Archivio | aprile 29, 2011

I ‘PEZZENTI’ DELLA POLITICA – Giovani aggrediscono Lettieri – Repubblica.it. La verità in un video

Cosa non si fa, e cosa non si dice, pur di ‘raccattare’ quattro voti, con la compiacenza del pennivendolo di turno

e poi, chi sono i violenti, esimio Lettieri, dato che tra gli accoltellatori risulta un candidato della sua lista di sostegno?

mauro

Giovani aggrediscono Lettieri – Repubblica.it. La verità in un video

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In un video la cosiddetta “aggressione” che si dimostra una semplice contestazione a seguito dell’accoltellamento di stamane di tre giovani fuori dalla facoltà di lettere della Federico II da parte di alcuni militanti di Casapound, tra cui un candidato a sostegno di Lettieri sindaco:

Sotto l’articolo di Repubblica:

Giovani aggrediscono Lettieri
candidato sindaco del Pdl

L’aggressione è avvenuta davanti al complesso monumentale di San Lorenzo, in pieno centro storico. Secondo una prima ricostruzione l’ex presidente degli industriali è stato raggiunto da spintoni e sputi. Momenti di tensione davanti alla sede della Pdl in piazza Bovio

Giovani aggrediscono Lettieri candidato sindaco del Pdl

Il candidato a sindaco di Napoli del Pdl, Gianni Lettieri, è stato aggredito da decine di giovani poco fa davanti al complesso monumentale di San Lorenzo, nel centro antico, dove si era recato per una manifestazione elettorale. Lettieri – secondo la ricostruzione fatta dalla questura – è stato raggiunto da sputi, spintoni e invettive, e costretto a rifugiarsi all’interno della basilica di San Lorenzo.

A nulla sono valsi i tentativi di Lettieri di ricondurre alla ragione i suoi contestatori; tanto che alcuni agenti della Digos, presenti in piazza San Gaetano lo hanno convinto a desistere mentre tenevano a bada gli aggressori. Precedentemente, erano state spinte e accerchiate alcune ragazze le quali conducevano biciclette elettriche che trainavano i manifesti elettorali del candidato. Momenti di concitazione si sono registrati anche davanti alla sede del Pdl in piazza Bovio.

Stamane nei pressi della facoltà di Lettere dell’università Federico II, in via Porta di Massa, c’era stata una rissa tra universitari di opposte fazioni politiche conclusasi con il ferimento di quattro persone.

Commenta Lettieri: “Invito tutti ad abbassare i toni perchè questi atti di gravissima violenza denotano i tentativi di esasperare una campagna elettorale che sino ad ora abbiamo condotto con equilibrio sia pur nella dialettica partitica”.

“Evidentemente – aggiunge Lettieri – le idee di libertà, di sviluppo, di crescita da me propugnate non sono gradite a quanti preferiscono che in questa città si dia spazio più alla tensione che alla programmazione. Io intendo fare in modo che tutto rientri in un confronto civile perchè voglio che si parli dei tanti e gravi problemi di Napoli ai quali noi dobbiamo dare soluzioni. Un ringraziamento voglio farlo alle forze di polizia che, come sempre, sono state straordinarie. Queste intimidazioni non cambieranno la nostra campagna elettorale di rinnovamento. Andiamo avanti per far vincere Napoli”.

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29 aprile 2011

fonte:  http://napoli.indymedia.org/2011/04/29/giovani-aggrediscono-lettieri-repubblica-it-la-verita-in-un-video/

ROMA, 2 MAGGIO 2011 – Recital su Cosimo Cristina: in ricordo dei giornalisti uccisi

Recital su Cosimo Cristina: in ricordo dei giornalisti uccisi

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Cosimo Cristina

Il 2 Maggio a Roma un recital teatrale per non dimenticare i cronisti uccisi per aver fatto fedelmente il proprio mestiere

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di Andrea Turco

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Vittorio Arrigoni, Vik ‘Utopia’ per sua definizione – fonte immagine

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L’ultimo, in ordine di tempo, è Vittorio Arrigoni, reporter e attivista italiano (nonché collaboratore de il manifesto) ucciso il 15 aprile. Ma a fare l’elenco delle cronisti uccisi per il loro mestiere si rischia di perdere il conto, e di dimenticarne qualcuno. Pericolo da scongiurare, perché molte di queste morti sono direttamente collegate ad alcuni dei più grandi misteri che avvolgono, e soffocano, il Paese.

