Archivio | aprile 28, 2011

Usa, maltempo e tornado: 250 morti, di cui 162 solo in Alabama / Usa Alabama.Tornado ripreso da videoamatore – Tornado from amateur video film

Venerdì Obama visita le zone più colpite

Da: | Creato il: 28/apr/2011

La potenza della natura. L’uomo dovrebbe averne più rispetto.
the man should have more respect for nature

Usa, maltempo e tornado: 250 morti, di cui 162 solo in Alabama

Dichiarato lo stato di emergenza anche in Arkansas, Kentucky, Mississippi, Missouri, Tennessee e Oklahoma

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La devastazione del tornado in Arkansas (Ap)
La devastazione del tornado in Arkansas (Ap)

MILANO – Ci sarà anche il presidente Barack Obama venerdì in Alabama per accertarsi del peggior disastro degli ultimi 40 anni provocato dagli oltre 300 tornado che hanno devastato negli ultimi giorni lo Stato del sud e altri 21 degli Usa centro-meridionali. Il bilancio dei morti è salito a 248 – e purtroppo non è definitivo – di cui 162 solo in Alabama, secondo quanto ha reso noto la portavoce del governatore dello Stato, Robert Bentley. Il governo ha dichiarato la stato d’emergenza oltre che in Alabama anche in Arkansas, Kentucky (un morto), Mississippi (32 morti), Missouri, Tennessee (32) e Oklahoma. Tredici morti si registrano anche in Georgia e otto in Virginia. Il servizio meteorologico nazionale ha lanciato un’allerta per tempeste e tornado dalla Louisiana a New York. La zona maggiormente colpita in Alabama è quella di Tuscaloosa, cittadina di 83 mila abitanti e sede dell’università dello Stato, dove la furia dei tornado ha distrutto centinaia di abitazione ed edifici e reso impraticabili decine di strade. «Sono stati letteralmente rasi al suolo interi isolati della città», ha dichiarato alla Cnn il sindaco Walter Maddox, spiegando che le infrasttrutture della sua città sono state «decimate».

ESONDAZIONI Il presidente Obama la scorsa notte ha annunciato di aver accettato la richiesta del governatore dell’Alabama Bentley di inviare aiuti federali per le operazioni di emergenza, compresa quella di ricerca e salvataggio nelle zone più colpite. «Mentre non possiamo conoscere la portata dei danni per alcuni giorni, continueremo a monitorare queste gravi tempeste che stanno attraversando il Paese, pronti ad aiutare la popolazione dell’Alabama e gli altri cittadini colpiti», aveva detto Obama. Il tornado ha colpito anche Birmingham, soprattutto la parte nord-orientale della città, dove si contano centinaia di feriti e di dispersi. Le autorità dello Stato del Missouri hanno evacuato migliaia di persone che abitano lungo il fiume Black River, straripato nei pressi della cittadina di Poplar Bluff a causa dell’eccesso di pioggia caduta negli ultimi giorni. Il fiume Mississippi potrebbe raggiungere nei pressi di Natchez, sempre nel Missouri, l’altezza di 21 metri nei primi giorni di maggio, sorpassando il record del 1927 quando il fiume aveva toccato i 20 metri inondando una superficie di 67 mila chilometri quadrati, e provocando oltre 200 morti.

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Redazione online
26 aprile 2011(ultima modifica: 28 aprile 2011)

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_26/maltempo-usa-tornado-arkansas-vittime_8b0cfbda-704e-11e0-9dd7-595a41612a44.shtml

La guerra di Libia e l’Italia: tra disinformazione e Alto Tradimento / VIDEO: EXIT 27 04 2011 IL PREZZO DELLA GUERRA

La guerra di Libia e l’Italia: tra disinformazione e Alto Tradimento

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Berlusconi ha iniziato  la disinformazione  lanciando negli occhi della opposizione la pagliuzza  dell’ammissione della rinunzia al nuclearein funzione antireferendum , così che la trave della guerra alla Libia è passata quasi inavvertita  anche grazie alla irresponsabilità di Giorgio  Napolitano, irresponsabilità politica si intende,  a norma dell’articolo 89 della Costituzione. ( “nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”)

La responsabilità politica di questa triplice  violazione dell’articolo 11 della Costituzione è tutta del Ministro della Difesa . Ricordiamo l’articolo nella sua intierezza  anche grazie all’amico Gic che ce l’ha segnalato a suo tempo : ” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie  ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce  le organizzazioni internazionale rivolte a tale scopo.

