Archivio | aprile 21, 2011

La giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per ‘Newsweek’ un’inchiesta sull’immagine sessista proposta da Mediaset e si è ritrovata i poliziotti in casa ‘Così Striscia vuole farmi tacere’

Fango

‘Così Striscia vuole farmi tacere’

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La giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per ‘Newsweek’ un’inchiesta sull’immagine sessista proposta da Mediaset. Si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia»

La giornalista Barbie Latza Nadeau La giornalista Barbie Latza Nadeau

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di Lara Crinò

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Vive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera “il posto migliore dove far crescere i figli”. Aggiunge pure che la nostra società “è difficile da capire, ci sono così tante variabili” e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per ‘Newsweek‘, uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online ‘The Daily Beast‘ e collabora con la CNN.

Ha seguito il caso dell’omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all’accusata Amanda Knox, dal titolo ‘Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox’. E’ una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive.

Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. “Ero a casa da sola con i bambini” racconta “e sono rimasta sconcertata quando ho visto l’agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi”.

Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da ‘Striscia la notizia’ per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo ‘Italy’s Women Problem‘. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, ‘Striscia la notizia’, la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine “con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l’ombelico” a cui i conduttori possono dire “Vai, girati, fatti dare un’occhiata” toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con ‘Newsweek’, la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l’azione legale di Striscia non è, secondo lei, “una mera coincidenza”.

Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare ‘Striscia la notizia’, rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L”idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero ‘Striscia’ un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un’immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un ‘panel’ di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.

Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una ‘misura preventiva’ in vista dell’aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?
Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d’oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con ‘Newsweek’ non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l’immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all’uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro.

Nei suoi articoli, in passato, lei ha fatto notare una certa apatia delle donne italiane, incapaci di arrabbiarsi, di combattere contro questo stereotipo…
Si, è vero, mi pareva che la reazione non fosse abbastanza forte. Ma negli ultimi mesi la situazione è cambiata, c’è stata una grande mobilitazione.

Crede che stiamo entrando in una nuova fase politica, un tramonto del berlusconismo che dà le sue ultime zampate?
Sappiamo che l’era Berlusconi finirà. E il primo test sono le amministrative che si svolgono tra poco. Che sia ora o a fine legislatura, prima o poi lascerà il potere. E questo cambia la prospettiva di un’intera generazione che è cresciuta con lui. Le donne fanno parte di questo cambiamento, e credo che questo faccia molta paura.

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19 aprile 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-striscia-vuole-farmi-tacere/2149486

La Libia minaccia l’Italia e altri stati per l’invio di consiglieri militari ai ribelli

La Libia minaccia l’Italia e altri stati per l’invio di consiglieri militari ai ribelli

Il regime: i neocrociati stiano attenti alle conseguenze, armiamo i civili per combattere le truppe di terra

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ROMA – La televisione di Stato libica ha messo in guardia oggi l’Italia, la Gran Bretagna e la Francia e gli «altri Stati neocrociati» per aver inviato addestratori e consiglieri militari in Libia. «Questi Paesi devono stare attenti alle conseguenze di una simile decisione», afferma una nota del ministero degli Esteri di Tripoli letta da un annunciatore della tv al Jamahiriya. Poco dopo l’annuncio, uno shaykh religioso musulmano ha definito Stati neocrociati l’Italia e gli altri Paesi coinvolti nella guerra in Libia.

Gheddafi sta armando civili per contrastare un eventuale attacco di terra della Nato, ha detto un portavoce del governo. «In molte città si sono formate milizie per contrastare una possibile invasione della Nato», ha detto ai giornalisti il portavoce Mussa Ibrahim, assicurando che fucili e armi leggere sono stati distribuiti «a tutta la popolazione. Se la Nato viene a Misurata o in qualsiasi altra città libica scateneremo l’inferno contro la Nato. Saremo una palla di fuoco… Faremo cose dieci volte peggiori di quanto accaduto in Iraq».

