Archivio | aprile 25, 2011

Libia, anche l’Italia bombarderà / VIDEO: I ribelli resistono a Misurata

I ribelli resistono a Misurata

Da: | Creato il: 25/apr/2011

La città, 200 km a est di Tripoli, è stata sotto attacco da parte delle truppe fedeli a Gheddafi, che domenica l’hanno bombardata con l’artiglieria pesante. Le incursioni hanno seguito di un paio di giorni l’annuncio di ritirata delle truppe del Colonnello, che da due mesi assediano Misurata.

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Libia, anche l’Italia bombarderà

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Berlusconi: sì ad azioni mirate. Calderoni: “Non col mio voto”. La Russa: solo obiettivi specifici. Nella notte i raid sul bunker
del Colonnello a Tripoli

Quel che resta dell’ufficio di Gheddafi bombardato nella notte

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TRIPOLI
Da Berlusconi via libera ai bombardamenti in Libia. L’Italia accoglie l’appello degli alleati e decide di “aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica”. E’ quanto ha comunicato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, secondo quanto si legge in una nota della presidenza del Consiglio. Nel corso del colloquio, prosegue la nota di Palazzo Chigi, il Presidente Berlusconi ha informato il Presidente Obama che l’Italia «ha deciso di rispondere positivamente all’appello lanciato agli Alleati dal Segretario Generale della Nato in occasione della Riunione del Consiglio Atlantico del 14 aprile scorso a Berlino, e dopo i contatti avuti successivamente dal Presidente del Consiglio e dai ministri degli Esteri e della Difesa, per aumentare l’efficacia della missione intrapresa in Libia in attuazione delle Risoluzioni ONU 1970 e 1973».

Le azioni mirate «si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi. Sugli sviluppi e sugli aggiornamenti il Governo informerà il Parlamento e i ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa». Il Presidente Berlusconi, conclude la nota, «telefonerà tra poco al primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, e al segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per informarli di tali sviluppi, e ne parlerà domani con il presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione del Vertice Intergovernativo previsto a Roma».

Il ministro La Russa specifica che non saranno bombardamenti “indiscriminati. «Non credo che aumenteranno i rischi per l’Italia». Così il ministro della Difesa ha risposto a chi gli chiedeva se l’ok ai bombardamenti con missili di precisione farà scattare una ritorsione da parte di Gheddafi nei confronti del nostro Paese. «La missione è unica – dice il ministro – prima facevamo una parte nella squadra e ora nel facciamo un’altra. Dunque non ci sono più rischi o meno rischi, nè per i militari nè per il nostro Paese». Il via libera ai raid mirati, però, fa infuriare la Lega. «Non so cosa significhi ulteriore flessibilità, ma se questo volesse dire bombardare non se ne parla. Il mio voto in questo senso non l’avranno mai». Lo afferma Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, «Ero e resto contrario a qualunque ulteriore intervento in Libia rispetto a quello che già abbiamo reso disponibile e fatto», aggiunge il ministro. «Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi e l’appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar – prosegue Calderoli – Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell’immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi».

Raid sul bunker di Gheddafi a Tripoli
Intanto nella notte un raid aereo della Nato su Tripoli ha distrutto l’edificio del complesso di Bab al-Aziziyah usato da Muammar Gheddafi per le sue riunioni, in quello che l’ufficio stampa governativo definisce un attentato alla vita del Colonnello.Almeno 45 persone sarebbero rimaste ferite, 15 delle quali in modo grave, mentre altre risulterebbero disperse. L’ufficio stampa del governo libico ha condotto giornalisti sul luogo dell’attacco, dove erano al lavoro squadre di vigili del fuoco. Poche ore prima il centro di Tripoli era stato scosso da tre forti esplosioni.

La roccaforte ribelle di Misurata, intanto, è tornata ad essere colpita dalle bombe del Colonnello. La ritirata annunciata ieri dall’esercito di Gheddafi non ha riportato la pace nella città simbolo della rivolta, sotto assedio da settimane, che continua a contare le sue vittime: 36 da ieri, 8 solo oggi, e centinaia di feriti. Dall’alba razzi Grad sono stati lanciati a raffica sulla città e, secondo alcuni testimoni, al fianco dei governativi, sono comparsi anche combattenti tribali e civili. Nessuna ritirata, dunque.E neppure una «sospensione temporanea» dei combattimenti, come si è affrettato a precisare il ministro degli Esteri libico Khaled Ka‹m, dopo l’annuncio di ieri su passaggio del testimone tra le truppe e le tribù. E come hanno confermato anche i ribelli: «La situazione è molto pericolosa», ha detto un portavoce degli insorti, spiegando che i razzi prendono di mira soprattutto «il centro della città e le zone residenziali».