In realtà l’Italia – o meglio i suoi reggitori protempore –  hanno adottato il bombardamento come mezzo di risoluzione di una controversia internazionale che, oltretutto,  non ci riguarda ( è sorta tra i francoanglosassoni e Gheddafi e non per ragioni democratico-  umanitarie. Gheddafi era dittatore da 40 anni. Infatti adesso parlano di libertà e non più di democrazia);  hanno abdicato alla clausola della rinunzia alla sovranità in condizioni di parità.  Vi sembra che siamo alla pari con USA, GB, e Francia?  A me pare che siamo proni. Così sembra anche almeno a  due ministri ( Bossi e Calderoli). Se una crisi di governo  non si fa per la pace o per la guerra, su cosa la facciamo , aspettiamo  qualche altra puttanella?  Anche questa è disinformazione: serve a mantenere nell’ambito del centro destra i voti di chi ritiene maramaldesco bombardare ora  e di chi non vuole una nuova avventura militare vicino a casa.  Sicuri che finisca subito?

La CEI ( conferenza episcopale italiana )  e i vari  movimenti per la pace tacciono . Perché tace anche il popolo di Internet?  Ma che Internet d’Egitto , o di Siria, mi vien da dire.  Finiti i fondi del KGB, finito l’interesse per la pace . Finiti i cartelloni, finite le bandiere arcobaleno alle finestre.

 L’azione adottata viola anche l’ultima riga dell’art 11 in cui la Costituzione dice che l’Italia ” promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”(  la pace e la giustizia tra le Nazioni). In realtà si sono fatti beffe con cinismo e sfrontatezza  della delibera 1973 della Nazioni Unite che ordinava di salvaguardare la vita dei civili e non di massacrarne altri. Dell’articolo 11 della Costituzione, è rimasto solo il numero. Giochiamolo al lotto su tutte le ruote.

La nostra Costituzione è diventata  il documento di Paul Wolfowitz e Lewis Libby che va sotto il nome del Progetto per il nuovo secolo americano ( PNAC)  che fu pubblicato dal New York times e dal Washington Post  e risultò commissionato da  Dick Cheney  ministro USA  della Difesa.  Quel documento , ufficialmente riscritto, non è mai stato approvato dal Parlamento italiano e la sua supina applicazione è la migliore prova del reato di cui è responsabile politico Ignazio La Russa.

Come ognuno può constatare, questa non è materia soggetta a interpretazione: è stato violato non solo lo spirito della Costituzione, ma anche la lettera e non un solo elemento, ma tutti quanti.

La scorsa settimana ho preso la parole alla Camera – nella sala della Lupa – per commemorare  Randolfo Pacciardi indimenticato  ministro della Difesa e colui che propose al Consiglio dei Ministri  l’adesione al Patto Atlantico.  Alla cerimonia partecipava, oltre al padrone di casa Gian Franco Fini, anche l’ ex collega di governo e senatore a vita    Oscar Luigi Scalfaro e tra il folto pubblico , l’altro senatore a vita  Emilio Colombo e Arturo Parisi ex ministro della Difesa nel governo Prodi ,  autentico e valente  gentiluomo sardo .

Mancava però  una rappresentanza delle FFAA che in genere non si nega a nessuno, mentre erano presenti numerosi ufficiali in borghese a titolo personale, anche per la presenza del Generale Franco Angioni ( l’eroe del Libano) tra i commemoratori.