E proprio per non dimenticare, il 2 maggio, a Roma, Ossigeno per l’informazione (l’osservatorio che vigila sui cronisti minacciati), l’Associazione Stampa Romana e Libera, organizzano una serata teatrale presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Castro Pretorio, a Roma, per celebrare la Giornata Mondiale dell’Informazione, indetta dall’Onu e che ricorre il giorno dopo. Lo spettacolo, a ingresso libero, sarà un recital inedito: “Uno scandalo italiano, storia di Cosimo Cristina, suicidato da Cosa Nostra”, scritto ed interpretato da Luciano Mirone, e con alcune letture degli attori Vittorio Viviani e Paola Minaccioni su Peppino Impastato, Giovanni Spampinato, Beppe Alfano, Enzo Baldoni ed altre vittime.

Cosimo Cristina, vale la pena ricordarlo, era un corrispondente del L’Ora da Termini Imerese. Fu assassinato nel 1960 e, nonostante fu il primo degli otto cronisti uccisi dalla criinalità organizzata in Sicilia nel dopoguerra, il suo è probabilmente il caso meno raccontato. Nonostante la storia sia invece tra le più emblematiche.

Col sostegno poi di Fnsi, OdG, Unci e di associazioni come articolo21, le manifestazioni a sostegno dell’informazione proseguiranno il 3 maggio, con un convegno alle ore 11 presso la Fnsi, e il 28 maggio a Genova, con la quarta Giornata della memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo.

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27 aprile 2011

fonte:  http://www.iquadernidelora.it/articolo.php?id=228

Wojtyla Segreto: il vero volto di Papa Giovanni Paolo II

Wojtyla Segreto: il vero volto di Papa Giovanni Paolo II

fonte immagine

A pochi giorni dalla beatificazione del pontefice polacco, esce la contro – inchiesta di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi, edita da Chiarelettere (leggi la prefazione del libro)

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di Giuseppe Pipitone
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Mikhail Gorbavìciof diceva che “Senza Wojtyla non si può comprendere ciò che è avvenuto in Europa negli anni ’80”. Oggi Giovanni Paolo II sta per essere nominato beato, dopo appena sei anni dalla sua morte. Papa Benedetto XVI, il successore ed erede, ha deciso di iniziare le pratiche di beatificazione addirittura un anno e mezzo dopo la morte di Karol Wojtyla. Una velocità incredibile. Soprattutto se comparata ad altre pratiche di beatificazione che attendono da anni di essere portate a compimento da anni, come nel caso di Padre Pino Puglisi.Proprio pochi giorni prima dalla beatificazione del pontefice polacco, prevista per il primo maggio a piazza San Pietro, è uscito in libreria Wojtyla Segreto, la prima vera contro inchiesta su Giovanni Paolo II, edita da Chiarelettere. Nel libro, firmato dal vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi e dal giornalista d’inchiesta Ferruccio Pinotti, si ricostruisce la storia di Karol Wojtyla, dagli anni a Cracovia fino alla viscerale politica anticomunista operata da pontefice. Tra amicizie chiacchierate, gestione dei fondi Ior e vicinanza a gruppi come l’Opus Dei e Comunione e Liberazione, Pinotti e Gaelazzi tratteggiano un profilo diverso dalla mistificazione operata per beatificare il santo padre a tempo record. Ferruccio Pinotti, giornalista de L’Arena di Verona e autore di libri- inchiesta di successo come “Poteri Forti” e “La Lobby di Dio” ammette che ” c’è una parte interna alla Chiesa, neanche troppo piccola, che è contraria alla beatificazione di Giovanni Paolo II”.

Ferruccio Pinotti

-La prefazione (leggi) del libro è firmata dal vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’Immigrazione Domenico Mogavero. E’ stata una scelta dovuta proprio all’esigenza di testimoniare il dissenso interno alla beatificazione di Wojtyla?

Mogavero è  una voce che storicamente non è “allineata” in Vaticano. Negli ultimi anni si è espresso su temi politici e sull’immigrazione in maniera obiettiva, non per forza “allineato” con le ufficiali posizioni della Santa Sede. Mi sembra che anche nella prefazione del libro si esprima in maniera univoca sulla beatificazione di Papa Giovanni Paolo II.

-Mogavero però non è l’unica voce interna al Vaticano in disaccordo con la beatificazione di Wojtyla.

Assolutamente. Nel libro riportiamo la testimonianza del teologo Giovanni Franzoni che nel corso del processo di beatificazione ha elencato dei gravi dubbi sull’ansia e la velocità di beatificazione di Wojtyla. Ma non è l’unico. Non dimentichiamo che il processo di beatificazione di Wojtyla è passato davanti quello di Paolo VI o del vescovo di El Salvador Oscar Romero, che proprio con Giovanni Paolo II era entrato in conflitto per i suoi cattivi rapporti con il governo militare del suo paese, finendo poi ucciso mentre diceva messa.

