti speciali. Gran parte dei rifiuti era occultata all’interno di ruderi, uno dei quali, Torre Poerio, risalente al XVII secolo. Le Fiamme Gialle si sono accorte che una porzione di un casolare era stata deliberatamente fatta crollare per occultare altri rifiuti. Con una pala meccanica è stato rimosso il materiale di risulta provocato dal crollo ed è stato scoperto l’ingresso di un cunicolo sotterraneo, delimitato da travi in marmo. Con l’assistenza della soprintendenza ai beni archeologici di Cuma è stato ritrovato un mausoleo con resti di decorazioni e stucchi dove erano stati scaricati altri rifiuti speciali. L’area è stata sequestrata ed il proprietario e l’occupante sono stati denunciati per violazione delle norme ambientali e di tutela del patrimonio archeologico nazionale.

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20 aprile 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=146426&sez=HOME_INITALIA


FINANZA – Il debito Usa minaccia l’Ue più della Grecia

Il debito Usa minaccia l’Ue più della Grecia

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Sono riusciti a non pagare tassi più alti mentre si indebitavano, ma non si può continuare. Di questo passo in un anno porteranno il loro debito alla cifra record di 16mila miliardi di dollari, circa 8 volte la somma di tutti i debiti europei

Ben Bernanke, Presidente del Comitato dei governatori della Federal Reserve negli Usa

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Girava una battuta lunedì sui mercati: “La revisione di Stantard & Poor’s del rating degli Usa ha sorpreso solo chi ha voluto farsi sorprendere”. In molti avevano già alleggerito le loro posizioni sulla Borsa e sui titoli di Stato americani di fronte alla oramai evidente incapacità del Congresso americano di governare un debito che ha battuto ogni record storico e uno sbilancio fra entrate e uscite (deficit pubblico) che è ancora al 10 per cento. Di questo passo gli Stati Uniti in un anno porteranno il proprio debito al 120 per cento del Pil per la cifra record di 16 mila miliardi di dollari, circa 8 volte la somma di tutti i debiti europei.

Non sarebbe un grosso problema per una nazione di grande forza economica come gli Usa se il governo e la Banca centrale americana, la Federal Reserve, non avessero barato: in tutti i Paesi del mondo avere più debito significa automaticamente pagare tassi più alti che riducono la capacità di indebitarsi a costringono i governi a misure restrittive. Per Washington a più debito hanno corrisposto minori tassi d’interesse perché la Fed ha comprato 4 mila miliardi di titoli di Stato americani e ha fornito alla presidenza Obama denaro fresco di stampa per finanziare la spesa pubblica. La Banca centrale ha sfornato negli ultimi anni miliardi di dollari dal nulla, senza giustificazione, senza dar conto a nessuno e soprattutto senza garanzie reali. A fronte di quella carta moneta esistono solo dei titoli di Stato emessi dal governo Usa: è come se per ottenere un prestito in banca si dessero in garanzia assegni scoperti della stessa banca con la promessa di onorarli in futuro. Un gigantesco castello di carta che ha consentito di nascondere per un poco i danni provocati dalla crisi finanziaria ma che sta per arrivare al capolinea. L’eccesso di denaro in circolazione non ha prodotto la crescita economica che ci si aspettava, non ha aumentato significativamente il tasso di occupazione e sta producendo l’effetto collaterale di un’inflazione galoppante negli Stati Uniti e in tutti i paesi che stanno ricevendo fiumi di investimenti in dollari. Il presidente della Fed Ben Bernanke e Obama hanno fatto una scommessa azzardata e la stanno perdendo: finanziare la ripresa con la stampa di carta moneta non ha mai fatto bene nella storia e questa volta non è diverso.