Ho scritto al ministro augurandomi che gestisse i suoi affari personali meglio di come gestisce il ministero. Mi dispiace. Se adesso sono io a denunziarlo per Violazione della Costituzione e Alto Tradimento, diranno che ho voluto vendicarmi. C’è nessuno che mi sostituisca?

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fonte:  http://corrieredellacollera.com/2011/04/27/la-guerra-di-libia-e-litalia-tra-disinformazione-e-alto-tradimento/

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EXIT 27 04 2011 IL PREZZO DELLA GUERRA 1/13

Da: | Creato il: 27/apr/2011

NAPOLI – Rifiuti, donne minacciano di darsi fuoco. Il prefetto: polizia anti-rivolta in strada / VIDEO: “Napoli invasa dai rifiuti, dov’è il miracolo di Berlusconi?”

“Napoli invasa dai rifiuti, dov’è il miracolo di Berlusconi?”

Da: | Creato il: 28/apr/2011

28 04 2011 Bianchi: “La destra gioca con l’emergenza a fini elettorali alle spalle della salute dei cittadini e dell’immagine dell’Italia intera”.

Napoli, rivolte in diversi punti della città. Caos al Rione Traiano e in via Cinthia

Rifiuti, donne minacciano di darsi fuoco
Il prefetto: polizia anti-rivolta in strada

Sono salite su un palazzo con taniche di benzina dopo la ribellione degli ambulanti che hanno bruciato cassonetti Il piano delle autorità: evitare blocchi e barricate

NAPOLI – Dalla crisi rifiuti al dramma. L’esasperazione dei cittadini rischia di sfociare in rivolta. I segnali, purtroppo, ci sono tutti: stamane al popolare Rione Traiano di Napoli, in via Livio Andronico, è scattata la veemente protesta degli abusivi ai quali non è stato consentito l’accesso. Risultato: decine di cassonetti incendiati e nuvole di fumo nero e diossina hanno invaso il quartiere.

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La protesta dei rifiuti https://i1.wp.com/corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/fotogallery/campania/2011/04/monnezza_28_aprile/img_monnezza_28_aprile/97_78-53_crop.jpg https://i2.wp.com/corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/fotogallery/campania/2011/04/monnezza_28_aprile/img_monnezza_28_aprile/0_78-53_crop.jpg https://i1.wp.com/corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/fotogallery/campania/2011/04/monnezza_28_aprile/img_monnezza_28_aprile/1_78-53_crop.jpg

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Un’escalation di tensioni che montano da giorni e che ha raggiunto il culmine nella rabbia di dieci donne del rione: sono salite su un palazzo e minacciano di darsi fuoco. Hanno con sé taniche contenenti liquido infiammabile.

RIVOLTA – Intanto, nel vicino quartiere di Fuorigrotta, in via Cinthia, cumuli di spazzatura sono stati rovesciati in strada creando intralcio al traffico. Una forma di protesta che ha investito negli ultimi giorni sia il corso Vittorio Emanuele che la centralissima via Toledo, con relativo caos di macchine ferme.

TASK FORCE – La situazione in città – grave anche se ancora, per fortuna, distante dall’apocalisse del 2008 – spinge le autorità a cercare soluzioni immediate. Stamane il prefetto di Napoli Andrea De Martino ha spiegato le modalità del controllo del territorio che sarà messo in atto da una apposita task force anti-monnezza. «Ieri è stata concordata in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, e poi in sede tecnica in questura, un’azione combinata di presenze di uomini delle forze dell’ordine in città proprio per scongiurare che al danno si aggiungano altri danni, ovvero ciò che può derivare da un’azione poco accorta di protesta per i rifiuti bloccando il traffico con sacchi di spazzatura». «Dobbiamo evitare che blocchi della circolazione aggravino ancora di più una situazione – ha detto il prefetto – che mi auguro, come ci è stato assicurato da Regione, Comune e Provincia, da lunedì dovrebbe cominciare a migliorare». Il miglioramento, in verità, era stato già «predetto» per le festività pasquali. Ma poco è cambiato, complice l’ingolfamento degli Stir, gli impianti di tritovagliatura di Tufino, Caivano e Giugliano, il blocco delle discariche sannite e irpine (e anche un po’ di surplus dei consumi pasquali dei napoletani, disse l’assessore comunale Giacomelli).