Le bombe delle forze di Gheddafi, sempre secondo testimoni, hanno raggiunto anche zone vicine al posto di frontiera di Dehiba, tra Tunisia e Libia, il principale punto di passaggio tra i due paesi che era stato occupato dagli insorti. E se il papa, nel messaggio Urbi et Orbi al termine della messa di Pasqua, si è augurato che in Libia la diplomazia e il dialogo prendano il posto delle armi, il senatore americano John MacCain, ha esortato gli Stati Uniti ad intensificare i bombardamenti aerei sulla Libia sostenendo che lo stallo militare prolungato favorirebbe Al Qaida.

«Se preoccupa il rischio che Al Qaeda possa prendere parte al conflitto, non c’è nulla di cui possa beneficiare di più che una situazione di stallo», ha detto MacCain, che nel fine settimana è stato a Bengasi. Una visita nella città roccaforte dei ribelli è stata annunciata anche dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, che, ha assicurato, andrà «a breve» a Bengasi per «inaugurare il consolato italiano». Intanto il leader del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, ha riferito che il Kuwait ha stanziato 177 milioni di dollari per aiutare i ribelli libici.

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MULTIMEDIA


VIDEO
Misurata: fedeli rais all’attacco, nessuna ritirata

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25 aprile 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/399433/

A Roma compare l’insegna di Auschwitz. Alemanno: gesto infame, pazzi scellerati

A Roma compare l’insegna di Auschwitz
Alemanno: gesto infame, pazzi scellerati

La scritta in metallo, in inglese, su un ponticello al Pigneto. Commenti favorevoli tra la gente: una geniale provocazione

L’insegna comparsa al Pigneto (foto Emil Sarfatti – Ansa)

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ROMA – Questa mattina a Roma è comparsa nel quartiere del Pigneto una scritta uguale a quella situata all’ingresso del lager di Auschwitz, “Arbeit macht frei”, ma in inglese. La raccapricciante insegna è stata realizzata nella stessa grafica e con lo stesso materiale di quella del campo di concentramento e recita “Work will make you free”. Due giorni fa era stata divelta a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, la lapide del monumento intitolato al tenente dei partigiani Emo Battisti.

L’insegna è comparsa questa mattina sul ponticello pedonale che collega Circonvallazione Casilino al quartiere Pigneto. Rivolta verso l’interno della carreggiata, è lunga quattro metri con ciascuna lettera alta 30 centimetri. È frutto di un lavoro abile e lungo perchè è stata saldata sul ponticello. Indagano la polizia e la Digos.

La scritta è stata rimossa. Dopo l’intervento della polizia, la scritta è stata dissaldata. Sul ponticello è invece affisso uno striscione con la scritta «Basta morire uccisi dal lavoro e dall’indifferenza – Comitato no morti lavoro» con quattro stelle a cinque punte.

Folla sul ponticello pedonale, la scritta è stata rimossa ma molti hanno commentato l’iniziativa con favore. Una «geniale provocazione» viene definita da più parti. Meno numerosi quanti non hanno apprezzato, come una attivista di Sel, che la ritiene una scritta di cattivo gusto:. «Rievoca i campi di sterminio per i quali non si può andare fieri». Un artista del Pigneto le dice che «sicuramente voleva essere uno scherzo. Hanno voluto paragonare le morti nei lager con quelle nei luoghi di lavoro». Il ponticello è stato anche meta di un transito di tante persone che, con bandiere della pace, erano dirette al centro del Pigneto per celebrare la festa del 25 aprile.

«È molto impressionante quello che è avvenuto stamani al quartiere Pigneto. Che ci siano dei pazzi scellerati che mettono in atto questa provocazione così grave saldando una scritta che richiama quella del campo di Auschwitz, è una cosa infame», ha commentato il sindaco di Roma al termine della sua visita al Museo storico della Liberazione a via Tasso. «Esprimo tutta la mia solidarietà alla comunità ebraica – ha aggiunto Alemanno – per questo gesto vergognoso. Abbiamo immediatamente rimosso tutto e ci auguriamo che siano individuati subito i responsabili, che meritano tutto il nostro disprezzo». Il sindaco, a caldo, aveva parlato di «Un’infamia» e una «vergogna» che sarà «subito rimossa. È gravissimo che ci siano persone che si sono messe a fare una scritta antisemita in ferro battuto e ad inchiodarla contro un muro – afferma Alemanno – è un fatto estremamente grave e mi auguro che gli inquirenti trovino subito i responsabili».

«Un gesto odioso e gravissimo; mi auguro che i responsabili siano quanto prima individuati – dice il presidente della Regione Lazio Renata Polverini – Quell’insegna è un’offesa a quanti hanno vissuto l’orrore di Auschwitz, a chi in quel campo di sterminio ha perso la vita, a coloro i quali sono sopravvissuti portando con sè il ricordo doloroso di quella barbarie. Siamo solidali con la comunità ebraica e condanniamo con fermezza un gesto vergognoso, sintomo di una intolleranza contro la quale continueremo a batterci promuovendo la cultura del rispetto e la Memoria dell’Olocausto perchè simili tragedie non si ripetano mai più».