 – C’è chi dice che senza Wojtyla il comunismo non sarebbe mai crollato.

Possibile. Quello che è certo è che esisteva dagli anni 50 un “progetto Wojtyla”, ovvero un progetto per un papà anticomunista preparato a dovere. Nel libro raccontiamo come Wojtylia sia sin dalla giovinezza il pupillo dello storico monsignore polacco, il principe Sapieha. Proviamo un attimo a guardare ai fatti: Karol Wojtyla  prende i voti a 26 anni, diventa vescovo a 38, cardinale a 47 e Papa a 58; una carriera davvero fulminante.

– Nella scheda del libro c’è scritto che Wojtyla Segreto vuole essere un appello documentato contro la beatificazione. Ma in che modo?

Nel libro ci sono almeno 4 punti della storia di Giovanni Paolo II che dovrebbero bloccare il processo di beatificazione. Innanzitutto le politicihe economiche dello IOR. Wojtyla, fervente anticomunista, aveva bisogno di soldi per combattere l’Urss e quindi ha dovuto affidarsi in toto a Marcinkus. Lo Ior riciclava i soldi di Cosa Nostra, di Sindona, di Calvi. C’è una lettera abbastanza esplicita del ex presidente del Banco Ambrosiano a Giovanni Paolo II, scritta poco prima di morire a Londra. Lo Ior finanziò ingentemente con denaro sporco il sindacato anticomunista polacco Solidarnosc e lo fece per volere del Santo Padre. Il viscerale anticomunismo di Wojtyla lo portò a ditruggere e mal tollerare tutti coloro che in Vaticano praticavano la cosiddetta Teologia della Liberazione: Romero è uno di questi. Sempre in chiave anticomunista aprì le porte del Vaticano a movimenti che negli anni ’80 erano embrionali ed ora sono delle vere e proprie lobby. Pensiamo all’Opus Dei e a Comunione e Liberazione. Non a caso Wojtyla conosceva Escriva, il fondatore dell’Opus Dei, già dal 1942.  Non ultimo il silenzio nei confronti del problema della pedofilia: i più atroci atti di pedofilia sono stati commessi durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, è credibile pensare che proprio il pontefice e proprio quel pontefice non ne sapesse nulla? Aldilà della beatificazione, stando ai fatti  Giovanni Paolo II è stato un papa più simile ai Borgia.

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28 aprile 2011

fonte:  http://www.iquadernidelora.it/articolo.php?id=237

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La Prefazione di “Wojtyla Segreto”

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di Monsignor Domenico Mogavero*
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Monsignor Domenico Mogavero

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Si può veramente pensare e parlare di un Wojtyla segreto? A prima vista non è semplice accettare una simile descrizione di Giovanni Paolo II, soprattutto se ci tornano alla memoria le immagini dei suoi ultimi anni di vita; immagini che hanno turbato tanti spiriti deboli che si sono incautamente scandalizzati di fronte alla manifestazione di un progressivo e irreversibile disfacimento del suo corpo, una volta integro e aitante. Provvidenzialmente, nonostante il parere contrario di tanti titubanti opinionisti, il pontefice continuò a mostrarsi in pubblico su una sedia a rotelle, con un viso reso rigido dalla malattia, incapace di articolare anche un breve saluto. Archiviato il mito di una immarcescibile giovinezza papale, Wojtyla ha percorso per intero la parabola del disfacimento corporeo, trasmettendo un messaggio coraggioso e rassicurante ai tanti anziani, considerati esseri inutili e, perciò, tollerati con fastidio ed emarginati. In che senso si deve allora intendere l’aggettivo «segreto»? Certamente non nell’accezione di misterioso, occulto, impenetrabile; ma piuttosto nel riferimento a una densità di pensiero, di progetti, di audacie che, sul momento, era saggio avvolgere di discrezione per non compromettere i buoni frutti intuiti. Si può veramente pensare e parlare di un Wojtyla segreto?

A prima vista non è semplice accettare una simile descrizione di Giovanni Paolo II, soprattutto se ci tornano alla memoria le immagini dei suoi ultimi anni di vita; immagini che hanno turbato tanti spiriti deboli che si sono incautamente scandalizzati di fronte alla manifestazione di un progressivo e irreversibile disfacimento del suo corpo, una volta integro e aitante. Provvidenzialmente, nonostante il parere contrario di tanti titubanti opinionisti, il pontefice continuò a mostrarsi in pubblico su una sedia a rotelle, con un viso reso rigido dalla malattia, incapace di articolare anche un breve saluto. Archiviato il mito di una immarcescibile giovinezza papale, Wojtyla ha percorso per intero la parabola del disfacimento corporeo, trasmettendo un messaggio coraggioso e rassicurante ai tanti anziani, considerati esseri inutili e, perciò, tollerati con fastidio ed emarginati. In che senso si deve allora intendere l’aggettivo «segreto»? Certamente non nell’accezione di misterioso, occulto, impenetrabile; ma piuttosto nel riferimento a una densità di pensiero, di progetti, di audacie che, sul momento, era saggio avvolgere di discrezione per non compromettere i buoni frutti intuiti.