E SALERNO VARA IL SITO DI COMPOSTAGGIO – E se Napoli piange, Salerno guarda con fiducia al suo futuro ambientale. Stamattina, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha presenziato all’avvio dell’impianto di compostaggio realizzato dal Comune nella zona industriale. «È il più moderno, funzionale e all’avanguardia d’Italia e d’Europa. La Regione Campania invece continua a costruire disastri, in una città dove regna la guerriglia urbana per i rifiuti in strada e per le responsabilità di quelli che c’erano prima alla Regione e di quelli che ci sono ora che sono peggio dei loro predecessori». «Con questo impianto – ha detto ancora De Luca – consolidiamo il primato nazionale di Salerno per la raccolta diffenziata del 72% e ci presentiamo come una realtà virtuosa». E dire che Napoli e Caserta potrebbero avvalersi di un impianto di compostaggio nuovo di zecca ma inutilizzato, «scoperto» alcune settimane fa dagli ambientalisti a San Tammaro, nel Casertano.

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Alessandro Chetta
28 aprile 2011

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/28-aprile-2011/rifiuti-proteste-dramma-donne-minacciano-darsi-fuoco-190526367655.shtml

Reato di clandestinità, la Corte Ue Boccia l’Italia

Reato di clandestinità, la Corte Ue Boccia l’Italia

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La Corte di giustizia dell’Unione europea ha bocciato il reato di clandestinità introdotto dall’Italia. La norma – spiegano i giudici europei – è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini.
La direttiva sul rimpatrio dei migranti irregolari dell’Unione europea osta infatti «ad una normativa nazionale che punisce con la reclusione il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato ad un ordine di lasciare il territorio nazionale». Quindi, si legge in una nota, «una sanzione penale quale quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali.

Il giudice nazionale, incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell’Unione e di assicurarne la piena efficacia, dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva (segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni) e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri».

La Corte di giustizia riporta il caso del signor «El Dridi, cittadino di un paese terzo», che è «entrato illegalmente in Italia». Nei suoi confronti è stato emanato, nel 2004, «un decreto di espulsione, sul cui fondamento è stato spiccato, nel 2010, un ordine di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Quest’ultimo provvedimento era motivato dalla mancanza di documenti di identificazione, dall’indisponibilità di un mezzo di trasporto nonchè dall’impossibilità – per mancanza di posti – di ospitarlo in un centro di permanenza temporanea. Non essendosi conformato a tale ordine, il sig. El Dridi è stato condannato dal Tribunale di Trento ad un anno di reclusione». Così la Corte d’appello di Trento «dinanzi alla quale egli ha impugnato detta sentenza, chiede alla Corte di giustizia se la direttiva sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare (direttiva rimpatri) osti ad una normativa di uno Stato membro che preveda l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio nazionale, permane in detto territorio senza giustificato motivo». Quindi la Corte «ha accolto la domanda del giudice remittente di sottoporre il rinvio pregiudiziale al procedimento d’urgenza, in quanto il sig. El Dridi è in stato di detenzione». Essa rileva, anzitutto, «che la direttiva rimpatri stabilisce le norme e procedure comuni con le quali s’intende attuare un’efficace politica di allontanamento e di rimpatrio delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali e della loro dignità. Gli Stati membri non possono derogare a tali norme e procedure applicando regole più severe. Detta direttiva definisce con precisione la procedura da applicare al rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare e fissa la successione delle diverse fasi di tale procedura. La prima fase consiste nell’adozione di una decisione di rimpatrio».