Ma anche in Europa, dove si è stampato molto meno denaro, i nodi stanno giungendo al pettine: i “piani di salvataggio” di Grecia e Irlanda fanno acqua da tutte le parti e per il Portogallo non si annuncia un futuro migliore. La Germania continua a non voler mettere mano seriamente al portafoglio e Francia, Olanda (e ora anche Gran Bretagna e Finlandia) la seguono su questa rotta, autolesionista nel lungo periodo. I paesi in crisi non riusciranno a ripagare i propri debiti e neppure a ripagare i debiti verso il fondo creato a Bruxelles per sostenerli. Si iniziano a studiare soluzioni alternative: allungamenti delle scadenze, default parziali, conversione dei bond in circolazione con nuovi bond e varie altre fantasie finanziarie. Le alchimie tuttavia non potranno cancellare la realtà della Grecia che non riuscirà ad uscire dalla recessione e che continua ad avere entrate fiscali in calo, dell’Irlanda che non riuscirà a ripagare il debito contratto con l’Europa perché il suo settore bancario è ancora in fortissima sofferenza e crisi di liquidità, e di un Portogallo che sarà il vero vaso di Pandora del debito quando, dopo le elezioni, il nuovo governo dovrà affrontare banche sull’orlo dell’insolvenza e fornitori di beni e servizi allo Stato che non vengono pagati da più di un anno. Poi toccherà alla Spagna, che mostra segni di ripresa e un buon andamento delle entrate fiscali, dati troppo buoni per essere veri ma abbastanza cattivi per convincere il presidente José Luis Rodriguez Zapatero a non ricandidarsi alle prossime elezioni. I grandi investitori nei giorni scorsi hanno ripreso a vendere i titoli di Stato di Madrid. E mentre tutto questo si sviluppa sotto i nostri occhi cosa fa l’establishment politico e finanziario mondiale? Poco e niente, tira a campare. Negli Usa Obama promette un futuro meraviglioso fatto di accordi bipartisan per rientrare dal deficit, in Europa ci si riunisce a Bruxelles per dare a bere ai mercati l’ennesima promessa, l’ennesimo prestito ponte che sposterà di qualche anno in avanti il momento del disastro.

www.suberbonus.name

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da Il Fatto Quotidiano del 20 aprile 2001

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/il-debito-usa-minaccia-l%E2%80%99europa-piu-della-grecia/105648/

AMBIENTE – Disastro Bp un anno dopo, spiagge e paludi ancora ricoperte di petrolio

Disastro Bp un anno dopo, spiagge e paludi ancora ricoperte di petrolio

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Oltre 100 km di terreni danneggiati. Questa la denuncia di un gruppo di scienziati indipendenti per i quali il sistema immunitario di alcune specie ittiche è compromesso. Mentre una crosta di petrolio ricopre il fondo marino attorno all’area del pozzo

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di Roberto Festa20 aprile 2011

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Più di 100 km di terreni paludosi il cui ecosistema appare danneggiato. Il sistema immunitario di alcune specie ittiche seriamente compromesso. La produzione di alghe marine alterata. Una crosta di petrolio a coprire il fondo marino nell’area attorno al pozzo. E morte, morte ovunque: di comunità coralline, crostacei, tartarughe di mare, delfini. Appare così, nella denuncia di diversi scienziati indipendenti, l’area del Golfo del Messico dove un anno fa si inabissò Deepwater Horizon, il pozzo petrolifero di BP.

“C’è ancora una quantità terribile di petrolio disperso nell’ambiente”, ha detto al Washington Post Ian R. McDonald, un oceanografo della Florida State University che da tempo lavora nel Golfo. Le prospettive, a un anno dal disastro, appaiono del resto molto più incerte rispetto a molte delle analisi, e delle assicurazioni, offerte dalle autorità in questi mesi. Lo scorso novembre la NOAA, l’agenzia del governo federale che si occupa di clima e oceani, aveva assicurato che almeno un quarto del greggio rilasciato era evaporato, o si era dissolto nell’acqua. Un altro 29% circa sarebbe stato vaporizzato in particelle finissime, naturalmente o attraverso il disperdente chimico Corexit 9500, e poi riassorbito attraverso l’azione dei batteri marini. Il 5% del greggio era invece stato bruciato sulla superficie dell’Oceano.

Le stime della NOAA, che il suo direttore Jane Lubchenco ha comunque definito “parziali”, sono state in questi mesi sempre più messe in discussione dagli scienziati che, in modo indipendente, lavorano nell’area del disastro. Samantha Joye, una scienziata della University of Georgia che sta per pubblicare uno studio sugli effetti del petrolio su flora e fauna del Golfo, spiega che greggio e gas naturale “si dissolvono in modo molto più lento” rispetto a quanto affermato dal governo americano. Gli sforzi per “scremare” il petrolio si sono poi dimostrati “inefficaci” (lo ha spiegato la stessa Guardia Costiera della Louisiana). E molti segnalano che i disperdenti chimici, se hanno aiutato a combattere il greggio, si sono dimostrati altrettanto tossici e nocivi per la vita di piante e animali.