I ribelli libici hanno preso il controllo del posto di frontiera con la Tunisia a Wazzan, uno dei principali tra Libia e Tunisia. I rivoltosi sembrano aver preso il controllo della parte libica del passaggio di frontiera con la Tunisia, in una remota regione dove ci sono stati scontri tra ribelli e forze pro Gheddafi.

Sette persone sono state uccise e altre 18 ferite in un raid della Nato a Tripoli, nella zona di Khallat al-Farjan, a sud. Lo ha riferito la tv di stato libica. «Gli aggressori colonialisti crociati», ha detto la tv al-Jamahiriyah, hanno lanciato quattro missili sull’area, provocando anche la distruzione di diverse case. Secondo la tv Allibiya, tre esplosioni sono state sentite ieri sera a Khellat Al-Ferjan. La zona è stata «bersaglio di raid barbari e crociati che hanno fatto dei martiri e dei feriti fra gli abitanti della regione e distrutto le loro case». Giornalisti della France Presse hanno sentito tre esplosioni provenienti da quella zona intorno alla mezzanotte ora italiana.

Due giornalisti sono stati uccisi ieri da colpi di mortaio a Misurata, nella Libia occidentale. Si tratta di Tim Hetherington, noto fotoreporter britannico e Chris Hondros, americano, 41 anni, che lavorava per l’agenzia fotografica Getty. I reporter si trovavano in gruppo sulla Via Tripoli, la principale arteria di Misurata, la città a circa 200 chilometri ad est della capitale assediata da quasi due mesi dalle forze fedeli a Muammar Gheddafi. L’arteria è l’epicentro dei combattimenti fra governativi e insorti.

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Giovedì 21 Aprile 2011 – 11:33    Ultimo aggiornamento: 17:51
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FUKUSHIMA – Tracce di iodio nel latte materno. Forte scossa avvertita a Tokyo

FUKUSHIMA

Tracce di iodio nel latte materno
Forte scossa avvertita a Tokyo

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Valori anomali riscontrati da un’associazione su quattro donne della zona a est e nordest di Tokyo. Il governo ha disposto analisi. Nel Pacifico una quantità di sostanze radioattive 20.000 volte il limite massimo annuale disposto per l’impianto. Ingresso vietato in un’area di 20 chilometri attorno alla centrale. Sisma di magnitudo 6.3

Tracce di iodio nel latte materno  Forte scossa avvertita a Tokyo Poliziotti al lavoro all’interno dell’area di 20 km intorno alla centrale

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TOKYO – Tracce di iodio radioattivo sono state riscontrate su quattro donne in allattamento dell’area a est e nordest di Tokyo. Una scoperta che ha indotto il ministero della Salute giapponese ad annunciare che saranno effettuate analisi sul latte materno. Ma questa non è l’unica cattiva notizia che arriva dal Paese alle prese con la crisi nucleare scatenata dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo scorso: la Tepco, la società che gestisce l’impianto di Fukushima, ha reso noto che la quantità di sostanze radioattive finite direttamente nell’oceano Pacifico era di 20.000 volte il limite massimo annuale disposto per la centrale. A testimoniare che la situazione rimane difficilissima, c’è la decisione del governo di Tokyo di riclassificare come zona di interdizione, a ingresso vietato, l’area nel raggio di evacuazione di 20 chilometri attorno all’impianto nucleare, da cui nelle scorse settimane sono state evacuate circa 80.000 persone. “Abbiamo chiesto ai residenti di non entrare in questa zona perché c’è un enorme rischio per la loro salute – ha detto il portavoce del governo Yukio Edano – Oggi abbiamo deciso di classificarla come ‘zona in stato d’emergenza’ in virtù delle leggi sulle catastrofi”. E come se non bastasse la terra continua a tremare: un forte sisma, di magnitudo 6.3, è stata avvertito in serata (pomeriggio in Italia) nella zona della capitale; l’epicentro è stato localizzato a 70 chilometri di profondità al largo delle coste nella baia di Chipa