Fanno ancora discutere i manifesti affissi a Roma nei giorni scorsi con l’immagine di un camion con sopra una squadraccia fascista è sormontata dalla scritta «25 aprile. Buona pasquetta». Il manifesto è firmato con tre fasci littori. «Il 25 Aprile è la giornata della Liberazione del nostro paese dalla tirannide nazifascita È una data fondante della nostra democrazia che deve essere difesa da tutte le Istituzioni – continua la nota dell’Anpi – Vogliamo sollecitare tutti i cittadini ad essere presenti all’appuntamento di Porta San Paolo per commemorare tutti insieme la giornata della Liberazione».

Zingaretti: manifesti segno di codardi frustati. «Giudico quei manifesti come segni di impotenza e di frustrazione». Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che stamane ha deposto una corona a Porta San Paolo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. «Sono dispetti di quattro deficienti e codardi – ha aggiunto – che non avendo la forza e l’onesta di esprimere le proprie idee lo fanno nel silenzio della notte e non firmandosi. Il che – ha concluso Zingaretti – conferma di che pochezza di persone stiamo parlando».

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Lunedì 25 Aprile 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=146937&sez=HOME_ROMA

FISICA – “Trovata la particella di Dio” In rete gli esperti si scatenano

FISICA

“Trovata la particella di Dio”
In rete gli esperti si scatenano

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fonte immagine

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Un memo riservato del Cern appare sul blog di un matematico della Columbia University e parte il tam-tam. Nell’acceleratore di particelle di Ginevra, l’Lhc, sarebbe stato captato l’elusivo bosone di Higgs. Ma molti scienziati sono scettici e invitano alla cautela

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di ALESSIA MANFREDI

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"Trovata la particella di Dio" In rete gli esperti si scatenano La traccia simulata prodotta dal bosone di Higgs

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La notizia, se confermata, sconvolgerebbe il mondo della fisica nucleare. Infatti, blogger ed esperti del campo sono in fibrillazione per la pubblicazione di un memo riservato, apparso sul blog di un matematico della Columbia University, Peter Woit, secondo cui l’elusivo e ricercatissimo bosone di Higgs, detto anche “particella di Dio”, potrebbe essere stato intercettato dal Large Hadron Collider (LHC) di Ginevra.

Non si tratta di una comunicazione ufficiale ma di una nota ad uso interno, da discutere fra colleghi ed esperti, fatta filtrare anonimamente e ripresa sul blog. Ma ha immediatamente scatenato una marea di commenti ed interventi in rete e sui social media. Secondo il memo, nell’acceleratore di particelle più grande del mondo che si trova in un tunnel di 27 chilometri sotto Ginevra, sarebbero stati captati segnali consistenti con ciò che il bosone di Higgs dovrebbe produrre. Per gli scienziati che riportano il risultato, si tratta della “prima osservazione definitiva della fisica oltre il modello standard”. Il tam-tam è subito partito, ma molti sono scettici e lo stesso Cern sottolinea che la nota riferisce risultati preliminari: potrebbe, insomma, essere un falso allarme.

Trovare il bosone di Higgs è uno degli obiettivi dell’acceleratore di Ginevra e rappresenterebbe una tappa rivoluzionaria: la particella atomica ipotizzata negli anni ’70 dai fisici teorici (deve il suo nome all’inglese Peter Higgs) è oggetto di vari esperimenti nel mondo e la sua presenza è fondamentale per spiegare perché la materia attorno a noi abbia una massa. Acceleratori come l’Lhc o il Tevatron del Fermilab di Chicago fanno scontrare fra di loro particelle a velocità elevatissime, generando così una pioggia di altre particelle fra cui potrebbe esserci anche la famigerata “particella di Dio”, o altri elementi previsti in teoria ma mai osservati.

L’entusiasmo è palpabile: “Se fosse vero, sarebbe davvero eccitante”, ha commentato il fisico Sheldon Stone della Syracuse University su Space.com. L’esperto rileva però anche alcune anomalie nei risultati, che potrebbero indicare che quello intercettato non è davvero il bosone di Higgs, ma qualcos’altro. Cosa che renderebbe la scoperta forse ancora più interessante.

Molti mettono le mani avanti: per alcuni scienziati quella osservata sarebbe solo una anomalia statistica che rischia di svanire nel nulla ad un’analisi più approfondita. Fra gli scettici c’è anche Tommaso Dorigo, fisico del Fermilab, che sul suo blog ha perfino scommesso mille dollari sul fatto che si tratti di un segnale falso, che scomparirà dopo ulteriori esami.

Mentre continua la corsa dei fisici del Cern alla simulazione del Big Bang, proprio nei giorni scorsi nell’acceleratore ginevrino è stato raggiunto un nuovo record: dopo aver raggiunto l’energia più elevata al mondo, i suoi fasci sono ora così intensi che il numero delle probabili collisioni è salito a 50 milioni al secondo e supera del 20 per cento quello dell’acceleratore americano Tevatron, destinato a chiudere entro l’anno.