Il vero punto interrogativo riguarda però il petrolio residuo (negli 86 giorni in cui il pozzo restò spezzato, in mezzo all’oceano, fuoriuscirono 200 milioni di galloni). Che fine ha fatto? Dove si è depositato? La risposta è semplice. Il petrolio è ancora lì: sul fondo marino, disperso tra le paludi, sulle spiagge. Nelle operazioni di ripulitura sono in questo momento impegnate circa 2000 persone della Guardia Costiera, che navigano a bordo di 200 battelli lungo le coste di Lousiana, Alabama, Mississippi, Florida. Ma i loro sforzi restano ben al di sotto della sfida. Mancano mezzi e personale (nei mesi immediatamente successivi al disastro, furono 48mila gli uomini impegnati). Il periodo della riproduzione, per molte specie di volatili e tartarughe, suggerisce alle squadre della Guardia Costiera di tenersi lontani dalle zone di nidificazione, e rallenta le operazioni di ripulitura. Intanto 130 miglia di palude della Lousiana appaiono tragicamente senza vita. La loro scomparsa significa la fine di un rifugio sicuro per gli stormi che di qui passano, e di un luogo di vita e nutrimento per gamberetti e altri crostacei.

Scienziati e operatori ecologici in queste settimane hanno segnalato altri possibili, e devastanti, effetti. Alghe e altri microrganismi sono scomparsi in un’area pari a circa 100 miglia intorno al pozzo di BP. “Le alghe sono come l’erba sulla terra. La loro scomparsa influisce sull’ossigeno, quindi sull’intero ecosistema e sulla catena alimentare”, ha spiegato Suzanne Fredericq, della University of Louisiana (molti animalisti prevedono di trovare tracce di greggio, attraverso le alghe, anche nello sperma delle balene). E lo scorso gennaio ben 153 carcasse di delfini, molti di questi molto giovani, alcuni persino in fase fetale, sono stati segnalati al largo della costa della Lousiana.

“Conserviamo gran parte delle evidenze di prova per il processo contro BP”, annunciano da NOAA, che sinora ha fatto filtrare col contagocce le notizie sugli effetti del disastro della Deepwater Horizon. Ma scienziati ed ecologisti temono che il governo federale cerchi di bloccare la diffusione della verità su quanto è successo e quanto potrebbe succedere. Gli ostacoli e le limitazioni imposte agli scienziati non legati al governo lo proverebbero. “Sinora sono state prodotte soltanto 14 ricerche indipendenti sullo stato del Golfo del Messico”, dice Lisa Suatoni del National Resources Defense Council.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/disastro-bp-un-anno-dopo-spiagge-e-paludi-ancora-ricoperte-di-petrolio/105690/

Libia, istruttori militari italiani con insorti. Misurata, due reporter uccisi e due feriti / VIDEO: BBC – Libya: France & Italy to send officers to aid rebels ( 20 Assets Total & I’m not kidding )

BBC – Libya: France & Italy to send officers to aid rebels ( 20 Assets Total & I’m not kidding )

Da: | Creato il: 20/apr/2011

20 April 2011 Last updated at 13:40 ET
France and Italy have said they are to send small teams of military officers to advise Libyan rebels who are seeking to topple Col Muammar Gaddafi.

French officials said fewer than 10 would be sent, while Italy’s defence minister announced that 10 would go.

The UK said on Tuesday it was sending a similar team to the city of Benghazi.

Meanwhile, the UN has said the reported use of cluster munitions by Col Gaddafi’s forces in the city of Misrata “could amount to international crimes”.

“Reportedly one cluster bomb exploded just a few hundred metres from Misrata hospital, and other reports suggest at least two medical clinics have been hit by mortars or sniper fire,” UN High Commissioner for Human Rights Navi Pillay said in a statement.

Ms Pillay said the deliberate targeting of medical facilities was a war crime, and the deliberate targeting or reckless endangerment of civilians might also amount to serious violations of international humanitarian law.

“I urge the Libyan authorities to face the reality that they are digging themselves and the Libyan population deeper and deeper into the quagmire. They must halt the siege of Misrata,” Ms Pillay added.
Later, two Western journalists were killed and two were injured, one of them seriously, in a mortar attack in Misrata. It took place around Tripoli Street, which forms part of the frontline.

The city’s hospital said six people had been killed and 60 injured so far on Wednesday. Many of them had been shot by snipers.

One doctor told the BBC’s Orla Guerin that he and his colleagues were exhausted by death and by blood, and asked where the international community was.
‘Real issue’

Inspired by uprisings in neighbouring Tunisia and Egypt, the rebels have been fighting Col Gaddafi’s forces since February. The rebels, based in Benghazi, hold much of the east, while Col Gaddafi’s forces remain in control of Tripoli and most of the west.

French government spokesman Francois Baroin reaffirmed that France had no intention of sending a military force to Libya, saying: “We do not envisage deploying combat ground troops.”

However, Defence Minister Gerard Longuet said the idea of such a deployment was “a real issue” that deserved consideration by the UN Security Council.