Nell’ambito di tale fase va accordata priorità, spiega ancora la Corte, «ad una possibile partenza volontaria, per la quale all’interessato è di regola impartito un termine compreso tra sette e trenta giorni». Quindi «nel caso in cui la partenza volontaria non sia avvenuta entro detto termine, la direttiva impone allora allo Stato membro di procedere all’allontanamento coattivo, prendendo le misure meno coercitive possibili». E soprattutto solo nel caso di un determinato comportamento dell’interessato può, lo Stato, procedere al fermo: «Qualora l’allontanamento rischi di essere compromesso dal comportamento dell’interessato, lo Stato membro può procedere al suo trattenimento. Conformemente alla direttiva rimpatri, il trattenimento deve avere durata quanto più breve possibile ed essere riesaminato ad intervalli ragionevoli; esso deve cessare appena risulti che non esiste più una prospettiva ragionevole di allontanamento e la sua durata non può oltrepassare i 18 mesi. Inoltre gli interessati devono essere collocati in un centro apposito e, in ogni caso, separati dai detenuti di diritto comune». La direttiva comporta pertanto «una gradazione delle misure da prendere per dare esecuzione alla decisione di rimpatrio nonchè l’obbligo di osservare il principio di proporzionalità in tutte le fasi della procedura. Tale gradazione va dalla misura meno restrittiva per la libertà dell’interessato, ossia la concessione di un termine per la sua partenza volontaria, alla misura che maggiormente limita la sua libertà nell’ambito di un procedimento di allontanamento coattivo, vale a dire il trattenimento in un apposito centro. La direttiva persegue dunque l’obiettivo di limitare la durata massima della privazione della libertà nell’ambito della procedura di rimpatrio e di assicurare così il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dei paesi terzi in soggiorno irregolare».

In proposito la Corte tiene conto, in particolare, «della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte rileva, poi, che la direttiva rimpatri non è stata trasposta nell’ordinamento giuridico italiano e ricorda che, in questi casi, i singoli sono legittimati ad invocare, contro lo Stato membro inadempiente, le disposizioni di una direttiva che appaiano, dal punto di vista sostanziale, incondizionate e sufficientemente precise. È il caso, nella fattispecie, degli artt. 15 e 16 della direttiva rimpatri. Al riguardo la Corte considera che la procedura di allontanamento italiana differisce notevolmente da quella stabilita da detta direttiva». La Corte ricorda pure che, se è vero che la legislazione penale rientra in linea di principio nella competenza degli Stati membri e che la direttiva rimpatri lascia questi ultimi liberi di adottare misure anche penali nel caso in cui le misure coercitive non abbiano consentito l’allontanamento, «gli Stati membri devono comunque fare in modo che la propria legislazione rispetti il diritto dell’Unione. Pertanto essi non possono applicare una normativa, sia pure di diritto penale, tale da compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti da una direttiva e da privare quest’ultima del suo effetto utile». In sostanza «la Corte considera dunque che gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione nel procedimento principale, solo perchè un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e che il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare in detto territorio».

Per la Corte Ue «gli Stati membri devono continuare ad adoperarsi per dare esecuzione alla decisione di rimpatrio, che continua a produrre i suoi effetti. Una tale pena detentiva, infatti, segnatamente in ragione delle sue condizioni e modalità di applicazione, rischia di compromettere la realizzazione dell’obiettivo perseguito dalla direttiva, ossia l’instaurazione di una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare nel rispetto dei loro diritti fondamentali». Il giudice del rinvio, incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell’Unione e di assicurarne la piena efficacia, dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva (segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni) e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri«. In conclusione l’ultima precisazione della Corte: »Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell’ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione o alla validità di un atto dell’Unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile».

Duro il commento del Pd. «Sull’immigrazione le figuracce del governo italiano non finiscono mai. La Corte di Giustizia europea mette a nudo le violazioni dei diritti umani, l’approssimazione e i ritardi di norme approvate solo per fare propaganda, dimostrando un’efficacia che alla prova dei fatti pari a zero». Lo dichiara Rosy Bindi, deputata del Pd e vice presidente della Camera.