Momento in cui assume il supremo incarico al vertice della Chiesa universale, oscure nubi si addensano sull’orizzonte, e il mondo, stupito e quasi incredulo, sente con improvvisa angoscia di dover seriamente trepidare per la pace. Il taglio «geopolitico» del pontificato wojtyliano fu subito esplicitato dal principale collaboratore del papa polacco, il segretario di Stato Agostino Casaroli, fin dai discorsi dei primi anni Ottanta al corpo diplomatico accreditato in Vaticano. Fu immediatamente palese alle cancellerie d’Occidente e d’Oriente cosa la Santa sede si attendeva da loro, parallelamente all’importanza del tutto particolare che il Beato Karol Wojtyla annetteva al rapporto diretto e senza mediazioni con i popoli della terra. Oltre alle finalità d’interesse bilaterale che sono proprie alla Santa sede (ossia assicurare e promuovere corrette relazioni fra gli Stati e la Chiesa cattolica) la diplomazia di Karol Wojtyla aveva come denominatore comune lo scopo di servire alla causa della pace fra gli Stati e la fruttuosa cooperazione fra i popoli. L’obiettivo del papa venuto dall’Est era principalmente quello di contribuire a fare della comunità internazionale un’unica entità che abbraccia piccoli e grandi di ogni continente, di ogni stirpe, di ogni religione. Giovanni Paolo II considerava l’umanità come una famiglia, nella quale nessuno si permette di ledere i diritti degli altri nella ricerca di un proprio interesse egoistico, ma tutti si sentono solidali nello sforzo diretto alla promozione del comune progresso, nella consapevolezza che il benessere di ciascuno ridonda a beneficio di tutti e consolida la pacifica convivenza fra tutti. L’essere strumento di pace costituiva per Karol Wojtyla il maggior titolo di nobiltà e di utilità del servizio «mondano» della Santa sede.Giovanni Paolo II aveva la passione per la pace; perciò in oltre un quarto di secolo di pontificato mai smise di richiamare i governanti e i popoli della terra a riflettere seriamente e ad agire vigorosamente per stornare la minaccia della guerra. Il suo richiamo non valeva solo per le grandi potenze, sulle quali sempre grava, naturalmente, il peso delle più gravi responsabilità. Il mondo di Karol Wojtyla era già «multipolare» nel 1980, quando il cardinale Casaroli pronunciò parole che rilette adesso hanno il peso di linee-guida programmatiche dell’azione geopolitica della Santa sede. «Oggi tutti i paesi hanno la possibilità, e quindi la responsabilità, di agire in favore (o, purtroppo, anche a danno) della pace» dichiarò il segretario di Stato ai diplomatici accreditati in Vaticano. «E ciò per l’appartenenza,  anche di quelle che possono, in certo senso, considerarsi fra le minori potenze, ad alleanze di blocco, o per il loro confluire nel grande movimento del non-allineamento, e, se non altro, per la voce e il voto che hanno nei consessi internazionali, primo fra tutti l’Onu.»La missione alla quale Giovanni Paolo II richiamò sempre i suoi collaboratori fu quella di conoscere esattamente l’evolversi delle situazioni, studiarne le cause, con la profondità che la loro privilegiata posizione permette e con l’oggettività che deve essere loro caratteristica, prevederne i probabili sviluppi e indicare le possibili vie, per orientarli in senso positivo o, almeno, meno negativo, cercando così di influire sulle decisioni dei governi. Anche e soprattutto nei momenti di peggiore deterioramento delle situazioni, Karol Wojtyla puntò su quello specifico tipo di dialogo che deve permettere alla ragione e alla volontà di pace di far ascoltare la propria voce, prima che essa sia forse, malauguratamente, soffocata da quella delle armi. Un compito grande e difficile che Giovanni Paolo II non smise mai di affrontare con una decisione e un coraggio tenaci e instancabili che, in certi momenti, divennero persino eroici. Per il tramite dei propri rappresentanti sparsi nel mondo, il pontefice polacco non mancò mai di compiere tutto il proprio dovere affinché l’umanità sapesse saggiamente non abbandonare il cammino della pace (una pace solida, giusta, duratura) e continuare a consacrare le sue preziose energie di mente, il suo dominio di tecniche sempre più avanzate, non a scopi di distruzione, ma per gettarle vittoriosamente nelle nobili battaglie per la sempre maggiore e migliore elevazione, materiale, culturale, spirituale di tutti i popoli e di tutti gli uomini.