The BBC’s Hugh Schofield in Paris says that in France, as in Britain, there is concern about the Libyan campaign turning into an open-ended commitment as both governments push to its limits the UN resolution endorsing the protection of civilians in Libya.
http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-13143988

Libia, istruttori militari italiani con insorti
Misurata, due reporter uccisi e due feriti

La Russa: l’Italia non sta fornendo armi, al momento non è percorribile l’ipotesi di un attacco a terra

Ribelli libici armati (foto Tiago Petinga – Epa)

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ROMA – L’Italia metterà a disposizione del Consiglio degli insorti in Libia 10 istruttori militari, così come farà la Gran Bretagna. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiegando che «questa decisione è stata assunta dopo un colloquio tra il presidente del Consiglio Berlusconi ed il premier britannico, David Cameron.

«Tra Italia e l’Inghilterra – ha spiegato La Russa – c’è piena consapevolezza che occorre addestrare gli insorti: sono giovani desiderosi di battersi per la causa, ma non hanno le necessarie capacità e dunque – ha aggiunto – andremo là dove ci sono le condizioni di sicurezza per fornire il nostro Know-how e consentire di contrastare un esercito che, invece, è professionale».

«L’Italia non sta fornendo armi agli insorti in Libia». Lo ha detto il ministro della Difesa. La Nato, ha spiegato La Russa, «ha distrutto parte dell’apparato militare del regime, ma quello che rimane è superiore alle potenzialità degli insorti. Le truppe fedeli a Gheddafi non sono allo sbando, mentre gli insorti sono ricchissimi di entusiasmo, ma poveri di armi ed esperienza». Il ministro ha quindi evidenziato che «senza un’azione militare forte difficilmente Gheddafi lascerà il potere: bisogna quindi spingere al massimo l’intervento, sempre nei limiti consentiti dalla risoluzione Onu».

«Al momento non è percorribile l’ipotesi di un attacco a terra in Libia». Ha aggiunto La Russa. «Gli stessi insorti – ha spiegato La Russa – non auspicano un intervento a terra della coalizione internazionale, perchè non vogliono che gli altri Paesi islamici possano accusarli di avere fatto entrare i crociati nella loro terra».

Usa favorevoli a invio consiglieri militari. La Casa Bianca è favorevole all’invio di consiglieri militari dei paesi alleati in Libia. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto oggi che il presidente Barack Obama è favorevole alla decisione dei paesi alleati di inviare consiglieri militari in Libia. Ma gli Stati Uniti non prevedono di inviare truppe sul suolo libico, ha aggiunto il portavoce.

L’Inghilterra invia 600 marines a Cipro. Una flottiglia di unità della Marina Militare britannica e 600 Royal Marines saranno dispiegati tra due settimane nelle basi militari della Corona a Cipro per prendere parte a manovre anfibie in programma da tempo. Un portavoce del ministero della Difesa britannico ha dichiarato alla Cyprus News Agency che «non c’è alcuna intenzione di utilizzare questo contingente di uomini in Libia», e che «ciò è contrario alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu».

La Francia invierà un «numero ridotto» di ufficiali di collegamento in Libia: lo ha detto il portavoce del governo di Parigi. In particolare, il portavoce del governo Francois Baroin, al termine del consiglio dei ministri a Parigi, ha annunciato che un numero ridotto di ufficiali di collegamento francesi effettuerà una missione presso il Consiglio nazionale di transizione (CNT) della Libia.

«Vi aiuteremo»: lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy ai rappresentanti del Consiglio nazionale di transizione libico (CNT), tra cui il leader Jalil, che ha ricevuto oggi all’Eliseo. Tutti hanno chiesto un incremento dei raid sulle forze del colonnello libico Muhammar Gheddafi.

Due caccia Mirage francesi, impegnati in operazioni militari sulla Libia, hanno fatto un atterraggio di emergenza all’aeroporto maltese de La Valletta. I piloti hanno dichiarato di essere a corto di carburante mentre sorvolavano il mediterraneo durante le operazioni della Nato in Libia.

Insorti: forze Gheddafi si ritirano da Brega. Nel corso dei combattimenti di questa notte in Cirenaica tra le forze di Muammar Gheddafi e gli insorti libici, questi ultimi sarebbero riusciti ad avere la meglio, avanzando su Brega. Secondo quanto ha rivelato un esponente dei ribelli alla tv araba al-Jazeera, le truppe della resistenza sono entrate questa mattina nella città portuale in seguito al ritiro dalla zona degli uomini del regime libico.