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28 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/mondo/reato-di-clandestinita-la-corte-ue-boccia-l-italia-1.287586


MILANO – I sindacati proclamano lo sciopero per i negozi aperti il Primo Maggio

I sindacati proclamano lo sciopero
per i negozi aperti il primo maggio

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Le sigle della categoria del commercio annunciano l’astensione dal lavoro per tutta la giornata di domenica e denunciano il mancato rispetto degli impegni presi già a novembre dal Comune

I sindacati proclamano lo sciopero per i negozi aperti il primo maggio

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E’ ufficiale: i sindacati di categoria del commercio di Milano – Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl – hanno proclamato lo sciopero per l’intera giornata (come avvenuto a Firenze e poi in Toscana) contro la deroga per l’apertura di tutte le attività di vendita nella giornata del primo maggio, concessa, fra le polemiche, dal Comune. E annunciano, per domani – dalle 10 alle 12 – un presidio di protesta davanti all’assessorato alle Attività produttive, in via Larga, 12.

Sondaggio: negozi aperti il primo maggio?

Il Comune “con quattro giorni di preavviso – viene sottolineato in una nota – cambia una decisione presa a novembre 2010, quando il tavolo di consultazione previsto dalla legge regionale aveva visto d’accordo tutte le parti coinvolte, comprese Federdistribuzione e Unione del Commercio, nel confermare la chiusura dei negozi per il primo maggio a fronte della possibilità di tenere aperto la domenica successiva. Alla luce della nuova delibera le aperture domenicali nel mese di maggio saranno tre (l’1, l’8 e il 15) perché il primo maggio – viene fatto notare – è stato scambiato con il 2 ottobre, ferma restando la possibilità di tenere aperto tutte le domeniche per i negozi del centro storico”.

I sindacatisottolineano che la Festa del Lavoro debba essere rispettata e considerano ormai un’eccezione la chiusura dei negozi nei giorni festivi. Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono la decisione del Comune un atto grave, arrogante e sbagliato, uno sfregio alla Festa del Lavoro e alle lavoratrici e ai lavoratori.

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28 aprile 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/28/news/i_sindacati_proclamano_lo_sciopero_per_i_negozi_aperti_il_primo_maggio-15476217/?rss

LA RIVOLTA – Siria, fuga di massa verso il Libano “500 persone sono state uccise” / VIDEO – Syrian news:Syrian-Jordanian border closed

Syrian news:Syrian-Jordanian border closed

Da: | Creato il: 27/apr/2011

In Syria, the country’s army has sent more tanks and reinforcements into the southern city of Daraa. It’s part of a widening crackdown against anti-government protesters.
Gunfire and explosions were heard and smoke could be seen rising above Daraa from the border with Jordan. Jordanian authorities closed the border to prevent a possible influx of refugees from Syria.
Meanwhile, dozens of Jordanian protesters gathered close to the border with Syria to show their support for the people of Daraa and to call for an end to the government crackdown. Clashes between security forces and protesters since mid-March have killed more than 400 people across Syria, with 120 killed last weekend alone.

LA RIVOLTA

Siria, fuga di massa verso il Libano
“500 persone sono state uccise”

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Secondo Sawasiah, la ong fondata dall’avvocato per i diritti umani Mohannad al-Hassani, migliaia di persone sono state arrestate. I ribelli lanciano il “venerdì della collera”. Mosca: no sanzioni, serve indagine

Siria, fuga di massa verso il Libano "500 persone sono state uccise"

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DAMASCO – Il bilancio delle rivolte scoppiate in Siria, all’inizio di aprile 1, è salito a 500 civili morti. La cifra la fornisce l’organizzazione per i diritti umani Sawasiah e, se confermata, confermerebbe la crudeltà della repressione del regime. Sempre secondo la Ong, fondata dall’avvocato per i diritti umani Mohannad al-Hassani, migliaia di persone sono state arrestate, e molte sono date per disperse dopo le dimostrazioni per chiedere libertà politica e la fine della corruzione. Il numero delle vittime sarebbe aumentato drasticamente negli ultimi giorni, dopo la stretta decisa dal regime con l’invio dei carri armati a Deraa 2, cuore delle proteste, dove mancano acqua ed elettricità. E, stando all’agenzia France Presse, centinaia di siriani stanno abbandonando il loro Paese fuggendo a piedi e stanno entrando nel nord del Libano.