Tra i motivi di grande attualità dell’azione svolta da Giovanni Paolo II c’è soprattutto il tema dell’accoglienza. La preoccupazione costante di Karol Wojtyla fu sempre quella di mettere al centro delle politiche dei flussi il migrante come persona, principalmente nel mar Mediterraneo. Uno spazio di amicizia e di confronto, non di privatizzazione. Un luogo dove vige la cultura dell’incontro, della solidarietà e di un umanesimo diverso, che crede nell’altro come fonte di ricchezza. «La Chiesa non può essere fermata da nessuno» ripeteva Giovanni Paolo II, e da questa risoluta scelta di campo dobbiamo ricavare la lezione che non possiamo assolutamente dare copertura ad atteggiamenti di rifiuto o di larvato razzismo e xenofobia che emergono qua e là anche nella comunità ecclesiale. L’insegnamento di Karol Wojtyla è che servono accoglienza, dialogo, proposte, unitamente all’invito a uscire dal silenzio e dalla neutralità ogni qual volta siano in pericolo i diritti umani. Una lezione tanto più utile e necessaria oggi che anche nella comunità ecclesiale, sul tema immigrazione, non tutte le sensibilità sono armonizzate, vista anche la contiguità, assai discutibile, con alcune posizioni politiche. Ma per i cristiani, ci ha costantemente ribadito Giovanni Paolo II, l’unico riferimento obbligato è il Vangelo e l’attualizzazione che ne propone la dottrina sociale della Chiesa. Di conseguenza, l’immigrazione, secondo la testimonianza del «pontificato itinerante» di Karol Wojtyla, non può essere considerata una sciagura o un accidente, bensì un’opportunità e una sfida. E non deve essere un fatto marginale o isolato che interpella solo singole Chiese, impegnate a rendere questo tema il più innocuo possibile.

Davanti all’arrivo di tanti disperati dal Sud del mondo Giovanni Paolo II ci ha fatto capire come i nostri atteggiamenti e le nostre scelte dovrebbero farci uscire da una situazione un po’ neutrale, di silenzio, in cui ci rifugiamo per diversi motivi. Dobbiamo essere provocazione fino a che nella comunità ecclesiale ci sono opzioni che di per sé non si conciliano con il Vangelo Più volte Giovanni Paolo II ha ricordato il diritto a emigrare, alla cui base c’è la destinazione universale dei beni di questo mondo, anche se poi spetta ovviamente ai governi regolare i flussi migratori nel pieno rispetto della dignità delle persone e dei bisogni delle loro famiglie, tenendo conto delle esigenze delle società che accolgono gli immigrati. Nessuno può negare che l’aspirazione alla pace sia nel cuore di gran parte dell’umanità. Ci stiamo, purtroppo, abituando a vedere il peregrinare sconsolato degli sfollati, la fuga disperata dei rifugiati, l’approdo con ogni mezzo di migranti nei paesi più ricchi in cerca di soluzioni per le loro tante esigenze personali e familiari. «Nessuno resti insensibile dinanzi alle condizioni in cui versano schiere di migranti!» esortò Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2004. «Si tratta di gente in balia degli eventi, con alle spalle situazioni spesso drammatiche. Di tali persone i mass media trasmettono immagini toccanti e qualche volta raccapriccianti. Sono bambini, giovani, adulti e anziani dal volto macilento e con gli occhi pieni di tristezza e solitudine.» Se si favorisce un’integrazione graduale fra tutti i migranti, pur nel rispetto della loro identità, salvaguardando al tempo stesso il patrimonio culturale delle popolazioni che li accolgono, si corre meno il rischio che gli immigrati si concentrino formando veri e propri «ghetti» dove isolarsi dal contesto sociale, finendo a volte per alimentare addirittura il desiderio di conquistare gradualmente il territorio. Quando le «diversità» si incontrano integrandosi, danno vita a una «convivialità delle differenze». Si riscoprono i valori comuni a ogni cultura, capaci di unire e non di dividere; valori che affondano le loro radici nell’identico humus umano. Ciò aiuta il dispiegarsi di un dialogo proficuo per costruire un cammino di tolleranza reciproca, realistica e rispettosa delle peculiarità di ciascuno. A queste condizioni il fenomeno delle migrazioni contribuisce a coltivare il «sogno» di un avvenire di pace per l’intera umanità. In una materia così complessa, non ci sono formule «magiche». Karol Wojtyla considerava comunque doveroso individuare alcuni principi etici di fondo a cui fare riferimento. Primo fra tutti è da ricordare il principio secondo cui gli immigrati vanno sempre trattati con il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana. A questo principio deve piegarsi la pur doverosa valutazione del bene comune, quando si tratta di disciplinare i flussi immigratori. Si tratterà allora di coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se indigenti, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti. Quanto alle istanze culturali di cui gli immigrati sono portatori, nella misura in cui non si pongono in antitesi ai valori etici universali, insiti nella legge naturale, e ai diritti umani fondamentali, vanno rispettate e accolte. Ecco la nuova «guerra fredda». Il confronto Est-Ovest si è trasformato in quello tra Sud e Nord.