Per il Cern il nuovo record segna una pietra miliare nelle attività di messa a punto in corso: “E’ una tappa importante perché avere un’intensità maggiore significa poter raccogliere più dati, e avere molti dati aumenta la possibilità di fare nuove scoperte”, ha detto il direttore generale del Cern, Rolf Heuer. E chissà che fra queste non ci sia davvero la “particella di Dio”.

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25 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scienze/2011/04/25/news/forse_scoperto_bosone_higgs-15366996/?rss

IMMIGRAZIONE – Parigi: “Non puoi far passare i migranti e poi mandarli tutti dai tuoi vicini”

IMMIGRAZIONE

Parigi: “Non puoi far passare i migranti e poi mandarli tutti dai tuoi vicini”

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Henri Guaino, consigliere speciale di Sarkozy, alla vigilia del vertice italo-francese di Roma: la linea seguita dall’Italia “pone un problema”. Poi toni più concilianti: “Tutto finirà per mettersi a posto”

Parigi: "Non puoi far passare i migranti e poi mandarli tutti dai tuoi vicini"

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PARIGI – Alla vigilia del vertice italo-francese, da Parigi arriva una nuova bordata contro la linea seguita dal governo Berlusconi in materia di immigrazione. In un’intervista al quotidiano Le Monde, Henri Guaino, consigliere speciale del presidente Nicolas Sarkozy, afferma senza mezzi termini che il fatto che l’Italia abbia lasciato passare i migranti nordafricani “pone un problema”. Infatti, “se lasci entrare senza consultarti, senza associarti con i tuoi partner, dopo non puoi mandare dal tuo vicino tutti quelli che hai lasciato entrare”.

Poi Guaino passa a toni più concilianti: domani a Roma “discuteremo tranquillamente e serenamente di questo. Tenteremo di trovare una soluzione comune. Nessuno può sopportare da solo il peso dei flussi migratori”. Dopo aver sottolineato che la Francia è “uno dei Paesi più accoglienti del mondo”, il consigliere di Sarkozy definisce “antiche, durature, profonde e amichevoli le relazioni franco-italiane” e si dice certo che “tutto finirà per mettersi a posto”. Quando gli viene chiesto un commento sulle accuse mosse dall’Italia, secondo cui la Francia non è solidale, sulla vicenda degli immigrati, Guaino risponde: “Fa parte delle piccole frecciatine. E’ un gioco diplomatico e politico…”.

Alla domanda se la Francia non si stia ripiegando su se stessa, Guaino replica: “No, la Francia non si chiude, ma la priorità dev’essere aiutare i popoli del Sud a trovare la strada della democrazia, dello sviluppo economico, dell’occupazione, e non semplicemente di aprire le porte assorbendo tutta le loro risorse vive”. Inoltre, per Guaino, i migranti tunisini non possono pretendere lo status di rifugiati, in quanto in Tunisia “non c’è una guerra civile”.

Quanto alla richiesta di Parigi di rivedere gli accordi Schengen, il consigliere di Sarkozy spiega che “forse c’è stata un’espressione un po’ rapida sull’argomento che è stata male interpretata”. “E’ stato detto che la Francia vuole uscire da Schengen. Tutto questo è assurdo – prosegue Guaino – Ciò che chiede la Francia è la revisione della clausole di salvaguardia in modo che in situazioni particolari si possano stabilire dei controlli alle frontiere nazionali a partire dal momento in cui ci sono delle situazioni eccezionali”. Per il fedelissimo di Sarkozy, “l’esistenza di queste clausole permetterà di fare in modo che tutti agiscano nello stesso senso per evitare di doverle applicare”. “Mi sembra una posizione del tutto ragionevole e che non ha nulla di anti-europeo”, conclude.

Al centro del vertice di Roma, oltre al tema dell’immigrazione, la crisi libica, il nucleare e le scalate francesi ad aziende italiane. Il formato del tradizionale summit intergovernativo italo-francese di primavera è stato ridotto quest’anno a tre ministri (Esteri, Interni ed Economia), oltre ai capi di stato e di governo. Eliminati i ‘fronzoli’ di memorandum d’intesa o accordi su questioni minori, si tratterà di un confronto più snello e diretto sui temi prioritari per entrambe le capitali. Prima i faccia a faccia fra omologhi, e poi una sessione plenaria. Obiettivo: una lettera congiunta firmata da Sarkozy e Berlusconi alle istituzioni europee sul tema dell’immigrazione, in vista dell’importante Consiglio europeo del 24 giugno, e una dichiarazione congiunta dei due governi sui principi comuni che ispirano la politica estera in Libia e verso il Mediterraneo.

Punto centrale del vertice è comunque l’immigrazione: sul flusso di migranti dal Nord Africa andrà trovato un accordo definitivo sugli attraversamenti del confine italo-francese degli immigrati tunisini con i permessi temporanei, tenendo conto che dopo la ‘crisi di Ventimiglia’ le tensioni tra i due Paesi si sono “molto stemperate”, fanno notare dal Viminale. Oltre a ciò, andranno definiti i particolari del pattugliamento congiunto aereo-navale davanti le coste della Tunisia, previsto dall’intesa fra i ministri degli Interni Roberto Maroni e Claude Gueant lo scorso 8 aprile a Milano ma ancora non operativo. Infine bisognerà stabilire il ruolo dell’Italia nel programma di rimpatrio dei tunisini, cui scadrà il permesso mentre si trovano in territorio francese: la competenza è naturalmente di Parigi, ma Maroni si è impegnato a fornire in ambito Ue il sostegno di
Roma.