Tre granate in terra tunisina. C’è allarme in Tunisia, in particolare nella zona di confine con la Libia, per la caduta di tre granate sparate da territorio libico. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa tunisina Tap, che cita come fonte il ministero della Difesa di Tunisi, le tre granate hanno colpito lunedì mattina una zona disabitata che dista però solo poche centinaia di metri dal valico di frontiera di Lamlas, nella provincia di Tataouine.

Misurata: combattimenti in strada. Sono in corso combattimenti a Misurata, la città della Libia occidentale da settimane sotto assedio da parte delle forze di Gheddafi, che ieri hanno bombardato diverse aree della città. Lo riferisce un portavoce dei ribelli che si fa chiamare Reda. «I combattimenti sono ancora in corso in Tripoli Street», la via centrale che porta dalla periferia sud al centro di Misurata, ha detto Reda, aggiungendo che i ribelli «ora controllano il 50% della strada. L’altro 50% è controllato dai soldati e dai cecchini di Gheddafi».

Uccisi due giornalisti e due feriti.
Sono due i giornalisti rimasti uccisi oggi a Misurata, secondo quanto riferiscono alcuni media. Si tratta di Tim Hetherington e Chris Hondros, si legge sul sito Huffington Post. Ci sono anche due feriti, Michel Brown e un terzo reporter identificato solo con il nome di Guy. Hetherington, nato a Liverpool, quest’anno era stato tra i candidati al premio Oscar per “Restrepo”, un documentario girato insieme al giornalista Sebastian Junger. Il giornalista è stato in passato anche vincitore del World Press Photo con un’immagine scattata in Afghanistan.

I raid aerei della Nato condotti oggi in Libia hanno colpito obiettivi legati alle radio locali e ai centri di telecomunicazione in diverse città del paese. Lo ha annunciato la tv libica al-Libiya, considerata vicina al regime di Muammar Gheddafi. In particolare, «i raid della Nato hanno colpito le sedi locali della radio di Stato e gli apparati per le telecomunicazioni come i ripetitori dei telefoni», riferisce sempre l’emittente di Stato.

Seif Gheddafi: vinceremo. «Sono convinto che la situazione evolverà presto a nostro favore e che vinceremo». È con queste parole che Seif al-Islam Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar, ha analizzato questa fase della guerra in corso nel suo paese tra il regime e i ribelli di Bengasi, nel corso di un intervento televisivo trasmesso nella notte. Il figlio del colonnello ha poi lanciato un duro attacco al Consiglio di Transizione di Bengasi, sostenendo che «vuole solo prendere il controllo del petrolio».

La tv di Stato libica ha mandato in onda questo pomeriggio, nel corso del telegiornale, nuove immagini che mostrano il colonnello Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato ripreso questa mattina all’interno di una tenda, in una località ignota, mentre riceveva lo sceicco Mohammed Zinati, coordinatore dei Comitati popolari libici.

Unicef: rischio bombe a grappolo per civili. L’Unicef torna a lanciare l’allarme per il destino di tutti i bambini coinvolti nei conflitti non solo in Libia ma in generale in Medio Oriente e Nord Africa. «Continuiamo a condannare gli attacchi contro i civili da parte dei gruppi armati, esortiamo tutte le parti a lasciare entrare gli operatori umanitari immediatamente in tutte le zone e raggiungere i bambini in pericolo», si legge in una nota firmata dal direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake.

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Mercoledì 20 Aprile 2011 – 18:45    Ultimo aggiornamento: 19:47
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Scontri post elettorali in Nigeria, oltre 200 morti / VIDEO: Raw Video: Mob Violence in North Nigeria

Raw Video: Mob Violence in North Nigeria

Da: | Creato il: 19/apr/2011

Rioting in northern Nigeria left charred bodies and burnt out vehicles in the streets on Tuesday in the wake of the presidential election results announced on Monday. (April 19)

Il voto è stato giudicato “seppur imperfetto, libero, equo e trasparente”

Scontri post elettorali in Nigeria, oltre 200 morti

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Si aggrava il bilancio degli scontri postelettorali in Nigeria. Sono oltre 200 i morti. Lo afferma una Ong. La Croce Rossa ha da parte sua fissato in 40 mila il numero dei profughi e in oltre 400 quello dei feriti degli scontri

Gli scontri post elettorali sono nel NordGli scontri post elettorali sono nel Nord

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Abuja, 20-04-2011

Si aggrava il bilancio degli scontri postelettorali in Nigeria. Sono oltre 200 i morti.  Lo afferma una Ong. La Croce Rossa ha da parte sua fissato in 40 mila il numero dei profughi e in oltre 400 quello dei feriti degli scontri.