VIDEO Fukushima area off limits 1

INTERATTIVO La situazione reattore per reattore 2

“L’eccessivo allarmismo è inutile, ma capiamo i timori delle madri”, ha spiegato Edano a proposito del latte materno. Le analisi, che hanno rilanciato i timori sull’impatto della crisi nucleare sui neonati, sono state promosse dal gruppo civico ‘Network di supporto madre-figlio’, secondo cui il latte fornito da una donna di Chiba, periferia orientale di Tokyo, aveva una concentrazione di iodio radioattivo di 36,3 becquerel/kg, senza tuttavia tracce di cesio. Iodio radioattivo, ma in quantità minori (8,7, 8,5 e 6,4 becquerel/kg) è stato trovato nel latte di altre tre donne della prefettura di Ibaraki, a nord della capitale. Il test, condotto su campioni di nove volontarie raccolti il 24 e il 30 marzo, non ha evidenziato sostanze radioattive nei campioni di latte provenienti da donne di Fukushima e Miyagi, le prefetture più vicine alla centrale nucleare in avaria.

La Commissione nipponica per la sicurezza nucleare, che fa capo al governo, non ha stabilito limiti di legge per la concentrazione di sostanze radioattive nel latte materno. Tuttavia, i risultati del test dell’associazione civica hanno tutti restituito valori inferiori ai 100 becquerel/kg, il tetto massimo consentito per l’acqua del rubinetto destinata ai bambini sotto un anno di età.

La Tepco ha reso noto che dalla centrale di Fukushima sono finite direttamente nell’oceano Pacifico 520 tonnellate di materiali radioattivi. E’ la prima volta che la compagnia fornisce i dati sulla tipologia della perdita del reattore n.2, stimata della durata di sei giorni e bloccata il 6 aprile. Tuttavia, è verosimile che la contaminazione sia più ampia dato che le rilevazioni di alta radioattività in mare era stata registrate a fine marzo. Nella zona si è recato oggi il premier Naoto Kan.

Le conseguenze del disastro dell’11 marzo e dell’incidente di Fukushima peseranno sull’economia nipponica. L’Ocse ha dimezzato le previsioni di crescita del Giappone: quest’anno il pil aumenterà solo dello 0,8 per cento, meno della metà dell’1,7 per cento precedentemente previsto, anche se il dato 2012 è stato invece rivisto al rialzo, al 2,3 per cento, un intero punto in più sulla scia della ricostruzione. “Nell’immediato l’impatto del disastro sarà rilevante – sostiene l’Ocse con uno studio – e andrà oltre le zone distrutte dal sisma. Tuttavia l’esperienza dei disastri precedenti in Giappone e negli altri Paesi avanzati indica che lo shock iniziale sarà seguito da un rimbalzo”.

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21 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/21/news/fukushima_21_aprile-15212433/?rss

MODIFICA COSTITUZIONALE – «Sfiducia costruttiva» per far cessare la carica del presidente del Consiglio

Il ‘tiro’ alla Costituzione sembra stia diventando lo sport nazionale..

mauro

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Il capogruppo dei Responsabili presenta una proposta di legge

«Sfiducia costruttiva» per far cessare la carica del presidente del Consiglio

Il testo vuole modificare l’articolo 94 della Costituzione

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Luciano Sardelli con Denis Verdini  (Ansa)
Luciano Sardelli con Denis Verdini (Ansa)

MILANO – Il capogruppo di “Iniziativa Responsabile” Luciano Sardelli ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale per inserire nella Carta la «sfiducia costruttiva». Nel testo, di un solo articolo che modifica l’articolo 94 della Costituzione, si prevede che il presidente del consiglio possa cessare dalla carica se il Parlamento in seduta comune approva «una mozione di sfiducia motivata, contenente l’indicazione del successore, con votazione per appello nominale a maggioranza dei suoi componenti». «La logica dei Responsabili è quella di assicurare la governabilità del Paese. Si tratta di una riforma che andrebbe fatta prima ancora della legge elettorale» ha detto Sardelli, spiegando il senso della sua proposta di legge sulla modifica dell’articolo 94 della Costituzione. L’esponente di Ir si rivolge anche all’opposizione «invitandola» a discutere della proposta.