Gli attivisti, però, non si arrendono. Un appello a manifestare domani “in tutte le piazze e in tutte le strade” della Siria è stato lanciato oggi su Facebook dagli attivisti dei “Giovani della rivoluzione siriana”. Nel messaggio si afferma che domani sarà un “Venerdì della collera”, e di “solidarietà con Dara’a, di fatto sotto assedio da parte delle forze di sicurezza.

Sul fronte diplomatico 3Mosca ha chiesto a Damasco un’indagine “trasparente ed efficiente” sugli incidenti che hanno causato la morte di civili e lancia un appello perchè non sia usata la violenza contro le manifestazioni pacifiche. “Dal 25 aprile i dirigenti siriani hanno svolto operazione speciali per ripristinare l’ordine pubblico nella città di Daraa e in alcune altre città”, ha dichiarato Alexiei Sazonov, portavoce del ministero degli esteri russo, citato dall’agenzia Interfax. “Noi vogliamo che Damasco svolga un’indagine trasparente ed efficiente su tutti gli incidenti che hanno portato alla morte di civili. Partiamo dal fatto che la violenza nel corso di marce e manifestazioni pacifiche deve essere esclusa”, ha aggiunto.

Ma anche il regime di Assad si muove. Oggi il ministro degli Esteri siriano Walid Muallim convocherà oggi gli ambasciatori degli Stati Uniti e di diversi paesi europei con l’obiettivo di mostrare loro le prove di un presunto complotto organizzato all’estero per destabilizzare la Siria.

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28 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/28/news/siria_bilancio-15476073/?rss

Libia, in missione aerei italiani armati. Mozione del Pd, si vota il 3 maggio. Berlusconi tira dritto: “Non ho paura”

28/04/2011 – TENSIONI NELLA MAGGIORANZA

Libia, in missione aerei italiani armati
Mozione del Pd, si vota il 3 maggio
Berlusconi tira dritto: “Non ho paura”

Il Cavaliere a cena dalla Rizzoli: «Sorpreso dalle frasi di Maroni»
La Padania non arretra e attacca: «Bombe uguale più clandestini»
Il Giornale: «Colpa di Tremonti»

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ROMA – E’ stata compiuta oggi la prima missione in Libia dei caccia Tornado italiani armati con bombe. Secondo quanto riferito da fonti qualificate, gli aerei non sarebbero ancora rientrati alla base.

A Roma, intanto, non si placa la bufera per la scelta di bombardare. Saranno esaminate martedi’ 3 maggio in aula alla Camera, le mozioni presentate dalle opposizioni sulla Libia. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Al momento sono state presentate le mozioni del Pd e dell’Idv. Anche il Terzo polo ha annunciato la presentazione di una sua mozione. Ieri sera Silvio Berlusconi ha risposto con nettezza al Carroccio, che chiedeva un voto delle Camere sulla Libia, chiarendo che un passaggio parlamentare non lo preoccuperebbe minimamente. Anzi. E ha confermato di non aver avuto nelle ultime ore contatti con Umberto Bossi anche se rimane fiducioso sul fatto di poterlo incontrare presto per chiarire tutto. Unico Cruccio le parole molto dure di Roberto Maroni sulle decisioni del governo in merito ai raid mirati sul paese Nordafricano. Il presidente del Consiglio ha lasciato il suo ufficio di Palazzo Grazioli per qualche ora di relax a cena a casa della parlamentare Melania Rizzoli insieme a numerosi esponenti politici.

Tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri Giancarlo Galan, Angelino Alfano, Renato Brunetta. Presenti, tra i tanti ospiti anche Renata Polverini, Fabrizio Cicchitto, il presidente della Consob Giuseppe Vegas,il sottosegretario Daniela Santanchè e i giornalisti Bruno Vespa, Augusto Minzolini, Maurizio Belpietro, Paola Ferrari. Il Cavaliere si è detto più che convinto di poter ricomporre le frizioni con l’alleato: «Ci possono essere sempre fibrillazioni ma queste non metteranno mai in discussione l’intesa generale», ha spiegato senza nascondere però sorpresa, amarezza e irritazione per le parole di Roberto Maroni sulla Libia.

Parole assolutamente inattese – ha spiegato durante la cena – dal momento che l’esponente leghista non avena mostrato alcun problema al riguardo dopo il vertice Italo-Francese. Il premier si è mostrato tonico e di buon umore. Tanto da ribadire con forza la volontà di andare avanti e di non farsi intimorire dai magistrati che lo accusano nei processi che lo riguardano. Il presidente del Consiglio difende a spada tratta anche le scelte sul nucleare ed è convinto che l’Italia, paese ricco, possa risolvere da sola il delicato problema dell’immigrazione. «Sono un uomo orgoglioso e non ho nessuna intenzione di andare col cappello in mano a chiedere l’aiuto ad altri paesi», ha detto rispondendo ancora ai dubbi dei lumbard.

Per il presidente anche una battuta con la giornalista sportiva Paola Ferrari sottolineando la speranza di brindare al più presto allo scudetto del Milan.

La Padania, però, non arretra e anzi rilancia anche oggi le forti critiche nei confronti del governo e del premier sull’atteggiamento che sta tenendo per affrontare la crisi libica: «Bombe uguale più clandestini». Il titolo d’apertura viene accompagnato dall’eloquente dichiarazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che lasciando oggi via Bellerio aveva seccamente risposto ai giornalisti che «da Berlusconi» era stata fatta «una scelta sbagliata». Nessun dietrofront – si legge dunque nel lancio di prima pagina – e così «il no leghista ai bombardamenti italiani in Libia resta tale e quale sul tavolo del Governo, che per questa settimana sarà costretto a far saltare il cdm, perchè per il Carroccio, scavalcato dal decisionismo del premier e dal protagonismo di alcuni ministri, la questione è molto più semplice, e preoccupante, di quanto non si dica: più bombe in Libia uguale più clandestini in Italia».

Sempre in prima pagina, e quasi a voler far capire che la posizione leghista non è assolutamente isolata, La Padania ospita un articolo dal titolo «il dissenso nel blog del Pdl» che raccoglie dubbi e critiche degli internauti pidiellini. E così, si legge sul quotidiano, «Spazio Azzurro ha un angolo verde che diventa sempre più verde. Tra i fedelissimi di Silvio Berlusconi, frequentatori del blog del sito del Pdl – viene sottolineato – si fanno largo le prime voci che danno risalto alle prese di posizione di Umberto Bossi».

«Altro che Libia e clandestini. Dietro la minaccia di strappo della Lega c’è soprattutto l’ira di Tremonti per la nomina, voluta da Berlusconi, del suo nemico storico Mario Draghi a capo della Bce, e per il via libera del premier alla scalata francese su Parmalat». È quanto scrive il direttore del Giornale Alessandro Sallusti nell’editoriale di oggi dal titolo: «Tremonti aizza la Lega». Per Sallusti, si tratta di «questioni personali, più che politiche, di un ministro che si sente premier e che ha grande influenza sulla Lega, al punto da aizzarla contro Berlusconi facendo leva su due questioni, bombardamenti e clandestini, che stanno a cuore al popolo del Carroccio molto sensibile in campagna elettorale». «Tremonti ha perso la testa e cerca l’affondo con il tifo delle opposizioni», attacca Sallusti. «Un ministro dell’Economia dovrebbe lavorare per la stabilità politica che è presupposto di quella economica. Se fa l’inverso significa che ha mire diverse, magari inconfessabili. Per esempio tirare per la giacchetta Bossi, alleato decisivo del premier, per portarlo verso altri lidi».

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fonte: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/399817/