L’area più colpita, con una cinquantina di vittime, è Kaduna, la roccaforte del musulmano Muhammadu Buhari, il leader del CPC che non ha riconosciuto la vittoria alle presidenziali del 16 aprile del capo di Stato uscente, il cattolico meridionale Gooluck Jonathan (People’s Democratic Party, PDP).

Gli scontri hanno avuto il loro apice nella giornata di lunedì quando i disordini si sono concentrati nelle maggiori città del settentrione, Kanu, Kaduna, Minna, Zaria, Sokoto. Martedì, invece, ci sono stati isolati episodi di violenza nelle zone rurali e nei villaggi, zone più difficili da controllare e presidiare ripetto ai centri urbani dove in numerosi casi persiste il coprifuoco.

L’esercito ha rafforzato ulteriormente il controllo della regione con l’invio di altri militari che stanno affiancando le forze di polizia per ristabilire l’ordine. Centinaia sono i feriti, spesso a colpi di machete o ustionati, 30mila (dati della Croce Rossa) il numero dei rifugiati che in alcuni casi cercano riparo nelle caserme dell’esercito.

Chiese, moschee, negozi, auto, abitazioni sono stati incendiati, nonostante gli inviti bipartisan alla calma e la dissociazione dalla violenza di tutti i principali leader politici e religiosi. Il presidente Jonathan, che nel frattempo ha incassato le congratulazioni per la vittoria elettorale anche dai governi di Stati Uniti, Canada, Inghilterra, ha rivolto l’ennesimo appello alla pacificazione nazionale e ha sottolineato, in linea con le personalità più autorevoli del Paese, che gli “scontri non sono di natura etnica, geopolitica, religiosa, ma sono il frutto della strumentalizzazione di chi non vuole accettare il risultato elettorale”.

Un voto che gli osservatori internazionali di Unione Africana, Ecowas, Unione Europea, Commonwealth hanno certificato “seppur imperfetto, libero, equo e trasparente”.

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20 aprile 2011

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=152090

QUESTO E’ UN GOLPE – Pdl all’attacco della Costituzione “Il Parlamento è sovrano assoluto”

Pdl all’attacco della Costituzione
“Il Parlamento è sovrano assoluto”

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Il partito del premier deposita una proposta di legge per riformare l’articolo 1 della costituzione ribadendo “la centralità del parlamento nel sistema istituzionale della Repubblica”. “Anche il capo dello Stato mortifica l’Aula”. Il deputato: a titolo personale. Bersani: “Scrivano che la Repubblica è fondata su Scilipoti”

Pdl all'attacco della Costituzione "Il Parlamento è sovrano assoluto"

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ROMA – “Il parlamento è sovrano, gerarchicamente viene prima degli altri organi costituzionali come magistratura e consulta e presidenza della Repubblica”. Dal Pdl arriva un nuovo attacco contro i giudici, ma anche contro il capo dello stato, attraverso una proposta di legge per riformare l’articolo 1 della Costituzione ribadendo “la centralità del parlamento nel sistema istituzionale della Repubblica”.

“Visto che al momento non è possibile fare una riforma in senso presidenziale come vorrebbe Berlusconi- spiega il deputato Remigio Ceroni – per ora ribadiamo la centralità del parlamento troppo spesso mortificata, quando fa una legge, o dal presidente della Repubblica che non la firma o dalla Corte costituzionale che la abroga. Occorre ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato. Se c’è un conflitto, occorre specificare quale potere è superiore”.

La legge consta di un solo articolo: il comma 1 dell’articolo 1 della costituzione è sostituito dal seguente comma: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”.

Attualmente, l’articolo 1 della costituzione recita: “l’italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”. Ma questo, per Ceroni, non è sufficiente a ribadire la “superiorità gerarchica” delle camere rispetto agli altri organi e poteri. Da qui l’idea della proposta. Che, dice Ceroni, “è fatta a titolo personale. Non ne ho parlato con Berlusconi nè con altri dirigenti del Pdl”.

Negative le reazioni dell’opposizione. “Basta che scrivano un solo articolo: la Repubblica e’ fondata su Scilipoti,così risolvono” ironizza il segretario del Pd Pier Luigi Bersani tirando in ballo uno dei cosidetti “Responsabili”. L’Idv invece parla di “attentato alla Costituzione” e invoca l’intervento di Napolitano.