E l’insegnamento dell’uomo che ha contribuito al crollo del Muro può servirci per evitare uno scontro fra civiltà. Se vogliamo fare autentica memoria di un grande papa, amico degli uomini, dobbiamo raccogliere il testimone del suo alto magistero, mettendo da parte ogni tentazione di isolarlo in una nicchia di santità disincarnata, per proseguire il cammino che egli ha avviato circa l’effettiva promozione della dignità della persona, il rispetto dei diritti umani fondamentali, la promozione della pace e dello sviluppo dei popoli. Egli stesso ci avverte di come questa indicazione sia vincolante per la Chiesa oggi: «Gesù Cristo è la via principale della Chiesa. Egli stesso è la nostra via “alla casa del Padre”, ed è anche la via a ciascun uomo. Su questa via che conduce da Cristo all’uomo, su questa via sulla quale Cristo si unisce a ogni uomo, la Chiesa non può essere fermata da nessuno».


*Dal 2007 vescovo di Mazara del Vallo, ricopre anche la carica di presidente Cei per l’Immigrazione. Da anni impegnato nella battaglia per la legalità e contro la mafia, è stato tra l’altro postulatore nella causa di beatificazione di don Giuseppe Puglisi, il parroco di Brancaccio (Palermo) ucciso da killer mafiosi.

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fonte:  http://www.iquadernidelora.it/articolo.php?id=232

ESCLUSIVO L’ESPRESSO – La Chiesa approvò Guantanamo

ESCLUSIVO L’ESPRESSO

Il giornale in edicola

La Chiesa approvò Guantanamo

I cablo di WikiLeaks rivelano che, ai tempi di Wojtyla, in Vaticano si discusse dei trattamenti disumani inflitti nel campo di prigionia illegale: e alla fine fu deciso di appoggiare comunque la mano dura degli Usa

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di Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi

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Guantanamo – fonte immagine

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Guantanamo? La Santa Sede sta con gli americani. Lo assicura monsignor Mariano Montemayor nel gennaio 2002, pochi mesi dopo l’inizio della guerra al terrorismo. L’alto prelato in quei giorni era responsabile vaticano per Pakistan ed Afghanistan mentre oggi è stato promosso nunzio in Senegal. E sembra fare di tutto per aiutare gli Stati Uniti: li informa delle manovre russe e del dibattito interno a San Pietro, con uno zelo che sorprende anche gli interlocutori statunitensi. Perché? “Figlio di un alto ufficiale della Marina argentina, Montemayor ha detto che in passato lui e la sua famiglia hanno vissuto sotto scorta della polizia per le minacce. Il suo background argentino appare essenziale nel feroce giudizio sul terrorismo di al Qaeda”.

E’ uno dei documenti più impressionanti dell’ultima ondata di cablo diffusi da WikiLeaks, che “l’Espresso” pubblica in esclusiva, sul campo di concentramento costruito per custodire e interrogare i presunti combattenti fondamentalisti. In questo cablo inedito, l’ambasciatore Jim Nicholson, l’ex colonnello dei berretti verdi mandato da Bush in Vaticano, riporta i commenti del monsignore, descritto come una sorta di nostalgico della dittatura di Buenos Aires: “Come argentino, Montemayor si trova in acque familiari, legalmente ed eticamente, nello sviluppo del suo approccio a Guantanamo. E si è chiesto se i tribunali militari argentini del passato potranno presto trovare i loro equivalenti americani”.

Erano le settimane in cui talebani e terroristi venivano catturati a centinaia in Afghanistan. E il mondo si interrogava sul loro destino. “La questione del trattamento dei prigionieri potrebbe diventare importante all’interno del Vaticano, dove un dibattito interno teso si è chiuso con un solido sostegno – con qualche riserva – alla campagna guidata dagli Stati Uniti.

Montemayor ha ripetuto i commenti iniziali secondo i quali alcune voci vaticane, temendo un disastro umanitario per i raid in Afghanistan, hanno spinto per una posizione della Santa Sede meno disponibile verso gli Usa. Ma ha notato con soddisfazione che, contrariamente alle previsioni dei soliti pessimisti, l’intervento statunitense ha chiaramente migliorato le condizioni umanitarie in Afghanistan”.