REVOCA DEI MINISTRI – Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del governo, si legge ancora nella proposta di legge di Sardelli, non comporta l’obbligo di dimissioni (come già previsto nell’ art.94 attuale). La mozione di sfiducia, invece, deve essere firmata da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. La nomina del nuovo presidente del Consiglio dei ministri da parte del presidente della Repubblica, conclude la proposta di legge, comporta automaticamente la revoca di quello precedente e la decadenza dei ministri in carica. «L’Italia – spiega Sardelli nella sua relazione – non si può permettere di continuare ad essere in balia di un istituto costituzionale che consente all’opposizione, a qualsiasi schieramento essa appartenga, di paralizzare o ritardare l’azione del governo proponendo esclusivamente la sfiducia a questo senza prospettare un’alternativa».

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21 aprile 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_aprile_21/responsabili-fiducia-costruttiva_fdd59afc-6c0f-11e0-be5d-e6326a5dea49.shtml

SIRIA – Assad firma decreto abolizione legge emergenza. Concesso il diritto di manifestazione pacifica

SIRIA

Assad firma decreto abolizione legge emergenza
Concesso il diritto di manifestazione pacifica

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Il presidente, pressato da un mese di proteste di piazza, il 16 aprile aveva promesso la firma entro pochi giorni. Previsto anche lo scioglimento della Corte suprema per la sicurezza dello Stato  e l’introduzione di leggi per “proteggere la sicurezza del cittadino e la stabilità della nazione”

Assad firma decreto abolizione legge emergenza Concesso il diritto di manifestazione pacifica Il presidente siriano Bashar Assad

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BEIRUT –  Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha promulgato oggi il disegno di legge, approvato due giorni fa dal Consiglio dei ministri di Damasco, che abroga lo stato d’emergenza e pone fine all’esistenza della Corte per la sicurezza dello Stato. Lo ha annunciato la tv di stato siriana. Il disegno di legge promulgato oggi dal capo di stato siriano concede la possibilità di indire delle manifestazioni pacifiche nel Paese.

La tv di Stato ha precisato che Assad ha firmato i tre progetti legislativi approvati martedì scorso dal nuovo governo siriano e riguardanti l’abrogazione dello stato d’emergenza, lo scioglimento della Corte suprema per la sicurezza dello Stato (tribunale speciale) e la concessione del diritto di manifestazione pacifica.

Pressato da oltre un mese di proteste di piazza 1 senza precedenti, nel suo discorso 2 del 16 aprile Assad aveva assicurato che entro dopodomani sarebbe stato abrogato lo stato d’emergenza, in vigore da quando nel marzo del 1963 il partito Baath è arrivato al potere. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la repressione attuata dalle forze di sicurezza ha già causato 220 morti.

I tre progetti legislativi prevedono però anche l’introduzione di non meglio precisate leggi per “proteggere la sicurezza del cittadino e la stabilità della nazione”.

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21 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/21/news/assad_firma_decreto_abolizione_legge_emergenza-15214160/?rss

MAFIA E STATO – Arrestato Massimo Ciancimino “Ha calunniato De Gennaro”

Arrestato Massimo Ciancimino
“Ha calunniato De Gennaro”

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La Dia di Palermo ha arrestato il figlio di Don Vito: è accusato di avere consegnato ai magistrati un falso documento in cui si fa il nome dell’ex capo della polizia tra i personaggi delle istituzioni che avrebbero avuto un ruolo nella cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato.