L’intenzione del titolare del Viminale, riferiscono dal ministero, è quella di trovare con i colleghi francesi “una strada comune” per affrontare l’emergenza migratoria, utilizzando “il buon senso” e non “azioni di forza”, come invece era sembrato dall’iniziale posizione di chiusura di Parigi rispetto all’accoglienza di immigrati provenienti dall’Italia con il permesso di soggiorno temporaneo.

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25 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/25/news/immigrazione_25_aprile-15367709/?rss

Stanchezza cronica, 12 maggio la giornata mondiale

Stanchezza cronica, 12 maggio la giornata mondiale

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Sindrome da Stanchezza Cronica , Chronic Fatigue Syndrome, a questa malattia invalidante e seria, ma poco conosciuta, sarà dedicato il giorno del 12 maggio la giornata mondiale della stanchezza cronica.

Ma cos’è la stanchezza cronica? Il comune affaticamento è diverso dalla CFS?

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Oggi i ritmi di vita sono veloci, frenetici e tal volta persino agitati, tutti vivono con intensità le loro giornate e l’esistenza moderna è carica di impegni, interessi ed occupazioni.

Spesso si corre e ci si affatica con il risultato di accumulare stanchezza difficile da smaltire. Le comuni e veloci abitudini di vita, che, appunto, interessano la gran parte della popolazione, inducono un pò tutti a lamentare una diffusa stanchezza difficile da gestire e da smaltire. Ma attenzione la stanchezza può essere una vera e propria patologia, diversa e certamente più grave del semplice affaticamento da stress.

L’affaticamento da stress è una conseguenza dei ritmi estremi di vita, del troppo lavoro e degli impegni eccessivi. Quando non si rispetta l’equilibrio biologico del corpo, dormendo poco, lavorando senza sosta e mangiando male, ecco che la stanchezza si fa insostenibile e gravosa. Tuttavia in questi casi basta riequilibrare il fisico: recuperare il sonno, dormire bene, mangiare in modo sano e regolarmente. Allentando la pressione e ricostruendo un sistema di vita compatibile con le esigenze fisiche individuali la stanchezza passa e si recuperano, senza alcuna conseguenza fisica, forza e vitalità.

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Diversamente la Sindrome da Stanchezza Cronica è una vera e propria malattia, che non dipende, quinti, da un semplice affaticamento temporaneo. Tale sindrome è caratterizzata da una sintomatologia precisa e non trascurabile; proviamo ad individuare e descrivere i segnali della CFS :

  • una fatica cronica persistente che perdura da un tempo pari o maggiore ai sei mesi;
  • il soggetto affaticato non trova sollievo nel riposo;
  • la stanchezza affligge l’individuo non appena questo tenti piccoli sforzi;
  • si registra un progressivo affievolimento delle capacità dell’individuo in termini di attività occupazionali, sociali o personali. In questo senso la malattia è ghettizzante perché il soggetto perennemente stanco non riesce a svolgere una ordinaria e necessaria vita sociale e relazionale;
  • sono riscontrabili disturbi della memoria e della concentrazione.

Inoltre, la malattia porta con sè anche sintomatologie fisiche più o meno fastidiose;  quello che segue è un elenco dei malesseri fisici correlati alla CFS, il soggetto malato potrà manifestare uno o più sintomi tra questi:

  • faringite;
  • dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  • dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse;
  • cefalea.

La diagnosi di Sindrome da Stanchezza Cronica, Chronic Fatigue Syndrome, pretende approfonditi esami medici atti a scongiurare ogni altra patologia di per sé capace di cagionare stanchezza ( per esempio ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore di sostanze alcoliche e grave obesità).

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Al momento non è disponibile una cura risolutiva, in pratica manca unfarmaco in grado di assicurare la guarigione. È stato riscontrato, invece, che spesso i pazienti traggono  dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da accorgimenti nello stile di vita (sana alimentazione, corretta gestione del sonno).

La Sindrome da Stanchezza Cronica è una malattia seriamente invalidante non senza risvolti psicologici. Il soggetto affetto da CFS vede minata la sua vita comune, il suo inserimento nella società, le sue capacità produttive e i suoi equilibri affettivi. È per questo che tale patologia deve essere considerata e conosciuta.

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25 aprile 2011

fonte:  http://www.vitadamamma.com/12155/stanchezza-cronica-12-maggio-la-giornata-mondiale.html

SIRIA – I tank entrano a Deraa, cuore della rivolta

Le proteste anti regime in Siria

Da: | Creato il: 25/apr/2011

Le forze di sicurezza siriane proseguono l’offensiva in diversi punti del paese, prendendo di mira basi degli oppositori. E i militari sparano ancora sulla folla, difficile stimare il numero di morti e feriti nelle ultime ore.