Il prelato inoltre mette in allerta gli americani sui progetti segreti di Mosca per sfruttare la vicenda di Guantanamo: “Montemayor ci ha parlato più volte di conversazioni con un diplomatico russo ritenuto un elemento dell’intelligence, Dmitry Shtodin. Ha spiegato che la Federazione russa sta studiando con attenzione il trattamento inflitto dagli Stati Uniti ai detenuti in cerca di un precedente che giustifichi il modo in cui trattano i prigionieri ceceni”. Dmitry Shtodin è ancora primo consigliere dell’ambasciata russa a Roma, spesso impegnato in iniziative benefiche come il restauro di chiese e monumenti danneggiati dal terremoto in Abruzzo.

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29 aprile 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-chiesa-approvo-guantanamo/2150212

SPECULAZIONE – Usa, torna il mercato dei mutui ‘subprime’, i titoli che causarono la crisi del 2008

Usa, torna il mercato dei mutui subprime
I titoli che causarono la crisi del 2008

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http://www.koreatimes.co.kr/upload/news/cartoon1(22).jpg

fonte immagine

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L’ultima iniziativa del fondo hedge Stark Investments lancia un chiaro segnale al mercato. La crisi dei mutui Usa non è affatto conclusa. E mentre gli americani perdono la casa, gli speculatori si preparano nuovamente a incassare miliardi

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di Matteo Cavallito28 aprile 2011

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Ha un nome che è già tutto un programma, una denominazione evocativa, che non lascia spazio a dubbi con la sua capacità di portare con sé presagi sempre più inquietanti per un’economia che ancora naviga a vista. Si chiama “RMBS CDS Opportunity Fund” l’ultima creatura di Stark Investments, un fondo speculativo (hedge fund) di base a St. Francis, nel Wisconsin, e apripista oggi di un clamoroso revival: il gioco al ribasso sui mutui statunitensi. Con buona pace dei proprietari di case e degli istituti di credito più esposti per i quali rischia di arrivare presto una nuova bufera.

Gli investitori di Stark, riferisce l’agenzia specializzata Finalternatives, dovrebbero contare su un budget iniziale di 150 milioni di dollari e sull’efficienza di uno schema più che collaudato. Al solito di tratta di acquisire credit default swaps (Cds) – i contratti derivati che, dietro il pagamento di un interesse, garantiscono un rimborso in caso di fallimento del debitore – costruiti su titoli coperti da mutui rischiosi. In pratica, si tratta di comprare un’assicurazione sperando, ed è questa l’ipotesi di fondo, che i titoli in questione non possano essere rimborsati. Insomma, si crea un protezione da qualcosa che non si possiede e si attende il disastro con la possibilità, nel frattempo, di scambiare i derivati sul mercato sfruttando il loro apprezzamento in caso di aumento del rischio. Incassando sicure plusvalenze.

Questa speculazione al ribasso è stata alla base della crisi stessa del mercato immobiliare, la scintilla da cui tutto ha avuto origine. All’epoca, intuendo in anticipo l’insostenibilità della bolla, gli operatori più accorti hanno guadagnato cifre spettacolari. Facendo scuola. Alla vigilia della crisi, si narra, il finanziere John Paulson, acquistò 22 milioni di dollari in Cds contro il rischio fallimento di Lehman Brothers. La scommessa, sostiene l’Economist, gli avrebbe fruttato circa 1 miliardo. Un esempio che continua a ispirare gli speculatori che, in un ambiente nuovamente favorevole, cercano ora di sfruttare l’onda lunga del rilancio.

Prima che la crisi si manifestasse, Stark Investments era attiva da circa quindici anni e operava gestendo assets complessivi per 13 miliardi di dollari. Oggi la cifra è scesa a 3 miliardi, identificando un ridimensionamento che ha colpito tutto il settore. Ma la tendenza al rilancio è ormai evidente. Il comparto hedge, cui la crisi aveva eroso circa un quarto del suo valore, ha ripreso a crescere approssimandosi ormai alla quota simbolica dei 2 mila miliardi di dollari di capitali gestiti. Una crescita che è sinonimo di rinnovata fiducia ma anche di nuove opportunità di mercato.

Nel mese di febbraio, ha riferito Bloomberg, il prezzo medio delle abitazioni statunitensi misurato dall’indice S&P/Case-Shiller ha ceduto il 3,3% su base annuale, il calo più ampio da oltre un anno a questa parte. Una diminuzione non casuale visto che sul dato pesa un fenomeno evidente: l’aumento dei pignoramenti e la conseguente crescita dell’offerta delle abitazioni sul mercato da cui deriva la diminuzione dei prezzi. Negli ultimi mesi, insomma, un numero sempre maggiore di americani non è riuscito a stare dietro alle rate dei mutui facendo così aumentare il rischio su quelle obbligazioni che sono costruite proprio sui prestiti per le case. Quegli stessi titoli, in altre parole, che Stark e i suoi emuli intendono prendere di mira.