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di SALVO PALAZZOLO

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Agenti del centro operativo Dia di Palermo hanno arrestato a Bologna Massimo Ciancimino sulla base di un fermo disposto dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. Ciancimino è accusato di truffa pluriaggravata, secono la ricostruzione della scientifica avrebbe falsificato un documento, poi consegnato alla magistratura, in cui si faceva il nome dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, attualmente direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Ciancimino è stato fermato da agenti della Dia di Palermo su ordine della Dda palermitana. Il figlio dell’ex sindaco mafioso del capoluogo, già condannato per riciclaggio, è testimone in diverse inchieste di mafia tra cui quella sulla presunta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato.

LE RIVELAZIONI DI CIANCIMINO JR.


E’ indagato a Caltanissetta per aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni de Gennaro, ma ha prodotto anche alla procura palermitana documenti tra cui uno che sarebbe stato “manomesso” in cui c’è il nome di De Gennaro. Il documento è una fotocopia di un foglio redatto da Vito Ciancimino, padre di Massimo, con un elenco di nomi di personaggi delle istituzioni che avrebbero avuto un ruolo nella cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato.

Da una perizia ordinata dalla Dda e consegnata oggi ai magistrati che conducono l’inchiesta, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido, si evincerebbe che il nome di De Gennaro sarebbe stato scritto in epoca successiva alla redazione del manoscritto. Il documento inoltre sarebbe in contrasto con quanto dichiarato dallo stesso Ciancimino durante gli interrogatori resi alla procura di Palermo.

“Sono sereno. Mi accusano di avere consegnato un documento non autentico, ma io rimango sereno”, ha detto Massimo Ciancimino, attualmente alla questura di Bologna, dopo essere stato fermato dagli agenti della Dia di Palermo.

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21 aprile 2011

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/04/21/news/arrestato_massimo_ciancimino_ha_calunniato_de_gennaro-15209578/?rss

Restrepo, inferno in Afghanistan: l’ultimo documentario di Tim Hetherington, ucciso in Libia. QUI IL VIDEO COMPLETO

Restrepo, inferno in Afghanistan: l’ultimo documentario di Tim Hetherington, ucciso in Libia

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Da: | Creato il: 05/feb/2011

RESTREPO — INFERNO IN AFGHANISTAN

Vincitore del premio del Grand Jury per la categoria documentari al Sundance Film Festival 2010, Restrepo- Inferno in Afghanistan è la cronaca che segue passo passo le vicende più importanti e la vita quotidiana degli uomini del Secondo plotone della 173esima Brigata Aviotrasportata, che nel 2007 venne dispiegato per 15 mesi nella Valle di Korengal, in Afghanistan, considerata il luogo più pericoloso del mondo.

“Onestamente — dichiara il soldato Miguel Cortez — quando vidi la valle di Korengal, esclamai: questo posto è l’inferno. La mia prima impressione fu: io morirò qui”.

Il documentario è quasi interamente girato nell’estremo est della valle,l’avamposto di Restrepo, la piccola postazione, battezzata col nome di un medico militare morto in azione, che i soldati statunitensi considerano “una delle basi più pericolose nel luogo più pericoloso al mondo”.
Scritto e diretto dal fotoreporter Tim Hetherington e dal giornalista e scrittore Sebastian Junger (autore del libro best seller “La tempesta perfetta”, da cui è stato tratto l’omonimo film con George Clooney), Restrepo offre un accesso esclusivo alla vita delle truppe americane. Immagini inedite e le testimonianze dei soldati delineano un quadro crudo e realistico della vita al fronte. Questi soldati non sono eroi,è palese,sono rozzi e violenti,non hanno problemi se durante i “bombardamenti umanitari”degli innocenti restano vittime e sono letteralmente “drogati di guerra”,(tema affrontato splendidamente in “The Hurt Locker, di Kathryn Bigelow).Tuttavia non sono neanche mostri con corna e zoccoli, sono i tipici ragazzotti americani con più ideologie che idee,ognuno con un passato diverso,con caratteri diversi,ma tutti spaventati da una guerra molto più grande di loro. Piangono,soffrono di diarrea,di solitudine,fanno scherzi infantili,suonano la chitarra e si fanno coraggio gl’uni con gl’altri.