Nella città di Deraa stamani sono arrivati anche i carriarmati. Qui erano cominciate le prime contestazioni, alla metà di marzo. Altro punto preso di mira oggi dall’esercito è Douma, sobborgo di Damasco: ci sarebbero numerosi feriti e arresti. E soltanto ieri, nella città di Jabala, erano stati uccisi almeno 13 civili.

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I tank entrano a Deraa, cuore della rivolta

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Secondo al Arabiya: sono almeno 25 i siriani uccisi nella citta’ del sud del Paese. Testimoni oculari riferiscono di decine di cadaveri nelle strade. La tv di Stato: il governo ha deciso l’intervento a Daraa perche’ la citta’ si apprestava a diventare un Emirato islamico comandato da un emiro salafita

Un carro armato nella città di DaraaUn carro armato nella città di Daraa

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Damasco, 25-04-2011

Le autorita’ siriane hanno deciso l’avvio oggi di una vasta campagna militare contro le roccaforti delle proteste anti-regime, proteste senza precedenti e in corso da oltre un mese, nella regione meridionale al confine con la Giordania e in altre localita’ del Paese, causando la morte – secondo attivisti e testimoni oculari – di decine di civili. La tv di Stato di Damasco, citando una fonte governativa, ha giustificato l’azione, condotta solo nel sud da oltre 3.000 militari e da altre migliaia di agenti delle forze di sicurezza, affermando che le operazioni sono state decise per evitare che a Deraa, capoluogo della regione meridionale dell’Hawran, venisse creato un “emirato islamico comandato da un emiro salafita” (integralista).

Dalla vicina Giordania le autorita’ hanno affermato che il valico di frontiera e’ stato di fatto chiuso dai siriani, ma da Damasco la notizia e’ stata smentita. Dal canto loro, gli Stati Uniti hanno denunciato “la brutale violenza attuata dal governo della Siria contro il suo popolo” e hanno detto di voler valutare “una gamma di possibili opzioni, comprese sanzioni mirate, per rispondere a questa situazione e per sottolineare che questa condotta e’ inaccettabile”.

Mentre per tutta la notte giungevano aggiornamenti del bilancio dei manifestanti uccisi ieri (13 in tutto) a Jabla, porto a nord-ovest di Damasco dove, secondo testimoni, le forze di sicurezza avrebbero sparato domenica sui dimostranti per lo piu’ sunniti, intorno alle sei del mattino sono arrivate stamani le prime notizie di vittime a Daraa e in altre localita’ circostanti. Secondo i testimoni, che per comunicare con l’esterno usano linee telefoniche cellulari giordane visto che quelle locali e quelle fisse sono da giorni interrotte, l’attacco dei militari di Damasco e’ cominciato attorno alle 4:00, poco prima dell’alba.

Protetti da almeno dieci tra carri armati e mezzi blindati, i soldati e gli agenti di sicurezza sono entrati in citta’ e hanno sparato contro le case e i pochi civili nelle strade. In giornata, sono circolate voci sull’uso di proiettili di mortaio da parte dell’esercito e della presenza di cecchini sui tetti dei palazzi. Attivisti e testimoni parlano di decine di morti. Le autorita’ siriane hanno espulso quasi tutti i giornalisti stranieri dal Paese ed e’ quindi impossibile verificare le informazioni o l’autenticita’ dei numerosi video amatoriali pubblicati in queste ore su Youtube.

Da quanto si apprende da alcune organizzazioni umanitarie, alcuni corpi senza vita sarebbero ancora abbandonati nelle strade di Deraa, citta’ fantasma, in serata domata dai soldati di Damasco. L’esercito siriano e’ penetrato stamani anche in altre localita’ vicino a Deraa: Enkhel, Nawa, Jassem e Izraa, teatro sabato scorso dell’uccisione di decine di persone che intendevano partecipare ai funerali dei “martiri” uccisi nel “Venerdi’ Santo”, giorno in cui le forze di sicurezza avrebbero freddato oltre cento manifestanti. Secondo il bilancio fornito dagli attivisti, in Siria dall’inizio della repressione sarebbero morte circa 400 persone.

Citando testimoni oculari, Wissam Tarif, attivista di spicco per i diritti umani in Siria, ha riferito che decine di persone sono state arrestate oggi a Duma e Muadamiye, sobborghi a nord di Damasco, e a Sabqa e Jisrayn, a est della capitale, dopo che soldati e poliziotti hanno fatto irruzione nelle loro case. Alcuni di queste localita’, secondo altre testimonianze, sarebbero del tutto isolate, con pattuglie di militari appostate all’ingresso di ogni strada per costringere i residenti a non uscire. Anche per questo motivo, affermano le fonti, i funerali di alcuni “martiri” uccisi venerdi’ scorso non si sono ancora celebrati.