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20 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/04/20/news/riforma_costituzionale-15173670/?rss

MUSICA, L’INTERVISTA – Consoli: “Buddista e antinucleare canto contro guerra e machismo”

L’INTERVISTA

Consoli: “Buddista e antinucleare
canto contro guerra e machismo”

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L’artista siciliana sarà sul palco dell’Earth Day accanto a Patti Smith in un concerto gratuito. Ci racconta il perché di questa scelta e i cambiamenti nella sua vita privata che l’hanno determinata. “Il pezzo sugli scandali sessuali scritto ben prima del caso Ruby”

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di CARLO MORETTI

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Consoli: "Buddista e antinucleare canto contro guerra e machismo"

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ROMA – La Madre Terra chiama, l’anno sabbatico può aspettare. Ci voleva l’Earth day, il grande concerto gratuito con Patti Smith in programma stasera nella Villa Borghese di Roma, per convincere Carmen Consoli a rinunciare alla sua ricercata assenza dalle scene: mesi esclusivamente dedicati a curare gli artisti della sua etichetta “Narciso Records” e a seguire laboratori musicali che le sarebbero necessari, dice la cantautrice siciliana, “per migliorarmi artisticamente”. Stasera però arte e vita si intrecciano, la musica diventa testimonianza e a Carmen il tema dell’ambiente è “assai caro”. Per più di un motivo, spiega, non ultimo perché ispirato anche dalla religione buddista abbracciata qualche anno fa, “che io però seguo come una filosofia di vita, visto che nel buddismo niente e nessuno ti obbliga su nulla”.

Torna sul palco stasera per l’unico concerto dell’estate.
“Non potevo mancare questa occasione che mi consente di parlare in pubblico di una grave minaccia dimenticata per il pianeta, quella delle armi nucleari. Non molti sanno che in Europa ci sono 200 testate atomiche, e in Italia sarebbero circa 90, anche se le informazioni su questo sono sempre vaghe e c’è chi parla di 60 testate. Sono armi americane e della Nato, senza più un senso, obsolete e dunque rischiose, potenzialmente mira di attacchi o nell’interesse di gruppi terroristici. Sarebbe il caso di smantellarle e infatti molti Paesi in Europa l’hanno già richiesto all’America, mentre l’Italia e la Turchia su questo punto tacciono in un imbarazzante silenzio. Ci vorrebbe un referendum”.

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Patti Smith e Carmen Consoli – fonte

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Nel concerto incontrerà nuovamente Patti Smith.
“Lo scorso anno a Torino abbiamo cantato insieme “Mio zio” (la canzone della Consoli vincitrice del Premio Amnesty, n. d. r.), e lei ha voluto scrivere da sola la sua parte in inglese, una versione dunque inedita. Poi abbiamo cantato insieme la sua “Because the night”. Non so ancora se stasera duetteremo, per me è un onore anche solo poterla abbracciare nuovamente nel backstage, inutile dire che la considero un mito”.

Diceva che nella sensibilità per certi temi come il pacifismo fondamentale è stata la sua adesione al buddismo.
“L’interesse per il tema del disarmo nucleare è aumentato dopo aver visitato una bellissima mostra a Firenze intitolata “Senza atomica”. Il sottotitolo della campagna che la ispira è “Trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. È la stessa idea pacifista che ispira i discorsi di Daisaku Ikeda, attuale presidente della Soka Gakkai, l’organizzazione internazionale che ha organizzato la mostra fiorentina e che riprende il buddismo del monaco giapponese Nichiren Daishonin. Io pratico il buddismo perché mi aiuta, mi mette in sintonia con gli altri e con il mondo, e mi è stato di grande ausilio per superare i momenti tragici che ho vissuto negli ultimi anni, la perdita drammatica del mio bassista Leandro Misuriello e poi la morte di mio padre, che mi ha distrutto e che ora grazie alla pratica ho superato, è come se lo avessi sempre accanto”.

Tra i pezzi che canterà all’Earth day, oltre a “Madre terra” scritta con Angelique Kidjo, a “Guarda l’alba” e a “Fiori d’arancio”, ci sarà “AAA cercasi”, una canzone che ha fatto molto parlare visto il riferimento a recenti scandali sessuali.
“Si è creduto erroneamente che io l’avessi scritta dopo il caso Ruby e in riferimento a Berlusconi. In realtà mi era stata ispirata da una puntata di “Presa diretta” dedicata ai fatti di Arzignano Veneto che vedevano coinvolti politici locali con alcune escort. Il senso si è poi esteso automaticamente alla vicenda di Berlusconi anche se io nutro la speranza che nel caso del premier non sia vero niente e che così ci si possa tutti concentrare sul processo Mills”.

In una recente intervista lei ha dichiarato che le farebbe piacere avere un figlio gay. Dichiarazione curiosa, perché una così decisa scelta di genere?
“Il discorso era più ampio ed è stato semplificato. In un momento in cui il machismo dilaga, e non mancano esempi tanto negativi ai livelli più alti di mercificazione della donna, dicevo che non mi dispiacerebbe affatto avere un figlio gay, anzi ne vorrei due, un bassista e un batterista, così li porterei in tour con me. Anzi, aggiungo che mi piacerebbe fossero gay e neri, tanto per non farmi mancare nulla”.