Gli autori raccontano: “Siamo partiti con l’intenzione di catturare l’esperienza del combattimento, della noia e della paura attraverso gli occhi dei soldati. La loro vita è stata la nostra vita: non ci siamo seduti a parlare con le loro famiglie, non abbiamo intervistato gli Afghani, non abbiamo dato spazio a dibattiti geopolitici. In questi remoti avamposti dell’Afghanistan i soldati vivono e combattono in condizioni che pochi americani in patria possono immaginare. Comprendere la loro esperienza è importante, al di là delle convinzioni politiche di ognuno. Le convinzioni possono rappresentare un modo per evitare di guardare la realtà. E la realtà è questa.”
Hetherington e Junger hanno vissuto a stretto contatto con le truppe, svolgendo le loro stesse mansioni, eccetto montare la guardia e sparare. Hanno mangiato, dormito, marciato e perlustrato gallerie e bunker con i soldati. Insieme a loro si sono trovati sotto il fuoco nemico, hanno patito il gelo invernale e il caldo estivo. Insieme a loro sono tornati a casa. Il risultato sono state 150 ore di girato tra l’ Afghanistan e Vicenza, dove è di stanza la 173esima Brigata Aviotrasportata , documentando la vita quotidiana a Restrepo fatta di noia, combattimenti e terrore: dagli scherzi tra commilitoni alle riunioni prima di andare in missione; dai meeting con gli anziani dei villaggi locali, alle perquisizioni delle case di sospetti talebani; dagli scontri a fuoco al ritiro dall’Afghanistan.

Lo scopo è quello di far sentire lo spettatore completamente immerso, per 94 minuti, nel cuore dell’inferno. Questa è la guerra, nuda e cruda, senza commenti e senza orpelli.

Oltre ai soldati e alla troupe ci sono altri due protagonisti assoluti: la Valle di Korengal con i suoi paesaggi splendidi ma pericolosissimi la fa da padrona, e poi c’è avamposto,un luogo estremamente pericoloso e spartano,dove i soldati dovevano anche bruciare le proprie feci,e che essi hanno chiamato Restrepo, in onore del loro medico, Juan Restrepo, uomo dalla spiccata personalità,suonatore di flamenco alla chitarra,soldato molto amato dai commilitono, ucciso in missione. Non più un uomo ma un uomo ma un numero,uno dei tanti K.I.A.( Killed In Action).
Senza acqua corrente, comunicazioni telefoniche e internet, talvolta privo di elettricità e riscaldamento, ma gremito di munizioni e sacchetti di sabbia, l’avamposto veniva attaccato anche tre o quattro volte al giorno ogni singolo giorno della missione.

“Il momento più importante per noi — spiega il sergente maggiore Lamonta Caldwell –fu quando ritornammo a casa: nessun dubbio a proposito. Ciascuno dei miei soldati lo può testimoniare: lo scopo era tornare a casa. Facemmo il nostro lavoro. Facemmo quello che eravamo andati a fare e ce ne andammo via”.

[mostrato su National Geographic Channel]

Restrepo, inferno in Afghanistan -(part 1/8 INTRO:BENVENUTI NEL KORENGAL)National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan (part 2/8 L’AVAMPOSTO RESTREPO) – National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan-(part 3/8 UNA GIORNATA NEL KORENGAL) National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan -(part 4/8 LA VITA NEL KORENGAL)National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan(Part 5/8 L’OPERAZIONE ROCK AVALANCHE I) National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan(Part7/8 OPERAZIONE ROCK AVALANCHE III) National Geographic

Restrepo, inferno in Afghanistan (Part 8/8 Ritorno alla vita)National Geographic


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n.b. Siamo spiacenti, ma  al momento la sesta parte non risulta disponibile