In mattinata era stato diffuso un documento, firmato da 102 giornalisti e intellettuali siriani, in cui si denunciavano “le violente e oppressive azioni del regime siriano contro i manifestanti e i partecipanti ai funerali dei martiri della sollevazione”. Tra i firmatari spiccano scrittori e dissidenti alawiti, membri di quella branca minoritaria dello sciismo a cui appartengono anche gli al-Assad e influenti clan a loro alleati da decenni ai vertici del potere in Siria.

Napolitano, Costituzione non si tocca. Fischi a La Russa / IL VIDEO

Da: | Creato il: 25/apr/2011

Napolitano, Costituzione non si tocca. Fischi a La Russa. I VIDEO

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napolitano

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NAPOLITANO, LA COSTITUZIONE NON SI DISCUTE
Forte richiamo al rispetto della Carta Costituzionale da parte del Capo dello Stato, che a chiusura del suo discorso all’Altare della Patria ha dichiarato: «Si proceda alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato; lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali, in cui tutti possono riconoscersi». «Senza mettere in forse – ha aggiunto – quei principi e quella sintesi, così comprensiva e limpida, dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua prima parte sancito».

NAPOLITANO, NON PREVALGA CIECO E ACCESO SCONTRO, TENERE FERMO CIÒ CHE CI UNISCE NONOSTANTE CLIMA ELETTORALE
«Non facciamo prevalere il cieco e acceso scontro» nonostante ci sia già un clima elettorale. Bisogna tenere fermo ciò che ci unisce e che ci tiene uniti come italiani. È questo l’appello che arriva dal capo dello Stato Giorgio Napolitano durante la cerimonia per il 25 aprile.
NAPOLITANO,SERVE NUOVO SENSO RESPONSABILITÀ NAZIONE
«La difficoltà delle sfide di oggi e del futuro richiedono nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione nel libero confronto delle posizioni alla ricerca di ogni terreno di convergenza». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento all’Altare della Patria in occasione della cerimonia per il 25 aprile.

NAPOLITANO,RESISTENZA HA RECUPERATO VALORI NASCITA D’ITALIA
Il periodo della Resistenza ha recuperato quei valori di «libertà, indipendenza e unità» che sono alla base della nascita della nazione italiana 150 anni fa. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano alla cerimonia del 25 aprile all’Altare della Patria. «Ci sono – ha detto Napolitano – punti di contatto evidenti nonostante la distanza e le diversità tra i due momenti della lotta alla liberazione e la nascita dell’Italia 150 anni fa. Le forze migliori della nostra storia diedero libertà, indipendenza e unità, valori che furono recuperati nella Resistenza con il recupero della nostra libertà negata dal fascismo, dell’indipendenza negata dal nazifascismo e dell’unità recuperata dopo la divisione in due del paese nel conflitto».

MARONI A NAPOLITANO: GRAZIE DI COLTIVARE MEMORIA COMUNE
«Grazie per aver coltivato una memoria comune». Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rivolgendosi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando all’altare della patria in occasione della festa della Liberazione.
Il «lavoro della memoria nella celebrazione del 25 aprile è prezioso e importante», perchè si tratta di una «data che segna al conclusione di un dramma», «scia di sofferenze del popolo itailano», un «passaggio decisivo», un «punto di arrivo di una vicenda dolorosa» e «un punto di partenza della ricostruzione della nostra democrazia». È un passaggio del discorso del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, all’altare della patria in occasione della festa della Liberazione.

LA RUSSA FISCHIATO ALL’ALTARE DELLA PATRIA
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è stato fischiato da alcuni cittadini che assistevano alle celebrazioni del 25 aprile all’Altare della patria. Quando il ministro ha preso la parola per fare il suo intervento alla cerimonia si sono levati alcuni fischi, ma La Russa ha proseguito con il suo discorso.

«Sono certo che il Presidente Napolitano vorrà redarguire i pochissimi stolti in verità che hanno espresso dissenso per le presenza dei Ministri del Governo Berlusconi il 25 aprile». Lo afferma il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Se non si partecipa ad alcune cerimonie scattano le critiche. Se si partecipa, qualcuno – osserva Gasparri – non è d’accordo. «Non sarà qualche nostalgico di Togliatti o della ‘volante rossà a prevalere, ma l’amore per la libertà di tutti gli italiani. Ma i faziosi di sempre vanno condannati con chiarezza» conclude Gasparri.

A TORINO 9 ORE DI MUSICA ININTERROTTA PER FESTEGGIARE IL 25 APRILE
Nove ore di musica ininterrotta con oltre venti artisti e gruppi italiani che si alternano sul palco insieme agli studenti piemontesi per venti letture sul tema della Resistenza. Torna per il quarto anno consecutivo il grande concerto del 25 aprile in occasione della Festa Nazionale della Liberazione. A ingresso gratuito, il concerto prende il via alle 15 in piazza San Carlo, per una giornata di musica e letture fino a mezzanotte.