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20 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/04/20/news/carmen_consoli-15162930/?rss

ENERGIA – Romani: ‘Referendum superato’. In piazza gli operai del solare

ENERGIA

Romani: ‘Referendum superato’
In piazza gli operai del solare

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Intervento del ministro al Senato: “Sul nucleare aspettiamo l’Europa”. Primo sciopero nazionale dei metalmeccanici del fotovoltaico contro il decreto “ammazza rinnovabili”. Protestano anche gli imprenditori: “La nuova bozza non va bene”

Romani: 'Referendum superato' In piazza gli operai del solare

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ROMA – Sciopero generale nazionale e sit in davanti al ministero dello Sviluppo Economico. I lavoratori del settore fotovoltaico sono in piazza oggi a Roma per protestare contro il decreto del marzo scorso 1 che rivede la politica di incentivi alle rinnovabili, fissando un tetto alla potenza installabile nel corso dell’anno. Striscioni, grida e bandiere davanti ad uffici vuoti, visto che il ministro Paolo Romani è al Senato per illustrare nel dettaglio la scelta annunciata ieri dal governo 2 di cancellare tutte le norme varate per reintrodurre in Italia l’energia nucleare.

Un’audizione deludente nel corso della quale il ministro si è limitato in sostanza a riferire che “abbiamo rivisto l’impostazione sul nucleare data nel 2009 e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede Europea”, ribadendo quanto era ormai evidente circa le sorti del referendum. “I cittadini – ha chiarito – sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull’ onda d’emozione assolutamente legittima ma senza motivi di chiarezza”.

Esattamente quanto temevano i promotori del referendum, in allarme per il sospetto che tutto si riduca da parte del governo ad un espediente per prendere tempo evitando furbescamente il giudizio popolare sull’onda dello sgomento provocato da Fukushima. Una manovra che, secondo quanto scrive nel suo blog 3 il parlamentare dell’Idv Massimo Donadi, il governo avrebbe tentato anche sulle norme relative alla privatizzazione dell’acqua, salvo essere fermato dal Quirinale.

Intanto, fermata comunque la corsa al ritorno all’atomo, resta aperta la questione delle rinnovabili. Insieme ai metalmeccanici di Fiom, Fim e Uilm – di nuovo insieme dopo mesi di feroci polemiche – in via Molise a protestare ci sono oggi anche ambientalisti e imprenditori. Tra i tanti arrivati nella capitale  anche Stefano Neri, fondatore di Terni Energia e Terni Green. “Sono qui, a fianco dei miei dipendenti – dice -perché le aziende del fotovoltaico in Italia rischiano di cessare la propria attività. Questo decreto è un regalo enorme alla speculazione, penalizza la parte industriale e blocca la ricerca. Rischiamo un ridimensionamento improvviso e drastico, soprattutto a livello occupazionale”.

Il responsabile energia della Cgil nazionale, Antonio Filippi, spiega che “stamani c’è il primo sciopero del solare fotovoltaico in Italia. Questo è un settore che si regge sugli incentivi che non possono essere diminuiti adesso perchè altrimenti muore. Le aziende crollano e ci sono 120mila persone occupate che rischiano il posto di lavoro. Chiediamo al Governo di mantenere l’impegno sugli incentivi preso ad agosto del 2010”.

La scelta di manifestare oggi non è casuale. Nel pomeriggio è attesa infatti una riunione decisiva della Conferenza Stato Regioni che dovrà mettere a punto le nuove regole, il cossidetto “quarto conto energia” reso necessario dalle disposizioni contenute nel decreto Romani. La bozza che sarà messa sul tavolo dal ministro non convince affatto però gli operatori del settore che hanno scritto al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani chiedeno profonde modifiche. I punti lamentati nella missiva dalle associazioni di categoria sono molti: “Niente tutela dei diritti acquisiti, rischio blocco del settore con stop dei finanziamenti, niente tutela da incertezze e ritardi, meccanismi da semplificare”.

“Il ministro Romani ora predica bene ma continua a razzolare male”, denuncia anche Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd sceso in piazza insieme ai manifestanti. “Dopo lo stop al nucleare – aggiunge – parla di un futuro legato alle fonti rinnovabili ma propone un provvedimento del tutto insufficiente a riparare i danni della coltellata alle spalle del precedente decreto sulle rinnovabili”.

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20 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/04/20/news/sciopero_solare-15168882/?rss