Libia, la risposta degli Usa a Gheddafi: Droni armati in aiuto dei ribelli

Libia, la risposta degli Usa a Gheddafi
Droni armati in aiuto dei ribelli

Sono più di cento i soldati libici che incalzati dai ribelli hanno passato la frontiera e si sono consegnati alla Tunisia

Un Predator, aereo senza pilota

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NEW YORK – Droni americani sulla Libia. Il Pentagono ha annunciato che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha autorizzato l’invio e l’utilizzo in Libia dei ‘Predator’, gli aerei senza pilota da tempo usati dagli Usa nelle operazioni in Afghanistan e Pakistan. Nel darne l’annuncio, il segretario della Difesa, Robert Gates, ha precisato che si tratta di un «modesto contributo» americano a sostegno delle operazioni condotte dalla coalizione internazionale. Gates non ha messo in relazione l’autorizzazione di Obama con l’uccisione – mercoledì a Misurata – dei due giornalisti occidentali Tim Hetherington (britannico) e Chris Hondros (americano), e con il ferimento dei loro colleghi Guy Martin (britannico) e Michael Brown (americano). Tuttavia l’annuncio viene esattamente il giorno dopo il bombardamento di Misurata, dove secondo gli Usa le forze libiche hanno utilizzato bombe a grappolo (i giornalisti sono stati uccisi da schegge di granate).

Il segretario di Stato, Hillary Clinton, a Washington ha parlato di attacchi feroci
da parte delle forze di Gheddafi. Poche ore dopo il capo del Pentagono, Bill Gates, ha annunciato l’invio dei droni in ragione della situazione umanitaria in corso in Libia. Anche se non lo è sul piano ufficiale, sul piano squisitamente diplomatico può senza dubbio essere considerata la risposta americana ai bombardamenti di Misurata.

Gheddafi: istruttori e missioni Ue è avvio di azione di terra. L’invio di «consiglieri militari» a Bengasi da parte di Italia, Francia e Gb e il piano di intervento militare-umanitario dell’Ue a Misurata vengono «condannati» dal regime di Gheddafi che «considera» tali misure come «l’avvio di un intervento militare terrestre in violazione della risoluzione dell’Onu». Dopo aver minacciato ieri «conseguenze» per Roma, Londra e Parigi, oggi il ministero degli Esteri di Tripoli afferma in un comunicato che tali misure rappresentano «un’ingerenza negli affari interni dello Stato libico e una violazione della sovranità libica».

Sono più di cento i soldati libici che, nelle ultime ore, incalzati dall’offensiva dei ribelli anti-Gheddafi sul versante occidentale della Libia, hanno passato il confine tunisino, a Dhiba, per consegnarsi. I militari, confermano oggi i media locali, hanno attraversato la linea di confine disarmati. Tra essi, anche tredici ufficiali. Secondo alcuni testimoni, citati dai media tunisini, i soldati libici, una volta disfattisi delle armi, hanno percorso a piedi i circa duecento metri che separano i due versanti – della Libia e della Tunisia – del posto di frontiera di Dhiba, ieri teatro di un feroce combattimento. Su di esso, una volta conquistato dagli insorti, il vessillo verde è stato sostituito da quello monarchico scelto dai ribelli, mentre, riferisce l’Afp, un trattore ha demolito il grande ritratto di Gheddafi che, sino a ieri, campeggiava sul confine. Alcuni soldati libici, rimasti feriti negli scontri di ieri, sono stati portati nell’ospedale tunisino di Dhiba.

Unhcr: 15mila in fuga nelle ultime due settimane. Circa 15 mila persone sono fuggite nelle ultime due settimane dai combattimenti nell’ovest della Libia passando il confine con la Tunisia a Dehiba: lo ha fatto sapere oggi l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Andrew Harpers, responsabile delle operazioni dell’Unhcr in Libia ha detto di temere che questo sia solo l’inizio di un esodo ancora più massiccio a causa delle condizioni che vanno sempre più peggiorando.

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Venerdì 22 Aprile 2011 – 09:36    Ultimo aggiornamento: 19:28
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