SINDACO MORATTI, APRIAMO STAGIONE RICONCILIAZIONE
«Abbiamo bisogno di aprire una stagione nuova, fatta di memoria e di riconciliazione». Questo il messaggio del sindaco di Milano Letizia Moratti per il 66/o anniversario della Liberazione. Il primo cittadino ha preso parte in mattinata alle celebrazioni istituzionali del 25 aprile in città, deponendo corone sulle targhe commemorative sul municipio in piazza Scala, alla Loggia dei Mercanti e al sacrario dei Caduti a Sant’ Ambrogio. «Questa memoria e questa riconciliazione – ha detto il sindaco, ricandidata alle elezioni di maggio – sono ancor più importanti nell’anno del 150/o anniversario dell’Unità d’Italia, perchè ci aiutano a guardare avanti con il senso del nostro passato ma anche con la consapevolezza che la storia futura si costruisce con il rispetto, con l’attenzione all’ altro. Per questo credo che una stagione di riconciliazione sia quanto mai necessaria».

COMANDANTE ‘OTELLO’, TOCCARE L’ART. 1? FERMARE ACEFALI
«Vogliono toccare l’articolo 1 della costituzione? Io dico che occorre subito un’azione forte, non dico cruenta, non coi mitragliatori, ma con la stessa convinzione dei partigiani quando dovettero liberare l’Italia dai nazi-fascisti». Parola del battagliero comandante ‘Otellò, Placido Armando Follari, 88 anni ottimamente portati, a capo del distaccamento della nona Brigata Santa Justa, Vessillo tricolore, «cattolica, così Berlusconi – chiosa – non può dire nulla». Parla durante la cerimonia in memoria del 25 aprile, al Guardino Inglese di Palermo. Medaglia al valore militare, Croce al merito di guerra, Distintivo d’onore per avere partecipato al Corpo volontari per la libertà, il comandante ‘Otellò ricorda di avere fermato con i suoi uomini per 45 minuti i tedeschi sulla sponda nord del Po prima dell’arrivo delle truppe inglesi: «Un’azione memorabile. Dobbiamo fare lo stesso adesso, fermare – senza mitragliatori, ovviamente – quegli acefali che pensano di modificare le parti fondamentali della Costituzione e che farebbero bene a fare un altro mestiere. Il primo articolo non si tocca e tutti sono obbligati a difendere questo principio: dal servo più umile che sono io, ai servi più grandi che sono il capo del governo e il presidente della Repubblica».

ZINGARETTI, MANIFESTI? SEGNO FRUSTRAZIONE CODARDI
«Giudico quei manifesti come segni di impotenza e di frustrazione». Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che stamane ha deposto una corona a Porta S.Paolo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. «Sono dispetti di quattro deficienti e codardi – ha aggiunto – che non avendo la forza e l’onesta di esprimere le proprie idee lo fanno nel silenzio della notte e non firmandosi. Il che – ha concluso Zingaretti – conferma di che pochezza di persone stiamo parlando».

TUTTO PRONTO AD ALTARE PATRIA PER CERIMONIA UFFICIALE
È tutto pronto in piazza Venezia per le celebrazioni all’Altare della Patria del 66esimo anniversario della Liberazione. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà accolto dall’inno d’Italia suonato dalla banda dell’esercito. Quindi passerà in rassegna il reparto d’onore e deporrà una corona d’alloro all’Altare della patria. Alla cerimonia ci saranno il ministro dell’Interno Roberto Maroni e quello della Difesa Ignazio La Russa. E poi il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente della Toscana Enrico Rossi con altri rappresentanti delle istituzioni toscane. Alla fine delle celebrazioni il presidente Napolitano consegnerà una medaglia d’oro al valore civile ai familiari di Mario Pucci fiorentino ucciso a vent’anni dalle squadracce fasciste. Presenti anche molte delegazioni dell’Anpi.

LA CGIL A LAMPEDUSA
Stamattina una delegazione della Cgil porterà fiori sulle tombe dei «morti senza nome» sepolti a Lampedusa, dove un angolo del cimitero è stato dedicato ai migranti che hanno perso la vita nelle traversate dal Nordafrica all’isola delle Pelagie. «È il nostro modo di celebrare il 25 aprile – dice il segretario della Cgil siciliana, Antonio Riolo, che guida la delegazione di cui fanno parte il responsabile migrazione del sindacato, Pietro Milazzo, e due dirigenti della Fiom di Brescia -. Vogliamo sottolineare che questi migranti sono anche vittime del rigurgito neo fascista e capitalista che investe l’Europa». «In questo luogo di frontiera – aggiunge Riolo – arrivano migranti in cerca di pane e libertà, del diritto a una vita dignitosa e a un mondo più giusto. Il 25 aprile è l’occasione per ricordare chi muore per affrancarsi dall’oppressione». Lo scorso 2 aprile, nel pieno dell’emergenza immigrazione, la Cgil ha aperto a Lampedusa una sede del sindacato.

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25 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/napolitano-costituzione-non-si-tocca-fischi-a-la-russa-i-video-1.286598