Ma le opportunità di mercato non si esauriscono qui. A favorire la corsa alla speculazione c’è infatti la rinnovata disponibilità dei derivati assicurativi in mano alle banche. Assets illiquidi di cui gli istituti di credito, chiamati a mettersi in regola con i nuovi requisiti di capitalizzazione, sono costretti a liberarsi un po’ per ridurre le esposizioni un po’ per recuperare liquidità. Una corsa alla vendita che produce una generale diminuzione dei prezzi garantendo ai fondi la possibilità di accaparrarsi titoli redditizi a buon mercato. Per tornare a speculare su un mercato instabile in cui la crisi, in definitiva, non è mai realmente finita.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/usa-torna-il-mercato-dei-mutui-subprimei-titoli-che-causarono-la-crisi-del-2008/107667/

L’APPELLO – Referendum, Celentano: “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi”

Referendum, Celentano: “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi”

Adriano Celentano lancia il suo appello: “Il governo va avanti nella demoniaca voglia di avvelenarci. Tocca a noi fermarli”

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di Adriano Celentano
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Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.

Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezzi”.

Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliariello, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.

E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.

Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare.

Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore.
Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.

Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.

Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima.

E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.

Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.

Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO

da Il Fatto Quotidiano del 29 Aprile 2011

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/questo-voto-e-l%E2%80%99unico-mezzo-per-sopravvivere-fidatevi/107811/

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“Non son l’uno per cento”. Carrara e l’Anarchia, in un documentario che ripercorre la Storia

Non son l’uno per cento

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Regia: Antonio Morabito
Montaggio: Stefano De Santis
Produzione: Rean Mazzone per Randal film – Ila Palma – Dream film
Festival: Italia Doc 2006, Casa Del Cinema, Roma – Sulmona Film Festival 2007 – TekFestival 2007, Roma – 1st. Prize at Premio Sergio Leone 2007 – Contemporary Museum of Raykievic (Island),  Projectile film fest (London)

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È possibile acquistare il DVD (12€) tramite La Cooperativa Tipolitografica. Per informazioni e ordini: info@latipo.191.it

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Non son l’uno per cento
Documentario – Video – 75’ – Colore – 2006

Carrara, la città del marmo e culla dell’anarchismo internazionale.
Un editore, un professore universitario, uno scultore, uno storico e un tipografo ci parlano di Anarchia, della F.A.I. (Federazione Anarchica Italiana), partendo dal 1894, attraversando la rivoluzione spagnola del ’36, la lotta partigiana e la fine della seconda guerra mondiale, per arrivare a discutere del presente: i movimenti no-global e new-global, il lavoro precario, la guerra, l’ambiente.

Alfonso Nicolazzi, Gigi Di Lembo, Dominique Stroobant, Massimiliano Giorgi e Donato Landini ci accompagnano in un mondo di cui si parla spesso in modo distorto o non si parla affatto.
Il documentario, con brevi contrappunti di montaggio da Bresson a Pasolini, da Monicelli a Allen, s’interroga infine sulla relazione tra anarchia e violenza, tra anarchia e società e tra anarchia e utopia.

Antonio Morabito è nato a Carrara nel 1972.
Dopo il diploma di regia ha frequentato il Master in sceneggiatura alla C.E.E.A. (Sorbonne/CNC) di Parigi. Ha realizzato diversi cortometraggi presentati nei principali festival internazionali, tra cui Ulna e Ragno e Cecilia (Clermont-Ferrand, Toronto, St.Petersbourg, Cracow, Torino 2°premio, Berlinale Talent Campus). Da Cecilia è stato sviluppato il lungometraggio omonimo, uscito in sala nel 2003. Lavora per Sky e Rai come regista di programmi televisivi e documentari.

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fonte:  http://unopercento.wordpress.com/

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l’immagine di testa è tratta da

circuito indipendente per la promozione del documentario

catalogo documentari per rassegne tematiche

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uno dei tanti in catalogo..

  Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara? di Erik Gandini Tarik Saleh
Svezia – 2001 – 60′ – DVD – Atmo for SVT Documentary
Dopo un anno di guerriglia in Bolivia con un piccolo gruppo di 52 compagni, Che Guevara viene ucciso. Il suo sogno di unire l’America Latina attraverso la rivoluzione armata è finito.
La persona che più di ogni altra è indicat…(continua)

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